SOGNI DI MAGHI E DI GUERRIERI
 
di Andrea Nicosia
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Frank O'Donnel diede un altro morso al suo panino. Era decisamente giù di morale.
Era stata una giornata dura come solo le giornate di un tredicenne potevano essere. Ed era solo l'ora di pranzo.
Alzò gli occhi al cielo. Il sole era nascosto dalle nuvole, un mantello grigio copriva Londra.
Ma alla fine il sole si fa sempre strada tra le nuvole, pensò guardando Amy Westley che correva con altre loro compagne di classe. Si alzò per raggiungerla.
- O'Donnel, dammi la tua merenda. - Una voce esplose alle sue spalle.
"Merda!" Pensò girandosi lentamente.
- Perché ti devo dare la mia merenda, Bob? - Sentiva tutti gli sguardi dei presenti trapanargli la schiena. Stava diventando rosso, lo sapeva. Anche Amy lo stava guardando, ne era certo.
Bob Hogan era grosso almeno il doppio di lui, Bob Hogan era grosso almeno il doppio di praticamente qualsiasi cosa, ma oggi non era proprio giornata. Perché non c'era mai un professore in giro quando serviva?
- Perché ho finito la mia e ho ancora fame, briciola. Qualcosa in contrario, briciola?
- Tutto. Prova a prenderla, babbuino!
Bob Hogan riuscì a prendergli la merenda. Fu anche piuttosto facile.
Steso in una pozzanghera, con le risate degli altri ancora nelle orecchie, sentì la campanella che annunciava la ripresa delle lezioni.
- Il mondo non ha pietà dei tredicenni. - Disse ad una nuvola di passaggio.
La pioggia iniziò a bagnargli il volto.
Stasera, si disse, stasera vi farò vedere.

- E questo sarebbe...
- Il nostro miglior agente.
- Sembra uno straccio bagnato. - Ordine annusò l'aria. - Bagnato di birra.
- Beh, non ha un grande aspetto, - ammise Realtà - Ma è la nostra risorsa migliore. Guardò lo straccio per un lungo momento, poi lo scosse violentemente.
COSA... COSA... SI' SI' SONO SVEGLIO, PAGA IL SIGNORE CON LA BACINELLA IN TESTA.
Realtà lasciò andare lo straccio, questo fluttuò un istante a mezz'aria, poi assunse il suo aspetto normale, una tunica con un essere umanoide dentro.
- Se posso essere sincero, Rea, più che una risorsa migliore mi pare un'ultima spiaggia.
- La storia dei mulini lo ha un po' debilitato, ha solo bisogno di riposarsi un momento.
PROPRIO COSI' SIGNORE, disse il controllore della realtà materializzando un caffè, MI DIA SOLO UN ATTIMO DI RIPOSO E VRUMMM! DI NUOVO SULLA BRECCIA.
- "Vruum di nuovo sulla breccia?" Rea, se pensi che io sia disposto a...
- Tranquillo Ordine, - intervenne Probabilità - Abbiamo pensato di affiancargli un assistente... Ehm... Esterno.
- Che vuol dire esterno, Prob? - Se l'Ordine avesse avuto occhi avrebbe guardato Prob e Rea in modo a dir poco sospettoso.
- Umano.
- No. Non lui.

Frank O'Donnel era riuscito a sopravvivere fino a sera.
Dopo cena si chiuse nella sua stanza e si stese sul letto, al buio. Si sollevò di scatto, afferrò una coperta e se la stese addosso.
- Frank ti sei coperto?
- Sì, mamma.
Al buio, sentì il suo corpo rilassarsi, riscaldarsi. La sua mente vagava senza controllo nelle memorie di quella giornata. Dopo un po' riprese il controllo.
- Cominciamo. - Si disse.
Il mondo poteva colpirlo duro quanto voleva, lui aveva la sua arma segreta.
Aveva la sua fantasia. Poteva raccontarsi storie. E vincere. Anche contro Bob Hogan.
Cominciò a raccontarsi una storia.
Lui, Amy... Todd, Todd era il suo migliore amico, ci doveva essere anche lui, e Danielle, Dany era simpatica, ma quando c'erano tante persone si divertiva sempre a metterlo in imbarazzo.
Allora, c'erano lui, Amy, Todd e Dany che andavano a scuola. Non facevano la stessa strada per andare a scuola di solito, ma questa volta sì. Andavano a scuola e all'improvviso...
All'improvviso un varco dimensionale si aprì sotto i loro piedi.
Caddero attraverso i mondi in un tunnel scintillante di mille colori e arrivarono in un grande spazio vuoto, bianco.
- Dove siamo? - Urlò Amy.
- Che è successo? - Urlò Dany.
Una voce risuonò intorno a loro.
- Benvenuti, giovani umani.
- Chi sei tu? - Chiese Frank, il primo a riprendersi dallo shock.
- Il mio nome non ha importanza, - disse la voce. - Siete stati scelti per una prova. Verrete inviati in un mondo diverso, lì affronterete dei problemi. Vedremo come ve la saprete cavare. Ciascuno di voi ha delle capacità, mettendole a frutto dovreste riuscire a sopravvivere dovunque andrete.
- Allora che c'entra Frank? - Disse Dany, - Lui non sa fare niente.
- Spiritosa. - Rispose lui, ti farò vedere io.
- Basta perdere tempo, - riprese la voce, - Vi darò un aiuto. Potete scegliere il mondo.
- Che vuoi dire? - Chiese Todd (poveraccio, pensò Frank, non gli faccio mai dire niente).
- Che ci permette di scegliere l'ambientazione in cui ci manderà. - Disse Frank con voce profonda.
- Bene, cosa scegliamo? Chiese Amy.
Frank ci pensò su. Solo lui sapeva le differenze tra le varie ambientazioni. La risposta era ovvia.
- Un mondo fantasy.
- Perché? - Gli chiese Dany.
- Fidati.
Apparvero sulla cima di una collina sassosa. Anzi no. Erba alta. Altre colline li circondavano. In mezzo ad una zona pianeggiante sorgeva una grande città. Con un fiume che l'attraversava. Montagne innevate sullo sfondo. Mare. No niente mare. Ok.
- Dove siamo? - Urlò Amy.
No, l'aveva già urlato prima, e poi è chiaro dove erano.
- Guardate! - Disse Amy.
- Ci siamo veramente, un altro mondo!
- Proprio così, Todd. Bene. Vediamo di arrivare a quella città.
Frank sentiva i loro sguardi ammirati: un viaggio dimensionale affrontato senza fare una piega. Non è da tutti.
Improvvisamente Frank sentì dei rumori.
- Presto! Nascondiamoci nell'erba.
Due orchetti a cavallo superarono la cima della collina, si guardarono intorno e tornarono indietro.
- Orchetti. - Disse Frank serio.
- Cosa sono? - Chiese Amy.
- Creature asservite al male. Raggiungiamo in fretta la città.

Il ragazzo si chiuse nella sua stanza e si stese sul letto. Era stata una giornataccia e voleva solo ascoltare musica e rilassarsi. Accese lo stereo.
Chiuse gli occhi.
Li riaprì.
- Ciao Rea, che ci fai su questo piano di esistenza?
Quel ragazzo sarebbe stato un normalissimo essere umano se non fosse stato per i suoi rapporti tutto sommato amichevoli con Ordine, Realtà, Probabilità, Caos e tutte le altre manifestazioni di concetti astratti che si occupavano di mandare avanti l'universo in maniera più o meno coerente. Insieme avevano fatto feste memorabili e avevano anche impedito il collasso del multiverso un paio di volte.
Questo soprattutto grazie al forte ascendente che il ragazzo aveva sulla Magia.
- Passavo di qui e ho pensato di venire a salutarti.
- Ma davvero?
- In realtà abbiamo un problema.
- Solo uno? Complimenti, siete migliorati!
- Uno più grave degli altri.
- E magari hai pensato che potevo darvi una mano.
- Qualcosa del genere, sì.
- Naa. Sono a pezzi. Mandateci Caos.
- Tu saresti più indicato.
- No.
- E dai, è una sciocchezza, facile facile, questione di poche ore.
- Se è facile può farla anche Caso.
- Non è così facile.
- No. Domani mi devo alzare presto, non ho voglia di stancarmi friggendo orrori innominabili in giro per l'universo.
- Niente orrori, e avrai anche un aiutante.
- Un aiutante?
SALVE, SONO UN CONTROLLORE DELLA REALTÀ. MIO COMPITO E'...
- Ok, ok, ci vado.

- Ripetimi cosa dobbiamo fare.
IL BAMBINO CON I CAPELLI ROSSI E' IL CREATORE DI QUESTO SOGNO. I TRE BAMBINI ACCANTO A LUI SONO PROIEZIONI DI SUOI AMICI. LA DIREZIONE TEME CHE LE ESSENZE DEI QUATTRO POSSANO ESSERE TRASCINATE IN QUESTA REALTÀ E RIMANERE INTRAPPOLATE IN QUESTO MONDO. TUTTO CIO' CREEREBBE UNO SCOMPENSO NEL TUO MONDO CHE...
- Che causerebbe il solito bordello. - Concluse il ragazzo sospirando.
ESATTO.
- Quindi dovremmo fare i baby-sitter finché il moccioso continua ad immaginare questa storia.
ESATTO.
- In teoria, siccome sta creando lui il sogno, non dovrebbe cacciarsi in qualche situazione da cui non riesca ad uscire.
IN TEORIA.
- Io li odio i mondi fantasy.
SI STANNO MUOVENDO, SEGUIAMOLI.
- Sì, sì, senti, ce l'hai un nome?
UN NOME? IO SONO UN CONT...
- Ho capito, ho capito, ti chiamerò Racon, va bene?
RACON, il controllore parve assaporare il suono, RACON. MI PIACE RACON. COME TI DEVO CHIAMARE IO?
- Pfft. Siamo in uno stupido mondo fantasy, usiamo un nome fantasy. - Ci pensò un momento.
- Axer, Gayan Axer.
BEH, CONTENTO TU... BENE GAYAN AXER, NON PERDIAMOLI DI VISTA.

Steso sul suo letto Frank stava iniziando a sentire il sonno annebbiargli i pensieri, ma era comunque riuscito a guidare facilmente il suo piccolo gruppo ai cancelli della città, Tor Hasabeth. Avevano superato le grandi porte di ferro e bronzo e, solo allora, si erano resi conto che i loro vestiti erano stati sostituiti da altri, più consoni all'ambientazione.
Avevano esplorato parte della città: il mercato, la strada dei templi e dei mendicanti, avevano ammirato le case dei nobili, che sorgevano su una collina presso il fiume insieme al palazzo reale.
Era il tipo di città fantasy che lui conosceva bene, non si mostrò sorpreso di fronte a nessuna delle meraviglie che incontrarono nella Via dei Colori Proibiti e guardò i gruppetti di non - umani, elfi e nani soprattutto, che incrociavano come se per lui fossero una vista di tutti i giorni. Sapeva che la sua sicurezza stava impressionando gli altri, che lo avevano tacitamente accettato come leader.
Ora si trovavano al centro di una grande piazza. Entrando Frank aveva provato una strana sensazione, come se qualcuno fosse entrato nella sua fantasia...
- Scusi, - chiese Todd ad una passante, - Come si chiama questo posto?
- Questa è la Piazza delle Fontane, fanciullo, qui si ritrovano i viaggiatori che arrivano in città, per rinfrescarsi nelle acque delle tre fresche fonti. Qui coloro che si accingono a partire vengono per rifornirsi. In questo luogo, più che in ogni altro a Tor Hasabeth, puoi sentire storie di mirabolanti imprese e paesi lontani. E se questa piazza avesse un cuore, sarebbe certamente laggiù, nella locanda del vecchio Thelpa, dove si riuniscono eroi e avventurieri.
- Uh... Grazie.
- Che si fa ora, Frankie?
- Penso che la cosa migliore sia andare alla locanda, Danielle. Magari lì potremmo scoprire cosa la Voce ha in serbo per noi. Con un po' di fortuna potremmo anche farci assumere dal proprietario, così potremo anche guadagnare qualcosa.
- D'accordo. Andiamo. Amy, Todd, smettete di guardarvi intorno con quell'aria da pesce appena pescato.

DIREI CHE E' QUASI GIUNTA LA META' DEL GIORNO, disse il controllore guardando il sole.
- Veramente sono appena le dieci.
NEL TUO MONDO, GAYAN, NON IN QUES... HAI ANCORA IL TUO OROLOGIO!
- Sì, perché?
E IL MAGLIONE! E I JEANS! E GLI STIVALI!
- Sì, perché? Che c'è che non va?
SEI UN ANACRONISMO AMBULANTE, ECCO COSA NON VA! STAGLI NELLA FOLLA COME UN FARO NELLA NOTTE!
- A parte il fatto che non mi sembra così importante non farmi notare in mezzo ad un sogno, ti segnalo di sfuggita che neppure tu passi molto inosservato.
NON C'E' NULLA DI STRANO NEL MIO ABBIGLIAMENTO. RICORDO L'IMMAGINE DEL MONACO VAGANTE, MOLTO DIFFUSA NELL'IMMAGINARIO FANTASY.
- Sinceramente non ricordo molti monaci vaganti senza gambe e con tre occhi in cima a...A... tentacoli.
NON SONO TENTACOLI. SE FLUTTUO QUALCHE CENTIMETRO PIÙ IN BASSO LA VESTE TOCCA TERRA E NON SI NOTA L'ASSENZA DI ARTI INFERIORI, E SE TENGO IL CAPPUCCIO BEN TIRATO IN AVANTI, PROIETTA UN OMBRA SUL MIO VISO CHE CELA GLI OCCHI. UN OMBRA PERFETTAMENTE IN TONO CON UN MONDO FANTASY, OSEREI AGGIUNGERE.
- Non hai neppure una bocca. - Mormorò Gayan concentrandosi.
Vediamo un po'. Camicione bianco, giacca di pelle, pantaloni di pelle, stivali, mantello nero con cappuccio. Per un'ombra fantasy sul volto.
- Soddisfatto?
PIENAMENTE. DOVE SONO ANDATI I BAMBINI?
- Stanno entrando in quella locanda... Ehi!

L'interno della locanda era fumoso e affollato. Seduti ai tavoli c'erano numerosi avventori, avventurieri e cittadini normali. I tavoli più vicini all'entrata erano occupati da persone evidentemente benestanti, nobili probabilmente, venuti lì con dame riccamente vestite per ascoltare i racconti dei viaggiatori che si riunivano in quel luogo.
Forse, pensò Frank nel tepore del suo letto, dei nobili con le loro dame riccamente vestite non metterebbero piede in una locanda fumosa e mal frequentata solo per ascoltare i racconti dei viaggiatori, ma, si sa, i nobili sono strani, e in questa locanda ce ne sono un po'.
Si guardarono intorno, poi si avvicinarono al bancone. A servire i clienti c'era un anziana coppia. Lei sembrava la classica ostessa grassa e materna, lui sembrava uno che aveva passato la giovinezza a piegare corna di toro a mani nude.
Frank guardò l'uomo e gli disse: - Sei tu Thelpa?
- Sì ragazzo. - Ragazzo, sottolineò mentalmente Frank, non bambino!
- Io e i miei compagni veniamo da un posto lontano. Abbiamo bisogno di denaro e di un alloggio e pensiamo di essere in grado di procurarceli lavorando per te.
- Ah sì? E cosa pensate di poter fare per guadagnarvi da vivere?
- Le ragazze possono servire ai tavoli e Todd può dare una mano con le pulizie.
Normalmente Amy si sarebbe messa ad urlare al solo pensiero di dover fare qualcosa per qualcun altro, Dany gli avrebbe tirato un pugno per aver preso una decisione per lei e un altro per il tipo di decisione e Todd gli avrebbe chiesto se era impazzito, ma in questa situazione capivano che le sue scelte erano le migliori.
- Effettivamente abbiamo bisogno di una mano. E tu cosa avresti intenzione di fare?
- Io posso intrattenere i clienti facendo il giocoliere, cantando e raccontando storie.
- Tu non sai fare il giocoliere, canti come un cane e le tue storie possono uccidere. - Disse Dany secca.
- Non mi hai mai sentito cantare.
- Oh sì invece, alla festa di Martin e è stato atroce!
- Guarda che questi un intrattenitore come me non l'hanno mai visto!
- Lo spero per loro!
- Ah sì? Ah sì? Guarda allora! C'è qualcuno che può darmi un po' di musica?
- Sì, io! - Disse Thelpa prendendo una specie di chitarra da sotto il bancone. - Vediamo che sai fare.
La musica cominciò, Frank salì su un tavolo e attirò l'attenzione dei clienti battendo le mani. Iniziò poi a far volteggiare vari boccali, saltando tra i tavoli e muovendosi agilmente tra il pubblico. Il tutto cantando una meravigliosa canzone su terre lontane e amori perduti. Tutti lo guardavano e lo ascoltavano rapiti e ammirati, anche Dany, ma soprattutto Amy.

-... Che diavolo succede?!
Gayan si guardò intorno. Un attimo prima era in mezzo ad una piazza piena di gente e ora tutto, le case, le persone, aveva improvvisamente perso consistenza. Tutto quanto pareva formato di fumo colorato, con i contorni vaghi, privo di solidità.
IL BAMBINO HA SMESSO DI IMMAGINARE QUESTO LUOGO E HA INIZIATO AD IMMAGINARNE UN ALTRO.
- E...
TUTTI I LUOGHI DI QUESTO MONDO HANNO CONSISTENZA, SEMBRANO REALI, SOLO QUANDO IL BAMBINO LI IMMAGINA. ORA STA CONCENTRANDO LA SUA ATTENZIONE SU UN ALTRO LUOGO, QUINDI QUESTO HA PERSO CONSISTENZA. PERO' IL BAMBINO SA CHE FUORI DALLA LOCANDA IN CUI SI TROVA ORA C'E' UNA PIAZZA, UNA CITTÀ, UN MONDO, PER QUESTO NON E' SPARITO TUTTO. C'E' UN RESIDUO DI CONSAPEVOLEZZA CHE TIENE ANCORA IN ESISTENZA QUESTO
POSTO.
- Fantastico, così questa sarebbe la materia di cui è composto il sogno?
Passò una mano attraverso una parete, non incontrò alcuna resistenza. Spire di fumo gli filtrarono tra le dita e si dispersero nell'aria.
QUESTA E' LA MATERIA DI QUESTO SOGNO.
- Voglio vederla dall'alto!
Spiccò il volo e si librò in aria. Arrivato a qualche centinaio di metri d'altezza guardò giù. La città, tutto il mondo, sembravano un disegno ad acquerello su cui fosse stata versata dell'acqua, sfuocato, con colori delicati.
Non tutto il mondo però...
Si teletrasportò a terra.
- C'è qualcosa che non va, il castello è ancora solido.
STRANO.
- Direi di andare a controllare.
SI', PENSO SIA UNA BUONA IDEA.

- Perfetto ragazzo, siete assunti!
- Grazie signor Thelpa. - Rispose Todd, mentre Frank finiva di contare le monete che gli avventori gli avevano lanciato.
- Lascia perdere il 'signor'. Mettetevi al lavoro, Kira, mia moglie, vi farà vedere cosa dovete fare.
Mentre le ragazze servivano ai tavoli e Todd dava una mano al banco, Frank parlò con alcuni clienti.
Un uomo ben vestito, che si presentò come Conte Edel, gli descrisse la situazione della città: Tor Hasabeth era una città-stato. Nonostante si trovasse ai confini tra le terre dell'Impero e le Regioni Inesplorate era un luogo tutto sommato pacifico e piuttosto ricco. Era infatti un importante luogo di transito e molti commercianti vi facevano tappa durante i
loro viaggi lungo il fiume Has. Il governo della città era affidato ad un monarca, attualmente una regina.
Da un gruppo di avventurieri giunto da poco venne a sapere che le Regioni Inesplorate erano le terre in cui viveva una volta una grande e fiorente civiltà. Ora questa civiltà era scomparsa e le Regioni erano infestate da orchetti, troll, draghi e ogni altro genere di mostri.
Seppe anche che ultimamente erano girate delle voci secondo cui un capo orchetto stava riunendo sotto il suo comando tutte le tribù di orchetti per muovere guerra agli umani.
Se questo era vero ci si poteva aspettare che Tor Hasabeth sarebbe stato il loro primo obiettivo.
Frank si rigirò nel suo letto. Era soddisfatto di se: nonostante il sonno era riuscito ad andare molto avanti nella storia.

Gayan e Racon apparvero nella sala del trono.
Oltre a loro c'era solo una persona. Una donna, vestita con un vestito sfarzoso, i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle. Stava guardando fuori da una finestra, appoggiata al davanzale.
VOI DOVETE ESSERE LA REGINA DI QUESTO LUOGO. VI PREGO DI NON SPAVENTARVI PER LA NOSTRA INTRUSIONE E CONCEDERCI UDIENZA.
- Sììì, perchééé no, la geeente vapoorooosa è beeella, ma paaarlaaa pooco.
Rimasero entrambi scioccati.
Gayan si riprese dalla sorpresa per primo. In tutto il multiverso una sola entità parlava allungando le vocali.
- Magia, che accidenti ci fai tu qui?
- Oooh, nooon lo sooo. Priiima noon c'ero e poi ci sooono staaata. Poooco doopo ho seeentitooo che c'eri anche tu. Nooon è beeelloo il paaaesaagio lì fuuuorii?
- Oh, sì, bellissimo. Puoi scusarci un secondo? - Si rivolse al controllore. - Racon, il fatto che lei fosse qui prima che arrivassimo noi vuol dire che qui c'è qualcuno in grado di usare la Magia oltre a me.
IL RAGIONAMENTO E' CORRETTO, MA POSSO ESCLUDERE CHE FRANK O'DONNEL O UN ALTRO DEI SUOI AMICI ABBIANO UN'INFLUENZA SULLA MAGIA.
- Sicuro?
BEH, Racon guardò Magia, questa gli sorrise e gli fece un cenno di saluto, NO.
- Perfetto. Credo che l'unica sia chiedere direttamente a lei.
Gayan sapeva per esperienza che parlare con Magia era un po' come parlare con un muro, con la differenza che le risposte dei muri in genere erano più logiche di quelle di Magia.
Le si riavvicinarono.
- Mmmh, dimmi mia cara, non è che per caso in questo mondo c'è qualcuno che riesce a... Mmmh... Controllarti?
- Quaaaalcuuuno?
- Un bambino ad esempio, sai capelli rossi...
- Fraaank O'Dooonnel?
- Si, ad esempio lui.
- Fraaank O'Dooonnel nooon ha alcuun poteeere su di meee.
- Ah...
- Nel mooondo reaaale.
- Ah... - Gayan ebbe la netta impressione che di lì a poco sarebbe successo qualcosa di orribile. - Mentre in questo mondo...
- Quuuesto mooondo lo sta creaaando lui, qui la sua volooontàà è abbaaastanza fooorte, peeerchè lui ha deciiiso che in quuuesta reaaaltà è così.
Gayan e Racon si scambiarono un'occhiata sconsolata. - Le cose si complicano?
PROBABILMENTE.
- Senti Magia, è stato un piacere incontrarti, ora dobbiamo andare. Ci vediamo più tardi ok?
- Oookeeey.

Volarono fino all'ingresso della locanda ed entrarono. L'interno era reale e affollato.
Si sedettero ad un tavolo da cui potevano controllare il locale e ordinarono da bere.
IMMAGINO AVRAI NOTATO CHE LA CAMERIERA CHE HA PRESO LE ORDINAZIONI E' UNA DELLE BAMBINE.
- Sì, l'altra è laggiù, Todd è al banco e il nostro eroe sta parlando con gli elfi seduti vicino al camino.
Si concentrò sulla mente di Amy.
- Si sono fatti assumere per guadagnare qualcosa. Rimarranno anche a dormire qui.
QUINDI CI RIMARREMO ANCHE NOI.
- Temo di sì.
Si alzò e si avvicinò al banco. Si rivolse a Thelpa.
- Sei tu il padrone?
- Sì straniero, serve qualcosa?
- Io e il mio compagno - Indicò Racon, seduto al tavolo, - Abbiamo bisogno di un posto per la notte, hai una stanza?
- Certo straniero, sono tre Rilling, e la colazione è compresa nel prezzo.
- Mmmh, sì, mi pare onesto. - Gayan sembrò titubante, - Ehm... Cos'è un Rilling?
- Non conosci la nostra moneta straniero? Strano.
- Sono molto straniero.
- Ebbene questo è un Rilling, straniero. - Si infilò una mano in tasca e tirò fuori una moneta d'argento con un diametro di almeno quattro centimetri.
- Oh, certo, sì, ne ho di quelli.
Mise una mano dietro la schiena, vi materializzò all'interno qualche Rilling e li mostrò a Thelpa.
- Questi vanno bene, no?
- Certo straniero.
Monete d'argento di quattro centimetri, pensò Gayan tornando al tavolo, sogna in grande il bambino.
Qualcuno gli crollò addosso. Era il classico barbaro enorme vestito di pelli. Ubriaco, per di più.
Già, pensò Gayan, mancava giusto la scazzottata.
- Guarda dove vai, cane! - Gli ringhiò contro il barbaro.
- Veramente signore è lei che mi è venuto addosso. - Rispose lui tranquillo.
Il brusio in sala cessò di colpo, tutti si voltarono a guardarli.
- Stai cercando la rissa, moccioso? - Sibilò il barbaro.
- No signore. - Rispose Gayan sorridendo tranquillamente.
Il barbaro incrociò il suo sguardo, colse il lampo omicida.
- No... Beh... No, certo, neanche io, ragazzo, signore, no, niente rissa, perché mai... Ehm... Posso andare a sedermi signore? Per favore...
- Sicuro. - Sorrise serafico Axer.
Il barbaro si sedette e afferrò il suo boccale, lo vuotò, vuotò anche quello di un suo vicino di tavolo, lanciò un'occhiata a Gayan e scappò via.
Il ragazzo tornò al tavolo, Racon stava bevendo. C'era un boccale davanti al suo posto. Lo prese.
- Hey, ma è vuoto!
CERTO.
- Come certo, io voglio bere.
FRANK IMMAGINA SOLO QUELLO CHE E' VISIBILE DAL SUO PUNTO DI VISTA. NON PUO' VEDERE DENTRO AI BICCHIERI, COSI' NON PERDE TEMPO AD IMMAGINARNE IL CONTENUTO.
- Bah! Più vado avanti e meno mi piace questo sogno. - Fece apparire della birra nel boccale e iniziò a berla.
GAYAN, NON SO SE HAI NOTATO CHE FRANK CI STA FISSANDO.
- Felice di essere entrato nel suo punto di vista. - Rispose lui appoggiandosi con lo schienale della sedia al muro.
NON SONO SICURO CHE SIA UNA COSA POSITIVA, POTREBBE ACCORGERSI CHE NON SIAMO GENERATI DALLA SUA FANTASIA.
Frank si alzò dal tavolo a cui era seduto e si sedette al loro.
- Buongiorno, signori, siete dei viaggiatori? - Chiese.
'Fatti un pacco di affaracci tuoi', pensò Gayan, aprì la bocca per dirlo: - Sì ragazzo.
Come "sì", pensò Gayan sorpreso.
- Io sono Frank O'Donnel, posso conoscere i vostri nomi?
- Volodiak.
FILDUR.
Gayan e Racon si scambiarono uno sguardo terrorizzato.
- Venite da lontano?
No, no, no, no, no. Gayan raccolse tutte le sue forze.
- NO. - Urlò.
Questa volta fu Frank ad apparire sorpreso.
- Venite... Venite dalle Regioni Inesplorate?
Gayan stava lottando per non rispondere di sì. Poteva vedere che, dietro Frank, tutta l'attività della taverna era cessata. Gli avventori si erano bloccati, immobili come statue, come fossero stati paralizzati nella posizione in cui si trovavano. Il fondo del locale stava iniziando a perdere consistenza. Dany, Todd e Amy si guardavano intorno perplessi, Frank stava tremando per lo sforzo di imporre la sua volontà. Gayan afferrò una gamba del tavolo e la strinse tanto forte da spezzarla.
- Dalle... regioni...- No! - ...Interne. - Riuscì a sibilare.
Nel tepore del suo letto Frank fu colpito da un fortissimo mal di testa.
- Sì... bene... sarete stanchi... io... vi saluto.
Si allontanò.
Racon ricominciò a respirare, rilassò la presa spasmodica sul bordo della sedia. Gayan aprì la mano, schegge di legno e gocce di sangue caddero a terra.
- Piccolo bastardo.
PENSO CHE SIAMO ENTRATI A TUTTI GLI EFFETTI NEL SUO SOGNO.
- Penso che lo farò uscire a tutti gli effetti dalla sua vita.
NON SAREBBE LA SOLUZIONE IDEALE PER IL NOSTRO PROBLEMA. VA ANCHE DETTO CHE NON LO HA FATTO VOLONTARIAMENTE. RICORDA CHE PER LUI SIAMO SOLO ELEMENTI DI UN SOGNO CHE LUI STA PRODUCENDO.
- Aspetta che comincino gli incubi.
CALMATI. E' L'UNICA COSA CHE PUOI FARE.

Frank si sedette dietro al bancone, Dany lo raggiunse.
- Ti senti bene?
- Non lo so... Quei due al tavolo la in fondo... ho avuto una stranissima sensazione parlandogli. Non mi convincono. Sono certo che stanno tramando qualcosa.
- Credi che abbia a che fare col motivo per cui la Voce ci ha spedito qui?
- Può essere. Voglio tenerli d'occhio.
- Non ti mettere nei guai. - Tornò a servire ai tavoli.
Che stupido, pensò Frank, Dovevo far venire Todd, non Dany. Non gli ho fatto fare niente fino ad ora.

Giunta la sera Gayan e Racon salirono in camera.
UNA VOLTA SOLIDIFICATI I LETTI E IL PAVIMENTO, DIVENTA UNA SISTEMAZIONE ACCETTABILE.
- Preferisco non commentare. - si lasciò cadere sul letto, sollevando una nuvola di fumo colorato.
VEDI IL LATO POSITIVO, E' UN'ESPERIENZA. DORMIRE IN UN, COME LO HAI DEFINITO, UN ACQUERELLO BAGNATO.
- Da lontano sembra un acquerello bagnato, - ribatté lui acido, - Da vicino sembra un'esplosione in una fabbrica di fumogeni.
Improvvisamente la stanza diventò reale, Gayan si trovò a fluttuare a mezz'aria con le gambe incrociate e le mani protese. Il controllore cadde in ginocchio.
Gayan estese la sua percezione. Sentì la presenza di Frank, fuori dalla finestra. Li stava guardando.
Vediamo cosa vuoi combinare, si disse.
Un pentacolo apparve al centro della stanza. Ne uscì fuori un demone.
- Comanda, padrone. - Disse rivolto a Gayan.
- Vai dai nostri alleati, - si sentì rispondere al demone, - Informali sugli ultimi eventi.
- Sì, padrone.
Il demone volò via, attraverso il tetto e lontano nella notte.
La stanza ritornò fumosa e irreale, Gayan cadde sul letto sollevando un'altra nuvola di fumo. Racon si risollevò.
MENTRE CONTINUO A RITENERE INACCETTABILE LA TUA PROPOSTA DI UCCIDERE IL BAMBINO, MI PERMETTO DI SEGNALARE LA POSSIBILITÀ DI INFLIGGERGLI NOTEVOLI QUANTITÀ DI DOLORE FISICO.
- Provvederemo.
SAREBBE IL CASO DI SEGUIRLO.
- Naa. Qualsiasi cosa combini stasera, la racconterà ai suoi amici. La leggerò dalle loro menti domani.
POTREBBE FARSI MALE.
- Lo spero.
COMUNQUE ESSERE STATI ARRUOLATI NEL SUO SOGNO NELLA EVIDENTE PARTE DI CATTIVI PUO' CREARCI DEI PROBLEMI.
- Mmmh, sì, ma non ti preoccupare, ho un'idea.
COSA VUOI FARE?
- Vedrai domani.

Ovviamente Frank aveva visto giusto, i due stranieri stavano tramando qualcosa.
Il demone volava lentamente e per lui fu facile seguirlo saltando agilmente di tetto in tetto.
Lo segui fino ad un palazzo nella zona abitata dai nobili. Trovò una finestra aperta ed entrò.
C'erano tre persone sedute attorno ad un tavolo, nascosto dietro una tenda poteva vederli chiaramente. Il demone galleggiava nel vuoto sopra il tavolo.
- Che notizie ci porti dal tuo padrone? - Disse uno degli uomini.
- Lord Volodiak vi informa che il tempo è giunto. Le orde di orchetti guidate da Hoogarg attaccheranno presto la città. Hoogarg è disposto a compensare il vostro aiuto.
- Perfetto! Torna dal potente Volodiak e riferiscigli che siamo pronti a ricevere i suoi ordini.
- Così sarà. - Disse il demone, e volò via.
- Una volta che Hoogarg avrà preso la città, - riprese l'uomo, - Sarà facile ottenerne il controllo.
- Non temi che gli orchetti non mantengano la loro parola? Dopotutto non sono certo famosi per il loro senso dell'onore.
- Non temere. Volodiak è interessato ad alcuni segreti custoditi nei sotterranei della reggia, lo so per certo, e non permetterà a nessun orchetto di disturbarlo nella sua ricerca. Lui è la nostra garanzia.
Frank aveva sentito abbastanza. Muovendosi cautamente per non far rumore si allontanò dal palazzo e tornò alla locanda. Bisognava avvertire la regina.

Il controllore si svegliò.
Gli prudeva l'interno della coscia. Si grattò pigramente, sbadigliando.
Poi realizzò.
Prurito... Coscia... Gamba...
Aaaarghhh!!!
Guardò verso i piedi del letto.
C'erano due gambe attaccate al suo corpo.
Aprì la bocca per urlare di nuovo. La richiuse.
Aaaarghhhh? Mormorò incerto. Cosa era successo alla sua voce?
La consapevolezza lo colpì con la forza di un uragano.
Bocca?
Si tastò il volto con le mani. C'era una bocca. Ci infilò due dita dentro. Tastò qualcosa di viscido e molliccio. Una lingua.
Aaaaarghhhh! Gayan svegliati! AAAArrrghhhhhh!

Gayan emerse dal letto trascinandosi dietro volute di fumo, con l'aria assonnata e una sfera di energia in mano pronta ad essere lanciata.
- Chièchec'ècosadove? Ah, sei tu. Smetti di fare casino. - Dissolse la sfera d'energia e ricadde giù.
Ma... Ma... Gayan ho... Lo guardò meglio. Si sforzò di calmarsi. Non so se l'hai notato, Gayan Axer, ma temo che entrambi abbiamo subito delle forti mutazioni fisiche.
C'era una nota isterica nella sua voce.
Gayan si stiracchiò e saltò giù dal letto.
- Oh, solo questo? Sono stato io. Dato che il moccioso ci aveva arruolato tra i cattivi ho pensato che far perdere le nostre tracce ci avrebbe ridato libertà di manovra.
Provò a lavarsi con l'acqua di una bacinella, ma era solo fumo.
Non ti pare eccessivo?
- No, è un travestimento perfetto. E smetti di guardarmi le tette, porco.
Fece apparire una porta in una parete. L'aprì. Dava su un bagno piastrellato di nero.
- Vado a farmi una doccia.
Sai cosa direbbe Caso della trasformazione del tuo corpo in quello di un esemplare femminile della tua razza?
- Probabilmente qualcosa a cavallo tra Freud e una stronzata. - Si chiuse dietro la porta. - Non spiare dalla serratura, porco.
Una bocca, pensò Racon sconsolato, e delle gambe!
Maledizione, si disse, non so neanche da che parte si comincia a camminare.
Si coprì la faccia con le mani.
Oh, no! Dov'era il terzo occhio adesso?
Aaaarghhh!

Frank raccontò la sua avventura serale agli altri. Insieme decisero di andare ad informare la regina.

Intanto, dopo essersi lavata i denti e aver riposto i vestiti, Danielle si mise a letto. Si addormentò non appena poggiò la testa sul cuscino.
Amy e Todd stavano già dormendo.

Uscirono nella piazza, già affollata, e si diressero verso il palazzo reale.
- No, piega il ginocchio. Piegalo dall'altra parte! Come faccio io, guarda.
Non imparerò mai. Come pretendi che ti sia d'aiuto se non posso neppure muovermi, eh?
- Già pronto ad arrenderti? Considerala un'esperienza formativa.
Preferisco evitare qualsiasi commento.
Dopo una lunga discussione erano giunti ad un accordo: niente stampelle, ma Racon era riuscito ad ottenere un tatuaggio estremamente realistico a forma di occhio in mezzo alla fronte. Questione d'abitudine, aveva detto.
Ora stavano seguendo i bambini tra le vie della città. Molto da lontano, bisogna dire. In realtà li avevano persi di vista praticamente subito, Racon non riusciva a camminare, arrancare avrebbe detto Gayan, abbastanza velocemente. Comunque li avevano agganciati mentalmente.
- Questo paesaggio fumoso inizia a darmi sui nervi.
Nel tepore del suo letto, vinto dalla stanchezza, Frank cedette al sonno e si addormentò.
La sua parte cosciente salutò per la notte e il suo subconscio si fece carico di continuare il sogno.
Racon andò a sbattere contro un muro.
Ahi!
La città intorno a loro era diventata reale, anche se Frank era lontano e fuori dalla loro vista.
- Oh oh.
Sei stato tu?
- No. Problemi?
Temo di sì.
- Gravi?
Volendo usare un eufemismo...
- Andiamo da Magia.
Camminando? Piagniucolò Racon.
- Teletrasporto.
Grazie.

Arrivati alla reggia trovarono dei soldati che sbarravano il passo a chiunque volesse entrare senza essere stato convocato dalla regina.
Gayan obbiettò al capitano delle guardie che anche se non era stato convocato era comunque un amico della regina.
Il capitano obbiettò che non erano affari suoi e che aveva degli ordini precisi.
Gayan allora obbiettò che non era interessato ai suoi ordini e che sarebbe entrato lo stesso.
Il capitano obbiettò che passare nonostante 150 armigeri di parere contrario non era proprio facile.
Gayan obbiettò che se veramente pensava che 150 armigeri bastassero a fermarlo, il capitano stava per subire la più grossa delusione della sua vita.
Il capitano obbiettò che nessuno poteva permettersi di sottovalutare la guardia reale.
Gayan obbiettò che il capitano poteva obbiettarsi questo, e allungò una mano verso di lui.
Il capitano non obbiettò niente perché era troppo impegnato a schivare i fulmini.
- Qualcuno ha altre obiezioni?
- No signora, - disse un soldato da dietro una colonna. - La sala del trono è oltre quella porta, se si vuole accomodare...
- Grazie.
Dentro alla sala del trono, oltre a Magia, era presente tutta la corte. Un menestrello stava cantando.
- Magia, dobbiamo parlare.
- Oh, benvenuti. Bel travestimento.
- Sì, grazie, senti...
Racon e Gayan si scambiarono un'occhiata perplessa.
- Hai detto 'Benvenuti, bel travestimento'?
- Sì.
- Voglio dire... Hai detto 'Benvenuti, bel travestimento', non 'Beeenveeenuuuti, beel traaaveeestimeento'.
- Sì.
Penso che la situazione sia più grave del previsto.
- Penso di sì, controllore. - Rispose Magia. - Allontaniamoci, per favore. - Disse, lanciando uno sguardo alla corte.
- Allora?
Alla luce dei fatti direi che questo luogo sta acquistando una sua realtà. Magia deve essere stata coinvolta nel processo e ne è diventata parte integrante. Ora è veramente la regina di questo paese. Ritengo che tutti questi eventi siano stati scatenati da una perdita di controllo cosciente del sogno da parte di Frank O'Donnel.
- Cioè?
Credo che si sia addormentato.
- Splendido. - Disse Gayan. - Come ti senti? - Chiese a Magia.
- Diversa... Ecco, direi diversa. Non è spiacevole, intendiamoci, però è strano.
- Fantastico. Ti ho già detto che c'è un'invasione di orchetti in programma?
- No, sembra interessante. - Rispose lei.
- Sicuro, come no. C'erano anche dei tizi che progettavano di aiutarli aprendo loro le porte della città.
- Aha! Dei traditori! Bisogna occuparsi di loro.
- Già fatto. Questa mattina, prima di venire qui. Saranno fuori gioco per un po' di tempo.
- Quanto tempo?
- Tutto quello che rimane.
Ti ricordo che dobbiamo ancora risolvere il problema O'Donnel...
In quel momento Frank e gli altri si precipitarono nella sala.
Appunto.
- Vostra maestà, - disse Frank, - La città è in grave pericolo! Un esercito di orchetti sta marciando verso di noi. Alcuni traditori e un potente mago intendono aiutarli. E sono sparite tutte le guardie del castello.
Le guardie sono nascoste dietro le colonne.
- E i traditori sono già stati neutralizzati.
- Comunque, bambino, - disse Magia, - Ti siamo grati per la tua solerzia e per la tua fedeltà.
Frank rimase perplesso. Perché lo aveva chiamato bambino e non ragazzo? E chi erano l'uomo e la donna in piedi vicino alla regina?
Una sentinella entrò correndo.
- Orchetti, mia regina! - Urlò, - Un enorme esercito di orchetti scende dalle colline verso di noi.
- Si prospetta una giornata pienotta, oggi. - Osservò Gayan.
In tutta la sala si sollevò un mormorio preoccupato, alcune dame svennero, alcuni cavalieri chiesero il permesso di allontanarsi per andare ad armarsi.
- Non temete, miei fedeli sudditi. Il destino ci ha mandato un grande condottiero, un possente guerriero. - Si voltò per indicare Gayan.
- Così è difatti, mia regina! - Esclamò Frank.
Si voltarono tutti a guardarlo, stupiti.
- Che diavolo c'entri tu, moccioso. - Disse Gayan.
- Già, ha ragione la signora, che c'entri tu? - Disse Dany.
- E' da molto tempo che mi è stata affidata questa, - rispose lui, - Un grande simbolo, la spada di un re!
Si portò la mano destra al fianco sinistro e fece l'atto di estrarre una spada. E con un grande boato, lanciando scariche d'energia mistica intorno, una spada gli apparve in mano, come sguainata da un fodero invisibile.
Gayan si nascose il volto tra le mani. - Ci mancava solo Excalibur. - Mormorò sconsolata.
Frank aspettò che si placasse lo stupore e riprese a parlare: - Questa spada viene affidata solo a grandi combattenti, uomini fuori dal comune nati per portare la pace agli altri uomini. Questa spada è il simbolo della volontà degli dei! Io comanderò l'esercito di Tor Hasabeth contro la minaccia orchetta.
Un boato lo interruppe. Altri lampi d'energia percorsero la vasta sala. Si voltò a guardare verso il trono. La donna accanto alla regina aveva in mano una spada identica alla sua. Si stava battendo la lama sul palmo sinistro e lo guardava sorridendo. Gli squali, pensò Frank, dovevano sorridere in quella maniera.
- E ora che dici, bimbo?
- Non ti temo, donna, - puntò la spada contro di lei e parlò con tono di sfida. - Affrontami, se ne hai il coraggio!
- Frank, guarda che stai corteggiando un disastro.
- Tranquillo Todd.
Si avvicinarono studiandosi.
Le spade si incrociarono con uno schianto, le lame sprizzarono scintille. Frank vibrava forti fendenti per aprire la guardia di Gayan e poterla finire con un affondo, ma lei riusciva sempre a schivare all'ultimo momento. Frank provò di nuovo, ma stavolta, anziché parare, Gayan accompagnò con la sua lama il colpo, piroettò su se stessa e colpì a sua volta, ma la spada del suo avversario era già in posizione. Frank iniziò a pressare. E' brava, pensò, ma non abbastanza. Tutti i presenti stavano trattenendo il fiato.
Ma... Ma... La sta battendo, il bambino sta battendo Gayan. Esclamò Racon allarmato a Magia. E' più abile di lei, non è possibile.
- Credo... Sai controllore, penso che sia colpa mia. - Rispose Magia imbarazzata.
Cosa?
- Beh, il bambino, prima di addormentarsi, ha fissato i parametri di questa realtà, e in questa realtà non c'è una volontà più forte della sua e, sai com'è, - si stava torcendo nervosamente le mani, - Più forte è la volontà maggiore è il controllo su di me e...
Racon era allibito. Vuoi dire che stai aiutando il moccioso a sconfiggere Gayan? E' questo che stai dicendo? Ma sei impazzita? Urlò inferocito.
- Non è colpa mia, non posso farci nulla...

Qualcosa stava andando terribilmente storto, si disse Gayan schivando a fatica l'ultimo colpo, Frank la stava battendo senza nessuna difficoltà. Ancora un passo indietro e si sarebbe trovata bloccata contro il muro. Aveva sentito l'urlo di Racon. D'accordo, se non poteva vincere con la magia...
- Guarda questo, pezzo di niente! - Urlò, e lanciò in aria la spada.
Frank, sorpreso, seguì con lo sguardo il volo della lama.
Non vide arrivare il calcio.
Un dolore sconvolgente gli esplose in mezzo alle gambe.
Però, pensò la parte cosciente di Frank, che sogno realistico. Si rigirò nel letto.
Con gli occhi annebbiati dalle lacrime cadde in avanti rantolando.
La ginocchiata lo colpì sotto il mento e lo fece volare all'indietro. Prima di svenire sentì Dany urlare il suo nome. Si chiese perché lei e non Amy.
Gayan afferrò al volo la spada. - Bene, gente, chi è il capo qui?
- Lei signora! - Balbettarono i presenti impauriti.
Poco femminile, ma alquanto efficace.
Un cortigiano entrò nella sala.
- Maestà, un ambasciatore degli orchetti è venuto a chiedere la nostra resa.
- Gayan? - Disse Magia.
- Legatelo, caricatelo su una catapulta e rispeditelo dai suoi.
- Ma signora... E' venuto con una scorta di troll... Sono piuttosto enormi, sa...
- Ok, vengo. Quando rinviene questo qui, - disse alle persone che stavano soccorrendo Frank, - Mettetegli addosso un'armatura e portatelo... Da che parte stanno arrivando gli orchetti?
- Da est, signora.
- Portatelo nella parte ovest della città.

Tor Hasabeth, da brava città fantasy, si preparò alacremente a sostenere l'assedio. Naturalmente le provviste erano scarse e i soldati in forte inferiorità numerica rispetto agli assalitori, ma il morale era alto. La vista dell'ambasciatore orchetto e della sua scorta catapultati oltre le mura aveva contribuito ad alzarlo. Già avevano iniziato a circolare leggende sulla ragazza a cui la regina aveva affidato il comando dell'esercito. Si diceva che fosse una maga guerriera nota come Vipera Nera, venuta dall'altra parte del continente.

Dagli spalti del castello Magia, Gayan e Racon osservarono i nemici avvicinarsi al castello.
Dietro di loro c'erano i più abili balestrieri della città. Gayan si voltò verso di loro.
- Avrete senz'altro notato che ho fatto delle modifiche alle vostre balestre.
- Sì signora. Noi ci stavamo giusto chiedendo come possiamo lanciare i quadrelli senza l'arco. - Rispose il capo balestriere.
- E' questa la modifica migliore! Non lanciate quadrelli.
- No signora?
- No. Provi a sparare verso quel bersaglio.
- Ma...
- Coraggio.
Il balestriere prese la mira e schiacciò il grilletto poco convinto di ciò che faceva.
Un raggio di energia coerente partì dalla balestra e incenerì il bersaglio.
- Visto?
- Ak... Ak... Ak... - Balbettò il balestriere.
- Esatto, niente quadrelli.
- Ak... Ak... Ak...
- Portata maggiore, maggiore precisione e non si scarica.
- Ak... Ak... Ak...
- Potete iniziare subito a tirare sugli orchetti.
- Ak... Ak... Ak...
- Ma cosa gli prende? - Sussurrò Gayan a Racon.
Shock culturale, presumo. Si riprenderà.
Quella sera cominciò la battaglia.
Gli orchetti partirono all'assalto protetti da nuvole di frecce e dagli incantesimi lanciati dai loro stregoni. I cittadini risposero con frecce, fucili laser e colonne d'energia lanciate da Gayan. L'assalto degli orchetti si infranse sulle barriere magiche erette dalla cosiddetta Vipera Nera (che odiava quel soprannome).
- Racon, secondo te perché per ogni orchetto che muore ne riappare uno in fondo alla valle?
Sto formulando delle ipotesi.
In quel momento Frank sbucò fuori da chissà dove, salì sugli spalti e iniziò ad urlare.
- E' questo il modo di combattere? Siete guerrieri o conigli? A cavallo! A cavallo! Facciamo una sortita e ricacciamo quella nera marea da dove è venuta!
- Stai giù, imbecille! - Urlò Gayan.
Troppo tardi.
Una freccia lo colpì in pieno petto e lo scaraventò a terra. Questo sogno è un po' troppo realistico, pensò Frank nel suo letto, mentre una fitta di dolore gli percorreva tutto il sistema nervoso.
Gayan incenerì tutta l'avanguardia degli assalitori e gli si gettò a fianco. Racon lo stava già esaminando.
- Allora?
La freccia gli ha perforato un polmone. La ferita è mortale.

- Quanto mortale?
Racon guardò Frank, stava respirando con difficoltà. Quanto basta.
- Ok, ci penso io.
Appoggiò la mano vicino alla ferita e si concentrò.
Non accadde nulla.
- Beh? - Esclamò sorpresa guardandosi la mano.
Temo che il tuo potere non funzioni. Temo che sia il suo subcosciente ad inibirlo.
- Vuoi dire che non solo l'idiota si è tirato una freccia da solo, ma ora mi impedisce anche di curarlo?
Sì.
- E perché? - Gayan era sbalordita.
Se ho capito il senso di questo sogno e dei ragionamenti del bambino... Ho paura che possa ammettere di essere curato solo in qualche maniera... Fantasy...
- Oh no. Dimmi che non è vero.
Fecero portare Frank al sicuro e chiamarono i migliori curatori della città.
Perfetto, si disse Gayan, ci vorrà sicuramente qualche stupida erba magica che cresce solo dall'altra parte del mondo.
- No, - gli disse il più abile dei guaritori, - Non un'erba, ma un farmaco. Posseduto da Rodia il saggio. Che non abita dall'altra parte del mondo, ma quasi.
- Fantastico, - rispose Gayan, - Dove sta?
- Superato il Deserto della Disperazione, oltre le Paludi dell'Incubo, sull'altro versante delle Montagne della Morte Bianca, sorge il Picco Inaccessibile, dimora di Rodia.
- Disperazione... Incubo... Morte Bianca... Inaccessibile... Ma che schifo di posti. Dai Racon, diamoci una mossa.
- Ma, signora... Con un buon cavallo, senza incontrare ostacoli, superando ogni pericolo, viaggiando ad un ritmo massacrante... E' più di un anno di viaggio... Il bambino non vivrà fino a domani.
- Un anno per arrivare fin laggiù?
- No, un anno per andare e tornare, ma...
- Allora non c'è problema, no? - Concluse Gayan sorridendo.
Lei e Racon svanirono sotto gli occhi del curatore.

Riapparvero in cima al Picco Inaccessibile, di fronte ad una grotta.
- E' qui, entriamo.
Entrarono.
In fondo alla grotta c'era una luce tremolante, la luce di un fuoco.
Dietro al fuoco, seduto su di un trono di pietra, un vecchio, che pareva di pietra anche lui. Li guardò con occhi penetranti e disse: - Finalmente. Dopo secoli passati ad aspettare, dei coraggiosi sono riusciti ad arrivare al mio rifugio. molti hanno...
- Poche palle, vecchio! Sgancia il farmaco, abbiamo fretta.
- Donna! Tu osi rivolgerti così a me? Al depositario di perdute saggezze al...
- Sì, qualcosa in contrario? - Lo interruppe Gayan. Il suo sguardo avrebbe fatto scappare una catena montuosa.
- Non sperare di impressionarmi, donna. Solo se vi dimostrerete degni potrete ricevere ciò per cui siete venuti da me. A cosa vi serve il prezioso medicamento?
Pfft stiamo al gioco, si disse Gayan.
- Al di là delle montagne, dopo la palude, oltre il deserto, un tizio si è preso una freccia in un polmone. Senza il farmaco morirà. Contento?
- Una freccia in un polmone? Al di là delle montagne, dopo la palude, oltre il deserto? Sono mesi di viaggio, ragazza mia. Non vorrei deluderti, ma il tuo amico è un morto da un pezzo.
Siamo giunti a te con mezzi magici, o saggio, il nostro viaggio è durato pochi attimi.
- Vuoi dire che non avete superato i pericoli del viaggio? Allora niente da fare, sta scritto che avrà il farmaco solo colui che troverà una via sicura per se e per gli altri che permetta ai pellegrini di giungere al Picco superando quelle terre infauste. Solo chi aprirà la strada avrà il farmaco.
Racon stava iniziando ad avere la stessa opinione dei mondi fantasy che aveva Gayan.
Dove sta scritto?
- Sta scritto e basta.
Ma noi non lo sapevamo.
- Ora lo sapete, tornate indietro e riprovate. Auguri.
Ma...
- Calma Racon, ci penso io.
All'esterno della grotta si udì un fortissimo risucchio, come se tutta l'aria del pianeta si fosse spostata violentemente.
- Cos'è successo? Cos'era quel rumore? - Chiese Rodia allarmato.
Vado a vedere.
Racon uscì dalla grotta.
Rientrò.
A quanto pare il Deserto della Disperazione, le Paludi dell'Incubo e le Montagne della Morte Bianca sono svanite, disse fissando Gayan, al loro posto c'è un'immensa pianura. Attraversata da una comoda e larga strada asfaltata. Ci sono anche delle stazioni di servizio.
- Direi che questo risolve i nostri problemi, no? Possiamo avere il farmaco ora?
- Ecco, credo... Io credo... Tutto sparito?
Tutto.
- Io credo di sì.
Uscirono dalla grotta.
- Ma tu guarda, - disse Gayan, osservando l'oggetto che il saggio Rodia le aveva consegnato. - Una banale confezione di aspirina. Il moccioso sta perdendo colpi.

Tornarono al castello e diedero il farmaco a Frank.
Ora era solo questione di tempo. Bisognava aspettare che riprendesse conoscenza. Dany era sempre accanto al letto in cui giaceva il bambino. Todd si era arruolato tra i balestrieri-laser e Amy si era rifugiata nei sotterranei della reggia con le donne e i bambini.

Il tempo passava lentamente.
Il primo giorno Gayan, innervosito dalle danze e dai canti degli orchetti, trasformò l'erba della pianura in cui si erano accampati in nitroglicerina. L'esplosione fu udita perfino ad Hattanarek, capitale dell'impero.

Il secondo giorno Racon cercò la/il sua/o compagna/o d'avventure per tutta la città.
Magia, hai visto Gayan?
- E' andata in ricognizione nell'accampamento orchetto.
Spero che non si cacci in qualche guaio.
- Non ti preoccupare, sa essere molto prudente quando vuole.
La videro entrambi in lontananza, sulla cima di una collina. Teneva un drago per la coda e lo usava come mazza sopra gli ultimi orchetti che non erano ancora riusciti a fuggire.
E quando non vuole?
- No, quando non vuole no.

Il terzo giorno Gayan era stanca e non aveva voglia di alzarsi per combattere, così trasformò l'esercito assediante in ossigeno.

Il quarto giorno lei e Magia si incontrarono sugli spalti. La maga stava pigramente lanciando palle di fuoco sulle tende dei nemici.
- Bah! E' tutto inutile, - mormorò scocciato - E' la terza volta che li anniento completamente e rispuntano di nuovo da dietro la collina. Ci sono andato laggiù, sai? Non c'è nulla, riappaiono continuamente dal nulla.
- Racon ritiene che nell'ordine delle cose fissate da Frank prima di addormentarsi ci sia il fatto che debba essere lui a sconfiggere gli orchetti.
- Sì, me lo ha detto. Finché il bambino non si sveglia la situazione è bloccata.
Rimasero in silenzio per un po'.
- Sai, non è male qui in fondo, - disse Magia - E' una specie di vacanza.
- Mmmh?
- Una vacanza da se stessi, intendo, mi capisci?
- No, Magia, non credo.
- Per la prima volta da che esisto mi sento viva. Mi sento una persona, non una forza, un concetto. E' diverso... E' bello. 'Le volontà di molti uomini o una sola volontà adeguatamente forte possono controllare la Magia' - Canticchiò lei - Tu, Gayan Axer, il bambino, molti altri prima e dopo di voi, non avete alcun potere. Io ho il potere, io sono potere. Ma voi potete controllarmi. Avete abbastanza forza di volontà per influenzare le mie azioni. Potete farlo e lo fate. Nessun problema. E' il motivo per cui esisto. Sono una forza, come la gravità. Nessuno chiede alla gravità se non le dia fastidio far cadere gli oggetti. Non c'è bisogno di chiedere a me se ho voglia o no di cambiare la realtà. Ma dopo un'eternità passata a soddisfare i desideri degli altri senza dire nulla, un'eternità passata ad essere utilizzata come uno strumento, senza poter dire nulla su ciò che mi era imposto di fare... Sai, dopo un po' inizi a sentirti come un cacciavite molto versatile. Questa è una vacanza per me. Sono sempre la Magia, ma sono anche consapevole. Sono una persona. Sono viva, non semplicemente esistente.
Gayan rifletté a lungo su ciò che aveva appena sentito, in silenzio. Lui aveva sempre trattato Magia, Caos , Ordine, Rea e tutti gli altri come persone vive, ma non si era mai chiesto cosa pensavano loro di se stessi. O se pensassero in generale. Non sapeva perché, ma ritornò ad essere un ragazzo.
- Posso fare qualcosa per te, mia regina?
- Oh, ti prego, dammi dei pantaloni e un maglione, sto morendo dentro questo vestito da regina delle fiabe. E senti, come si chiama quella bevanda zuccherata estratta dai semi di coca? Ne vorrei un bicchierone.
- Ne troverai quanta ne vuoi alla festa danzante di stasera.
- Quale festa?
- Quella che ho organizzato per festeggiare la tregua concessaci dall'odiato nemico, mia signora.
- Quale tregua?
- Questa... Con il suo permesso...
L'accampamento orchetto venne scaraventato nello spazio con tutti i suoi occupanti.
Le porse il braccio.
- Vogliamo andare?

Ma neanche la musica e le risate che provenivano dal salone delle feste servirono a risvegliare Frank. Nel suo letto il suo corpo si stava raffreddando, la sua mente vagava per spazi oscuri. Ogni tanto vedeva episodi della sua vita. Li vedeva dall'esterno, da lontano, come se capitassero ad un altra persona. Vedeva se stesso. Vedeva uno straniero.
- Andiamo idiota. - Mormorò Dany.
Mentre rivedeva il momento della sua nascita, qualcosa richiamò la sua mente.
Qualcosa gli era caduto addosso, sul viso.
Qualcosa di caldo stava scivolando giù, dalla guancia verso la bocca.
Qualcosa arrivò alle sue labbra.
Era salato.
Una lacrima?
Si sforzò di aprire gli occhi.
Il mondo era offuscato da una patina scura. Faceva fatica a respirare e un rumore gli lacerava le orecchie.
Non era un rumore... Era una voce.
Non riusciva a capire cosa dicesse.
Cercò di ascoltare.
Qualcuno stava urlando qualcosa.
Era Danielle.
- Correte! Correte! Sì è svegliato! Correte, presto!
Nel buio della sua camera Frank raccolse la coperta da terra e se la risistemò addosso. Il tutto senza svegliarsi.

Tutti lo guardavano con un'aria risollevata.
Anche quell'orribile donnaccia, Gayan, pareva contenta. Dany gli aveva raccontato quello che aveva fatto per salvargli la vita. C'erano proprio tutti. Mancava solo Amy, che non ne aveva voluto sapere di lasciare la sicurezza dei sotterranei.
- Ci hai fatto proprio preoccupare. - Disse Todd, che si era distinto nei giorni precedenti come il migliore dei balestrieri-laser.
Proprio così ragazzo. Siamo tutti felici che tu ti sia ripreso.
- Già, - disse Gayan, - Vedi di alzarti presto. Abbiamo bisogno di qualcuno che guidi una carica di cavalleria.
Il giorno seguente la Guardia Montata si riunì davanti alle porte della città. Alla sua testa, in groppa ad un imponente cavallo nero e con addosso una scintillante armatura, cavalcava Frank O'Donnel.
- Ha dei consigli dell'ultima ora, signora?
- No bimbo. Là fuori comportati come ritieni più giusto e vedrai che te la caverai alla grande. Fagliela vedere O'Donnel.

Le porte di Tor Hasabeth si spalancarono e i cavalieri si riversarono addosso agli orchetti suonando corni e urlando inni di battaglia.
Fu una carica inarrestabile. Pareva che colonne di fuoco aprissero loro la strada tra le file degli assedianti (chi si fosse trovato dall'altra parte del campo di illusione sollevato da Gayan avrebbe detto che effettivamente c'erano davvero delle colonne di fuoco che aprivano loro la strada). La retroguardia vedendoseli arrivare contro abbandonò le armi e fuggì senza combattere, come se gli orchetti si fossero trovati davanti l'incarnazione dei propri incubi (e in realtà è proprio ciò che accadde, ma i cavalieri non lo seppero mai).
Arrivati nel cuore del campo nemico i cavalieri iniziarono a sopraffare gli avversari nonostante fossero in inferiorità numerica. Era come se i Cavalieri dell'Apocalisse cavalcassero al loro fianco. (Perché lui si può divertire e io no? Aveva detto Gayan a Racon, prima di trasformarsi in uno dei cavalieri).
Improvvisamente, alle spalle dei cavalieri, Volodiak il signore dei demoni emerse da una nube di fuoco.
- Stolti! pensate che le vostre armi possano proteggervi dalle orde demoniache che sto per...
Trafitto da una freccia di energia, cadde a terra senza poter finire la frase. Il suo corpo si dissolse in ampie volute di fumo nero.
Chissà cosa direbbe Caso di questo, pensò Gayan guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno lo avesse visto lanciare l'incantesimo.
Al termine del giorno non c'era più un solo orchetto nei dintorni della città: tutti morti o fuggiti.

I cavalieri rientrarono a Tor Hasabeth in mezzo a due ali di folla festante che cantava, ballava e li chiamava eroi.
E il più festeggiato di tutti era lui: l'eroe della battaglia di Hasabeth: Frank O'Donnel.
Quella sera ci furono grandi festeggiamenti.
La regina, di cui non era riuscito ancora sapere il nome, lo aveva insignito della più alta onorificenza del regno e lo aveva nominato cavaliere. Sapeva di essere bellissimo nei vestiti da alta cerimonia che gli avevano procurato. Tutte le dame si struggevano per poter ballare con lui, ma nessuna, Amy compresa, riuscì a superare la guardia di Dany. Non ne era del tutto dispiaciuto.
Gayan e Racon si scambiavano occhiate d'intesa.
- Penso che al suo risveglio il moccioso avrà qualche sorpresa.
Ne sono convinto anche io. Ho saputo che lei non ha mai lasciato il suo capezzale mentre lui era svenuto.
- Smetteeetela di confaaabulare voooi duuue, - disse Magia, - Siaaamo qui per divertiiirci.
Lentamente la festa iniziò a dissolversi. La musica era sempre più lontana e indistinta. Gli invitati sempre più vaghi. Solo lui, Amy, Dany, Todd, la regina, Gayan e Racon rimanevano reali.
Poi il sogno finì.

Nel buio della sua camera Frank si rigirò soddisfatto nel letto. Era stato un bel sogno. Era soddisfatto.
Gayan e Racon, tornati alla loro forma originaria lo guardavano.
- Direi che abbiamo fatto un buon lavoro.
PIENAMENTE SODDISFACENTE, BISOGNA AMMETTERLO.
- Guarda qui, - osservò Gayan curiosando nella libreria di Frank, - Tolkien, Brooks, la Saga di Dragonlance... Il fantasy più classico. Non c'è da stupirsi che faccia sogni del genere.
STA PER SORGERE IL SOLE. FRA POCO SI SVEGLIERA'. DOBBIAMO ANDARE.
- Solo un attimo.
Fece apparire tre libri sul comodino del bambino.
- Così cambierà un po' genere, imparerà qualcosa e, se proprio dovesse andar male, almeno il prossimo sogno avrà un'ambientazione che mi piace di più.
DI COSA PARLANO QUEI LIBRI?
- Oh, è il racconto di eventi accaduti tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...
Scomparvero.
Frank O'Donnel si svegliò.

- Visto? - Disse probabilità.
- Lo ammetto, hanno fatto un buon lavoro senza combinare troppa confusione. - Disse Ordine. - Ora che ne direste di spiegarmi cosa succede a Magia? Mi sembra un po' strana.
- Dai Ordine, - ribatté Caos, - Magia è sempre un po' strana.

Frank O'Donnel diede un altro morso al suo panino. Cercò di nuovo di ricordare il sogno di quella notte, ma non ci riuscì. C'era solo qualche immagine qua e la. Si alzò per andare da Dany, era tutto il giorno che lei lo guardava in maniera strana.
- O'Donnel, dammi la tua merenda.
Si girò. Era Bob Hogan.
- Perché dovrei darti la mia merenda Bob?
- Perché ho finito la mia e ho ancora fame, briciola. Qualcosa in contrario, briciola?
Esitò per un momento.
- No, certo. Prendi!
Lanciò in aria il panino. Bob seguì la traiettoria con lo sguardo.
Non vide arrivare il calcio.
Cadde in avanti con le mani sull'inguine. La ginocchiata sotto il mento lo fece volare all'indietro.
Frank riprese la merenda al volo e si avviò verso Dany, gli altri bambini si spostarono per lasciarlo passare.
Amy Westley gli si parò davanti. Era bellissima.
- Sei stato grande, quel buzzurro aveva proprio bisogno di una lezione! Senti, vuoi venire a prendere il tè a casa mia oggi?
- No.
Le girò intorno e raggiunse Danielle.
- Che ti prende mio cavaliere? - Disse lei - Sei diventato un uomo?
Non c'era dubbio, lo stava veramente guardando in modo strano. In un modo affatto spiacevole.
- Ho fatto un sogno strano...
Scoppiarono entrambi a ridere.

La signora O'Donnel entrò in camera del figlio per fare le pulizie. Sul comodino c'erano tre libri che non aveva notato la sera prima.
Ne aprì uno.
C'era una dedica.
"Il sogno più bello si chiama vita... Un bacione, GAYAN AXER".
- Bah...!

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