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IL
CUORE SEGRETO DEL DEMONE
parte
2
| di Andrea Nicosia
e Andrea Morgando |
Per
prima cosa, si rese conto del rumore.
Tanta gente che urlava, confusione.
In un secondo momento, registrò il fatto che sentiva ancora parlare
francese.
Merda.
Luce. Una leggera brezza.
Era all'aperto.
Aprì gli occhi. Era in un vicolo, palazzi in mattoni ammassati
tra loro, sporcizia. Non era ancora nel suo tempo.
Si alzò, la testa dolorante, mille aghi conficcati in ogni parte
del corpo.
Un'estremità del vicolo sbucava in un largo spazio: una piazza,
o una strada molto larga. La confusione arrivava da lì. C'era
una gran folla.
Intontito, barcollò verso la gente. Un muro di persone che urlavano
verso qualcosa.
Si fece spazio.
Era sul margine di una strada molto larga e lunga, un viale che aveva
qualcosa di familiare, in qualche modo. Doveva essere in una grande
città.
La folla stava urlando in direzione di un carro con degli uomini sopra,
dei prigionieri, che si faceva strada a fatica lungo il viale.
Rivoluzione Francese?
Cercò di capire cosa urlavano le persone.
- Assassini! Maledetti!
Non era sicuro che tutti gli insulti volassero verso i prigionieri.
Anzi, molti erano diretti verso le guardie che li scortavano.
Cercò di capire chi potessero essere.
I vestiti erano laceri, le barbe lunghe. Sui loro volti l'umiliazione
della prigione e, forse, della tortura.
I loro sguardi erano deboli e chini, solo uno guardava sprezzante davanti
a sé.
Un refolo di vento agitò le loro vesti. Per un istante, su uno
degli abiti, sotto la sporcizia, sotto le macchie di sangue, Pantarkos
intravide un ricamo. E capì.
- Templari. Traditori di ogni cosa sacra vi sia al mondo.
Si voltò al suono di quella voce.
Pochi passi dietro di lui, all'interno del vicolo da cui era appena
uscito, c'era un giovane prete. Questo guardò passare il carro
con uno sguardo pieno d'odio, la bocca torta in un sorriso beffardo.
- Ecco ciò che aspetta chi trama contro l'Altissimo. Al rogo!
Che vi consumino le fiamme purificatrici!
Pantarkos non lo ascoltò. Guardò dietro di lui, sopra
di lui.
Appollaiato ad una grondaia c'era il demonietto. Aveva in mano un grosso
randello e stava guardando la nuca del prete.
- Oh, no.- Mormorò il Greco, mentre si rendeva conto che lui
e il prete avevano più o meno le stesse misure d'abito....
- ...ma in fondo perché no? - E si fermò per contemplare
la scena: potenziali traditori del Pathos sì, ma sempre meglio
che schiavi della Presenza senza cervello come quel pretonzolo.
*POK!*
Il prete cadde all'indietro, il sorriso beffardo ancora stampato sulle
labbra.
Il Demonietto fece roteare il randello: - Jaques de Molay, sarai
vendicato! Urlò ridendo.
Pantarkos, senza farselo dire, trascinò il corpo svenuto in un
vicolo, lo svestì e indossò la sua tonaca, lasciandolo
nudo come un verme.
- Bravo ragazzo, vedo che cominci ad imparare. Oh, per inciso, anche
il travestirsi ha alcune valenze simboliche, come avrai sicuramente
notato Non è iniziatico tutto ciò? Bene, ora... Dove stai
andando? Hey, dove stai andando? Fermo!
Pantarkos correva dietro al carro, cercando di farsi vedere dai
suoi occupanti, provando a riconoscerne qualcuno, ma invano.
Nonostante gli capitasse di sentire qualche voce discordante, per la
maggior parte assistette ad una scena da sfilata dei nobili durante
la Rivoluzione. La gente urlava, sputava, lanciava pietre e ortaggi.
I prigionieri venivano coperti di insulti: - Schiavi del demonio...
Sodomiti... Ladri... Traditori... Assassini...- L'odio nei confronti
dei Templari era palpabile.
A costo di sembrare matto, Pantarkos chiese in che anno si trovava ad
un passante, ma nessuno lo ascoltò, tutti troppo impegnati a
prendersela con i prigionieri.
Cercò allora di farsi vedere dai templari, per cercare di riconoscerli.
I Templari avevano gli occhi bassi e non facevano caso alla folla, o
a lui. Solo uno di loro teneva la testa alta, sfidando con lo sguardo
tutti gli occhi che incrociava, ma neppure lui fece caso al greco, anche
se per un momento i loro occhi si incrociarono. Nei suoi, l'empathico
lesse un dolore infinito, ma nessuna reazione alla sua vista. Oppure,
aveva sorriso? Forse era solo una sua impressione.
Corse dietro e di fianco al carro, si guardò intorno, scrutò
i visi dei presenti. Provò ad avvicinarsi ai pochi, pochissimi,
che non si univano ai cori di insulti. Nulla, non riuscì a fare
nulla. Gli pareva di nuotare nella melassa. Ad un certo punto, preso
dallo sconforto e dalla rabbia, tentò il tutto per tutto: staccò
una trave che sorreggeva un banco di frutta e provò ad infilarla
tra i raggi di una ruota del carro. Un momento prima di riuscire, la
folla gli si chiuse intorno, venne spinto, sballottato, inciampò.
Tutto inutile.
Alla fine, sentì quello che temeva: - Viva Re Filippo! Viva Papa
Bonifacio! Morte ai Templari! Al Rogo!
Parigi, 1314. Stava assistendo alla fine dei Templari.
La strada si restrinse e la folla si ammassò dietro il carro.
Presto fu impossibilitato a proseguire e si fermò, mentre il
carro proseguiva il suo mesto cammino.
La folla si diradò e rimase solo in mezzo alla strada. Si guardò
intorno per orientarsi. I maggiori punti di riferimento di Parigi sarebbero
dovuti essere facili da ritrovare. Non c'era la Tour Eiffel, ma Notre
Dame sì.
Mentre faceva girare lo sguardo, vide un bando appeso ad una parete.
Si avvicinò. Era coperto di sputi e sporcizia e scritte oscene
contro i Templari, ed era scritto a mano con una calligrafia incerta.
Ma le lettere erano grandi e ben distanziate, per permettere la lettura
ai pochi abitanti in grado di farlo. Era un editto del Re, per informazione
alla popolazione, nel quale si rendevano noti ai sudditi i nuovi reati
che si imputavano all'Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme
e le prove di questi reati, perché ogni suddito fedele sapesse
delle colpe di cui si erano macchiati i traditori e collaborasse con
gli agenti di Sua Maestà e i Giudici Inquisitori di Santa Romana
Chiesa.
Si faceva riferimento alle confessioni di un Templare addentro ai segreti
dell'ordine, pentitosi e tornato alla luce della Chiesa. Il Templare
parla di adorazione di idoli. Sodomia rituale, accoppiamenti con creature
demoniache in forma di donne. Il Templare pentito rivelava come i suoi
confratelli intrattenessero rapporti stretti con gli Islamici, di quanti
elementi della loro religione avessero adottato. Rivelava come le ingenti
ricchezze sottratte ai pellegrini e i patrimoni dei Nobili europei che
i Templari si facevano prestare con false promesse servissero per finanziare
i capi delle tribù di ebrei e maomettani che minacciavano la
Terra Santa.
Nell'edito, si fa riferimento al nome di questo Cavaliere: Philippe
Mallion di Vichy.
L'editto era datato 9 marzo 1314 e sembrava affisso ormai da qualche
giorno.
- Il 15.
-Cosa..?- Chiese, abbassando lo sguardo.
- Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, venne bruciato
sul rogo il 15 marzo 1314, su un'isola in mezzo alla Senna. - Gli
disse il demonietto. - Alcune fonti indicano come data il 13, altre
il 16 o il 18. Ma fu il 15.
- Oggi...
Si guardò intorno. In distanza, dove poteva esserci il fiume,
vide alzarsi una colonna di fumo, che poteva essere un grosso camino,
ma poteva essere anche qualcos'altro.
- Non so che giorno sia oggi. Hai guardato nelle tasche della tonaca?
Forse c'è qualcosa che potrebbe darti un'indicazione
Infilò le mani nelle tasche, c'era un involucro in quella
di sinistra. Un incartamento, lo aprì.
Era una lettera di presentazione, su cui era scritto che il latore della
presente, Padre Ottavio Lirani Vetta, era stato inviato dall'Arcivescovo
di Tolosa su invito di Sua Santità Papa Bonifacio VIII presso
il Tribunale della Santa Inquisizione costituito in Parigi per giudicare
e condannare i Cavalieri dell'Ordine del Tempio di Gerusalemme, con
il compito di redigere documenti e rapporti sugli atti del processo
e sulle confessioni degli imputati.
- Beh, se non altro questa volta so chi devo essere.... mormorò
Pantarkos con voce molle.
- Osservare e riferire, come al solito. Qui c'è scritto che
Padre Ottavio deve presentarsi alle prigioni il giorno 14 marzo... Se
aveva ancora in tasca la lettera, vuol dire che non si è ancora
presentato. Quel prete mi dava l'idea di una persona precisina. Il tipo
di persona che se viene invitato a presentarsi il 14 non arriva né
il 13, né il 15
Stava per replicare, quando, all'improvviso, gli parve che il mondo
si fermasse. Le persone per strada, gli uccelli nel cielo, il fumo,
la polvere portata dal vento.
Nessuno si muoveva più. Quasi nessuno.
Passando come fantasmi nella folla, due persone si fecero avanti: la
prima marciava a passo di carica, il suo volto era una maschera sfigurata
dalla rabbia. Alta, magra, mascolina, dai lineamenti sottili, un lampo
omicida negli occhi innaturalmente rossi. Nonostante la smorfia che
le deformava il viso, la riconobbe. Era Andree... Baphomet. Dietro di
lei, affrettandosi per starle dietro un uomo dall'aspetto nobile e forte.
- Aspetta...- Ansimava il secondo Rifletti!
- Aspetta?- Baphomet si voltò urlando - ASPETTA?!?! Sei impazzito?
Io li tirerò fuori da lì, adesso!
- Non ci sei riuscita fino ad ora, hai fatto tutto il possibile, non
peggiorare la...
- Posso provare ancora una cosa.
- E cosa?
Baphomet si avvicinò all'uomo, un lampo folle negli occhi, un
ghigno demoniaco sul viso, le mani serrate in pugni.
- Approccio diretto!
- Andree, non puoi. Tutto l'edificio è stato benedetto e consacrato
dal Vescovo e dal Capo degli Inquisitori. Non funzionerà, non
abbatterai le mura.
Baphomet puntò tre dita - artigliate - sotto il naso dell'uomo,
sollevandole una ad una, mentre contava.
- Gerico, Troia, Gerusalemme.
- È diverso.- Mormorò l'altro scuotendo il capo. - Stavolta
è diverso.
- Erano consacrate anche quelle, non è diverso.
- Lo è. Calmati Baphomet. Non puoi infrangere il velo, non puoi
attaccare le prigioni a colpi di palle di fuoco, in pieno giorno, adesso,
sotto gli occhi di tutti, senza un'illusione che ti copra, magari mostrando
la tua vera forma. Ricorda le regole del Pathos. Non siamo più
nell'epoca delle leggende. E non puoi fare nulla contro quelle pareti
consacrate.
- Fenice. Io abbatterò quelle pareti a costo di doverle distruggere
a mani nude un mattone per volta e libererò i miei figli e spero
che le guardie avranno il buon senso di scappare, perché se così
non fosse, calpesterò anche loro.
Baphomet si voltò e ricominciò a marciare lungo la strada.
Stava piangendo. Si voltò verso Fenice: - E quando avrò
finito, mangerò il cuore di Filippo e berrò il suo sangue!-
Ricominciò a camminare. - E userò come piatto il cranio
di Bonifacio.- Si voltò un'ultima volta. - E sarà solo
l'inizio dei loro guai.
Fenice rimase per un momento fermo, sconsolato. - Non ce la farai. -
Poi corse dietro ad Andree, che stava sparendo in distanza. Appena scomparvero
dalla vista, la vita ricominciò a fluire, come se non fosse accaduto
nulla.
- Non ce la farà. - Commentò triste il demonietto.
- Libri di esoterismo e manuali di storia hanno dedicato molte pagine
ai Templari. Nessuna di esse parla dell'assalto alle prigioni di un
demone incazzato. A proposito di demoni, hai mai riflettuto sul fatto
che essere un demone implica necessariamente essere stato un angelo?
- Muoviti.- Gli disse, indicando la lettera di presentazione
che il greco stava ancora stringendo in mano. - Hai un appuntamento
con il destino.
- Almeno dimmi da che parte devo andare: sono già in ritardo
di un giorno! E ora che ci penso che cosa dovrò scrivere, visto
che a quanto pare i Templari sono già stati condannati?
- Beh, io penso che ti convenga provare con le prigioni. Dovrebbero
essere di là. - Gli rispose, indicando la strada che aveva
preso il carro. - Sicuramente, la condanna è stata già
emessa... È stata emessa sette anni fa, quando iniziò
la persecuzione. Sette... numero ricorrente, eh? Quanto al ritardo...
no, oggi è il 14, domani al tramonto si chiuderà questa
storia. Sei in tempo... Sei in tempo
Il demonietto scomparve e Pantarkos si incamminò nella direzione
che gli aveva indicato. Era facile seguire la strada, bastava guardare
per terra i resti degli ortaggi che erano stati lanciati contro i Templari.
Passando attraverso un mercato, allungò una mano verso un coltello
lasciato su un banco e lo fece scivolare sotto la tonaca. Nessuno sembrò
averlo notato.
- Maledetto! Spero di incontrarti... Bugiardo! - ringhiò.
Arrivò alle prigioni in cui erano rinchiusi i Templari. Erano
circa le cinque del pomeriggio. Entro più o meno 24 ore, dal
cancello che stava per varcare sarebbero usciti Jaques de Molay e Goffredo
de Charnay, diretti verso il rogo.
Mostrò le sue carte ad una guardia, che gli indicò un
suo superiore, che gli indicò un altro superiore, che gli indicò
un inquisitore e così via, finche' la sua lettera di presentazione
non giunse nelle mani di un prete unto e ossequioso. Il suo modo di
fare gli ricordava quello del segretario del dottor Esar
Certi
archetipi vengono da lontano...
Il prete gli indicò un tavolo su cui vi erano fogli, penne e
boccette di inchiostro. Lo fece accomodare, si allontanò qualche
minuto e tornò con le braccia cariche di volumi e incartamenti.
- Qui c'è tutto.- Gli disse, rovesciando la roba sul tavolo.
- Buon lavoro.
Passò le ore seguenti immerso nella lettura, prendendo ogni tanto
qualche appunto. Un paio di volte provò ad allontanarsi, ma la
zona pullulava di guardie e inquisitori, per cui tornò al lavoro.
Le carte non dicevano niente. Il sole era tramontato da tempo quando
giunse a questa conclusione. O meglio: dicevano tutto, tutto quello
che si era sempre saputo. In realtà, non c'era nulla di affascinante
o misterioso, anzi. Era una storia piuttosto squallida. Dai verbali
degli interrogatori, non quelli fatti in piazza, per infervorare le
folle, quelli condotti nella tranquillità di una cella, leggendo
tra le righe delle domande, riuscì a farsi un'idea piuttosto
chiara della situazione.
Filippo doveva un sacco di soldi ai Templari, che di ricchezze ne avevano
a dismisura. Non potendo onorare il debito aveva avuto un'idea risolutiva:
prendersi tutto. Per poter confiscare le ricchezze ad un ordine, bisognava
scioglierlo e far finire i beni nelle casse di un altro ordine amico:
tutto qua. Le accuse di stregoneria, idolatria, alleanze con i maomettani
erano tutte scuse per ottenere lo scioglimento dell'ordine, per mettere
il papa con le spalle al muro. Gli interrogatori seri ruotavano attorno
ai soldi e alle terre: quanto, dove, chi li custodiva. Tutto qua.
Tutto qua.
- Tutto qua? - Urlò in preda alla rabbia, mentre spazzava il
tavolo con un braccio, lanciando a terra quanto vi era sopra.
- Non può essere tutto qua!
- Dipende. - Gli rispose il demonietto da sotto il tavolo. -
Per uno storico che bada ai fatti, sì, è tutto qua.
Tutto torna, tutto ha un senso, le relazioni di causa ed effetto sono
soddisfatte. Per un esoterista della domenica no, c'è sicuramente
dell'altro: misteri e segreti non detti, un'altra storia sotto questa
facciata. Una storia fondata su indizi che non verranno mai confermati.
Per te? Beh... Hai letto i documenti, sai cosa è successo, sai
quali accuse sono vere e quali sono inventate. Ma sai anche che i Templari
erano veramente seguaci di un demone, investigavano per davvero le strade
della magia, avevano veramente rapporti con il mondo islamico e non
solo. Sai che tutto questo è cominciato perché Filippo
il Bello voleva per se le ricchezze dei Templari, ma tu stesso hai visto
Baphomet oggi prepararsi ad attaccare le prigioni. Oh, a proposito,
avrai notato che non si è fatta vedere... Chissà cosa
la ha trattenuta. - Direi, e penso che ne converrai, che manca qualcosa,
manca un tassello dell'enigma. Direi, che se tu spegnessi quella candela,
ti nascondessi dietro quel tendaggio, sì, quello alla destra
del quadro della Vergine
E seguissi in silenzio i discorsi di
chiunque dovesse entrare in questa sala nelle prossime ore, potresti
trovare questo tassello.
Ormai rassegnato al comportamento del demonietto, Pantarkos fece quanto
gli era stato detto.
Passarono i minuti. Passarono le ore.
L'intero palazzo era avvolto nel silenzio. Solo una volta pensò
di aver udito un rumore: un grido provenire dal ventre dell'edificio.
Poi più nulla.
- Accidenti, a me verrebbero dei crampi inimmaginabili a stare in
piedi immobile per tutto questo tempo.
Cercò di ignorare la voce del demonietto. E i crampi che
gli stavano paralizzando le gambe.
- Maledizione! Non ne posso più! È da ore che sono qui
in piedi come un idiota... E questo coso è pure impolverato!
*cough!!* e poi mi dicono che devo essere libero... Mi sembra di essere
un burattino, con un aborto di demone nano che mi comanda a bacchetta,
dannaz... -
- Oh... Aborto! L'hai voluto il percorso iniziatico? E mo' devi morì.
E tanto per chiarire, il burattino, prima di liberarsi, deve sapere
che ci sono i fili
Pazzesco, mai visto nulla di più iniziatico,
scommetto che stai godendo come un porco.
Stava per rispondergli a tono quando la porta si aprì. Alcuni
soldati entrano portando dei candelieri, accesero le lampade alle pareti,
si guardarono intorno e uscirono. Non riuscì a capire come fosse
possibile che non lo avessero visto.
Dopo pochi minuti, entrarono due persone. Nobili, sicuramente, di alto
rango a giudicare dalla ricchezza dei loro vestiti. Dietro di loro,
altri due uomini, poi un terzo.
Non sapeva chi fosse l'ultimo arrivato, sicuramente un prete, dato l'abbigliamento;
non ebbe invece problemi a riconoscere gli altri due: nonostante fossero
passati almeno 15 - 20 anni dal loro primo incontro, Philippe non era
cambiato molto. Fenice, lo aveva visto poche ore prima.
- È inutile, non parlano. - Iniziò uno dei due nobili.
- Non importa.- Replicò Fenice - Ormai, ciò che doveva
essere fatto è stato fatto.
- Non importa? - Esclamò l'altro nobile. - Filippo è stato
chiaro: avrà quel denaro o le nostre teste. Avevamo un accordo.
- Pensi forse che non lo stiamo rispettando?- Intervenne Philippe.
- No, penso proprio di no. Convincere il re a muoversi contro un ordine
potente come quello dei Templari non è stato affatto facile.
Filippo ha osato tantissimo. Se non dovesse ottenere ciò che
gli abbiamo promesso, le nostre vite varranno meno di quelle dei Templari.
- Non importa. - Ripeté Fenice. - Ormai è tutto concluso,
Filippo di Francia ha esaurito il suo compito.
I due nobili si guardarono perplessi per un lungo istante, poi uno di
loro trovò il coraggio di esprimere i loro pensieri.
- Volete dire... Volete uccidere il Re di Francia?
- No, naturalmente no! - Esclamò Philippe.
- Noi no. - Concluse Fenice.
- Noi?
- Baphomet ha giurato vendetta. Il destino di Filippo è segnato.
E, mi spiace, Cardinale Lourdsamy, anche quello di Sua Santità.
- Voi non potete permetterlo! - Esclamò il prelato, che era rimasto
in silenzio fino a quel momento. - Voi dovete fermare il demone!
- Non è possibile. La forza delle emozioni è con lui.
- Fino ad ora, però, avete bloccato ogni suo tentativo di salvare
i Templari. Tutto ciò che ha tentato in questi anni, con l'inganno
o la forza è fallito.
- Era volontà del mio signore che l'ordine dei Templari fosse
purgato dai fedeli di Baphomet e che il loro Piano venisse fermato per
sempre. Perché questo si realizzasse è stato speso molto
potere, sono state fatte molte promesse, è stato richiesto il
pagamento di debiti antichi. Come ha detto il mio signore, nessun prezzo
è troppo alto per la caduta di Baphomet e dei Templari, perché
nessun pericolo è mai stato così grande. E il prezzo che
è stato pagato è molto, molto alto. Ora la volontà
del mio signore è compiuta. È tempo che i nostri sforzi
e le nostre energie vengano diretti ad altri scopi.
- Ma che ne sarà di noi?
- Nulla. Baphomet non sa di voi e del servizio che ci avete reso. Riceverete
il compenso pattuito e verrete dimenticati dalla storia.
- E il tesoro dei Templari?
- Verrà dimenticato anche quello. Come ho detto, abbiamo altri
scopi da perseguire. Il tesoro dei Templari ci aiuterà a raggiungerli.
- Maledetti, avete già fatto salpare le navi...
- Ci eravamo accordati per un compenso e lo riceverete. Del resto non
vi deve importare.
- Il Re non la prenderà bene.
- Abbiamo già pensato a questo. Lasceremo delle tracce che vi
serviranno per guadagnare tempo. Non ve ne occorre molto.- Concluse
Philippe. Vi abbiamo dato la nostra parola.
- Bella garanzia! - Sbuffò il Cardinale, - visto come mantenete
la parola tra di voi
Fenice si voltò di scatto, il suo sguardo era così intenso
e penetrante che sembrava solido. Lourdsamy vacillò e si appoggiò
al tavolo.
- Come agiamo tra di noi, Cardinale, non è di vostro interesse.
Io rispondo ad una volontà superiore. Quando lui desidera, io
eseguo. Senza dubbi, senza scrupoli, senza alcun pensiero se non quello
di soddisfare il mio signore.
Il Cardinale si appoggiò pesantemente al tavolo, ma continuò
a sostenere lo sguardo di Fenice.
- Soprattutto senza rimorsi... Altrimenti, come avreste potuto fare
ciò che avete fatto...
- I miei rimorsi sono affare mio. - Ringhiò Fenice. Il Cardinale
barcollò, abbassò lo sguardo e non crollò a terra
solo perché uno dei nobili lo sorresse. - Quello che penso è
affare mio, ma quello che faccio è la volontà del mio
signore.
- L'esecutore perfetto... - Mormorò l'altro nobile.
- Questo è ciò che sono. - Ribatté Fenice.
- Signori. - Intervenne Philippe. - Queste discussioni fra noi sono
fuori luogo. Tornate da Sua Maestà e riferitegli che domani tutto
procederà come concordato. De Molay parlerà. E voi, Eminenza,
scrivete pure al Santo Padre che ciò che è stato fatto
è giusto: i Cavalieri del Tempio erano veramente dediti a pratiche
proibite e in combutta con il demonio.
- Questo almeno è vero...- Commentò il cardinale, con
un filo di voce.
I tre uomini lasciarono la sala. Fenice e Philippe rimasero soli.
- No... - Pensò Pantarkos. Solo questo pensiero, breve e veloce,
riuscì a farsi strada nella sua testa buia; solo questo piccolo
guizzo superò la barriera che egli stesso aveva eretto intorno
a se.
- No... - Dentro di lui fu il buio, un nulla immobile, nelle orecchie
il rimbombo delle parole udite, nel cuore un groviglio di spine, nello
stomaco una pietra fredda, negli arti il ghiaccio.
Il pugnale restò nascosto, infilato nella manica larga della
tunica, senza che una mano lo raccogliesse come era previsto.
Poi altre parole vennero pronunciate, anche se scivolarono sulla superficie
della sua coscienza senza fermarsi o lasciare il segno: quello che aveva
sentito era sufficiente, forse anche troppo; il cervello non poteva
sostenere altro.
- Nessun rimorso?- Chiese Philippe.
- Anche se ne avessi, la situazione non cambierebbe.
- Ma ne hai?
- E tu?
- Rimorsi... Ho passato la mia vita, tutta la mia vita a preparare questo
giorno... Da tempo non ho più incubi di notte...
- Però...
- Edoardo e Armando erano amici.
- Hai fatto ciò che era giusto.
- Ho fatto ciò che era necessario.
- Hai fatto ciò che ha ordinato Distruzione. Dunque, era giusto
e necessario. Il resto non conta.
- Non avrei voluto ucciderli.
- Questa storia è cominciata prima ancora che nascesse tuo padre,
prima ancora che nascesse un qualsiasi tuo antenato. Finalmente, domani
finirà e finirà come Distruzione ha voluto che finisse.
- E il resto non conta. - Mormorò Philippe.
- Il resto non è importante.
- Non mi hai ancora risposto. Rimorsi?
- Baphomet è un amica. Una sorella. Una parte di me, in qualche
modo. Ho fatto ciò che Distruzione desiderava. Non è detto
che ne sia fiero. Questa storia ha avuto un prezzo molto, molto alto.
Troppo alto.
- Cosa succederebbe se Baphomet scoprisse che siamo noi che lo abbiamo
ingannato? Che è per opera nostra che tutti i suoi tentativi
di salvare i Templari sono falliti?
- Non la prenderebbe bene. - Rispose triste Fenice, mentre si avviava
alla porta. - Vieni, rimane un ultimo compito.
- Capisco le paure di quelli là, sai? Non vorrei proprio trovarmelo
davanti se dovesse scoprire...
- Stai tranquillo, anche se dovesse scoprire ogni cosa, Baphomet non
potrà farti nulla. Ma non scoprirà nulla. Abbiamo nascosto
bene le nostre tracce. Rimane giusto l'ultima da eliminare. L'ultimo
ordine di Distruzione.
- Ma se riuscisse ugualmente a scoprirlo? Insisté Philippe.
Erano ormai usciti dalla sala e Fenice stava richiudendo la porta. Non
era certo di capire l'ultima frase pronunciata da Fenice: - Ricordi
quando hai detto che hai passato tutta la tua vita dietro questa storia?
Beh... Ora questa storia è finita e...
Pantarkos fece due passi incerti verso il tavolo. La testa gli girava,
le gambe non lo ressero. Cadde pesantemente a terra, vomitò,
pianse.
- No. Dio dei cieli, no.
Alzò lo sguardo al ritratto della Madonna. Da quanto tempo non
pregava più il Dio della sua innocenza? - Ti prego... Ti prego...
Dimmi che non è vero.
- È solo un quadro, sai? Non ti risponderà.
Il demonietto gli prese il viso tra le mani e lo alzò fino a
che non si guardarono negli occhi.
- Ti prego... Basta!!! Fammi tornare a casa ti supplico!!! - Pantarkos
si gettò in ginocchio ai piedi dell'essere, tremante e col capo
chino che toccava terra.
- Povero, povero Andrea. Ti ricordi? Baphomet ti aveva detto
di stargli lontano la prima volta che gli hai offerto i tuoi servigi.
Se lo avessi ascoltato... Avresti continuato a vedere il Pathos come
una grande famiglia. Qualche litigio qua e là, ma sotto sotto,
tutti uniti, tutti fratelli, tutti dalla stessa parte, contro i cattivi.
Avresti continuato a credere che... Come hai detto... 'Spargi sangue
per i fratelli'... Beh.. E' vero... Solo che quel 'per' spesso vuol
dire 'per colpa di'... E sai qual è la parte peggiore? Che indietro
non ci torni. Mi dispiace, ma la tua innocenza non c'è più.
Ma neppure la tua ignoranza. Hai notato che il colore dei tuoi occhi
è cambiato? Ora vedrai il mondo con occhi diversi. Ora, quando
sentirai altri fratelli parlare di controllo, dominio, potere... Penserai
ancora che sono espressioni usate nella fretta di esprimere un concetto?
Pathos vuole la liberazione dell'uomo... Parole tue! Ma liberazione
da chi? Da quale giogo? E per ottenere quale libertà, quale coraggioso
nuovo mondo?
- Ti prego, basta! Ti prego smettila... Io sono come Philippe...
E lo avrei voluto uccidere... Tanto vale che adesso pugnali me stesso
dritto nel cuore... Ho tradito anche io, ho causato la morte di molte
persone. Oh mio Dio perché... Perché!! E non ho mai voluto
accettare la verità... Adesso non ho nemmeno più me stesso...
E non mi resta niente...
- Ma ora, smetti di frignare! Sei qui per osservare e riferire
e il tuo viaggio non è ancora finito!
Detto questo, gli fece sollevare violentemente la testa, tirandogli
i capelli.
Si trovò in piedi, di scatto, abbagliato da un'improvvisa, fortissima
luce. Un'esplosione di rumori, suoni, canti, grida, voci lo assordò.
Il suo corpo iniziò a dolere in mille punti: spinto, calpestato,
strattonato, urtato.
Sconvolto, perso.
Finche' la sua mente e il suo corpo non si ritrovarono.
Era giorno... Mezzo pomeriggio... Era in un largo spiazzo, circondato
dalla folla. E dalla follia.
Davanti a lui, la Senna. E ancora avanti una piccola isola, e davanti
ancora un ricco palco. Sul palco, Re Filippo il Bello. Sull'isola, legato
sul rogo, il Gran Maestro dell'Ordine Militare Sovrano dei Cavalieri
del Tempio, Jacques de Molay. Al suo fianco, come sempre, il fido Goffredo
de Charnay.
Non c'era traccia in loro dello spirito dell'Ordine. Piegati da anni
di carcere duro, privazioni e torture, erano due agnellini che aspettavano
il martirio come una liberazione. Le teste chine, gli occhi bassi.
La folla urlava, strepitava, era venuta per lo spettacolo e lo reclamava
a gran voce. Pantarkos venne spinto, scosso. Alla fine, riuscì
a trovare rifugio arrampicandosi su una tettoia.
Un rullo di tamburi, il Re chiese silenzio. E l'ottenne.
- Jacques De Molay. I crimini tuoi e del tuo ordine sono gravi e imperdonabili.
Ci è stato comunicato che nel corso della notte hai espresso
il desiderio di alleviare la tua anima dal peso che l'opprime.
- Sì, Vostra Maestà. - Era appena un respiro, ma nella
quiete irreale della piazza lo si udì distintamente.
- Dunque, parla, vi ascoltiamo.- Disse il re, con l'aria sorniona e
soddisfatta di un gatto che ha catturato la preda.
L'uomo distrutto alzò faticosamente lo sguardo. Guardò
il palco reale, gli inquisitori e i soldati che lo circondavano, la
folla.
Poi, guardò Pantarkos. Il suo sguardo si fissò nel suo
e penetrò fino nel profondo della sua anima, mettendola a nudo,
portando con se una luce e un'energia che mai il greco aveva sospettato
potessero esistere.
E l'uomo, piegato da anni di carcere duro, privazioni e torture, si
trasformò sotto i suoi occhi.
Si erse in tutta la sua altezza, orgoglioso e sprezzante, gli occhi
limpidi, la voce ferma.
- Sì, Vostra Maestà. Ho una dichiarazione. Dichiaro di
fronte a tutti la grandezza dell'Ordine dei Templari. Dichiaro come
noi, in quest'era dominata dall'oscurità abbiamo impegnato le
nostre vite per portare la luce della sapienza ad ogni uomo, per liberarlo
dalla sua condizione di schiavo. Dichiaro come noi, Cavalieri del Tempio,
abbiamo usato le nostre spade per tagliare i fili che legano questi
poveri burattini alle mani di burattinai insensibili. Noi non abbiamo
offerto una verità, ma abbiamo indicato all'umanità la
strada per giungere alla Verità.
- Bruciatelo! - Sibilò il re.
- Noi non abbiamo cercato conquiste, se non la conquista della libertà
per gli uomini. La libertà di essere padroni del proprio destino.
La libertà di amare, odiare, desiderare, sognare, conoscere,
distruggere, creare, vivere, morire, non secondo i capricci di Dei distanti,
ma seguendo i dettami del proprio cuore.
- Bruciatelo! - Ordinò il re.
- Noi non ci siamo nascosti dietro a segreti, ma abbiamo lottato per
svelare i segreti con i quali Dei stolti controllano, dirigono, giocano
con le vite degli uomini.
- Bruciatelo! Bruciatelo! BRUCIATELO!
Le lacrime ricominciarono a scorrere sul viso del greco, come un fiume
non più contenibile.
- Noi abbiamo una sola colpa: noi abbiamo scelto!
- Bruciatelo! Uccidetelo! Uccidete quel bestemmiatore, traditore, assassino,
stregone! Uccidetelo! Fatelo tacere!
Le fiamme si ersero alte. Il fumo accecò e soffocò tutti
i presenti.
- Bruciatelo! - Continuava a ripetere il re.
La folla cominciò a tossire, a scappare.
I Cavalieri del Tempio morirono senza un grido, tranne uno, un urlo
che risuonò e riverberò nei teschi dei presenti, senza
passare per le loro orecchie, l'ultimo grido dell'ultimo Gran Maestro.
- Voi, traditori dell'Umanità, voi che avete distrutto la sua
unica speranza di salvezza, non trascorrerà l'anno che sarete
chiamati a pagare la vostra colpa.
Pantarkos chinò il capo: conscio che l'epilogo era vicino si
sentì incapace di guardare verso chi aveva lanciato il grido,
perché in parte si sentiva responsabile di quello che era avvenuto,
un muto osservatore che non aveva avuto il coraggio di ribellarsi al
destino. Poi raccolse le energie e
E di nuovo il mondo si fermò. E un altro urlo, un ruggito disumano,
rimbombò nella piazza.
- NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!
Pantarkos si voltò, aguzzò la vista. Fenice e Baphomet.
Come fantasmi tra la folla
Baphomet piangeva e urlava, tentava di lanciarsi verso il rogo e contro
Filippo. Fenice la tratteneva a stento, i poderosi muscoli tesi sotto
gli abiti.
- NOOOOOOOOOOO!!! Noooo! I miei figli! NOOOOOOOOOOOOO!
- Baphomet, calma, non puoi fare nulla!
- Li sta uccidendo! Devo salvarli!
- Non puoi fare niente: che futuro avranno se ti riveli e li salvi?
- Avranno un futuro! Lasciami Fenice! Sta uccidendo i miei figli! NO!
- Fermati!
- NO! Non posso lasciarli morire! Lasciami! Non devono morire! Devo
salvarli!
- Non puoi fare niente!
- Devo salvarli! Non devono morire!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi! Perdonatemi! Pianse il demone rivolto ai suoi
figli - Non volevo che finisse così! Lasciami!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi
- Non puoi fare niente!
Passarono le ore. Le fiamme si alzarono, poi si abbassarono, infine
si spensero.
Il Re era fuggito. La folla si era dispersa.
Rimasero un grande spiazzo in riva al fiume, un'isola annerita dalle
fiamme, un palco vuoto.
E tre figure.
Pantarkos, svuotato, che non aveva idea di cosa fare.
Il demonietto, accanto a lui.
Baphomet. Addossata ad un muro, accasciata a terra, rannicchiata su
se stessa, il viso nascosto tra le mani.
- Beh... Come minimo, potresti dirle qualcosa, no?
- E cosa? - rispose Pantarkos con un debole lamento.
Si alzò e tremando si avvicinò alla Nota; si lasciò
cadere accanto a lei e ricominciò a frignare.
- Se solo avessi saputo... Se solo avessi saputo un anno fa...
Poi cercò di scuotersi, deglutì e ingoiò le lacrime
per quanto possibile.
- Perdonami Baphomet, perdonami... Non ho potuto fare nulla, nient'altro
che guardare. In fondo sono come loro, come quelli che ti hanno tradita,
nulla di più che un ipocrita e un bugiardo
Con le mani
sporche di sangue. Eppure ho avuto il coraggio di giudicare, anche se
non sapevo la verità me ne sono inventata una che mi andasse
bene, che mi consentisse di non guardare in faccia quella vera.
- Sai la verità? Sai tutto? Puoi vedere ciò che ho visto
io? Dicendo questo cercò di prenderle una mano e di appoggiarsela
alla fronte. - Cosa farai adesso? Cosa ti aspetta? E cosa farò
io, che non ho più niente? - Concluse rivolto più che
altro a se stesso, chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al muro,
perso del tutto.
Baphomet a sua volta crollò a terra in posizione fetale. La sua
mano ricadde pesantemente a terra, come l'arto di un cadavere.
Pantarkos non seppe per quanto rimasero così. Alla fine, dopo
un ultimo singhiozzo, Andree si sollevò.
Alzò una mano tremante e gli accarezzò il viso, gli occhi.
- Chi sei tu, che piangi con me per i miei amici? Perché ti accusi?
Tu non sei neppure di questo mondo. Quante cose devi aver visto con
questi occhi, quante cose potrai raccontare. Smetti di piangere: il
tuo cuore non è abbastanza grande per contenere tutto questo
dolore a continuare a battere. Non so chi sei, ma ti ringrazio per aver
pianto con me.
Gli prese delicatamente il viso tra le mani e lo baciò, un bacio
che aveva il sapore amaro delle lacrime. Poi, appoggiandosi pesantemente
al muro, si alzò e iniziò a trascinarsi verso il fondo
della piazza.
- Ora non mi aspetta nulla, se non il dolore e il rimorso. Penserò
a come onorare la memoria dei miei compagni e a come espiare le mie
colpe. Sai
Ero un Dio, una volta... E non sono riuscita a fare
niente... Sei tu... Siete tu e quelli come te ad avere il potere...
Vi lamentate di essere semplici umani... E non vi rendete conto che
per la vostra stessa natura avete più potere di me e di chi è
sopra di me... Voi potete scegliere...
E barcollò via, in lacrime.
- Sta messa male: è la seconda volta che si ribella al suo
Signore, e è la seconda volta che viene sbattuta all'Inferno.
Mentre singhiozzava, a Pantarkos parve di sentire, più con la
testa che con le orecchie, la voce di Andree: - Tu non appartieni a
questo mondo... Torna a casa.
Il dolore si trasformò in stanchezza, poi in sonno.
Lo risvegliò una pioggia leggera.
- Ultima fermata: Bisanzio. I signori viaggiatori sono pregati di
scendere e allacciarsi le cinture di sicurezza!
- Non puoi allacciarti le cinture dopo essere sceso...- Balbettò
Pantarkos con la voce impastata dal sonno.
- Visto dove sei, non sarebbe invece un'idea malvagia.
Spalancò gli occhi.
Conosceva questo vicolo: era l'ultimo punto in cui aveva visto Baphomet,
Andrea, prima di perdersi nella nebbia.
Istanbul!
Scattò in piedi e si lanciò verso il fondo del vicolo,
su per le scale, a sinistra e poi ancora a sinistra, ripercorrendo la
strada che porta fuori dal dedalo di stradine del centro e verso...
...Uno scenario apocalittico.
Non c'era la grande ed elegante piazza che si aspettava. C'era una distesa
di terra e sabbia. E sangue, feriti, morti. Un ospedale da campo. I
gemiti e i lamenti erano assordanti... L'odore... La vista... Era insopportabile.
Bisanzio... Il demonietto aveva detto Bisanzio, non Istanbul. L'assedio
alla città da parte di Maometto II.
L'inizio della fine. Il luogo in cui si era svolta una lotta sotterranea
e fratricida tra gli Eterni.
- Come se non ce ne fossero state prima, di lotte sotterranee
e fratricide tra
- Zitto!
- Permaloso, eh? Fatti forza, sei alla fine. Vedi i tuoi vestiti?
Sono tornati normali. Questo è un posto incasinato, gli eventi
sono confusi. Scivoleremo tra le pieghe della storia, poi tornerai a
casa. Osserva!
Erano in alto, sospesi nel vuoto sopra la città. L'esercito
assediante stava lanciando attacco su attacco, ma venivano continuamente
respinti. Fenice, Baphomet, Pan e Semirea combattevano su una collina
di cadaveri, Ecate contemplava la scenda da lontano.
Un battito di ciglia dopo erano in basso, in una grotta fuori città.
Due Note discutevano a bassa voce, Pantarkos riuscì a sentire
poche parole... Psiche... Enigma... Sigilli... Rituale...
Ora erano di nuovo in alto, in una torre. Fenice dava ordini secchi
ad un manipolo di uomini. Sulle loro vesti era ricamato il simbolo dei
Templari.
Erano in basso, in una cantina. Baphomet e Diabolicus si stavano confrontando.
Baphomet - un giovane uomo dai tratti mediorientali - ringhiò
qualcosa, Diabolicus gli consegnò un cofanetto. Baphomet lo mise
in tasca e si allontanò, inferocito.
Erano in alto, su una terrazza che dava sull'ospedale da campo. Il dolore
dei feriti era tangibile e contagioso. Una figura si muoveva di giaciglio
in giaciglio. Demetra cercava di confortare tutti. Era una Nota immortale,
ma persino lei era provata dal compito. Il sole volgeva al tramonto.
Demetra si alzò, si sciacquò le mani e il viso con l'acqua
di una bacinella e si incamminò mesta verso casa. Per oggi aveva
fatto tutto il possibile. Doveva riposare, o non sarebbe stata d'aiuto
per nessuno.
- Immagino che tu sappia, cosa succede ora.
Deglutì. Di nuovo la sensazione di impotenza.
- Un gruppo di maomettani riuscì ad infiltrarsi in città.
Con la forza del numero riuscirono a sopraffare Demetra e...
Rapidi come il lampo, tre uomini sbucarono dalle ombre. Due saraceni
e... Quell'alone di potere... una Nota !
Con un gesto secco la Nota conficcò un lungo pugnale nel petto
di Demetra. Una torsione del polso e il sangue della Nota inondò
la strada. Fece per andarsene, ma poi osservò il corpo scosso
dagli spasimi dell'agonia, tornò indietro e...
Pantarkos non poté guardare.
- Non è possibile! - Urlò la sua rabbia, il suo stupore,
il suo terrore in faccia al demonietto. - Non è possibile! Sono
fratelli in Pathos! Non può essere!
Il demonietto scrollò le spalle : - Evidentemente, non è
forte nei rapporti familiari.
- Demetra! Pan corri! La voce di Fenice
Accorse Fenice. Dietro di lui Pan, che subito si gettò ai piedi
del suo amore morente.
Pan prese tra le braccia delicatamente Demetra. Si scambiarono parole
che solo le loro orecchie di amanti potevano sentire, poi un bacio.
E così Demetra morì sotto gli occhi disperati del suo
eterno amante.
Pan pianse, stringendo il suo amore.
Poco dopo, uno strano corteo funebre si snodò per le strade di
Bisanzio.
Pan e Fenice trasportavano il corpo di Demetra su una barella improvvisata.
Dietro di loro venivano Pantarkos e il demonietto.
Giunsero su un altura presso le mura della città. Scavarono una
semplice buca e vi calarono il corpo. La ricoprirono e si allontanarono.
Pantarkos rimase immobile presso la tomba della Nota.
La luna si stava alzando nel cielo. Arrivò Baphomet.
- A presto, sorella. - Estrasse da una tasca del caffettano una rosa
bianca, la baciò e la poggiò sulla terra smossa. Poi si
allontanò.
La rosa tremò per un momento, poi si decompose in un istante.
La terra sembrò ribollire. Spuntò un germoglio, poi un
altro. Dopo pochi istanti, la tomba di Demetra era ricoperta da un roseto
in piena fioritura.
Il Greco aspettò ancora. La luna tramontò, era nell'ora
più buia della notte. Una figura si avvicinò.
La riconobbe.
Fenice avanza circospetto. Un gesto secco e l'arbusto di rose cadde
in cenere.
Rapido e silenzioso, riesumò il cadavere. Solo... Non era un
cadavere.
Demetra gemette: - Credevo... Fosse finita...
- Hai soltanto dormito. La lama era avvelenata.
- Dov'è Pan?
- A piangere la tua scomparsa. Lui e Baphomet a quest'ora saranno ubriachi
sotto qualche tavolo.
- Devo correre da lui... Devo avvertirlo.
- No. Devo portarti da Diabolicus. C'è... Un compito per te.
- Devo andare...
- Distruzione ti vuole al suo cospetto.
- Ma poi potrò andare da Pan?
Fenice non rispose. Poggiò una mano sugli occhi di sua sorella,
che si riaddormentò.
Silenzioso e circospetto, si allontanò. - Ancora sacrifici...-
Mormorò.
- Cazzo, che storia! - Commentò il demonietto dal
basso.
Da parte sua, Pantarkos rimase impietrito fino all'alba.
Da lì poteva vedere chiaramente una delle brecce nelle mura.
Mentre il sole sorgeva, Pan e Baphomet si abbracciarono e si salutarono.
Il demone si avvolse nel suo mantello e si incamminò verso le
linee degli assedianti. Poco dopo il suo arrivo nel campo avversario,
si levò alto l'urlo dei guerrieri di Maometto II. Un urlo di
gioia.
Qualche ora dopo, dalla parte opposta, i Templari si imbarcarono su
una barca veloce e presero il largo.
L'ultima battaglia fu la più cruenta.
Mentre innaturali nubi nere si accumulavano sulla città, i maomettani
si lanciarono all'assalto.
I difensori erano pochi e indeboliti.
Fenice aveva scelto un destino diverso da quello dei suoi compagni e
rimase fuori a sostenere l'urto degli attaccanti.
Ben presto, il sangue gli arrivava alle ginocchia, ma lui non se ne
curava, nella frenesia dello scontro. Come un tornado, si abbatteva
privo di odio, privo di rabbia, letale, sui suoi nemici.
Da solo resistette ad una carica, poi ad un'altra e poi ad un'altra
ancora.
Si erse invincibile sui corpi dei nemici abbattuti, i lampi provenienti
dalla nube che copriva Bisanzio si riflettevano in maniera sinistra
sulla sua armatura.
All'improvviso, una sfera di energia lo centrò in pieno e lo
scaraventò a terra. I pochi umani che ancora resistevano accanto
a lui vennero spazzati via, ridotti in cenere.
Gli altri, assalitori e difensori, combattevano feroci corpo a corpo
all'interno delle mura ormai cadute.
Per un momento Pantarkos fu circondato dal silenzio. Unico testimone
della tragedia che stava per concludersi.
- So tutto.- Disse Baphomet, calmo.
Fenice si rialzò lentamente.
Lo scontro cominciò.
La terra tremava ad ogni colpo, il cielo si squarciò, sconvolto
dai lampi del puro potere di due Note consce di non avere più
nulla da perdere... Entrambi sapevano che davanti a loro si estendeva
l'oblio. Fu uno spettacolo terribile e affascinante, Pantarkos non riuscì
a distogliere lo sguardo.
- Come hai potuto?- Ringhiò il demone, gli occhi rossi brillanti,
le mani artigliate e le zanne acuminate che tagliavano e squarciavano
le carni del suo avversario.
- È la volontà di Distruzione! - I rostri e il becco incandescenti
lasciavano profondi marchi sul corpo di Baphomet.
- Come hai potuto?
- È la nostra natura, non possiamo sfuggirle.
- Come hai potuto?
- Non ho avuto scelta! La loro Morte era Necessaria.
- Morte? Necessità? Ma cosa vuoi saperne tu di Destino?
- Io sicuramente poco... Forse nulla... E infatti non ho fatto tutto
da solo.
- Cosa?!? Chi altri ti ha aiutato in questo inutile eccidio?
- Non lo immagini fratello? Nostra sorella Ecate... Così solerte
quando si tratta di dispensare riposo eterno... Certo, non è
intervenuta come fece mezzo secolo fa... Sarebbe stato eccessivo! Ma
è stata spietatamente efficiente... Come sempre, d'altronde.
Ad ogni parola di Fenice, completamente chiuso in difesa, la furia di
Baphomet aumentava sempre più
Sei pazzo? Ma non ti sei accorto di come Distruzione ti ha manipolato?
Non ti rendi conto di come ti ha usato istigandoti contro i tuoi stessi
fratelli? Perché l'hai fatto? Perché non ti sei rifiutato?
- Io NON posso rifiutarmi! Io sono lo strumento di Distruzione. Io sono
i suoi occhi e il suo braccio. Noi siamo una cosa sola... Inscindibile!
Tu, piuttosto... Tu ti sei fatto corrompere da Psiche. Tutti quegli
ideali di libertà... Di libero arbitrio... Sono alieni alla tua
natura! Distruzione l'ha visto e mi ha incaricato di riportarti sulla
retta via... Io l'ho fatto per te!
- Tu... COSA?!? Tu hai ucciso i miei amici, i miei compagni!
- Io ho fatto quello che dovevo fare! Io ho distrutto un'organizzazione
che nuoceva al nostro Signore e ti ho riportato sulla retta via... Mi
duole che degli esseri umani abbiano dovuto pagare con la loro vita
ma d'altronde era solo questione di tempo... Il loro Destino era comunque
segnato.
- Tu pagherai per questo, Fenice!
- Se devo pagare per seguire la mia natura e servire il mio Signore
sono pronto a farlo!
- Ma quale natura?!? Sei forse di Enigma tu? Non sei neppure in grado
di combattere lealmente! Hai portato uno dei tuoi ad assisterti!
Come inebetito, ipnotizzato e stupito dalle parole di Baphomet, Fenice
si voltò a guardare nella direzione di Pantarkos.
- Ma lui non è uno dei...
Il petto dell'Araldo di Distruzione esplose, trapassato dagli artigli
di Baphomet.
- Argh! - Pantarkos si strinse il petto come se l'artiglio avesse squarciato
le sue carni, piegandosi in due mentre il cuore gli batteva all'impazzata;
sconcertato osservò il corpo di Fenice che si accasciava al suolo.
- Sorpreso?.- Sibilò Baphomet - Tu hai seguito la tua natura
e io... Io ho seguito la mia!
Fenice crollò a terra, morente. Baphomet lo osservò per
un lungo momento, poi, con un ultimo colpo, lo finì.
- Ora siamo pari... Forse... E adesso, il tuo padrone.
Passò accanto al Greco, per entrare in città.
- Grazie. Aveva ragione, sai. Non aveva scelta, per questo ha perso.
Scegliere è un grande potere e tu hai il potere di scegliere.
Si incamminò verso la città. Le nubi erano sempre più
nere.
- E ora,- Mormorò Pantarkos - Che succede?
- Niente. Finisce qui.
L'incantesimo si compì. Le nubi esplosero e iniziarono a correre
per tutto il cielo, portando l'oblio.
Buio.
Luce.
Mi risveglio con un gran mal di testa. Devo aver battuto su qualcosa
di molto duro.
Mentre mi rendo conto di dove sono, sento per l'ultima volta la voce
del demonietto : - E ora, Andrea, cominciano i tuoi guai.
Clacson. Auto bloccate nel traffico. I rumori della città mi
riportano alla realtà, alla mia realtà.
Svenuto a pochi passi da me c'è Baphomet, Andrea. Mi guardo intorno,
sudatissimo, in cerca del piccolo demone che mi ha guidato in questo
folle viaggio rivelatore. Tremo ancora al ricordo di quello che ho visto
e sentito, al pensiero di come cambieranno le cose di fronte a certe
consapevolezze.
- Spero che tu ora ricordi, Andrea... Perché non saprei proprio
come raccontarti tutto quanto...- Sussurro al corpo svenuto, senza pensare
che non mi può sentire. Poi con fatica mi alzo e sollevo la Nota,
mi passo un suo braccio intorno alle spalle e lo sorreggo mentre cammino
verso lo sbocco del vicolo.
- Visto che sei svenuto, lo dico adesso che non mi senti...- Sorrido
stanco e inspiro a fondo, richiamando la formula dal profondo della
memoria. - Questo è il Patto dei Risvegliati, che io giuro ai
Sette che plasmarono l'universo. A Psiche sapiente, a Destino sovrano,
a Sogno incantevole, a Distruzione terribile, a...
Mentre recito il Patto sento il caldo di Istanbul rianimarmi.
- Molto iniziatico, non c'è che dire - mi ritrovo a pensare;
ridendo sommessamente cerco la strada per l'albergo.
***
Questo
racconto è stato ispirato dalla partecipazione al gioco di ruolo dal
vivo Pathos. Uno degli scopi di Pathos è la creazione di "letteratura
interattiva".
Se volete maggiori informazioni su Pathos e magari siete interessati
a giocare, visitate questo indirizzo: http://www.pathos.it
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