IL VIAGGIO DEL FOLLE
atto III

 
di Andrea Nicosia
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TERZO ATTO
CORO: Travolto dall'onda del mutamento, il Giovane Pazzo perde ciò che era, acquista ciò che sarà, vede passato, presente e futuro, ma ora capisce ciò che vede. Il bambino indifeso soggiace alla furia delle acque, ma dal mare tempestoso emerge un uomo. Nulla si crea e nulla si distrugge. Ma tutto, tutto si trasforma.
[Entra la Temperanza]
TEMPERANZA: Piccolo mio, piccolo mio. Quanti eccessi, quanti affanni. E' finalmente arrivato il momento di abbracciare il consolatorio equilibrio? E' la giovinezza l'età delle emozioni violente e i repentini cambi d'umore. Ora sei un uomo, sei pronto per vivere da uomo?
[Entra il Giovane Pazzo]
GIOVANE PAZZO: Sento che mi chiami dalle ombre che mi avvolgono, non usi il mio nome, ma so che chiami me.
T: Ti chiamo senza usare il tuo nome, perché quello chiamava il vecchio te, che è morto e non è più.
GP: E chi sono dunque io, ora?
T: Tua è la domanda e tua la risposta. Sei morto e rinato, ciò che eri lo sapevi, ciò che sarai, dipende da te.
GP: E' morto il bambino?
T: Morto, per lasciare spazio all'uomo. L'uomo saggio non dimentica il bambino e lo custodisce sicuro nel suo cuore, perché sa che ancora può imparare da lui. Ma fuori dal tuo cuore, ora sei uomo. Hai scelto di vivere il mondo nella sua pienezza, questo sarà il tuo premio e questa sarà la tua condanna.
GP: Gentile signora, quale sarà il primo passo nel mondo nuovo?
T: Hai provato le profonde emozioni, benigne e maligne, del mondo più vasto in cui sei voluto entrare. Ora che hai provato gli estremi, impara ad abbracciare la quieta prudenza e la pacata moderazione.
GP: Rinunciando a ciò per cui sono morto e rinato? I colori del mondo che mi hanno ammaliato e spinto e guidato in questo viaggio?
T: No, smettendo di esserne schiavo e burattino. Così potrai gustarle fino all'osso, così conoscerai l'armonia del creato. Così potrai vivere la vita profondamente, presente a te stesso, senza più lamenti per l'oggi crudele e rimpianti per lo ieri gentile, momenti uguali, ma tanto diversi agli occhi di chi non sa, non può o non vuole vedere.
GP: E' questa l'ultima lezione? L'ultimo ricamo nella tela faticosamente tessuta? Potrò ora finalmente liberare il mio amore dalla Torre?
T: Ancora no, piccolo mio, ancora no. Ancora una prova ti attende prima di avere il tuo amore, e altre ne fronteggerai per conservarlo. Ma ora, hai la chiave che cercavi. Va dunque, piccolo mio, vai la dove il tuo cuore vuole che tu sia. L'ultima prova si avvicina e io non ho cuore di sopportarne la vista.
[Esce la Temperanza, entra il Diavolo]
GP: Tu che mi sbarri la strada per il mio amore, lascia strada! Troppo tempo sono stato diviso dalla mia bella prigioniera.
D: E qual è il motivo di tanta fretta? Se ella è rinchiusa, di certo non scapperà.
GP: Non fugge il suo corpo, ma fugge il suo cuore, braccato da tristezza e disperazione. E si stringe il mio, ammantato di dolore.
D: Il mondo è pieno di cuori e ognuno ci sembra, per poco, il più bello e prezioso. Poi lo perdiamo e ne troviamo un altro. E Il dolore che ti ammanta il cuore, oggi è un ferro rovente, domani sarà carbone caldo, poi acqua tiepida e poi brezza primaverile. Che fretta hai, domando di nuovo.
GP: Ella soffre e io posso salvarla. I suoi occhi sono spenti e io posso riaccenderli, quale uomo può esitare di fronte a questo e dirsi ancora uomo?
D: Oh, parole ricolme di egoismo!
GP: Di amorosa generosità!
D: Di interessato calcolo! Vuoi correre dalla tua donna, che è donna, ma del vecchio infermo non trovo traccia nelle tue parole, come del bambino affamato e del triste esiliato. E quale uomo può lasciare il vecchio, il bambino e l'esiliato nella sofferenza e dirsi ancora uomo?
GP: Poiché sono uomo, avrò parole e opere anche per loro!
D: Disse l'uomo, sedendo sulla poltrona con la donna sulle ginocchia.
GP: Tu mi schernisci! Dunque, perché non vuoi che abbia fretta?
D: Per mostrarti il mondo che hai conquistato, perché tu prenda ciò che è tuo per diritto. O vuoi presentarti alla tua amata senza neppure un dono nelle mani?
GP: Quale dono può offrire il mondo, che sia così grande da essere degno della mia amata?
D: Quello che nascondi in fondo al tuo animo. Le calde emozioni nascoste a coloro che si accontentano di vivere nel grigio. Le profonde passioni a cui i rassegnati sono sordi. I desideri che solo agli dei sono concessi.
GP: Doni pericolosi, l'ho duramente imparato!
D: Ma hai imparato come dominarli, dunque, che male c'è nell'abbandono, se sai come tornare indietro?
GP: Perché tornare indietro, se non c'è punto nell'andare avanti. Ora so che l'armonia e l'equilibrio non sono la negazione delle emozioni, ma le coppe in cui racchiuderle per meglio gustarle.
D: Guarda! Siamo giunti ai piedi della torre e lassù ecco la tua amata!
GP: Non è forse bella e delicata? Simile alle stelle che generano sogni negli uomini?
D: Bella, sì, come il mattino di primavera! Guarda, le morbide labbra, carnosi petali di rosa che chiedono baci e promettono delizie! Le rotonde spalle che bramano la delicata carezza e il forte abbraccio. I caldi seni che fanno tornare l'uomo bambino. C'è forse del male nei desideri di un bambino?
GP: Sono i più puri e innocenti.
D: E non è forse puro il desiderio di stringerla a te e dimenticare il mondo, essere una cosa con lei e scaldarsi del sole che è il suo corpo, sentire il suo respiro e il suo sospiro sussurrati nell'orecchio, dolci come dolce miele che cola dal vaso, che chiamano con voce rotta dall'amore il tuo nome e chiedono ancora amore?
GP: E' un desiderio caldo e profondo.
D: Respirare il suo profumo e drogarsene come con i fumi di spezie esotiche?
GP: Un desiderio inebriante e sconvolgente.
D: E veramente pensi di godere di questi desideri e della loro realizzazione, se come forchetta e coltello per gustarli usi armonia e equilibrio? Se li bendi e attanagli affogando il vino ubriacante della gioia con la misurata acqua della prudenza? Ecco, siamo ancora più vicini, osservala, non vale forse la pena di bruciare nella più calda delle fiamme per quei suoi begli occhi?
[Entrano la Torre e la Musa]
GP: Amore mio, finalmente sono tornato, finalmente ho le chiavi!
MUSA: Ho contato le stelle nel cielo, attendendo questo momento, ho atteso e l'attesa è stata compensata, perché colui che io amo è finalmente tornato.
D: Facile aspettare rinchiusi nella torre, facile amare colui che ne ha le chiavi! Prendila ora e consuma subito il suo amore, non sai se ce ne sarà ancora domani.
GP: Il suo amore durerà quanto il mio: una vita per ogni stella che ha contato nell'attesa.
D: Parole, così facili da pronunciare. Conosci il futuro? Vivi adesso, finché lei è qui. Domani, potresti essere tu stesso a cercare un'altra Musa.
M: Apri la porta, amato mio, il corpo trema nell'attesa dell'abbraccio.
D: Ella conosce le lusinghe del corpo, quali altri segreti di donna conosce che tu non sai?
GP: Ora basta! Ho raggiunto il punto in cui ogni desiderio si avvera e so riconoscere inganno e verità, promessa e falsità. Il bambino poteva essere sviato, ma l'uomo è saldo nelle sue certezze e nella certezza delle promesse dell'amore. A quelle tu contrapponi maligni rantoli che suonano dolci all'orecchio, ma amari all'anima invasa dall'amore. Ecco la chiave che aprirà la Torre, la fortezza dell'ego che sembra proteggere, ma in realtà rinchiude, è la forza del mio amore puro, che colpisce la Torre come un fulmine rabbioso, l'ultima scarica di dolore che rende le proficue esperienze dolorose.
CORO: Come un fulmine rabbioso l'amore dell'uomo squassa la Torre, le fredde rocce e il Diavolo ingannatore precipitano nei baratri che loro si addicono. L'oscura disperazione è dissipata in un istante e la luce della verità è libera di splendere. Spogliata delle sue pene, nuda come era nuda quando era pura, la Musa si erge dalle rovine e gli amanti sono riuniti.
[Escono Diavolo e Torre]
GP: Ti vedo splendente e serena, calma dopo la tempesta. La tua anima non mi è più nascosta. Radiosa come una stella brilli in un cielo senza nuvole e sei faro per la mia speranza e ispirazione.
M: Ora vedi la verità dietro l'inganno, la tua fede in te e nel futuro è salda e la tua gioia si spande benefica e generosa sul resto del mondo. Il tuo cuore è finalmente aperto e amore sgorga liberamente da esso. E tutto ciò che voglio è che rimanga tutto così, io e te da soli, un bacio segreto. Ma il mio desiderio ancora non si avvera: due figure splendenti si avvicinano, ma una è fonte di luce, l'altra solo uno specchio distorto.
[Entrano la Luna e il Sole]
LUNA: Quali profonde emozioni ho visto all'opera, fratello mio, ed eccone la causa. Un giovane uomo dai sentimenti profondi, come non se ne vedevano da tempo in questi luoghi. Sei dunque tu che hai abbattuto fredda la Torre?
GP: Tratteneva il mio amore e con il mio amore l'ho liberata.
L: Che animo forte, una gioia per gli occhi e per lo spirito. Quali progetti, quali imprese grandiose seguiranno a questa.
GP: Ciò che dovevo fare ho fatto, ora desidero solo godere i frutti del mio sforzo, ora che posso vivere la vita a pieno e posso viverla con chi amo e amarla con la stessa forza che ha abbattuto la Torre.
L: Se solo potessi pensare alle parole giuste, quante canzoni, quante leggende porteranno il tuo nome, se solo potessi convincerti. Guarda in te stesso e vedi ciò che anche tu vuoi. Il mondo può essere ai tuoi piedi e chiamarti signore!
GP: Questo io non bramo.
L: Oppure può portarti in trionfo e chiamarti salvatore, dov'è il Giovane Pazzo che gridava innanzi a me la sua sfida arrogante? Non vuoi più conquistare il mondo?
GP: Già un'altra figura ha dipinto questo quadro e le sue parole non erano degne d'ascolto. Le tue generano in me confusione. Poteva esserci del vero nelle parole di chi non conosce il vero?
M: Due sono i lumi che splendono innanzi a noi, uno ha generato in te confusione e paura, presta ora orecchio all'altro.
GP: La mia stella consiglia di ascoltare una stella e questo io faccio, perché la mia musa mi guida. Anche tu, come colei che ti chiama fratello, vuoi usare la tua luce per mostrarmi un sentiero? E quale?
SOLE: Quello che già conosci. Mia sorella è maestra nello stimolare la fantasia. Non c'è malizia nel suo animo, ma non c'è prudenza nelle sue parole. Lei invita al sogno e all'avventura, alla fantasia e all'illusione. Nulla c'è di male in questi quattro cavalieri, ma se a loro affidi totalmente le redini della tua vita, ti condurranno in luoghi bui e sentieri inesplorati. Non prestare orecchio ostile alle lusinghe di mia sorella, ma placa i suoi entusiasmi con le virtù che con tanto sacrificio hai appreso.
GP: Ora vedo la luce della fantasia e la luce della ragione splendere all'unisono e una nuova strada brillare davanti a me. La gioia, non la paura, è nel cuore della vita. E con animo gioioso mi appresto a cavalcare verso una nuova alba. Nessuna sfida è troppo grande, ora che capisco la grandezza e la bellezza del mondo. Avanti, dunque, mia amata, seguimi e guidami verso un futuro radioso.
[Escono la Luna, il Sole, il Giovane Pazzo e la Musa]
CORO: La storia è narrata, il sentiero percorso. Il Folle è caduto e si è rialzato, è morto ed è rinato. Dal pesante mantello delle illusioni del mondo si è liberato ed ora il suo vero io brilla della luce che brilla nel cuore degli uomini. L'incerta guida dell'ignoranza non è più, la sua Musa lo conduce sicuro. Molte volte ha sbagliato, ma questo è passato. In un battesimo di luce è stato purificato ed ora puro, rinnovato, è pronto a ricominciare. Con animo certo potrà giudicare, poiché è stato lui stesso giudicato, e saprà cosa tenere e saprà cosa scartare. Un angelo lo chiama alla sua missione, a ergersi alto e soddisfare le sue promesse. Persi il dubbio e l'incertezza, è pronto a seguire il suo sogno.
[Entrano il Giovane Pazzo e la Musa]
GIOVANE PAZZO: Riconosco questa collina. E' quella sulla cui cima, ancora bambino, corsi a perdifiato riempiendomi gli occhi del nuovo mondo che mi si apriva davanti. Da qui urlai la mia sfida alla Luna. E tu eri dietro di me, ma io non ti vedevo. E ora ciò che era separato è riunito, ciò che era rotto ricomposto.
MUSA: Ora quel mondo non è più un'illusione lontana, ne hai visto i confini, conosciuti i segreti. Ora vedi la vita nel suo pieno e nel suo senso, vedi il futuro pieno di infinite promesse. E' tempo che tu prenda il tuo posto nel mondo e usi i tuoi doni e i tuoi talenti. Segui i tuoi sogni e aspirazioni, ora sai come farlo senza perderti.
[Entra la Luna]
LUNA: E dunque, Giovane Pazzo, il cerchio è completo, termini il tuo viaggio là dove lo iniziasti. Un viaggio che solo un folle avrebbe intrapreso, ma non è stato così folle, dopotutto. Ora il mondo ti accoglie come un figlio e come un padre che desidera il bene del figlio così sarà lui per te.
MUSA: Ora intraprenderai nuovi viaggi, di nuovo richiamando coraggio e follia. Ma questa volta ne sarai padrone e non schiavo. Questa storia è finita, altre ne seguiranno e tu non smetterai mai di crescere.
GP: E tu non smetterai mai di essere al mio fianco.
[Escono la Luna, Il Giovane Pazzo e la Musa]
CORO: Il viaggio del folle è giunto alla conclusione, ma un'ombra ancora non è stata scacciata dalla luce. Il gentile pubblico si alza mormorando, sarà eterno l'amore del Pazzo e della Musa? La storia ha avuto il lieto fine, ma qual è la fine della storia d'amore?
[Entra il Giovane Pazzo]
GIOVANE PAZZO: Questa era la storia del Giovane Pazzo e del suo folle viaggio, quella che chiedete è un'altra storia, che ha delicatamente toccato i nostri cuori. La fine, ne chiedete? Non ve la posso mostrare, perché è una storia d'amore e quelle non hanno mai fine. Ma posso mostrarvi, come altre volte in questa storia, un sentiero e una promessa. L'uno e l'altro sono dipinti nel bel viso della mia Musa, che mi ha spinto e guidato in questo lungo viaggio.
Ricordate commossi le sue fattezze delicate, l'ovale del volto, la freschezza del sorriso.
Ricordate le stelle che brillano negli occhi quando sorride, e la mia Musa sorride sempre.
Ricordate la corona di lunghi capelli, che avvolgono le sue fattezze come la più splendida delle cornici.
Ricordate il cuore più grande dell'oceano, più caldo del sole, più puro dell'acqua di fonte.
Ricordate tutto questo e vedrete la promessa.
Ricordate tutto questo e saprete dove porterà il sentiero.
Il tempo è volato e l'ora è tarda.
Accettate il saluto del Giovane Pazzo e lasciate che torni dal suo amore.
FINE

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