IL CUORE SEGRETO DEL DEMONE
parte 2
 
di Andrea Nicosia e Andrea Morgando
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Per prima cosa, si rese conto del rumore.
Tanta gente che urlava, confusione.
In un secondo momento, registrò il fatto che sentiva ancora parlare francese.
Merda.
Luce. Una leggera brezza.
Era all'aperto.
Aprì gli occhi. Era in un vicolo, palazzi in mattoni ammassati tra loro, sporcizia. Non era ancora nel suo tempo.
Si alzò, la testa dolorante, mille aghi conficcati in ogni parte del corpo.
Un'estremità del vicolo sbucava in un largo spazio: una piazza, o una strada molto larga. La confusione arrivava da lì. C'era una gran folla.
Intontito, barcollò verso la gente. Un muro di persone che urlavano verso qualcosa.
Si fece spazio.
Era sul margine di una strada molto larga e lunga, un viale che aveva qualcosa di familiare, in qualche modo. Doveva essere in una grande città.
La folla stava urlando in direzione di un carro con degli uomini sopra, dei prigionieri, che si faceva strada a fatica lungo il viale.
Rivoluzione Francese?
Cercò di capire cosa urlavano le persone.
- Assassini! Maledetti!
Non era sicuro che tutti gli insulti volassero verso i prigionieri. Anzi, molti erano diretti verso le guardie che li scortavano.
Cercò di capire chi potessero essere.
I vestiti erano laceri, le barbe lunghe. Sui loro volti l'umiliazione della prigione e, forse, della tortura.
I loro sguardi erano deboli e chini, solo uno guardava sprezzante davanti a sé.
Un refolo di vento agitò le loro vesti. Per un istante, su uno degli abiti, sotto la sporcizia, sotto le macchie di sangue, Pantarkos intravide un ricamo. E capì.
- Templari. Traditori di ogni cosa sacra vi sia al mondo.
Si voltò al suono di quella voce.
Pochi passi dietro di lui, all'interno del vicolo da cui era appena uscito, c'era un giovane prete. Questo guardò passare il carro con uno sguardo pieno d'odio, la bocca torta in un sorriso beffardo.
- Ecco ciò che aspetta chi trama contro l'Altissimo. Al rogo! Che vi consumino le fiamme purificatrici!
Pantarkos non lo ascoltò. Guardò dietro di lui, sopra di lui.
Appollaiato ad una grondaia c'era il demonietto. Aveva in mano un grosso randello e stava guardando la nuca del prete.
- Oh, no.- Mormorò il Greco, mentre si rendeva conto che lui e il prete avevano più o meno le stesse misure d'abito....
- ...ma in fondo perché no? - E si fermò per contemplare la scena: potenziali traditori del Pathos sì, ma sempre meglio che schiavi della Presenza senza cervello come quel pretonzolo.
*POK!*
Il prete cadde all'indietro, il sorriso beffardo ancora stampato sulle labbra.
Il Demonietto fece roteare il randello: - Jaques de Molay, sarai vendicato! – Urlò ridendo.
Pantarkos, senza farselo dire, trascinò il corpo svenuto in un vicolo, lo svestì e indossò la sua tonaca, lasciandolo nudo come un verme.
- Bravo ragazzo, vedo che cominci ad imparare. Oh, per inciso, anche il travestirsi ha alcune valenze simboliche, come avrai sicuramente notato Non è iniziatico tutto ciò? Bene, ora... Dove stai andando? Hey, dove stai andando? Fermo!
Pantarkos correva dietro al carro, cercando di farsi vedere dai suoi occupanti, provando a riconoscerne qualcuno, ma invano.
Nonostante gli capitasse di sentire qualche voce discordante, per la maggior parte assistette ad una scena da sfilata dei nobili durante la Rivoluzione. La gente urlava, sputava, lanciava pietre e ortaggi. I prigionieri venivano coperti di insulti: - Schiavi del demonio... Sodomiti... Ladri... Traditori... Assassini...- L'odio nei confronti dei Templari era palpabile.
A costo di sembrare matto, Pantarkos chiese in che anno si trovava ad un passante, ma nessuno lo ascoltò, tutti troppo impegnati a prendersela con i prigionieri.
Cercò allora di farsi vedere dai templari, per cercare di riconoscerli. I Templari avevano gli occhi bassi e non facevano caso alla folla, o a lui. Solo uno di loro teneva la testa alta, sfidando con lo sguardo tutti gli occhi che incrociava, ma neppure lui fece caso al greco, anche se per un momento i loro occhi si incrociarono. Nei suoi, l'empathico lesse un dolore infinito, ma nessuna reazione alla sua vista. Oppure, aveva sorriso? Forse era solo una sua impressione.
Corse dietro e di fianco al carro, si guardò intorno, scrutò i visi dei presenti. Provò ad avvicinarsi ai pochi, pochissimi, che non si univano ai cori di insulti. Nulla, non riuscì a fare nulla. Gli pareva di nuotare nella melassa. Ad un certo punto, preso dallo sconforto e dalla rabbia, tentò il tutto per tutto: staccò una trave che sorreggeva un banco di frutta e provò ad infilarla tra i raggi di una ruota del carro. Un momento prima di riuscire, la folla gli si chiuse intorno, venne spinto, sballottato, inciampò. Tutto inutile.
Alla fine, sentì quello che temeva: - Viva Re Filippo! Viva Papa Bonifacio! Morte ai Templari! Al Rogo!
Parigi, 1314. Stava assistendo alla fine dei Templari.
La strada si restrinse e la folla si ammassò dietro il carro. Presto fu impossibilitato a proseguire e si fermò, mentre il carro proseguiva il suo mesto cammino.
La folla si diradò e rimase solo in mezzo alla strada. Si guardò intorno per orientarsi. I maggiori punti di riferimento di Parigi sarebbero dovuti essere facili da ritrovare. Non c'era la Tour Eiffel, ma Notre Dame sì.
Mentre faceva girare lo sguardo, vide un bando appeso ad una parete. Si avvicinò. Era coperto di sputi e sporcizia e scritte oscene contro i Templari, ed era scritto a mano con una calligrafia incerta. Ma le lettere erano grandi e ben distanziate, per permettere la lettura ai pochi abitanti in grado di farlo. Era un editto del Re, per informazione alla popolazione, nel quale si rendevano noti ai sudditi i nuovi reati che si imputavano all'Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme e le prove di questi reati, perché ogni suddito fedele sapesse delle colpe di cui si erano macchiati i traditori e collaborasse con gli agenti di Sua Maestà e i Giudici Inquisitori di Santa Romana Chiesa.
Si faceva riferimento alle confessioni di un Templare addentro ai segreti dell'ordine, pentitosi e tornato alla luce della Chiesa. Il Templare parla di adorazione di idoli. Sodomia rituale, accoppiamenti con creature demoniache in forma di donne. Il Templare pentito rivelava come i suoi confratelli intrattenessero rapporti stretti con gli Islamici, di quanti elementi della loro religione avessero adottato. Rivelava come le ingenti ricchezze sottratte ai pellegrini e i patrimoni dei Nobili europei che i Templari si facevano prestare con false promesse servissero per finanziare i capi delle tribù di ebrei e maomettani che minacciavano la Terra Santa.
Nell'edito, si fa riferimento al nome di questo Cavaliere: Philippe Mallion di Vichy.
L'editto era datato 9 marzo 1314 e sembrava affisso ormai da qualche giorno.
- Il 15.
-Cosa..?- Chiese, abbassando lo sguardo.
- Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, venne bruciato sul rogo il 15 marzo 1314, su un'isola in mezzo alla Senna. - Gli disse il demonietto. - Alcune fonti indicano come data il 13, altre il 16 o il 18. Ma fu il 15.
- Oggi...
Si guardò intorno. In distanza, dove poteva esserci il fiume, vide alzarsi una colonna di fumo, che poteva essere un grosso camino, ma poteva essere anche qualcos'altro.
- Non so che giorno sia oggi. Hai guardato nelle tasche della tonaca? Forse c'è qualcosa che potrebbe darti un'indicazione…
Infilò le mani nelle tasche, c'era un involucro in quella di sinistra. Un incartamento, lo aprì.
Era una lettera di presentazione, su cui era scritto che il latore della presente, Padre Ottavio Lirani Vetta, era stato inviato dall'Arcivescovo di Tolosa su invito di Sua Santità Papa Bonifacio VIII presso il Tribunale della Santa Inquisizione costituito in Parigi per giudicare e condannare i Cavalieri dell'Ordine del Tempio di Gerusalemme, con il compito di redigere documenti e rapporti sugli atti del processo e sulle confessioni degli imputati.
- Beh, se non altro questa volta so chi devo essere.... – mormorò Pantarkos con voce molle.
- Osservare e riferire, come al solito. Qui c'è scritto che Padre Ottavio deve presentarsi alle prigioni il giorno 14 marzo... Se aveva ancora in tasca la lettera, vuol dire che non si è ancora presentato. Quel prete mi dava l'idea di una persona precisina. Il tipo di persona che se viene invitato a presentarsi il 14 non arriva né il 13, né il 15…
Stava per replicare, quando, all'improvviso, gli parve che il mondo si fermasse. Le persone per strada, gli uccelli nel cielo, il fumo, la polvere portata dal vento.
Nessuno si muoveva più. Quasi nessuno.
Passando come fantasmi nella folla, due persone si fecero avanti: la prima marciava a passo di carica, il suo volto era una maschera sfigurata dalla rabbia. Alta, magra, mascolina, dai lineamenti sottili, un lampo omicida negli occhi innaturalmente rossi. Nonostante la smorfia che le deformava il viso, la riconobbe. Era Andree... Baphomet. Dietro di lei, affrettandosi per starle dietro un uomo dall'aspetto nobile e forte.
- Aspetta...- Ansimava il secondo – Rifletti!
- Aspetta?- Baphomet si voltò urlando - ASPETTA?!?! Sei impazzito? Io li tirerò fuori da lì, adesso!
- Non ci sei riuscita fino ad ora, hai fatto tutto il possibile, non peggiorare la...
- Posso provare ancora una cosa.
- E cosa?
Baphomet si avvicinò all'uomo, un lampo folle negli occhi, un ghigno demoniaco sul viso, le mani serrate in pugni.
- Approccio diretto!
- Andree, non puoi. Tutto l'edificio è stato benedetto e consacrato dal Vescovo e dal Capo degli Inquisitori. Non funzionerà, non abbatterai le mura.
Baphomet puntò tre dita - artigliate - sotto il naso dell'uomo, sollevandole una ad una, mentre contava.
- Gerico, Troia, Gerusalemme.
- È diverso.- Mormorò l'altro scuotendo il capo. - Stavolta è diverso.
- Erano consacrate anche quelle, non è diverso.
- Lo è. Calmati Baphomet. Non puoi infrangere il velo, non puoi attaccare le prigioni a colpi di palle di fuoco, in pieno giorno, adesso, sotto gli occhi di tutti, senza un'illusione che ti copra, magari mostrando la tua vera forma. Ricorda le regole del Pathos. Non siamo più nell'epoca delle leggende. E non puoi fare nulla contro quelle pareti consacrate.
- Fenice. Io abbatterò quelle pareti a costo di doverle distruggere a mani nude un mattone per volta e libererò i miei figli e spero che le guardie avranno il buon senso di scappare, perché se così non fosse, calpesterò anche loro.
Baphomet si voltò e ricominciò a marciare lungo la strada. Stava piangendo. Si voltò verso Fenice: - E quando avrò finito, mangerò il cuore di Filippo e berrò il suo sangue!- Ricominciò a camminare. - E userò come piatto il cranio di Bonifacio.- Si voltò un'ultima volta. - E sarà solo l'inizio dei loro guai.
Fenice rimase per un momento fermo, sconsolato. - Non ce la farai. - Poi corse dietro ad Andree, che stava sparendo in distanza. Appena scomparvero dalla vista, la vita ricominciò a fluire, come se non fosse accaduto nulla.
- Non ce la farà. - Commentò triste il demonietto. - Libri di esoterismo e manuali di storia hanno dedicato molte pagine ai Templari. Nessuna di esse parla dell'assalto alle prigioni di un demone incazzato. A proposito di demoni, hai mai riflettuto sul fatto che essere un demone implica necessariamente essere stato un angelo?
- Muoviti.- Gli disse, indicando la lettera di presentazione che il greco stava ancora stringendo in mano. - Hai un appuntamento con il destino.
- Almeno dimmi da che parte devo andare: sono già in ritardo di un giorno! E ora che ci penso che cosa dovrò scrivere, visto che a quanto pare i Templari sono già stati condannati?
- Beh, io penso che ti convenga provare con le prigioni. Dovrebbero essere di là. - Gli rispose, indicando la strada che aveva preso il carro. - Sicuramente, la condanna è stata già emessa... È stata emessa sette anni fa, quando iniziò la persecuzione. Sette... numero ricorrente, eh? Quanto al ritardo... no, oggi è il 14, domani al tramonto si chiuderà questa storia. Sei in tempo... Sei in tempo…
Il demonietto scomparve e Pantarkos si incamminò nella direzione che gli aveva indicato. Era facile seguire la strada, bastava guardare per terra i resti degli ortaggi che erano stati lanciati contro i Templari. Passando attraverso un mercato, allungò una mano verso un coltello lasciato su un banco e lo fece scivolare sotto la tonaca. Nessuno sembrò averlo notato.
- Maledetto! Spero di incontrarti... Bugiardo! - ringhiò.
Arrivò alle prigioni in cui erano rinchiusi i Templari. Erano circa le cinque del pomeriggio. Entro più o meno 24 ore, dal cancello che stava per varcare sarebbero usciti Jaques de Molay e Goffredo de Charnay, diretti verso il rogo.
Mostrò le sue carte ad una guardia, che gli indicò un suo superiore, che gli indicò un altro superiore, che gli indicò un inquisitore e così via, finche' la sua lettera di presentazione non giunse nelle mani di un prete unto e ossequioso. Il suo modo di fare gli ricordava quello del segretario del dottor Esar…Certi archetipi vengono da lontano...
Il prete gli indicò un tavolo su cui vi erano fogli, penne e boccette di inchiostro. Lo fece accomodare, si allontanò qualche minuto e tornò con le braccia cariche di volumi e incartamenti. - Qui c'è tutto.- Gli disse, rovesciando la roba sul tavolo. - Buon lavoro.
Passò le ore seguenti immerso nella lettura, prendendo ogni tanto qualche appunto. Un paio di volte provò ad allontanarsi, ma la zona pullulava di guardie e inquisitori, per cui tornò al lavoro.
Le carte non dicevano niente. Il sole era tramontato da tempo quando giunse a questa conclusione. O meglio: dicevano tutto, tutto quello che si era sempre saputo. In realtà, non c'era nulla di affascinante o misterioso, anzi. Era una storia piuttosto squallida. Dai verbali degli interrogatori, non quelli fatti in piazza, per infervorare le folle, quelli condotti nella tranquillità di una cella, leggendo tra le righe delle domande, riuscì a farsi un'idea piuttosto chiara della situazione.
Filippo doveva un sacco di soldi ai Templari, che di ricchezze ne avevano a dismisura. Non potendo onorare il debito aveva avuto un'idea risolutiva: prendersi tutto. Per poter confiscare le ricchezze ad un ordine, bisognava scioglierlo e far finire i beni nelle casse di un altro ordine amico: tutto qua. Le accuse di stregoneria, idolatria, alleanze con i maomettani erano tutte scuse per ottenere lo scioglimento dell'ordine, per mettere il papa con le spalle al muro. Gli interrogatori seri ruotavano attorno ai soldi e alle terre: quanto, dove, chi li custodiva. Tutto qua.
Tutto qua.
- Tutto qua? - Urlò in preda alla rabbia, mentre spazzava il tavolo con un braccio, lanciando a terra quanto vi era sopra.
- Non può essere tutto qua!
- Dipende. - Gli rispose il demonietto da sotto il tavolo. - Per uno storico che bada ai fatti, sì, è tutto qua. Tutto torna, tutto ha un senso, le relazioni di causa ed effetto sono soddisfatte. Per un esoterista della domenica no, c'è sicuramente dell'altro: misteri e segreti non detti, un'altra storia sotto questa facciata. Una storia fondata su indizi che non verranno mai confermati. Per te? Beh... Hai letto i documenti, sai cosa è successo, sai quali accuse sono vere e quali sono inventate. Ma sai anche che i Templari erano veramente seguaci di un demone, investigavano per davvero le strade della magia, avevano veramente rapporti con il mondo islamico e non solo. Sai che tutto questo è cominciato perché Filippo il Bello voleva per se le ricchezze dei Templari, ma tu stesso hai visto Baphomet oggi prepararsi ad attaccare le prigioni. Oh, a proposito, avrai notato che non si è fatta vedere... Chissà cosa la ha trattenuta. - Direi, e penso che ne converrai, che manca qualcosa, manca un tassello dell'enigma. Direi, che se tu spegnessi quella candela, ti nascondessi dietro quel tendaggio, sì, quello alla destra del quadro della Vergine… E seguissi in silenzio i discorsi di chiunque dovesse entrare in questa sala nelle prossime ore, potresti trovare questo tassello.
Ormai rassegnato al comportamento del demonietto, Pantarkos fece quanto gli era stato detto.
Passarono i minuti. Passarono le ore.
L'intero palazzo era avvolto nel silenzio. Solo una volta pensò di aver udito un rumore: un grido provenire dal ventre dell'edificio. Poi più nulla.
- Accidenti, a me verrebbero dei crampi inimmaginabili a stare in piedi immobile per tutto questo tempo.
Cercò di ignorare la voce del demonietto. E i crampi che gli stavano paralizzando le gambe.
- Maledizione! Non ne posso più! È da ore che sono qui in piedi come un idiota... E questo coso è pure impolverato! *cough!!* e poi mi dicono che devo essere libero... Mi sembra di essere un burattino, con un aborto di demone nano che mi comanda a bacchetta, dannaz... -
- Oh... Aborto! L'hai voluto il percorso iniziatico? E mo' devi morì. E tanto per chiarire, il burattino, prima di liberarsi, deve sapere che ci sono i fili… Pazzesco, mai visto nulla di più iniziatico, scommetto che stai godendo come un porco.
Stava per rispondergli a tono quando la porta si aprì. Alcuni soldati entrano portando dei candelieri, accesero le lampade alle pareti, si guardarono intorno e uscirono. Non riuscì a capire come fosse possibile che non lo avessero visto.
Dopo pochi minuti, entrarono due persone. Nobili, sicuramente, di alto rango a giudicare dalla ricchezza dei loro vestiti. Dietro di loro, altri due uomini, poi un terzo.
Non sapeva chi fosse l'ultimo arrivato, sicuramente un prete, dato l'abbigliamento; non ebbe invece problemi a riconoscere gli altri due: nonostante fossero passati almeno 15 - 20 anni dal loro primo incontro, Philippe non era cambiato molto. Fenice, lo aveva visto poche ore prima.
- È inutile, non parlano. - Iniziò uno dei due nobili.
- Non importa.- Replicò Fenice - Ormai, ciò che doveva essere fatto è stato fatto.
- Non importa? - Esclamò l'altro nobile. - Filippo è stato chiaro: avrà quel denaro o le nostre teste. Avevamo un accordo.
- Pensi forse che non lo stiamo rispettando?- Intervenne Philippe.
- No, penso proprio di no. Convincere il re a muoversi contro un ordine potente come quello dei Templari non è stato affatto facile. Filippo ha osato tantissimo. Se non dovesse ottenere ciò che gli abbiamo promesso, le nostre vite varranno meno di quelle dei Templari.
- Non importa. - Ripeté Fenice. - Ormai è tutto concluso, Filippo di Francia ha esaurito il suo compito.
I due nobili si guardarono perplessi per un lungo istante, poi uno di loro trovò il coraggio di esprimere i loro pensieri.
- Volete dire... Volete uccidere il Re di Francia?
- No, naturalmente no! - Esclamò Philippe.
- Noi no. - Concluse Fenice.
- Noi?
- Baphomet ha giurato vendetta. Il destino di Filippo è segnato. E, mi spiace, Cardinale Lourdsamy, anche quello di Sua Santità.
- Voi non potete permetterlo! - Esclamò il prelato, che era rimasto in silenzio fino a quel momento. - Voi dovete fermare il demone!
- Non è possibile. La forza delle emozioni è con lui.
- Fino ad ora, però, avete bloccato ogni suo tentativo di salvare i Templari. Tutto ciò che ha tentato in questi anni, con l'inganno o la forza è fallito.
- Era volontà del mio signore che l'ordine dei Templari fosse purgato dai fedeli di Baphomet e che il loro Piano venisse fermato per sempre. Perché questo si realizzasse è stato speso molto potere, sono state fatte molte promesse, è stato richiesto il pagamento di debiti antichi. Come ha detto il mio signore, nessun prezzo è troppo alto per la caduta di Baphomet e dei Templari, perché nessun pericolo è mai stato così grande. E il prezzo che è stato pagato è molto, molto alto. Ora la volontà del mio signore è compiuta. È tempo che i nostri sforzi e le nostre energie vengano diretti ad altri scopi.
- Ma che ne sarà di noi?
- Nulla. Baphomet non sa di voi e del servizio che ci avete reso. Riceverete il compenso pattuito e verrete dimenticati dalla storia.
- E il tesoro dei Templari?
- Verrà dimenticato anche quello. Come ho detto, abbiamo altri scopi da perseguire. Il tesoro dei Templari ci aiuterà a raggiungerli.
- Maledetti, avete già fatto salpare le navi...
- Ci eravamo accordati per un compenso e lo riceverete. Del resto non vi deve importare.
- Il Re non la prenderà bene.
- Abbiamo già pensato a questo. Lasceremo delle tracce che vi serviranno per guadagnare tempo. Non ve ne occorre molto.- Concluse Philippe. – Vi abbiamo dato la nostra parola.
- Bella garanzia! - Sbuffò il Cardinale, - visto come mantenete la parola tra di voi…
Fenice si voltò di scatto, il suo sguardo era così intenso e penetrante che sembrava solido. Lourdsamy vacillò e si appoggiò al tavolo.
- Come agiamo tra di noi, Cardinale, non è di vostro interesse. Io rispondo ad una volontà superiore. Quando lui desidera, io eseguo. Senza dubbi, senza scrupoli, senza alcun pensiero se non quello di soddisfare il mio signore.
Il Cardinale si appoggiò pesantemente al tavolo, ma continuò a sostenere lo sguardo di Fenice.
- Soprattutto senza rimorsi... Altrimenti, come avreste potuto fare ciò che avete fatto...
- I miei rimorsi sono affare mio. - Ringhiò Fenice. Il Cardinale barcollò, abbassò lo sguardo e non crollò a terra solo perché uno dei nobili lo sorresse. - Quello che penso è affare mio, ma quello che faccio è la volontà del mio signore.
- L'esecutore perfetto... - Mormorò l'altro nobile.
- Questo è ciò che sono. - Ribatté Fenice.
- Signori. - Intervenne Philippe. - Queste discussioni fra noi sono fuori luogo. Tornate da Sua Maestà e riferitegli che domani tutto procederà come concordato. De Molay parlerà. E voi, Eminenza, scrivete pure al Santo Padre che ciò che è stato fatto è giusto: i Cavalieri del Tempio erano veramente dediti a pratiche proibite e in combutta con il demonio.
- Questo almeno è vero...- Commentò il cardinale, con un filo di voce.
I tre uomini lasciarono la sala. Fenice e Philippe rimasero soli.
- No... - Pensò Pantarkos. Solo questo pensiero, breve e veloce, riuscì a farsi strada nella sua testa buia; solo questo piccolo guizzo superò la barriera che egli stesso aveva eretto intorno a se.
- No... - Dentro di lui fu il buio, un nulla immobile, nelle orecchie il rimbombo delle parole udite, nel cuore un groviglio di spine, nello stomaco una pietra fredda, negli arti il ghiaccio.
Il pugnale restò nascosto, infilato nella manica larga della tunica, senza che una mano lo raccogliesse come era previsto.
Poi altre parole vennero pronunciate, anche se scivolarono sulla superficie della sua coscienza senza fermarsi o lasciare il segno: quello che aveva sentito era sufficiente, forse anche troppo; il cervello non poteva sostenere altro.
- Nessun rimorso?- Chiese Philippe.
- Anche se ne avessi, la situazione non cambierebbe.
- Ma ne hai?
- E tu?
- Rimorsi... Ho passato la mia vita, tutta la mia vita a preparare questo giorno... Da tempo non ho più incubi di notte...
- Però...
- Edoardo e Armando erano amici.
- Hai fatto ciò che era giusto.
- Ho fatto ciò che era necessario.
- Hai fatto ciò che ha ordinato Distruzione. Dunque, era giusto e necessario. Il resto non conta.
- Non avrei voluto ucciderli.
- Questa storia è cominciata prima ancora che nascesse tuo padre, prima ancora che nascesse un qualsiasi tuo antenato. Finalmente, domani finirà e finirà come Distruzione ha voluto che finisse.
- E il resto non conta. - Mormorò Philippe.
- Il resto non è importante.
- Non mi hai ancora risposto. Rimorsi?
- Baphomet è un amica. Una sorella. Una parte di me, in qualche modo. Ho fatto ciò che Distruzione desiderava. Non è detto che ne sia fiero. Questa storia ha avuto un prezzo molto, molto alto. Troppo alto.
- Cosa succederebbe se Baphomet scoprisse che siamo noi che lo abbiamo ingannato? Che è per opera nostra che tutti i suoi tentativi di salvare i Templari sono falliti?
- Non la prenderebbe bene. - Rispose triste Fenice, mentre si avviava alla porta. - Vieni, rimane un ultimo compito.
- Capisco le paure di quelli là, sai? Non vorrei proprio trovarmelo davanti se dovesse scoprire...
- Stai tranquillo, anche se dovesse scoprire ogni cosa, Baphomet non potrà farti nulla. Ma non scoprirà nulla. Abbiamo nascosto bene le nostre tracce. Rimane giusto l'ultima da eliminare. L'ultimo ordine di Distruzione.
- Ma se riuscisse ugualmente a scoprirlo? – Insisté Philippe.
Erano ormai usciti dalla sala e Fenice stava richiudendo la porta. Non era certo di capire l'ultima frase pronunciata da Fenice: - Ricordi quando hai detto che hai passato tutta la tua vita dietro questa storia? Beh... Ora questa storia è finita e...
Pantarkos fece due passi incerti verso il tavolo. La testa gli girava, le gambe non lo ressero. Cadde pesantemente a terra, vomitò, pianse.
- No. Dio dei cieli, no.
Alzò lo sguardo al ritratto della Madonna. Da quanto tempo non pregava più il Dio della sua innocenza? - Ti prego... Ti prego... Dimmi che non è vero.
- È solo un quadro, sai? Non ti risponderà.
Il demonietto gli prese il viso tra le mani e lo alzò fino a che non si guardarono negli occhi.
- Ti prego... Basta!!! Fammi tornare a casa ti supplico!!! - Pantarkos si gettò in ginocchio ai piedi dell'essere, tremante e col capo chino che toccava terra.
- Povero, povero Andrea. Ti ricordi? Baphomet ti aveva detto di stargli lontano la prima volta che gli hai offerto i tuoi servigi. Se lo avessi ascoltato... Avresti continuato a vedere il Pathos come una grande famiglia. Qualche litigio qua e là, ma sotto sotto, tutti uniti, tutti fratelli, tutti dalla stessa parte, contro i cattivi. Avresti continuato a credere che... Come hai detto... 'Spargi sangue per i fratelli'... Beh.. E' vero... Solo che quel 'per' spesso vuol dire 'per colpa di'... E sai qual è la parte peggiore? Che indietro non ci torni. Mi dispiace, ma la tua innocenza non c'è più. Ma neppure la tua ignoranza. Hai notato che il colore dei tuoi occhi è cambiato? Ora vedrai il mondo con occhi diversi. Ora, quando sentirai altri fratelli parlare di controllo, dominio, potere... Penserai ancora che sono espressioni usate nella fretta di esprimere un concetto? Pathos vuole la liberazione dell'uomo... Parole tue! Ma liberazione da chi? Da quale giogo? E per ottenere quale libertà, quale coraggioso nuovo mondo?
- Ti prego, basta! Ti prego smettila... Io sono come Philippe... E lo avrei voluto uccidere... Tanto vale che adesso pugnali me stesso dritto nel cuore... Ho tradito anche io, ho causato la morte di molte persone. Oh mio Dio perché... Perché!! E non ho mai voluto accettare la verità... Adesso non ho nemmeno più me stesso... E non mi resta niente...
- Ma ora, smetti di frignare! Sei qui per osservare e riferire e il tuo viaggio non è ancora finito!
Detto questo, gli fece sollevare violentemente la testa, tirandogli i capelli.

Si trovò in piedi, di scatto, abbagliato da un'improvvisa, fortissima luce. Un'esplosione di rumori, suoni, canti, grida, voci lo assordò.
Il suo corpo iniziò a dolere in mille punti: spinto, calpestato, strattonato, urtato.
Sconvolto, perso.
Finche' la sua mente e il suo corpo non si ritrovarono.
Era giorno... Mezzo pomeriggio... Era in un largo spiazzo, circondato dalla folla. E dalla follia.
Davanti a lui, la Senna. E ancora avanti una piccola isola, e davanti ancora un ricco palco. Sul palco, Re Filippo il Bello. Sull'isola, legato sul rogo, il Gran Maestro dell'Ordine Militare Sovrano dei Cavalieri del Tempio, Jacques de Molay. Al suo fianco, come sempre, il fido Goffredo de Charnay.
Non c'era traccia in loro dello spirito dell'Ordine. Piegati da anni di carcere duro, privazioni e torture, erano due agnellini che aspettavano il martirio come una liberazione. Le teste chine, gli occhi bassi.
La folla urlava, strepitava, era venuta per lo spettacolo e lo reclamava a gran voce. Pantarkos venne spinto, scosso. Alla fine, riuscì a trovare rifugio arrampicandosi su una tettoia.
Un rullo di tamburi, il Re chiese silenzio. E l'ottenne.
- Jacques De Molay. I crimini tuoi e del tuo ordine sono gravi e imperdonabili. Ci è stato comunicato che nel corso della notte hai espresso il desiderio di alleviare la tua anima dal peso che l'opprime.
- Sì, Vostra Maestà. - Era appena un respiro, ma nella quiete irreale della piazza lo si udì distintamente.
- Dunque, parla, vi ascoltiamo.- Disse il re, con l'aria sorniona e soddisfatta di un gatto che ha catturato la preda.
L'uomo distrutto alzò faticosamente lo sguardo. Guardò il palco reale, gli inquisitori e i soldati che lo circondavano, la folla.
Poi, guardò Pantarkos. Il suo sguardo si fissò nel suo e penetrò fino nel profondo della sua anima, mettendola a nudo, portando con se una luce e un'energia che mai il greco aveva sospettato potessero esistere.
E l'uomo, piegato da anni di carcere duro, privazioni e torture, si trasformò sotto i suoi occhi.
Si erse in tutta la sua altezza, orgoglioso e sprezzante, gli occhi limpidi, la voce ferma.
- Sì, Vostra Maestà. Ho una dichiarazione. Dichiaro di fronte a tutti la grandezza dell'Ordine dei Templari. Dichiaro come noi, in quest'era dominata dall'oscurità abbiamo impegnato le nostre vite per portare la luce della sapienza ad ogni uomo, per liberarlo dalla sua condizione di schiavo. Dichiaro come noi, Cavalieri del Tempio, abbiamo usato le nostre spade per tagliare i fili che legano questi poveri burattini alle mani di burattinai insensibili. Noi non abbiamo offerto una verità, ma abbiamo indicato all'umanità la strada per giungere alla Verità.
- Bruciatelo! - Sibilò il re.
- Noi non abbiamo cercato conquiste, se non la conquista della libertà per gli uomini. La libertà di essere padroni del proprio destino. La libertà di amare, odiare, desiderare, sognare, conoscere, distruggere, creare, vivere, morire, non secondo i capricci di Dei distanti, ma seguendo i dettami del proprio cuore.
- Bruciatelo! - Ordinò il re.
- Noi non ci siamo nascosti dietro a segreti, ma abbiamo lottato per svelare i segreti con i quali Dei stolti controllano, dirigono, giocano con le vite degli uomini.
- Bruciatelo! Bruciatelo! BRUCIATELO!
Le lacrime ricominciarono a scorrere sul viso del greco, come un fiume non più contenibile.
- Noi abbiamo una sola colpa: noi abbiamo scelto!
- Bruciatelo! Uccidetelo! Uccidete quel bestemmiatore, traditore, assassino, stregone! Uccidetelo! Fatelo tacere!
Le fiamme si ersero alte. Il fumo accecò e soffocò tutti i presenti.
- Bruciatelo! - Continuava a ripetere il re.
La folla cominciò a tossire, a scappare.
I Cavalieri del Tempio morirono senza un grido, tranne uno, un urlo che risuonò e riverberò nei teschi dei presenti, senza passare per le loro orecchie, l'ultimo grido dell'ultimo Gran Maestro.
- Voi, traditori dell'Umanità, voi che avete distrutto la sua unica speranza di salvezza, non trascorrerà l'anno che sarete chiamati a pagare la vostra colpa.
Pantarkos chinò il capo: conscio che l'epilogo era vicino si sentì incapace di guardare verso chi aveva lanciato il grido, perché in parte si sentiva responsabile di quello che era avvenuto, un muto osservatore che non aveva avuto il coraggio di ribellarsi al destino. Poi raccolse le energie e…
E di nuovo il mondo si fermò. E un altro urlo, un ruggito disumano, rimbombò nella piazza.
- NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!
Pantarkos si voltò, aguzzò la vista. Fenice e Baphomet. Come fantasmi tra la folla
Baphomet piangeva e urlava, tentava di lanciarsi verso il rogo e contro Filippo. Fenice la tratteneva a stento, i poderosi muscoli tesi sotto gli abiti.
- NOOOOOOOOOOO!!! Noooo! I miei figli! NOOOOOOOOOOOOO!
- Baphomet, calma, non puoi fare nulla!
- Li sta uccidendo! Devo salvarli!
- Non puoi fare niente: che futuro avranno se ti riveli e li salvi?
- Avranno un futuro! Lasciami Fenice! Sta uccidendo i miei figli! NO!
- Fermati!
- NO! Non posso lasciarli morire! Lasciami! Non devono morire! Devo salvarli!
- Non puoi fare niente!
- Devo salvarli! Non devono morire!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi! Perdonatemi! – Pianse il demone rivolto ai suoi figli - Non volevo che finisse così! Lasciami!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi…
- Non puoi fare niente!
Passarono le ore. Le fiamme si alzarono, poi si abbassarono, infine si spensero.
Il Re era fuggito. La folla si era dispersa.
Rimasero un grande spiazzo in riva al fiume, un'isola annerita dalle fiamme, un palco vuoto.
E tre figure.
Pantarkos, svuotato, che non aveva idea di cosa fare.
Il demonietto, accanto a lui.
Baphomet. Addossata ad un muro, accasciata a terra, rannicchiata su se stessa, il viso nascosto tra le mani.
- Beh... Come minimo, potresti dirle qualcosa, no?
- E cosa? - rispose Pantarkos con un debole lamento.
Si alzò e tremando si avvicinò alla Nota; si lasciò cadere accanto a lei e ricominciò a frignare.
- Se solo avessi saputo... Se solo avessi saputo un anno fa...
Poi cercò di scuotersi, deglutì e ingoiò le lacrime per quanto possibile.
- Perdonami Baphomet, perdonami... Non ho potuto fare nulla, nient'altro che guardare. In fondo sono come loro, come quelli che ti hanno tradita, nulla di più che un ipocrita e un bugiardo… Con le mani sporche di sangue. Eppure ho avuto il coraggio di giudicare, anche se non sapevo la verità me ne sono inventata una che mi andasse bene, che mi consentisse di non guardare in faccia quella vera.
- Sai la verità? Sai tutto? Puoi vedere ciò che ho visto io? – Dicendo questo cercò di prenderle una mano e di appoggiarsela alla fronte. - Cosa farai adesso? Cosa ti aspetta? E cosa farò io, che non ho più niente? - Concluse rivolto più che altro a se stesso, chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al muro, perso del tutto.
Baphomet a sua volta crollò a terra in posizione fetale. La sua mano ricadde pesantemente a terra, come l'arto di un cadavere.
Pantarkos non seppe per quanto rimasero così. Alla fine, dopo un ultimo singhiozzo, Andree si sollevò.
Alzò una mano tremante e gli accarezzò il viso, gli occhi.
- Chi sei tu, che piangi con me per i miei amici? Perché ti accusi? Tu non sei neppure di questo mondo. Quante cose devi aver visto con questi occhi, quante cose potrai raccontare. Smetti di piangere: il tuo cuore non è abbastanza grande per contenere tutto questo dolore a continuare a battere. Non so chi sei, ma ti ringrazio per aver pianto con me.
Gli prese delicatamente il viso tra le mani e lo baciò, un bacio che aveva il sapore amaro delle lacrime. Poi, appoggiandosi pesantemente al muro, si alzò e iniziò a trascinarsi verso il fondo della piazza.
- Ora non mi aspetta nulla, se non il dolore e il rimorso. Penserò a come onorare la memoria dei miei compagni e a come espiare le mie colpe. Sai… Ero un Dio, una volta... E non sono riuscita a fare niente... Sei tu... Siete tu e quelli come te ad avere il potere... Vi lamentate di essere semplici umani... E non vi rendete conto che per la vostra stessa natura avete più potere di me e di chi è sopra di me... Voi potete scegliere...
E barcollò via, in lacrime.
- Sta messa male: è la seconda volta che si ribella al suo Signore, e è la seconda volta che viene sbattuta all'Inferno.
Mentre singhiozzava, a Pantarkos parve di sentire, più con la testa che con le orecchie, la voce di Andree: - Tu non appartieni a questo mondo... Torna a casa.
Il dolore si trasformò in stanchezza, poi in sonno.

Lo risvegliò una pioggia leggera.
- Ultima fermata: Bisanzio. I signori viaggiatori sono pregati di scendere e allacciarsi le cinture di sicurezza!
- Non puoi allacciarti le cinture dopo essere sceso...- Balbettò Pantarkos con la voce impastata dal sonno.
- Visto dove sei, non sarebbe invece un'idea malvagia.
Spalancò gli occhi.
Conosceva questo vicolo: era l'ultimo punto in cui aveva visto Baphomet, Andrea, prima di perdersi nella nebbia.
Istanbul!
Scattò in piedi e si lanciò verso il fondo del vicolo, su per le scale, a sinistra e poi ancora a sinistra, ripercorrendo la strada che porta fuori dal dedalo di stradine del centro e verso...
...Uno scenario apocalittico.
Non c'era la grande ed elegante piazza che si aspettava. C'era una distesa di terra e sabbia. E sangue, feriti, morti. Un ospedale da campo. I gemiti e i lamenti erano assordanti... L'odore... La vista... Era insopportabile.
Bisanzio... Il demonietto aveva detto Bisanzio, non Istanbul. L'assedio alla città da parte di Maometto II.
L'inizio della fine. Il luogo in cui si era svolta una lotta sotterranea e fratricida tra gli Eterni.
- Come se non ce ne fossero state prima, di lotte sotterranee e fratricide tra…
- Zitto!
- Permaloso, eh? Fatti forza, sei alla fine. Vedi i tuoi vestiti? Sono tornati normali. Questo è un posto incasinato, gli eventi sono confusi. Scivoleremo tra le pieghe della storia, poi tornerai a casa. Osserva!
Erano in alto, sospesi nel vuoto sopra la città. L'esercito assediante stava lanciando attacco su attacco, ma venivano continuamente respinti. Fenice, Baphomet, Pan e Semirea combattevano su una collina di cadaveri, Ecate contemplava la scenda da lontano.
Un battito di ciglia dopo erano in basso, in una grotta fuori città. Due Note discutevano a bassa voce, Pantarkos riuscì a sentire poche parole... Psiche... Enigma... Sigilli... Rituale...
Ora erano di nuovo in alto, in una torre. Fenice dava ordini secchi ad un manipolo di uomini. Sulle loro vesti era ricamato il simbolo dei Templari.
Erano in basso, in una cantina. Baphomet e Diabolicus si stavano confrontando. Baphomet - un giovane uomo dai tratti mediorientali - ringhiò qualcosa, Diabolicus gli consegnò un cofanetto. Baphomet lo mise in tasca e si allontanò, inferocito.
Erano in alto, su una terrazza che dava sull'ospedale da campo. Il dolore dei feriti era tangibile e contagioso. Una figura si muoveva di giaciglio in giaciglio. Demetra cercava di confortare tutti. Era una Nota immortale, ma persino lei era provata dal compito. Il sole volgeva al tramonto.
Demetra si alzò, si sciacquò le mani e il viso con l'acqua di una bacinella e si incamminò mesta verso casa. Per oggi aveva fatto tutto il possibile. Doveva riposare, o non sarebbe stata d'aiuto per nessuno.
- Immagino che tu sappia, cosa succede ora.
Deglutì. Di nuovo la sensazione di impotenza.
- Un gruppo di maomettani riuscì ad infiltrarsi in città. Con la forza del numero riuscirono a sopraffare Demetra e...
Rapidi come il lampo, tre uomini sbucarono dalle ombre. Due saraceni e... Quell'alone di potere... una Nota !
Con un gesto secco la Nota conficcò un lungo pugnale nel petto di Demetra. Una torsione del polso e il sangue della Nota inondò la strada. Fece per andarsene, ma poi osservò il corpo scosso dagli spasimi dell'agonia, tornò indietro e...
Pantarkos non poté guardare.
- Non è possibile! - Urlò la sua rabbia, il suo stupore, il suo terrore in faccia al demonietto. - Non è possibile! Sono fratelli in Pathos! Non può essere!
Il demonietto scrollò le spalle : - Evidentemente, non è forte nei rapporti familiari.
- Demetra! Pan corri! – La voce di Fenice…
Accorse Fenice. Dietro di lui Pan, che subito si gettò ai piedi del suo amore morente.
Pan prese tra le braccia delicatamente Demetra. Si scambiarono parole che solo le loro orecchie di amanti potevano sentire, poi un bacio.
E così Demetra morì sotto gli occhi disperati del suo eterno amante.
Pan pianse, stringendo il suo amore.
Poco dopo, uno strano corteo funebre si snodò per le strade di Bisanzio.
Pan e Fenice trasportavano il corpo di Demetra su una barella improvvisata.
Dietro di loro venivano Pantarkos e il demonietto.
Giunsero su un altura presso le mura della città. Scavarono una semplice buca e vi calarono il corpo. La ricoprirono e si allontanarono.
Pantarkos rimase immobile presso la tomba della Nota.
La luna si stava alzando nel cielo. Arrivò Baphomet.
- A presto, sorella. - Estrasse da una tasca del caffettano una rosa bianca, la baciò e la poggiò sulla terra smossa. Poi si allontanò.
La rosa tremò per un momento, poi si decompose in un istante. La terra sembrò ribollire. Spuntò un germoglio, poi un altro. Dopo pochi istanti, la tomba di Demetra era ricoperta da un roseto in piena fioritura.
Il Greco aspettò ancora. La luna tramontò, era nell'ora più buia della notte. Una figura si avvicinò.
La riconobbe.
Fenice avanza circospetto. Un gesto secco e l'arbusto di rose cadde in cenere.
Rapido e silenzioso, riesumò il cadavere. Solo... Non era un cadavere.
Demetra gemette: - Credevo... Fosse finita...
- Hai soltanto dormito. La lama era avvelenata.
- Dov'è Pan?
- A piangere la tua scomparsa. Lui e Baphomet a quest'ora saranno ubriachi sotto qualche tavolo.
- Devo correre da lui... Devo avvertirlo.
- No. Devo portarti da Diabolicus. C'è... Un compito per te.
- Devo andare...
- Distruzione ti vuole al suo cospetto.
- Ma poi potrò andare da Pan?
Fenice non rispose. Poggiò una mano sugli occhi di sua sorella, che si riaddormentò.
Silenzioso e circospetto, si allontanò. - Ancora sacrifici...- Mormorò.
- Cazzo, che storia! - Commentò il demonietto dal basso.
Da parte sua, Pantarkos rimase impietrito fino all'alba.
Da lì poteva vedere chiaramente una delle brecce nelle mura.
Mentre il sole sorgeva, Pan e Baphomet si abbracciarono e si salutarono. Il demone si avvolse nel suo mantello e si incamminò verso le linee degli assedianti. Poco dopo il suo arrivo nel campo avversario, si levò alto l'urlo dei guerrieri di Maometto II. Un urlo di gioia.
Qualche ora dopo, dalla parte opposta, i Templari si imbarcarono su una barca veloce e presero il largo.
L'ultima battaglia fu la più cruenta.
Mentre innaturali nubi nere si accumulavano sulla città, i maomettani si lanciarono all'assalto.
I difensori erano pochi e indeboliti.
Fenice aveva scelto un destino diverso da quello dei suoi compagni e rimase fuori a sostenere l'urto degli attaccanti.
Ben presto, il sangue gli arrivava alle ginocchia, ma lui non se ne curava, nella frenesia dello scontro. Come un tornado, si abbatteva privo di odio, privo di rabbia, letale, sui suoi nemici.
Da solo resistette ad una carica, poi ad un'altra e poi ad un'altra ancora.
Si erse invincibile sui corpi dei nemici abbattuti, i lampi provenienti dalla nube che copriva Bisanzio si riflettevano in maniera sinistra sulla sua armatura.
All'improvviso, una sfera di energia lo centrò in pieno e lo scaraventò a terra. I pochi umani che ancora resistevano accanto a lui vennero spazzati via, ridotti in cenere.
Gli altri, assalitori e difensori, combattevano feroci corpo a corpo all'interno delle mura ormai cadute.
Per un momento Pantarkos fu circondato dal silenzio. Unico testimone della tragedia che stava per concludersi.
- So tutto.- Disse Baphomet, calmo.
Fenice si rialzò lentamente.
Lo scontro cominciò.
La terra tremava ad ogni colpo, il cielo si squarciò, sconvolto dai lampi del puro potere di due Note consce di non avere più nulla da perdere... Entrambi sapevano che davanti a loro si estendeva l'oblio. Fu uno spettacolo terribile e affascinante, Pantarkos non riuscì a distogliere lo sguardo.
- Come hai potuto?- Ringhiò il demone, gli occhi rossi brillanti, le mani artigliate e le zanne acuminate che tagliavano e squarciavano le carni del suo avversario.
- È la volontà di Distruzione! - I rostri e il becco incandescenti lasciavano profondi marchi sul corpo di Baphomet.
- Come hai potuto?
- È la nostra natura, non possiamo sfuggirle.
- Come hai potuto?
- Non ho avuto scelta! La loro Morte era Necessaria.
- Morte? Necessità? Ma cosa vuoi saperne tu di Destino?
- Io sicuramente poco... Forse nulla... E infatti non ho fatto tutto da solo.
- Cosa?!? Chi altri ti ha aiutato in questo inutile eccidio?
- Non lo immagini fratello? Nostra sorella Ecate... Così solerte quando si tratta di dispensare riposo eterno... Certo, non è intervenuta come fece mezzo secolo fa... Sarebbe stato eccessivo! Ma è stata spietatamente efficiente... Come sempre, d'altronde.
Ad ogni parola di Fenice, completamente chiuso in difesa, la furia di Baphomet aumentava sempre più…
– Sei pazzo? Ma non ti sei accorto di come Distruzione ti ha manipolato? Non ti rendi conto di come ti ha usato istigandoti contro i tuoi stessi fratelli? Perché l'hai fatto? Perché non ti sei rifiutato?
- Io NON posso rifiutarmi! Io sono lo strumento di Distruzione. Io sono i suoi occhi e il suo braccio. Noi siamo una cosa sola... Inscindibile! Tu, piuttosto... Tu ti sei fatto corrompere da Psiche. Tutti quegli ideali di libertà... Di libero arbitrio... Sono alieni alla tua natura! Distruzione l'ha visto e mi ha incaricato di riportarti sulla retta via... Io l'ho fatto per te!
- Tu... COSA?!? Tu hai ucciso i miei amici, i miei compagni!
- Io ho fatto quello che dovevo fare! Io ho distrutto un'organizzazione che nuoceva al nostro Signore e ti ho riportato sulla retta via... Mi duole che degli esseri umani abbiano dovuto pagare con la loro vita ma d'altronde era solo questione di tempo... Il loro Destino era comunque segnato.
- Tu pagherai per questo, Fenice!
- Se devo pagare per seguire la mia natura e servire il mio Signore sono pronto a farlo!
- Ma quale natura?!? Sei forse di Enigma tu? Non sei neppure in grado di combattere lealmente! Hai portato uno dei tuoi ad assisterti!
Come inebetito, ipnotizzato e stupito dalle parole di Baphomet, Fenice si voltò a guardare nella direzione di Pantarkos.
- Ma lui non è uno dei...
Il petto dell'Araldo di Distruzione esplose, trapassato dagli artigli di Baphomet.
- Argh! - Pantarkos si strinse il petto come se l'artiglio avesse squarciato le sue carni, piegandosi in due mentre il cuore gli batteva all'impazzata; sconcertato osservò il corpo di Fenice che si accasciava al suolo.
- Sorpreso?.- Sibilò Baphomet - Tu hai seguito la tua natura e io... Io ho seguito la mia!
Fenice crollò a terra, morente. Baphomet lo osservò per un lungo momento, poi, con un ultimo colpo, lo finì.
- Ora siamo pari... Forse... E adesso, il tuo padrone.
Passò accanto al Greco, per entrare in città.
- Grazie. Aveva ragione, sai. Non aveva scelta, per questo ha perso. Scegliere è un grande potere e tu hai il potere di scegliere.
Si incamminò verso la città. Le nubi erano sempre più nere.
- E ora,- Mormorò Pantarkos - Che succede?
- Niente. Finisce qui.
L'incantesimo si compì. Le nubi esplosero e iniziarono a correre per tutto il cielo, portando l'oblio.
Buio.

Luce.
Mi risveglio con un gran mal di testa. Devo aver battuto su qualcosa di molto duro.
Mentre mi rendo conto di dove sono, sento per l'ultima volta la voce del demonietto : - E ora, Andrea, cominciano i tuoi guai.
Clacson. Auto bloccate nel traffico. I rumori della città mi riportano alla realtà, alla mia realtà.
Svenuto a pochi passi da me c'è Baphomet, Andrea. Mi guardo intorno, sudatissimo, in cerca del piccolo demone che mi ha guidato in questo folle viaggio rivelatore. Tremo ancora al ricordo di quello che ho visto e sentito, al pensiero di come cambieranno le cose di fronte a certe consapevolezze.
- Spero che tu ora ricordi, Andrea... Perché non saprei proprio come raccontarti tutto quanto...- Sussurro al corpo svenuto, senza pensare che non mi può sentire. Poi con fatica mi alzo e sollevo la Nota, mi passo un suo braccio intorno alle spalle e lo sorreggo mentre cammino verso lo sbocco del vicolo.
- Visto che sei svenuto, lo dico adesso che non mi senti...- Sorrido stanco e inspiro a fondo, richiamando la formula dal profondo della memoria. - Questo è il Patto dei Risvegliati, che io giuro ai Sette che plasmarono l'universo. A Psiche sapiente, a Destino sovrano, a Sogno incantevole, a Distruzione terribile, a...
Mentre recito il Patto sento il caldo di Istanbul rianimarmi.
- Molto iniziatico, non c'è che dire - mi ritrovo a pensare; ridendo sommessamente cerco la strada per l'albergo.

***

Questo racconto è stato ispirato dalla partecipazione al gioco di ruolo dal vivo Pathos. Uno degli scopi di Pathos è la creazione di "letteratura interattiva".
Se volete maggiori informazioni su Pathos e magari siete interessati a giocare, visitate questo indirizzo: http://www.pathos.it

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