PUNTI DI VISTA
 
di Andrea Nicosia
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Punti di vista. Ci crescono indicandoci il bello ed il brutto, il bene ed il male, il buono e il cattivo, il giusto e l'ingiusto, Dio e il suo Antagonista.
Ci vengono indicate come verità oggettive, ma, in effetti, non sono altro che punti di vista.
Figli della televisione che azzera la cultura, abbiamo riscoperto il vecchio adagio dei padri ateniesi, kalos kai agathos, bello e buono.
Ma è solo un punto di vista. Certo, a nessuno piace strappare ogni giorno pezzettini di vita con i denti, rovistando negli scarti dei kalos kai agathos in cerca di cibo, vestiti, pezzi di anima di qualcuno più felice. Ma, punti di vista, questi spettri in cerca di vita agli occhi di qualcuno possono essere belli, possono essere felici, possono avere diritto ad una lama di luce, un brivido caldo che, per un istante, illumina anche loro. Gli occhi di qualcuno non fuggono quando incrociano una di queste anime, le cercano, le inseguono nella notte, nei vicoli bui e maleodoranti, tra le nebbie ed i fumi che emergono dal ventre della metropoli.
C'è, nel cuore tenebroso della città, un'oasi di calore. Quando le luci si spengono per la notte, quando i portoni che proteggono i sogni dei kalos kai agathos vengono sbarrati, c'è un luogo in le luci si accendono e le porte si aprono come le braccia della madre che accoglie il suo piccolo.

La Chiesa di San Lorenzo è un porto per i naufraghi della vita. In certi ambienti le notizie girano più velocemente che via Internet, anche perché qui nessuno ha mai visto un computer.
E la voce che gira è che c'è speranza a San Lorenzo.
Tutte le notti, per tutta la notte, Padre Hagi rincuora, rinfranca, scalda e nutre le sue pecorelle. Il piccolo prete non scaccia nessuno. Pallido ed emaciato, ma sempre pieno di energie, l'anziano sacerdote distribuisce coperte e cibi che scaldano il corpo e dolci parole che portano calore là dove neppure il più ardente dei fuochi può arrivare. Non è mai stanco, non dorme mai. Il suo gregge è più importante, dice, ed ogni notte lo dimostra. Anche questa notte, come al solito, come sempre, le braccia di Padre Hagi e della sua chiesa si sono aperte e hanno stretto forte qualche pecorella smarrita.
- Padre...
Il prete smise di camminare lungo la navata della vecchia chiesa, l'asta con il cappuccio per spegnere le candele stretta in mano.
- Padre...
Una voce da un confessionale, l'ultimo della fila, quello più vicino all'altare.
Il sacerdote poggiò l'asta e si avvicinò.
- E' molto tardi, figliolo - disse, cercando di scrutare dietro la pesante tenda che copriva il gabbiotto in cui era inginocchiato il penitente.
- Lo so, ma prima voi eravate così impegnato. Vi prego. Ho un peso, qui dentro di me, di cui devo liberarmi.
Padre Hagi sospirò sconsolato. Entrò nel suo lato del confessionale, indossò la stola ed aprì lo sportellino che lo separava dall'uomo. La fitta grata gli impediva di scorgerne chiaramente i lineamenti. Vedeva solo particolari, una barba incolta, occhi stanchi e cerchiati. Recitò le formule introduttive del sacramento e poi, come vuole il rituale, domandò: - Da quanto tempo non ti confessi, figliolo?
- Molti anni, padre, molti lunghi anni.
- Confessa a Nostro Signore i tuoi peccati. Hai mai infranto il Settimo Comandamento?
- Il settimo... - esitò incerto l'uomo.
- Hai mai rubato?
Hagi lo sapeva bene, il furto era il peccato più comune tra quei derelitti. Per molti era l'ultima cosa dignitosa da fare, prima di abbassarsi fino a rovistare nelle pattumiere, insieme ai cani.
- Rubato... - ripeté la persona dall'altra parte del confessionale - Sì, padre, ho rubato.
- Lo so, pecorella mia - iniziò paterno il sacerdote - Quando sembra che tutto ti volti le spalle...
- Ho rubato... E fatto altro - lo interruppe il peccatore.
- Ti ascolto figliolo. Parla pure.
Il sacerdote non si mostrò seccato dell'interruzione e continuò a parlare con tono calmo e gentile.
L'uomo esitò, Hagi poteva vedere il dolore nei suoi occhi.
- Ho infranto... - si interruppe per un momento, come se stesse contando mentalmente - Il quinto, Il Quinto Comandamento - disse infine.
Anche il prete esitò, anche se lui non aveva bisogno di contare.
- Hai ucciso qualcuno?
- Sì, padre. Ho ucciso, molte volte.
Questa volta non c'era incertezza né esitazione nella risposta. Fu il confessore a balbettare una domanda: - Omicidi?
L'uomo sospirò pesantemente, come se stesse cercando di sollevare un grande peso. Si voltò verso la grata, verso il sacerdote. Inchiodò i suoi occhi in quelli dell'anziano Hagi. Erano occhi profondi, chiarissimi, lucidissimi.
- Ho scaricato una pistola nel ventre di un uomo e gli ho tagliato la testa mentre si contorceva negli spasmi dell'agonia. Ho dato fuoco ad una donna in un vicolo Ho trapassato il cuore di un uomo con una spranga di ferro nella metropolitana di Londra. In Germania ho incendiato la casa di due orfani e li ho chiusi dentro. Li ho ascoltati urlare, invocare aiuto, morire. Il mio migliore amico giace a pezzi nel fondo del fiume della Città Eterna.
Padre Hagi ascoltò come stordito queste parole e le molte altre che seguirono. L'uomo continuò freddamente il suo macabro elenco, lo sguardo ora privo di emozione sempre piantato negli occhi del confessore.
- ...Ed ho mentito, ma non ricordo che numero sia questo.
- Come?
Il prete parve riscuotersi da un sogno ipnotico.
- Ho mentito, padre.
- Mentito... - ripeté Hagi.
Il Signore doveva essere veramente misericordioso, pensò, se permetteva ad un uomo come questo di lavarsi dai suoi peccati con una semplice confessione. Un serial killer. Doveva essere un serial killer e l'unica cosa che li divideva era una sottile grata di legno. I serial killer seguivano degli schemi, avevano delle vittime tipiche. Il sacerdote si chiese quali fossero, mentre si sforzava di ricordarsi degli assassini di cui parlavano i giornali in quel periodo. Chi erano le vittime di quest'uomo?
- Ho finito, padre.
- Finito, sì.
Il prete si riscosse.
Meccanicamente pronunciò la formula della assoluzione, recitò insieme all'uomo il Mea Culpa e comminò la penitenza.
Al di là della grata, l'uomo cominciò a muoversi. Hagi doveva sapere.
- Figliolo...
- Padre?
- Figliolo, le persone che hai... ucciso... Chi erano?
L'uomo rispose con voce calma, pacata, sicura: - Vampiri, Padre Hagi.

La grata che separava i due scomparti del confessionale esplose in mille schegge di legno. Con un ringhio sordo il vampiro lanciò le sue mani artigliate contro il cacciatore, ma questo si era già lanciato fuori dalla portata del mostro. Il vampiro emerse dalla nuvola di detriti mentre il cacciatore atterrava con una capriola e stava estraendo la sua arma.
- Quella non ti salverà! - sibilò Padre Hagi, guardando di sfuggita la pesante pistola.
In tutta risposta il cacciatore lasciò partire cinque colpi in rapida successione. Il primo sfiorò il fianco del sacerdote.
'Questa', pensò il prete udendo un boato alle sue spalle mentre scattava verso il suo bersaglio, 'E' la statua della Madonnina di Lourdes che va in frantumi.'
Il secondo colpo fu più preciso. Il proiettile esplosivo disintegrò le ossa del ginocchio destro, lacerando i muscoli della gamba.
Il terzo distrusse l'anca sinistra. Il quarto fece esplodere l'inutile muscolo che era il cuore di Padre Hagi. Il quinto gli portò via una parte della testa.
La violenza dell'impatto lo scaraventò a terra, facendogli urlare tutta la sua rabbia, tutto il suo dolore, tutto il suo odio. Le colonne e le pareti della vecchia chiesa di San Lorenzo tremarono, scosse dal basso ruggito.
Una cascata di polvere sottile cadde sul cacciatore e sulla sua preda dal soffitto, come la neve finta di una palla di Natale.
Il cacciatore guardò la sua pistola.
- Non mi salverà e non ti ucciderà...
Gli sparò alle articolazioni, poi un colpo alla base del collo ed uno alla base della spina dorsale.
- ...Ma ti serviranno tempo e forze per rigenerare le ferite - gli disse mentre si dirigeva verso i resti del confessionale.
Estrasse da ciò che rimaneva del gabbiotto che aveva occupato una borsa militare, vecchia a consunta. Tirò fuori delle pesanti catene e le legò alle caviglie del vampiro paralizzato.
- Forze che non hai - continuò con voce distaccata e professionale - dato che anziché nutrirti hai dovuto perdere tempo con me. Quanto al tempo...
Tirando le catene trascinò Hagi davanti all'altare maggiore, sotto il rosone che dava luce al fondo della chiesa. Assicurò le estremità delle catene alla base dell'altare. Poi prese dalla sua borsa altre due lunghe catene, ne legò un capo ai polsi del vampiro e l'altro ad una colonna. Lavorò in silenzio, rapidamente, senza badare ai ringhi e ruggiti di Hagi e facendo attenzione agli spasmi dei suoi arti martoriati dalle pallottole. Si assicurò della resistenza delle catene, poi afferrò una sedia, la trascinò vicino al vampiro e ci si sedette sopra. Alzò per un momento lo sguardo. Il rosone era vecchio, sporco di polvere e del fumo delle candele.
Ma si iniziava ad intravedere il primo chiarore dell'alba. Chiuse gli occhi per un momento. Udì i rumori della città, stavano cambiando. Il canto della notte stava per lasciare il posto al canto del giorno.

- Liberami.
Padre Hagi aveva gli occhi aperti e guardava fisso verso il soffitto.
- Lasciami andare. Non devi uccidermi.
- Non devo? - Chiese aridamente il cacciatore.
- Se io muoio, chi accudirà la mie pecorelle?
- Pecorelle. In senso biblico o nel senso di riserva di cibo?
Le ultime tre parole vennero pronunciate a bassa voce, una nota di rabbia impossibile da celare.
- Sono poveri, affamati. Non hanno un tetto, un riparo. Io li nutro, li accudisco, io do loro una speranza!
- Cosa? Tu dai loro una morte orrenda! E' questa la tua speranza?
- Tu non capisci! - Pianse Hagi - Tu non capisci. Tu non hai idea di cosa voglia dire vivere soli ed abbandonati, in mezzo ad una strada, tra l'indifferenza delle persone che ti scansano come fossi un appestato? Io scaldo i loro cuori ed i loro corpi. Capisci? Io parlo con loro, li consolo, li rincuoro.
- Li... Cosa? Tu li nutri per avere vacche grasse a pranzo e cena!
Il cacciatore scattò in piedi rovesciando a terra la sedia, urlando, sottolineando le sue parole puntando la pistola alla testa del vampiro.
- Non cercare di assolverti, prete.
Il sole era sorto. I primi raggi di luce filtravano dal rosone e formavano una macchia colorata sul portone della chiesa.
- E' vero! Mi nutro di loro! - Ribatté il vampiro - Ma non capisci? Per uno di loro che mi dona il suo sangue, dieci possono passare una notte al caldo, avere un po' di luce nelle tenebre della loro vita. Se anche sapessero la verità, sarebbero felici di...
- Ti donano il sangue? Sarebbero felici? Arrogante idiota, sei come tutti quelli della tua razza. Cosa vuoi, un santino con la tua faccia?
L'urlo del cacciatore risuonò nelle navate della vecchia chiesa.
- Pensi di essere migliore di me, cacciatore? Pensi di essere migliore di noi? Vuoi tu la tua faccia su un santino? - Sibilò Hagi.
Il cacciatore rimise in piedi la sedia e ci si rimise a sedere sopra.
- Almeno io sento il bisogno di confessarmi - mormorò.
La macchia di luce stava strisciando verso il sacerdote incatenato.

Il vampiro fece appello a tutte le sue forze, ringhiò, tese allo spasmo i suoi muscoli lacerati.
- Se mi uccidi condanni anche tutti i miei poveri agnelli! Lo capisci? Io sono la loro unica speranza! Sono l'unico che pensa a loro, nel bene o nel male, sono l'unico che si preoccupa per loro. Lo capisci? Senza di me saranno vittime dei mostri senza zanne che girano lì fuori, saranno vittime della tua specie! Lo capisci?
Le catene si tesero con violenza, stridendo acidamente sul marmo dell'altare e della colonna a cui erano fissate. Il vampiro lottava per liberarsi con tutte le poche forze che gli erano rimaste. Il suo ruggito bestiale fece tremare le fondamenta stesse della chiesa. Uno stormo di colombe si levò impaurito in volo dal tetto, tante piccole macchie scure che attraversarono il disco del sole. Un ultimo boato rimbombò nel vasto spazio vuoto di San Lorenzo.
Padre Hagi smise di lottare, un'altra parte di cranio devastata. Il cacciatore abbassò la pistola fumante.
- Non puoi condannarli... Non puoi condannarli... - gemette un'ultima volta il vampiro.
La luce del sole, un brillante disco colorato dei mille vetri colorati del rosone raggiunse Padre Hagi.
Il suo corpo ebbe un gemito, un sussulto. Dai suoi polmoni secchi si levò un grido disumano, si contrasse violentemente, le catene si spezzarono. Il prete si rannicchiò urlando nel disco solare che lo circondava e poi le sue carni bruciarono ed esplosero. Il cacciatore osservò la scena in silenzio.

Quando di Padre Hagi non rimase più nulla se non un mucchietto di cenere nera, raccolse la sua borsa, stancamente. Ci infilò dentro le catene e la pistola e si diresse lentamente verso le pesanti porte della chiesa. Arrivato all'altezza dell'ultima fila di panche si fermò e si voltò verso l'altare e verso i gruppi di santi ed il crocifisso, muti testimoni della tragedia di quella notte.
Lentamente, in silenzio, si inginocchiò e cominciò ad espiare la penitenza comminatagli per i suoi peccati.

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