LUNA ROSSA
 
di Daniele Giannotta
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Si ricacciò a forza nella gola quelle parole che era stato sul punto di pronunciare; il suo buon senso aveva avuto la meglio una volta tanto. Strinse gli occhi con veemenza, come per sfogarsi, per scacciare l'ira... le mani gli prudevano, sentiva il bisogno di rompere qualcosa...
Non si spiegava da cosa dipendesse ma quella sera avrebbe vagato al buio sotto la pioggia battente tutta la notte piuttosto che restare là dove era, ma ancora una volta quel cazzo di buonsenso lo tratteneva... o forse era paura.
Paura?! E di cosa diavolo dovrei avere paura?! Uno strattone violento, così violento che quel qualcosa che gli imponeva di restare mollò la presa.
Uscì senza voltarsi sbattendo la porta come per rinchiudere dentro tutti quei fottuti pensieri, tutte le stronzate quotidiane, tutta quella rabbia senza senso che gli ottenebrava il cervello! O forse no? No, non era affatto così! Quella rabbia gli aveva schiarito le idee, l'aveva spinto a decidersi, a sbattere quella porta del cazzo!
Uscì con i pochi, estivi stracci che aveva addosso; l'aria trafiggeva le tempie come mille aghi, la nebbia offuscava la vista storpiando le forme come una sorta di allucinazione, una nebbia densa, talmente densa da avere un odore, addirittura un sapore, un sapore che pizzicava aspramente la gola seccando le corde vocali.
Lo scrosciare ritmico della pioggia si accompagnava al rumore dei suoi passi sui viali bagnati come un'unica monotona melodia; le gocce fredde solcavano il suo viso unendosi alle lacrime e lucidandolo. Lacrime spontanee... non di rabbia, non di tristezza, non di felicità, lacrime.
Batteva sempre più forte l'acqua sui viottoli di pietra, il vento piegava le fronde degli alberi facendole toccare tra loro come affettuose carezze... Lui camminava con lo sguardo al cielo fissando quello squarcio di luna rossa offuscato prepotentemente dalle scure nubi cariche di pioggia che sembravano volerne offuscare la bellezza... Ma per quanto imponenti e scure fossero non riuscivano a celare lo splendore di quella luna, la sua luce oltrepassava qualunque tenebra. Le fioche luci ai lati della strada illuminavano scorci di terreno bagnato creando sfumature e riflessi che spezzavano la monotonia del buio.
Cammino' a lungo, sempre con lo sguardo fisso in alto su quello squarcio rosso sangue; d'un tratto chiuse gli occhi continuando a vagare verso tutti i luoghi e nessun luogo, verso un posto diverso da quello da cui stava allontanandosi.
Senti' sempre più forte il sapore acre dell'aria, lo scrosciare costante della pioggia, l'odore degli alberi pregni d'acqua, le gocce gelide carezzargli il viso mosse dal vento, il rumore cadenzato dei suoi passi e, sotto tutto questo, il silenzio...
Sentiva il silenzio, il silenzio farsi sempre più forte, fino a coprire tutti gli altri suoni a nullificare odori e sapori e sensazioni... solo silenzio... silenzio... e dal silenzio cominciarono a prendere forma le cose. Comincio' ad assaporare il gusto di un'aria pregna di polline, senti' le mille fragranze dei fiori e dei frutti, il bisbigliare di animali indaffarati e lo scorrere impetuoso delle acque di un torrente, percepì una lieve brezza estiva solleticargli la pelle ed infine vide la luna; lo stesso squarcio di luna rossa che lo aveva ammaliato, ma non c'era più alcuna nube a cercare di oscurarla. Limpido.
Lentamente cominciò a sbattere le ali, innalzandosi con delicatezza in volo puntando verso di lei.

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