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IL
GRANDE CINEMA DI FANTASCIENZA - DA "2001" AL 2001
| recensione
di Giovanni Savoini |
IL
GRANDE CINEMA DI FANTASCIENZA - DA "2001" AL 2001
Di ROBERTO CHIAVINI, GIAN FILIPPO PIZZO, MICHELE TETRO
Prefazione di Valerio Evangelisti
Gremese Editore (Roma), pp. 191, euro 25,31
Quando
I sogni diventano realtà. Nella fattispecie il sogno di Michele
Tetro, appassionato cultore di cinema fantastico fin dall'infanzia più
precoce: all'inizio, solitario divoratore di pellicole fantascientifiche,
poi appassionato fan, sempre più esperto, oggi critico cinematografico
e cinephile apprezzato e conosciuto.
Il sogno di Tetro ha vestito per molti anni le spoglie di un quadernino
zeppo zeppo di schede critiche, con tanto di foto, volenterosamente
e amorevolmente vergate a mano, dettagliate nelle informazioni e 'folli'
nei voti e nei giudizi espressi con l'unico vaglio critico del sacro
fuoco della passione.
Queste stesse schede -crediamo comunque rielaborate e rese mature- costituiscono
il corpo centrale di questo corposo volume scritto a sei mani (con tutti
i pregi e i difetti di questa scrittura per così dire 'condominiale')
per esplorare il vasto mondo della filmografia fantastica e fantascientifica.
Galeotta fu l'Odissea (nello spazio) e chi la scrisse (in pellicola)!
Il libro rispolvera trentatré anni di fantascienza al cinema
(curiosamente, proprio l'età di Tetro, il più giovane
dei tre saggisti): dal 1968 di "2001: Odissea nello Spazio"
del compianto Stanley Kubrick, al 2001 di "A.I." del 'nuovo'
Steven Spielberg (un film che comunque fu concepito da Kubrick in persona,
che coccolò o maltrattò il progetto per anni, ispirandosi
al sempreverde Pinocchio collodiano).
L'Odissea kubrickiana rappresenta il discrimine estetico ed etico del
cinema fantascientifico, secondo la tesi esposta nel libro: dopo "quel"
film, nessuna pellicola sarà più la stessa.
Ed ecco perché le 70 schede dei cosiddetti film più rappresentativi
del trentennio includono moltissime pellicole degli Anni '70: il decennio
più sensibile al messaggio kubrickiano, che poi si stempererà
dopo le "Guerre Stellari" di Lucas e gli "Alien"
e i "Blade Runner" di Scott e -soprattutto, come autore- di
P.H.Dick.
Naturalmente le inclusioni in questa 'Hit Chart' cinefila -così
come le esclusioni- possono a volte far discutere, e gli autori stessi
ne sono ben consapevoli. Questo, anziché essere un difetto del
libro, è secondo noi un pregio: già solo la discussione
-vorremmo dire la diatriba- su chi è dentro e chi è fuori,
chi doveva entrare e chi no, su chi dovrebbe essere scacciato -in un
perenne gioco della torre- costituirà una bella eredità
di questo libro, che alla fine si configura come un manuale, un bigino,
una cartina stradale del cinema fantastico.
Si comincia infatti con una vera e propria 'legenda', una mappatura,
una campionatura dei temi creati ad hoc per il cinema, o che il cinema
ha sfruttato. Tutti i topos fantascientifici vengono elencati ed esaminati,
in un testo veloce e scorrevole, ricchissimo di filmografie 'tra le
righe'. Questa 'mappa geografica', come la definisce il critico editor
Enrico Rulli ha poi un compendio in coda al libro. Per mantenere la
metafora geografica, potremmo riferirci ad essa come ad un atlante morfologico
delle idee (umorismo e satira, eros, animazione) e delle fonti di ispirazione
(libri, altri film, ecc). In mezzo, appunto i 70 film: come fossero
settanta particolareggiate mappe topografiche di altrettante 'città
d'arte'.
Il libro ha sicuramente un punto di vista originale, un'idea portante
forte e molto personale: appunto, il fulcro kubrickiano. Un'idea maturata
ben prima e ben oltre quello che può essere un "obbligo"
professionale manualistico; un'idea nata dalla lunga e lucidamente amorosa
frequentazione della sala buia, ad esplorare I meandri dell'immaginario
filmico.
Si chiede -sempre Rulli- se il libro avrà successo. Il libro
è come un atlante geografico: il suo spunto quindi è innovativo.
Sicuramente lascerà spiazzati molti. Ma altrettanto sicuramente
affascinerà altrettanti -o di più- lettori ignari di fantascienza.
E questo è un pregio, secondo noi è il passe-partout della
strada che conduce al long seller -piuttosto che al best seller.
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