MONTAGNE RUSSE
 
di Emanuele Raitano
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Dannazione.
Non credevo che ci sarei riuscito.
Eppure…
Il cadavere là per terra mi dimostra il contrario.
E' così labile il confine tra la vita e la morte.
E' possibile tagliarlo con un coltello.
Io l'ho fatto; e il coltello insanguinato che giace qui ai miei piedi valorizza la mia teoria.
Sapete, è la mia ragazza.
Scusate, è meglio dire era.
Ah ah ah ah…
Stasera mi ha detto che voleva lasciarmi.
La classica goccia che fa traboccare il vaso.
A dir la verità è da un po' che non ci sto più con la testa.

E stasera il cervello ha alzato bandiera bianca e mi ha salutato; ha perso e l'ha presa sportivamente. Niente pianti o urla. Se n'è solo andato lasciandomi a me stesso.
Credo d'essere pazzo.
O forse sono sano io ed è impazzito tutto ciò che mi sta intorno?
Se fossi veramente andato, credo che non starei qui a chiedermi se sono folle o no. D'altronde solo un folle pensa di essere perfettamente sano senza ombra di dubbio, e io i miei dubbi li ho. Beh, molti, mooolti dubbi.
Ho ucciso la mia ragazza, così a sangue freddo. Il tutto è durato, credo, pochi secondi. Il tempo di prendere un coltello dalla rastrelliera in cucina e piantarglielo in pieno stomaco. La lama è entrata come se tagliasse del burro.
Sapete, credo che non se lo aspettasse.
E' come dire: " mi alzo la mattina e mentre sto stirando le mie povere e stanche membra mi ritrovo un coltello piantato nello stomaco". Non dev'essere piacevole.
Per niente.
E non ci tengo a provarlo.
Ah ah.
Come sono arrivato a questo punto? Mah.
Forse un principio non c'è. Non c'è stato un elemento scatenante che ha distrutto la mia psiche.
Per tutta la mia vita, venticinque miseri anni, non sono mai stato 'giusto'. Oh, niente colpi di testa et similia. Solo che, alle volte, mi sembrava di essere un ospite in questo mondo. E non molto desiderato.
Capiamoci, non che abbia avuto un'infanzia difficile con un padre alcolizzato che mi pestava dalla notte al dì e viceversa o una madre che se ne fregava altamente di quell'essere che aveva custodito in grembo per nove mesi.
No. La mi è stata un'infanzia normale. Forse con pochi amici, ma di sicuro buoni.
Beh, a cercare il pelo nell'uovo, si può dire che ero un ragazzo introverso e perso nei mondi che mi creavo. Per fuggire dalla realtà. Solo che per me non era un fuggire da un qualcosa che odiavo. No, era come passare da una stanza all'altra. Chiudere una porta e aprirne un'altra, per me vita reale e sogno avevano lo stesso peso.
Ho detto che un principio alla mia dipartita mentale non c'era, ma forse, credo, sia cominciata quando avevo quindici anni.
Era estate, se ricordo bene.
Stavo tornando a casa dopo essere stato in giro con i miei amici quando qualcosa attirò la mia attenzione sul ciglio della strada. Era un suono sommesso, qualcosa di simile ad un pianto. Mi avvicinai al bordo della carreggiata e tentai di capire da dove provenisse quel gemito. Preferirei non averlo mai scoperto.
Era un cane.
In fin di vita. Le interiora sparse intorno a lui.
Qualche bastardo lo aveva messo sotto con un'auto.
E riconobbi il cane.
Era un bastardino che vedevo sempre girare in quella zona.
Mi si attorcigliarono le budella.
Soffriva. E molto. Volevo accarezzarlo, ma il mio stomaco si rivoltò alla sola idea.
Soffriva.
Corsi a casa. A perdifiato. Dovevo avere gli stivali delle sette leghe per correre così veloce…
Aprii la porta, mi spogliai, buttai i miei vestiti in bagno e crollai sul mio letto.
Il risveglio la mattina fu piacevole. Il cane lo avevo solo sognato.
Uscii da casa fischiettando.
Sulla strada il mio sguardo fu attirato da un nugolo di mosche, radunate sul ciglio della strada. Pensai al sogno della notte appena passata. Attraversai la strada e scoprii ciò che già sapevo. Il corpo del cane era ancora lì e mosche e formiche stavano banchettando a sazietà. Il cranio del cane era sfondato. E affianco all'animale il sasso che la sera prima avevo usato per porre fine alle sue sofferenze.
Spaccandogli la testa.
Gesù.
Avevo capito che non avevo sognato affatto tutto quell'episodio.
Ehi, avevo ammazzato un cane! Oddio, oggi la chiamerebbero eutanasia, poiché il povero animale stava solo aspettando di morire. Credo solo di avere accelerato i tempi, abbreviandogli le sofferenze.
Potete non credermi ma mi sono allontanato fischiettando, e dieci minuti dopo non mi ricordavo di aver mai visto o ucciso un quattrozampe.
A proposito.
Non vi è mai venuta voglia di uccidere qualcuno?
Quante volte avete detto, in un momento d'odio, "ti uccido?"
Oh, certo, tra il dire e il fare c'è di mezzo il classico oceano. Eppure…
Cosa non vi fa commettere quell'atto così deplorevole?
La religione?
La paura di finire all'inferno?
La tanto decantata MORALE?
Chiedetevelo. E sono sicuro che per pochi di voi questi sarebbero motivi validi.
Sapete qual è la verità? Ciò che vi vieta di commettere un omicidio è la pura e semplice paura delle conseguenze.
Provate ad immaginare: avete appena commesso un omicidio. Vi chiedereste subito: "Oh mio Dio, quanto starò in galera."
E magari dopo, ma solo dopo, potreste pensare a cosa dirà di voi la vostra famiglia e chi vi conosce. Se come prospettiva all'atto dell'omicidio non vi fosse null'altro che una ramanzina - "Cattivo bimbo, non farlo più!"- penso che la popolazione calerebbe di molto negli anni a venire.
Chi dicesse "ti ammazzo", poi lo farebbe veramente. Senza correre il rischio di trovarsi in una gabbia due metri per tre.
Ma viviamo in un mondo fatto di leggi e conseguenze. E dico anche fortunatamente.
Allora perché ho ucciso Chiara?
Beh. Devo ancora capirlo, ma credo sia perché ho raggiunto il punto di rottura, e Bum! Il mio cervello è andato.
Chiara.
La amavo.
Sul serio; non scherzo!
Credo che ciò che mi abbia impedito di fare qualcosa di folle in tutto questo tempo, sia stata proprio lei. Stavamo insieme da due anni. L'anniversario l'abbiamo festeggiato due giorni fa. Dovevo capirlo che c'era qualcosa di storto. Doveva essere ovvio. Sarà che perché matto mi accorgo di cose che nessuno nota e tralascio le cose più ovvie, però ad averlo capito prima forse non si sarebbe giunti a questo punto; ma cosa volete che vi dica, la vita è fatta così. Quando nasci sei buttato di peso su un vagoncino e cominci a percorrere quelle montagne russe che sono la vita.
Su e giù. Giù e su.
E il bello è che non farai mai due volte lo stesso giro. No. Troppo prevedibile. In questo modo sapresti sempre cosa ti aspetta; sapresti come andrà a finire una situazione se, magari, l'hai già vissuta.
Invece no. Sempre nuove gioie e altrettanti dolori. Per questo istintivamente speriamo che le cose vadano diversamente da come le abbiamo vissute, in fondo intuiamo che qualcosa o qualcuno si diverte a cambiare il giro della giostra.
Hai progettato il tuo domani?
Sì?
Ok, nel tuo domani verrò a chiederti se il tuo progetto si è realizzato. Vediamo cosa rispondi.
E se per caso è tutto come volevi, ma sarebbe strano, di sicuro avresti rimpianti o rimorsi.
La vita non è mai come l'immagini.
L'ho definitivamente capito quando i binari delle mie montagne russe, dopo un'immensa salita sono finiti nel vuoto. E nel vuoto ci sono finito anch'io.
E mi ritrovo qui con un coltello in mano e il cadavere di chi amavo ai miei piedi.
Dio. Il tuo figliol folle ti chiama!
Mah. Finché non lo vedo non ci credo.
E sinceramente per il momento non è che ci tenga molto…
Ci siamo conosciuti per caso, io e Chiara.
Le coincidenze.
Quante volte sono intervenute nella vostra vita?
Per me è bastata una coincidenza per essere felici.
Sbagliare indirizzo a cui consegnare una pizza.
Eh sì. Sbarcavo il lunario così. Solo dopo aver conosciuto Chiara ho trovato un buon posto in una ditta. Che coincidenza eh?
Sta di fatto che sbaglio casa e mi viene ad aprire una biondina molto, molto carina. Devo essere rimasto con lo sguardo fisso come un ebete per qualche secondo, perché mi chiese: -Tutto bene? Io non ho ordinato nessuna pizza, comunque.
Tutto qui.
Oh, certo, il giorno dopo tornai in quella casa. Lo avevo fatto senza speranza, una gran fifa addosso e neanche uno straccio d'idea su cosa dire o fare. Sapevo solo che dovevo suonare a quella porta.
E attendere gli avvenimenti.
Coincidenza.
Mi aprii lei.
-Ciao- le dissi, e lei mi guardò. Temevo che mi avrebbe chiuso la porta in faccia o, evviva la mia fantasia, si sarebbe messa ad urlare "aiuto un maniaco", chiamando la polizia.
-Sei il tipo della pizza di ieri sera, vero?- disse lei.
La risposta mi tagliò le gambe…
Di certo non mi aspettavo si ricordasse di me. Ma la vita sa sorprenderti.
La vita.
Da oggi a domani può succedere tutto. E niente.
La vita.
Imprevisto batte certezza uno a zero.
Lei si ricordava di me. E oltretutto le avevo fatto una buona impressione.
Sta di fatto che, tempo due giorni, uscivamo insieme.
Tempo quattro giorni ed eravamo insieme.
E da lì due anni fantastici.
Due anni di progetti e promesse.
Due anni finiti in un "non è più come prima".
Due anni.
Brevi come un riflesso di luce sulla lama del coltello che, come al rallentatore, si avvicinava a Chiara e le stroncava la vita.
Alcune notti mi sveglio in un bagno di sudore, con un urlo strozzato che mi tace in gola e che non vede l'ora di uscire e gridare tutto il suo orrore.
La causa sono forse i miei sogni.
Incubi è una definizione più appropriata.
Molte volte sogno di essere in un cimitero; seduto contro una lapide, le gambe incrociate e le mani giunte. C'è quiete e mi sento rilassato come non mai. Dovrei essere teso e spaventato, in fondo sono in un cimitero, eppure… quel senso di pace. D'un tratto sento dei rumori provenire da una tomba davanti a me. Qualcosa che smuove la terra. Qualcosa da sotto!
Ecco una mano. Poi un'altra. E via finché dalla fossa non esce un cadavere. Dalle tombe intorno a me assisto allo stesso rituale. Ora tutta la mia calma se ne è andata. Ma non ho paura. Faccio respiri profondi e regolari. I morti si avvicinano a me barcollando.
Non c'è paura in me.
Solo rassegnazione.
Mi alzo; un cadavere mi si avvicina con una pistola in mano. Lacrime mi scendono senza che me ne accorga. Guardo il cadavere chiedendo pietà. Ma non è più un cadavere; mi ritrovo a chiedere pietà a Bruce Willis. Attorno a lui una calca di morti.
Mi fa girare di spalle ed inginocchiare davanti alla tomba su cui ero seduto, solo che adesso la fossa è vuota. Non è piacevole trovarsi inginocchiato davanti ad una fossa tombale vuota con una pistola appoggiata minacciosamente alla nuca. Sento il cane della pistola armarsi. Mi rimane poco da vivere. L'ultimo mio sguardo va alla lapide davanti alla fossa. Non riesco a scorgere il nome del defunto, ma riconosco la foto. Ma non c'è più tempo: Bruce Willis mi spara alla nuca e io mi risveglio madido di sudore e tremante. La foto sulla lapide era la mia.
E sogni del genere mi capitano spesso.
La morte.
A volte la corteggio.
Non poche volte mi sono trovato ad attraversare una strada molto trafficata, rischiando di essere investito. E non che me ne importasse tanto. Adoro poi fiondarmi a velocità folle con la mia auto in stradine strette e magari contromano. Certa gente che fa cose del genere si ritrova a farle perché danno loro emozioni. Emozioni forti. Eppure io non sento assolutamente niente. Lo faccio perché ne ho voglia. Per emozionarmi vado a vedermi una commedia romantica, non certo passare con il rosso a tutto gas.
Fino ad adesso non mi è mai successo niente, tranne qualche banale incidente non dipeso certo dalla mia "caparbietà". Ma credo che questo debito con la fortuna alla fine lo pagherò. Forse lo sto già pagando, e forse Chiara è la prima rata.
Quanto sangue.
Il pavimento della cucina si sta allagando.
Stesa sul pavimento la salma si sta svuotando di tutto il fluido vitale.
Ho detto prima di essere fortunato ad essere ancora vivo; ma di fortuna in sé ne ho avuta poca. Di solito sono più sfortunato di Paperino.
Murphy disse:" Se qualcosa può andare male, ci andrà."
Lo scrisse per me.
La mia vita è stata piena di episodi jellati nel senso della parola. Non so quante volte ho fatto undici al Totocalcio, ho smesso di giocarci. Al Superenalotto, poi, era una comica: avevo 17,35 e 67?
Tranquilli. Sarebbero usciti il 18, il 36 e il 68!
Ah. Ma dopo un po' ci si impara a convivere con la mala sorte. Semplicemente la si accetta come una fedele compagna; come un avvoltoio che ci tiene compagnia in un deserto. Bisogna dimenticarsi che la propria buona stella è andata in crociera quando siete nati.
Quando torna dalla crociera?
Beh, dipende.
Che io sappia la mia Personale era sul Titanic.
Dubito la rivedrò…
Cristo! Ok! Chiara potrebbe essere stata una fortuna, ma… pensateci. Se non l'avessi mai conosciuta sarebbe forse finita così?
In questo momento starei forse inginocchiato in una pozza di sangue ad accarezzarle i capelli? EH?
DITEMI!
È UNA FORTUNA QUESTA!?!?
I suoi morbidi capelli biondi…
Il loro profumo mi riempie le narici e…
…non posso fare a meno di piangere.
Ma è solo un momento.
Ehi! La vita continua gente!
Da piccolo mi divertivo e tramortire delle innocenti lucertole e buttarle in mezzo alla strada. Poi mi sedevo sul marciapiede e mi godevo lo spettacolo. Passa una macchina e…. niente. La lucertola è ancora viva. Ne passa un'altra e…Zac! Via la coda, con il povero animale che si contorce e si chiede perché la sua vita finisca in modo così orrendo sopra un nastro d'asfalto. Ma non può finire il pensiero perché un pneumatico rende la lucertola parte integrante dell'asfalto. Passavo pomeriggi così. Crudele vero? E il bello è che non provavo né gioia né pietà per quelle creaturine. Solo indifferenza.
Lucertole, cavallette e grilli. Quanti esseri che sono diventati parte del Dio Asfalto per causa mia.
Alle volte mi succede di avere dei black-out mentali. Capita che sto guardando la televisione e tutto si oscura.
Dissolvenza in nero.
E mi ritrovo in strada o al supermercato. O in qualunque altro posto. Senza ricordare cosa sia successo nel tempo intercorso tra dissolvenza e risveglio. Solo buio totale. Chissà cosa ho potuto combinare durante queste mie fughe.
Una volta mi sono risvegliato in piena notte in un prato vicino ad un condominio. Inginocchiato per terra e con le mani lorde di sangue.
Non ho saputo stabilirne la provenienza.
Mi è capitato anche di riprendere il controllo della mia mente ritrovandomi tra le braccia di Chiara…Due giorni dopo aver avuto una mia fuga mentale.
Ma non auguro a nessuno di aprire il frigo di casa e trovarci dentro due gatti. Frollati e avvolti nel Domopack. Ricordo che ho vomitato per le sei ore successive alla scoperta di essermi cibato di… Bleah! Che schifo! Solo il ricordo mi dà ribrezzo. E meno male che ho provato la carne di felino in un momento di black-out. Non credo che a mente presente avrei fatto qualcosa del genere.
Penso che debba chiamare la polizia.
Cosa succederà adesso?
Probabilmente mi sbatteranno in galera per un po' di mesi e poi via… in un bel ospedale psichiatrico. Già mi vedo in giacca, cravatta e camicia di forza. Rigorosamente bianca.
Ma sinceramente non ho voglia di passare il resto della mia vita in una stanzetta bianca dalle pareti imbottite.
Io scappo.
Via, come un uccel di bosco.
Non mi troveranno più.
Chiara.
Non posso lasciare qui il mio amore.
Non posso vivere senza il suo cuore.
Chiara.

Sto sfrecciando a 195 all'ora sulla A4.
Sul sedile affianco a me c'è una scatola da scarpe.
Chiara.
Alla fine non ho potuto andarmene senza di lei.
Senza il suo cuore…

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