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LA
CITTA'
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Questa,
questa è una città.
Una città qualsiasi, una città come tante.
Non che siano tutte uguali, le città, no! Hanno un'anima, un sapore,
le puoi distinguere con tutti i tuoi sensi, una dall'altra.
Sono come noi, diverse tra loro, alte, basse, magre, grasse, timide,
sfacciate... Come noi che le abitiamo.
Ma, proprio come noi, hanno anche degli elementi, delle caratteristiche
comuni. Brulicano di vita, tanta vita, tante vite, che si affannano,
corrono, amano, desiderano perdono, cercano, trovano, odiano, muoiono.
E, come è naturale in natura, alcune cacciano, altre sono prede..
Questa è la storia di alcuni eventi accaduti in una città. Una città
qualsiasi, forse la tua.
E' notte.
Gli abitanti della città si sono mossi, fino ad ora. Ognuno affaccendato
nella sua esistenza quotidiana. Le casalinghe hanno fatto la spesa,.
Ricchi professionisti ed umili impiegati hanno dato il loro contributo
all'economia nazionale e sono rientrati a casa, imprecando nel traffico.
Giovani studenti sciamano per le strade: hanno passato la giornata a
studiare e la sera a divertirsi. Sono giovani, si sentono immortali.
Ma ora, non è più sera.
Ora è notte.
Ma di notte,
la città non dorme, di notte tira fuori l'altra sua faccia, gli altri
abitanti. Escono dalle loro tane quando gli altri vi si sono già rifugiati.
Quando il cielo è una macchia di inchiostro, quando il sole sono i mille
lampioni che colorano l'aria di un finto bagliore arancione, quando
i fiori sono le infinite, coloratissime, luci al neon. Luci che promettono...
Piaceri proibiti, delizie inimmaginabili, pasti caldi, pasti freddi,
camere libere e qualcuno con cui occuparle, spettacoli, pompe funebri,
lavanderie e matrimoni, anche a quest'ora, a tutte le ore, tutta la
notte.
E' la stessa città. E' un altro mondo.
Ed ecco i suoi abitanti.
Laggiù, all'ingresso della metropolitana, un gruppo di punk, cantano
a squarciagola, stonati, ubriachi, più colori nei loro capelli che in
un Van Gogh. Punk is no dead! E con il casino che fanno, lo risveglierebbero
comunque.
Poco più in là, sotto un lampione, Lola e Vanessa offrono amore ai cuori
solitari. I loro vestiti, più che nascondere, evidenziano la merce compresa
nel prezzo. Fino a ieri con loro, sotto il lampione, c'era anche Julia,
alta, bella, capelli rossi. Oggi è su tutti i giornali, cronaca nera,
gola squarciata. Se chiedi di lei a Lola e Vanessa, ti guardano come
se non sapessero di che stai parlando.
Il reverendo è un idealista, barba incolta, vestito nero. Fa su e giù
tutta la notte, cercando di portare la luce nei cuori ottenebrati. Presto
verrà convertito anche lui.
Clara fa concorrenza a Lola e Vanessa, davanti al vecchio hotel. Vent'anni
fa, forse. Ma qualcuno che le allunga qualche spicciolo c'è sempre e
lei tira avanti.
Quello è il taxi di Joe. Ogni tanto sparisce per una corsa, ma poi torna
sempre e Joe si infila nel bar, un caffè ed una ciambella, per tutta
la notte, a parlare con Marv il barista della squadra, che quest'anno
no, ma il prossimo, il campionato lo vince sicuro.
C'è Harry, che trotterella trafelato sulle sue gambette, facendosi largo
tra i cumuli di spazzatura. Basso, grasso, sudato, unto. Ogni tanto
si ferma e si gira di botto:
-Non mi freghi, sai! - Urla. -Lo so che ci sei, lo so che mi stai dietro,
ma non freghi il vecchio Harry, hai capito? Non mi freghi!
E poi di nuovo a trotterellare verso casa, facendosi largo tra i cumuli
di spazzatura. E' paranoico, Harry, vede nemici dietro ogni angolo,
in ogni ombra. Non che abbia torto.
Sam e Martin sono accasciati all'ingresso del cinema, saranno lì da
cinque anni. Chiedono a chiunque passi qualche moneta. I pochi che li
ascoltano gliele tirano da lontano, il fetore di alcool è insopportabile.
Passa il camion della nettezza urbana, Ted alla guida, Jimmy e Sarah
svuotano i bidoni. Sarah è bella e ormai non fa più caso agli apprezzamenti
che le vengono urlati dietro.Combattono la loro lotta impari contro
la sporcizia, si arrendono e continuano il giro.
Pop lo sbirro. Cammina con il passo deciso dell'uomo di legge, sgomitando
per farsi largo tra quella che lui chiama feccia. Sbuffando ed imprecando,
il manganello sempre in mano, in cerca di un trasgressore, di una vittima.
Si avvicina a Lola e Vanessa. Dall'ombra dietro il lampione esce un
uomo, giacca psichedelica, coda di cavallo, occhiali da sole. Parlottano,
una busta cambia mano. Ma poi Pop attraversa la strada e allunga una
banconota a Clara. Cuore d'oro, Pop. A modo suo.
E poi, c'è l'ubriaco. E' nuovo, è apparso ieri notte. Alto, magro come
un chiodo. Capelli lunghi, sporchi, barba lunga, sporca. Occhi infossati
e cerchiati di nero. Pallido da fare spavento, anche se i lampioni gli
colorano il viso incavato di arancione. Non parla con nessuno, guarda
tutti. Studia. Avvolto nel suo impermeabile, che una volta doveva essere
marrone. Una mano in tasca, con l'altra si aggrappa al sacchetto di
carta in cui tiene la bottiglia, come se si aggrappasse alla vita, forse
è così. Non ha detto il suo nome. Pop lo chiama feccia, Sam e Martin
lo chiamano amico, Harry non lo chiama, non chiama nessuno, Clara lo
chiama amore, i punk... Beh, non sta bene ripetere certe cose. Lola
e Vanessa non lo guardano neppure, se non di sfuggita, quando lui è
voltato. Aveva parlato con Julia, ieri notte.
L'ubriaco non parla con nessuno, ma guarda tutti. Guarda Harry, che
trotterella imprecando contro il suo misterioso inseguitore e guarda
Pop, che sbuffando lascia la luce della strada per infilarsi in un vicolo
buio, sparendo tra le nuvole di fumo che escono dai tombini.
Il vicolo è un lungo budello nero tra due oasi di luce, incastrato tra
l'hotel ed il vecchio cinema.
E' così stretto che il camion della nettezza urbana non ci passa. Pop
è costretto a farsi largo tra vecchi scatoloni marci, pile di giornali
e altri rifiuti irriconoscibili. Urta un bidone della spazzatura, che
cade a terra. Il coperchio rotola nel fango del vicolo con un clangore
assordante in quel silenzio. Il bidone è vuoto. Superati i rifiuti,
il vicolo è sgombro, dall'altra parte altri cumuli di spazzatura. Pop
avanza spedito, poi si ferma. Si gratta la nuca incerto. Si volta, piano.
Si rigira di scatto e inizia a correre come non ha mai corso prima.
Le sue scarpe alzano alti spruzzi quando pesta una pozzanghera. Non
ci pensa, corre, corre disperato, con gli occhi fissi alla macchia di
luce in fondo al vicolo. Non pensa a niente il suo cervello gli dice
solo "Corri! Scappa! Corri!", con gli occhi fissi alla macchia di luce
in fondo al vicolo. Gli occhi fissi e sbarrati, le pupille contratte
dal terrore, la vista annebbiata dalle lacrime per la paura, il cuore
che gli scoppia in petto.
Corre Pop, corre nel vicolo, è quasi arrivato, deve solo superare la
spazzatura e poi sbucherà dall'altra parte, sull'altra strada, alla
luce, in mezzo ai vivi. Non ci arriva. Scivola su un vecchio giornale
bagnato, scivola e cade. Non riesce a rialzarsi, si volta. Suda, piange,
ha gli occhi sbarrati dal terrore. La mano tremante riesce ad estrarre
la pistola.
- Fermo! Stai Fermo!
Bang! Bang!
Due colpi, secchi due tuoni nel silenzio del vicolo. Almeno uno colpisce,
ne è sicuro. Ma non serve a niente, lo sa.
- Stai lontano! Vattene! Ti prego! No! Vattene! No! No!
Altri due, tre, quattro spari nella notte. Il cane continua a colpire
a vuoto.
- Ti prego! - Piange Pop. - Ti prego no!
E' pallido Pop, balbetta, piange, prega. Lancia la pistola nel buio.
I suoi occhi sono contratti dal terrore, la pupilla è una capocchia
di spillo. Un ombra lo copre. Nei suoi occhi tremanti si riflette il
bagliore di un sorriso bianchissimo, crudele, affamato.
Passa la notte, arriva il giorno.
E' un brutto giorno, grigio. Piove. Piove tutto il giorno, ma la vita
continua.
Passa il giorno, torna la notte.
E' una brutta notte, piove, diluvia. Una pioggia martellante, che non
pulisce le strade, ma fa solo marcire la spazzatura. L'aria è sempre
più arancione, il colore dei lampioni moltiplicato dalle grosse gocce
di pioggia. Le luci al neon splendono, ma non c'è nessuno a guardarle,
a raccogliere i loro inviti. Solo Sam, Martin e Clara sono fuori, rintanati
sotto dei portoni, ma le promesse delle luci non sono per loro.
Poco distante, c'è un palazzo. Nero, avvolto nel buio. Sotto la pioggia.
Qui l'aria è nera, come il palazzo, come la notte. Non ci sono lampioni
qui, non ci sono luci al neon, c'è solo il buio. Il cielo non è nero,
non è una macchia d'inchiostro. E' una macchia grigia, di nuvole e pioggia,
appena visibile sopra la sagome dal palazzo. C'è una finestra illuminata,
una pozza di luce calda nella facciata fradicia del palazzo. All'improvviso,
la pozza diventa un po' più piccola ed un nuovo rumore martellante copre
quello della pioggia. Un momento di pausa e la pozza diventa ancora
più piccola. Altre martellate.
Dentro il palazzo, nella stanza illuminata, c'è un televisore acceso,
che diffonde la sua luce azzurrina. "...Il cadavere dell'agente George
Popper, ritrovato stamattina in un vicolo con la gola tagliata. L'atroce
delitto pare avere elementi in comune con quello di una giovane prostituta,
il cui corpo senza vita è stato rinvenuto ieri mattina a poca distanza..."
Harry il paranoico non presta attenzione al giornalista. Si asciuga
il sudore con una manica, prende un'altra asse e la inchioda sulla finestra,
insieme alle altre. Ha già fatto lo stesso lavoro con la porta e le
altre finestre.
- Non mi freghi. - Continua a ripetersi. - Non freghi Harry, non mi
freghi.
Borbotta a se stesso, mentre ricomincia a martellare, a piantare i chiodi
nelle assi.
La pozza di luce sulla facciata del palazzo è completamente sparita.
Rimangono solo pochi spiragli di luce che filtrano tra le assi. Ora
la strada è immersa nell'oscurità.
Per un istante, torna il giorno. Cade un fulmine, il tuono è assordante.
Il mondo si illumina, ma senza colori. Tutto è bianco e nero: nero il
cielo, nera la strada, bianca la facciata del palazzo fradicio. Nera
una alta ombra accostata alla parete, sotto la finestra sbarrata di
Harry. Ha una mano in tasca, l'altra aggrappata ad un sacchetto di carta.
Si guarda intorno. Dura un istante, poi torna la notte.
Torna il giorno.
Sgomitando nei corridoi affollati, tra le luci al neon e le pareti di
monitor, Mary Ann Withers si fa strada verso l'ufficio del capo redattore.
Apre la porta ed entra come una furia, sbatte sulla scrivania il giornale
appena comprato, aperto alla pagina della cronaca cittadina.
- Terzo cadavere rinvenuto con la gola tagliata. Harry Groover è stato
rinvenuto morto nel suo appartamento... Finestre sbarrate... Porta sfondata...
- E allora? - Chiede il capo redattore alzando gli occhi per guardarla.
E' bella, Mary Ann. Volto ovale, occhi verdi, lunghi capelli neri, labbra
carnose, corpo mozzafiato. Il capo redattore si chiede perché non abbia
fatto la modella con quel corpo. Avrebbe visto realizzarsi due dei suoi
sogni: vederla nuda e non averla tra le palle.
- E allora? - Ribatte Mary Ann.
- Gesù Nat, è il terzo. Stesso sistema, stessa zona. É un serial killer.
- La polizia dice di no.
- La polizia aspetta la quinta vittima, noi dobbiamo muoverci prima.
E' un serial killer. Lo so. Dammi una troupe e stasera avrai il pezzo
di apertura.
- Ho già il mio pezzo di apertura per stasera e finché gli sbirri non
dicono che è un serial killer, non è un serial killer, chiaro?
- Nat, non posiamo farci soffiare il pezzo, dobbiamo arrivare prima
degli altri, qui c'è qualcosa sotto - dice brusca Mary Ann, sbattendo
una mano sulla foto di Harry.
- Certo che c'è qualcosa sotto - risponde Nat, scostando mano e giornale,
prendendo un foglio di carta dalla scrivania e scuotendolo sotto il
naso di Mary Ann. - C'è questa, la vedi? La scaletta del telegiornale
di stasera e a meno che non ci siano guerre, rivoluzioni, crisi economiche
o assassini seri, non cambia. Sono stato chiaro? Sono stato chiaro,
Withers?
- Nat, ascolta...
- No, ascolta tu. Ti ho già assegnato un pezzo per stasera, dov'è? Non
c'è sulla mia scrivania, dove sta?
- Al diavolo!
La giornalista si volta spazientita ed esce dall'ufficio del capo redattore,
a Nat piace quello che vede.
Il telegiornale della sera non parla di serial killer. Mary Ann Withers
firma un servizio sulle mense scolastiche.
Passa la sera, si fa notte.
E' una bella notte stellata, se non fosse per i lampioni e le luci al
neon, vedresti le stelle.
Gli abitanti della città, quelli che escono di notte, sono di nuovo
al loro posto. Mancano Julia, Pop e Harry, ma la vita continua e la
TV non parla di serial killer.
Gli abitanti della notte vanno su e giù badando ai loro affari, avanti
e indietro, per le strade illuminate ed i vicoli bui.
In questo vicolo non ci sono lampioni o luci al neon e le stelle si
riflettono sulla superficie delle pozzanghere. Uno stivale entra in
una pozzanghera e fa esplodere il cielo. Stivale di donna, tacco vertiginoso,
più borchie e fibbie argentate del necessario. La donna cammina leggera
e veloce, minigonna, belle gambe.
Arrivata a metà del vicolo si ferma e, lentamente, si volta. Alle sue
spalle, in fondo al vicolo, la figura alta e magra dell'ubriaco, una
mano in tasca, l'altra aggrappata alla busta di carta con dentro la
bottiglia.
L'ubriaco stira le labbra in un sorriso e annusa l'aria, una volta,
due volte.
- Mhhh... Allora è questo l'odore della paura - dice, con una voce sorprendentemente
calma e dolce, facendo un passo verso la donna.
La donna indietreggia nel vicolo, sempre con gli occhi fissi sull'ubriaco.
Lui avanza, lei indietreggia.
All'improvviso, il giorno esplode nel vicolo, una luce accecante risplende
alle spalle della donna e investe l'ubriaco. L'uomo, come colpito da
qualcosa di solido, grugnisce, indietreggia e si copre gli occhi con
la mano con cui regge il sacchetto di carta. Barcolla.
- Stai fermo bello! - Urla Mary Ann Withers, tenendo il potente faro
della videocamera puntato sull'ubriaco.
- Tutto bene tu? - Chiede alla donna.
- Oh, splendidamente - risponde lei, con una voce antica, crudele, sibilante.
Mary Ann inizia apensare di aver fatto un errore.
La donna gira la testa verso la giornalista e quando è di profilo, scosta
la frangia che le copre il volto.
- Splendidamente - ripete.
Guarda Mary Ann con un occhio carico di desiderio, di odio per ciò che
è vivo, uno sguardo sprezzante e sardonico. Si ripara dalla luce con
una mano e sorride, scoprendo dei denti bianchissimi, impossibilmente
aguzzi.
Mary Ann capisce di aver fatto il più grosso errore della sua vita.
Con un movimento fluido e quasi istantaneo, la donna afferra il coperchio
di un bidone della spazzatura e lo lancia contro Mary Ann, colpendo
in pieno la telecamera, che schizza via dalle mani della giornalista
e vola in mezzo agli altri rifiuti. Mary Ann cade a terra, la notte
ritorna nel vicolo.
La donna avanza lenta verso la giornalista. I suoi occhi emanano un
bagliore rossastro, il suo sorriso è una lama bianca nel buio.
- Ah, che notte, ben due prede per sfamarmi ed una di queste è l'ambito
cacciatore... Come amo la notte... La donna avanza lentamente, Mary
Ann striscia nel fango e nel buio, cercando di allontanarsi, con gli
occhi pieni di lacrime e sbarrati dal terrore fissi su quei denti.
Striscia, piange e implora.
- No... No... Sta lontana... ti prego...
La sua mente è annebbiata dal terrore, il suo cuore sta scoppiando di
paura.
La donna è quasi su Mary Ann, ma si ferma. Ha sentito uno scatto metallico
alle sue spalle.
La voce del cacciatore, calma, dolce, ma ferma: - Non corri un po' troppo?
La donna si volta rapida come un lampo. Il cacciatore è di nuovo in
piedi in mezzo al vicolo, alto e magro. In una mano ha un accendino
acceso, la fiamma balla allegra nella notte. L'altra mano ha lasciato
il sacchetto di carta e ne stringe il contenuto. Il sacchetto scivola
lentamente a terra, rivelando la bottiglia. Whisky, la bottiglia è piena.
Un pezzo di stoffa esce dal collo. Lentamente il cacciatore avvicina
lo stoppino alla fiammella.Con un ruggito disumano, il vampiro si lancia
contro il cacciatore.
La notte ha mille luci. L'arancione dei lampioni, i fiori delle luci
al neon. Ed ora, i fasci azzurri dei lampeggianti delle autopompe dei
pompieri, ed il rosso e il giallo caldi delle fiamme che ruggiscono
nel vicolo. Pompieri e poliziotti si danno da fare, per domare l'incendio
e per portare fuori dagli stabili tutti gli occupanti.
Assiepati sull'altro lato della strada, i punk, Clara, Lola, Vanessa,
Sam, Martin, Joe, Marv, Ted, Jimmy, Sarah, guardano, un po' incuriositi,
un po' scocciati, quei colorati invasori del loro territorio.
Sullo stesso lato della strada in cui si trova il vicolo in fiamme,
un po' distanti da tutta l'attività, seduti sul marciapiede ci sono
Mary Ann ed il cacciatore. Sono stati soccorsi, curati, interrogati
e dimenticati. Ora sorseggiano un po' del caffè offerto dall'autista
dell'ambulanza.
Il cacciatore lo guarda come se fosse passata un'eternità dall'ultima
volta che ne aveva bevuto. Il suo impermeabile ha cambiato nuovamente
colore, ora è nero abbrustolito.
- Un cacciatore di vampiri... - gli chiede nuovamente Mary Ann.
- Un lavoro come un altro - le risponde lui, con lo sguardo perso davanti
a se.
- Ce ne sono molti? Intendo... Di... - balbetta lei, indicando il vicolo.
- Sì.
Rimangono in silenzio per un po'.
- E se trovano il corpo? - Ricomincia lei.
Lui scuote la testa.
- No, bruciano bene. Non sembra a vederli, ma dentro sono completamente
secchi.
- Ora che farai?
- Ne cercherò un altro.
Ancora silenzio. Il cacciatore continua a sorseggiare il caffè, con
lo sguardo fisso avanti a se. Lei cerca di seguire il suo sguardo, davanti
a loro c'è solo la strada, con i suoi lampioni, le luci al neon ed i
suoi abitanti.
- Cosa guardi? - Chiede alla fine.
Lui la guarda e sorride, un sorriso vero, un bel sorriso, caldo. Poi
guarda di nuovo davanti a se e indica con il braccio, dall'altra parte
della strada, sopra i tetti dei palazzi. L'aria non è né una
macchia di inchiostro, né una nebbiolina arancione e fredda. E' un tenue
rosa, che si allarga in una pozza di luce arancione, vera, intensa.
Poi, la guarda di nuovo.
- La notte - le dice - E' finita la notte.
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