16 - LA TORRE
 
di Filippo Bertoni

Il sole si levava nel cielo, ad Oriente, tra le montagne, ed una fresca brezza cullava dolcemente le fronde dei larici, cariche di pigne.
Un gruppo di uomini stava lavorando attorno ad un profondo buco da cui spuntavano dei pali e delle pietre che erano stati infissi nel terreno. Un grosso carro carico di legname si stava avvicinando lungo la stretta mulattiera che s'inerpicava sul monte.
- Salute, capomastro - disse l'uomo che stava alla guida del carro in direzione di un uomo anziano che si stava avvicinando accompagnato da due manovali.
- Salute a te, carrettiere. - Rispose l'uomo, facendo un cenno col capo - Cosa c'è sul tuo carro, dimmi.
- Come, non lo vedi? Non sarà che la vecchiaia ti ha accecato, capomastro? Trasporto del legname. Legname di prima qualità, per la torre di Lord Frederick - disse il giovane carrettiere con aria fiera.
- Non so se hai notato che di legname di prima qualità ne abbiamo abbastanza per costruire una cattedrale… - disse il vecchio indicando alti cumuli di legname.
- Non mi interessa cosa costruite, capomastro, io consegno ciò che mi viene dato.
- Beh, giovanotto, dì ai tuoi superiori, laggiù, che noi di legname ne abbiamo fin troppo, ma che in compenso non ci è arrivato neanche un sassolino da voi!
- Certo, certo… beh, pare che i tuoi uomini abbiano finito. Salute. - Il giovane non aspettò neanche la risposta del capomastro e portò il suo destriero lontano dal campo, lanciato al galoppo.
- Ah, i giovani d'oggi… - pensò il capomastro scuotendo la testa, mentre tornava al lavoro.

Mentre gli operai stavano riponendo gli attrezzi per andare a dormire, si udì un gran rumore di zoccoli lungo la mulattiera. Un enorme cavallo, bardato di rosso e blu, entrò nel cantiere, e si diresse verso il capomastro.
Il giovane che lo cavalcava scese rapidamente per parlare al vecchio: - Questa torre deve essere finita entro una settimana, capomastro!
- Cosa!?!? Ma, signore, ha visto a che punto sono i lavori? - Disse il vecchio indicando i pochi pali che spuntavano dalla terra.
- Come?! Quella sarebbe la mia torre!? Ho sbagliato a fidarmi di te, capomastro… pare che non abbiate fatto altro che oziare!
- Maestà, se mi permette, noi non abbiamo mai oziato, tant'è che abbiamo preparato le migliori fondamenta di questo mondo! Caso mai sono i vostri carrettieri che oziano! Non ci arriva un carico di pietre da oltre tre settimane!!!
- Non è possibile! Hanno intercettato i carichi! Dovrete costruire in fretta, tu e i tuoi uomini, perché lo scontro si avvicina.
- Costruire, sì, ma con che pietre?
- Non avevate forse tre carichi di granito? Bene, usate quelli! E se non vi dovessero bastare smontate la scuderia, e le vostre dimore, e tutto ciò che è fatto di pietra!
- Ma, mio signore, quelli sono serviti per le fondamenta… Non si può costruire una torre senza fondamenta! E poi come faremmo a vivere senza le nostre case?
- Tu costruirai questa torre, ho fiducia in te, capomastro. Se non ci riuscirai, morirai. - Così dicendo il cavaliere rimontò sulla sua cavalcatura e si allontanò al galoppo.

Il giorno dopo gli operai si alzarono all'alba. Il capomastro aveva raccontato loro quello che aveva detto Lord Frederick. Si erano messi subito al lavoro.
Per prima cosa avrebbero smontato le fondamenta e recuperato tutte le pietre possibili, tranne quattro pilastri che avrebbero aiutato i pali di legno a reggere la pesante struttura; poi avrebbero costruito i primi due piani, che sarebbero stati di granito, ed infine gli ultimi tre piani in pietre più fragili, come quelle che erano servite per le scuderie e le case dei muratori…
Certo non sarebbe stata la torre più solida mai costruita, ma senza pietre… e poi in quella zona della regione non succedeva mai niente… Non sarebbe mai stata usata.
Certo, le parole di Lord Frederick lo avevano un po' scosso, ma pensò che quello "scontro" fosse solo metaforico.
In cinque giorni i primi piani dell'edificio si ergevano al di sopra delle cime dei giovani larici; il capomastro era fiero del suo lavoro. Ancora due giorni di lavoro e la torre sarebbe stata completata, e lui sarebbe stato pagato.
Finalmente si sarebbe potuto fare una bella casetta dove passare la sua vecchiaia…
Ma verso sera, mentre anche l'ultimo carpentiere stava lasciando il cantiere, il fracasso degli zoccoli di due cavalli lanciati al galoppo fece tremare le pareti della casupola dove il capomastro si era insediato.
Il vecchio uscì dalla casa per andare incontro ai viaggiatori, e si avvicinò al bosco da cui spuntava la mulattiera con una lampada in mano. Tutti i muratori erano dietro di lui.
I due cavalli entrarono nel cantiere ed i cavalieri smontarono rapidamente; uno portava un cotta di maglia coperta da una tunica rossa e blu, su cui faceva bella mostra lo stemma dei Grenlochk, mentre l'altro portava una semplice calza maglia, blu e rossa anch'essa, ed una tunica marrone.
Il primo, evidentemente un cavaliere, si avvicinò al capomastro, mentre il secondo, lo scudiero, si prese cura dei cavalli.
- Salute, capomastro. Vedo che hai fatto progressi, ma dov'è la scuderia? - Domandò il cavaliere guardando i suoi due cavalli.
- La scuderia, mio signore, è lì - disse il capomastro indicando la torre.
- L'importante è che la torre sia solida… I miei cavalli dormiranno all'aperto.
- Per quanto riguarda il vostro alloggio, beh, sarà al quarto piano della torre… domani dovrebbe essere pronto.
- Nel frattempo approfitterò della tua umile dimora…
- Ne sono onorato… - farfugliò il vecchio disorientato.
Il cavaliere, che altri non era se non Lord Frederick, si diresse verso la casupola del capomastro. Prima di entrare si voltò e disse: - Ah, dimenticavo. Domani, verso il tramonto, giungerà qua una guarnigione di arcieri… Penserete voi ad alloggiarli e a nutrirli.

Il giorno dopo altri due piani erano completati, ed ormai mancava solo l'ultimo piano ed il tetto, quando, mentre il sole calava, arrivarono gli arcieri del Signore del Doltran. I muratori erano sempre più preoccupati, e lavoravano male, distratti com'erano dalle uniformi di quei soldati.
Per il capomastro si fece sempre più difficile coordinare il lavoro dei suoi dipendenti, ma, nonostante ciò, anche l'ultimo piano fu costruito.
- Ora non ci resta che posare il tetto… Sembra molto solida - disse il vecchio a Lord Frederick, guardando la torre che sorgeva in mezzo al lariceto.
- Spera che lo sia sul serio, capomastro, o la tua testa farà bella mostra tra i miei trofei di caccia… - disse il cavaliere dirigendosi verso il suo scudiero.
- Domani, finita la costruzione i muratori potranno andare… ci sarà un carro per portarli al villaggio.
- E… per quanto riguarda me? - Chiese preoccupato il vecchio.
- Tu assisterai allo scontro… e prega che la tua torre regga, o altrimenti i nemici marceranno sul tuo corpo.
- Cosa… io… assistere allo scontro… ma… ma perché? Io… sono anziano, non… vi sarò di nessun aiuto…
- Inutile discutere, vecchio, ho deciso.

L'indomani mattina, quando la torre fu completata, gli operai salirono sul carro che li avrebbe portati ai loro villaggi. Il capomastro li salutò uno per uno; aveva lavorato per molto tempo con quei ragazzi, ed erano la sua famiglia. Una famiglia che probabilmente avrebbe perduto, visto che la sua vita era affidata ad una torre costruita senza pietre.
Partito il carro, al capomastro vennero in mente mille dettagli che non aveva controllato, mille possibili errori che avrebbero messo fine alla sua vita.
Nel silenzio del bosco, che era in attesa dello scontro imminente, risuonò un corno da guerra. Gli arcieri incoccarono le frecce e accesero i bracieri, pronti all'attacco. Lord Frederick era partito all'alba con il suo scudiero per andare in avanscoperta, e condurre il nemico in quella che doveva essere una trappola… Ma per chi? Pensò amaramente il capomastro, osservando i muri fatti con semplici ciottoli.
Si sentì il tramestio degli zoccoli e dal sentiero arrivò un cavaliere. Gli arcieri si sporsero irrequieti dai muri; ci doveva essere qualcosa che non andava.
Il cavaliere era lo scudiero di Lord Frederick e si rivolse agli arcieri, gridando: - Siamo stati traditi, Lord Grenlochk è morto… Sono centinaia! Fuggite!
Quest'ultima parola illuminò il volto del capomastro, che vide la possibilità di salvarsi. Ma le sue speranze furono infrante quando capì che tutti gli arcieri stavano tentando di fuggire, bloccando le scale. Non sarebbe mai arrivato a terra in tempo. Alcuni soldati pensarono lo stesso e si gettarono dalla cima della torre… Folli! pensò, è una torre troppo alta…
Sentì le grida dei cavalieri nemici, che galoppavano vero gli arcieri in fuga. Sentì le grida del capitano degli arcieri che impartiva gli ordini ai pochi che non erano fuggiti. Sotto la guida di un veterano riuscirono a scagliare una scarica di frecce sul nemico, massacrando la prima fila, ma non fecero in tempo a tirare una seconda volta.
Le urla di dolore dei soldati terrorizzarono il capomastro, al punto tale da farlo rannicchiare conto le mura della torre, dove era rimasto, come paralizzato, nella speranza che i cavalieri pensassero che la torre fosse vuota ed inseguissero gli arcieri. I suoi sogni si infransero quando sentì il rumore di stivali metallici che salivano la rampa di scale della torre. Primo piano, secondo piano, terzo piano, quarto piano. Ancora un piano e sarebbe morto.Disperato, alla vista dello sguardo carico d'odio del cavaliere che avanzava verso di lui, il vecchio si gettò dalla torre.
Cadendo osservò la sua ultima costruzione. Guardala, pensò, si fa beffe di me! Tutto l'esercito è in rotta, il nostro paese è destinato a sopperire, io sto per morire, ma lei, beffarda, si alza alta nel cielo.

Uno schianto secco attirò l'attenzione di un cavaliere che stava osservando l'esercito nemico in rotta. Il soldato si voltò e vide un vecchio a terra, in un bagno di sangue, scomposto, il viso contratto in un'orribile smorfia.

torna al Progetto Tarots