FOLLIA
 
di Davide Galati
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Lo sento avvicinarsi.
Non fa nessun rumore, ma io lo avverto lo stesso. Ormai non ho più nessuna speranza, nessun luogo dove scappare, dove nascondermi. Posso solo affidare a questo foglio la mia storia perché qualcuno sappia, comprenda cosa mi ha spinto sull'orlo di questa follia. Mi ha trovato e non mi lascerà più fuggire.
Tutto è cominciato con quel libro, quel libro maledetto, lui ed il giorno in cui iniziai a scriverlo.
Era una storia di eroi ed amori, di sacre cerche e mistici duelli, ma per far esistere un eroe occorre creare un mostro, un essere viscido, potente oltre ogni immaginazione e malvagio, malvagio come neanche l'uomo può arrivare a concepire. Solo così chi riuscisse a trionfare contro di lui, potrebbe trascendere la sfera mortale e fregiarsi degnamente del titolo di eroe.
O così pensavo allora, ma che cosa sarebbe successo se nessuno fosse riuscito nell' impresa? Se non ci fossero stati eroi? Questa era una domanda che non mi ero neanche posto. Non poteva succedere, ero io a scrivere la storia. Decisi di dedicarmi completamente alla creazione di questo personaggio. Non era facile trovare delle idee che mi soddisfacessero, tutte quelle che mi venivano in mente mi sembravano o troppo banali o eccessivamente sfruttate.
L'illuminazione mi giunse, infine, all'improvviso, folgorandomi. Perché, mi chiesi, cercare fuori qualcosa che avevo dentro di me? In ognuno di noi c'è una parte oscura, un'anima nera che viene repressa, tenuta sommersa dalla ragione, dai sentimenti, dalle convenzioni, ma se queste vengono a cadere? Se gli unici sentimenti che si provano sono quelli generati dal livore di un cuore nero? Se la ragione usa la sua immensa potenza per conseguire fini innominati ed innominabili? L'idea mi piaceva e cominciai a crearlo, cominciai a creare il mio "mostro". Nella mia follia peccai, peccai di presunzione, credetti di essere Dio, e come lui plasmai il mio "figlio" a mia immagine e somiglianza. Scrutai negli abissi più torbidi del mio cuore, guardai in faccia i segreti più agghiaccianti dei miei pensieri, contemplai sereno il volto della mia lucida pazzia. Fu così che nacque "Lui" e quando il mio processo creativo fu al termine io ne ero più che soddisfatto, per me si trattava di una purificazione.
Avevo espulso la mia parte negativa materializzandola, avevo affrontato la mia anima e ne ero uscito vincitore, quanti altri potevano dire lo stesso? Ah non sapevo quanto mi sbagliavo, come mi sbagliavo...
Col proseguire della mia storia mi resi conto che forse la situazione mi stava sfuggendo di mano. Mi trovavo costretto ad inventare gli espedienti più impensati per far trionfare gli eroi. Gli eroi, già gli eroi... c'è un' altra cosa che devo aggiungere su di loro. Se per descrivere il malvagio mi ero ispirato a me, per i miei avversari avevo scelto alcuni dei miei amici più cari.
Ormai ero giunto quasi al termine del mio lavoro, quando iniziarono gli omicidi. Forse chiamarli omicidi è un po' troppo riduttivo, ma non credo che esista un termine che possa descrivere adeguatamente ciò che accadde, o almeno io non lo conosco.
I miei amici, gli eroi di cui vi parlavo prima, furono uccisi. Caddero come foglie al vento, uno dopo l'altro. La polizia brancolava nel buio, ma le uniche tracce, gli unici indizi portavano inequivocabilmente ad una sola persona... me!
Nessuno capiva, nessuno poteva capire realmente, non ero stato io, ma lui, lui.... Lui!
Non so come, quale arcano potere avesse usato, ma aveva abbandonato quella fantasia di carta in cui l'avevo creato per divenire reale e continuare la sua immonda missione. Stava eliminando i suoi nemici ad uno ad uno, il suo intento era chiaro, ma solo io potevo vederlo. Non mi avevano creduto, mi avevano accusato di tutti i crimini. Era stato facile per loro dichiararmi pazzo dopo aver letto i miei scritti e soprattutto il mio ultimo romanzo, ancora incompiuto. Paradossalmente ne ero stato quasi sollevato, ormai ero rimasto solo io, quando mi avesse ucciso avrebbe portato a termine la sua opera, perché nessuno sarebbe più stato in grado di completare il finale di quella storia e lui sarebbe vissuto per sempre. Credevo di essere al sicuro tra le mura di questa cella, ma, come tutti, avevo sottovalutato il suo potere, la sua astuzia...
E' qui, ne sono sicuro. La porta è ancora chiusa, ma lui è entrato lo stesso. Avverto l'oscurità viva palpitare della sua presenza. Ecco, ora lo vedo chiaramente, i suoi occhi sono i miei, il suo sguardo è il mio. L'orrore mi onnubila la mente, non riesco più a pensare, a scrivere, non posso neanche urlare...

Boston, 31 Maggio 1916
Queste furono le ultime parole che mi sono rimaste di mio zio. Fu ritrovato in un lago di sangue, accovacciato in un angolo della sua cella. Il caso fu archiviato come suicidio, i dottori stabilirono che si era tagliato le vene durante una delle frequenti crisi di cui soffriva. Rimane un unico mistero, non è mai stato ritrovato l'oggetto, forse un lama, col quale si sarebbe inciso i polsi. L'ipotesi più plausibile a riguardo è che l'abbia gettata dalla sua finestra nell' oceano sottostante. Certo questo manoscritto abbandonato accanto a lui potrebbe far pensare diversamente chi non lo conoscesse, ma è evidente che è solo il prodotto della terribile malattia che gli consumava il cervello.
Amavo mio zio, è stato lui ad infondermi l'amore per la scrittura e ad insegnarmi tutto quello che so. Ho sempre ammirato il suo stile e credo di dovergli molto, per questo mi sono deciso a prendere un' importante decisione. Tra le sue carte ho trovato un lungo romanzo cavalleresco incompiuto, probabilmente quello di cui parla nel suo ultimo delirio e, credo di doverglielo, ne completerò la stesura e lo darò alle stampe. La sua ultima storia verrà portata a termine..

Boston , 10 Agosto 1916
Era proprio come diceva. Lo sento avvicinarsi. Non fa nessun rumore, ma io lo avverto lo stesso. Non vuole che io concluda la storia, non me lo permetterà. Che Dio abbia pietà della tua anima zio, quale orribile mostruosità hai liberato sul mondo...

***

Questo racconto si è classificato primo alla prima edizione del "Premio Letterario Internazionale Janus Pannonius". Ha partecipato al premio "Scriviamo un Libro Insieme..." classificandosi quinto ed è stato pubblicato sulla rivista A.L.I. Penna d'autore.

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