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LA
FORTEZZA NASCOSTA
| recensione
di Giovanni
Savoini |
Paese
: Giappone
Anno: 1958
Diretto da Akira Kurosawa
Cast: Toshiro Mifune; Misa Uehara;
Minoru Chiaki; Kamatari Fujiwara; Takashi Shimura |
Guerre
Stellari viene da qui. Questo film è in bianco e nero, ma più
magico di un movie in 3D con effetto surround e FX digitali. È
un piccolo gioiello giapponese, che reca la firma del gigante
Akira Kuraswa.
Per I critici
è il suo film più libero, disimpegnato, brillante e divertente.
Si diverte Kurosawa a sbizzarrirsi con le possibilità offerte
dal cinemascope, si diverte a raccontare una storia a briglia sciolta.
La trama in breve, è questa: due astuti contadini sono assunti
da un generale che vuole far passare una principessa e un carico d'oro
attraverso il territorio nemico. Peripezie e pericoli a catena. Divertimento
di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia ariostesca.
E l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino.
La difficoltà
dellimpresa è complicata da diversi fattori: lerede
al trono è una principessa, che si finge muta, per
non destare sospetti; con la carovana viaggia anche lintero tesoro
del clan, fuso in barrette nascoste in comuni fascine di legna per il
fuoco; infine, la scorta del generale e della principessa
non solo prodi guerrieri samurai, ma solo due contadini pasticcioni,
ignoranti e codardi. Avidi, litigiosi e infedeli, sono tuttavia il motore
comico della vicenda.
Infatti, il
duello tragicomico tra le astuzie contadinesche di Tahei e Matakishi
e la scaltrezza machiavellica del samurai generale Rokurota è
il sale di questo film picaresco. Invece, il centro morale del film
è la principessa Yukie, con la sua umanità pronta al sacrificio
e alla generosità.
Alla fine,
la missione avrà successo, anche grazie allaiuto del generale
Tadokoro, che tradisce gli avversari di Yukie per ammirazione nei confronti
di Rokurota. Di nuovo sul trono, la principessa perdonerà I due
contadini traditori e come ricompensa donerà loro un unico lingotto
doro (indivisibile), con ciò obbligandoli ad andare daccordo.
Persino il
finale è allinsegna del divertimento, offrendoci una beffarda
morale sulla collaborazione umana. Se non che, vien da pensare
che Kurosawa ben conoscesse la reale natura umana, incline
più spesso che no a gesti vili anziché coraggiosi. Però
perdona questa inclinazione, e ci regala due figure comico-tragiche
memorabili che ritroveremo, in abiti metallici, elettronici e
dorati, nei robot C3PO e R2D2 della saga di Star Wars.
Alla fine
tutto si conclude come era iniziato con un piagnisteo litigioso
di Tahei e Matakishi, che fanno della somma delle loro debolezze il
grimaldello con cui forzano la realtà e riescono sempre a cavarsi
dimpiccio seppur per caso e per sbadataggine,
come per sbadataggine vi si erano cacciati.
Rokurota è
agli antipodi dei due contadini: leale, coraggioso, nobile, però
anche lui non è perfetto. Infatti il suo idealismo sconfina nella
spietatezza: per salvare la principessa sacrifica la propria sorella,
e di questo gesto la Principessa Yukie lo rimprovererà aspramente.
Altrettanto
nobile, ma (per fortuna) meno integerrimo è il generale Tadokoro.
Egli potrebbe giustiziare i nostri eroi, ma allo stesso tempo si invaghisce
della principessa e ammira Rokurota. Così per lui i sentimeni
sono più importanti dei rigidi codici militareschi dei samurai
e decide di tradire il suo padrone, per passare con coraggio al nemico,
pienamente conscio e responsabile delle conseguenze delle proprie azioni
e decisioni.
Tutte queste
considerazioni vanno bene, però non dimentichiamoci il valore
principale di questo film: che è il divertimento a ruota libera.
E allora divertiamoci a vederlo e rivederlo e fare paralleli cinefili:
Rokurota è Obi-Wan Kenobi, Tadokoru potrebbe essere tanto Han
Solo che Anakin Skywalker, la Principessa Yukie è sia Leia che
Amidala.
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