VENTO
parte 2

 
di Daniele Comanducci
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Interludio

Un dove, un quando.
- Delinquenza, povertà, vite che si spezzano, che si rovinano, che non ritrovano più il bandolo della matassa. Questo accade alla gente che lascia il tuo mondo.
Le parole dure ma veritiere dell'uomo dal volto severo colpiscono nel profondo l'uomo nero.
Ma l'uomo nero di nome Noak'im, non può più essere colpito veramente a fondo, e il suo modo di rimanere impressionato da quelle parole che sa vere e concrete non è lo stesso con cui sarebbe stato colpito quando ancora era un giovane uomo in balia del suo vento.
Dieci anni sono passati, ma in un mondo morente dieci anni possono anche durare di più. E il mondo pian piano si prepara ad affrontare la sua notte di Mulas, ma questa volta la notte scenderà davvero su tutto e su tutti.
E le anime che quel mondo ha generato hanno cominciato a volare via, e da anni oramai lo stanno facendo, in un esodo costante che le sparge per tutta la galassia, senza una meta, senza una vita da poter riprendere in un altro luogo. Questa è la condanna di un mondo condannato, la condanna per la sua gente.
Tra tante navi spaziali che portano via le anime di quel mondo, e con esse le gioie, i dolori ma soprattutto i ricordi e la speranza, ne arriva una più grande, immensa, inquietante nella sua immensità. E su di essa l'uomo nero viene portato, e l'uomo nero per la prima volta solca la distanza che lo separa da quelle stelle che tanto tempo prima, in un tempo che forse neanche c'è stato, ha osservato con due paia di occhi, perché c'era qualcuno con lui ad osservarle. Ma l'uomo nero non ha nostalgia. L'uomo nero ha il suo calore, e niente oramai può ferirlo o fargli anche solo provare dolore.
- Voi siete... - Comincia Noak'im.
- L'Impero. - Lo interrompe l'uomo che gli si para di fronte. Vecchio, ma i suoi occhi sono di pietra, non di argento. E dietro di lui tre giovani di nero vestiti, con armi sconosciute al fianco, e dietro ancora mostri rivestiti di bianche armature e con pesanti fucili nelle mani. - Ma chi siamo non ha importanza. Ha importanza il destino della tua gente.
Noak'im, l'uomo nero, lo guarda con gelo e disprezzo. Cosa può importare a quell'uomo del destino della sua gente? Perché tra miliardi di persone è venuto a cercare proprio lui? Perché a lui sta parlando di queste cose? Lui, che da quel giorno in cui il vento si placò viene da tutto e da tutti evitato come la peste, e che come la peste vuole lui stesso essere evitato? Lui, che dalla cima della sua montagna, la SUA montagna, ha imparato a guardare il mondo vivere sotto di se, e a non essere finalmente più toccato dai tormenti così come dalle gioie, dalle lacrime così come dai sorrisi?
- Noi manteniamo la pace nella Galassia. - Dice l'uomo.
Pace. Non c'è pace. Un pensiero lontano sfiora l'uomo nero.
- Noi offriamo alla tua gente la possibilità di un mondo nuovo in cui ricominciare. - Continua l'uomo. - Non più inutili eremitaggi, non più peregrinazioni in attesa di una morte che non arriva mai troppo presto, ma un mondo nuovo in cui ricominciare, in cui le notti si distinguono dai giorni, dove non mancano le risorse per darvi una speranza.
- Ma? - Chiede semplicemente l'uomo nero, che finalmente sente che è il momento di dare un significato alla sua vita e alle sue azioni. Per dimostrare qualcosa che da troppo tempo deve dimostrare.
- Ma, come ti ho già detto e ripetuto, tu devi accettare l'onore di far parte di noi. Di seguirci tra le stelle per aiutare altri popoli a trovare giustizia e pace.
Queste le parole dell'uomo, ma Noak'im percepisce con chiarezza anche i rapidissimi pensieri che tra le menti del vecchio e degli uomini dietro di lui corrono, pensieri troppo brevi per poter essere definiti in termini di tempo, ma diretti e affilati come pugnali e assolutamente evidenti, per l'uomo nero.
E' potente.
Si.
Molto potente.
L'imperatore non vorrà eliminarlo.
No, servirà la nostra causa.

- Credete che non legga i vostri pensieri? - Chiede l'uomo nero. - Non servo nessuna causa. E nessuno mi eliminerà. - Fredde come il ghiaccio le parole dell'uomo nero, ma sa già quale sarà la sua strada. Nessuno ha mai servito e nessuno mai servirà, ma finalmente ecco la possibilità di fare qualcosa di grande. Nessun seme nel profondo del terreno, ma la gloria eterna e un nuovo mondo per gente di cui non gli interessa più, ma che ha dei ricordi e quei ricordi li tramanderà. Con lui al loro centro.

Ma a cosa serve, Maestro, la Forza? Insomma, a cosa, se non a fare qualcosa di grandioso?
La Forza non serve. La Forza è. E compie già un compito molto importante. A te spetta solo rispettare questo compito.


Parole di un giovane non ancora uomo e di un vecchio dagli occhi d'argento di tanto, tanto tempo prima. Ma quel giovane non ha mai capito. Ha capito invece che alla morte forse non si sfugge, ma al dolore si può sfuggire, e adesso che ne è libero, può veramente fare qualcosa di grande, può dare un senso all'essere come è.
Trasformare in gloria la sua condanna.
- Vi seguirò. - Dice l'uomo nero.
E sui volti di coloro che dicono di appartenere alla cosa chiamata Impero si forma un compiaciuto sorriso.

Arriva per tutti il momento di sbagliare.
Ma ci sono molti tipi di errore. E non è detto che l'errore provochi conseguenze più gravi se meno importante è la cosa per cui lo si commette.
Da un errore si può imparare. O si può rifiutare di ammetterlo, solo per poterlo commettere di nuovo. Ma in generale, un errore si può anche riparare.
In generale.

Difficile da concepire, la vastità di una Galassia. Difficile, impossibile, forse, per un'anima rimasta ancorata per tanto tempo in un solo mondo. Difficile, per l'uomo nero, mentre la nave lo porta verso un nuovo luogo dove servire di nuovo un capo che non ha mai conosciuto e del quale non gli importa niente, ma che lo ha percepito per primo e lo ha voluto al suo servizio.
Un Imperatore di un Impero che l'uomo nero neanche sa cosa sia.
Eppure da otto anni l'uomo nero viaggia sulle navi di quell'impero e compie le missioni di quell'Impero.
Non gliene importa niente. Niente.
L'uomo nero pensa che alla fine ha forse spento più vite di quante ne abbia salvate dando un nuovo mondo alla sua gente, ma neanche di quello gli importa. Il suo scopo non è mai stato quello di salvare delle vite. Il suo Maestro avrebbe detto una delle sue solite sciocchezze a proposito, tipo che la vita va preservata piuttosto che salvata, ma il suo Maestro non c'è più.
Noak'im aveva quello che voleva. Aveva fatto qualcosa di importante, tuttora lo stava facendo. Non concepiva il concetto di pace nella Galassia, ma sapeva bene quello che facevano.
Davano la caccia a coloro che avevano il vento, la Forza dentro di se. E li uccidevano. Tutti, ad uno ad uno, qualche volta a centinaia tutti insieme. E l'uomo nero, che sapeva cos'era quel vento, così come quelli che viaggiavano con lui su quella nave, sapeva che in realtà, forse, facevano davvero una buona cosa. Non gliene importava molto, ma forse la facevano.
Perché sapeva cosa voleva dire avere quel vento dentro. E regalare un viaggio nelle pianure di Mulas a chi a quel vento è stato condannato, forse era davvero una buona cosa.
Un mondo, questa volta con un nome. Ghorman.
Un altro viaggio, come tanti, tanti altri.
E l'uomo nero, inavvicinabile e continuamente rinchiuso nei suoi alloggi, osserva le stelle scorrere troppo velocemente attorno alla nave. Ma anche lì, nel profondo dello spazio, non ci sono tante stelle quanto… quanto cosa? Un ricordo, una lama, un bagliore improvviso, una strana percezione.
Morti che ritornano. Fantasmi che riaffiorano, per la prima volta.
L'uomo nero si alza turbato e si prepara per la missione.
Non lo ammetterà mai fino all'ultimo, ma in quel momento, per la prima volta dopo diciotto anni, l'uomo nero, come un pizzicore sulla mano, ha sentito un vento passargli di vicino. Molto vicino.

Un lampo, un vento, nella notte di Mulas.
Un battito di ciglia, ed è già accaduto molto di quello che doveva accadere.

Urla, fiamme, grida strazianti, come latrati di animali sgozzati.
Fuoco che scende dal cielo e devasta tutto nella sua immortalità.
Morte, vita, tutto si fonde, si compenetra, si annienta a vicenda.
E un passo dopo l'altro l'uomo nero contribuisce a spargere questa morte. Il baluginare della sua arma, un arma con cui aveva spento tanto tempo prima la vita di un uomo senza età, il muoversi delle sue mani, lo sbattere dei suoi occhi, tutto sparge morte e la diffonde come una gelida macchia d'inchiostro che si allarga, si allarga, e sembra non doversi mai fermare.
Per molte di quelle anime che cadono, l'uomo nero lo sente, il vento non esiste, non è mai esistito.
Anzi, per nessuna di esse. Se Jedi è il loro nome, non ci sono Jedi in quei fiumi di morte.
Ma l'uomo nero non si pone domande, e incede senza pensare veramente, semplicemente rinchiudendosi sempre di più dentro quella nicchia che è oramai la sua anima, una nicchia protetta da tutto e da tutti, ma pur sempre una nicchia, nel bene e nel male.
Passa il tempo, passa come è sempre passato, e col tempo le vite continuano a spezzarsi.
Poi tutto cambia, e tutto succede.
E il vento comincia a soffiare.

Arriva per tutti il momento di capire.
Qualunque cosa, dal perché il sole si alza la mattina e scompare la sera a perché un semplice calcolo aritmetico da un certo risultato. Qualunque cosa. Dal perché qualcuno ha gli occhi di argento e qualcuno di tenebra a perché si nasce e si muore. Qualcosa arriva il momento di capirla, prima o poi. Ma cosa succede se si capisce di essere nati morti? Cosa succede se si capisce di non aver mai veramente vissuto? Cosa succede a un uomo nero, se scopre quanto è fragile e sottile il legame che separa una vita fatta di niente da una degna di essere vissuta?
E prima o poi accade sempre quello che è scritto sul grande libro di Mulas.

Un tremito.
Anzi, no.
Un vento.
No, non è possibile, pensa l'uomo nero. Non c'è più vento nella sua vita, è al riparo dal vento, adesso, da tempi che affondano le radici nella sua stessa anima. Nessun vento.
Ma il vento soffia.
Dietro di lui, il vento soffia.
E l'uomo nero si volta.

Ricordi. Sogni. Illusioni. Speranze. Vita. Morte. E tutto quello che si cela dietro queste parole. Queste cose sono sempre scritte per tutti, sul libro di Mulas.
Un volto, perduto nel tempo.
Un volto che non ha razionale ragione di essere.
E il vento, il vento che improvvisamente soffia, soffia di nuovo.
E nel mezzo della morte, spunta l'unica vita che veramente non dovrebbe esserci.
Un cuore che non ha più sussultato sussulta nel petto dell'uomo nero, un fiato che non si è più mozzato si mozza, una mano che non ha più tremato trema.
Perché di fronte all'uomo nero si presenta la morte.
- Che Mulas ti sorrida, Noak'im.
Un volto. Un nome. Un'anima da sempre parte della sua.
- C… C…
Il volto di lei si piega in un'espressione che tutto esprime, e il nome si completa nelle labbra di entrambi.
Caithness.
Ricordi. Ricordi. Non c'è niente che possa spezzare in due un'anima umana quanto i ricordi. E l'anima di Noak'im, dell'uomo nero, in quel momento si spezza, come si spezzò un tempo.
E la parte di lui che rimane su quel campo di battaglia di fronte al ricordo che ha segnato la sua vita abbandona l'altra metà, che torna in un luogo in cui Noak'im non avrebbe mai creduto di tornare.
Un luogo dove non ha una voce, un nome o un volto, un luogo che stavolta osserva da dietro un portone che gli offre riparo e calore, una porta dalla quale però comincia a filtrare di nuovo un sentore di tempesta che un giovane uomo non seppe interpretare. E quell'uomo sa che forse quella prova dovrà di nuovo essere affrontata.
- Come… - Dice la parte materiale dell'uomo nero, la cui voce è improvvisamente diversa e i cui occhi sono improvvisamente occhi e non pozzi senza fondo. - Come è possibile…
E l'uomo nero si rende conto solo in quell'istante, solo in quell'istante dopo diciotto anni che quella notte in quel letto vide solo una mano inerme e la lacrima della madre che la bagnava. Non ci fu tempo per vedere quella morte, non ci fu tempo per viverla, non ci fu nemmeno il tempo di piangerla.
E la stella che si spense nel cielo, non era la stella di colei che amava più della sua stessa vita.
- Sono qui. - Dice semplicemente lei, che da tanto sente che quel momento sarebbe giunto e da tanto tempo sa quello che deve fare, e le sue parole sono accompagnate da quel vento. Quel vento, che si perde nel profondo del passato. E l'uomo nero un'altra cosa capisce, anche se solo un tassello in quell'immenso mosaico.
- La Forza è con te. - Sussurra l'uomo nero - Come è possibile? Perché?
- La Forza è con me. - Annuisce lei. - La morte non mi ha preso quando sembrava averlo già fatto.
- Tu eri morta. Eri morta. Eri morta… - Sussurra l'uomo nero in una cantilena fatta di illusioni.
- Lo ero. - Risponde semplicemente Caithness. - Ma qualcosa da essa mi ha tratto indietro, anzi, ha salvato ciò che era dentro di me. Non posso ricordare quella notte, non sono mai stata cosciente, ma so che qualcosa mi ha strappata al male che mi stava inesorabilmente finendo. Da quella sera sento il vento dentro di me, che forse c'è sempre stato senza che lo sapessi. Ricordo solo sensazioni, calore e freddo, dita eteree che mi sfiorano e mi portano via dalle fiamme. Ricordo visioni, sogni, occhi, tanti occhi, occhi di cristallo che mi dicono che non è ancora il mio momento, perché qualcosa di importante devo ancora fare nella mia vita.
- La casa bruciò. - Dice l'uomo nero. - Tu eri dentro.
- I miei genitori morirono lì, ma fu fuori dalle fiamme che io ripresi infine conoscenza. Del maestro non trovai neppure il corpo, solo una veste a terra, e lo scoprii morto solo quando, non molto tempo dopo, varcò la soglia della valle di Mulas per venire a insegnarmi ciò che dovevo imparare. E da allora sempre più forte è stato il vento dentro di me.
Impossibile, pensa l'uomo nero. Impossibile. Non si torna dalla valle di Mulas.
- E nelle mie mani, quando mi risvegliai, - continua Caithness - Trovai questo.
Le sue mani si portano al collo, e da sotto la veste estraggono un oggetto per il quale un tempo un bambino uccise. Il bracciale appartenuto a una donna, il bracciale appartenuto a una madre, cinge adesso il collo di un'anima che qualcosa, qualcuno, per qualche motivo, ha strappato alle dita gelide di una morte già sancita.
- Il Maestro sapeva che sarebbe andata così. - Azzarda l'uomo nero - Sapeva che non te ne saresti andata.
- Forse. - Annuisce Caithness. - O forse no. Forse è stato lui a salvarmi, liberatosi dal suo corpo, forse sono state anime simili a lui, forse è stato il vento che ha cominciato a soffiarmi dentro. Ma non ha importanza. Ha importanza perché sono stata salvata.
Confusione.
Troppa.
Parole, parole che offuscano e non liberano la mente. L'uomo nero cerca chiarezza, non confusione, perché è passato nella sua vita il periodo della confusione.
- E' così invece. Il Maestro ha voluto pormi di fronte a quella prova. Lo ha voluto, lo sento, lo so. Perché? Perché? - Chiede.
- Perché avevi imparato tutto quello che dovevi imparare, - Risponde il cavaliere di nome Caithness - Ed era giunto il tempo che con il tuo destino tu ti confrontassi.
Ancora parole, ancora pugnali.
Una presa in giro. Un'illusione. Tutta la sua vita. Tutta la sua vita, coronata dalla morte e rovinata dall'unica di queste morti che non era tale.
- Perché? PERCHE'? - Urla l'uomo nero.
- Non erano illusioni i nostri sentimenti, e non era un'illusione il vento che sentivi, - sussurra Caithness - Ma era tempo che tu affrontassi quel vento, che tu capissi la vera natura della Forza. La Forza che il tuo maestro poi percepì anche dentro di me. Lo percepì in quel luogo che non è vita e non è morte, e che solo un cavaliere può abitare. Per te, Noak'im, era davvero giunto il momento di scegliere tra ciò che potevi essere e ciò che sei diventato. Ed il momento di essere travolta da quel vento è venuto anche per me, perché viene per tutti.
L'uomo nero non capisce, non vuole capire. Non vuole accettare la prospettiva di aver fallito.
- Io scelsi la scelta giusta. Evitai il vento, le emozioni, che il Maestro aveva sempre voluto negare in me, al punto di strapparmi la cosa che più amavo al mondo! - Per la prima volta dopo tanto tempo, c'è di nuovo un tremito nella voce dell'uomo nero. - Scelsi la pace! Scelsi quello che mi aveva insegnato! Non c'è morte qui! Non c'è dolore! Non c'è emozione!
Il volto angelico del cavaliere scuote lentamente la testa, e i suoi occhi si chiudono.
- Non dovevi scegliere tra il calore o la bufera. Dovevi solo imparare a placare quel vento, e a lasciare che comunque ti riempisse i polmoni. Perché il vento sono le tue emozioni, e nessuno può cancellare le sue emozioni, solo reprimerle. Ed è quello, il vero Lato Oscuro.

Il vero Lato Oscuro, il riparo nella pioggia, il muro dietro il vento, l'amputazione per la ferita.
E la porta si spalanca. E l'anima dell'uomo nero è di nuovo in balia di quel vento. Investita dai ricordi e da emozioni mai scomparse ma solo represse, l'anima dell'uomo nero affronta di nuovo la prova e la scelta tra la vita e la morte. Ed è da solo. Perché la scelta tra vivere o morire è una scelta che si affronta sempre da soli.

- Non capisco, e mai capirò. Perché tutto si deve ridurre a un attimo? Perché una vita si deve racchiudere in un attimo? - Chiede Noak'im, e ambo le parti del suo io sono stravolte, e pronte ad affrontare una dura battaglia. Una battaglia che sta già combattendo con se stesso da tutta la vita.
- Perché quello è il momento. Perché non c'è tempo per scegliere, non in questo. Perché il momento di capire deve essere lungo un secondo, e protrarsi per tutta la vita. E tu eri tanto radicato nella Forza quanto nessun altro prima di te, una cosa incredibile, eccezionale, questo diceva il Maestro, tu potevi fare veramente qualcosa di grande. Ed era il momento, quello, per capire se ne eri all'altezza.
- Io ho fatto qualcosa di importante! - Sbraita l'uomo nero. - Io ho ridato la vita alla nostra gente! Una nuova casa, un nuovo inizio! Io! IO! Non quello stupido vecchio che seminava germogli incapaci di crescere! Io ho dato vita a qualcosa che poteva averla!
Gli occhi di Caithness si chiudono ancora, ma subito si riaprono. Ma in quel battito di ciglia c'è un dolore immenso, un dolore che scuote quel vento e che fa rabbrividire anche il corpo di Noak'im. E un pensiero, che ancora una volta quel vento cattura e trattiene a se.
- Non lo sai… - Sussurra il cavaliere - Non lo sai…
Ma non è vero. L'uomo nero non lo sapeva fino a un attimo prima, ma ora lo sa.
- No.
Di nuovo quella semplice negazione, l'unica cosa che l'uomo nero abbia mai saputo veramente opporre alla vita.
- No. No. No. No.
Impossibile da credere. Impossibile da accettare.

- Li hanno resi schiavi, - sussurra Caithness, e i suoi occhi brillano di rugiada - Tutti. Il mondo che gli hai regalato è una colonia penale. Sono tutti schiavi, e muoiono come insetti. La nostra gente sta morendo come il nostro mondo, come le nostre case, come il tuo cuore.
L'uomo nero indietreggia. Le sue mani si muovono, a impugnare qualcosa che involontariamente aveva riposto. E la sua spada laser si accende e brucia l'aria, fendendola con la sua rabbiosa violenza. E la sua spada si muove nello stesso gesto con cui l'uomo nero abbatté un vecchio dagli occhi di cristallo.
Ma questa volta dall'altra parte non c'è un'anima che ha rinunciato a vivere e a lottare.
Non ancora.
Due armi identiche si scontrano e uno stridore sinistro e rabbioso si diffonde nella battaglia. Nella battaglia del vento.

E l'anima dell'uomo nero accetta la sfida, e in quel vento muove un passo. Un passo che non avrebbe mai creduto di muovere di nuovo.
La bufera c'è ancora, ma adesso è molto, molto più forte.
La bufera lo investe, tornado di emozioni che lo trafigge e gli strappa un cuore che lì non ha.
E la bufera lo riporta là, dove una notte di diciotto anni prima dovette scegliere. Ma la bufera è più forte, e più caldo è ora il calore e la protezione che quella porta offre.
E l'uomo nero prova qualcosa che non provava da troppo tempo. L'uomo nero ha paura, e la paura, si sa, è tanto più forte quanto più tempo è passato dall'ultima volta che la si è provata.
E l'uomo nero ha paura. Ha paura.

Fendenti rabbiosi contro parate agili e decise. Le spade illuminano il mondo di se, si incrociano, bruciano i loro atomi, si riflettono in occhi che tradiscono un sentimento che il tempo non può spezzare.
- Puoi ancora farcela, Noak'im, - dice il cavaliere - Cerca le tue emozioni dentro di te, ci sono, ci sono ancora.
- Taci! - Urla l'uomo in balia del vento, e continua a caricare colpi di immane potenza e follia. - Non c'è emozione! E' questo che dite, dannatissimi Jedi!
- C'è pace! - Grida lei, indietreggiando, subendo un colpo dopo l'altro non sul corpo ma nel cuore. - Cerca le tue emozioni! Cerca quel vento! E placalo! Placalo! Non ci può essere solo amore o solo dolore, non ci può essere solo vita o solo morte! C'è la Forza! Ci sono tutte le emozioni! Tutte, tutte insieme!
- TACI! - L'uomo in balia del vento colpisce, colpisce, colpisce, mentre l'altra metà di se subisce, subisce e subisce.

Troppo. Troppo vento.
Basta. Troppo vento.
Paura. Odio. Rabbia. E di nuovo quella….quella 'cosa', di nuovo quella cosa, quella più forte di tutte, per cui un giovane porse una domanda e due volte sbagliò a rispondere.
E la creatura che lo affronta in quel vento, quella creatura che sta cercando di abbattere è tutta la sua vita, e l'anima di Noak'im se ne rende conto. Ma non può ammetterlo.
Colpisci.
Colpisci.
Colpisci, spada, e che quella che doveva essere morte, morte sia.

Caithness indietreggia, indietreggia, fino a che non giunge il momento in cui non si può più indietreggiare. E quel momento arriva per tutti, nella vita. Per tutti. Il momento di fermarsi dove ci si trova, perché dietro c'è il baratro.
E il cavaliere si ferma. Ferma la sua spada mentre non è ferma la spada dell'altro. E dice quello che deve essere detto.
- Le tue emozioni. Le tue emozioni. Placa il tuo odio. Placa il tuo amore. Ci può essere tutto, tutto allo stesso tempo. Tutto allo stesso tempo, Noak'im! Io ti combatto, ma io ti amo! IO TI AMO!

Io...

Un lampo. Un lampo nel vento. Non c'è mai stato un lampo nel vento.

…Ti…

Eccolo. Il cuore della bufera. Ecco dove il vento distrugge tutto quello su cui passa, ecco dove il vento può essere spezzato. E l'anima dell'uomo nero giunge infine al cuore del vento.
L'anima dell'uomo nero giunge al centro del suo cuore. Dove c'è tutto, e tutto, forse, può esserci davvero allo stesso tempo.

...Amo…

E' il momento.
E' il momento.
Abbatterla. Abbattere il vento. Abbattere i ricordi. Abbattere l'odio. Abbattere l'amore.
E' il momento.
E' il momento.
Salvarla. Salvare il vento. Salvare i ricordi. Salvare l'odio. Salvare l'amore.
E' il momento.
E' il momento.
Ricordi. Ricordi di una notte che non conteneva le stelle.
Ricordi di un uomo dagli occhi di cristallo che aveva la conoscenza ma non aveva mai imparato a diffonderla.
Ricordi di un uomo che ha dato la vita per fermare un colpo diretto a lui. Un colpo con cui l'uomo si redime da una antica colpa.
Ricordi di una donna mai conosciuta, che in una notte come quella che non conteneva le stelle accolse in se il seme di una nuova vita. La sua vita.
E i sogni, i sogni mai realizzati, i sogni in cui c'era tutto, la notte, le stelle, l'amore, gli occhi d'argento e quelli innocenti, l'uomo e la donna, il passato e il futuro.
I sogni di una vita che sarebbe potuta essere e non è stata.
Perché non si può vivere la vita dietro quel portone, non si può vivere tutta la vita al riparo dalla bufera.
Qualche volta basta bagnarsi la punta del dito, o lasciare che un alito di vento scompigli i capelli, ma lo si deve fare. Lo si deve fare.
E' il momento.
E' il momento.
E l'uomo nero capisce. Capisce parole che vengono rivolte all'altra sua metà. Ci può essere tutto, tutto contemporaneamente. E l'anima afferra il cuore di quel vento con mani che di vento sono fatte e lo strappa alla pazzia in cui imperversa. E il cuore di quel vento viene posto in un cuore più piccolo, forse insignificante, ma indubbiamente umano. Il suo cuore.
E il vento si abbassa.
Lentamente, inesorabilmente, il vento si abbassa. Ma non dentro di lui.
Adesso c'è tutto, il vento del fiore e il vento della morte, il vento dell'amore e il vento dei sogni. Ora c'è solo quello. Solo quello.
Equilibrio.
La Forza.
E l'uomo nero diventa uomo, e l'uomo cavaliere.

Ma l'uomo adesso è composto da due metà, due metà lontane. E prima che un'anima possa urlare a un corpo la consapevolezza di una vita, quel corpo muove un gesto che non può più essere frenato.
E la spada si muove, compie il suo gesto, e non trova resistenza, perché chi gli sta di fronte pronuncia le parole che devono salvare un'anima, un'anima troppo importante perché possa andare perduta.
E la morte che non è stata, infine è.
Perché arriva per tutti, il momento di morire.

Arriva per tutti, prima o poi, il momento di piangere.
Si possono piangere gocce di rugiada o fiamme che brucino il volto, ma arriva, il momento di piangere.
Ma se un pianto è veramente sincero, se un pianto nasce veramente dall'anima, anche se accoglie una vita che si spegne, in realtà, forse, può regalare una speranza di un nuovo inizio.

Piange il cavaliere, piange sul corpo di una principessa per la quale il vento non ha mai smesso di soffiare, se non nelle sue folli illusioni.
La tiene tra le braccia, e piange sul suo volto. Non ci sono stelle nel cielo, ma il cuore del cavaliere batte come quello del giovane uomo che sotto un manto di luci infinite prometteva amore eterno.
E mentre gli occhi della principessa si spengono, un ultimo sussurro esce dalle sue labbra.
- Sì. - Dice Caithness - Ce l'ho fatta. La Forza è con te. Adesso…
Un tremito nella Forza.
- Adesso… Posso dirtelo.
Piange il cavaliere, piangono gli occhi della sua principessa.
- Abbiamo… Un figlio, Noak'im. Giovane e bellissimo. Abbiamo… Un figlio… E la Forza… E' con lui…
Un urlo nella Forza.
E quella stella nel cielo, ancora prematura, si spegne veramente.
Il volto tremante del cavaliere si alza impercettibilmente, occhi piangenti fissano un punto qualsiasi, che un punto qualsiasi non è.
Una figura sconosciuta, ma che lascia scorrere lo stesso sangue nelle stesse vene del cavaliere.
Un giovane di bianco vestito, un giovane forte e bellissimo, che stringe nella sua mano l'arma dei Jedi.
Ma l'arma è spenta. Lacrime, negli occhi del figlio del cavaliere.
Un figlio che non ha mai avuto un padre, perché il padre stava seminando morte e distruzione nell'illusione di liberare qualcuno da una condanna, e subendo invece per primo la condanna a non poter vivere la sua vita.
Intorno morte, sangue e distruzione. Ma in quello sguardo c'è il legame di una nuova vita. Una nuova vita che la principessa, in viaggio verso le pianure di Mulas, ha regalato al suo cavaliere.
Arriva per tutti il momento di fare i conti con la propria vita.
Di redarre un bilancio e tirare le somme, per quanto sconvenienti possano essere.
Ma quello che conta veramente forse non è il risultato di quel bilancio, ma quanto si è lottato per farlo essere il miglior bilancio possibile. E se il frutto di una vita è una moneta che si è combattuto per avere, si può essere più felici di chi una montagna di diamanti se li è visti piovere dal cielo.


Postludio


- Padre.
Gli occhi di Noak'im sono occhi stanchi, ma non sono stanchi quando guardano quelli di un uomo che è immensamente simile e allo stesso tempo immensamente diverso dall'uomo che Noak'im fu.
- Bert. - Lo chiama il padre, e guarda con orgoglio il figlio. Lo guarda, guarda il tramonto, e sa che quello è il suo ultimo tramonto.
Vecchio, stanco, sa che il vento non smetterà mai di soffiare, ma che ogni albero prima o poi esaurisce le sue foglie. Guarda quell'uomo con orgoglio, quell'uomo che la sua vita l'ha saputa vivere. Un cavaliere Jedi, una mente incredibile, un uomo che quando dovette scegliere tra la vita e la morte, di fronte a una madre morente e a un padre assassino, scelse semplicemente la Forza.
Vinse quella prova e visse la sua vita.
E la sua vita, che fu salvata quando era ancora nel grembo della madre da una forza che tutto trascende e che nessuno comprende, una forza senza corpo e senza logica, quella vita si è dipanata per strade veramente importanti.
E il figlio del vecchio Noak'im è diventato l'eroe della sua gente, che ha saputo guidarla lontano dalla schiavitù, lontano dalla tirannia e dal giogo dell'impero, verso un nuovo mondo che veramente gli appartenesse, un nuovo mondo che regalasse veramente un nuovo inizio, una nuova speranza, e uno scrigno per ognuno in cui chiudere i ricordi di un mondo che nei cuori e nelle menti non se ne sarebbe mai veramente andato.
Una vita importante, troppo importante, una vita per preservare un popolo.
Ma non per il numero di vite salvate è importante la vita dell'uomo e del cavaliere di nome Bert, non per quello, come un uomo nero un giorno credette. E' importante perché nobile è il suo animo, e perché per quella gente, per il sorriso di ogni bambino, per l'amore di ogni uomo e per la vita che ogni donna porta dentro di se, per quello ogni cosa nella sua vita è stata fatta. Per quello, e solo per quello.
- Sei sicuro, padre, di voler andare?
Il vecchio annuisce, e annuisce il vento dentro di lui. Si, è il momento.
- Devo salutare la mia notte, e voglio salutarla assieme al mondo che mi ha generato.
La notte di Mulas.
- Tra un giorno il sole del nostro mondo collasserà. Ma prima di spegnersi ci sarà la luce, una luce immensa, che il mondo inghiottirà. Questo la Forza mi ha detto.
- Questo accadrà. - Annuisce il figlio, il figlio che chiude gli occhi per frenare una lacrima.
E il figlio si ritrova una mano sulla spalla. Riapre gli occhi e vede gli occhi del padre, occhi di cristallo.
- Versa quella lacrima, figlio mio, - sussurra il padre - Versala per tuo padre, che ha avuto paura a versarle.
La lacrima scende, e con quella molte altre. Il vecchio e suo figlio si abbracciano di un ultimo abbraccio e il vecchio sale sulla nave che lo porterà per l'ultima volta più vicino alle stelle e poi su un mondo che si prepara a dare l'addio e a tornare alla Forza che lo ha generato. L'ultima nave, perché è giusto che l'ultima nave di un mondo morente non sia una nave che salpa ma una nave che approda.

Il cielo.
Le stelle.
Un manto di stelle che solo due occhi in tutta la Galassia in quel momento vedono.
Un cielo che racconta di se, e di tutte le anime che sotto di esso sono vissute, hanno amato, perdonato, tradito e sognato.
Quattro sepolcri, in quel geometrico ordine, un geometrico ordine che nessuno più può vedere.
Un padre, una madre, un maestro e un amore.
Tutta una vita.
Il vecchio piange le sue ultime lacrime di fronte a quel luogo che è intriso di se.
Chiude gli occhi e lascia che il vento lo accarezzi, dove per la prima volta ha soffiato, e lì potrebbe chiudersi il cerchio.
Ma c'è ancora qualcosa che quel vecchio deve fare.

Ogni passo un ricordo. Ogni passo un istante, un'ora, un volto, una parola.
Ogni luogo il vecchio attraversa, e ogni luogo è una pagina da sfogliare nel grande libro della vita, che per qualcuno può essere pieno di pagine bianche, ma non per lui.
Il vecchio cammina sulla casa dove un tempo operò una folle scelta, dove qualcosa dai molti occhi di cristallo salvò una vita da morte certa permettendole di dare alla luce un'anima troppo importante, il cui destino era già scritto sul libro di Mulas.
Il vecchio attraversa il punto in cui il suo Maestro trovò la morte per sua mano, o forse semplicemente una nuova vita.
Il vecchio attraversa il luogo dove un giorno promise un amore eterno che come il padre non sarebbe stato in grado di dare, un luogo dove forse, tutto ebbe veramente inizio.
E il vecchio giunge davanti a una casa, una casa che non c'è più, che di se lascia solo fondamenta depredate e bruciate dai pirati e dal tempo.
E davanti alla casa, un luogo come un altro, in quel mondo, un luogo dove un giovane porse una domanda.
E quel vecchio la domanda la ripete.
- Un Jedi può amare?
E finalmente arriva anche la risposta.

C'è il vento. C'è la Forza. E la Forza tutto è, e in essa tutto si realizza e si consuma. La vita, l'amore e la morte. Tre cose che segnano l'esistenza di chiunque, tre cose che nella Forza possono esserci, nel bene e nel male, ed esserci per sempre.
Si, un Jedi può amare.
Ma deve venire il momento giusto per dare quella risposta. E il momento giusto viene per tutti.

Una cosa resta al vecchio. Resta da fare la cosa importante che non ha mai fatto nella sua vita.
Apre la sua mano e sa già cosa ci trova, anche se lui non ce l'ha messo.
Poi si china, con un gesto sottile smuove terra che è morta solo in apparenza, e vi pianta quel seme.
Perché ogni seme piantato, non importa se crescerà, è un gesto di vita. Che si pianti in un mondo rigoglioso, nel grembo dell'amore, o in un terreno sterile, quel seme è la vita. Quel seme è la Forza.
Il vecchio sposta lo sguardo in un punto dove tanto tempo prima qualcuno come lui piantò quel seme.
E finalmente gli occhi vedono.
Finalmente gli occhi vedono quel fiore.
E non è un fiore qualunque. E' il fiore che volò nelle mani di un bimbo innocente davanti alla tomba di sua madre nel primo tramonto della sua vita.
Il vecchio si china e coglie quel fiore, che gli parla di se. E il fiore si bagna. Di una minuscola gocciolina, che non potrebbe essere, ma che è.
Prima una sola. Poi una seconda. Poi si bagna anche il volto.
Ancora. E ancora. E ancora.
Il vecchio alza gli occhi a un cielo che non c'è più, ma che per lui ci sarà sempre, e guarda quelle gocce cadere in un miracolo che a quel mondo non è mai stato concesso.
E il bambino, il ragazzo, il giovane uomo, l'uomo nero, il cavaliere e il vecchio, tutti insieme guardano il cielo che comincia a piangere, mentre intorno non ci sono più rovine di un mondo abbandonato, ma le sconfinate, infinite, pianure di Mulas.
Noak'im si stringe il fiore sul petto, si avvolge nel suo vento come un mantello che lo protegga da quelle lacrime, e sul suo volto compare un sorriso. E' la notte di Mulas, dove il cielo piange.
- Piangi cielo. Piangi, perché stanotte devi piangere.
E il vecchio, con quel fiore in mano, con un sorriso sul volto e con il vento nel cuore muove il suo primo passo in quella notte, consapevole che nessuna notte dura in eterno e che oltre di essa lo aspetta il suo sogno, dove c'è un padre, una madre, un maestro e soprattutto l'amore.

Ci sono cose che arrivano per tutti.
Un dove.
Un quando.
Vita.
Morte.
La Forza, e l'amore.

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