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FOLLIA
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Lo
sento avvicinarsi.
Non fa nessun rumore, ma io lo avverto lo stesso. Ormai non ho più
nessuna speranza, nessun luogo dove scappare, dove nascondermi. Posso
solo affidare a questo foglio la mia storia perché qualcuno sappia,
comprenda cosa mi ha spinto sull'orlo di questa follia. Mi ha trovato
e non mi lascerà più fuggire.
Tutto è cominciato con quel libro, quel libro maledetto, lui
ed il giorno in cui iniziai a scriverlo.
Era una storia di eroi ed amori, di sacre cerche e mistici duelli, ma
per far esistere un eroe occorre creare un mostro, un essere viscido,
potente oltre ogni immaginazione e malvagio, malvagio come neanche l'uomo
può arrivare a concepire. Solo così chi riuscisse a trionfare
contro di lui, potrebbe trascendere la sfera mortale e fregiarsi degnamente
del titolo di eroe.
O così pensavo allora, ma che cosa sarebbe successo se nessuno
fosse riuscito nell' impresa? Se non ci fossero stati eroi? Questa era
una domanda che non mi ero neanche posto. Non poteva succedere, ero
io a scrivere la storia. Decisi di dedicarmi completamente alla creazione
di questo personaggio. Non era facile trovare delle idee che mi soddisfacessero,
tutte quelle che mi venivano in mente mi sembravano o troppo banali
o eccessivamente sfruttate.
L'illuminazione mi giunse, infine, all'improvviso, folgorandomi. Perché,
mi chiesi, cercare fuori qualcosa che avevo dentro di me? In ognuno
di noi c'è una parte oscura, un'anima nera che viene repressa,
tenuta sommersa dalla ragione, dai sentimenti, dalle convenzioni, ma
se queste vengono a cadere? Se gli unici sentimenti che si provano sono
quelli generati dal livore di un cuore nero? Se la ragione usa la sua
immensa potenza per conseguire fini innominati ed innominabili? L'idea
mi piaceva e cominciai a crearlo, cominciai a creare il mio "mostro".
Nella mia follia peccai, peccai di presunzione, credetti di essere Dio,
e come lui plasmai il mio "figlio" a mia immagine e somiglianza.
Scrutai negli abissi più torbidi del mio cuore, guardai in faccia
i segreti più agghiaccianti dei miei pensieri, contemplai sereno
il volto della mia lucida pazzia. Fu così che nacque "Lui"
e quando il mio processo creativo fu al termine io ne ero più
che soddisfatto, per me si trattava di una purificazione.
Avevo espulso la mia parte negativa materializzandola, avevo affrontato
la mia anima e ne ero uscito vincitore, quanti altri potevano dire lo
stesso? Ah non sapevo quanto mi sbagliavo, come mi sbagliavo...
Col proseguire della mia storia mi resi conto che forse la situazione
mi stava sfuggendo di mano. Mi trovavo costretto ad inventare gli espedienti
più impensati per far trionfare gli eroi. Gli eroi, già
gli eroi... c'è un' altra cosa che devo aggiungere su di loro.
Se per descrivere il malvagio mi ero ispirato a me, per i miei avversari
avevo scelto alcuni dei miei amici più cari.
Ormai ero giunto quasi al termine del mio lavoro, quando iniziarono
gli omicidi. Forse chiamarli omicidi è un po' troppo riduttivo,
ma non credo che esista un termine che possa descrivere adeguatamente
ciò che accadde, o almeno io non lo conosco.
I miei amici, gli eroi di cui vi parlavo prima, furono uccisi. Caddero
come foglie al vento, uno dopo l'altro. La polizia brancolava nel buio,
ma le uniche tracce, gli unici indizi portavano inequivocabilmente ad
una sola persona... me!
Nessuno capiva, nessuno poteva capire realmente, non ero stato io, ma
lui, lui.... Lui!
Non so come, quale arcano potere avesse usato, ma aveva abbandonato
quella fantasia di carta in cui l'avevo creato per divenire reale e
continuare la sua immonda missione. Stava eliminando i suoi nemici ad
uno ad uno, il suo intento era chiaro, ma solo io potevo vederlo. Non
mi avevano creduto, mi avevano accusato di tutti i crimini. Era stato
facile per loro dichiararmi pazzo dopo aver letto i miei scritti e soprattutto
il mio ultimo romanzo, ancora incompiuto. Paradossalmente ne ero stato
quasi sollevato, ormai ero rimasto solo io, quando mi avesse ucciso
avrebbe portato a termine la sua opera, perché nessuno sarebbe
più stato in grado di completare il finale di quella storia e
lui sarebbe vissuto per sempre. Credevo di essere al sicuro tra le mura
di questa cella, ma, come tutti, avevo sottovalutato il suo potere,
la sua astuzia...
E' qui, ne sono sicuro. La porta è ancora chiusa, ma lui è
entrato lo stesso. Avverto l'oscurità viva palpitare della sua
presenza. Ecco, ora lo vedo chiaramente, i suoi occhi sono i miei, il
suo sguardo è il mio. L'orrore mi onnubila la mente, non riesco
più a pensare, a scrivere, non posso neanche urlare...
Boston,
31 Maggio 1916
Queste furono le ultime parole che mi sono rimaste di mio zio. Fu ritrovato
in un lago di sangue, accovacciato in un angolo della sua cella. Il
caso fu archiviato come suicidio, i dottori stabilirono che si era tagliato
le vene durante una delle frequenti crisi di cui soffriva. Rimane un
unico mistero, non è mai stato ritrovato l'oggetto, forse un
lama, col quale si sarebbe inciso i polsi. L'ipotesi più plausibile
a riguardo è che l'abbia gettata dalla sua finestra nell' oceano
sottostante. Certo questo manoscritto abbandonato accanto a lui potrebbe
far pensare diversamente chi non lo conoscesse, ma è evidente
che è solo il prodotto della terribile malattia che gli consumava
il cervello.
Amavo mio zio, è stato lui ad infondermi l'amore per la scrittura
e ad insegnarmi tutto quello che so. Ho sempre ammirato il suo stile
e credo di dovergli molto, per questo mi sono deciso a prendere un'
importante decisione. Tra le sue carte ho trovato un lungo romanzo cavalleresco
incompiuto, probabilmente quello di cui parla nel suo ultimo delirio
e, credo di doverglielo, ne completerò la stesura e lo darò
alle stampe. La sua ultima storia verrà portata a termine..
Boston
, 10 Agosto 1916
Era proprio come diceva. Lo sento avvicinarsi. Non fa nessun rumore,
ma io lo avverto lo stesso. Non vuole che io concluda la storia, non
me lo permetterà. Che Dio abbia pietà della tua anima
zio, quale orribile mostruosità hai liberato sul mondo...
***
Questo
racconto si è classificato primo alla prima edizione del "Premio
Letterario Internazionale Janus Pannonius". Ha partecipato al premio
"Scriviamo un Libro Insieme..." classificandosi quinto ed
è stato pubblicato sulla rivista A.L.I. Penna d'autore.
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