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"LA
LEGGENDA DELLA NAVE DI CARTA"
RACCONTI DI FANTASCIENZA GIAPPONESE
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di Giovanni Savoini |
Introduzione
di Carlo Pagetti e Ilaria M.Orsini
Traduzione dall'inglese di Ilaria M.Orsini
Fanucci Editore (Roma), pp. 248, euro 12.90
Sergio
Fanucci ha del 'tipo' romano la esuberanza e l'argume, condito con dosi
abbondanti di 'caciaroneria', che sta a dire vitalità e curiosità.
Forse è anche per questo che la sua casa editrice è assai
vitale e puntuale nel presentare testi fantastici o fantascientifici
di grande interesse -siano essi di narrativa o di critica e approfondimento.
Come questo libro, un'antologia di racconti brevi di fantastico (forse
più che di fantascienza) creati da autori e autrici giapponesi
che in Occidente sono pressoché totalmente sconosciuti.
Un libro-finestra, quindi, su un panorama immaginifico per noi totalmente
nuovo -e in molti casi di stupefacenti poeticità e fantasia.
Si leggono d'un fiato i sedici racconti del volume, e si vorrebbe leggerne
ancora. Perché per il lettore assiduo frequentatore di fantascienza
scritta, questi racconti hanno un piacevole 'effetto madeleine' dei
racconti della SF USA dei tempi d'oro.
Ci sono feroci parabole nonsense come 'Il Diluvio', il sottile erotismo
allusivo de 'La scatola di cartone', coi suoi doppi sensi e giochi di
parole, o 'Eeehiiii, laggiuù!' , dal finale da brivido!, come
quelli del maestro della SF short tale, Frederic Brown.
Poi ci sono racconti che hanno il sapore di leggenda antica come 'Tansu'
(che può ricordare allo stesso tempo Poe, Lovecraft oppure Stevenson
dei racconti delle isole) o 'La leggenda della nave di carta' , dove
la 'nipponicità' più tradizionale trova spazio nel mondo
del futuro, con personaggi che si imprimono nella mente con grazia tenace
e indelebile.
E ancora: se Clarke avrebbe potuto scrivere un racconto come "La
strada verso il mare", il Gibson di Aidoru è per lo meno
cugino di Shiniche Hoshi con "Bokko Chan".
Le atmosfere sono diversissime e cambiano con ogni racconto: ci sono
le tinte tenui e misteriose de "Il campo vuoto" (molto 'haiku'
in un certo senso) o "Complesso in curvatura temporale" (grazie,
Douglas Adams!), ma anche i pugni nello stomaco cyber -splatter di "La
bocca selvaggia".
Scorrendo ancora il sommario (che non c'è stampato, i più
volenterosi sentiranno il bisogno di appuntarselo con carta e penna
-e questa assenza ci sembra una indebita lacuna tipografica), troviamo
"Fate la vostra scelta", racconto che pone un interessante
-e noto- interrogativo filosofico, e lo fa alla maniera di un Bradbury.
Sense of wonder genuino cammina in mezzo a noi, con la stessa andatura
dei dinosauri ne "Il tricerartopo" (ma la frase finale è
intensamente lapidaria e definitiva!), mentre forse Benford o Brin avrebbero
potuto mettere la firma sotto ad un racconto come "Fnifmum".
Gli orrori genetici di una dittatura dell'ordine mondiale sono lo scenario
di "Donna in piedi". L'orrore atavico per gli insetti e la
fobia di venire divorati vivi dall'interno spadroneggiano ne "Notte
senza luna", mentre tocca alle ridondanti note del cyberpunk più
barocco di "Ragazza" a chiudere degnamente questo libro che
non soffre di una sola caduta di stile.
Alla fine, abbiamo citato tutti i racconti. Ci manca per chiudere di
spendere due parole sull'introduzione: sono le testimonianze di alcuni
'bambini di Hiroshima', quelle persone cioè che il 6 agosto 1945
erano bambine e bambini, sorpresi a scuola o per strada o a casa dal
fungo atomico.
Sono racconti tristi e angosciati, sempre dignitosi, di persone che
hanno avuto la (s)fortuna di sopravvivere a quello che è stato
un gigantesco esperimento bellico. Molti di loro o dei loro fratelli
e compagni, hanno trascorso il resto dei loro giorni quasi da cavie,
per i medici che, curandoli, hanno studiato gli effetti delle radiazioni
sugli esseri umani. Hiroshima, primo 'ground zero' dell'umanità,
ha lasciato il segno nell'immaginario nipponico, per poi fluire lentamente
ma inesorabilmente, nel bagaglio di orrori e terrori di tutto il genere
umano. Ce ne è traccia nei manga e negli anime giapponesi. Ce
ne è traccia -più o meno sotterranea- in moltissimi racconti
di questa antologia.
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