DA UN GIOVANE AUTORE AD UN GIOVANE AUTORE
 
di Davide Aicardi
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Tempo fa scrissi un raccontino che sosteneva la tesi che la vita di un uomo sia tutta determinata dalla conformazione luminosa che i semafori assumono nel momento in cui questo lascia il ventre materno.

A distanza di tempo questa mia tesi fantastica si avvalora una volta di più se considerate che quello che state leggendo nasce dal caso e dal fraintendimento.
Infatti sono entrato in contatto con Andrea Nicosia a seguito di una ricerca su Google che, per una circostanza del tutto casuale, mi ha portato a scovare lui e la sua rivista di fantascienza.

Giusto è che il lettore sappia che chi scrive è uno sceneggiatore ad inizio carriera che non sa se tra un anno potrà ancora fare questo lavoro e che non è ancora abbastanza affermato per vivere di rendita.
Di fatto lavoro con professionisti, mi muovo come uno di loro ma non lo sono fino in fondo.

La domanda che mi sono posto e che sicuramente vi starete ponendo voialtri è questa: "cosa conta l'esperienza di questo povero obliato se possiamo leggere consigli di grandi o grandissimi come Gaiman, Moore, Lynch o Fellini?".

Sinceramente penso che autori di questo calibro non si ricordino più molto bene le fatiche fatte per poter ottenere la prima pubblicazione o produzione. Sono ormai abituati da anni ad essere additati come geni ed a vedersi osannare per qualsiasi cosa scrivano. I loro consigli, per quanto indispensabili ed irrinunciabili, hanno perso il contatto con il difficile e spietato mondo dell'esordiente. Questo, ovviamente, non è un difetto ma solamente la normale evoluzione dei ruoli e delle cose.
Perché io allora? La risposta sta nel titolo di questo articolo: è la cronaca dell'anno di vita che mi sono lasciato alle spalle che mi ha permesso di trovarmi sotto l'imponente soglia da varcare per essere professionista a tutti gli effetti. Un anno fatto di accumulo di esperienze e situazioni che possono divenire consigli utilissimi per chiunque abbia un buon soggetto nel cassetto. Penso che se un anno fa avessi letto un articolo di questo tipo avrei evitato molti errori ma anche molte illusioni e conseguenti delusioni.

Buttiamoci dentro questa avventura insieme allora e cerchiamo di capire se la mia esperienza può essere d'aiuto a qualcuno di voi.

Non perdiamo tempo a disquisire sul "dove si prendano le idee" perché è un argomento fastidioso sul quale hanno scritto tutti ma nessuno ha detto mai nulla di sensato. Non mi sento in grado di provarci io. Le idee arrivano… e basta! Se scrivete da un po' di tempo vi sarete già accorti che l'input che può far scattare una buona storia è tutto fuorché standardizzato. Una situazione, un dialogo, un luogo, una canna… da pesca, di bambù o di quello che più vi diverte.

Il passaggio successivo invece deve preoccuparci… e molto! Dobbiamo focalizzare e scrivere il tutto in modo comprensibile e gradevole.

Personalmente ho iniziato a scrivere soggetti molto prima di avere un formazione tecnica in proposito convinto che il mondo dell'arte fosse degli autodidatti. Poi ho scoperto che non solo è più facile capire alcune cose se qualcuno te le spiega ma anche che il mondo dell'arte non esiste. Esiste il mondo del mestiere, della professionalità e della struttura. Tutto è struttura (vi ricorda niente?). Alcune teorie fondamentali come quelle di Fyeld, Vogler, Campbell o della Serger non aiutano ad avere buone idee ma, se già ce l'hai, ti permettono di scriverle coerentemente e comprensibilmente. Di venderle insomma!

La mia passione parte dal cinema. In particolare da Delicatessen di Jean Pierre Jeunet. Quindi mi sono cercato un corso di scrittura cinematografica valido e non troppo dispendioso. L'ho trovato a Torino presso le sedi dell'AIACE dove Luca Aimeri tiene tutti gli anni un corso in proposito. Sono stato fortunato perché, in seguito, ho sentito vari interventi e seminari anche di nomi molto grossi ma nessuno è stato esaustivo come il suddetto. Se vi interessa sapere di cosa tratta il corso potete trovare il libro da lui scritto nelle edizioni UTET. Un altro volume fondamentale è sicuramente "Il manuale del film" sempre delle edizioni UTET. Dentro ci trovate tutti i nomi e le definizioni del cinema utilissime per qualsiasi tipo di narrazione per immagini.

Capisco che Torino non sia a portata di mano per tutti ma penso che corsi analoghi si trovino ovunque.

Un consiglio per orientarvi su questo tipo di scelta: cercatene uno che consideri i due aspetti fondamentali della scrittura che sono la formattazione (ogni lavoro che implica la scrittura ha una sua forma nel quale deve essere presentato. Un certo numero di battute e di linee - la tipica cartella 60 x 30 nella sceneggiatura cinematografica -, un determinato posto dove porre il nome di chi parla o i movimenti di macchina. In realtà i tipi di
formattazione sono molteplici a seconda delle nazioni. Sia nel cinema che nel fumetto troviamo infatti la sceneggiatura all'italiana, alla francese e all'americana. In entrambe i casi quest'ultima sta divenendo ormai il formato standard. Che sia di cinema o comics è ugualmente importante) e la struttura (sequenza degli eventi con la quale scegliamo di presentare il racconto. Personalmente mi piace incasinarla molto però consiglio di
scrivere inizialmente tutto di seguito esattamente nell'ordine temporale in cui succedono gli eventi.

Successivamente sarà più facile scomporre il tutto per riproporlo in una maniera più originale mantenendo però la coerenza narrativa.
Tarantino adopera un tipo di struttura rimaneggiata che trovate anche, per esempio, in Cime tempestose della Bronte. E' regolata da alcune teorie come quelle di Field, Vogler o gli altri citati prima).

Se volete ostinarvi con l'autodidattica potete trovare le idee di questi guru su libri specifici: di Campbell e Vogler leggete nel "Viaggio dell'eroe" edito da Dino Audino Editore. Consiglio questo volume se vi interessa dare spessore sia psicologico che narrativo alle vostre storie. Insegna un approccio forse un po' meccanico ma indubbiamente utile. Potete sempre dimenticarvelo dopo averlo letto esattamente come ho fatto io.
Syd Field è considerato al momento il maggiore teorico di sceneggiatura del mondo. Ogni pellicola proveniente dall'America che voi guardiate al cinema è scritta o riscritta con il suo metodo. La sua teoria si basa sulla divisione della struttura dell'opera in tre atti rifacendosi direttamente all'antico teatro greco. Trovate tutto nel suo saggio intitolato "la sceneggiatura".
Sempre edito da Dino Audino esiste un volume riassuntivo di queste teorie (che trovate ben spiegate anche nel libro di Aimeri) intitolato "Come scrivere una grande sceneggiatura" della Serger. A mio parere questi soldi ve li potete risparmiare per investirli in alcune letture più interessanti come le "Lettere americane" di Calvino o qualsiasi trattato sull'argomento di Pasolini.

Infine io non sottovaluterei l'aspetto psicologico dei personaggi. Jung ha dedotto degli interessanti tipi di archetipi che vengono spesso citati in ogni opera letteraria. Si trovano su qualsiasi testo di psicologia. Inoltre, se mirate giustamente al risparmio, penso che la maggior parte delle cose citate le possiate trovare in rete.

A questo punto riprendete in mano i vostri scritti e scoprirete che vi sono sparse qua e là delle piccole ingenuità a cui adesso potete porre rimedio.

Ora c'è la parte più difficile di tutte: trovare il contatto per promuovere il vostro prodotto. Un errore che spesso si fa è sottovalutarsi. Non abbiate paura. Al limite riceverete un "no grazie".

Un suggerimento: accettate i rifiuti con filosofia e spirito didattico. Nel 90% dei casi starete parlando con editori o produttori che fanno questo lavoro da anni e sanno bene cosa funziona e cosa no nel vostro soggetto. Lasciate da parte le malinconie artistiche perché loro sono il vostro primo acquirente. Dopo quattro o cinque rifiuti saprete esattamente cosa e come presentare le vostre opere a seconda di chi avete davanti.
Ma se vi impuntate… beh, allora è più difficile perché dovete trovare quello che la pensa esattamente come voi ed il gioco si fa realmente duro.

Tuttavia ci sono dei piccoli accorgimenti per farsi leggere più volentieri: scrivere poco, pochissimo. Mai superare la cartella se è possibile. Frasi corte e ben chiare. Non inviare troppo materiale (suscita perplessità). E soprattutto analizzare la tipologia dell'acquirente prima di inviare qualsiasi cosa (chi fa commedie non prende in considerazione l'horror o la fantascienza).

In quanto ai mezzi, questo è un discorso a parte. Io ho iniziato a bombardare di e-mail qualsiasi produttore o regista della penisola. Non funziona molto. Non tutti rispondono e se lo fanno la prima volta quasi mai arrivano ad una seconda mail. Non so perché. Forse sono solo motivi di tempo o probabilmente Internet ha messo in mezzo un numero elevatissimo di ciarlatani e questi, giustamente, non prendono il rischio di perdere tempo dietro ad un venditore di fumo (se non per il loro diletto personale).

Sono passato alla buona vecchia lettera. Funziona di più. Soprattutto per una generazione più matura per la quale la missiva è segno di professionalità e rigore. Inoltre ricordatevi sempre che una ricevuta può avere valore legale se ci fossero dei problemi in seguito. Quindi conservatele.

Attraverso questo mezzo ho preso i miei primi reali contatti con professionisti che durano tuttora.
Non è detto che questi vi facciano lavorare subito ma possono darvi utili consigli, indirizzi e presentarvi ad altra gente.

Se mi date retta però saltate direttamente al terzo metodo che è il più diretto e non vi fa perdere tempo: il telefono. Chiamate ed informatevi subito: "Interessa leggere qualcosa? Di che genere? Dove lo invio? All'attenzione di chi?".

Non spendete tempo e speranze dietro a qualcuno al quale non interessa il vostro lavoro. Unico inghippo è che dovete prepararvi ad attese interminabili con l'orecchio attaccato alle terribili musichette delle linee interne.

Non usate la mail per spedire la vostra roba! Raccomandata con ricevuta di ritorno. Costa un sacco ma vi tutela enormemente come vi ho già detto prima.

A questo punto vi chiederete dove cavolo abbia preso i miei contatti con queste persone o dove abbia trovato i loro indirizzi, numeri di telefono o e-mail.
La risposta è banalissima: pagine gialle, elenco del telefono e Internet.

Imparate ad usare questi mezzi ed avrete tutte le informazioni che volete. Alla voce "editori" o "produttori cinematografici" trovate qualcosa sulle pagine gialle.
La maggior parte dei registi e produttori hanno un ufficio (dove di solito non sono mai) quindi il loro numero è anche sull'elenco.
Ed infine Internet ha tutte le risposte.
Cercate "case di produzione cinematografica", "editori", "cercasi sceneggiatore", "sceneggiatura cercasi/offresi", "indirizzi registi" o "sceneggiatori"… aguzzate l'ingegno: più combinazioni provate più possibilità avete di trovare quello che vi interessa. Primociak, Cinemotore, Tam Tam Cinema, ComicUs, AFNews sono alcuni siti che possono aiutarvi.
Se invece avete 80 euro che vi avanzano comprate l'Informaset. Lo stampano ogni anno e contiene tutti gli indirizzi del cinema. Cercate, contattate e… spedite.

Ora parte il momento più palloso: l'attesa. I tempi sono dilatatissimi. Possono passare anche più di dieci mesi a seconda della grandezza della casa di produzione, dei soldi a disposizione, dei progetti iniziati e di tanti impedimenti che noi comuni mortali non possiamo nemmeno immaginare. Comunque in generale rispondo. Più o meno repentinamente, più o meno educatamente ma rispondono.
Può aiutare farvi sentire ogni tanto. Non prima di tre mesi però… sarebbe inutile.

In questa fase di oblio e di attesa chi vi scrive si è stufato ed ha deciso di rivolgersi anche ad altri mondi in cui sia necessaria un'opera di scrittura creativa. Ve lo consiglio perché vi aprite altre strade ed imparate ad essere versatili. Qualche esempio? Videogiochi, biglietti d'auguri, carta da regalo, pubblicità, fotoromanzi e…
…fumetti!
Attualmente è questo il campo dove raccolgo maggiori soddisfazioni. I motivi sono molteplici. Probabilmente c'è meno concorrenza ed i tempi si accorciano notevolmente. I soldi in ballo sono meno e la gente è più rilassata. Gli editori specializzati sono pochi e si conoscono tutti fra loro quindi se lavori con uno hai poi un buon credito rispetto ad un altro.

Tutto quello che avete imparato per il cinema vale anche qua!
Dalla struttura al contatto, dalla protezione all'invio dei soggetti. Quello che cambia è la formattazione di un'eventuale sceneggiatura ma questo si impara con l'esperienza.

Personalmente ho trovato difficoltà a scindere le due cose. Il linguaggio è ovviamente diversissimo per il semplice fatto che il cinema è continuità! Nel fumetto devi saper cogliere la vignetta fondamentale che porta avanti la storia senza ripetere od omettere.

Noncurante di questi problemi, che avrei affrontato dopo, ho così scritto ad un po' di editori. E (a contraddizione di tutto quello che ho detto fino ad ora) è stato proprio un editore contattato via e-mail il primo a rispondermi e sottopormi un contratto da firmare.

Mi è stato dato il permesso di nominarlo per cui lo faccio. Trattasi di Diego Gabriele di Medicina Nucleare. Ha creato questa rivista mensile che dà spazio a giovani autori di fumetto italiani. Il suo lavoro lo potete osservare sul sito www.medicinanucleare.net dove trovate notizie anche sulla sua nuova iniziativa denominata Lume con la quale si rivolge al pubblico dei più piccini.

Con Diego pubblico una storia intitolata SUDIO 69 che sarà fuori a luglio 2003. Solo un consiglio: se siete sceneggiatori e non disegnate cercate di offrire a questi editori un prodotto completo. Cercate un disegnatore consono alle vostre esigenze per due motivi: primo la casa editrice potrebbe non avere tempo o voglia di fornirvi un artista, secondo potrebbe fornirvene uno inadatto.

Gli indirizzi ed i contatti con questi si trovano esattamente nello stesso modo esplicato in precedenza. Un aiuto cartaceo potrebbe esservi fornito dall'annuario di Fumo di China che contiene le Pagine Gialle del fumetto.

Per quanto riguarda i testi consigliati invece ai precedenti (che rimangono capisaldi) aggiungerei i saggi sul fumetto scritti da Scott McLoud ("Capire il Fumetto") e Will Eisner ("Fumetto e Arte Sequenziale" per i disegnatori, "Narrare per Immagini" per gli sceneggiatori) editi da Vittorio Pavesio Productions.

Ora pazientate. Io l'ho fatto e lo faccio ancora.
Con una buona dose di fortuna sono arrivati altri editori interessasti al lavoro, un produttore per un lungometraggio e l'opzione per un film d'animazione. Se lavorate bene avrete delle soddisfazioni prima o poi. Non abbiate fretta e non smettete di crearvi contatti e occasioni perché la posizione dello sceneggiatore emergente è sempre precaria… per questo vi dicevo che spero tra un anno di essere ancora parte di questo favoloso mondo.

Aggiungete il fatto che vi pagano quando vogliono loro.

Penso di avervi detto tutto. Spero di essere stato di aiuto a qualcuno anche se vi ricordo che le esperienze di ognuno sono personali e diverse di caso in caso.

Non vorrei risultare antipatico ma non voglio salutarvi con un buonismo che non mi appartiene: non tutti riescono per motivi che ignoro. Qualcuno entra e si trova fuori subito dopo. Altri vanno avanti senza problemi.

L'intraprendenza è la prima delle doti. Vale di più anche del vostro talento reale. Io ho passato ore ed ore al telefono, a scrivere lettere e mail, a leggere articoli per informarmi su chi cercasse cosa o con il culo sul treno.

Ma tutte le fatiche sembrano svanire in un istante quando qualcuno è realmente interessato al progetto quindi, vale la pena almeno di tentare.

Mi spaventa pensare che stia creandomi dei possibili concorrenti solo scrivendo questo articolo… ma sceneggiare è anche questo: cercare nuovi stimoli per avere sempre un buon prodotto per cui… in bocca al lupo a voi e a me!

Davide Aicardi
Albenga, 24 febbraio 2003

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