DA DOVE PRENDI LE IDEE?
 
di Neil Gaiman
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Ogni professione ha i suoi svantaggi. Ai dottori, per esempio, vengono chiesti in continuazione consigli medici, agli avvocati vengono chieste informazioni legali, ai becchini viene detto che professione interessante deve essere la loro e poi le persone cambiano velocemente argomento. E agli scrittori viene chiesto da dove tiriamo fuori le nostre idee.

All'inizio, ero solito dare alle persone risposte poco divertenti, quelle furbette: "Dal club dell'idea del mese" rispondevo, oppure "Da un piccolo negozio di idee a Bognor Regis," "Da un vecchio libro polveroso pieno di idee che si trova nel mio scantinato," o anche "Da Peter Atkins." (Quest'ultima è un po' esoterica e può richiedere una piccola spiegazione. Pete Atkins è un mio amico sceneggiatore e romanziere e qualche tempo fa avevamo deciso che quando ce lo avrebbero chiesto, io avrei risposto che le idee le prendevo da lui e lui avrebbe detto che le prendeva da me. All'epoca sembrava avere un senso.)

Poi mi sono stancato delle risposte poco divertenti e in questi giorni dico alla gente la verità.

"Le invento," dico loro. "Le tiro fuori dalla mia testa."

Alle persone non piace questa risposta. Non so perché. Sembrano delusi, come se stessi cercando di fare una battuta arguta che non capiscono. Come se ci fosse un grande segreto e, per ragioni mie, non volessi dire loro come si fa.

E naturalmente non è vero. Innanzitutto, neppure io so da dove arrivino le idee, cosa le fa arrivare o se un giorno si dovessero fermare. Poi, dubito che coloro che lo chiedono vogliano veramente una lezione di tre ore sul processo creativo. E infine, le idee non sono così importanti. Davvero, non lo sono. Tutti hanno un'idea per un libro, un film, una serie TV.

Ogni scrittore edito ci è passato: i tipi che vengono da te e ti dicono che loro Hanno Avuto Un'Idea. E ragazzi, è forte. E' così forte che vogliono Tirare Dentro Anche Te. La proposta è sempre la stessa: loro ti dicono l'idea (la parte difficile), tu la scrivi e ne fai un romanzo (la parte facile), poi potrete dividere i soldi cinquanta e cinquanta.

Sono ragionevolmente educato con queste persone. Dico loro che, davvero, ho già fin troppe idee per varie cose in effetti e fin troppo poco tempo. E gli auguro la miglior fortuna.

Le idee non sono la parte difficile. Sono una piccola parte dell'insieme. Creare persone credibili che fanno più o meno quello che gli dici di fare è molto più difficile. E la cosa più difficile di tutte è il processo di sedersi e mettere una parola dietro l'altra per costruire qualsiasi cosa state cercando di costruire: renderla interessante, renderla nuova.

Ma in ogni caso, è la domanda della quale le persone vogliono la risposta. Nel mio caso, vogliono anche sapere se le prendo dai sogni. (Risposta: no. La logica del sogno non è la logica di una storia. Scrivetevi un sogno e ve ne accorgerete. O meglio ancora, descrivete a qualcuno un sogno importante: "Beh, ero in questa casa che era anche la mia vecchia scuola e c'era questa infermiera e in realtà era una vecchia strega e se ne andava via, ma c'era una foglia e io non potevo guardarla e sapevo che se l'avessi toccata sarebbe accaduto qualcosa di terribile…" E guardate i loro occhi appannarsi.) E io non do risposte dirette. Almeno fino a poco tempo fa.

Mia figlia Holly, che ha sette anni, mi ha convinto ad andare a parlare alla sua classe. Il suo insegnante era entusiasta ("I bambini recentemente stanno realizzando tutti un proprio libro, così magari puoi fare un salto e raccontargli cosa vuol dire essere uno scrittore professionista. E tante storie, Adorano le storie.") E così sono andato.

Loro erano seduti sul pavimento, io avevo una sedia, cinquanta occhi di sette anni mi osservavano. "Quando avevo la vostra età, le persone mi dicevano di non inventare cose." Ho detto loro. "Oggi mi danno dei soldi per farlo." Parlai per venti minuti, poi loro fecero delle domande.

E alla fine, uno di loro lo chiese:

"Da dove prendi le idee?"

E realizzai che gli dovevo una risposta. Non erano abbastanza grandi per averne un'idea. Ed è una domanda perfettamente legittima, se non te la fanno ogni settimana.

Questo è ciò che gli ho risposto:

Le idee le prendete dal fantasticare. Le prendete dall'essere annoiati. Avete idee in continuazione. La sola differenza tra gli scrittori e le altre persone è che noi facciamo attenzione quando lo facciamo.

Avete idee quando vi fate domande semplici. La più importante delle domande è semplicemente: "e se…?"

(E se ti svegliassi con le ali? E se tua sorella si trasformasse in un topo? E se voi scopriste che il vostro insegnante progetta di mangiare uno di voi alla fine del corso, ma non sapete chi?)

Un'altra domanda importante è: "se solo…"

(Se solo la vita reale fosse come nei musical di Hollywood. Se solo potessi diventare piccolo come un bottone. Se solo un fantasma facesse i miei compiti.)

E poi ci sono le altre: "mi chiedo…" ("Mi chiedo cosa faccia quando è sola…") e "se continua così…" ("Se continua così i telefoni inizieranno a parlarsi tra loro ed elimineranno gli intermediari…") e "non sarebbe interessante se…" ("Non sarebbe interessante se il mondo fosse stato governato dai gatti?")

Queste domande, e quelle simili, e le domande che loro, a loro volta, pongono ("Beh, se i gatti governavano il mondo, perché non lo governano più? E cosa ne pensano di questo?") sono uno dei posti da cui vengono le idee.

Un'idea non deve essere per forza un'ipotesi di trama, solo un posto da cui iniziare a creare. Spesso le trame si generano da sole quando uno inizia a farsi domande su cosa sia esattamente il punto di partenza.

A volte l'idea è una persona ("C'è un ragazzo che vuole conoscere la magia"). A volte è un posto ("C'è un castello alla fine del tempo, che è il solo posto che ci sia…"). A volte è un'immagine ("Una donna che si aggira in una stanza piena di facce vuote.")

Spesso le idee vengono dall'incontro di due cose che non si erano incontrate prima. ("Se una persona morsa da un lupo mannaro si trasforma in un lupo, che cosa succederebbe se un pesce rosso venisse morso da un lupo mannaro? Cosa succederebbe se una sedia venisse morsa da un lupo mannaro?")

Tutta la narrativa è un processo di immaginazione, qualsiasi cosa voi stiate scrivendo, in qualsiasi genere o medium, il vostro compito è di inventare cose convincenti, interessanti e nuove.

E quando avete un'idea - che, alla fine, non è niente altro che qualcosa a cui aggrapparsi quando iniziate - cosa fare poi?

Beh, poi scrivete. Mettete una parola dopo l'altra fino a che non è finito - qualsiasi cosa sia.

A volte non funzionerà, o non nel modo che avevate immaginato all'inizio. A volte non funzionerà proprio. A volte dovrete buttare tutto e ricominciare.

Mi ricordo di aver avuto, qualche anno fa, un'idea perfetta per una storia di Sandman. Riguardava una succube che dava a scrittori, artisti e compositori di canzoni idee in cambio di parte della loro vita. L'avevo chiamata Sesso e Violette.

Sembrava una storia abbastanza semplice e solo quando mi misi a scriverla scoprii che era come cercare di tenere in mano della sabbia finissima: ogni volta che pensavo di averla presa mi scorreva via dalle dita e spariva.

All'epoca scrissi:

Ho già iniziato questa storia due volte, fino ad ora, e ogni volta sono arrivato circa a metà, solo per vederla morire sullo schermo.

Sandman è, a volte, un fumetto horror. Ma niente che abbia mia scritto per esso mi aveva preso come questa storia che mi dovevo decidere ad abbandonare (con la data di consegna ormai una cosa del passato). Probabilmente perché mi toccava così da vicino. Sono le idee - e l'abilità di metterle su carta e farne delle storie - che fa di me uno scrittore. Questo significa che non devo alzarmi presto la mattina e sedermi su un treno in mezzo a gente che non conosco per andare ad un lavoro che non mi piace.

La mia idea di inferno è un foglio di carta bianca. O uno schermo bianco. E io, che lo guardo, incapace di pensare ad una singola cosa che valga la pena dire, un singolo personaggio in cui le persone potrebbero credere, una singola storia che non sia già stata raccontata prima.

Guardare un foglio di carta bianco.

Per sempre.

Però ne sono uscito scrivendo. Mi sono disperato (questa è un'altra risposta furbetta e vera che do a chi mi pone la domanda dove-prendi-le-idee. "Disperazione". Si trova tra "Noia" e "Scadenze". Tutte queste risposte sono vere, fino ad un certo punto.) e ho preso il mio terrore, e l'idea di base, e ho realizzato una storia chiamata Calliope, che spiega, credo in modo abbastanza definitivo, da dove prendono le idee gli scrittori. Si trova in un libro intitolato Dream Country. Potete leggerla se volete. E, ad un certo punto mentre scrivevo la storia, ho smesso di avere paura che le idee se ne andassero.

Da dove arrivano le mie idee?

Le invento.

Le tiro fuori dalla mia testa.

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