DOVE
HA SBAGLIATO IL FANTASY EPICO
Il
fantasy epico non è brutto di per se, né ha qualcosa di
sbagliato. Di fatto, mi piace molto, o meglio, mi piacerebbe se gli
autori che ne scrivono smettessero di plagiare Tolkien e si muovessero
un po' più vicini allo spirito del fantasy epico.
Le
persone tendono a non far caso al fatto che Tolkien non ha mai voluto
creare un sottogenere con il suo lavoro. Una vera opera d'amore, Tolkien
ha dedicato la maggior parte della sua vita alla creazione della Terra
di Mezzo. Il suo scopo era di creare un mondo alternativo attorno alla
struttura mitica che ha continuato a elaborare, fino al momento della
sua morte.
Tolkien
era un creatore, non un romanziere.
Alla
popolarità, però, segue la commercializzazione.
Quando
esplose la popolarità de Il Signore degli Anelli, negli anni
sessanta e nei primi settanta, nessuno sapeva bene cosa fare. Si trattava
di un fenomeno di culto basato - stranamente - su una trilogia di romanzi
che erano assolutamente, radicalmente differenti da tutto il resto.
Gli editori non sapevano come trasformare in denaro questa popolarità.
Certamente,
hanno provato. Iniziarono ad apparire riedizioni di lavori trascurati
da tempo. Edgar Rice Burroughs, Robert E. Howard, E.R. Eddison. Furono
tutti divorati dal pubblico che aveva letto Il Signore degli Anelli
e ne voleva ANCORA ANCORA ANCORA
Non
ebbero ciò che desideravano fino al 1977, con La Spada di Shannara
di Terry Brooks
Brooks
diede ai lettori esattamente quello che volevano: Tolkien rifatto. Ecco
quindi Elfi e Nani e Uomini a profusione, un misterioso Druido a guidarli
e una terra fantastica strappata dallo stesso tessuto da cui veniva
la Terra di Mezzo. Diede anche alla Del Rey (la casa editrice del libro,
NdT) esattamente quello che LEI voleva - una enorme, inarrestabile gallina
dalle uova d'oro con cui scalare la classifica dei best sellers.
E poi
venne David Eddings.
Impiegando
miti archetipali in quantità industriale, Eddings creò
una serie fantasy che si rifaceva in parti uguali a Tolkien e Brooks,
dandoci l'archetipo del ragazzo qualsiasi che diventa salvatore del
mondo, istituendo l'usanza della saga in più libri.
Il
fantasy epico non si sarebbe più ripreso.
Ora
un successo commerciale, gli aspetti del fantasy erano stati fissati
nella metà degli anni ottanta. I fan sapevano cosa volevano.
Saghe epiche che si protraevano per più libri, ambientati in
terre alternative (eppure stranamente simili all'europa medievale),
eroi innocenti e provati dal dolore, Oscuri Signori in profusione...
E lo ottennero a vagonate. Serie fantasy spuntavano fuori con insistente
tenacia e gli scaffali delle librerie scricchiolavano in protesta.
Se
si tratta di un successo commerciale, come si può affermare che
il fantasy epico sia un fallimento? Dopotutto, sono le richieste del
mercato che stabiliscono cosa sia un successo, no?
Vero.
Ma per capire l'estremo fallimento del fantasy epico dobbiamo di nuovo
tornare a Tolkien.
Anche
se certamente lontano dalla perfezione, Il Signore degli Anelli di Tolkien
riesce mirabilmente in quello che era il suo scopo: l'esplorazione di
un mondo alternativo totalmente realizzato e completamente unico. La
sua vera forza sta nel realismo della Terra di Mezzo, che Tolkien ha
plasmato con immensa devozione e rigoroso dettaglio.
Il
fantasy epico, come genere costruito a partire da una singola trilogia,
ha fallito miseramente dove la sua fonte era riuscita.
Ogni
scrittore di fantasy epico che ha seguito gli innegabilmente enormi
passi di Tolkien non è riuscito a fare ciò che ha fatto
Tolkien. Non è mai stato creato nel genere del fantasy epico
un altro mondo che potesse rivaleggiare con la Terra di Mezzo per originalità,
ampiezza o individualità. Anche se probabilmente la cosa non
è stata intenzionale, ogni mondo creato fino ad ora non è
altro che una pallida, debole ombra annacquata della Terra di Mezzo.
Il
fantasy epico potrà essere epico, ma non c'è molta fantasy
(intesa come fantasia, NdT) in esso. Infatti, io sostengo che per trovare
vero fantasy epico nello stile di Tolkien, dobbiamo guardare al di fuori
del sottogenere del fantasy epico e in altri reami.
Due
ambientazioni in particolare mi vengono in mente come eredi del fantasy
epico tolkeniano e sono entrambi di fantascienza.
La
saga di Dune di Frank Herbert e il Libro del Nuovo Sole di Gene Wolfe
(e i romanzi collegati di Urth) mostrano tutti gli elementi della creazione
di un mondo alternativo alla Tolkien. Entrambi sono ambientati nella
cornice di un mondo che è totalmente reale, altamente individuale,
completamente unico che mostra la profondità della devozione
e dell'attenzione dei loro autori nella creazione di mondi.
Queste
tre ambientazioni, la Terra di Mezzo, Arrakis e Urth, sono enormemente
differenti l'uno dagli altri, avendo poche cose in comune nella loro
descrizione. Eppure, e questo è il punto centrale su cui si basa
il fantasy epico, è nella creazione di reami fantastici dotati
di una loro individualità lo scopo del fantasy epico nella tradizione
tolkeniana.
Il
sottogenere, il fantasy epico, fallisce miseramente in questo compito.
Se
guardiamo alle serie che ora formano la maggior parte (e il maggior
peso) della letteratura fantasy, è evidente che il fantasy epico
nel suo complesso non è altro che una timida, poco originale
variazione dei generici punti cardine stabiliti in seguito alla trilogia
di Tolkien.
Certamente
ci sono romanzi di fantasy epico ben scritti, come sono certo ci siano
romanzi western, d'amore, su infermiere ben scritti. Eppure il fantasy
epico non ha mostrato la potenza propria del lavoro di Tolkien. E una
delusione, e una delusione poco originale, per dirla tutta.
Alcune
persone sentiranno crescere l'ira, inclusi gli autori di innegabile
successo che continuano a produrre fantasy epica derivativa. E per essere
sinceri, alcuni di questi autori a me piacciono (John Marco, Tad Williams,
George R.R. Martin, per fare un po' di nomi). Ma io dico loro con totale
convinzione: non state scrivendo fantasy epico. State scrivendo la percezione
del fantasy epico.
Nessuna
di queste fantasie supererà mai i confini dei limiti genere,
come ha fatto l'opera di Tolkien. Nessuna di queste fantasie ha la speranza
di diventare un pezzo fondamentale della cultura letteraria. Perché,
alla fine, tutti falliscono nell'imitare lo spirito di Tolkien e si
limitano al contenuto di Tolkien. Da una parte sta l'originalità,
dall'altra l'oblio.
Vedremo
mai di nuovo un fenomeno come Il Signore degli Anelli? Personalmente
ne dubito. Certamente, ci sono stati cambiamenti di recente, mentre
il genere del fantasy epico lentamente si evolve verso variazioni più
originali e sofisticate. Anche Terry Brooks, quel primo imitatore di
Tolkien, ha cercato una qualche originalità nella sua serie di
Shannara. Ma questi sono cambiamenti superficiali, semplici tentativi
di originalità. Finché gli scrittori non smetteranno di
seguire pedissequamente le convenzioni del genere, non vedremo mai la
rinfrescante originalità e unicità creativa che è
la vera forza della trilogia di J.R.R.Tolkien.
La
nostra maggiore speranza sembra venire dalla terra in cui ha vissuto
Tolkien, l'Inghilterra. C'è stata di recente una serie eccellenti,
brillanti, fantastiche storie scritte da autori britannici. C'è
un numero di autori idiosincratici che producono opere di sorprendente
intelligenza e innovazione che seguono lo spirito di Tolkien più
che seguirne le orme. Fondendo stile e sostanza questi autori producono
testi di merito letterario che sono anche, innegabilmente e prepotentemente,
fantasy epico.
China
Miéville è, probabilmente, il più noto di questi
scrittori. Con il suo premiato Perdido Street Station Miéville
porta i lettori in un mondo strano, mozzafiato, pienamente realizzato
che mostra l'ampiezza e la precisione nella creazione necessarie per
qualificarlo come un vero fantasy epico. Con il seguito a Perdido Street
Station, The Scar, Miéville continua a esplorare questo mondo,
assicurandosi un posto come esperto creatore di mondi e innovatore stilistico.
Mary
Gentle ha creato un capolavoro con la sua saga di Ash: A Secret History
(noto anche come Il Libro di Ash negli Stati Uniti). Con questa storia
che attraversa più generi Gentle ha plasmato la storia segreta
di una Borgogna di un altro mondo, ed è affascinante. Contemporaneamente
si è assicurata un posto nella storia della letteratura con una
storia tour-de-force che colpisce duro come qualsiasi cosa scritta da
Don DeLillo. E nella mia opinione, la sua serie di romanzi precedente,
White Crow (cominciando da Rats & Gargoyles) è anche migliore.
Storm
Constantine è una delle maggiori scrittrici fantasy inglesi da
qualche tempo ormai, ma si è fatta conoscere negli Usa solo da
poco. Con l'uscita della sua saga della famiglia Palindrake, le Magravandias
Chronicles (inclusi Sea Dragon Heir e The Crown of Silente), si è
assicurata un posto tra i "nuovi signori" del fantasy epico
con una emozionante miscela di fantasy gotico noir che rimane nella
testa molto dopo aver girato l'ultima pagina.
James
Barclay non scrive fantasy epico, ma un fantasy revisionistico esplosivo
(il cosiddetto "sword-and-sorcery") nella sua serie Chronicles
of the Raven (Dawnthief, Noonshade). Barclay rappresenta un altro tipo
di scrittore fantasy: quelli che scrivono con un occhio per l'azione
pulsante e uno per l'ambiguità morale. Come gli autori già
nominati, prende convenzioni accettate da tempo e le rigira su se stesse,
producendo opere che mostrano più vitalità di qualsiasi
imitatore di Tolkien.
Ce
ne sono altri che potrei elencare (David Zindell salta immediatamente
in mente) per chiarire il punto. Ma il fatto è che la metà
del divertimento sta nel trovare per contro proprio chi è emozionante,
chi sta provando nuove cose con un sotto genere che è tradizionalmente
stantio e claustrofobico. Se questo autori che ho elencato sono un'indicazione
della direzione che sta prendendo il fantasy epico, allora ho speranza
per il futuro.
Forse,
alla fine, ci sarà un ritorno di nozioni uniche e personali che
creeranno non solo grande fantasy epico, ma grande narrativa in generale.
Io
ci spero.
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