LA PIETRA DEL VECCHIO PESCATORE
di Pat O'Shea

 
recensione di Andrea Nicosia
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LA PIETRA DEL VECCHIO PESCATORE
di Pat O'Shea
ed. Longanesi
edizione economica TeaDue
titolo originale dell'opera: The Hounds Of The Morrigan

La Pietra del Pescatore (The Hounds of the Morrigan) è un bel libro. La sua lettura è stata piacevole e scorrevole.
Il romanzo, in breve, racconta dell'impresa di Pidge e della sua sorellina Brigit per eliminare un antico mostro
leggendario, inseguiti dagli scagnozzi della Morrigan, la dea della morte e della distruzione, e aiutati dagli emissari del Dagda, il Buon Dio.
I due bambini dovranno quindi lasciare i familiari panorami della campagna irlandese e affrontare un viaggio lungo e
pericoloso attraverso le terre incantate di Tir Na nOg, la terra delle fairies, un viaggio per terre misteriose che è anche un viaggio iniziatico. Nel corso delle loro peregrinazioni i due piccoli protagonisti incontrano molti dei personaggi che animano le storie e leggende tradizionali irlandesi, da Angus Og ai sette Maine, dall'esercito dei Figli della Dea Thuan fino al grande eroe Cuchulain.
La storia è sicuramente ben scritta, ma rischia di deludere se non la si affronta con il giusto spirito.
Nonostante le dimensioni del volume, tipicamente da romanzo, possano dare una falsa impressione, ci troviamo di fronte ad una tipica favola per bambini ed è sotto quest'ottica che va valutata l'opera.
Infatti, nel corso delle loro avventure, i due bambini non si vengono mai a trovare in una situazione di difficoltà che il
lettore smaliziato possa percepire come insormontabile, si intuisce sempre che, nonostante la descrizione delle paure dei bambini, la salvezza è sempre dietro l'angolo e, a volte, questa salvezza arriva in maniera un po' troppo fortunosa, quasi gratuita. Il modo in cui vengono presentati i personaggi leggendari è, di tanto in tanto, un po' troppo "telefonato".
A volte si ha l'impressione che il narratore chiami in causa personaggi di cui il giovano lettore conosce a memoria le vicende, che spesso terminano con la morte, e di cui voglia sentire parlare ancora e, soprattutto, di cui sogni di essere compagno di imprese.
Se questi possono essere visti come difetti per un lettore alla ricerca di storie impegnate, per un pubblico meno maturo o per chi desideri una storia semplice, ma ben scritta, il libro è sicuramente fortemente consigliato.
La semplicità della storia, poi, non deve trarre in inganno. Dietro il libro è perfettamente visibile un accurato e attento lavoro di ricerca sull'ambientazione. Lo stile con cui è scritto è elegante ed elaborato, ma mai pesante, sempre piacevole e scorrevole, con molti passaggi caratterizzati da una notevole dolcezza nella descrizione di paesaggi e sentimenti.
Forse la descrizione dei due protagonisti non esprime bene la loro giovane età, 12 e 7 anni, dato che sembrano sempre molto più saggi e adulti, ma come peccato sembra assolutamente veniale.
Menzione d'onore per il personaggio della volpe Cu Rua, sicuramente il mio preferito.
In conclusione si tratta di un ottimo libro, sia per gli amanti del folclore irlandese che per chi non è addentro alle
leggende dell'Isola di Smeraldo.

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