GENESI DI UN ANGELO
 
di Daniele Schina
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La luce notturna disegnava sul mio volto espressioni sognanti, mentr'era nel cuore la desolazione. I suoni del silenzio si mescolavano nell'aria, e nemica del sonno era la volontà.
D'un tratto, un angelo mi si rivolse con pensieri:
- Perchè piangi? - Mi chiese.
- E' solo un forte dolore al cuore che non mi fa dormire. - Risposi.
- Stai pensando a lei?
- Lei è il mio unico pensiero. - Dissi senza voce.
- Perchè? Non la conosci nemmeno!
- La conosco bene, in infiniti sogni già l'abbracciai. - E fu subito pensiero.
- Cosa posso fare per te?
- Trasformami in vento - Desiderai con tutta l'anima.
L'angelo mi esaudì: volai a lungo come brezza marina, e quando la raggiunsi le scompigliai i capelli biondi, le sfiorai il viso assorto.
- Angelo, ora voglio essere pioggia.
L'angelo mi accontentò, e fui in tante piccole gocce, a cadere dal cielo sul disegno delle sue labbra. Come in un gioco dolce, le feci scorrere brividi sul corpo; ed era meraviglioso contemplarla negli infiniti riflessi.
- Angelo, ora voglio essere il sole.
L'angelo non esitò, e fui nel centro del cielo. Le mie braccia s'allungarono in raggi d'oro, accolsero il mio amore in un abbraccio caldo, e quando le penetrai gli occhi di splendore, fui io a rimanere abbagliato.
- Angelo, ora voglio essere di nuovo uomo.
L'angelo mi guardò per qualche istante. Poi disse piano:
- Non posso.
- Perchè? - Ribattei io.
- Poiché sei già di là dalla vita.
Cominciai a piangere.
L'angelo mi accarezzò e cercò di consolarmi.
- Non c'è modo che possa rimanerle vicino per sempre?
L'angelo mi fissò, non disse una parola. Nell'aria era la lieta rivelazione d'un mondo spalancato, tutt'intorno sembrava attendere la vita. Sorrise poi, di quell'espressione unica che è degli amanti nell'incertezza loro; e mi trasformò in un ricordo, dolce sensazione amorevole, lasciandomi volare nel suo cuore, là dove vissi per sempre.

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