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IL
CUORE SEGRETO DEL DEMONE
parte
1
| di Andrea Nicosia
e Andrea Morgando |
Prendo
l'aereo per Roma, ormai è una routine; atterro dopo un'ora di
volo e senza perdere troppo tempo cerco l'indirizzo di Andrea Nicosia:
sull'elenco telefonico trovo tutte le informazioni di cui ho bisogno,
fuori dall'aeroporto un taxi.
Mentre l'autista guida e tenta di intavolare un discorso simpatico ripenso
a tutto quello che mi è capitato dopo il mio ritorno dalla Turchia,
così mi isolo: non ho più energia per risalire la corrente,
adesso è meglio lasciarsi trascinare dal Destino, sperando un
giorno di capire cosa altri hanno deciso per me.
Mi presento a casa sua nel tardo pomeriggio, chiedendo di entrare...
La porta viene aperta da un ragazzo di statura media, molto magro, con
un paio di occhiali sul naso. Sembra allegro, o quanto meno di buon
umore, per nulla disturbato da questo sconosciuto che gli bussa alla
porta. Ma quando mi presento si rabbuia.
- Ah, ecco, sì. - Sbuffa. - Beh, devi proprio aver voglia di
parlare per essere corso fin qua. A proposito, non so neppure di dove
sei.
Prima che io possa rispondere riprende a parlare: - Aspetta, non qui.
C'è un grosso parco qui vicino, parleremo lì.
Chiudo la bocca e resto sulla porta con le mani infilate in tasca, mentre
Nicosia cerca la giacca per uscire. Non è la prima volta che
devo confrontarmi con un ragazzo nel quale si è incarnato uno
spirito immortale, ma questo è il primo che mi tratta con tale
freddezza: in ogni caso il mio ego da un po' di tempo non ha più
molte pretese.
Giunti al parco, Nicosia mi fa sedere su una panchina in riva ad un
laghetto artificiale.
- Ok, ti ascolto. Prima di iniziare a parlare, tieni conto che non sopporto
lirismi e discorsi barocchi, dimmi che vuoi con parole semplici, niente
pathetismi.
Lo detesto? Comunque comincio a parlare.
- Ho incominciato a sentirmi strano mentre riportavo in Italia il Sigillo
di Enigma; ero molto teso, ma in ogni caso mi accorgevo di comportarmi
in modo diverso dal solito
Non diedi comunque peso alla faccenda.
Poi successe il casino di Fenice, della distruzione di un centro di
ricerche, della morte di alcune persone; la mia Nota mi chiese di restare
defilato per un po': c'era il serio pericolo che qualcuno me la volesse
far pagare per le mie azioni. La cosa non mi dispiaceva, dopo il mazzo
che mi ero fatto era più che gradito un periodo di vacanze
da Pathos, per di più che la mia sensazione di essere strano
aumentava, oltre al fastidio di sentire tutti i compagni di Armonia
come estranei. Un giorno mi piombò in casa Roberto Voce, che
allora era ancora Fenice; gli offrii un tè, mi chiese come stavo,
mi fece i complimenti e stronzate simili... Poi mi guardò e si
fece serio... Ti sento lontano. Disse Qualcosa in
te è cambiato, come se ti stessi allontanando dall'Accordo
- Io ci rimasi male, molto! Adoravo Fenice, in tutti i sensi... Ero
fiero di essere sua Alterazione... E dopo avergli reso un servizio extra
lui mi defilava? Non feci caso alle sue parole: era stressato anche
lui in fondo. Cominciai però in quei giorni una relazione epistolare
con Esar; incuriosito dalle strane parole della mia Nota; anche in quel
caso iniziò con uno scambio di battute e di complimenti... Poi
tutto si incasinò.
- Una sera... Non mi chiedere perché: non te lo saprei dire...
Prendo la macchina e vado in aperta campagna, trovo un ruscello e mi
ci immergo, nudo come un verme, pregando Distruzione di spiegarmi perché
tutto si stava facendo difficile. Non so se fu una visione dovuta al
freddo... Mi trovai di fronte ad un cervo, che veniva divorato da cani
da caccia; dal corpo dell'animale morto fuoriuscì un ragazzo...
Mi misi ad inseguirlo, nel sogno/visione, e quando lo raggiunsi mi resi
conto che due corna gli spuntavano dalla fronte... L'ultima cosa che
ricordo di quella sera è che il ragazzo mi faceva le boccacce,
mentre una carrozza mi sfrecciava vicino. Ripresi a scrivere ad Esar,
chiedendogli ancora spiegazioni, lui cominciò a rispondermi sempre
più enigmaticamente, scusa il gioco di parole, e mentre leggevo
le sue lettere mi sembrava come di sognare... O delirare, forse. Esar
mi disse che la vicinanza con un Sigillo non poteva non avere conseguenze,
che qualcosa in me stava cambiando... Cose del genere... E spesso ripeteva
nelle sue lettere la parola Enigma, o faceva allusioni ad essa. Ai suoi
occhi stavo intraprendendo un cammino in salita, arduo, verso Enigma...
Potrei anche sbagliarmi, però. L'ultima delle sue lettere mi
consigliava velatamente di provare ad usare sostanze allucinogene, che
mi avrebbero aiutato a superare i confini dell'intelletto comune per
raggiungere nuovi livelli di consapevolezza; io, idiota, gli ubbidii
senza pensare.
- Due sere dopo, la notte del rito che rievocò gli eventi di
Bisanzio, mi accesi un bel cannone! Mentre cominciavo a non capire più
niente, percepii chiaramente la sconfitta di Fenice, che avveniva a
chilometri di distanza, l'esilio della Nota in un luogo dove non la
potevo contattare... E poi chiaro, inequivocabile, sentii il mio distacco
dall'Accordo di Fenice.
- PAM! Secco! Da quel momento non ricordo più molto... Fu una
settimana di delirio, droga, fumo, eccessi che non avevo mai nemmeno
immaginato di raggiungere. Non so come ne sono uscito, forse prima o
poi me lo ricorderò, ma mi sono ritrovato su di una panchina
a Bologna, con Marco Migliorini che mi sollevava a peso dicendomi finalmente
ti ho trovato!.
- Mi sentivo vuoto... Beh, a dire il vero mi sento ancora tale.
- Provai a ricontattare Esar, ma mi rispose il suo servo : Esar
è in Tibet. Un modo carino per dirmi che non vuole essere
disturbato, Ma prima di partire mi ha lasciato un ultimo messaggio.
- Trova Baphomet, è la tua nuova guida, trovalo... - Più
o meno le parole erano queste, non esattamente, ma il concetto c'è.
- Ora, secondo te... Io cosa diavolo dovrei fare? Eh?
Anche se continua a mantenere un atteggiamento scostante e freddo, ho
l'impressione che Andrea abbia ascoltato con attenzione e partecipazione
il mio racconto. Quando arrivo alla fine, mi guarda fisso negli occhi,
con dipinta sul viso l'ultima espressione che mi sarei aspettato di
vedere sul volto di uno come lui: un'espressione da bambino che parla
con un adulto.
- Andrea... Mi dispiace sinceramente per quello che hai dovuto passare
tu... Per quello che hanno dovuto passare e dovranno subire tutti quelli
toccati dal Pathos, come te. È una storia che ho già visto
e non ha un lieto fine...
Si interrompe per un attimo: - Ancora non mi hai risposto. Mi hai detto
che Esar ti ha detto di cercarmi perché devo essere il tuo nuovo
maestro. Già il fatto che si mandi lui ti mette in una brutta
luce... Comunque... Mi hai cercato perché cerchi veramente un
maestro? E cosa dovrei insegnarti? Le vie della Forza? I lati sporchi
di Pathos? Come difentare patrone ti monto?
Avvicina il suo volto al mio: - Oppure vuoi delle risposte, vuoi sapere
cosa succede ora... O cerchi qualcuno da adorare adesso che Fenice è
fuori uso? Oppure, semplicemente non sai più dove sbattere la
testa e cerchi qualcuno che ti indichi un angolo? O semplicemente, fai
tutto quello che ti dice Esar? Voglio le tue risposte, non quelle di
Esar.
Rimango a bocca aperta per qualche secondo: anche se la sua espressione
era quella di un bambino, le sue domande erano più taglienti
di quelle di un adulto abituato alla perfidia.
Deglutisco forte, prima di alzarmi dalla panchina e guardare altrove.
- Touchè
- Esordisco.
- Però... Mi hai lasciato senza parole... Era da tantissimo che
qualcuno non raggiungeva il punto così in profondità e
così al centro... Non so cosa rispondere, forse è questo
il mio problema. Adorare Fenice... Sì, questo è vero:
lo adoravo, ammetto senza remore che finché mi dava carta bianca
agivo con coscienza, ma avrei obbedito ciecamente a qualsiasi suo ordine.
Il suo fuoco mi ha ammaliato, ma non credo di voler trovare un suo sostituto;
non ho chiesto io di uscire dal suo Accordo... L'avrei aspettato, avrei
guidato le altre Alterazioni
Chissà, avrei potuto prenderne
il posto! Ma non cerco di trovarle un sostituto, questo no...
- Meglio. - Mi interrompe lui - Non voglio essere adorato. Ho visto
e passato troppe cose per chiedere, o accettare, l'adorazione di un
uomo.
- A tutte le altre domande potrei rispondere sì,
perché è vero che ho seguito finora tutti i consigli di
Esar, tra i quali quelli che mi hanno portato qui a parlarti; è
vero che non so dove sbattere la testa; è vero che desidero conoscenza
e potere, perché adoro sentirmi più in alto degli Ignari;
è vero che cerco l'approvazione di Note e Volti, perché
così mi sento maledettamente importante!
- Perché adori sentirti più in alto degli Ignari? Sei
sicuro che sia questo il motivo per cui cerchi conoscenza e potere?
E soprattutto, cosa ti fa pensare che Pathos possa darti questo potere?
Mi pare... triste. Scusami, forse vedo le cose meglio di te, o solo
differentemente. Ma mi pare triste agire come un cagnolino ubbidiente
solo per avere l'approvazione di Note e Volti.
- Beh
- Riprendo io. - Se la pensi così ci sarà un
motivo, forse eventi passati o altro, non so; ma quello che voglio dire
è che la realtà in cui sono vissuto fino ad oggi, fatta
di scuola, lavoro, sabati sera scazzati, amori persi per strada, mi
è stata sempre stretta... Desideravo qualcosa di diverso, che
mi appagasse e in cui mi sentissi a casa. Trovai questo
qualcosa in Pathos; da quando sono entrato nel gruppo la mia vita è
cambiata, molte cose che mi appartenevano, come la famiglia, le ho perse,
ma questi eventi non mi hanno mai spezzato... Desideravo qualcosa di
diverso, che ai miei occhi appare tuttora migliore. Pathos mi sembra
la risposta ai miei bisogni, mi fa sentire appagato anche se rischio
e soffro... Sento che è qualcosa per cui vale la pena di vivere
e combattere; sono conscio però di sapere poche cose, di avere
scarsa conoscenza della nuova realtà. Note e Volti
sono nel giro da moooolto più tempo, anche se soffrite
di amnesia tutti quanti, avete lo stesso un bagaglio di esperienza maggiore
del mio; per questo vi sto ad ascoltare e seguo i vostri consigli: non
per adorazione servile ma per rispetto di chi ne sa più di me,
mi spiego? Forse nell'affare Fenice ho dato l'idea di essere un Vermilinguo,
bavoso servetto... Ma la realtà è ben diversa.
Saranno le mie azioni a dimostrarlo, le parole volano via... Alla fine
dei conti: voglio sapere quale è il mio posto... E' la traccia
per scoprirlo, l'unica che ho, mi porta da te
Mi guarda di nuovo fisso; non mi piace aprirmi così nei confronti
di un altro, specie quando la cosa non è reciproca.
- Qui andiamo già meglio. - Esordisce Nicosia. - Anche io ancora
non riesco a trovare un senso a tutto quello che mi sta succedendo.
Forse più degli altri sono rimasto legato alla mia parte umana.
Questo cambia il mio modo di vedere molte cose. E in più... Non
ricordo. C'è qualcosa che non va, ma non ricordo. Qualcosa che
ha a che fare con gli eventi... Aspetta: hai detto che hai partecipato
ad una rievocazione di quello che accadde a Bisanzio, quando la città
cadde... Cosa è successo? Raccontami tutto!
- Non ero a Perugia e conosco gli eventi di Bisanzio solo dai racconti
di altri empathici. Quando venne attuato il Rito io ero in preda al
primo spinello di una lunga serie... Sentii a distanza la sconfitta
di Fenice. Ero in Liguria in quei giorni. Però posso chiedere
cosa accadde ad amici che erano presenti, vorresti sapere se eri la
anche tu?
Annuisce pensieroso e in breve ci accordiamo di sentirci tra qualche
giorno.
Detto questo, dopo alcune frasi di convenevoli dette malvolentieri da
entrambi, mi alzo e mi congedo da Nicosia, con l'augurio di risentirlo
presto con buone notizie.
Mentre si incammina, Nicosia si ferma e si volta di scatto:
- Senti... - Mi dice - Mi spiace per come ti ho trattato... Sei una
brava persona, ma sei in un gioco in cui le brave persone campano poco...
Sta attento... Riparleremo... Guarda dentro di te, non dare retta a
me o a Esar o a nessun altro, trova le risposte dentro di te, ma, prima,
assicurati di aver trovato le domande giuste.
Annuisco e sorrido debolmente.
- Buona fortuna.
Sollevo le spalle, poi ci lasciamo con un vago imbarazzo: il mio imbarazzo
per essermi aperto così tanto, il suo per aver ricevuto da un
estraneo tanta fiducia senza nemmeno volerla.
Non so dire se questo incontro è stato proficuo, se mi ha aperto
una via d'uscita, l'unica cosa che so è dove rivolgermi per avere
informazioni su Perugia e su ciò che vi è avvenuto: e
questo è già un problema.
La mano mi trema mentre la allungo per suonare il campanello a casa
di Nella Portieri, quella sera stessa; lei è stata a Perugia,
ma ancor più importante è stata secoli fa a Bisanzio come
Demetra: nella nebbia che avvolge i suoi ricordi di Nota potrà
forse trarre qualche informazione utile per Nicosia. Mi chiedo come
sarò accolto: Demetra non si fa sentire da settimane, in parte
anche per colpa mia. Il mio silenzio e il silenzio dei miei fratelli
non ha cambiato le cose; non ho fatto nulla per togliermi di dosso l'etichetta
di traditore dell'Armonia. Nel profondo del mio cuore spero
che lei riesca a vedere al di là delle apparenze
Con mio sollievo Nella mi accoglie calorosamente, non incontro Fabio
Di Callisto; dopo qualche convenevole pieno di imbarazzo da parte mia
mi fermo perché so che l'argomento che stiamo per affrontare
non è dei più felici.
- Mi dispiace, non avrei mai voluto chiedere a te di Bisanzio; so cosa
ti è successo: è terribile. Ma se ce la fai, potresti
tornare indietro coi ricordi? provare a pensare a Baphomet, a cosa fece
durante quei 20 dannati giorni?
- Francamente non lo so. - Mi risponde lei, scura in viso. - L'ultima
volta che lo vidi fu alla riunione con l'Artefice, quella in cui sapemmo
che le cose non erano andate esattamente come previsto e che forse ci
sarebbero stati eventi imponderabili... Non so quindi cosa fece Baphomet
dopo quella occasione, anche perché un paio di giorni appresso
successe ciò che mio padre aveva previsto per me...
- Pensi che sia per ciò che successe allora che lui è
così strano? Io non lo so.
Ho però l'impressione che l'Artefice gli abbia chiesto qualcosa
recentemente, qualcosa che lo ha sconvolto. Io non lo sento da parecchio...
Del resto non sento nessuno da parecchio tempo, tranne Pan. Diciamo
che mi sono un po' isolata perché avevo bisogno di riflettere,
e ancora non ho capito a fondo chi sono e perché sono qui. Mi
spiace, Andrea... Non so come aiutarti...
Sono rimasto in piedi durante tutta la conversazione, incapace di mettermi
a mio agio; scuoto il capo e cerco di divagare, non desidero parlare
a lungo di un argomento per lei così triste. Dopo pochi minuti
mi congedo e lei capisce, mi lascia andare senza ulteriori parole. Questo
mi conforta: almeno Demetra non mi serba rancore, c'è uno sguardo
di intesa e profonda comprensione tra noi; non tutto è perduto,
quindi.
- Niente. Non ho avuto le risposte che cercavamo; da nessun Distruttore,
né da altre Note che erano a Bisanzio.
Sono passati cinque giorni, costellati di telefonate, e-mail, domande
Tante domande ma nessuna risposta soddisfacente: nessuno aveva visto
Baphomet né sapeva quale fosse stato il suo ruolo a Bisanzio.
Ora mi trovavo di nuovo di fronte a Nicosia e gli stavo elencando i
miei insuccessi e le mie idee.
- Perfetto. - Comincia lui dopo il resoconto. - Il punto è tutto
qui. Cosa è successo. Non solo a Bisanzio, ma anche prima. Bisanzio
è stato il culmine di una serie di eventi iniziati molto prima.
È venuto il momento per me di mettere le mani avanti: - Eri in
crisi per via di Esar, vero? i ricordi li cerchi perché ti potrebbero
aiutare, ma la tua incertezza è dovuta a qualche cosa che Esar
ti ha detto ora, nel presente, prima di sparire in Tibet... Ecco perché
mi hai fatto certi discorsi sull'obbedienza, sull'essere se stessi.
Tu puoi esserlo? O devi sottoporti al destino che un altro ha deciso
per te?
Silenzio per alcuni secondi, forse il nostro rapporto sta per cambiare.
- Ok, sarò sincero. - Comincia Nicosia.
- Siilo, è molto apprezzabile, di questi tempi. - Incalzo.
- Ho pochi ricordi del passato e sono confusi. Ma qualcosa mi ricordo.
Anni fa, secoli fa, prima dell'oblio, ero il Signore dei Templari. Anziché
reclutare alterazioni in giro per il mondo avevo deciso, o Distruzione
mi aveva ordinato, non ricordo, di reclutare i miei agenti umani tra
le fila dei Templari. Non tutti i Templari erano mie alterazioni, ovviamente.
Non tutti erano a conoscenza della mia reale esistenza. Ma, direttamente
o indirettamente, tutti i Templari costituivano il mio esercito
privato. Sai la qual era la verità? Io stavo bene con i
Templari. Non erano i miei servi fedeli... Non era il fatto
di avere potere su una struttura tanto potente... È che tra i
Templari, forse per il loro essere stati tanto a contatto con le culture
arabe, erano... Più svegli, più stimolanti delle altre
persone che giravano all'epoca. Erano brava gente. Erano miei amici,
in definitiva, erano persone con cui passavo volentieri il mio tempo.
Sin da prima dei Templari sono sempre stato affascinato, attirato, dagli
uomini. Li sento così diversi da ciò che sono io... Più
liberi... Finalmente potevo affrontare liberamente i miei dubbi. Avevo
degli interlocutori in grado di discutere con me approfonditamente su
temi molto complessi... Mi rendo conto di non essere molto chiaro. Guarda,
detto semplicemente, le mie alterazioni Templari erano, in sostanza,
i miei migliori amici.
Sorrido all'idea; questa nuova testimonianza, il suo modo di vedere
le cose mi riscalda. Quello che dice dopo mi raggela.
- Sono morti tutti. Li ho visti morire sotto i miei occhi e non sono
riuscito a salvarne nessuno. Quando Filippo ha deciso di eliminarli
tutti i miei tentativi di salvare i miei amici sono falliti. Li ho visti
morire mentre mi pregavano di salvarli. Sfatiamo un mito: non è
vero che Filippo di Francia ha eliminato tutti i Templari. Giusto in
Francia, in Italia, e neanche dappertutto, e in un altro paio di nazioni
i Templari sono stati veramente perseguitati. In molti paesi i processi
sono stati blandi, in alcuni non si sono neanche tenuti: è bastato
che staccassero dalle mura delle fortezze il cartello Templari
e ci mettessero Milizie di Cristo, e nessuno gli ha detto
niente. E neppure in Francia c'è stato tutto questo massacro.
Molti dei Templari imprigionati sono stati liberati dopo la morte di
De Molay. Ma nessuna delle mie alterazioni è sopravvissuta. Per
quanto ne so io sono stati tutti uccisi e io non ho potuto fare nulla.
Per questo ora non voglio avere alterazioni alle mie dipendenze, mi
capisci? Non voglio essere né la causa né il testimone
impotente della morte di altre persone a cui voglio bene.
Silenzio: e cosa si potrebbe dire
Se non andare avanti per la
strada iniziata.
- Baph
Andrea
Pendiamo l'aereo e voliamo fino ad Istanbul
ex Costantinopoli ex - Bisanzio; che magari sentire gli stessi
odori, vedere gli stessi posti ti aiuta a sbloccare la memoria.
- Potrebbe essere l'unica soluzione. - Risponde piano - Forse dobbiamo
veramente andare a Bisanzio. È l'unica traccia.
- E sia; non ti sto a spiegare perché, ma in questo periodo il
lavoro non mi crea vincoli, quindi si può partire quando vuoi.
Potremmo fare la settimana prossima e fermarci per sei o sette giorni,
dovrebbe bastare
Faccio i biglietti per due?
- Ok
Ma non ne parlare con gli altri, però. Questa è
una cosa che rientra nel campo degli affari miei. Non c'è
bisogno di informare le altre Note o Alterazioni, neppure le altre di
Fenice.
Sollevo le spalle: non ho nessun problema ad accontentarlo. Non avere
padroni ha anche i suoi vantaggi: non devo niente a nessuno, oggi.
Ci diamo appuntamento a Milano Malpensa e da lì partiamo per
la Turchia.
Andrea durante il viaggio non parla molto. Mi dice solo - Speriamo non
sia un errore - Alla partenza, poi zitto.
Per alleggerire un po' l'atmosfera, senza preavviso prorompo in un :
- Mmmh, ma stavo pensando: sai cos'è quella cosa che ha sedici
gambe, un reggiseno e cammina nella foresta canticchiando?...No? Non
lo sai?... Umpf... - Biancaneve e i Sette Nani!!!
Rido per un lungo minuto, interrompendomi ogni tanto per grugnire.
- Pazzesco... - Dico asciugandomi le lacrime e fissando Andrea da sotto
in su - ...Un Enigma che ti Distrugge! - E sghignazzo ancora a lungo.
- Oh signore, abbi pietà di me - Commenta lui, ma scommetto che
è divertito, se non altro da me.
Arriviamo ad Istanbul e ci insediamo nell'alberghetto turistico che
abbiamo prenotato prima di partire. Un posto tranquillo e pulito ai
margini della zona più vecchia della città.
Dopo aver preso possesso della nostra stanza, iniziamo a girare per
le strade, evitando le zone più turistiche e perdendoci nei vialetti
e stradine che si diramano dietro le piazze e i monumenti più
famosi.
A sera, ci fermiamo a mangiare in un ristorante di poche pretese.
- Non ci siamo. - Dice il Nicosia durante la cena. - Bisanzio è
morta e sepolta. La città che conoscevo io sembra sparita. Ogni
tanto mi pare di riconoscere un angolo, di ricordare una scena, ma poi
mi sfugge tutto. Anche gli edifici, le chiese, i palazzi che all'epoca
già esistevano sembrano avere un'anima differente. È stupido
girare senza meta. Domani dovremo comprare un po' di libri e preparare
un itinerario, cercare di trovare i luoghi esatti...
- Il tempo ha giocato la sua parte, anche sullo spirito del luogo; lo
immaginavo, ma non tutto è perduto: fino ad ora il giro è
stato superficiale, ora dobbiamo farci venire l'idea giusta, trovare
il posto giusto e la situazione che possano far leva sul tuo blocco
mentale.
Andrea ci pensa, forse sperando che io abbia ragione, poi cambia argomento:
- Ti faccio una domanda. Per quale motivo mi sei venuto dietro tutto
oggi? Questa è la mia ricerca. Sono contento che tu mi voglia
aiutare, se devo essere sincero, ma stiamo cercando il mio passato,
le mie risposte. Tu che ci guadagni? Sei certo che scoprire quello che
mi è successo qui e negli anni precedenti alla mia venuta qui
ti permetterà di arrivare al tuo scopo?
- Ecco che ci risiamo: se tu non avessi migliaia di anni in più
di me adesso mi metterei a sbuffare; non aver paura che io ti faccia
da cagnolino, non è così. Al momento io sono tante cose:
curioso, preoccupato, stanco, triste, impaurito e instabile. Cosa sono?
un Ronin, un Mercenario, un Soldato di Ventura? Tu cerchi risposte,
bene, nello stesso posto potrebbe esserci un nuovo punto di inizio per
me, tanto vale provarci. Al momento non ho la lucidità per fare
piani a lungo termine: i miei piani riguardano il presente; adesso voglio
aiutare te perché mi va, mi sono incamminato per questo sentiero
e non sono uno che torna indietro a metà; mi piace, mi intriga
e diverte, mi emoziona, ahh - E dicendolo allargo le braccia e inspiro
profondamente. - Fantastico... Adesso come adesso tutto quello che faccio
mi da emozione, credo di essere mooolto empathico, in questo periodo
Nemmeno io so se sono sincero, ma mentre parlo sono realmente eccitato,
carico di energia.
- Spero solo che tu non te ne debba pentire... - Dice Baphomet, poi
tace.
Non rispondo, guardando Andrea con serietà.
Il giorno dopo il cielo è coperto di nubi e grigio, ma nonostante
questo la giornata è molto calda e l'umidità incolla i
vestiti alla pelle. Sembra che una tenue foschia avvolga gli oggetti
più distanti.
Passiamo la mattina nelle librerie del centro, alla ricerca di libri
che possano fare al caso nostro. Libri di storia, ma anche guide turistiche,
guide alle curiosità della città, riviste... Il materiale
in inglese o italiano non è tantissimo, ma qualcosa troviamo.
Nel pomeriggio ci chiudiamo in albergo e prendendo spunto da varie fonti
e dai vaghi ricordi di Baphomet, riusciamo a tirare fuori una rozza
mappa.
- ...Qui. Qui è dove mi incontrai con Semirea appena giunto qui.
Ora c'è... Passami la guida turistica... Boh...Una strada X.
Qui è morta Demetra. I mussulmani entrarono da qui, qui e qui.
Baph continua a guardare la mappa che abbiamo tracciato noi e le varie
mappe accluse nell'elenco del telefono e nelle guide turistiche.
- Ma pensa. È avvenuto tutto in pochi chilometri quadrati. All'epoca
sembrava una città sterminata.
Man mano che emergono nuovi elementi, Andrea sembra sempre più
teso, più eccitato. Ad un certo punto, ho l'impressione che quando
mi parla non si rivolga proprio a me, quanto piuttosto a... Un ricordo.
- Perdersi Perugia è stato un pessimo affare, d'ora in poi vediamo
di avere sempre qualcuno nei posti in cui c'è qualcosa da vedere
o sentire, non possiamo accontentarci di racconti di terzi, di sentito
dire... Dobbiamo sempre stargli un passo avanti.
Passa il pomeriggio, passa la sera. la mappa è sempre più
dettagliata.
- Sembra che tu ce la stia facendo, Andrea, i ricordi stanno cominciando
ad emergere sempre più dettagliati!
Ad un certo punto, Andrea si ferma e mi guarda fisso per un lunghissimo
tempo. Poi, come se parlasse ad un bambino un po' tardo indica la porta.
- Cibo! È tramontato il sole, si mangia.
Ho l'impressione che mi abbia parlato come se si fosse aspettato che
sapessi esattamente cosa dovevo fare.
Mentre esco dalla stanza per andare a prendere da mangiare, lo sento
mormorare:
- Stronzo, stavolta ti frego...
Quando rientro lo trovo assorto nella lettura di un libro.
- Ce l'hai fatta! Muoviti, si esce.
- Per dove, se è lecito?
Senza curarsi della mia domanda, mi afferra e mi trascina fuori. In
mano stringe la mappa che abbiamo disegnato...
Ci infiliamo nuovamente nel dedalo di viuzze, salite, scalinate, la
ragnatela che copre il cuore antico di Istanbul.
Baphomet procede a passo di carica e devo correre per stargli dietro.
Cambia direzione bruscamente, a volte segue la mappa, altre si muove
come se conoscesse i posti. A volte si ferma per un istante, a scrutare
un particolare, ad annusare l'aria.
Qui il silenzio è completo, rotto solo dai nostri passi.
Il percorso di Baphomet è ubriacante: destra, sinistra, sinistra,
dritto, su per le scale, sotto quel portico, destra, dritto, no, indietro,
ecco qui a destra. Cerco di prendere dei punti di riferimento, insegne,
locali, monumenti particolari; temo di perdermi
- Muoviti! Devi imparare a marciare, prima di potermi baciare il culo!
- Mi dice ad un certo punto, voltandosi, con un ghigno folle sul viso.
La mia espressione muta da stanca a rabbiosa; digrigno i denti e muovo
pesanti passi verso Baphomet - Adesso basta, stronzetto... - Ma la Nota
è già ripartita; con un grido soffocato riparto all'inseguimento.
Giù per la scala, dentro un vicolo, destra, sinistra.
Qui i palazzi puzzano di umido e di antico, i lampioni sono sempre più
rari, molti sono spenti. Le nuvole coprono le stelle, da terra sale
una nebbiolina umida. Fa caldo come se fosse giorno.
Baphomet cammina spedito davanti a me, anche se non mi tocca, mi sembra
che mi stia trascinando con forza. Mi rendo conto di avere ancora nelle
narici i profumi del pasto che avevo portato in camera. Forse sarebbe
stato meglio mangiare prima di uscire. Ho lo stomaco chiuso, la testa
leggera che mi gira leggermente. Non c'è neppure un lampione
qui, devo sforzarmi per vedere dove vado.
Dopo l'ultima piroetta improvvisa, tutto diventa nero per un momento.
Un calo di pressione...
E sono solo.
Destra, sinistra, dietro di me... Baphomet è sparito. Per un
momento mi pare di sentire i suoi passi svelti davanti a me, poi più
niente.
Sono solo e non ho la più pallida idea di dove mi trovo.
Mi appoggio con la schiena al muro più vicino e ansimo, cerco
di ascoltare altri rumori, ma il battito del mio cuore copre ogni altra
cosa; sudore, fiato corto: vorrei sedermi, poi ricordo.
- Proprio come in quel sogno... sono perso! Andrea!!! Dove sei?
Mi volto in tutte le direzioni, asciugandomi la fronte con il palmo
della mano: nulla.
- AAAAAARRRRRHHHHH!!! - Grido la mia frustrazione, poi mi getto in avanti,
dove avevo sentito per l'ultima volta i passi di Baphomet. Giunto al
primo incrocio mi fermo: nulla, il cielo è coperto e sono circondato
da una foschia umidiccia, riesco a vedere a non più di una ventina
di metri da me. Mi arrivano alle orecchie rumori di ogni genere. A volte
mi pare di sentire dei passi dietro di me, un richiamo a destra, un
cane che abbaia nella nebbia lì avanti. Altri rumori nella nebbia
che non riesco ad identificare. Ma quando arrivo nel punto da cui mi
pare fosse originato il suono, non trovo nulla.
L'unica cosa che so è che devo essere in una zona molto vecchia
della città: cammino in un dedalo di vicoli strettissimi, con
basse case che incombono su di me. Non ci sono lampioni. La strada non
è neppure asfaltata, ma lastricata con grosse pietre lisce. Nell'oscurità
non riesco a trovare un punto fermo: sembra tutto uguale.
Dopo aver incontrato un paio di vicoli ciechi, penso di aver trovato
una strada che conduca fuori dal labirinto in cui mi ha infilato Baphomet.
Riesco a sentire il rumore del mare, continuando diritto dovrei arrivare
al porto e da lì dovrei essere in grado di orientarmi di nuovo
Era certo della direzione: ora il rumore della risacca era netto e definito
e si era alzata una brezza che spazzava via la foschia e le nubi, permettendogli
finalmente di vedere qualcosa alla luce della luna. Finalmente arrivò
su un vecchio molo battuto dalle onde, con una piccola chiesetta incastrata
tra due capannoni. Intravide una luce che filtra dalle finestre della
chiesa.
Adesso, considerato il fatto che lì ci sarebbe dovuto essere
il porto, laggiù lo Stretto e in quella direzione il ponte della
ferrovia, parimenti sarebbe dovuto essere in grado di orientarsi. Tutto
ciò però mancava. Si voltò perplesso a cercare
una targa con il nome della strada in cui si trovava. Non c'era. In
compenso, vi erano degli avvisi affissi alla porta di uno dei capannoni.
Erano scritti in francese.
Sempre più perplesso si voltò a guardare la luna. Era
piena. Ma era solo uno spicchio, quando erano usciti dall'albergo.
Il cartello affisso al capannone sicuramente non era moderno... Era
stato scritto a mano con vernice nera. Riportava il numero del magazzino
e il nome del proprietario.
La chiesa era tutta in pietra; una costruzione semplice, una contaminazione
del romanico. Sul frontone, un architrave in legno riportava la scritta
Nostra Signora dei Viaggi, in francese. C'era una luce all'interno
della chiesa, ma non si sentiva alcun rumore, i magazzini erano invece
nell'oscurità più completa. Non si vedeva bene. Nonostante
l'architettura antica, sembravano di costruzione relativamente recente.
Pantarkos si trovava su un molo di pietra, davanti a lui si stendeva
un'ampia distesa d'acqua, il mare o un lago di cui non riusciva a vedere
i confini, anche se a giudicare dagli odori propendeva per la prima
ipotesi. Sicuramente non era lo Stretto.
Sollevò il capo e guardò le stelle. Ad occhio giudicava
di essere molto più a nord e ad ovest di Istanbul. Le costellazioni
avevano qualcosa che non andava... Non sembravano totalmente familiari...
Avevano quell'aspetto... Sfocato? Dei particolari che una persona cerca
di ricordare.
Si voltò: il vicolo c'era ancora e nelle ombre intravide le sagome
di altre costruzioni, ma non riuscì a distinguerle.
Sembrava essere l'unica persona presente sul luogo.
Ad est il cielo iniziò a rischiararsi. All'improvviso, un raggio
verde, sottile e luminosissimo, partì dal punto in cui stava
per levarsi il sole e si perse nel cielo. Durò pochi secondi.
Mentre lo guardava, Pantarkos ebbe l'impressione che qualcuno nella
tua testa avesse detto Ogni buon enigma ha due facce.
Provò a spingere il pesante portone della chiesa, che si aprì.
Dopo un momento di indecisione, lo spalancò completamente.
L'interno della chiesa era immerso nell'oscurità. Una candela
che bruciava vivacemente sull'altare non riusciva a portare la propria
luce più in là di qualche metro. Comunque, riuscì
a scorgere le file di banchi vuote e le piccole navate laterali, separate
dalla navata centrale da due file di colonne poveramente istoriate.
Non sentiva alcun rumore lì dentro e anche i suoni dall'esterno
arrivavano notevolmente attutiti. Dovette concentrarsi per sentire il
suono della risacca, i richiami degli uccelli marini.
Entrò titubante.
Fece pochi passi, quando, all'improvviso, tutte le candele della chiesa
si accesero, con un sordo WHOMP!
Sentì una presenza, si voltò, si voltò ancora,
nulla, si rigirò.
C'era qualcuno... Qualcosa... Appollaiato sul piccolo altare.
Una piccola creatura, non più di 50 - 60 centimetri di altezza,
dalla pelle color bronzo, gli arti sproporzionati; il volto era una
maschera demoniaca.
La creatura si stiracchiò e si alzò in tutta la sua bassezza,
guardandosi il corpo e le mani.
- Ah... Fottuti cliché! Esclamò.
Anche se era piccola, le luci delle candele proiettavano sulle pareti
della chiesa e sul soffitto mille gigantesche e ondeggianti ombre della
creatura, ottenendo un effetto ipnotico.
- Un cercatore! - Esordì rivolgendosi a Pantarkos. - Bravo!
Hai trovato una risposta, ma conosci la domanda?
Concentrandosi per non lasciarsi confondere dalle ombre, Andrea fissò
la creatura, muovendosi verso il centro della chiesa.
- La domanda? - Disse - ...Dove è cominciato tutto? Potrebbe
essere questa?
La creatura lo scrutò per un momento e poi sorrise in modo poco
rassicurante. Gli fece cenno di sedersi sul banco più vicino
all'altare. Appena Pantarkos obbedì, camminò sull'altare
fino al messale, lo aprì con gesto teatrale e poi, schiarendosi
la voce, iniziò a parlare fingendo di leggere.
- Dove è cominciato tutto? Potrebbe essere questa? - Ripeté.
Gli lanciò un'occhiata da sopra il libro.
- Sì, potrebbe essere questa. Dunque... Tutto è cominciato...
Beh, non qui. No. Prima, molto prima. Ma sei ancora in tempo per capire
come è iniziata e vedere come è finita: come è
finita per il momento, naturalmente, non è ancora finita - finita.
Pantarkos aggrottò le sopracciglia e assunse un'espressione concentrata,
continuando ad essere sulle spine.
- Ma... - Lo ammonì il demonietto alzando
un dito - Non per cambiare. No. Non puoi. No, in effetti puoi, ma
ne hai il diritto? Ne hai la capacità? Ne hai i mezzi? Guardare
e non toccare, è più sicuro! Divago... Tutto è
cominciato lontano da qui, lontano nel tempo, lontano nello spazio.
Durante le lunghe, calde, dolci notte d'oriente. Negli accampamenti
e nelle fortezze tra la costa del Mediterraneo e Gerusalemme e ancora
più a est e a nord, in grotte e accampamenti sconosciuti e inaccessibili
- Quando sei lontano dagli amici, scopri di avere molto in comune con
i nemici. Più sei lontano da casa, meno senso hanno le guerre
che combatti. Allora, parli, pensi. E poi fai piani. E ti ricordi che
hai sempre avuto un sogno. E ti rendi conto che, forse, puoi realizzarlo...
Forse.
- Ma ora basta, sei curioso? Allora devi vedere con i tuoi occhi. Così,
scoprirai ciò che è successo. Osserva tutto con attenzione...
Qualcuno con la memoria corta potrebbe chiederti di riferire
Sempre con gesto teatrale, chiuse il messale e saltò giù
dall'altare, afferrò il telo che lo copriva e, con un gesto secco,
lo tirò via. Con un rumore assordante che lacerò il silenzio
in cui erano immersi, il messale, le candele e tutto ciò che
era sull'altare caddero a terra. Pantarkos si coprì le orecchie
con le mani, cominciando a sentire una sgradevole sensazione claustrofobica:
il rumore intorno a lui e la voce del suo bizzarro interlocutore nella
testa gli stavano facendo saltare i nervi.
Una voce, in quel momento, risuonò in testa a Pantarkos, confusa
tra gli echi degli oggetti che cadevano: Il potere del mito è
tutto e solo nella testa di chi ci crede.
Quando il rumore cessò, la creatura portò l'attenzione
del Greco sull'altare: si trattava di un sarcofago, decorato con bassorilievi
di modesta fattura.
La creatura gli fece cenno di avvicinarsi. Ad un suo gesto, i lucchetti
che chiudevano il coperchio si aprirono e caddero fragorosamente a terra.
- Apri.
L'empathico sollevò il coperchio e rimase stordito dalla zaffata
di puzza che lo investì. La creatura si aggrappò al bordo
del sarcofago e si sollevò, fino a guardare dentro.
Nel sarcofago giaceva il corpo di un Templare, sepolto con le sue armi
e armatura.
- Per la miseria! esclamò lui.
- Questo è il corpo, corrotto, come puoi vedere, nonostante
la tradizione popolare affermi il contrario, di Laurent de Cluny-Sabaterre.
Un vecchio amico. Più bravo a pensare che a combattere, più
bravo a combattere della maggior parte della gente che ho visto. Apprezzato
per la sua modestia e semplicità, alla sua dipartita il popolo
lo ha voluto onorare seppellendolo in questa chiesa, semplice e modesta,
in cui si fermò a pregare tanti anni fa, prima di partire per
l'oriente. Meno male che è morto, non avrebbe apprezzato il pensiero
- non tanto per la semplicità e modestia, quanto per la chiesa...
Ma tant'è.
Pantarkos sorrise con amarezza, dimentico del cattivo odore appoggiò
le mani sul bordo del sarcofago aperto.
- Con quei vestiti qui stoni come uno sputo su un vestito da sposa.
Levateli e prendi i suoi. Solo i vestiti, lascia tonaca, scudo, spada
e armatura: per quelli non hai alcun diritto... Ancora. I tuoi vestiti
lasciali a lui, uno scambio. Penso ci sia qualcosa di simbolico, in
tutto questo
- Cosa!? - Esclamò l'uomo - Devo prendere i vestiti di quel Templare!?
A parte la puzza... Come ci giro con i vestiti di un uomo che dovrebbe
essere morto e sepolto, cazzo! Tutto questo è più irreale
di quanto non pensassi...Va bene, va bene...
La piccola creatura gli sorrise. Stavolta, forse, non in maniera beffarda.
Si accinse a svestire il cadavere sotto gli occhi attenti del demone,
che batteva un piede sul bordo del sarcofago, la puzza gli faceva quasi
lacrimare gli occhi
- Maledizione... - Mormorò a denti stretti, poi, guardando la
creatura - Ti stai divertendo?
- Un po' sì, lo ammetto, ma è necessario, credimi.
Appena Pantarkos ebbe finito, la creatura lo squadrò con aria
critica.
- Può andare. Sì, forse in te c'è qualcosa che
si salva. Bene. Ora levati dai coglioni, hai tante di quelle cose da
fare, posti da visitare, che neppure ti immagini. La porta è
quella, esci dalla chiesa, vai a destra e prendi la prima a destra e
vai sempre dritto, fino a che non capirai che ti devi fermare.
- Alt - Disse l'empathico sedendosi sulla panca più vicina e
passando disgustato un dito sulla superficie sporca della tunica. -
Sto indossando dei vestiti che hanno dei pezzi di cadavere decomposto
appiccicati all'interno, probabilmente intrappolato nei ricordi di un
ragazzino immortale mezzo demone; ponendo per ipotesi che tu sia Baphomet
o simile, le tue memorie hanno aspettato oltre 500 anni e potranno aspettare
ancora qualche minuto: non ho intenzione di obbedire a bacchetta ad
ogni ordine di un demonietto alto mezzo metro, quindi prima che io vada,
MOSSO DA CURIOSITÀ, mi farebbe piacere che tu mi dicessi almeno
dove diavolo mi trovo e in che anno. Quando uscirò da questa
Chiesa che ho abilmente dissacrato, voglio almeno avere idea di cosa
incontrerò fuori.
- Ah... - Disse l'essere -
Altre domande...
Spirito inquisitivo... Bene, in quest'ordine: Francia, St. Marie de
Mer, fine del 1200, guai. Ma non fare troppo affidamento su ciò
che sai, o credi di sapere. Le regole qui sono diverse da quelle che
conosci, da quelle che segui nel mondo da cui vieni
Detto, questo, indicò la porta - E ora... Auguri...
- ...Grazie - E con passo deciso, grattandosi ogni tanto con aria schifata,
uscì.
Ormai il sole era alto e Pantarkos riuscì a farsi un'idea del
luogo in cui si trovava. Era nella zona del porto di una cittadina francese.
Incontrò alcuni uomini: persone che si recavano ai loro lavori,
marinai che rientravano dalla pesca notturna.
St. Marie de Mer... Sud della Francia... facendo mente locale, cercò
di ricordare qualcosa... Era un punto di sosta sulle strade degli zingari
europei... Aveva qualcosa a che fare con i Catari... Non era sicuro
Fine
del 1200... Ma era realmente tornato indietro nel tempo... Oppure era
nei ricordi sballati di Baphomet? E di chi era la voce che aveva sentito
nella sua testa?
E come poteva uscire da qui?
E quanto puzzavano quei vestiti?
E cosa voleva dire: - Saprai quando ti devi fermare?
Era così preso dai suoi pensieri, che quasi non si rese conto
di ciò che aveva intorno e, forse, neppure gli interessava: aveva
quasi l'impressione di essere trascinato, come gli era accaduto mentre
seguiva Baphomet nei vicoli di Istanbul.
All'improvviso, sentì esplodere un dolore istantaneo e terribile
sul mento, come se la testa gli esplodesse. Mentre si accasciava al
suolo e gli si annebbiava la vista, si rese conto di due persone davanti
a se.
- Marcel! Ma sei impazzito? - Un urlo.
- Mi ha tagliato la strada... - Una voce impastata dall'alcol.
Che strano... Parlavano un francese arcaico, ma li capiva come se non
avesse usato altra lingua in tutta la tua vita.
Si rese conto di essere a terra, il vicolo che girava intorno.
- Idiota, portiamolo alla Casa!
- Mi ha tagliato la strada...
- Idiota!
Buio.
Luce.
Si ritrovò steso su una panca di legno. Riaprì gli occhi.
Era in una stanza fresca, ampia. C'erano altre panche. Su quella accanto
a lui una persona. Gli stava mettendo una pezza d'acqua fredda sul mento
e si rese conto che si era ripreso. Era un uomo robusto, sui cinquanta,
con la pelle bruciata dal sole, i capelli corti e grigi e una folta
barba bianca. I suoi vestiti avevano qualcosa di familiare, ma adesso
non era in grado di ricordare cosa.
- Aspetta, non avere fretta di alzarti. Hai preso una bella botta.
Si voltò. - Philippe, Auguste, Girolamo, Marcel! - Gridò.
Altri quattro uomini entrarono nella stanza e si riunirono attorno a
lui. Erano anche loro molto robusti. Guerrieri, pensò.
- Mi dispiace per la pessima accoglienza
- Gli disse l'uomo seduto
accanto a lui, lanciando un'occhiataccia ad uno degli altri appena arrivati.
- Certamente, non ti aspettavi un benvenuto del genere, dopo un viaggio
come quello che devi aver affrontato. Ma ora sei a casa, fratello. Io
sono Edoardo Kemp, preposto alla Casa Templare di St. Marie de Mer e
ti do il benvenuto. Questi sono alcuni dei nostri confratelli.
I quattro uomini gli fecero dei cenni di saluto, uno di loro appariva
piuttosto imbarazzato.
- Appena ti sarai ripreso, ti porteremo nella sala comune, dove potrai
presentarti e raccontarci le tue avventure. Devi aver superato mille
ostacoli per giungere fino a noi: i tuoi vestiti erano così malridotti
che solo per caso abbiamo visto il sigillo ricamato. Ora riposa, qui
sei al sicuro.
Quando vennero menzionati i vestiti, Pantarkos si osservò, poi
chiuse nuovamente gli occhi lasciando penzolare il capo: - Oh no, e
adesso cosa diamine gli racconto...
I cinque uomini si allontanarono. Uno di loro tornò indietro:
- Ehm... Scusa per il pugno. Ieri ho avuto una buona notizia e siamo
andati a festeggiare e... Ho festeggiato troppo. Scusa... - E poi si
allontanò.
Mentre il mal di testa ricominciava a farsi sentire, Pantarkos sentì
delle voci: - Tu rimani, se ha bisogno di qualcosa assistilo, altrimenti,
lascialo riposare, risponderà dopo alle nostre domande.
Si addormentò.
Si risvegliò.
Accanto a lui c'era un uomo, non uno dei cinque che aveva visto finora.
Molto gentilmente, gli fece segno di lavarsi con l'acqua di una bacinella
posata accanto a lui, gli diede dei vestiti puliti e poi lo accompagnò
alla sala comune. Questa era una mensa. C'erano una decina di persone.
Venne fatto accomodare ad un tavolo e rifocillare. Edoardo era seduto
davanti a lui.
- Bene, fratello, ora dicci chi sei e racconta la tua storia, parla
tranquillamente: qui sei al sicuro.
Pantarkos si massaggiò le tempie con espressione sofferente,
fingendo di sforzarsi in un tortuoso ragionamento, poi sospirò
e rilasciò le spalle.
- Amici, mi dispiace molto deludere la vostra attesa, ma non posso rispondere
alle vostre domande: dovete sapere che non è tanto il pugno di
Marcel che mi ha ridotto in questo stato, quanto uno spregevole agguato
ad opera di briganti... Oh... Faccio così fatica a ricordare
So di essere stato attaccato mentre giungevo in questa cittadina...
Mi hanno spogliato dei miei averi come si farebbe con un comune viandante,
che vergogna... Forse sono stato percosso in testa, perché bui
sono i miei ricordi... Non rammento il mio nome, né da dove vengo...
A malapena riconosco il simbolo ricamato sul mio petto, forse perché
ad esso ho voluto dedicare la mia intera vita, ritenendolo più
importante della mia stessa identità... ma ditemi: attendevate
forse l'arrivo di un Fratello? Perché questi potrei essere io
stesso, provate a dirmi qualche cosa di questo posto, affinché
questo possa smuovere i miei pensieri bloccati...
E restò in silenzio per vedere come la prendevano...
Mentre parlava, ebbe una stranissima sensazione. Era come se solo ora
notasse i particolari che caratterizzano la sala in cui si trovava.
Come se fosse stato circondato da una nebbia, che si diradava man mano
che parlava. La sala era ampia e bene illuminata da semplici lampadari
pieni di candele e dalla luce del pomeriggio che entrava da ampie finestre.
Alle pareti arazzi e stendardi decorati con i simboli dei Templari e
delle famiglie di provenienza dei vari preposti e dei membri più
importanti dell'ordine passati per questa casa, oltre a vari simboli
sacri. Sulla parete davanti a lui era affisso un grande crocifisso ligneo.
Era strano: normalmente la testa del Cristo è reclinata, quella
invece era dritta e rivolta in avanti. Sembra che lo stesse scrutando.
Sicuramente lo stavano scrutando i Templari riuniti in quel luogo. I
loro sguardi non erano accusatori: se non gli credevano o trovavano
la sua storia poco verosimile, non lo davano a vedere. La sua mente
continuava a frullare esasperata, alla ricerca di una scusa più
credibile per la sua presenza, nel caso in cui la storia dell'amnesia
non li avesse convinti.
Mentre concludeva si rese conto di due atteggiamenti diversi: la maggior
parte dei cavalieri sembra indifferente al suo racconto, Philippe, Auguste,
Girolamo, Marcel, Edoardo e pochi altri invece si mostrarono molto più
attenti e interessati.
Quando concluse il suo racconto si levò un'ondata di brusio che
Edoardo calmò subito con un gesto secco.
Fratello
- Cominciò. - Questa è una casa
di passaggio per i Cavalieri Templari, per cui siamo sempre in attesa
di nostri compagni e le nostre porte sono sempre aperte per loro. Mi
rattrista sapere delle tue sventure, ma non temere: qui troverai un
rifugio sicuro fino a che non si sarai ripreso. Io e i miei compagni
ti diamo il benvenuto.
- Vi ringrazio infinitamente, Fratelli - E chinò il capo umilmente
- Spero che questo mio disagio sia passeggero e di breve durata, godrò
della vostra ospitalità in attesa di ricordare dove ero diretto.
Edoardo concluse il suo discorso presentando gli altri cavalieri e spiegandogli
le regole della casa, orari per i pasti, preghiere e funzioni. Dopodiché
invitò tutti a tornare ai propri compiti e tolse la seduta.
Dopo aver scambiato poche parole di circostanza con alcuni Templari,
Pantarkos si ritrovò da solo nella stanza comune.
I Templari. Figure quasi leggendarie, avvolti da un alone di mistero
affascinante e inquietante. E lui era in mezzo a loro. Lo avevano scambiato
per uno di loro.
Anche se era contento di non averli più addosso, i vestiti del
cadavere erano stati utili, in fondo.
I vestiti che gli avevano dato, come il resto della casa - per quanto
aveva visto finora - Suggerivano una pacata agiatezza, non ostentata.
Mentre si aggirava per la sala per osservarne meglio l'arredamento,
udì un brandello di conversazione: l'arazzo accanto al quale
si trovava evidentemente copriva un corridoio.
- ...Potrebbe essere chiunque, in fondo! - Una voce tesa.
- No. Ho visto il fuoco nei suoi occhi. Non è qui per caso. -
La voce di Edoardo, calma.
- Ma non è detto che sia uno dei nostri!
- No, non è detto. Ma il suo smarrimento mi pare sincero. Rimanderemo
le indagini a quando si sarà ripreso.
- È comunque preoccupante che Girolamo non sia riuscito a leggergli
dentro.
- È strano, sicuramente, ma potrebbe essere un buon segno.
- Ma lei non ha annunciato nulla...
- No. È vero. Stanotte, forse sapremo...
Per un momento parve che le voci si avvicinassero, per cui Pantarkos
si ritrasse rapidamente. Aspettò un momento ma non accade nulla.
Si avvicinò nuovamente, ma Edoardo e il suo interlocutore si
dovevano essere allontanati, dato che non sentì più niente.
Dopo essere restato in attesa per qualche minuto, scostò il pesante
arazzo e osservò cosa nascondeva. Dietro si apriva un corridoio
scarsamente illuminato. Sentì un forte odore di cibo: doveva
portare alle cucine e alle dispense. Non c'era nessuno, ma ora che aveva
spostato il pesante tessuto sentì provenire dal fondo del corridoio
un rumore di piatti e utensili da cucina, oltre a qualche voce soffocata.
Interrogandosi su quanto aveva sentito, passò il resto del pomeriggio
a girare per la casa, alla ricerca di qualche indicazione che gli potesse
tornare utile.
La casa, in effetti, era una sorta di villa su tre piani circondata
da un giardino cinto da un basso muro, poco fuori dall'abitato di St.
Marie de Mer, accanto a quella che sembrava essere la strada d'accesso
principale alla città. All'interno del giardino, oltre alla villa,
vi erano un orto, delle stalle e altri piccoli edifici.
Il piano terreno ospitava le cucine, la cappella, la sala comune e altri
spazi comuni. Al secondo piano vi erano le camerate che ospitano i venti
cavalieri di grado più basso e le celle degli ufficiali, oltre
ad una piccola biblioteca.
L'ultimo piano era quello in cui al momento si trovano quasi tutti i
cavalieri, impegnati nei loro compiti terreni e spirituali.
Decise di trascorrere il tempo che lo separava dalle funzioni serali
e dalla cena riflettendo sugli eventi, stando nel luogo più tranquillo
che era riuscito a trovare: la terrazza che faceva da tetto all'edificio.
Il colpo d'occhio da lì era magnifico. Alle sue spalle, una dolce
pianura francese, addolcita dai colori dell'autunno. Davanti a lui,
il mare screziato delle mille sfumature di rosso, arancione, viola e
blu del tramonto. Restò seduto meditando, facilitato dal pacifico
silenzio del luogo e dai colori leggeri e rilassanti del sole.
Alcuni gabbiani volavano in cerca delle ultime prede della giornata.
Improvvisamente, uno di loro si staccò dal gruppo principale
e si tuffò in picchiata verso il mare. Si tuffò come un
lampo e riemerse proprio nel punto in cui il bagliore riflesso sulle
acque del sole al tramonto era più intenso.
Quando riemerse, per un istante, sembrò proprio...
- Sembra proprio un uccello di fuoco! - Esclamò una voce alle
sue spalle.
Si voltò di scatto: Uccello di fuoco, l'ultima espressione
che si sarebbe aspettato di sentire.
A pochi passi da lui, intento a guardarlo con aria sorniona, c'era uno
dei cavalieri presenti quella mattina al suo risveglio... Philippe!
Ecco come si chiamava!
- S... Scusa? - Balbettò il greco.
- Il gabbiano,- Disse, indicando il mare. - Quando è riemerso
sembrava che fosse avvolto dalle fiamme, come la mitica Fenice. La conosci?
Il gesto che aveva fatto per indicare il mare... Ad un occhio disattento
poteva essere un banale movimento del braccio. Ma Pantarkos sapeva che
non era così. Il gesto che fatto lo conosceva fin troppo bene:
era un segnale che conosceva anche lui.
Era il gesto che Roberto Voce... Fenice... gli aveva insegnato per farsi
riconoscere dagli altri suoi figli, il segnale di riconoscimento delle
Alterazioni di Fenice.
Spalancò gli occhi stupito, poi senza aggiungere parola ripeté
lo stesso gesto a Philippe, che in risposta accennò un inchino.
- Come lo hai capito? - chiese senza perdersi in convenevoli.
- Il nostro signore Fenice mi ha insegnato come riconoscere a prima
vista i miei fratelli. Un'abilità importante, dati i tempi che
corrono e la delicatezza della missione. Ho percepito la tua presenza
appena Marcel e Auguste ti hanno portato in casa. Hai riconosciuto il
saluto, segno che la tua memoria non è messa così male...
- Io mi chiamo Andrea Pantarkos, vengo dalla Grecia: l'amnesia era una
menzogna, ma non sapevo di chi fidarmi. Tuttavia non crederesti a quello
che ti racconterei sul come sono arrivato fino a qui: credimi quando
ti dico che nemmeno io so con precisione il perché della mia
presenza. Il fatto che siamo entrambi ...
E qui si fermò: avrebbe voluto dire entrambi figli di Fenice
ma le ultime parole gli morirono in bocca perché si ricordò
in quel momento di non essere più una sua Alterazione. Il gesto
di Philippe gli aveva fatto rimuovere questa verità, ancora molto
triste per lui.
- Immaginavo. Ho avvertito il tuo turbamento e ancora lo avverto. Ma
Distruzione non lascia nulla al caso e Fenice esegue fedelmente i suoi
voleri. Se sei qui, ci sarà un motivo.
- Edoardo e gli altri: Auguste, Girolamo e Marcel, sono Alterazioni?
Sono di Fenice anche loro o di Baphomet? Che cosa fate qui, in questo
paesino? - Chiese Pantarkos con vago affanno.
- I quattro che hai nominato più altri cinque tra quelli che
hai visto nella sala comune sono di Baphomet, ovviamente. Sono Cavalieri
del Tempio.- Era un'impressione, o c'era una nota di disprezzo nella
sua voce? - Questo è un luogo importante per i figli del Demone.
Una soglia tra oriente e occidente. Chi parte e chi torna da quei luoghi
passa di qui, come passando di qui gli zingari e i loro segreti, nelle
loro peregrinazioni tra il cuore dell'Europa e la Spagna. E a poca distanza
da qui si riuniscono comunità che mascherano con l'eresia le
loro ricerche sui segreti della natura.
- Da qui i seguaci di Baphomet - Sì, decisamente un tono di disprezzo
- Possono raccogliere e smistare informazioni per i loro piani.
- Questo, per noi leali figli di Distruzione, è un luogo importante.
Insieme sono certo che svolgeremo al meglio la nostra missione!
Lo scrutò fisso negli occhi.
- Che lavoro magnifico! Il nostro signore è riuscito a celare
e attenuare in te il suo marchio in modo mirabile! E il marchio del
demone che hai in te è così nitido... Puoi stare tranquillo:
Edoardo è convinto che tu sia un'alterazione di Baphomet. E se
è convinto lui, gli altri non dubiteranno. Ora siamo a cavallo.
Stavo consumando tutto il potere datomi dal nostro signore Fenice per
celare loro la mia natura. E ora arrivi tu, che puoi addirittura farsi
passare per uno di loro! Non è ironico? Siamo in due sullo stesso
cavallo, proprio come nel loro stupido simbolo!
Philippe proruppe in una fragorosa risata e abbracciò Pantarkos
calorosamente.
Improvvisamente, il greco sentì come un urlo carico d'odio provenire
da... Dentro la sua testa, dietro i suoi occhi. I suoi muscoli si tesero
ed ebbe la visione nitida della sua mano destra che penetrava nel collo
del cavaliere e ne strappava la giugulare. Il sangue sprizzò
dappertutto, coprì il cielo, lo investì. Gli si annebbiò
la vista e si sentì mancare per un momento. Se non fosse per
lo stesso Philippe sarebbe caduto pesantemente a terra.
La visione durò solo un istante, si riprese subito.
- Perdonami. sussurrò Pantarkos in un ansimo - ...L'amnesia
poteva essere una menzogna, ma la debolezza non lo è; lascia
che mi appoggi.
Voltò le spalle a Philippe, dopo essersi liberato dal suo abbraccio;
appoggiò le mani aperte al muretto che circonda il terrazzo e
artigliò la pietra fino a quando non sentì la pelle graffiarsi.
- Allora
Philippe. Ora le mie carte sono scoperte, ma nonostante
tutta la preparazione a cui sono stato sottoposto dalla nostra comune
madre, non sono stato informato del nostro compito qui. Sento disprezzo
nella tua voce... Stiamo forse per muoverci subdolamente contro i figli
di Baphomet?
Strinse le labbra in attesa della risposta, con il cuore che batteva
all'impazzata, sperando che la sua fantasia avesse galoppato troppo
oltre la realtà e che le sue supposizioni fossero infondate.
- Perdonami. Non mi ero reso conto che avessi veramente incontrato delle
difficoltà. Immagino poi che il trattamento a cui ti ha sottoposto
Fenice per mascherarti sia stato duro. Ebbene, sì, siamo qui
per spiare i seguaci del Demone. Da... Non so dirti da quanto, in realtà,
ma sicuramente da prima delle nostre nascite, Baphomet e i suoi Templari
seguono un loro piano, perseguono dei loro obiettivi che vanno contro
il Pathos e, soprattutto, contro gli interessi di Distruzione. Il nostro
signore ha ordinato a Fenice, il più fedele dei suoi figli, di
osservare e riferire. Ecco perché noi siamo qui: per spiare i
traditori. Fino ad ora, il mio compito è stato difficile: non
potendo passare per una alterazione di Baphomet non ho potuto accedere
ai segreti più intimi della congrega che fa capo ad Edoardo.
Ma ora che sei qui tu... Ora riposati, però! Finché Edoardo
e gli altri non saranno convinti della tua buona fede, non ti riveleranno
tutto ciò che ci interessa. Fino a quel momento non dovremmo
avere difficoltà, quindi puoi usare questo tempo per recuperare
le tue forze.
- D'accordo, Philippe; dopo questa giornata di riposo sto già
meglio, in breve sarò in grado di ottenere informazioni che a
te sono negate... A quel punto Fenice saprà indicarci il da farsi.
Pantarkos mascherò il tremolio che avrebbe potuto rendere la
sua voce incerta e rimase voltato verso il mare. Philippe ripeté
il gesto di saluto di Fenice, lo abbracciò una seconda volta
e poi scese, lasciandolo solo con i suoi pensieri.
Il sole era quasi completamente tramontato, una brezza fredda si alzò
dal mare e lo fece rabbrividire
O forse era ciò che aveva
appena sentito.
- Ciao bello.
Si voltò di scatto. Appollaiato sul muretto c'era il demonietto
che aveva incontrato in chiesa.
- Cosa significa questo posto? - Chiese con veemenza, allargando le
braccia in un gesto esasperato. Cosa ci faccio io qui?
- Lo sai già: è un punto di passaggio. Da qui transitano
viaggiatori e informazioni. E tu sei un viaggiatore e porti informazioni.
Sei esattamente dove devi essere. Lassù qualcuno ti ama.
O laggiù. O laovunquesia. Non sai quanta energia è costata
al tuo santo protettore sconvolgere e alterare le percezioni di Philippe,
per fargli spiattellare tutto... La sua identità... la sua missione.
A volte paga essere parenti di Enigma.
Saltò giù e zampettò verso Pantarkos, che chiese
ancora: - Il mio protettore?! Alterare le sue percezioni
?! Che marchio è inciso sulla mia pelle? Quello di Baphomet?
O vi è il debole ricordo di quello di Fenice? Chi sta ingannando
chi, in questa... Messinscena? Che ruolo sto recitando? - Mosse un passo
deciso verso la creatura - Occupo il posto di qualcuno o sono un intruso?
- Il tuo protettore è qualcuno a cui tutto sommato dispiacerebbe
che ti capitasse qualcosa. Il marchio inciso sulla tua pelle... Nessuno.
Non pensare a quello che ti ha detto di aver visto Philippe, come ti
ho detto, i suoi sensi sono stati alterati per far sì che ti
dicesse il suo punto di vista. Presto ne sentirai un altro. Poi, deciderai
quale marchio preferisci. Ma sappi che non sei un intruso, sei,
- ripeté. Esattamente al tuo posto.
- Sconvolto? Hai una brutta cera. Non ti dovresti preoccupare...
Tutto questo è già accaduto tanto tempo fa. Come ha detto
Philippe, tu sei qui per osservare e riferire. - Canticchiò,
imitando l'accento di Philippe. - Che te ne pare fino ad ora?
- Inquietante. rispose lui freddamente.
- Comunque, non saltare subito alle conclusioni: la situazione potrebbe
ancora peggiorare e tu hai ancora altre cosa da vedere. Ad esempio...
Sbaglio o Edoardo ha detto che stanotte avrebbe saputo qualcosa di più
su di te? Mi domando cosa potrebbe succedere, stanotte... Se io fossi
un ragazzo intraprendente cercherei di stare sveglio. - Ah... Prima
che tu me lo domandi di nuovo... Chi te lo fa fare? Tu stesso! Hai trovato
nuove domande, ora vuoi delle risposte. Bye!
E svanì nel nulla. Senza puff, nuvole di fumo o altro.
Di nuovo da solo, Pantarkos rimase in piedi di fianco alle scale che
conducevano verso il basso, indeciso se imboccarle; pensieroso, cercò
di dare un giusto senso a ciò che aveva sentito in queste ultime
ore, una collocazione logica alle parole e agli eventi, senza risultato.
Non riuscì a credere che, in passato come nel presente, vi potesse
essere tale rivalità tra due gruppi della stessa Armonia, tanto
astio nelle parole rivolte ad un fratello. E a chi credere, in fin dei
conti? Al piccolo demone irrispettoso o all'ingannevole figura di Philippe,
frutto dei ricordi offuscati di Baphomet?
Chi ingannava? Chi veniva ingannato?
Sbuffò in un moto di scoraggiamento, quanto si rese conto che
arrovellarsi non lo stava aiutando, che la logica mancava perché
la sua stessa presenza in questo luogo non aveva nulla a che fare con
la logica.
- In questi casi, quando non si vede la riva da nessuna delle due parti...-
Concluse alfine -L'unica possibilità è lasciarsi trascinare
dalla corrente... - E pensato questo, si diresse verso il piano sottostante.
Passò attraverso le funzioni serali e la cena come un fantasma.
Balbettò qualcosa a chi gli rivolse la parola, mentre cercava
di tirare fuori un senso da ciò che aveva appena scoperto.
Appena suonò la ritirata si trascinò nella camerata e
crollò sulla branda che gli era stata assegnata.
Buio.
Era nel mezzo di un sogno assurdo uscito da una collaborazione tra Dalì
e Walt Disney quando qualcosa di pesante atterrò sul tuo stomaco,
svegliandolo.
Sgranò gli occhi e si trovò faccia a faccia con il demonietto.
- Ancora tu... - Mormorò con la bocca impastata dal sonno.
- Ciao bello. Ricordi prima quando ho detto 'Mi domando cosa potrebbe
succedere, stanotte... Se io fossi un ragazzo intraprendente cercherei
di stare svegliò? Beh... era un modo carino per dire tira
il culo giù da questo letto e seguili.
Lo guardò incapace di comprendere. Lui indicò fuori da
una finestra con una zampa artigliata
Gli parve di vedere delle luci di fuori... Lanterne schermate.
- Datti una mossa, seguili. No! Protesterai dopo, muoviti.
Ecco, bravo... Occhio a non svegliarli... Tanto russano come locomotori.
Occhio al terzo gradino, è rotto... Bravo. Eccoli là,
stagli dietro. E non fare quella faccia, non si accorgeranno di niente.
E poi sei un osservatore. Nessuno fa male agli osservatori. Tranne quando
li scoprono, allora li uccidono, ma se non ti fai scoprire... Ma hai
solo quell'espressione? Zitto, sono arrivati. Entra!
Aveva seguito un gruppetto di una decina di figure avvolte in pesanti
mantelli che si erano addentrati nella campagna. Erano arrivati ai piedi
di una collina, avevano scostato degli arbusti dietro i quali era celata
l'imboccatura di una grotta. Entrarono e Pantarkos li seguì ancora.
Nascosto dietro alcune rocce osservò le loro azioni.
Gli uomini si tolsero i mantelli. Si trattava di Edoardo e degli altri
otto che Philippe gli aveva indicato come alterazioni di Baphomet, più
un altro Templare che aveva visto girare per casa. Mentre i nove sembravano
a loro agio, quest'ultimo si guardava attorno, evidentemente nervoso.
Edoardo gli si avvicinò. - Coraggio, Armando, è quello
che aspettavi.
Poi si voltò verso il fondo della caverna: - Siamo qui.- Disse
semplicemente.
Un piccolo lampo. Dal nulla apparve una figura. Una giovane donna dai
tratti mascolini, abbigliata con vesti di foggia orientale. Pantarkos
poté sentire Armando inspirare rumorosamente.
- Eri meglio nel 1200, non c'è dubbio. - Pensò dal suo
nascondiglio.
- Ben trovato Edoardo, ragazzi.
- Salute Baphomet - Risposero gli altri, in tono informale e colloquiale.
Vide la sorpresa dipingersi sul volto di Armando.
Baphomet e i templari scambiarono quattro chiacchiere di poco conto,
poi Edoardo fece cenno agli altri di disporsi in cerchio attorno alla
lanterna e si sedettero tutti. Armando, seduto vicino a Baphomet, era
in evidente imbarazzo.
- Dimmi Edoardo, perché mi hai chiamato?
- Ho degli aggiornamenti da darti, una domanda da farti e poi ti volevo
presentare lui - Disse indicando Armando.
- Ti ascolto.
- Il piano procede. Le notizie giunte da Ravenna e dal Cairo sono state
inviate verso Berlino ed Edimburgo, da lì verranno smistate agli
altri.
- Ottimo, la domanda?
- Oggi è arrivato un nuovo fratello. Sembra ferito, dice di aver
perso la memoria. Sicuramente era conciato male. Ne sai nulla?
- Che tipo è?
Edoardo fece una breve ma dettagliata descrizione di Pantarkos. Baphomet
sembrò perplesso, ripeté alcuni dei tratti che Edoardo
aveva descritto, poi, dopo un minuto che al greco parve un'eternità,
rispose: - Ah... Ecco dove è finito. Ne ha fatta di strada. Si
è perso, ma è a posto. Trattatelo bene. - Forse Pantarkos
era l'unico a notarlo, ma la voce della donna era diversa: sembrava
la voce di Andrea Nicosia che cercava di imitare la donna.
A sentire queste parole, ebbe l'impressione che Edoardo e gli altri
si fossero rilassati.
- Veniamo a te - Riprese la donna, con la propria voce, indicando il
cavaliere seduto accanto a lei.
- Armando è un uomo valoroso e intelligente. Penso che potrebbe
esserci utile uno come lui.
- Ah, sì? Va bene, benvenuto a bordo, Armando! - Esclamò
Baphomet, dando una pacca sulla spalla del sempre più perplesso
Armando, il quale si alzò impacciato e cominciò a balbettare.
- Mi... Mia potente e rispettata signora, Baphomet. Io ti chiedo di
prendermi a tuo servizio, ti chiedo di potermi fregiare del titolo di
tua Alterazione. Affronterò qualsiasi prova per dimostrare il
mio valore e supererò qualsiasi sacrificio che...
Baphomet lo interruppe con un gesto, sorridendo. - Tranquillo, ragazzo.
Se per loro vai bene, vai bene per me. Sei dei nostri.
- Ma come?! - pensò Pantarkos nel buio; soprappensiero, aveva
fino a quel momento imitato i movimenti della bocca di Armando, recitando
in silenzio la litania del Giuramento.
- Ma... non c'è nessuna prova... Nessun rituale di iniziazione...
Gli altri templari ridacchiarono tra di loro, Baphomet li zittì
con un'occhiata divertita. - Prova? Rituale? No... Non servono, è
tutta scena. Insomma, se lo dico io che sei dei nostri, mi pare che
basti, no?
- A... Avevo sentito parlare di un bacio... sul
I Templari scoppiarono a ridere fragorosamente, e anche Baphomet non
si trattenne. - Se ci tieni... - Afferrò il ragazzo e gli stampò
un bacio in bocca.
Armando era chiaramente sconvolto, evidentemente non si aspettava nulla
di tutto questo.
Baphomet si grattò il mento e poi fece un cenno in direzione
dell'uscita.
- Lasciateci per un momento.
I Templari si mossero verso l'imboccatura della grotta, mentre Pantarkos
tratteneva il respiro e si schiacciava con forza contro le rocce per
non essere notato.
Una volta rimasto solo con il giovane templare, iniziò a parlare.
- Immagino che ti aspettassi qualcosa di diverso, per un incontro con
un demone, una potente Nota, eh?
- Io... Cominciò il giovane.
- Ascolta. Cosa ti ha detto Edoardo?
- Mi ha parlato di Pathos, degli Eterni. Di voi, Distruzione di Enigma,
Nota di Distruzione.
- L'introduzione standard. Bene. Ora che sai la storia di base, lascia
che ti illustri i particolari. Fammi pensare... Avrai visto in biblioteca
il libro di Platone con i Dialoghi di Socrate. Conosci quello in cui
si parla di Atlantide?
- Sì mia Signora...
Baphomet lo interruppe con un gesto. - Baphomet, Baph o, meglio ancora,
Andree. Niente Mia Signora
- Sì, er... Andree. Comunque... Sì, è un dialogo
incompleto in cui viene nominata la favolosa Atlantide.
- Ti sei mai chiesto perché proprio quel dialogo è incompleto?
È perché qualcuno... il Distruttore di Atlantide... Ha
voluto così. Voleva cancellare le cronache della sua opera. Distruzione
ha affondato Atlantide. C'è uno scaffale in biblioteca con dei
libri piuttosto rari. Tra i tanti c'è una copia completa dei
Dialoghi, con la versione completa della storia di Atlantide. Ho fatto
molta fatica per recuperarla, ti consiglio di leggerla. In breve, la
storia è questa: gli Atlantidei avevano svelato molti dei segreti
della natura, erano padroni di poteri magici e tecnologici come mai
si erano visti prima e mai si vedranno di nuovo su questa terra per
lungo, lunghissimo tempo. Avevano menti aperte e brillanti, curiose.
Valutavano la conoscenza come uno dei beni più grandi. Erano
liberi, liberi di vivere le loro vita seguendo le strade che loro stessi
sceglievano e non quelle che dei, sacerdoti, ingannatori o... Eterni,
volevano che loro seguissero. Nel grande gioco di scacchi del mondo,
loro non erano pedine di nessuno, non erano neppure sulla scacchiera.
Erano liberi. Unici artefici e responsabili dei loro destini. Non posso
dire di essere d'accordo con tutto quello che hanno fatto o volevano
fare. Ma erano liberi, questo è sicuro.
- Questo li ha condannati.
- I due aspetti di Distruzione, Mutamento e Catastrofe, furono divisi
a lungo, ma alla fine, come al solito, prevalse quest'ultimo e oggi
di Atlantide abbiamo solo il ricordo. Ma è un grande ricordo:
è un sogno di libertà.
Il segreto uditore di questa storia si mordeva le labbra senza accorgersene:
il suo desiderio di sapere, la sua innata curiosità, ancora una
volta veniva alimentato, ma adesso il sapore della conoscenza parve
avere un gusto molto amaro.
- Quello che vogliamo fare noi, io e i Templari, è ridare vita
a questo sogno. Dare a tutta l'umanità la possibilità
di essere padrona del proprio destino e non soggetta ai voleri, ai capricci,
ai giochi, agli inganni, di dei, sacerdoti ingannatori, o Eterni.
Pantarkos sgranò per l'ennesima volta gli occhi, al pari del
giovane Templare.
- No, maledetta serpe... - Pantarkos, inorridito, avrebbe voluto tapparsi
le orecchie... Ma perché allora non lo fece?
- Per secoli, hanno tenuto la tua specie nell'ignoranza, nascondendole
i segreti del vostro mondo, per tenervi sotto il loro gioco, concedendovi
brandelli di potere, frammenti di conoscenza, solo quando serviva ai
loro scopi. Brandelli di una conoscenza e frammenti di un potere che
sono vostri di diritto.
- Hanno alterato la vostra storia a seconda dei loro piani o, peggio
ancora, dei loro capricci.
- Non pensare che gli Eterni siano malvagi. Non lo sono, non possono
esserlo. Essi sono schiavi della loro natura, essi sono la loro natura.
Ma come bambini incoscienti non si preoccupano dei riflessi che i loro
giochi possono avere su ciò che li circonda.
- Secoli fa il luogo in cui ci troviamo ora era parte di un grandioso
Tempio della Grande Madre, che si estendeva per tutto il nord Europa.
Era un grande culto che univa tutti i popoli, dava loro sicurezza e
speranza. Mia sorella Demetra aveva impiegato millenni per costruire
il culto. Aveva compiuto un'opera grandiosa, aveva dato una base di
certezze e conforto a tutti gli abitanti del continente. Poi, un giorno,
Catastrofe disse: 'Ho cambiato idea, non mi piace più'. E Semirea
venne ad insegnare alle donne quei pochi segreti che minarono il culto
della Grande Madre, senza dar loro nulla in cambio, creando delle tensioni,
dei conflitti, che durano tutt'oggi. Se lo chiedi a Distruzione o a
uno dei miei fratelli, è la natura: Catastrofe e Mutamento in
azione: il ciclo vitale. Se lo chiedi a me, è morte e distruzione,
civiltà spazzate via e lasciate nella confusione. Distruzione
piange per ogni suo figlio perso, ma non esita a farli combattere tra
di loro: la Distruzione dei Distruttori, il massimo risultato che può
ottenere. Capisci, Armando, cosa vogliamo fare? Non vogliamo distruggere
gli Dei, vogliamo dare agli uomini, ad ogni singolo uomo, la libertà
di scegliere il suo Dio. Vogliamo dare ad ogni uomo la conoscenza e
i mezzi necessari per poter essere non vittima, ma padrone delle forze
che animano questo pianeta. Vogliamo che la lotta per la sopravvivenza
dell'uomo sulla natura, una lotta che genera solo perdite da entrambe
le parti, cessi, perché gli uomini possano vivere, e non sopravvivere,
nel loro mondo
- Vogliamo ridare agli uomini la libertà e la conoscenza, vogliamo
portarli fuori dalla caverna, alla luce.
- Vogliamo dare agli uomini l'unica cosa che gli Eterni non vogliono:
la possibilità di scegliere.
- Vuoi essere dei nostri, Armando? Pur sapendo che lotteremo contro
gli esseri più potenti che abbiano mai guardato le stelle di
questo universo, i nostri stessi fratelli nel Pathos?
- Vuoi essere dei nostri, Armando? Pur sapendo che se mai tutto il Pathos
si unirà per combattere un nemico, quel nemico saremo noi?
- No - Avrebbe voluto gridare Pantarkos, alzandosi in piedi a fronteggiare
la donna, prima di correre a serrare le mani intorno al suo collo. Ma
era un osservatore, una presenza che non doveva essere... Come sfogare
allora l'uragano che quelle parole avevano scatenato in lui?
Armando fissò la lanterna posata a terra. Il silenzio nella grotta
era totale. Pantarkos si rese conto che non stava respirando. Per come
si era nascosto, il cavaliere si trovava esattamente tra lui e Baphomet
e quando questi parlava, sembrava che guardasse oltre il Templare, sembrava
che guardasse il greco.
Il Templare si alzò lentamente e guardò fisso la donna.
- Sarò dei vostri, Andree.
Anche lei si alzò, con un largo sorriso che le rischiarava il
volto.
- Benvenuto a bordo. Dimmi la verità, ti aspettavi un rito di
iniziazione che ti avrebbe sconvolto, vero?
- Beh... sì
- E non sei sconvolto?
- Sì...
- Allegro, allora,- Gli disse con tono divertito, battendogli una mano
su una spalla. - Hai avuto il tuo rituale. Ora torniamo a casa. Hey,
voi, lo so che avete origliato, si torna a casa!
Presto le figure di Baphomet e dei templari svanirono nelle ombre. Pantarkos
uscì dalla grotta tagliando per i cespugli, correndo nell'erba
alta riuscì a tornare a casa prima di loro.
Durante la corsa, attento a non essere scorto da nessuno, Pantarkos
si fermò a pochi passi da un vecchio albero e ne colpì
più volte la corteccia con il pugno.
- Perché... Perché?! - Si chiese correndo di nuovo, leccandosi
il sangue che usciva dai tagli sulla mano - Perché mi avete detto
cose che non avrei mai voluto sapere? - E si accorse di stare per piangere.
Fece appena in tempo a infilarsi nella sua branda, quando entrarono
le Alterazioni che dormivano nel dormitorio comune. Si misero a letto
facendo meno rumore possibile. Dopo qualche minuto, Pantarkos si rese
conto di essere l'unico ancora sveglio.
Il demonietto era appollaiato sulla testata della branda.
- Allora, bello, che mi dici?
- Maledetto
- Rispose in un sussurro Pantarkos - Quello che
ho sentito è solo un mucchio di ipocrisia e sporca sovversione!
Baphomet si contraddice da solo... Come può insegnare al mondo
a scegliere il proprio dio senza costrizioni, agendo contro il Pathos
che vuole la libertà dell'uomo? Come può accusare di macchinazioni,
lui che sta tessendo trame contro i suoi stessi fratelli, usando i suoi
cari esseri umani come burattini? Perché è questo che
fa, ha fatto e farà... Quando li lascerà morire!
- Giudizi taglienti, per uno che ha visto solo l'inizio della storia...-
Gli rispose il demonietto, con tono triste. - Baphomet si contraddice,
perché promette libertà dal pathos: vuole la libertà.
Qualcuno mente. O forse, nessuno, ma i punti di vista sono così
lontani... A proposito, sei certo che il pathos voglia la libertà
dell'uomo? Sei certo che gli uomini vogliano quella libertà?
Che vada bene per loro? Non sono domande retoriche, ma interrogativi
a cui dovrai rispondere. Ti ricordo en passant che Hitler voleva liberare
l'Europa dagli Ebrei per il bene degli europei stessi. Baphomet
inganna... Sicuramente... Che ti aspetti da Distruzione di Enigma? È
curioso notare che ci sono ben altri ingannatori, nel Pathos, e molti
di loro non hanno alcuna parentela con Enigma. E poi... Baphomet potrebbe
essere in cattiva fede, ma potrebbe semplicemente essere stato costretto
ad utilizzare le stesse armi che usano gli altri per combattere questa
guerra. In effetti... Quand'è stata l'ultima volta che hai visto
tutte le Note sedersi intorno ad un tavolo e dirsi tutto? Agire tutti
insieme di comune accordo, se mi perdoni il gioco di parole, alla luce
del sole, senza segreti tra di loro?
- Baphomet usa i suoi cari esseri umani come burattini e li lascerà
morire
- Il demonietto gli si avvicinò, gli
occhi stretti in due fessure roventi, l'alito antico che sapeva di cose
morte da tempo, un'espressione sul piccolo volto contorto che fece riesplodere
tutti i timori e le paure ancestrali di Andrea, il viso attaccato al
suo, le loro labbra quasi si sfioravano. - Quando avrai visto la
fine di tutto questo, desidererai essere nato senza lingua, pur di non
aver mai detto queste parole! - Sibilò. Poi si allontanò
e tornò ad appollaiarsi con espressione tranquilla ai piedi del
letto.
Recuperando per quanto possibile il sangue freddo, Pantarkos riprese
a parlare, troppo indignato per lasciarsi bloccare dallo spavento.
- Se fossi stato al posto di quell'idiota di Armando, non sarebbero
bastate quelle fesserie per convincermi. Io so cosa vuole Pathos per
l'umanità e ho sputato sangue per i miei fratelli e lottato con
loro per realizzare i suoi scopi!
- Ma non eri al posto di Armando, per tua fortuna. Ma comunque, sì,
lo concedo, forse per convincere qualcuno come te ci sarebbe voluto
ben altro. Non che qualcuno voglia convincerti di qualcosa, beninteso.
Non che non vedrai ben altro, beninteso... Ah! il tuo è sano
cameratismo. Bello. Solo, non era chiaro: hai sputato sangue con o a
causa di altri fratelli nel pathos? Hai lottato con o contro altri fratelli?
No, perché in entrambi i casi, non saresti il primo... Ma forse,
qui ci vorrebbe qualcuno che bazzica da più tempo nella cricca
degli Eterni, per sapere chi ha sparso sangue di chi, quando e per quale
motivo... Ma in effetti, non sono fatti miei, io non ti devo convincere
di nulla, se qui per osservare e riferire, ma nessuno ti vieta di farti
una tua idea. 'Notte, bello!
E svanì nella solita maniera priva di effetti spettacolari.
Dopo una notte senza sonno, passata a rigirarsi nel pagliericcio e a
cercare di allontanare il ricordo di quanto sentito, Pantarkos appena
possibile si recò nella biblioteca e cercò il dialogo
completo su Atlantide, menzionato la notte prima da Baphomet. Rovistò
negli scaffali, suscitando la curiosità dei Templari presenti;
scostò i pesanti volumi, tolse e rimise a posto antichi manoscritti
finemente miniati, passò in rassegna ogni scaffale, ogni ripiano,
fino a giungere ad una nicchia. Si accorse a quel punto che i libri
erano stati sistemati su due file e che quelli più vicini al
muro, nascosti alla vista, sembravano piuttosto antichi: tra di essi
l'oggetto della sua affannosa ricerca
Il dialogo c'era. Era un tesoro vero e proprio quello che aveva tra
le mani. Nel mondo da cui veniva, c'era gente che avrebbe ucciso per
mettere le mani su quelle pagine. Era abbastanza convinto del fatto
che anche qui qualche morto ci fosse stato.
Iniziò a leggere la mattina, dopo le prime funzioni. Quando riuscì
a staccarsi dal libro era pomeriggio inoltrato. Erano poche pagine,
ma le rilesse fino a farsi dolere gli occhi. Socrate, nello scritto
di Platone, parlava di eventi incredibili, meraviglie magiche, scientifiche
e tecnologiche, parlava della cultura e della civiltà dell'isola.
Vi erano più cose di quante ne avessero mai potute immaginare
tutti i venditori di fumo new agers del suo mondo: la realtà
era ben al di sopra delle loro fantasie. Più o meno, il trattato
corrispondeva a quanto detto da Andree ad Armando la notte precedente.
Socrate descrive anche la fine dell'isola. È la parte peggiore.
Se Distruzione avesse lasciato uno scoglio in mezzo all'Atlantico con
su scritto Sono stato io, sarebbe stato meno evidente.
Naturalmente, Pantarkos non aveva alcun motivo di credere che quanto
aveva letto fosse vero, non vi era nulla che dimostrasse che non si
trattava di un abile falso.
Se lo ripeté in modo quasi maniacale, per tutto il giorno.
Ogni tanto i Templari gli si avvicinavano per chiedergli come stesse.
Philippe era il più insistente, e cercava sempre di trovarsi
con lui quando era da solo. Ma riuscì a tenerli tutti alla larga,
mormorando scuse e mezze frasi.
Quando giunse l'ora di andare a dormire, era felice di infilarsi nel
suo letto, desideroso di cadere almeno per qualche ora nell'oblio del
sonno.
- Rieccomi. Fai veramente schifo, lo sai? Dovresti cercare di dormire
di più la notte, hai una cera orribile. Lo so, hai mille domande
da farmi e vuoi darmi una seconda razione di sdegnata incredulità
e orgogliose affermazioni di fedeltà a Pathos. Non ti preoccupare,
mi posso immaginare tutto. Dai, ormai ti sei svegliato, scendi dal letto,
ti porto in un posto.
Sgattaiolò fuori dalla camerata, con il demonietto che gli zampettava
davanti. Giunto all'imboccatura del corridoio che portava alle scale,
gli fece cenno di fermarsi.
- Bene, e ora qualcosa che ti piacerà: giochiamo a 'percorso
iniziatico'. Chiudi gli occhi, da bravo. Bene, ora cammina ad occhi
chiusi fino alle scale. Sempre dritto, non è difficile. Avanti,
un passo dopo l'altro. Tieni gli occhietti chiusi, da bravo. Hey, sei
bravissimo! Vedi? Se ci pensi un momento ti accorgi che le cose sono
molto, molto più semplici di quanto possano apparire a prima
vista. Allora, non è un sacco iniziatico tutto questo?
Whoa, frena,- era arrivato alle scale - Continua
a tenere gli occhi chiusi. Ora devi scendere le scale. Non cogli palate
di significati profondi e nascosti? Sì, sapevo che ti sarebbe
piaciuto. Bene, ora al mio via, con calma, scendi un gradino per volta.
- E uno
- E due
Appoggiò il peso un gradino dopo l'altro, cercando di capire
se il demonietto lo stesse prendendo in giro oppure no. Quando ormai
era troppo tardi si rese conto di aver appoggiato il piede sul vuoto.
Perse l'equilibrio e il tuo tentativo di afferrare al volo il corrimano
fallì miseramente. Iniziò a rotolare giù dalle
scale pesantemente.
L'ultima cosa che sentì prima di svenire fu la voce del demonietto:
- Io però te l'avevo detto ieri che il terzo gradino era rotto
.............
..........
......
....
..
***
Questo
racconto è stato ispirato dalla partecipazione al gioco di ruolo dal
vivo Pathos. Uno degli scopi di Pathos è la creazione di "letteratura
interattiva".
Se volete maggiori informazioni su Pathos e magari siete interessati
a giocare, visitate questo indirizzo: http://www.pathos.it
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