LA SPIAGGIA
 
di Aztek the Jedi
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Avanzavano faticosamente, camminando nella sabbia intiepidita dal sole del mattino. Nick brontolò per il peso del frigo portatile, ripieno di birre ghiacciate, gli altri lo presero in giro per l'ennesima volta, ma Nick era abituato alle loro risa, visto che era il più giovane del gruppo.
Il mare all'orizzonte aveva il colore dell'acciaio, un blu molto scuro ed intenso. In alto nel cielo, il sole picchiava come un martello rovente. Scendevano dalla discesa, la spiaggia aveva la forma di un imbuto, con la parte stretta rivolta verso il parcheggio. A un lato della spiaggia, vi era una scogliera che saliva diritta verso il cielo, mentre dall'altra, un'alta striscia di scogli scendeva tuffandosi verso il mare. Sebbene fosse circondata da alte pareti, il sole vi picchiava per tutto il giorno.
Per una volta di più, Nick si rammaricò di aver accettato l'invito di Jerry a gli altri ad unirsi a loro, sapeva che come al solito, avrebbe dovuto sorbirsi tutti i lavori pesanti. Ma non voleva neanche stare a casa a rimirare le macchie sul soffitto della sua stanza da letto. I "lavoracci", come li chiamava erano incominciati al mattino presto, Jerry gli aveva intimato di caricare tutti i loro bagagli in macchina, se non voleva restare a casa.
Nick ne era stato tentato, ma il pensiero di poter farsi il bagno nell'oceano, dopo tanti mesi passati tra i libri, e di poter rimirare qualche bella ragazza, gli aveva fatto cambiare idea. Aveva caricato il Grand Cherokee di Jerry senza fiatare, stipando alla meglio gli zaini ricolmi di asciugamani, il frigo portatile e l'ombrellone.
Arrivati al parcheggio in prossimità della spiaggia, era toccato a lui scaricare il tutto, e sempre a lui era toccato cuccarsi il frigo. Fu scosso dai suoi pensieri da Jerry, che lo chiamò a gran voce.
- Hey Nick, vuoi andare in acqua con quel frigo? Che, non vedi che ci siamo fermati? Oh…Sveglia !
Gli altri presero a ridere e una volta di più lo presero in giro. Con un sospiro, Nick girò sui tacchi e ritornò verso il gruppo. Lasciò cadere pesantemente a terra il frigo, sbuffando. Dall'interno provenne un sordo tintinnare di lattine.
Si tolse l'asciugamano dal collo, stendendolo a terra, allineandolo con quelli dei sui amici, formando una specie di lungo tappeto multicolore disteso sulla sabbia.
- Hey Nick…pianta l'ombrellone, altrimenti il frigo si riscalda e poi le birre non sono più fresche! - gli ordinò Bruce.
- Perché non te lo pianti? Non vedi che mi sto spalmando la crema?
Bruce, che era il quarterback della squadra universitaria, si avvicinò a Nick. Si chinò, raccolse una manata di sabbia e prima che potesse scansarsi, gliela gettò addosso. Ovviamente, la sabbia si appiccicò al busto e alle braccia di Nick, già spalmate di crema. Gli altri sghignazzarono come un branco di oche selvatiche, dandosi manate nelle cosce.
- Senti, ti abbiamo dato un passaggio fino a qua? Preferivi rimanere a casa a menartelo tutto il giorno? Facci almeno il favore di fare quello che ti chiediamo. Va' a piantare l'ombrellone, e metti il frigo all'ombra. Subito.
Nick guardò con odio il viso perfetto da playboy di Bruce. Odiava quel viso, come odiava la chioma bionda e riccia che lo incorniciava. Le ragazze, ovviamente stravedevano per lui, specialmente quando scendeva sul campo da gioco, con le protezioni da rugby che ne esaltavano il fisico statuario.
A volte, proprio grazie al suo fisico, posava come fotomodello per qualche negozio alla moda del luogo, ricavandone dei soldi da spendere in bisbocce con gli amici. O con le amiche.
- Guardatelo ragazzi, Nick l'incazzato !! Venite a vedere, Cristo, la gente pagherebbe per vedere la faccia che hai adesso! - starnazzò Jake.
Nick si alzò di malavoglia, parte della sabbia che gli era rimasta sopra i boxer, cadde a terra, sporcandogli l'asciugamano. Piantò l'ombrellone, mise al riparo il frigo, rimuginando tra se e se che forse era meglio restare a casa a non fare nulla. Si incamminò verso il mare, che era a una trentina di metri da dove si trovavano. I cavalloni si infrangevano sulla spiaggia con un fragore simile a quello di una spingarda. Una volta di più, Nick si sentì attratto e allo stesso tempo impaurito dall'oceano. Si guardò intorno, mentre con la punta di un piede saggiava la temperatura dell'acqua. Nella piccola spiaggia c'erano poche persone, due tre famiglie obese con una ciurma di bambini vocianti.
E l'acqua era piacevolmente gelida. Immerse le gambe fino alle ginocchia per abituare il corpo alla temperatura dell'acqua. Sua madre glielo raccomandava sempre.
"Nick, non entrare in acqua di colpo, altrimenti ti si blocca la digestione, o ti viene una sincope".
Glielo aveva ricordato anche quella mattina, mentre si preparava l'asciugamano da spiaggia e metteva i panini, che lei gli aveva preparato, nello zaino. Quasi per dispetto, pensando a quelle cose, si tuffò dentro il cavo di un'onda che si stava per infrangere sulla spiaggia. Senti il corpo trafitto da mille spilli, ma era comunque piacevolmente tonificante per i suoi pochi muscoli. Riemerse sbuffando come un capodoglio, felice di essere in spiaggia, nonostante tutte le angherie che aveva e avrebbe dovuto sopportare quel giorno.
I ragazzi non erano proprio cattivi con lui, anzi, a modo loro lo consideravano quasi un amico, ma purtroppo lui non era come loro. Il suo fisico non gli permetteva di entrare nella squadra universitaria di rugby o di basket, contrariamente a loro, lui si era guadagnato la borsa di studio all'università grazie alla sua intelligenza, era ben visto dagli insegnanti, mentre loro venivano promossi solo grazie ai loro risultati sportivi. Poco male, loro potevano contare su di lui per quanto riguardava i test in classe, e lui poteva (a volte) contare su di loro per farsi portare in giro nei locali alla moda. Purtroppo, il lavoro di suo padre non poteva permettergli di acquistare una seconda macchina. La giardinetta che avevano era così vecchia e scassata che Nick si vergognava a farsi a vedere in giro alla guida di quel catorcio. Perciò, quando non aveva da studiare, se i ragazzi lo volevano con loro, si faceva scarrozzare in giro per i fast food di Marin Country.
La sua attenzione fu distolta da un gruppetto di persone che stava in quel momento scavalcando la palizzata, scendendo verso la spiaggia. Erano tutti sui ventisette, trentacinque anni, e un'avvenente bionda sembrava guidare il gruppo. Venne travolto dall'onda successiva e finì sotto acqua. Riemerse boccheggiando tra le risa degli altri che lo stavano osservando pigramente e non si erano accorti del gruppo che stavano arrivando. Nick uscì dall'acqua tossendo e sputando acqua salata. Salì dal mare e si buttò sull'asciugamano.
Fece in tempo a dire ai ragazzi del gruppo nuovo che si stava avvicinando, prima che il chiasso che stavano facendo annunciasse a tutta la piccola spiaggia il loro arrivo.
Jerry fu il primo a girarsi e notò subito la bionda che guidava il gruppo.
-Cazzo ragazzi!! Guardate che pezzo di gnocca che sta arrivando - poi notando le altre dietro - E neanche le altre sono male. Bello, bello, mi sa che oggi si cucca!
Seguirono i commenti degli altri due, più o meno volgari sulle ragazze che avanzavano, sollevando piccole nuvolette di sabbia ad ogni passo. Erano quattro, e dietro a loro, due uomini portavano un ombrellone e dei lettini pieghevoli. Si sistemarono poco più avanti di loro, molto più vicini al mare, quasi volessero farsi inghiottire dalle onde. Le quattro ragazze cominciarono a spogliarsi, sotto lo sguardo affamato degli uomini e dei ragazzi presenti in quella piccola spiaggia. I due uomini che le accompagnavano, sembravano immuni al loro fascino, e badavano ad aprire i lettini e sistemarci sopra gli asciugamani.
- Gesùùù…guarda che tette!! - esclamò Jerry, il più irruento del gruppo.
- Hai visto la bionda che culo? Quel perizoma gli sta da dio! - aggiunse Bruce, mascherandosi gli occhi dal sole con una mano tesa sulla fronte, come se stesse guardando una nave all'orizzonte.
Le ragazze, che erano rimaste in topless e perizoma, sembravano non accorgersi degli sguardi e dei commenti della gente.
"O forse se ne fregano" pensò Nick.
La bionda, incominciò a spalmarsi la crema sul corpo, conscia del fatto che il gruppetto di ragazzi dietro a loro si stava scalmanando a quella vista come un branco di scimmie. Solo uno di loro, se ne stava relativamente tranquillo, ogni tanto veniva spintonato ad una spalla dal ragazzo con i capelli ricci e lunghi, ma non sembrava essere molto interessato allo spettacolo. Le altre ragazze cominciarono a spalmarsi la crema a vicenda, ridacchiando tra loro e parlando a voce alta.
- Devo andarmi a fare un bagno o scoppio! - esclamò ad un certo punto Bruce.
In realtà, pensò Nick, voleva soltanto passare vicino alle ragazze per mettere in mostra il suo fisico da fotomodello.
- Ti seguo! - gridò Jerry, avviandosi salterellando verso il mare. Senza dire niente, anche Jake si alzò, raccogliendo i lunghi ricci castani e legandoli con un anello di stoffa giallo fosforescente. Ululando come un branco di lupi, i tre ragazzi si gettarono in acqua esibendosi in quello che Nick chiamava "la danza dello svasso", ovvero saltavano dentro alle onde, riemergevano scuotendo le chiome e gonfiando i pettorali. Poi, affrontavano l'onda successiva con le braccia aperte, come un Cristo in croce, quasi a volerle placcare. Quello serviva a far vedere i dorsali e i muscoli delle spalle.

Nick sorrise tra se e se, conosceva bene quella danza, avendogliela vista fare decine di volte. E spesso le ragazze ci cascavano. Spostò lo sguardo verso le quattro ragazze. Erano distese, con la pelle abbronzata luccicante di crema solare.
Sembravano disinteressate allo spettacolo che i tre stavano offrendo. Nick ne rimase un po' sorpreso, e lentamente spostò lo sguardo dai loro seni che si abbassavano al ritmo della loro respirazione, ai due uomini che accompagnavano le tre ragazze.
I due stavano guardando i tre ragazzi in acqua con uno sguardo…"Di compassione? Può essere? Naaaaaa!!!!", pensò Nick. Erano seduti all'ombra dell'ombrellone, la loro pelle era molto chiara, pelle da ragioniere, come la chiamava Nick. Osservavano i tre, e a volte scambiavano qualche parola tra loro, facendo dei piccoli gesti come a voler indicare uno dei tre.
"Saranno froci", pensò Nick, "Devo dirlo ai ragazzi, chissà che ghignate si faranno a sapere che hanno attizzato due checche."
I tre uscirono dall'acqua, sempre rumoreggiando come una mandria di bufali, si rincorsero fino ai lettini delle ragazze, poi camminarono, spingendo in fuori i pettorali e addominali.
Ancora una volta, Nick rimase sorpreso dal constatare che le ragazze sembravano non averli nemmeno visti, mentre ancora una volta, i due uomini si scambiarono delle parole all'orecchio. Si buttarono sugli asciugamani, levando dei sonori "Ohh" e "Ahhhh".
- Ragazzi, volete sapere una cosa? Secondo me i due del gruppetto la sono due froci. Non vi hanno mai tolto gli occhi di dosso mentre vi facevate il bagno. E anche quando siete saliti, anzi, ogni tanto si dicevano qualcosa sottovoce - disse loro Nick.
- Fai un po' vedere…Si, hanno proprio l'aria dei culi quelli, fa che mi guardino un'altra volta e glieli tolgo quegli occhi del cazzo!- esclamò Bruce, che odiava gli omosessuali. Era spesso soggetto alle attenzioni dei gay, che lo scambiavano per uno di loro, a causa del suo aspetto molto curato.
- Già - aggiunse Jerry - E mi sa che quelle quattro sono delle lesbiche. Crispio, avete visto? Non ci hanno degnato di uno sguardo!
- Che sfiga… chi è che ha deciso di venire qui? Uff…qua ci sono solo famiglie, culattoni e lesbiche…neanche una ragazza come dio comanda! - esclamò Jake.
- Hey, mica è colpa mia se il posto è diventato un cesso, tempo fa ci sono venuto ed era tutto ok, era pieno di ragazze e gente giovane - si scusò Jerry.
Una delle ragazze, quella con i capelli ricci e neri, alzò la testa, probabilmente stava ascoltando, si tolse le cuffiette dalle orecchie e scuotendo la ragazza bionda, le disse qualcosa. La Bionda alzò la testa e guardò nella direzione dei ragazzi, per poi abbassarla di nuovo sopra il lettino. La Riccia le disse di nuovo qualcosa, allora, la Bionda rialzò la testa e riguardò il gruppetto di ragazzi. Guardò anche l'altra gente che c'era nella spiaggia e disse qualcosa alla Riccia. Risero tra loro, svegliando le altre due. La Bionda guardò i ragazzi di nuovo e sorrise.
Nick sentì il cuore mancare un colpo. Aveva un bellissimo sorriso, con dei denti bianchissimi e molto piccoli. Sentì che a fianco a lui anche gli altri tre erano rimasti senza parole. La Bionda inarcò la schiena, era distesa sulla pancia, mettendo in mostra il suo bel corpo. Si alzò in piedi, allungandosi e stiracchiandosi con le braccia al cielo. Anche i suoi seni sembravano volersi stiracchiare. Abbassò le braccia e guardò di nuovo i ragazzi. Sorrise e a loro sembrò che il sole avesse aumentato la luminosità.
Nick sentì mormorare un "Cristo…." Vicino a lui. Si girò e trovò Jerry con gli occhi sgranati che guardava il culo della Bionda che si muoveva dentro al perizoma, mentre si incamminava verso il mare. Lei si girò, chiamò le altre tre ragazze, che a loro volta si alzarono e si stiracchiarono. Poi, tutte e quattro si incamminarono verso il mare, gettando prima un'occhiata verso i quattro ragazzi.
A Nick piaceva guardare la gente quando questa pensava di non essere osservata. Negli ombrelloni vicini, uomini panciuti guardavano le quattro ragazze con sguardi annebbiati. Le grasse mogli sedute accanto a loro, guardavano le ragazze con disprezzo, e lo stesso disprezzo era riservato anche ai mariti.
Nei loro occhi si leggeva rancore e rammarico. Anche loro, forse, un tempo erano guardate con sguardi affamati, anche loro, tanti anni prima, avevano sollevato commenti poco puliti. Vide una grassona con un assurdo bikini scuotere il marito, che sembrò svegliarsi da un bel sogno. La donna gli disse qualcosa, probabilmente che gli stavano cadendo gli occhi sulla sabbia, o qualcosa del genere, e l'uomo reagì bestemmiando come un ossesso. Il donnone si scurì in volto, alzò la sua trippa dall'asciugamano e fece su le sue poche cose. Gridò al marito che lei se ne andava e che avrebbe fatto meglio a seguirla, invece di stare li a sbavare come un vecchio marpione di novant'anni. L'uomo gli diede della scrofa scassaballe, ma anche lui fece su le sue poche cose e la seguì su per la spiaggia.
Scomparvero al di la dello steccato, senza che nessuno, apparentemente si fosse accorto di niente. Proprio nessuno no, si accorse Nick. I due uomini che stavano con le ragazze, i Ragionieri, come li aveva soprannominati, guardavano la coppia scomparire con uno sguardo che sembrava quasi di sollievo. Nick li guardò incuriosito. Uno di loro sembrò accorgersi di quello sguardo, e immediatamente abbassò gli occhi sulla sabbia, dando di gomito all'altro. L'altro fissò Nick, sempre con quello sguardo indecifrabile. Poi abbassò anche lui gli occhi sulla sabbia, muovendola con le mani.
Le ragazze intanto si stavano spruzzando con l'acqua del mare, mentre le onde sembravano essere cresciute di potenza e di numero. L'acqua fredda aveva fatto rizzare i loro capezzoli, che se ne stavano diritti come piccoli soldatini sull'attenti. Bruce si alzò come ipnotizzato da quella vista, armeggiò tra gli zaini e ne estrasse un pallone da rugby.
- Andiamo a fare due tiri in acqua? - disse, non rivolgendosi a nessuno in particolare, e sempre senza distogliere gli occhi dalle ragazze. Jake e Jerry si alzarono come ipnotizzati e si incamminarono verso l'acqua. Il contatto con l'acqua fredda dell'oceano li risvegliò dal loro sogno; cominciarono a sguazzare tra le onde spruzzandosi tra loro, anziché giocare a rugby. Bruce, sotto l'attacco combinato di Jerry e Jake, reagì sollevando uno spruzzo enorme, che raggiunse la schiena della Riccia. Questa reagì inarcando la schiena e lanciando un gridolino. Poi si girò e a sua volta spruzzò Bruce. Che rimase fermo impietrito, mentre un'onda gigantesca si gonfiò al suo fianco e lo coprì, gettandolo sotto acqua. Emerse, sputacchiando, tra le risa degli altri due, unite a quelle delle ragazze.
Anche lui rise, come un ebete, poi, immerse le braccia in acqua e sollevò uno spruzzo d'acqua che bagnò tutte e quattro le ragazze. Un'altra ondata si abbatté su di loro, cosi le ragazze si spostarono in una piccola calletta dove le ondate non erano così forti, risero tra loro e, con l'acqua che arrivava al bacino, chiamarono Bruce. Si avvicinò a loro quasi di corsa, seguito da Jake e Jerry, che avanzavano nell'acqua bassa con un sorriso ebete stampato sulle labbra, come cani fedeli alle loro padrone.
Nella mano, Jake stringeva il pallone da rugby, inutilizzato. Appena fu a tiro, le ragazze cominciarono a spruzzare Bruce, ridendo con le loro risate cristalline. Bruce rispose all'attacco, chiamando in aiuto gli altri due. In breve, la piccola calla ribollì di schiuma e risuonò delle risate dei sette.
Più su, nella spiaggia, Nick osservava la scena con una punta di gelosia. Lui non sarebbe mai stato capace di farsi avanti con delle tipe così. Ancora una volta, osservò la gente attorno a lui, come faceva sempre. Le due famiglie rimaste, quelle con i bambini che sembravano gli omini della Michelin, erano impegnati a consumare il pranzo, seduti all'ombra degli ombrelloni. Di tanto in tanto, i due mariti lanciavano occhiate colme di invidia verso i tre ragazzi e di lussuria verso le Ragazze.
- Cristo! Di nuovo! - bofonchiò Nick, sorprendendo i due accompagnatori delle ragazze che guardavano i tre ragazzi con quell'espressione, come di…compassione.
"Altro che froci", pensò, "Mi sa che questi sono i mariti di due di loro e che sono anche belli scornazzati!". Ma poi pensò che avrebbero guardato i ragazzi con rancore forse, ma compassione… no, non era il sentimento giusto quello.
Intanto, nella calla, Bruce, forse per non sfigurare di fronte agli altri, si era fatto sotto alla Riccia, spruzzandola a più non posso, avvicinandosi sempre di più, fino a prenderla per le braccia, bloccarla e spingerla in acqua. La Riccia emerse, sputando acqua e ridendo forte. Con un balzo saltò addosso a Bruce, prendendolo per le spalle e strofinandogli i seni sulla schiena. Bruce, ormai spinto in quel sentiero in discesa, la prese per le cosce, vicino alle natiche sode, e si butto in avanti, tirandola sotto acqua insieme a lui. Gli altri due, che se ne stavano a bocca aperta, lo imitarono, si fecero sotto alle altre tre e ne spinsero due in acqua.
Rimase in piedi solo la Bionda, che protestò vivamente.
- Hey non vale! Qua siamo quattro contro tre! Voglio anche io un avversario!
Bruce riemerse dall'acqua con la Riccia che chissà come gli si era aggrappata sul davanti, come una scimmia, e lo strattonava per tirarlo sotto acqua. Si liberò di Riccia, facendola cadere in acqua.
- Chiamate uno di loro due - disse indicandogli i Ragionieri.
La Riccia riemerse ridendo e si aggrappò di nuovo al petto di Bruce.
- Chi loro? - rise la Bionda - No…loro non possono, soffrono di un fungo che si sviluppa con l'acqua salata…perché non chiami il tuo amico? Quello che è rimasto sotto l'ombrellone - disse indicando Nick.
Le altre tre ragazze risero insieme, quasi sguaiatamente, gridando di chiamare il loro amico. I tre ragazzi si guardarono tra loro, poi Bruce, con un'alzata di spalle che significava "Perché no ?", si girò e lo chiamò.
- Niiiiiick!!
Nick si alzò, come se in quel momento, a chiamarlo non fosse Bruce, ma Dio in persona. Senza neanche pensarci due volte si diresse verso la calla, e passando vicino ai due Ragionieri, non poté fare a meno di notare ancora quello sguardo di compassione.
"Andate a farvi fottere, froci di merda!" pensò rabbiosamente, "Che cazzo avete da guardare in quel modo ?!" Entrò nella calla, come un tornado si abbatte su un covone di paglia, sollevando una quantità di spruzzi. Ridendo, la Bionda lo spruzzo a sua volta, e senza accorgersene, anche Nick si ritrovò coinvolto nella "danza degli svassi".

Il sole stava tingendo di rosso il mare, che si era leggermente calmato, era passato dal colore dell'acciaio che aveva al mattino, al colore del sangue.
O almeno così sembrava a Nick, che lo osservava disteso a fianco della Bionda. I due Ragionieri erano come delle ombre che si muovevano attorno a loro, da un pezzo ormai, Nick aveva imparato ad ignorarli, come facevano le ragazze e gli altri suoi amici. Aveva passato la più bella delle giornate, da come si era messa al mattino, si aspettava che finisse male, invece, sorpresa delle sorprese, il nostro Nick se ne stava disteso al fianco di una bionda mozzafiato. Sembrava un sogno e lui non si voleva risvegliare. Ma un bisogno urgente lo costrinse ad alzarsi. Si guardò intorno, le due famiglie erano scomparse da un pezzo, la piccola spiaggia era tutta per loro. Notò con un po' di invidia che gli altri tre si stavano dando da fare con le ragazze, appartati tra gli scogli. Vide alla sua destra Bruce senza costume che si tirava sopra Riccia, anche lei senza il perizoma.
Scosse la testa, pensando che fino a li non ci sarebbe mai arrivato. Almeno che non accadesse un miracolo. Lui di sicuro non sapeva da dove iniziare.
Si vergognava di se stesso e aveva paura che la Bionda lo considerasse un mollusco. E forse lo era veramente.
- Dove stai andando? - mormorò Bionda.
- Ahem…ho bevuto troppo…devo…hemm…si insomma…
Bionda rise.
- Ho capito, ho capito…Vai, vai, ma non scappare eh?
- He he, ci mancherebbe!
Nick trotterellò via felice, dirigendosi verso la punta estrema della spiaggia, dove gli alti scogli scendevano a picco sul mare. Si avvicinò a loro, si abbassò il davanti dei boxer e tirato fuori l'attrezzo, cominciò a pisciare.
Distrattamente osservò che il sole era oramai scomparso all'orizzonte, mentre, anche se non poteva vederla, a est stava sorgendo la luna piena. Si ritrovò a fischiettare come un babbeo, e rise di se stesso. Diede una sgrullatina e rimise via il tutto. Si girò e per poco non gridò. Davanti a lui, stava la Bionda.
- Cristo santo, mi stava per venire un infarto! Gesù che spavento…come hai fatto a raggiungermi senza che ti sentissi?
Bionda sorrise.
- So muovermi senza fare rumore, quando voglio.
- Bhè, he he, sei venuta a controllare se scappavo? Non ne avevo intenzione, sai!
- Bhà, tanto da qui non scappi - disse sorridendo con quel suo sorriso stupendo - Non te lo permetterei!
- Uh…bhè…wow! - disse Nick, che si sentiva in imbarazzo come un bambino colto a rubare la marmellata.
La Bionda gli si avvicinò, sfiorandogli il petto con i capezzoli. Che da bravi soldatini, stavano sull'attenti. Nick a quel contatto si ritrasse istintivamente, come se avesse preso la scossa.
- Ah. Cosa c'è? Non ti piaccio? Lo immaginavo…non mi hai mai sfiorato, neanche con un dito. I tuoi amici invece…
- Oddio, no! Cioè, certo che mi piaci, è solo che…bhè, io…non sono moltoooo…humm…pratico, ecco!
Nick sentiva il volto bruciare come un tizzone dell'inferno, avrebbe voluto nascondersi sotto uno scoglio, diventare piccolo come un granellino di sabbia.
La Bionda gli si avvicinò di nuovo, di nuovo gli toccò il petto con i capezzoli. Nick tratteneva il respiro, mentre la Bionda gli si premeva contro. Ora anche il suo ventre era al contatto con quello di Nick. Lo baciò e Nick baciò lei, dapprima timidamente, poi, liberando il fiato dai polmoni, la baciò con più passione. Lei ricambiò, aprendo la bocca e lasciando entrare la sua lingua.
In breve, Nick si ritrovò a terra, senza più i boxer, con la Bionda che stava sopra di lui e gli si strofinava addosso. Aveva un'erezione pulsante, quasi dolorosa, e quando entrò dentro di lei, gli sembrò di essere avviluppato da un fuoco liquido. Fecero l'amore a lungo, mentre la luna saliva su nel cielo e li illuminava con la sua pallida luce spettrale.
Un'ora dopo, giaceva disteso a terra, nudo, con la Bionda nuda tra le braccia. Si sentiva onnipotente, in grado di fare qualsiasi cosa. Nick l'Impacciato era storia antica, ora c'era il nuovo Nick. E grazie a…
"Uh", pensò, "Non so neanche come si chiama" Diede voce ai suoi pensieri, e gli chiese il nome.
- Alineka - rispose.
- Che nome strano, da dove proviene? Suona bene però!
- E' un nome molto antico…proviene dalla Romania.
- Ah. Ho capito. Bello comunque…Senti, che facciamo adesso?
- Humm, credo che i nostri servi stiano per preparare da mangiare.
- He he…Servi?
- Bhè, si, servono la nostra famiglia da moltissimi anni.
Nick, lasciò perdere le altre domande, pensando tra se e se che la tipa era ben strana.
- Raggiungiamo gli altri allora? O vuoi che restiamo ancora qui…Avrei in mente come passare il tempo…Mi è passato anche l'appetito! - disse Nick ridendo.
- A me no invece, anzi, ho tantissima fame!
Nick la guardò. Alineka era in piedi, la luna la illuminava. Aveva un corpo stupendo e la pelle levigata come il marmo, del colore del miele d'acacia. Alineka stava guardando la luna, il ventre proteso verso di essa, le mani erano distese lungo i fianchi, le dita aperte a ventaglio.
Nick la osservava rapito e per un attimo vide la pelle del suo viso incresparsi come una carta secolare. Il sorriso si trasformò in un ghigno pauroso, i denti perfetti divennero come delle lapidi di un cimitero antico, grigie e decrepite, gli occhi erano due pozzi neri e vuoti.
Poi tutto ritornò normale. Alineka si voltò verso di lui e gli sorrise, con il suo sorriso perfetto di sempre. Nick sbatté gli occhi, meccanicamente rispose al suo sorriso e poi pensò che la fame gli stava giocando brutti scherzi. Si ricordò che quel giorno aveva solo fatto colazione.
- Sai, ho cambiato idea, ho fame anche io! - le disse.
- Andiamo allora, vedo già il fuoco acceso la nella spiaggia - disse Alineka, incamminandosi in quella direzione. Nick si girò per cercare i sui boxer, ma invano, non li trovava più.
Senza nemmeno girarsi lei gli disse: - Lascia perdere i tuoi…boxer, anche gli altri saranno nudi - poi girandosi verso di lui, gli sorrise.
- La cosa ti turba forse? Hai paura a mostrare la tua nudità? Non temere, siete tutti uguali.
Nick non poté fare a meno di notare quello strano scintillio che aveva negli occhi mentre parlava. Era fatto così, osservava la gente e ne coglieva ogni minuscola espressione. Sentì un brivido partirgli dallo sterno e scendere a strizzargli i testicoli. Improvvisamente si sentì a disagio a stare da solo con lei, a stare in quella spiaggia. Il cuore, che prima batteva forte per la gioia e l'eccitazione, cominciava a tambureggiare di paura.
Guardò all'orizzonte, nessuna barca si vedeva al largo, su, verso la palizzata era tutto buio, nessuna luce di qualche auto di passaggio. Sentiva un campanello d'allarme suonare nella testa. Era una cosa irrazionale, ma aveva paura e non sapeva spiegarsi il perché.
Voleva solo andarsene via, lontano da quella spiaggetta. Voleva raggiungere gli altri, li avrebbe convinti ad andarsene, altrimenti se ne sarebbe andato da solo. Camminava velocemente, il pene era ridotto ai minimi termini, quasi volesse proteggersi nascondendosi. Le parole che lei aveva detto prima…ora avevano un significato diverso…cominciava a capire gli sguardi di compassione dei Ragionieri.
No, non Ragionieri, Alineka li aveva chiamati servi.
Servi. Alineka…nome alquanto stra…Romania…Cristo!
Il campanello d'allarme era diventato una sirena della protezione civile, e gli ululava tra le orecchie, Il cuore rombava come il motore sovra-alimentato di un dragster, minacciando di schizzargli fuori dal petto. Pregava Iddio di sbagliarsi, già, doveva essere così, era tutto un grosso sbaglio.
Cercò di calmarsi. La sua mente non accettava quelle cose irrazionali, erano solo fantasie per impaurire i bambini…
"E allora perché non dici cosa siamo?" urlò qualcuno nella sua mente.
Si bloccò, ad un passo dalla spiaggia in cui era stato acceso il fuoco.
No, non si sbagliava, qualcuno aveva urlato nella sua mente, non era un'impressione, era vero, qualcuno gli aveva urlato nella testa.
"He he he…Già, già, non sbagli! Chi siamo…dillo!", urlò di nuovo la voce.
Nick si girò a guardare Alineka, che gli sorrise, innocente. Scosse la testa.
"Non serve, tanto non ce ne andiamo. E neanche tu.", tuonò di nuovo la voce. Cercando di controllarsi, per non farsi prendere dal panico, fece i pochi passi che lo separavano dal fuoco.
Attorno ad esso erano seduti Bruce, Jerry e Jake, nudi come il giorno in cui erano nati. Dalla parte opposta, le tre ragazze erano sedute, anche loro nude. Notò che la loro roba, l'ombrellone, gli asciugamani e il frigo portatile erano spariti chissà dove.
Sentì la paura che gli gelava le budella, sentì i testicoli che gli risalivano, nascondendosi dentro al basso ventre. Aveva la pelle d'oca in tutto il corpo. Alineka lo toccò al gomito, facendogli fare un salto in avanti.
- Caaaaazzo!! Che c'è? - gli chiese, con voce belante.
- Siediti assieme ai tuoi amici. Tra poco mangeremo - gli rispose Alineka.
La sua voce era strana, aveva un suono antico e lontano. Con la paura che gli aveva aumentato le percezioni sensoriali, Nick sentì un odore di foglie morte, di terra putrefatta e verminosa. Gli venne un conato, ma lo stomaco, che era vuoto, si contorse con un gorgoglio e Nick cacciò un rutto poderoso. Non ci pensò nemmeno a scusarsi, anzi, si avvicinò ai ragazzi e li pregò di andarsene.
- Siediti e stai zitto! - gli intimò Bruce.
- Ti prego…c'è qualcosa di strano qui, voglio andarmene - lo implorò.
"Siediti e stai zitto…ora mangeremo, come promesso!", ringhiò la voce nella sua testa.
Nick urlò, premendosi le mani ai lati della fronte. Aveva il respiro affannoso, le gambe molli come gelatina.
- Nick, che c'è, stai male? Siediti amore, ti prego.
Gli disse Alineka in un sussurro, al suo fianco.
"Oddio, ma non era seduta con le sue amiche un secondo fa? Come fa ad essere qui ?", pensò, mentre la paura gli faceva battere il cuore come un maglio sull'incudine.
Ormai era preso dal panico, poteva sentire l'odore dolciastro del sangue in bocca, a forza di succhiarsi i denti gli sanguinavano le gengive, gli occhi si muovevano come spiritati in cerca di una via di scampo.
- Me ne vado. Non ho fame…Voglio andarmene! - gridò.
- Ti prego, sii nostro ospite, rimani - gli dissero le ragazze.
"Sii il nostro cibo!", gli rise la voce nella testa, "Perché, oh si, ora sai che siamo!", ululò la voce, che gli squassava il cervello, riducendoglielo in pappa e facendolo impazzire. Guardò i suoi amici. Nel viso avevano un'espressione di dolore. Forse anche loro sentivano quella voce. O forse no, forse erano ipnotizzati.
"Vampiri", pensò.
- VAMPIRIIIIIIIII!!!! - urlò alla luna.
La voce nella testa era diventata un coro di urla e di risate. Si girò per scappare, ma, come negli incubi peggiori, non riusciva a muovere le gambe. Semplicemente se ne stava li, bloccato in piedi, con la bocca spalancata in un grido muto. Venne bloccato dai due Servi.
- Lasciatemi, vi prego! - li implorò, cercando di liberarsi.
- Dovevi andartene quando avevi avuto la possibilità di farlo - gli rispose uno con tristezza.
- Hai avuto cibo per il tuo coso - disse l'altro, indicandogli l'attrezzo, ormai ridotto ad un pezzo di pelle rattrappita - Ora avranno il loro cibo - terminò, con la compassione negli occhi.
Ma con una presa d'acciaio sulle braccia di Nick. Nick si cagò addosso. Letteralmente. La puzza lo fece rinsavire. Ma solo un po'. Quello che bastava per vedere le ragazze trasformarsi in vecchie millenarie, la pelle grinzosa come quella di un elefante secolare; le dita erano sottili come ossa, ma dotate di artigli lunghi e affilati come lame.
La bocca era uno squarcio aperto in un viso senza naso, quasi scheletrico, ma al loro interno si muovevano denti affilati come rasoi di una lama rotante, gli occhi erano due buchi neri spalancati a guardare l'eternità. Vide che si avventavano sui suoi amici, facendoli a pezzi, innaffiando la sabbia col loro sangue. Si muovevano veloci come le ombre, i tre ragazzi non reagivano nemmeno, si facevano mutilare e sventrare senza nemmeno urlare. Nick invece, bloccato dalla presa ferrea dei due Servi, belava come un agnello, con il cuore che minacciava di schizzargli fuori dalla gola. In breve la spiaggia divenne un mattatoio, Nick vide una delle ragazze, anzi vampire, rotolarsi in una pozza di sangue e pezzi di carne. Un'altra, accasciata a terra vicino al fuoco, sbranava famelicamente il collo di Jake.
Alzò il viso impiastricciato di sangue e pezzi di cartilagine, e rivolse a Nick una specie di sorriso. I suoi denti, seppur sporchi di sangue, brillarono come lame diamantate. Una vecchia, con un ciuffo di sottilissimi capelli biondi gli si avvicinò. Nick vedeva i seni, sporchi di sangue e avvizziti come due pere marce. I Servi lo lasciarono, sapendo che non sarebbe potuto scappare.
Alineka gli si avvicino, sorrise con i suoi denti marci e affilati, fece saettare la lingua avvizzita tra le labbra, secche e piene di crepe come terra riarsa dal sole.
- Mi vuoi ancora? Eh? Mi vuoi ancora? - rise, parlando con la sua voce vecchia di mille anni.
Gli occhi di Nick si ribaltarono all'indietro, mostrando il bianco.
Era morto. Ma prima era impazzito di terrore.

Il sole sorse sulla spiaggia. La luna calò all'orizzonte. La spiaggia era deserta ed immacolata. Non vi era nemmeno una minuscola traccia di ciò che era accaduto durante la notte. Il Grand Cherokee era sparito dal parcheggio. Arrivò un'auto della guardia costiera. Ne scese un uomo con una folta barba, discese nella spiaggia e si guardò attorno. Poi si incamminò verso il punto in cui gli scogli scendevano a picco sul mare. Scavò tra la sabbia e tirò su un paio di boxer blu.
"Maledizione", pensò, "Devono imparare a pulire, quei bastardi!"
Si guardò attorno. Vide che non c'era nessuno. Era un po' nervoso. Annusò i boxer. Sapevano di salmastro, ma anche di abbronzante. E di urina.
La trasformazione fu rapidissima, era bastato l'ultimo odore.
Inghiottì i boxer in un solo boccone e ritornò normale. Si guardò di nuovo attorno. Nessuno aveva visto niente.
"Devo dire alle mie figliole di portarsi altri servi, la prossima volta", pensò.
Saltò lo steccato che divideva la discesa alla spiaggia dal parcheggio. Salì in macchina e mise in moto, allontanandosi.
Il vento scosse le fronde dei cespugli, vicino allo steccato, mettendo in mostra un pezzo che di solito rimaneva nascosto alla vista di tutti.
"Vampire's beach" era inciso nel legno.
Ed era un'incisione come minimo centenaria.

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