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IL
TAGLIO DEL BOSCO
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Emyn
aveva 12 anni quando vide per la prima volta il taglio del bosco, e
pianse. Avevano viaggiato per giorni sui carri verso la montagna suo
zio e gli altri tagliaboschi, ed Emyn sapeva che non sarebbero tornati
a casa prima di diversi mesi. La sera precedente avevano dormito in
uno dei capanni che si trovavano ai margini della foresta, e lei aveva
rimpianto con malinconia la solida casa di pietra in cui aveva vissuto
dalla morte dei suoi genitori.
Ricordava bene il giorno in cui aveva perso la sua famiglia, anche se
era accaduto ormai diversi anni prima, ricordava le urla disperate delle
persone in strada, e poi il fuoco che si propagava velocemente fino
a trasformare l'intera città in un'enorme fiaccola ardente, la capitale
del ducato di Mordenshire ridotta in ginocchio da spietati mercenari
che avevano trucidato la popolazione inerme. Ricordava come suo padre
l'avesse baciata tenendola stretta a sé e poi fosse scomparso nel fumo
denso che avvelenava l'aria, e poi il volto dolce di sua madre, rigato
da lacrime nere, che le diceva di fuggire lontano, di correre come il
vento attraverso il bosco e di nascondersi nel canneto vicino al fiume,
restando nell'acqua fino a quando non fossero tornati a prenderla. Non
riusciva a piangere pensando a ciò che era accaduto, non aveva pianto
neanche nelle tre gelide notti passate al fiume da sola, nella disperata
attesa di vedere di nuovo l'ovale pallido incorniciato da riccioli color
miele di sua madre, e quegli occhi chiari e dolcissimi che sapevano
sempre confortarla, non l'aveva mai fatto, ma piangeva ora.
La foresta era di una bellezza inaudita alla luce del mattino, c'era
ancora un residuo di umidità, perché la notte precedente aveva piovuto
a lungo, ma il sole donava a quel luogo un incanto tutto particolare,
e ne risvegliava la millenaria bellezza. Gli alberi erano altissimi,
austeri, splendidi, tanto che Emyn si sentì pervasa da una gioia incomprensibile
alla loro presenza, i tronchi slanciati erano ancora carichi della pioggia
notturna, e assorbivano la luce in una tonalità di marrone così scura
e profonda da sembrare quasi neri, mentre le minuscole gemme lucide
di color verde chiaro li illuminavano come tanti piccoli lucenti smeraldi
incastonati nell'ebano. Emyn pensò che quel luogo non poteva essere
vero, perché in vita sua non aveva mai visto niente di così straordinario,
e sentì salire in sé una profonda tristezza al pensiero che quella meraviglia
potesse venir deturpata. Tutto intorno la squadra dei tagliaboschi stava
sistemando l'attrezzatura e sentiva suo zio dare le ultime indicazioni
ai nuovi arrivati, così che a fine giornata non si trovassero con del
materiale inutilizzabile. Si avvicinò silenziosamente a quell'uomo tarchiato
e gioviale che si prendeva cura di lei ormai da più di 6 anni e aspettò
che avesse finito, guardandolo in volto mentre parlava con fare autoritario
ai suoi uomini. Zio Trevor era stato la sua salvezza quando erano morti
i suoi genitori, perché viveva nella regione meridionale ed era un uomo
di fiducia del "bastardo", il fratello illegittimo del Duca che aveva
preso con la forza il controllo del Mordenshire. Quando i soldati la
trovarono, ancora accoccolata sotto il salice piangente del canneto
in cui aveva trovato rifugio, suo zio era presente, e riconobbe immediatamente
i lineamenti della sua famiglia e gli occhi scuri di suo padre; Emyn
sapeva che se l'avessero catturata sarebbe stata trucidata come i suoi
cari, i suoi amici, tutte le persone a cui voleva bene, che sarebbe
stato un altro di quei corpi che aveva visti ammassati fuori dalle mura
della città, e per questo era grata a suo zio, e col tempo aveva imparato
ad amare quell'uomo severo e gentile, anche se considerava compagni
gli assassini di suo fratello.
- E' un peccato dover tagliare questi alberi vero? - Disse Trevor interpretando
l'espressione sul viso di Emyn.
- Oh zio, questo posto sembra opera di un mago, un incanto di quegli
stregoni di cui narra il cantastorie al castello - rispose lei con voce
sognante e allo stesso tempo lamentosa per accentuare la natura della
sua tristezza.
- Hai ragione, se Silk fosse qui comporrebbe dei versi splendidi, ispirato
da questo spettacolo della natura, ma il Duca sta ricostruendo il castello,
e per i suoi mobili ha bisogno del legno più pregiato della regione,
questo - concluse con aria pacata l'uomo.
- Il tuo padrone non è il Duca! - si lasciò sfuggire Emyn con risentimento.
Suo zio la fissò accigliato, stranamente non dando segni di essersi
infuriato.
- Lord Dagor è l'unico Duca di Mordenshire, Emyn, e dovresti cercare
di evitarle certe affermazioni, specialmente con i suoi uomini di fiducia,
è chiaro? - disse con una decisione tale da non lasciare possibilità
di replica. - Ora vai, non ti piacerebbe stare qui mentre facciamo il
lavoro, inoltre i capanni hanno bisogno di essere riordinati, e quando
avrai finito preoccupati di preparare un pasto caldo per tutti - e così
dicendo le appoggiò un mano sulla spalla in segno di fiducia.
Emyn abbozzò un sorriso, lanciò un'ultima fugace occhiata alla foresta
che aveva l'aria di un addio, infine si avviò correndo verso il piccolo
agglomerato di capanni da caccia. Trevor la guardò allontanarsi, e pensò
che sarebbe riuscito a proteggerla ancora per poco. Aveva ancora il
corpo giovane e muscoloso di quando l'aveva presa con sé sei anni prima,
e i suoi capelli scuri erano rimasti corti e spettinati come quelli
di un ragazzo, come lui le aveva raccomandato, ma era ormai difficile
non accorgersi della sua femminilità sotto gli abiti maschili, e forse
Emyn avrebbe avuto nuove ragioni per odiare gli uomini del Duca, molto,
troppo presto per lei.
Il giorno si era trascinato stancamente per Emyn, le faccende l'avevano
tenuta occupata e si era imposta di non avvicinarsi alla radura nella
foresta dove suo zio e i gli altri tagliaboschi stavano lavorando, ma
il pensiero volava ugualmente a quel luogo che le aveva rapito il cuore
e quando la sera velò di oscurità la foresta e gli uomini furono di
ritorno, Emyn pensò che la notte sarebbe stata complice del suo desiderio
di rivedere gli alberi.
Sopportò con pazienza i discorsi degli altri durante il pasto serale,
ma le istruzioni su come i tronchi andavano suddivisi in assi e poi
accatastati al sole per l'essiccazione, la deprimevano e la annoiavano
a morte, tantopiù che sapeva che non si sarebbe parlato di altri argomenti
per mesi. Emyn adorava gli alberi, e la affascinava saper riconoscere
le essenze del legno, i colori e gli odori inconfondibili di quella
materia così vitale e straordinaria, ma le cognizioni tecniche su cui
discutevano in continuazione suo zio e gli altri tagliaboschi erano
tediose ed inutili, perché lei non avrebbe mai abbattuto una pianta
in vita sua. La sala fumosa continuava a risuonare di quelle parole
così vuote e noiose, poco più di un brusio indistinto alle sue orecchie..
l'imbarcamento delle assi, il taglio "a maglia" o quello "con mezzoni",
gli inconvenienti di aver dovuto iniziare il taglio così tardi e non
in inverno, la straordinaria qualità di quel legno meraviglioso che
non aveva difetti né malattie che ne intaccassero la naturale bellezza..
l'unica cosa che contasse era la luce aranciata e calda del fuoco che
ardeva e che attirava a sé i suoi occhi stanchi, e quel delizioso tepore
che la pervadeva...
Emyn si svegliò di colpo, non ricordava di essere andata a letto, ma
immaginò di essersi addormentata sul tavolo e di essere stata portata
lì da suo zio. Era l'alba, e una leggerissima luce azzurrina contornava
appena gli oggetti nella stanza, a poco a poco i suoi occhi si abituarono
a quella semioscurità ed Emyn si sentì completamente sveglia. Zio Trevor
dormiva nel letto accanto al suo, il suo respiro pesante seguiva un
ritmo regolare e rassicurante, non avrebbe dovuto svegliarlo uscendo,
così non si infilò le scarpe e con passo leggero attraversò la stanza
scura fino alla porta di legno che dava all'esterno.
Era strano passeggiare tutta sola all'alba, le dava una sensazione di
libertà che difficilmente provava, tutto era così tranquillo e silenzioso
e nessuna presenza umana oltre a lei avrebbe goduto di quello spettacolo
che l'attendeva. I piedi nudi affondavano nella terra scura e umida
e il suo corpo era appena scosso da leggeri brividi di freddo che la
attraversavano sotto la camicia da notte, il bosco era ancora avvolto
dall'oscurità e una leggera nebbiolina confondeva la vista nelle ombre
vaghe di quell'alba incantata. Improvvisamente Emyn si ritrovò nella
radura dove era avvenuto il taglio del bosco, e a quella vista si lasciò
sfuggire un grido soffocato di orrore, il terreno era quasi interamente
coperto di voluminosi cespugli, rami tagliati dagli alberi abbattuti,
dagli alberi mutilati quella mattina. Un forte senso di disagio simile
ad un dolore allo stomaco si impadronì di lei, e quasi senza accorgersene
si ritrovò il volto rigato dalle lacrime che scendevano copiose, davanti
a quello spettacolo di desolazione. Camminava tra quei rami morti, tra
quei tronchi defraudati del loro orgoglio e della loro bellezza, sfiorava
appena i loro corpi privi di vita e versava il suo pianto per quegli
esseri che tanto amava.
Era così presa dall'emozione di quel momento doloroso che non sentì
i passi che si avvicinavano nella radura, né vide i due uomini nascosti
nelle ombre del bosco, e fu solo quando due mani forti le afferrarono
le braccia che capì di non essere sola. Emyn si sentì improvvisamente
immobilizzata, le braccia strette al corpo da quella presa violenta,
il suo aggressore la fece girare su se stessa e lei vide la sagoma imponente
di un uomo che la teneva ferma, e quella di un altro pochi passi più
indietro. Il cuore cominciò a battere impazzito nel petto e lei si sentì
sopraffatta dal terrore, tentò di liberarsi ma la morsa di quell'uomo
era troppo forte, allora gridò con quanto fiato aveva in gola, e fu
un grido di orrore puro. Un colpo di inaudita violenza le arrivò al
volto ed Emyn si sentì scaraventare a terra, era ancora stordita dal
ceffone quando si sentì immobilizzare nuovamente senza riuscire a fare
nulla per impedirlo, questa volta era l'altro uomo a tenerla ferma con
le braccia sopra al capo e quando riuscì nuovamente ad aprire gli occhi
si rese conto che anche le sue gambe erano bloccate, e che quello che
l'aveva colpita gravava su di lei. Le aprì a forza le gambe e ad Emyn
sembrò di essere sul punto di impazzire dall'orrore al pensiero di ciò
che le avrebbero fatto. La stavano violentando. Emyn sentì che qualcosa
di incredibilmente grande e duro stava entrando dentro di lei e un dolore
indicibile si propagò dall'inguine per tutto il ventre, urlò, ma il
colpo successivo fu ancora più violento e si sentì completamente svuotata
del respiro, il suo corpo stava facendo resistenza.
- Falla tacere idiota! - la voce dell'uomo era soffocata ed Emyn non
attese molto prima che una mano callosa e puzzolente le tappasse la
bocca per non farla più gridare. Avrebbe voluto mordergliela e urlare
finché qualcuno non fosse arrivato a salvarla, avrebbe voluto avere
la forza per ucciderli entrambi e vederli morire come cani, avrebbe
voluto essere ovunque ma non lì, avrebbe voluto essere chiunque ma non
se stessa, fuori da quel corpo che non sentiva più suo nonostante le
fitte di dolore e i brividi che la tormentavano. Le lacrime continuavano
a scenderle sulle guance, forse non avevano mai smesso, e in quel tempo
senza tempo che annullava la sua mente Emyn fissò il suo sguardo sugli
alberi altissimi sopra di lei, i rami che salivano al cielo scuri e
maestosi e la finestrella di cielo che si apriva al chiarore dell'alba,
mentre quei mostri continuavano a lacerare la sua carne, assassinare
la sua anima e picchiare selvaggiamente il suo corpo. Si accorse che
avevano finito e l'avevamo lasciata andare dalla sensazione che nessun
colpo si infliggesse più sul suo viso gonfio e semi atrofizzato, poiché
il dolore diffuso che la tormentava dentro era ancora fortissimo; aveva
ancora le mani legate e non riusciva a muovere le gambe perché ogni
singolo movimento all'inguine le provocava spasmi che le mozzavano il
respiro. La sua mente era annebbiata dal dolore ma riusciva a sentire
come la vita la stesse abbandonando, respirava piano mentre un fiotto
copioso e caldo continuava a uscirle dal corpo, scendendole sulle gambe
nude, sentiva il sapore del sangue in bocca e fu scossa da una sorta
di conato che la rese ancora più debole di quanto già non si sentisse.
La finestrella di cielo sopra di lei era adesso di un azzurro chiaro
e luminoso, e gli alberi ancora avvolti in quella dolce nebbia grigia
che nascondeva alla loro vista le brutture compiute ai loro millenari
fratelli, quei tronchi abbandonati sul terreno come lo era lei, massacrati
come lo era lei, morti come lo era lei.
Sentì un torpore dolce e riposante pervadere le sue membra martoriate,
e tante leggerissime carezze sfiorarla come foglie fresche di rugiada,
mentre evanescenti lucciole verdine le danzavano intorno al volto e
agli occhi appannati. Un siero dolce e liquido le scese in gola, cancellando
il sapore del sangue e diffondendo nel suo corpo un lievissimo senso
di piacere e benessere. Il suo sguardo continuava a perdersi nelle immagini
sfocate del bosco, anche se un'indifferente sensazione di movimento
le veniva comunicata dalla sua pelle semi addormentata, poi al tepore
che la pervadeva si sostituì un improvviso abbraccio gelido, ed Emyn
seppe di essere stata immersa in un'acqua ristoratrice, un'acqua che
la stava curando.
Carezze liquide, come lievi correnti in movimento, lenivano le sue ferite,
e il silenzio ovattato di quel mondo acquatico le donava un riposo sempre
più profondo, finché la sua mente scivolò in un sonno dolce e senza
sogni.
La mente di Emyn fu di nuovo sveglia, era l'alba di un nuovo giorno.
Nessun dolore la tormentava più e ciò che il suo corpo le comunicava
era una lieve sensazione di benessere diffuso, nuova linfa scorreva
nelle sue vene, ed Emyn capì di essere cambiata. Il tempo scorreva veloce
fuori di lei mentre i pensieri si susseguivano e i suoi sensi avevano
una percezione diversa, completa, poiché la sua vista spaziava in ogni
direzione contemporaneamente, e il suo udito conosceva suoni mai ascoltati
prima di allora, suoni propri della natura, alcuni dei quali venivano
da lei. Nel tempo che passava senza sosta, nei giorni che fuggivano
veloci, Emyn ebbe conoscenza di sé, una conoscenza che le veniva dal
sole, dalla dolce linfa che la nutriva e dalla nuova vita che sentiva
scorrere nelle sue vene. Ed Emyn conobbe le leggi segrete della natura,
e seppe che esistono esseri delle acque, come quelli che l'avevano amorevolmente
curata, esseri dell'aria, esseri della terra ed esseri silvestri, come
lei e i suoi fratelli. La nuova coscienza che era in lei, e che la rendeva
una cosa unica e inseparabile con gli altri alberi, le parlava piano
nelle corte giornate della nuova esistenza, la iniziava ai suoi nuovi
poteri e la rendeva partecipe dei pensieri silvestri dei suoi fratelli.
Ma la coscienza le comunicava anche dolore, un dolore simile a quello
che i suoi ricordi umani avevano conservato in un angolo buio della
sua mente, un dolore che era svuotamento, mutilazione, violenza, umiliazione
e morte e che molti esseri simili a lei, troppo anziani per muoversi,
erano costretti a subire. Ben presto la sofferenza si trasformò in rabbia,
la rabbia in vendetta ed Emyn seppe, così come i suoi fratelli, che
il tempo era finalmente giunto.
Le prime ombre della sera si addensavano quando Emyn e i suoi compagni
si mossero, scivolando silenziosamente nel bosco, tra i guardiani millenari
che sorvegliavano impassibili.
Gli uomini stavano ancora lavorando al loro taglio di morte quando Emyn
e i suoi compagni li sorpresero, travolgendoli come un fiume in piena
e svegliando il loro orrore.
Insulse grida umane si alzarono mentre i corpi senza vita cadevano sordi
sulla terra umida.
Emyn ne prese molti, giovane e veloce com'era, sporcando la sua elastica
corteccia argentea di quel liquido lurido e denso color rosso scuro
che si versava copioso.
Improvvisamente pensò che stava uccidendo esseri un tempo simili a lei,
che un tempo anche il suo corpo viveva di quel liquido denso e scuro
che ora lordava il terreno. Ma ciò che gli uomini avevano fatto a lei,
quella violenza terribile e insensata, era il medesimo stupro compiuto
senza pietà verso il bosco, e il sangue versato ripagava il sacrificio,
e la linfa di molti fratelli massacrati. Fu il suo ultimo pensiero mortale,
e le sue dita legnose, inanellate di gemme color verde chiaro, si strinsero
intorno ad un'altra vita.
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