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DA
DOVE PRENDI LE IDEE?
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Ogni
professione ha i suoi svantaggi. Ai dottori, per esempio, vengono chiesti
in continuazione consigli medici, agli avvocati vengono chieste informazioni
legali, ai becchini viene detto che professione interessante deve essere
la loro e poi le persone cambiano velocemente argomento. E agli scrittori
viene chiesto da dove tiriamo fuori le nostre idee.
All'inizio,
ero solito dare alle persone risposte poco divertenti, quelle furbette:
"Dal club dell'idea del mese" rispondevo, oppure "Da
un piccolo negozio di idee a Bognor Regis," "Da un vecchio
libro polveroso pieno di idee che si trova nel mio scantinato,"
o anche "Da Peter Atkins." (Quest'ultima è un po' esoterica
e può richiedere una piccola spiegazione. Pete Atkins è
un mio amico sceneggiatore e romanziere e qualche tempo fa avevamo deciso
che quando ce lo avrebbero chiesto, io avrei risposto che le idee le
prendevo da lui e lui avrebbe detto che le prendeva da me. All'epoca
sembrava avere un senso.)
Poi mi sono
stancato delle risposte poco divertenti e in questi giorni dico alla
gente la verità.
"Le invento,"
dico loro. "Le tiro fuori dalla mia testa."
Alle persone
non piace questa risposta. Non so perché. Sembrano delusi, come
se stessi cercando di fare una battuta arguta che non capiscono. Come
se ci fosse un grande segreto e, per ragioni mie, non volessi dire loro
come si fa.
E naturalmente
non è vero. Innanzitutto, neppure io so da dove arrivino le idee,
cosa le fa arrivare o se un giorno si dovessero fermare. Poi, dubito
che coloro che lo chiedono vogliano veramente una lezione di tre ore
sul processo creativo. E infine, le idee non sono così importanti.
Davvero, non lo sono. Tutti hanno un'idea per un libro, un film, una
serie TV.
Ogni scrittore
edito ci è passato: i tipi che vengono da te e ti dicono che
loro Hanno Avuto Un'Idea. E ragazzi, è forte. E' così
forte che vogliono Tirare Dentro Anche Te. La proposta è sempre
la stessa: loro ti dicono l'idea (la parte difficile), tu la scrivi
e ne fai un romanzo (la parte facile), poi potrete dividere i soldi
cinquanta e cinquanta.
Sono ragionevolmente
educato con queste persone. Dico loro che, davvero, ho già fin
troppe idee per varie cose in effetti e fin troppo poco tempo. E gli
auguro la miglior fortuna.
Le idee non
sono la parte difficile. Sono una piccola parte dell'insieme. Creare
persone credibili che fanno più o meno quello che gli dici di
fare è molto più difficile. E la cosa più difficile
di tutte è il processo di sedersi e mettere una parola dietro
l'altra per costruire qualsiasi cosa state cercando di costruire: renderla
interessante, renderla nuova.
Ma in ogni
caso, è la domanda della quale le persone vogliono la risposta.
Nel mio caso, vogliono anche sapere se le prendo dai sogni. (Risposta:
no. La logica del sogno non è la logica di una storia. Scrivetevi
un sogno e ve ne accorgerete. O meglio ancora, descrivete a qualcuno
un sogno importante: "Beh, ero in questa casa che era anche la
mia vecchia scuola e c'era questa infermiera e in realtà era
una vecchia strega e se ne andava via, ma c'era una foglia e io non
potevo guardarla e sapevo che se l'avessi toccata sarebbe accaduto qualcosa
di terribile
" E guardate i loro occhi appannarsi.) E io non
do risposte dirette. Almeno fino a poco tempo fa.
Mia figlia
Holly, che ha sette anni, mi ha convinto ad andare a parlare alla sua
classe. Il suo insegnante era entusiasta ("I bambini recentemente
stanno realizzando tutti un proprio libro, così magari puoi fare
un salto e raccontargli cosa vuol dire essere uno scrittore professionista.
E tante storie, Adorano le storie.") E così sono andato.
Loro erano
seduti sul pavimento, io avevo una sedia, cinquanta occhi di sette anni
mi osservavano. "Quando avevo la vostra età, le persone
mi dicevano di non inventare cose." Ho detto loro. "Oggi mi
danno dei soldi per farlo." Parlai per venti minuti, poi loro fecero
delle domande.
E alla fine,
uno di loro lo chiese:
"Da dove
prendi le idee?"
E realizzai
che gli dovevo una risposta. Non erano abbastanza grandi per averne
un'idea. Ed è una domanda perfettamente legittima, se non te
la fanno ogni settimana.
Questo è
ciò che gli ho risposto:
Le idee le
prendete dal fantasticare. Le prendete dall'essere annoiati. Avete idee
in continuazione. La sola differenza tra gli scrittori e le altre persone
è che noi facciamo attenzione quando lo facciamo.
Avete idee
quando vi fate domande semplici. La più importante delle domande
è semplicemente: "e se
?"
(E se ti svegliassi
con le ali? E se tua sorella si trasformasse in un topo? E se voi scopriste
che il vostro insegnante progetta di mangiare uno di voi alla fine del
corso, ma non sapete chi?)
Un'altra domanda
importante è: "se solo
"
(Se solo la
vita reale fosse come nei musical di Hollywood. Se solo potessi diventare
piccolo come un bottone. Se solo un fantasma facesse i miei compiti.)
E poi ci sono
le altre: "mi chiedo
" ("Mi chiedo cosa faccia quando
è sola
") e "se continua così
"
("Se continua così i telefoni inizieranno a parlarsi tra
loro ed elimineranno gli intermediari
") e "non sarebbe
interessante se
" ("Non sarebbe interessante se il mondo
fosse stato governato dai gatti?")
Queste domande,
e quelle simili, e le domande che loro, a loro volta, pongono ("Beh,
se i gatti governavano il mondo, perché non lo governano più?
E cosa ne pensano di questo?") sono uno dei posti da cui vengono
le idee.
Un'idea non
deve essere per forza un'ipotesi di trama, solo un posto da cui iniziare
a creare. Spesso le trame si generano da sole quando uno inizia a farsi
domande su cosa sia esattamente il punto di partenza.
A volte l'idea
è una persona ("C'è un ragazzo che vuole conoscere
la magia"). A volte è un posto ("C'è un castello
alla fine del tempo, che è il solo posto che ci sia
").
A volte è un'immagine ("Una donna che si aggira in una stanza
piena di facce vuote.")
Spesso le
idee vengono dall'incontro di due cose che non si erano incontrate prima.
("Se una persona morsa da un lupo mannaro si trasforma in un lupo,
che cosa succederebbe se un pesce rosso venisse morso da un lupo mannaro?
Cosa succederebbe se una sedia venisse morsa da un lupo mannaro?")
Tutta la narrativa
è un processo di immaginazione, qualsiasi cosa voi stiate scrivendo,
in qualsiasi genere o medium, il vostro compito è di inventare
cose convincenti, interessanti e nuove.
E quando avete
un'idea - che, alla fine, non è niente altro che qualcosa a cui
aggrapparsi quando iniziate - cosa fare poi?
Beh, poi scrivete.
Mettete una parola dopo l'altra fino a che non è finito - qualsiasi
cosa sia.
A volte non
funzionerà, o non nel modo che avevate immaginato all'inizio.
A volte non funzionerà proprio. A volte dovrete buttare tutto
e ricominciare.
Mi ricordo
di aver avuto, qualche anno fa, un'idea perfetta per una storia di Sandman.
Riguardava una succube che dava a scrittori, artisti e compositori di
canzoni idee in cambio di parte della loro vita. L'avevo chiamata Sesso
e Violette.
Sembrava una
storia abbastanza semplice e solo quando mi misi a scriverla scoprii
che era come cercare di tenere in mano della sabbia finissima: ogni
volta che pensavo di averla presa mi scorreva via dalle dita e spariva.
All'epoca
scrissi:
Ho già
iniziato questa storia due volte, fino ad ora, e ogni volta sono arrivato
circa a metà, solo per vederla morire sullo schermo.
Sandman è,
a volte, un fumetto horror. Ma niente che abbia mia scritto per esso
mi aveva preso come questa storia che mi dovevo decidere ad abbandonare
(con la data di consegna ormai una cosa del passato). Probabilmente
perché mi toccava così da vicino. Sono le idee - e l'abilità
di metterle su carta e farne delle storie - che fa di me uno scrittore.
Questo significa che non devo alzarmi presto la mattina e sedermi su
un treno in mezzo a gente che non conosco per andare ad un lavoro che
non mi piace.
La mia idea
di inferno è un foglio di carta bianca. O uno schermo bianco.
E io, che lo guardo, incapace di pensare ad una singola cosa che valga
la pena dire, un singolo personaggio in cui le persone potrebbero credere,
una singola storia che non sia già stata raccontata prima.
Guardare un
foglio di carta bianco.
Per sempre.
Però
ne sono uscito scrivendo. Mi sono disperato (questa è un'altra
risposta furbetta e vera che do a chi mi pone la domanda dove-prendi-le-idee.
"Disperazione". Si trova tra "Noia" e "Scadenze".
Tutte queste risposte sono vere, fino ad un certo punto.) e ho preso
il mio terrore, e l'idea di base, e ho realizzato una storia chiamata
Calliope, che spiega, credo in modo abbastanza definitivo, da dove prendono
le idee gli scrittori. Si trova in un libro intitolato Dream Country.
Potete leggerla se volete. E, ad un certo punto mentre scrivevo la storia,
ho smesso di avere paura che le idee se ne andassero.
Da dove arrivano
le mie idee?
Le invento.
Le tiro fuori
dalla mia testa.
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