DUAT
 
di Davide Galati
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"Io sono Atum-Ra, che era solo nel Nun.
Sono Ra nel suo primo apparire,
quando cominciò a regnare su ciò che aveva creato."
(Dal Libro dei Morti Egiziano)

Lunedì 16 Gennaio 1997, 20:30
Decisi di farlo quella sera. Era da un po' che ci pensavo, ma ero sempre riuscita a trovare mille scuse pur di rinviare quel momento. La telecamera era pronta, l'avevo programmata affinché riprendesse un minuto ogni dieci. Vi siete mai chiesti come siete mentre dormite ? Se vi muovete o state fermi? Se vi alzate sonnambuli o parlate nel buio? Io sì, e quella sera, ero convinta, sarei riuscita a darmi una risposta.

Martedì 17 Gennaio 1997, 6:20
La mattina mi ero alzata un po' più nervosa del solito, ma a dispetto della situazione anomala devo dire di aver dormito più o meno come le altre volte. Non mi ero lasciata intimidire da quell'occhio elettronico puntato sul mio letto, ma il bello veniva proprio adesso. Collegai la telecamera al videoregistratore e sprofondandomi nel divano iniziai a guardare, con morbosa curiosità, quello che era il frutto del mio esperimento. Rimasi molto sconcertata. Mi vedevo distesa sul letto, ma era come ritrovarsi a guardare un'altra persona, un'estranea.
Una sensazione molto sgradevole si impadronì del mio corpo, mentre sentivo la pelle che rabbrividiva sotto il pigiama. Vi giuro però che questo era niente in confronto a quello che provai quando vidi quella "cosa". Mi dispiace, ma come altro potrei definirla? Si librava a mezz'aria proprio sopra il mio letto, non mostrava una forma precisa, sembrava piuttosto una nuvola gelatinosa non molto compatta.
Quasi un ovale fumoso da cui ogni tanto si allungava un escrescenza verdognola, come un mostruoso tentacolo. Il cuore si arrestò, mentre la tazza che avevo in mano cadde rumorosamente a terra.
Ci vollero alcuni minuti prima che tornassi padrona di me stessa. La telecamera segnava le quattro e quindici minuti come ora di registrazione e di quell'apparizione ectoplasmatica non c'era più traccia. Spensi tutto senza pensarci due volte e mi misi a raccogliere i cocci sul pavimento, decisa più che mai a farmi assorbire dalla tranquillità della mia solita routine, ma senza riuscirvi.
Ripresi la mia posizione di fronte al televisore, volevo venire a capo di quel mistero, e riguardai il nastro. Purtroppo dovetti ammettere di non essermi sbagliata e che la telecamera funzionava alla perfezione. Isolai il tratto di nastro incriminato. Era stato registrato tra l'una e dieci e le due e trenta. L'immagine appariva all'improvviso e rimaneva fluttuante a mezz'aria sopra i piedi del letto. Sembrava quasi danzare mentre protendeva i suoi tentacoli nell'oscurità della stanza per poi svanire misteriosamente com'era apparsa.
Era già la quarta volta che osservavo quei fotogrammi irreali con un misto di terrore e di insano piacere, quando notai un particolare che prima mi era sfuggito. La spia di accensione del computer che tengo sulla scrivania, accanto al letto, era accesa. Fermai l'immagine per esserne sicura e poi tornai indietro per verificare. All'una la spia era spenta, si accendeva all'una e dieci per poi spegnersi esattamente alle due e trenta. Rimasi sconcertata da quella scoperta. Il mio computer si era acceso e si era spento in concomitanza con l'arrivo e la partenza di quella "cosa". Perché?
Mentre tentavo inutilmente di darmi una risposta il mio sguardo cadde sull'orologio alla parete. Le otto. Dovevo scappare ero già in ritardo, in tremendo ritardo. Mi alzai dirigendomi istintivamente verso la camera da letto per vestirmi, ma mi fermai quasi subito. Non avevo nessuna intenzione di tornare là dentro, non ora almeno. Recuperai alcuni vecchi vestiti da un armadio in soggiorno e mi precipitai fuori. Potevo ancora farcela ad arrivare al lavoro puntuale se solo mi fossi sbrigata.
I computer che s'accendevano a tempo e gli ectoplasmi volanti potevano sicuramente aspettarmi fino a sera.

Martedì 17 Gennaio 1997, 19:30
Ero tornata a casa più tardi del solito, come se avessi cercato di evitarlo. In effetti col passare del tempo e l'avvicinarsi delle ore serali cresceva dentro di me l'inquietudine ed il terrore al solo pensiero di dover rincasare. Per questo chiesi a Diana di passare la notte da me, non avevo nessuna voglia di rimanere sola ed inoltre lei ha una certa esperienza come programmatrice elettronica e questo, pensavo, avrebbe potuto rivelarsi più utile del previsto. Lei accettò senza alcun problema, d'altra parte non era la prima volta che la ospitavo, anche se per motivi completamente diversi.
Non appena entrammo le feci vedere la registrazione.
Non disse una parola, ma osservava stupita ed anche quando le feci notare la luce d'accensione del computer si limitò ad un cenno col capo.
- Credevo ti fossi inventata tutto per passare la notte con me... - esclamò alla fine del nastro guardandomi. Evidentemente cercava di sdrammatizzare la situazione, ma non ci riuscii ed io non le risposi.
- Va bene, - continuò alzandosi - allora andiamo a vedere questo computer.
Era la prima volta che tornavo in camera da letto e penso che se non ci fosse stata lei non lo avrei mai fatto.
Tutto era esattamente come l'avevo lasciato e, non so perché, la cosa mi parve ancor più inquietante.
Diana non perse tempo, accese il computer e mi fece cenno di sedere accanto a lei.
- Adesso esamineremo il contenuto del disco fisso, se noti qualcosa di anomalo come… - le parole le morirono in gola. Aveva appena inviato il comando che doveva mostrarle la lista completa dei programmi contenuti nel computer, ma il risultato fu sconvolgente. Erano tutti spariti, al loro posto ce n'era uno solo.
- DUAT.COM è roba tua? - Mi chiese, ma senza neanche aspettare la mia risposta continuò. - Non ho mai visto una cosa simile, da solo occupa tutto lo spazio disponile... l'intero disco fisso...
- Guarda la data! - Gridai - La data di registrazione è uguale a quella riportata dalla telecamera...
- Non può esistere un programma .COM così grande... Più di cinquecento mega... Impossibile....
- Possiamo lanciarlo, giusto? - da quel poco che ricordavo di informatica, mi sembrava che gli unici programmi direttamente eseguibili fossero quelli che terminavano il loro nome con i caratteri .COM, .EXE o .BAT, ma non è che ne fossi molto sicura.
- Sì, possiamo, - Diana si girò a guardarmi stupita - ma non abbiamo alcuna idea di cosa succederà se lo facciamo.
- Allora cosa suggerisci?
- Proviamo! - detto questo digitò DUAT sulla tastiera e premette il tasto di invio.
Faccio fatica a descrivere quello che accadde in seguito.
Lo schermo cambiò colore, divenne prima rosso poi blu ed infine grigio. Apparve una schermata affascinante: sullo sfondo una grande barca, non come quelle di oggi, ma con le vele, anzi con un'unica grande vela. Ricordavo di averla già vista da qualche parte, ma non riuscivo a focalizzare dove con precisione. Sopra la nave era ancora ripetuta, a grandi lettere, quella strana parola DUAT.
Sotto, in piccolo, alcune righe che Diana prese a leggere ad alta voce: - Questo è il DUAT. Un programma telematico della nuova generazione. Vi permetterà di comunicare con altri senza bisogno dell'ausilio di una linea telefonica. Inserite i vostri messaggi ed essi saranno automaticamente trasferiti ad ogni utente collegato con DUAT.
- Che diavolo è? - esclamai spontaneamente.
- Sembrerebbe quasi un sistema di messaggeria elettronica...
- E come c'è finito nel mio computer?
- Non lo so, ma l'unica cosa che possiamo fare al momento è vedere con chi siamo collegati.
E detto questo cominciò a battere sulla tastiera, mentre io seguivo il comporsi delle parole sullo schermo:
- Salve, Diana in linea.
La risposta arrivò quasi subito: - Ciao Diana, ti stavamo aspettando.
- Ciao, ma voi chi siete e cosa vuol dire che mi stavate aspettando?
- Noi siamo gli abitanti del DUAT e sapevamo che saresti arrivata.
Quell'affermazione mi sconvolse, anche se forse non ce n'era motivo. Infatti spesso chi usa questi programmi di comunicazione vi si riferisce come se si trattasse del proprio mondo.
Osservavo nel frattempo Diana che continuava a dialogare, sempre più affascinata, con i suoi nuovi amici.
Sembrava essersi scordata di me e dei misteri che avvolgevano la comparsa di quel programma.
Ormai non seguivo più la sua conversazione telematica, perché continuava a martellarmi nella testa quella frase: "Noi siamo gli abitanti del DUAT..."
DUAT. Ero convinta che fosse quella la chiave per comprendere cosa stava succedendo, se solo avessi saputo cosa significava. Sicuramente non era una parola italiana, forse era inglese oppure si trattava di una sigla. Mi alzai e consultai un voluminoso vocabolario che avevo comprato di recente, ma senza alcun esito. Guardai ancora Diana e vidi che ormai non si curava più di me era totalmente presa dai suoi interlocutori. Gettai lo sguardo sull'ultimo brano di conversazione:
- Il posto che mi hai descritto, Seth, è meraviglioso, spero un giorno di poterlo visitare.
- Sono sicuro che molto presto ne avrai l'occasione. Anche tra noi c'è qualcuno a cui piacerebbe farti visita.
- Sarebbe bellissimo. Potete venire quando volete!
- Davvero?!
Fu quel nome, Seth, a mettermi sulla pista giusta. Sapevo di averlo già sentito e non ci misi molto a ricordare che era il nome di una qualche divinità egiziana. Uno pseudonimo, pensai, ma in quel momento anche l'immagine della barca che fungeva da sfondo allo schermo mi divenne più chiara.
Era un'imbarcazione egiziana, l'avevo già vista su un testo di mitologia che tenevo in soggiorno. Non persi tempo e mi precipitai a consultarlo. Trovai tutto quello che cercavo e man mano che leggevo la paura tornava ad impadronirsi di me.
Seth era il nome con il quale gli egiziani designavano il dio della siccità e del cattivo tempo, un simbolo del male. La nave era uguale a quella che trasportava l'anima del defunto nell'aldilà. Aldilà che gli egiziani chiamavano con un nome ben preciso, un nome magico: DUAT.
Fu a quel punto che sentii di dovermi sedere perché le gambe non mi reggevano più. Un turbine di pensieri mi travolse stordendomi. Che diavolo stava succedendo? Un tonfo secco mi riportò alla realtà. Mi alzai di scatto correndo di là, verso Diana, senza neanche pensarci, istintivamente. E poi non riuscii a far altro che urlare, urlare ed urlare.

Mercoledì 18 Gennaio, 9:30
Quinto Distretto di Polizia di Boston, Massachusetts
Questi sono i fatti come ci sono stati raccontati, dopo un lungo interrogatorio durato tutta la notte, da Sarah Trevor, la ragazza proprietaria dell'appartamento. E' accertato che la morte della sua amica Diana è stata causata da un'improvvisa embolia cerebrale di cui non siamo ancora riusciti a determinare la causa scatenante. Abbiamo verificato la deposizione visionando il nastro di cui sopra, ma non abbiamo rilevato nulla di insolito. Nessuna forma ectoplasmatica o presenza di corpo estraneo. Al nostro arrivo il computer è risultato sì acceso, ma completamente vuoto. I nostri tecnici hanno confermato che da quel sistema sarebbe stato impossibile eseguire un qualunque programma, tanto più uno di comunicazione telematica visto che non esisteva nessun modo di accedere alla linea telefonica.
Sembrerebbe che il racconto che ci è stato fornito sia solo il frutto di una mente profondamente scossa dagli avvenimenti che ha vissuto. Ho fatto una breve ricerca per mio conto ed ho scoperto che, effettivamente, col nome DUAT gli egiziani chiamavano il regno dei morti attraverso cui viaggia il faraone defunto per poi, infine, rinascere alla vita. In realtà c'è ancora un particolare che non riesco a comprendere del tutto e mi lascia profondamente turbato. I risultati dell'autopsia sul corpo della defunta hanno portato alla luce un fatto insolito. Diana è risultata essere ancora vergine, ma nonostante questo portava in grembo un feto di due mesi. Questo è già di per sé sconvolgente, ma ho trovato una leggenda apocrifa sul DUAT secondo cui il faraone tornerebbe in vita reincarnandosi in una donna ancora vergine. Comunque al di là di queste coincidenze che lasciano adito solo a vaghe ed inutili supposizioni non abbiamo altri elementi di rilievo.
Il caso viene quindi chiuso ed archiviato come decesso per cause naturali.
L'ispettore capo, Dwaine Talbot

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