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LA
TORRE DI GOROTHAG
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Guardò
il varco dimensionale.
Infinite realtà si sovrapponevano e si mischiavano sulla sua superficie
come colori sulla tavolozza di un pittore.
Innumerevoli esistenze scorrevano sotto i suoi occhi e...
- Ci diamo una mossa?
- Sì, sì ecco. - Borbottò il ragazzo passando attraverso il varco.
Aveva tutta la durata del viaggio per capire come era finito in quel
guaio.
Dunque...
Il viaggio fu istantaneo.
Si guardò intorno perplesso.
Il vecchio gli aveva raccontato una storia che sembrava la trama di
un romanzo fantasy da quattro soldi: la minaccia oscura, solo tu puoi
salvare la baracca, il viaggio, i compagni, l'oggetto magico definitivo
e tutto il resto.
L'essere apparso sulla terrazza di un luminosissimo attico arredato
con gusto lo aveva spiazzato un pochino.
- Oh, sei arrivato. Era ora.
Si voltò e vide un umanoide gigantesco che si alzava da una sedia a
sdraio.
Fumava un sigaro, indossava una vestaglia bianca e degli occhiali da
sole.
Delle lampadine si accendevano ad intermittenza sulla montatura degli
occhiali.
Il ragazzo si domandò se le tonnellate andassero bene per misurare il
peso dell'ascia che il coso aveva afferrato.
- Io sono Gorothag il Massacratore.
Opporkaputtana, pensò il ragazzo, ma disse: - Mmmmh... Salve, io...
Ma lo sa che lei ha lo stesso nome di una certa minaccia oscura che
io dovrei...
- Sono proprio io, felice di conoscerti! - Disse il coso con un largo
sorriso, soppesando l'ascia.
- Sì... Onorato anche io... Già.
Si guardò intorno cercando una possibile via di fuga. Non ce n'erano.
- Capisco il tuo sconcerto figliolo. - Disse l'enorme, avanzando. Il
ragazzo non si mosse di un centimetro. Gli risultava facile stare fermo
quando era paralizzato dal terrore.
- Sai, all'inizio Eilomar, il vecchio, trovava l'Eroe e lo spediva dall'altra
parte del mondo. Il poveraccio doveva attraversarselo tutto a piedi
cercando dei disperati che lo accompagnassero e qualche carabattola
magica che lo aiutasse nella quest, nella missione, che poi sarebbe
uccidermi per riportare l'equilibrio nel continuum. Il problema è che
il fatto di essere un Eroe non vuol dire essere stupidi. La maggior
parte di loro dopo aver passato qualche mese a sfuggire a tremendi pericoli,
inseguiti da esseri di cui neppure sospettavano l'esistenza si stufava
e mollava tutto. Gli altri morivano. Così Eilomar ha iniziato a teleportarli
direttamente qui. In effetti con questo sistema mi risparmio un sacco
di fatica. Ora ti dispiacerebbe stare fermo un istante?
Il colpo d'ascia incrinò il pavimento e sollevò scintille nel punto
in cui un momento prima si trovava il ragazzo.
- Veramente sì...
- Su, non fa così male.
Schivando i fendenti il ragazzo indietreggiò fino al bordo della terrazza.
Guardò giù. In basso c'erano le nuvole.
- Sorridi...- Disse Gorothag.
Il piano si delineò nella sua mente: "Lui alza l'ascia, io guardo dietro
di lui e urlo 'prendetelo alle spalle', lui si volta, si sbilancia,
io schizzo verso la porta e l'ho fregato."
Un po' scasso come piano, ma nelle sue condizioni era comprensibile.
Immaginate la scena: Gorothag carica il fendente, il ragazzo guarda
dietro di lui, urla "Prendetelo alle sp..." e in quel momento vede materializzarsi
due figure, una delle quali urta un vaso che cade a terra, Gorothag,
che non sarebbe mai caduto in un tranello tanto scemo, distratto dal
rumore si volta mentre porta il colpo d'ascia sbilanciandosi, il ragazzo
ne approfitta per lanciarsi verso la porta e con la mossa più goffa
del secolo inciampa sui suoi stessi piedi e finisce tra le gambe di
Gorothag che inciampa a sua volta nel ragazzo e cade oltre il bordo
della terrazza.
- EEYAAAARghhhh...
- Possibile che non guardi mai dove ti muovi? - Disse la prima figura
a quella che aveva urtato il vaso.
Il ragazzo si sporse oltre il parapetto; vide la scia di fumo lasciata
dal sigaro e un buco Gorothagghiforme nelle nuvole che si richiudeva
pigramente.
- Scusa. - Disse la seconda figura.
Il ragazzo li osservò: il primo tizio era un uomo sulla trentina, capelli
e jeans neri, maglietta nera con un disegno descrivibile solo come caotico
e una espressione che preferiva non descrivere, la seconda figura era
una ampia tunica con un cappuccio che nascondeva completamente il volto.
Il ragazzo sperò ardentemente che ci fosse qualcosa dentro la tunica.
La prima figura parlò: - Tutto bene?
- Credo di sì. Voi chi siete?
- Io sono il Caso, - disse l'incappucciato, - E lui è il Caos.
Il ragazzo guardò nuovamente la maglietta. - Ci avrei giurato. Il disegno
sulla maglietta non era diverso un attimo fa?
- Mmmmh? No, non mi pare. - Rispose Caos. - Sicuro di stare bene, sei
pallido.
- No, no tutto OK, mi faccio inseguire da energumeni maniaci assassini
ogni venerdì sera.
- Davvero? - Disse Caso cogliendo la sfumatura ironica con un momento
di ritardo.
- Figliolo, - riprese Caos, - Ti chiederai cosa sta accadendo, cosa
ci fai qui e cosa ci facciamo noi.
- Beh, sì. - Rispose il ragazzo. Era certo che la maglietta si stesse
sforzando di assumere un'aria innocente.
- Oh? Oh, sì, me lo stavo giusto domandando.
- Ebbene, - disse Caos, - La risposta è semplice!
- Sì?
- Boh!
- Nel senso di...
- Boh! - Ribadì Caso.
- La verità è che neanche noi sappiamo cosa stia succedendo. O meglio,
lo sappiamo ma non capiamo il perché.
- Che ne direste di spiegarmi cosa sapete?
- OK, allora, eri uscito con la tua amica, giusto? Camminavate per strada,
girate un angolo e bum, siete nella sala riunioni di un incrociatore
stellare, giusto? Fuga, rubate una nave, schizzate nello spazio, battaglia
con i caccia di pattuglia, salto a velocità luce...
- Arrivo vicino al palazzo assurdo in orbita intorno al pianeta viola,
veniamo risucchiati, dentro c'è questo vecchio, Eilomar, "Devi riportare
l'equilibrio nel continuum" mi fa, "Quella è la strada, lei ti aspetterà
qui", passo attraverso il varco dimensionale e mi trovo qua. Questo
lo sapevo già.
- La parte che non sai riguarda la Magia. Vedi c'è questa sorta di essenza,
di spirito naturale che...
- OK, OK, ho visto Guerre Stellari.
- Bene quello che non sai è che tu puoi influenzare la Magia e se sei
qui è perché ti ci ha portato lei, motivo sconosciuto.
- Ah... Così io potrei... Non me ne ero mai accorto.
- Ho fatto delle ricerche su di te prima di venire quaggiù, - intervenne
Caso, - Ti assicuro che te ne sei servito un mare di volte senza sospettarlo.
Del resto poter usare la Magia non vuol dire poter usare la Magia.
Il ragazzo lo guardò con aria interrogativa. - Oh, certo...
- Intende dire che essere predisposto all'uso della Magia non serve
a niente senza la consapevolezza di poterlo fare. Tranne alcune eccezioni.
Tipo te. Vedi: la Magia assume parecchi nomi: intervento divino, arma,
destino... Ma in genere non funziona se qualcuno non crede, o non sa,
che c'è e non è sicuro che si manifesti. E' un po' complesso da spiegare.
- No, no ho capito perfettamente. E così io...
- Puoi influenzare la Magia. Per farlo ci vogliono le volontà di molti
uomini o una sola volontà adeguatamente forte. Tu rientri nel secondo
caso.
- Come faccio ad usarla?
- Dunque, - cominciò Caso - A volte servono parole magiche e gesticolazioni,
- il ragazzo fissò la cima di una montagna lontana, Caos continuò a
parlare - Altre volte occorrono preghiere,- Strinse gli occhi, - Altre
volte ancora servono complicati rituali...
La cima della montagna brillò per un istante e si disintegrò con un
boato assordante.
- Per qualcuno basta semplicemente pensare. - Concluse Caos.
- Questa si chiama aggressività repressa. - Disse Caso.
- Ah sì? - Disse Caos,- Io lo chiamo plasma nucleare.
- Credo di aver capito come funziona. Non mi avete ancora detto come
entrate voi in tutta la storia.
- Beh, vedi pare che tu non debba riequilibrare il continuum.
- Ah no?
- Pare che tu debba salvare il multiverso.
- Scommetto che è molto più complicato.
- Già. Per questo siamo qui, per aiutarti nella tua impresa. Possiamo
darti saggi consigli, farti da guida, mostrarti i possibili futuri...
- Gorothag si sta arrampicando quassù.
- Caso, di tutti i futuri devi andarti a guardare il più irrealistico?
- Non è un futuro irrealistico, Caos, è un pericoloso presente.
Caos e il ragazzo si sporsero a guardare anche loro.
- Sorprendente, vero? - Continuò Caso, - Lo diresti una massa di muscoli
priva di fantasia e invece il commento sulle abitudini riproduttive
delle femmine della tua specie denota una certa inventiva.
- E se scappassimo?
- Mica male come idea.
L'enorme ascia di Gorothag sfrecciò sibilando nel punto in cui un istante
prima si trovavano le loro teste.
Smisero di correre quando raggiunsero i sotterranei.
- Certo che è alto. - Ansimò Caos. La sua maglietta esprimeva affaticamento.
E aveva cambiato disegno almeno altre due volte, il ragazzo ne era certo.
- Quello che non ho ancora capito è perché mi volete aiutare.
- Perché se si annulla il multiverso sono anche cavoli nostri. - Disse
Caso lapalissiano.
- Mi pare una buona ragione.
Caos li interruppe:- Non vi sembra di sentire qualcosa?
- Sembra un gemito.
- Viene da dietro quella porta.
- Vai avanti tu.
Il ragazzo si avvicinò cautamente alla porta.
Provò a spingere.
Era aperta.
Aprì uno spiraglio. Poi si fermò e la richiuse. Caos e Caso lo guardarono
perplessi. Lui cenerizzò la porta con un fulmine.
- Aha, 22 anni che sognavo di farlo!
- Tutta aggressività repressa.
La polvere si depositò e guardarono all'interno della stanza.
- Oooh...
- Gasp...
- Però...
- Non guardate, bastardi! - Disse la ragazza.
- Voltatevi voi due! - Disse il ragazzo.
- Voltati anche tu! - Urlò lei.
- Scusa.
Qualche minuto più tardi...
- Maledetti.
- E dai Caso, non potevamo mica farla andare in giro in mutande.
- No?
- No Caos.
- Così va meglio, mi sento più protetta. - Disse la ragazza aggiustandosi
addosso la tunica di Caso. - Dove siamo?
Il ragazzo le fece un rapido riassunto.
- Ho capito. Quanto a me, il vecchiaccio stava guardando in una specie
di tinozza, all'improvviso si volta verso di me e fa: "Aggiungiamo una
variabile." E sono apparsa in quella stanza.
- Sai, non ti devi offendere,- le disse Caso,- Ma la tua presenza non
semplifica la nostra situazione.
- In compenso la complica.- Aggiunse Caos.
- Anche a me fa piacere conoscervi. - Mugugnò lei.
- Penso, - disse il ragazzo - di avere la soluzione dei nostri problemi.
- E sarebbe?
- Disintegro Gorothag.
- Farebbe bene alla tua aggressività repressa, ma dubito che ci servirebbe
a qualcosa.
- Ma il vecchiaccio...
- Il vecchiaccio ha detto che uccidendo Gorothag avresti riequilibrato
il continuum, però tu sei qui per salvare il multiverso, non per riequilibrare
il continuum, dico bene Caos?
- Dici bene Caso. Dobbiamo capire cosa minaccia il multiverso e preoccuparci
di risolvere solo quel problema.
La ragazza guadò Caos... Quella maglietta...
- Sentite, - esclamò - Se ho capito come funziona questa magia, basta
che questo buffone si convinca che non c'è nessun problema e il problema
sparisce, fine della crisi, giusto?
- Sbagliato. - Rispose Caos - Nel punto del tempo in cui lui fa sparire
il problema si crea un'altra linea temporale in cui non c'è più il problema,
ma la vecchia linea rimane incasinata. Questa non è una soluzione. Noi
dobbiamo scoprire il problema e risolverlo in questa linea.
- Alterare la realtà usando la Magia è più complicato di quel che può
sembrare a prima vista. - Intervenne Caso - Ti faccio un esempio: supponiamo
che ti inventi la religione dell'Armadillo Maculato con tutti i suoi
riti, le sue usanze e, soprattutto, la sua storia, storia secondo la
quale, tanto tempo fa, in un'era precisa, il Big Armadillo scese sulla
Terra per portare il Messaggio. Supponiamo che tantissima gente si converta
alla tua religione e ci creda fermamente, tanto fermamente da influenzare
la Magia e alterare la realtà, tanto da far apparire nel passato tracce
del passaggio dell'Armadillo. A questo punto i Fedeli dell'Armadillo
Maculato diranno "Hey, i ritrovamenti archeologici lo provano, l'Armadillo
è venuto veramente!", "Hey, anche gli antichi scrittori ne parlano,
è esistito sul serio!", "Hey, la storia lo dimostra, il culto è antichissimo!".
Insomma alla fine ti troverai con un sacco di gente che prima di parlare
dice: "Hey", ma questo non è il vero problema, il vero problema è che
avrai creato una nuova linea temporale che parte dal momento in cui
l'Armadillo è apparso sulla Terra e procede all'infinito. Da questa
linea, come dalla vecchia, che continua ad esistere ed evolversi, se
ne possono creare altre e altre e altre ancora che possono sovrapporsi,
intersecarsi in uno o più punti, chiudersi tra loro e chissà che altro.
- In pratica questa è la situazione attuale del multiverso. - Aggiunse
Caos.
- E non è il caso di complicarla ulteriormente. - Concluse Caso.
Dopodiché il pavimento si aprì sotto i loro piedi. Caos si aggrappò
a Caso che si aggrappò alla ragazza che si aggrappò al ragazzo che si
aggrappò al bordo del buco.
- Mollate la presa voi due!
- Ma sei scemo?
- Non ce la faccio a reggervi tutti. Avanti, siete solo una manifestazione
di concetti astratti, non potete morire.
- No, ma possiamo farci malissimo!
- Lasciami le gambe. Quanto vuoi che sia il salto fino a terra?
- Non mi preoccupa la distanza da terra, piccola, quanto quella dalle
punte acuminate là sotto!
- Saaalve! - Disse un'allegra voce femminile.
- Magia! - Urlarono Caos e Caso in coro.
- Cosa? - Grugnì il ragazzo, concentrandosi sulla presa.
- Non ti preoccupare tu, è Magia! Magia tiraci su. - Gemette Caos.
- Non pooosso. L'eroooe è lui, è luui che vi deeeve salvaaare.
- Ma lui non ha bisogno d'aiuto, - mentì Caso cercando di mantenere
la calma e la presa - E' solo una scusa per farsi abbracciare da te.
- Ooooh! Allooora sì! - rispose Magia. Afferrò il ragazzo per le braccia
e tirò.
- Hey... No... Ouch... No... Ahia... Piano, piano... Argh... Il braccio...
Pian... Ahi... Grazie.
- Che ci fai qua Magia? - chiese Caso.
- Vooolevo vedere cooome se la cava questo simpaticooone. - Disse, pizzicando
una guancia del ragazzo, che appariva molto perplesso.
Caso si stava massaggiando i polsi: - E' un drago, ti assicuro.
- Beeene, un tipo così affasciiinante - "Affasciiinante?" mormorò la
ragazza - Se la cava sempreee, veero?
- Uhm, si, immagino di si. - Rispose l'interessato che stava iniziando
a capire Magia.
- Doovete coorrere però: il tempo sta fineeendo e il muuultiverso è
sull'orlo del collaaasso. - Assunse un tono più serio - Ancora molte
prove vi attendono. Innumerevoli nemici dovrete ancora affrontare e
molti ostacoli vi si pareranno davanti prima che possiate giungere alla
meta ultima del vostro viaggio.
- Non c'è una strada più corta e meno pericolosa? - Chiese la ragazza.
- Sì, di là, - rispose Magia, - Buona me.
- Buona me?
- Beh, ti ho detto che la Magia ha molti nomi, no? Uno dei tanti è...
- Non dirmelo... Fortuna?
Alla fine del corridoio trovarono un portone enorme decorato con strani
e misteriosi fregi. Caos si avvicinò e lesse solennemente: - 'Questa
porta separa la realtà dalla Sala delle Occasioni Perdute. Tutti coloro
che esistono, qualunque cosa siano, nel corso della loro esistenza,
hanno perso delle occasioni, per loro scelta o perché non hanno saputo
o potuto coglierle. Tutte le occasioni perse sono custodite dietro questa
porta e qui rimarranno fino alla prossima eternità, fino alla prossima
occasione'.
- Davvero?
- C'è scritto qui. Dice anche 'Inserire una moneta per avere una magnifica
cartolina ricordo'.
- Mi pare poco serio.
- Entriamo?
- Non c'è altra strada.
- Vai avanti tu.
- E vedi di non far saltare anche questa porta.
Il ragazzo aprì il portone di pochi centimetri e sbirciò dentro.
- Pare un'illustrazione di Dorè per l'Orlando Furioso... Avete presente
la valle delle cose perdute sulla Luna? Non è molto originale se vogliamo.
- Prenditela con te stesso.
- Che intendi dire?
- Tra noi sei l'unico che può influenzare la realtà: quello che vedi
là dentro è ciò che ti aspettavi di trovarci.
- Hai ragione. - Chiuse gli occhi, si concentrò un momento, li riaprì
con aria soddisfatta.- Entriamo!
Entrarono.
Caso e la ragazza si sentirono malissimo, travolti dalla tempesta sensoriale
e si sarebbero accasciati al suolo, se avessero capito da che parte
stava. Caos si guardava attorno con aria sbalordita e ammirata: - Neppure
nei miei sogni più selvaggi... - Perfino la sua maglietta irradiava
sgomento. Il ragazzo ammirava la sua opera con un ghigno sul volto.
- E' semplice: percepite le forme con il gusto, i colori con l'olfatto
e le dimensioni con il tatto, per i suoni usate la vista, solo gli alti,
per i bassi dovete usare la memoria. Il gusto vi serve anche al posto
del tatto e con gli occhi sentite i sapori e...
- Ti farò pagare tutto questo. - Sibilò la ragazza.
- L'uscita è da quella parte - Disse Caos.
- Quale parte?
- Posso evitare di risponderti?
Le dimensioni, in numero molto superiore a tre, si contorcevano e si
accavallavano per tutta la sala.
Le occasioni perdute si trovavano contemporaneamente ordinate per tipo
di occasione su mensole lungo le pareti e ammassate in mucchi irregolari
sul pavimento. Sopra ogni mucchio un'assurda creatura esprimeva in colori
mai visti il nome dell'essere che aveva perso quelle occasioni. Aguzzando
il gusto il ragazzo percepì il suo mucchio, seminascosto dietro uno
più salato.
- Accidenti, quante ne ho perse!
- Hai detto qualcosa?
- Si, ma non era importante.
- Ah... Credo di aver capito come interpretare i suoni.
- Brava, vedrai che alla fine troverai anche il lato divertente.
- Hey, - li interruppe Caso - Guardat... Percepite quello!
- E' enorme!
- Ti fa proprio sentire un microbo!
- Potrebbe avere le stesse dimensioni della Luna!
- Mai visto niente di così... Così immenso...
Si chinarono per poterlo guardare meglio.
- Sapete cos'è questo mucchio? - Disse Caso con tono reverenziale.
- Si, - rispose il ragazzo. - C'è scritto qui, usa le narici.
- La mia era una domanda retorica - Sbuffò stizzito Caso.
- Le occasioni perdute di stare zitti... E' sicuramente il... Mucchio?
Più grosso. E' ancora più grande delle occasioni d'amore.
- Mio padre aveva proprio ragione a dirmi di contare fino a 100 prima
di parlare. Ogni occasione finita qui è una fesseria che è stata detta.
- OK, OK, è grande, grosso e bello, - li interruppe il ragazzo afferrando
il mucchio e infilandoselo in tasca, - Ma adesso muoviamoci. Mi è scattato
una sorta di conto alla rovescia in testa e non è affatto piacevole...
Siamo troppo vicini allo zero per i miei gusti. Usciamo!
Uscirono.
Uscirono dalla porta del frigorifero di una cucina arredata in stile
moderno e funzionale.
- Dove siamo? - Chiese la ragazza.
Caso, Caos e il ragazzo temevano di saperlo. Aprirono una porta e si
trovarono in terrazza.
- Bentornati.- disse Gorothag facendo volteggiare l'ascia.
- Prima di massacrarci ti dispiacerebbe dirmi perché sei una minaccia
per l'equilibrio del continuum? - Chiese il ragazzo, che aveva una sua
teoria.
- Chiedilo ad Eilomar, lui ti ha mandato, lui lo sa.
- Proprio quello che avevo intenzione di fare.
- Avrai tutto il tempo per farlo nella prossima vita.
- Questo è il sacco di letame di cui mi hai parlato?
- Sacco di letame? - Ruggì Gorothag.
Il ragazzo sentì un penetrante odore di rosso premergli sulla gamba.
- Sai, - disse alla ragazza mettendosi le mani in tasca, - Hai perso
un'ottima occasione di stare zitta.
Gorothag caricò il ragazzo urlando, questi cercò una frase ad effetto
adatta al momento, non la trovò, sfilò le mani dalle tasche e lanciò
il mucchio di occasioni perdute di stare zitti contro il bestione colpendolo
in pieno.
L'impatto lo scaraventò oltre il bordo della terrazza.
- ANCOOOoooraahhh... - Ululò cadendo.
- E' andato?
Caos si sporse a guardare. L'ascia di Gorothag gli sfrecciò a pochi
centimetri dal viso. Lui non si scompose.
- Sì, ma poi torna.
- Non staremo qui ad aspettarlo.
Un paio di colonne vennero frantumate dalle esplosioni, una fontana
saltellò via dopo essere stata trasformata in un coniglio celeste. I
servitori correvano intorno come trottole impazzite cercando di spegnere
gli incendi evitando di rimanere seppelliti sotto le macerie.
Un colpo d'energia scavò un solco per tutta la lunghezza del salone
e disintegrò alcuni soldati che si stavano avvicinando su una strana
macchina. La ragazza era scioccata.
- Analizziamo la questione con calma, da persone civili, - disse il
ragazzo trasformando altri soldati in farfalle.
- Quello che creava lo squilibrio nel continuum non era Gorothag, ma
le persone che prelevavi senza ragione qua e là nell'universo e spedivi
sul pianeta di Gorothag, in un luogo in cui non avevano nessun motivo
d'essere. - Sottolineò il concetto mutando l'acqua con cui i servitori
stavano spegnendo gli incendi in benzina.
- Ma questo, oltre a creare gli squilibri produceva anche nuove linee
temporali: oltre a quella originaria in cui il prelievo dei malcapitati
'eroi' non avveniva se ne formava una, quella nuova, in cui il trasferimento
privo di motivazioni aveva luogo. La creazione di tutte queste linee
ha quasi portato al collasso del multiverso. Per impedire che avvenga
il collasso devo impedire che si formino nuove linee temporali. Devo
impedirti di spedire altra gente da Gorothag.
- Tu non capisci moccioso. - Ringhiò Eilomar - E' necessario che bene
e male si scontrino per ottenere il predominio, perché solo da questo
scontro può sorgere l'equilibrio.
- Chi ha deciso che è necessario? Chi ha deciso che tu rappresenti il
bene?
- Bene e male non sono altro che punti di vista, due parole per designare
due schieramenti.
- CHI L'HA DECISO?
- Io.
- Indovina cosa succede adesso...
Il palazzo che riuniva in se tutti gli stili architettonici di tutte
le razze brillò nel silenzio dello spazio. Poi sparì.
PRIMO EPILOGO
L'Ordine disse: - Secondo me potevate evitare tutta quella confusione
alla fine.
Il Caos disse: - Sciocchezze, se la meritava proprio una bella lezione.
Il Caso disse: - Mi è piaciuto soprattutto quando hai ridotto il palazzo
in polvere cosmica.
Il ragazzo disse: - Non l'ho ridotto in polvere cosmica.
La ragazza disse: - Ora mi volete riportare a casa?
SECONDO EPILOGO
- Piccolo bastardo.
- Non prendertela Eilomar, hai provato a giocare troppo in grande e
ti è andata male.- Disse Gorothag sorseggiando una birra. - Mi spiace
solo che ti abbia ridotto il palazzo in polvere cosmica. Era un gran
bel palazzo.
- Non l'ha ridotto in polvere cosmica.
- Ah, no? E che fine ha fatto allora?
- Lo vedi quell'armadillo maculato?
- Oh...
TERZO EPILOGO
- Sei sicuro?
- Certo, mi hanno assicurato che ci avrebbero riportati allo stesso
momento in cui siamo spariti.
- E tu ti fidi di quella gente?
- Naturalmente, - mentì lui, - Dopotutto mandano avanti l'universo,
devono essere per forza tipi responsabili.
Siccome però si fidava di Ordine e degli altri ancora meno della ragazza
sbirciò l'orologio mentre lei cercava le chiavi di casa.
Tutto bene, solo dieci minuti di ritardo.
Sentì dei rumori concitati dietro la porta e in quel momento realizzò
tutto.
Riguardò l'orologio, guardò la data. Ventiquattro ore e dieci minuti
di ritardo.
La porta si aprì di colpo e nel vano apparve il padre della ragazza.
Il ragazzo incrociò il suo sguardo.
Gorothag a confronto era un tenero agnellino.
- Magia?
- Siiii?
- Aiuto!
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