|
|
LUCREZIA
| di Francesca
Romana Rocca |
 |
 |
- Ssshh.
Intorno silenzio interrotto da singhiozzi poi nulla...
Occhi sgranati,impauriti,pieni di lacrime,guardano la figura che si
para davanti a loro.
- Ascolta... non lo trovi meraviglioso? Quali misteriose parole riesce
ad esprimere il silenzio. Che intense frasi poetiche...
Gli occhi continuano a fissare increduli quanto accade attorno.
- Cos'e' questo?
Tocco' una lacrima.
"Non c'e' niente di meglio delle lacrime di un uomo, soprattutto quando
sono di terrore. La gente non ci conosce e quando si accorge di noi
percepisce appena la propria impotenza e la nostra forza."
- Chi sei?
Sussurro' l'uomo con um filo di voce lagnosa. Nel momento in cui doveva
dimostrare maggiore forza l'uomo era debole e si ritirava nel suo guscio
di ipocrisia e di riprovevoli smorfie.
- Credi che un nome sia realmente cosi'importante?
Annui' impercettibilmente. Il nome delle cose era l'unico contatto che
gli rimaneva con la realta', immerso cosi' com'era nella follia del
terrore.
- Se le cose stanno cosi' sappi che mi chiamano EHI TU, a questo punto
dovrei forse sapere di riflesso il tuo. UMH. Ma si, perche' no, tutto
sommato e' una curiosita' che posso togliermi. Dimmi pure il tuo nome.
- M... Marco...mmi chiamo... Marco.
- C...redo ddi aaverlo capito. Capito?
- Potrei...
- No, non puoi; stai correndo Mmarco, non ti puoi di certo concedere
il lusso di faredomande, la tua posizione non lo permette e... oh.
Una lieve brezza sfioro' il pallido volto di EHI TU, che nel buio era
appariscente, tanto da sembrare una antica e squisita porcellana cinese.
- Non e' piacevole la carezza del vento?
- S... suppongo di si.
- Rilassati e siedi, dobbiamo parlare ed abbiamo ancora un po' di tempo,
ti concedero'l'opportunita' di avere delle risposte ai tuoi quesiti,
purche' siano formulate nel giusto modo e di mio gradimento. Ah, ti
avverto che perdo facilmente la pazienza, cerca di... non sbagliare.
- Cosa vuoi da me?
Disse con voce disperata.
- Nonono! Stai gia' sbagliando. Ti ho forse minacciato? O ti sto facendo
del male? Bada, sto cominciando a stancarmi della tua sgradevole voce
cantilenante!
- Quali sono le domande giuste allora? - Disse.
- Questa mi piace gia'; continua.
- La tua pelle e'... come ... quella di una bambola... perche'?
- Vuoi conoscere il segreto della mia pelle? - Rispose lei sorridendo
entusiasta.
Lo fisso' negli occhi dai quali traspariva la paura; la tensione che
il suo corpo emanava, la sua confusione eccitava la donna, soprattutto
i suoi pensieri.
Rimase in silenzio per qualche minuto, pensando se parlare o meno con
il corpo molle che aveva davanti a se.
- Ma si, perche' no, ho ancora tempo. Comincio' tutto qualche anno fa...
Il Nuovo Mondo era stato gia' scoperto da... cosa c'e' che non va?...
La mia famiglia era ricca, conosciuta e temuta. Mio padre era un...
banchiere, lo chiamereste oggi, in suo possesso aveva numerosi banchi
nei mercati, ma non solo: aveva anche numerose navi con le quali faceva
numerosi traffici commerciali, scambiando stoffe e pietre preziose con
gli abitanti delle terre d'oriente, affari rischiosi ma molto, molto
remunerativi.
"La nostra ricchezza cresceva grazie agli appoggi papali che ci venivano
concessi, naturalmente tutti i monili piu' pregiati finivano nelle mani
dei preti. I preti di allora non avevano la forza di quelli di oggi,
non erano animati da vera fede. Figli di ricchi costretti in monasteri
silenziosi e solitari, alla fine risultavano facili preda della corruzione.
Non era molto difficile, bastava danaro, gioielli, donne.
"Gia' non sapevano resistere ai piaceri della carne, erano preda della
tentazione e la maggior parte cedeva prima o poi. Dopotutto cosa pretendi
da chi non riesce a sopportare un giorno di digiuno? La carne risultava
debole quanto lo spirito. I drappi rossi dei cardinali erano tinti nel
sangue degli indiani, i massicci anelli d'oro nelle loro grasse dita
erano frutto della fusione di idoli ritenuti da loro "pagani" non riconoscendo
nella loro cieca arroganza il valore di culture tanto raffinate e tanto
diverse.
"Curioso vero?
"Ora non ne troveresti cosi' facilmente, ci odiano, pensano che siamo
corrotti, maledetti: i figli del Nemico. In fondo e' vero; siamo i diretti
discendenti della stirpe del Primo Assassino, del Terzo Mortale...
"Per noi non v'e' posto in Paradiso o negli Inferi. Ci hanno scacciato
anche li'.
Guardo' il giovane che era seduto innanzi a lei, sembrava interessato,
nonostante i suoi vaganti occhi che continuavano a guardarsi attorno.
- Oh...ehm... continua, ti prego - disse.
- Lo faro' - e riprese il suo racconto.
- Ero nata ultima nella mia famiglia,ero destinata alla vita di chiesa.
Mio fratello maggiore era impiegato sulle navi di mio padre. Prima di
me, a strapparmi la liberta' e la considerazione che meritavo, era nata
mia sorella... Beatrice.
"Mi spedirono in convento che avro' avuto un anno circa. Le sorelle
grazie al cospicuo dono monetario di mio padre mi accettarono di buon
grado. Ero talmente piccola che non ricordavo nessuno della mia famiglia.
"Fui allevata con tutto l'amore che potevano provare le sorelle, per
quanto donne votate ad un Cristo celeste potessero amare qualcuno di
terreno. A forza di bacchettate sulle mani nel caso in cui le preghiere
fossero sbagliate,o se giocavo troppo dimenticando i miei obblighi.
Assieme alle sorelle vi era un padre confessore che idolatrava la figura
della Vergine, la sua purezza, la sua integrita', l'aveva " amata "
solamente l'Angelo di Dio. Negli anni successivi mi insegno' quali erano
i peccati incancellabili, che divennero per me fonte di orrore e paure.
"La cosa fondamentale rimaneva la purezza.
"All'eta' di otto anni venni a conoscenza delle imminenti nozze di una
componente della mia famiglia. Mi domandai subito: " Cosa vuol dire
matrimonio?" e lo chiesi al padre. Per tutta risposta venni a conoscenza
di cio' che vuol dire matrimonio: avviene quando le famiglie di un uomo
e di una donna stabiliscono che questi possono essere degni di amarsi,
vengono uniti tramite un rito celebrato in Chiesa; dopo il banchetto
gli sposi si allontanano e si uniscono carnalmente.
" 'COSA?!' gridai come puo' solo una bimba sconvolta.
" 'Cosa c'e' che non va', piccola mia?'
" 'E la purezza? Come la mettiamo con la purezza?' domandai in un misto
d'ira, delusione, ansia e paura.
" 'E' permesso, poiche' la Chiesa li ha uniti in un vincolo sacro".
"A quel punto non capii piu'. Se lo permettevano i preti con un rito,
allora si poteva perdere la purezza che tanto avevano sempre messa in
primo piano? Non potevo permetterlo ne' accettarlo...
"Una settimana prima degli sponsali fui mandata a casa, avendo cosi'
il tempo di conoscere i miei "cari" famigliari che cosi' tanto si preoccuparono
di me.
"Quella che si affeziono' subito a me fu mia sorella Beatrice, intuiva
che eravamo schiave di un destino che non ci apparteneva, non eravamo
libere ma sottoposte all'altrui volonta'.
Il giovane si mostrava sempre piu' disattento un semplice suono di schiarimento
della voce "riaccese" il suo disinteresse.
-Stavamo dicendo...ah, si! Conquistai l'amore di mia sorella, poi la
benevolenza dei miei parenti (se non fosse stato per mia sorella sarei
potuta rimanere, ma la vittima da matrimonio gia' era disponibile).
"L'essere ruffiani e' un arte che i preti sanno ben sfruttare, da parte
mia apprendo le nozioni importanti con molta facilita'. Mi trovavo bene
e si sa le cose belle finiscono in fretta, presto sarei dovuta tornare
alla mia prigione di canto, preghiera e digiuno.
"Il giorno delle nozze Beatrice era bellissima. L'abito bianco dai ricami
riccamente lavorati, ed il velo che la contornava la faceva apparire
come una santa che si appresta al martirio e poi alla morte.
"Dopo essersi servito il gustoso pasto di una giovane vergine tonda
e soda, quel bruto si getto' nel letto della sua amante che per l'occasione
aveva portato con se. Avrebbe pagato una simile sconcezza a caro prezzo...
"Ma avevo un piccolo conto in sospeso con mia sorella. Mio fratello
mi mostro', nei giorni precedenti il matrimonio dei monili riportati
dai suoi numerosi viaggi, uno mi piacque in particolare era un piccolo
coltello sacrificale venuto dal nuovo continente, era ...di ossidiana,
veniva usato per sgozzare le vergini, era sporco di sangue rappreso;
credo che non vi fu mai scelta piu' appropriata.
"Andai nella stanza di mia sorella, la trovai in lacrime per il dolore;
le lenzuola erano sporche di sangue, era spaurita e non sapeva cosa
fare. Mi abbraccio' continuando a piangere finche' stremata dalle lacrime
non cadde in un sonno profondo. Mi rotolai nell'enorme letto dove la
"bestia" l'aveva presa e mi fermai a respirarne l'odore. Fissai per
un po' mia sorella, cosi' candida nel sonno e cosi' innocente. Presi
il coltello da sotto la mia camicia e le squarciai la gola, apri' gli
occhi e per un secondo sembro' intuire cosa accadeva attorno. Poi rantolo'
i suoi occhi persero luce e lei mori'. Le chiedevo perdono ad ogni istante
le dicevo che lo avevo fatto per il suo bene... A pensarci mori' con
una strana smorfia ... boh!
"Cosi' gridai, gridai con tutto il fiato che avevo in corpo. Quando
entrarono nella stanza era morta da poco, il coltello era li... nessuno
penso' a me, la colpa cadde su suo marito... in fondo ero solo una bambina.
"C'era ancora un pericolo... la donna, poteva mettersi tra me e la mia
punizione. Scesi in dispensa e presi varie foglie, come quelle che rubai
per fare un intruglio di prova che somministrai al gatto di sorella
Maria Celestina, lui non lo resse molto bene... mi sembra che mori';
chissa' che effetto poteva avere sulle persone.
"Lo infilai nella sua colazione e tre ore dopo spiro' tra atroci sofferenze.
Il gatto pero' ci mise sette giorni a stirare le zampe. Cosi' quell'essere
odioso, quel lubrico animale fu incarcerato, torturato a piu' non posso
e giustiziato. La corda e' sempre stata un metodo semplice e lineare
in tutti i popoli. In fondo l'ho solamente aiutata ad essere felice!
Il coltello spari' e ci si dimentico' presto della bella e sfortunata
Beatrice.
"Nel frattempo io avevo raggiunto il mio scopo, nessuno mi avrebbe piu'
mandata via, ora la principessa ero io. Non avrei piu' indossato gli
abiti smessi inviati per me in convento, avrei avuto tutto, ero io a
dominare.
"Finche' non giunse anche per me l'eta' da marito. Solo allora ricordai
Beatrice, mi sentivo smarrita e tesa; nessuno con le sue lorde carezze
avrebbe mai profanato il mio corpo.
Lucrezia si fermo' in preda a furiosi spasmi, passato qualche istante
in silenzio riprese.
- Non avrei mai concesso nulla a nessuno, li avrei uccisi tutti piuttosto
che cedere al peccato. Mi torno' improvvisamente alla memoria l'odore
del sangue caldo di mia sorella ed i suoi occhi...
"Meravigliosi occhi vitrei dai quali la vita ha preso congedo. Umh,
Vediamo cos'altro sara' mai accaduto... Vediamo...ha si! Mio fratello
ebbe un piccolo incidente sul lavoro, il martello non e' molto piacevole,
specie sui piedi. Cosi' rimase a Roma. Nei suoi spostamenti notturni
conobbe uno strano tizio, un artista o qualcosa del genere, un... pittore.
Cosi' Giovanni decise di farmi fare un ritratto, tanto per aggiungerlo
agli altri di famiglia... Il mio posto era proprio accanto alla bella
Beatrice.
"Cosi' cominciai a prendere contatto con questo fantomatico pittore.
Pero' non lo si vedeva mai durante il giorno... strano... bah!
Attimi di silenzio.
- E il quadro? - Chiese il ragazzo.
- Beh grazioso, decisamente diverso, ecco! Rispetto ad altri dipindi
questo risultava piu' caldo, piu' crepuscolare, forse voleva premiarmi.
- Premiarti? - Chiese.
- Ed io che ho detto?
Il suo viso rimase sbalordito e speranzoso per qualche istante.
- Capirai piu'avanti il perche'.
Lucrezia guardo' il cielo in silenzio e fisso' in silenzio un piccolo
gruppo di stelle.
- Essere arrivati sulla Luna, quello si che era un traguardo... il microonde
quella si che e' una invenzione! Dove ero arrivata?
- Al premio - ricordo' lui.
- Quale premio? Ohibo', vedo che segui meglio di me il discorso. Ti
premiero' piu' tardi. C'e' ancora tempo.
- Per te il tempo sembra un'ossessione.
- Piu' che altro e' una forma di sopravvivenza... il mio ritratto aveva
delle sfumature di pura genialita'.
"Per tutto il tempo in cui feci da modella parlammo di tante cose, anche
di mia sorella. Solo allora rimase ancora piu' colpito da me, volle
conoscere a fondo tutta la storia, dai suoi occhi sprizzarono lampi
di follia misti a piacere. Confidai la paura che avevo di perdere la
mia purezza, cosi' mi spiego' che questo accade solo se non vi e' alcun
sentimento in due corpi che si toccano, che si muovono, che fremono.
Mi tenne la mano tutto il tempo, avvampai di piacere e di terrore. Oggi
a distanza di tempo so che era eccitazione.
- Era un bell'uomo?
- Piu' che altro affascinante, i suoi occhi mi colpivano, celavano un
intero mondo... sembravano piu' vecchi rispetto al suo giovane viso.
Forse mi ero innamorata... se il calore al basso ventre, i brividi lungo
la schiena, i vari tremori, lo si puo' chiamare amore... forse lo ero.
"Nessuno avrebbe toccato il mio corpo, sfiorato il mio viso, non avrei
mai permesso a nessun uomo piu' vecchio di me, di toccarmi. Ma loro
non volevano capire, io non ero Beatrice, non avevo la sua debolezza,
volevo mantenere il mio stato. In questo vi riuscii, quel porco non
riusci' ad avermi.
- C... come?
- Organizzammo un piano, naturalmente non potevo andare contro la volonta'
dei miei genitori, ma non avrei permesso a quel vecchio di prendersi
tutto di me.
I suoi occhi si strinsero di curiosita', questa volta.
" E' senza dubbio una pazza, una pazza interessante, e suppongo innocua...
chissa' che intervento di chirurgia plastica avra' fatto per essere
cosi' bianca...comunque non fa piu' spavento di Michael Jackson", penso'
Marco.
- Decidemmo di... Pero' credo di correre un po' troppo, poi non ti faccio
gustare la storia affondo.
"Fui costretta a convolare a nozze, posi, pero', una condizione non
avrei lasciato la festa fin dopo il tramonto e, giunto questo sarebbe
dovuta trascorrere ancora un'altra ora. Anche se trovarono la mia richiesta
un po' insolita, acconsentirono. Troppi brutti ricordi lasciati da Beatrice.
- E lo sposo? - Chiese.
- Boh, aveva l'aria di un mezzo frufru'... Comunque il giorno fatidico
si mi conciarono come un enorme meringona, anche se l'abito fortunatamente
era di un color bordo', piuttosto piacevole, fu impreziosito da ricami
in oro, pietre preziose e nastri di seta di vari colori.
- E il piano?
- Come?
- No, dico, cosa avete fatto a quel poveretto?
- Si, giusto; bella domanda. Vedo con enorme gioia che sei un tipo attento.
Dovevo mostrarmi gentile con quella nullita'; cosi' durante il banchetto
gli sorrisi ... Ma cosa cavolo... Roxy!
La ragazza si interruppe sorpresa. Dopo aver un poco armeggiato con
la sua borsa ne tiro' fuori una piccola foca di peluche rosa.
- Smetti di scalciare, non e' educazione! Come? Ah capisco. Soffocava.
Attimi di silenzio imbarazzato.
- Dico, soffocava nella borsa - ripete' lei convinta.
- Che...? - Domando' il giovane perplesso.
- Chi? - Rispose Lucrezia ancora piu' stupita.
- No, dico cosa...?
- Perche? - Rispose lei sbalordita.
- Nulla, nulla - disse alla fine Marco, sempre piu' incredulo.
- Che sbadata, Roxy cara hai proprio ragione, devo riprendere il mio
racconto ero,... ero... dove ero?
- Alla festa - disse, un po' annoiato.
- Sissi giusto! Ero costretta ad essere servile, quel verme cominciava
a fidarsi di me. Cosi' tra risa, brindisi, boccali sempre pieni si arrivo'
al tramonto. Era quasi giunto il momento peggiore della mia vita e quel
maiale continuava a ridere, mi guardava con fare lascivo. Si avvicino'
cercando di sussurrarmi qualcosa all'orecchio sull'amore, la delicatezza,
i dolci "seni" ed altre schifezze simili. Cercai trattenere come meglio
potei la mia ira ed il mio ribrezzo per quell'uomo cosi' disgustoso.
Fortunatamente avevo sempre pasticciato con le erbe, in convento e'
normale, cosi' preparai un infuso soporifero. Presa in dosi leggere
fa effetto in due ore, per un uomo cosi' minuto una dose doppia sarebbe
bastata per un KO, senza mezzi termini.
"Gli somministrai la giusta dose che gli avrebbe permesso di giungere
fino al momento stabilito. Nel frattempo ci raggiunse Francesco, era
bellissimo... Per distrarre i presenti decise di mostrare il regalo
che mio fratello aveva fatto commissionare per me, il suo piu' grande
capolavoro, il mio ritratto finalmente terminato. Si levarono tutti
per vedere l'opera tanto attesa, lo sposo fu il primo, seguito dagli
ospiti, io mi trattenni piu' a lungo per versare del vino assieme alla
polvere, dentro una coppa che portai con me.
- Ma vostra maesta' non era curiosa? - Disse il ragazzo con fare ironico.
- Parecchio, infatti raggiunsi il gruppetto riunito attorno alla preziosa
tela. Da moglie fedele e riverente porsi amorevolmente la coppa al mio
signor marito, che prese a bere avidamente il contenuto. Come ebbe terminato
di bere si prese la briga di scoprire il quadro... Rimasi estasiata
dalla bellezza e dalla genialita' dell'opera. Rappresentava la mia figura
in leggere vesti da camera, adagiata su di un letto, pallida, esangue,
sul mio ventre era poggiata una rosa nera in contrasto con la veste
carminia, un braccio era penzolante fuori dal letto e gli occhi...cielo
gli occhi fissi quasi senza vita... eppure cosi' vivi, imploranti...
"Dietro al mio corpo, si vedeva una figura maschile che sorrideva con
fare beffardo, soddisfatto di se e della scena che si trovava di fronte
agli occhi…
- Che ORRORE - fu la risposta ironica del giovane che si trovava vicino
a lei.
- Fu la stessa cosa che dissero i presenti. Ordinai di portare il quadro
nel punto a lui destinato, finalmente Beatrice poteva parlare con qualcuno
della sua eta', non si sarebbe sentita piu' sola.
Si fermo' per qualche istante.
- Comincio ad avere la gola secca a furia di parlare - disse.
- Cosa? - Chiese Marco.
- Nulla parlavo cosi' tra me e me, vero Roxy? - poi rise a squarcia
gola, si fermo' guardo' intensamente il giovane, si avvicino' per vederlo
meglio, rise nuovamente in modo incomprensibile dal beffardo all'innocente
"un bel bocconcino" penso' infine.
Riprese poi il suo racconto.
- La pozione cominciava il suo effetto, cosi' fui costretta a lasciare
la sala e a recarmi nella stanza da letto. Giunti qui mi butto' sul
letto cerco di svestirmi strappando anche il mio abito, ma non vi riusci',
cadde in un sonno profondo. Osservai il suo corpo molle disteso sul
talamo del peccato, mi sentivo spaventata e confusa; ero sola con un
maniaco sessuale che per mia fortuna dormiva beatamente della grossa.
"Quando Francesco mi raggiunse impiego' un'ora e piu' per convincermi
dei suoi discorsi: ovvero che dovevamo mostrare di aver consumato affinche'
tutti credessero alle mie parole e mi reputassero una moglie degna e
devota. Se si fossero accorti della mia verginita' mi avrebbero cacciata
di casa e questo per me era terribile. Comunque utilizzo' una ulteriore
arma, giuro' di amarmi, giuro' che se anche io l'amavo sarei rimasta
pura nell'anima. Solo allora mi convinsi ed accettai la sua proposta;
comincio' a baciarmi le labbra, il corpo, i seni, il collo, mi vide
nuda e a poco a poco si impossesso' della mia purezza me la strappo'
via.
"Non provai disgusto era una sensazione troppo strana per definirla,
non era solita, da me ben conosciuta e definibile, ancora oggi debbo
capire che sensazione fosse anche il viso di chi avevo davanti cominciava
a sembrare il volto di un folle. Eppure sentivo di essere spettatrice
di una farsa in qualche modo, come se egli fingesse come a noi donne
talvolta giunge d'uopo fare.
"Forse era l'angelo di Dio venuto per salvarmi. Cosi' presi nel vortice
della passione mi giuro' che mi avrebbe rivelato tanti suoi segreti,
che mi avrebbe tenuto con se per l'eternita' ed oltre; avrei solo dovuto
dire di si.
- Cosa hai fatto allora? - Chiese con aria eccitata ed incuriosita.
- Dissi di SI, lo ripetevo in continuazione, lo gridai sempre piu' forte.
- Ma... rispondevi, oppure... - chiese.
- No. Era il momento culmine, il pieno amplesso, ma la prese per buona...
- rispose.
- Oh mio Dio...
- Non precipitiamo le cose, quella notte mi lego' a se promettendomi
che alla morte di quel coso, ma si, mio marito mi avrebbe dato il suo
piu' grande dono, per dimostrarmi il suo immenso amore.
"Con tutte le pozioni che gli propinai non riusci' mai ad avermi. Inutilmente
cerco' aiuto da cartomanti e chiromanti, si penso'addirittura ad opere
demoniache; mai a me. In fondo ero sua moglie. Mori' sette anni dopo,
ridotto ad una larva. Mio padre e mio fratello sparirono in mare due
anni prima per via di un naufragio, per quanto riguada colei che mi
diede la vita vi solo un modo per ripagarla; dandole del veleno in piccole
dosi per anni finche' mori.
"Naturalmente in tutti questi anni imparai tante cose venni a conoscienza
di vari segreti, potei leggere e copiare frammenti di un vecchio libro
che conservo ancora scritto da uno di noi, un certo libro do di not,
o giu' di li. Imparai ad entrare nel mondo delle fate, a contare il
tempo di permanenza, e quello dei matti (o illuminati, chissa'). Conobbi
la regina ed ancora oggi sono ospite fissa in quel meraviglioso mondo,
io so come entrare, ho una chiave speciale e, quando non voglio usarla,
mi basta usare una grande invenzione: le bolle di sapone. Ora che i
miei genitori ed i miei parenti erano fuori dalle scatole sai chi rimaneva
ancora da eliminare?
Comincio' a contare sulla punta delle dita, poi disse con voce un po'
annoiata: - Ma non saprei. Credo che siamo a posto... ah, la levatrice.
-Ma scherzi? Era solo servitu'. Quanta umanita' supponi abbia un videoregistratore
rotto?
-Allora chi? - Domando' lui, non comprendendo bene la similitudine.
-La servitu' naturalmente. A questo aveva provveduto Francesco, erano
tutti servi suoi. Una sera venne da me, nella mia stanza per spiegarmi
in quale modo avrei potuto vivere per sempre con lui; mi prese per i
polsi, mi strinse a se e comincio' a baciarmi sul collo finche' morse,
succhiando la mia linfa vitale. Mi adagio' sul letto e mi parlo' nelle
orecchie come soleva fare nei momenti di intimita'. "Mia farfalla, mia
dolce colomba" mi sussurro' "mia candida rugiada, se mi ami, se vuoi
vivere per sempre con me rinnova il giuramento che mi facesti anni fa
ed io ti prometto che resterai giovane, bella, ricca e pura come ora,
avrai per te una intera eternita' di noia e frustrazione e dazi e..."
Sentivo che la mia vita era finita, stavo morendo. Il malvagio mi guardava
e come nel quadro il suo sorriso era beffardo.
"Credo di aver farfugliato qualcosa, poi ricordo un servo, un giovane
servo...il suo volto sconvolto dalla paura... la mia sete infine placata,
la vita che scorreva nuovamente in me. Ero viva, o cosi' credevo.
"Quando ripresi coscienza e padronanza di me guardai sconvolta il giovane
morto ed i miei abiti sporchi di sangue. "Benvenuta, benvenuta mia cara
nel magico mondo dei figli maledetti di Caino il Cacciato, tra le spire
di Malkav".
- Cosa?!?- Sbotto' lui incredulo.
- Fu la stessa cosa che dissi io, mi aveva mentito. Oltre il danno pure
la beffa. "Ma tu non sai stare agli scherzi" mi disse ironico. Era tutta
una burla.
- Beh? non credo che sia finita cosi', vero? - Disse mentre si muoveva
lentamente per raggiungere una spranga.
- No, mi spiego' come sfruttare le mie doti ed i miei poteri, rivelandomi
i segreti della vita vampirica e tante cose tra cui il perche' le tortine
quando cadono lo fanno sempre dalla parte della marmellata, ed altri
numerosi segreti sul cosmo - disse con nonchalance lei mentre gli bloccava
l'ultima via di fuga.
- Un giorno pero' spari' definitivamente dalla mia vita.
- Che fine... dove e' andato? - Chiese, alterando all'ultimo momento
la sua frase per evitare una nuova descrizione di uccisioni mai accadute.
- Mah! So solamente che fu arso sul rogo dalla Santa Inquisizione. Finche'
abito' con me fu salvo, poi... "Mi lascio' i suoi diari ed una lettera
dove mi spiegava il perche' di certi suoi pensieri e di certe sue azioni...
- Ebbene! - Sbotto' il giovanotto.
- All'ultima pagina dei diari criptati trovai finalmente la risposta
alle mie domande.
- E cioe' ? - chiese lui, stavolta veramente curioso.
- Non lo sapeva neanche lui, forse era la volonta' di mostrare che il
desiderio di purezza e di sangue non erano l'uno opposto all'altro,
forse... UFFA! Che cavolo ne so io?
Lo fisso' intensamente. "Se raccontasse questa storia in giro gli crederebbero?"
si domando' ma sapeva perfettamente di no, anche se crederlo era piacevole.
Pochi istanti dopo il corpo del giovane diveniva sempre piu' duro, sempre
piu' freddo.
La giovane donna abbracciava amorevolmente la sua foca di peluche.
- Peccato pero'... faceva delle belle domande, alcune anche molto brillanti!
Ummh! Marco... pero'! Un bel nome, non trovi mia piccola Roxy? Toh!
Non e' molto tardi ed abbiamo ancora tante storie da raccontare, ma…
Guardo' il corpo del giovane, poi il cielo, si avvicino' al corpo estrasse
il coltello dalla tasca taglio' l'orologio dal polso dell' uomo, studiando
con attenzione infantile la posizione delle lancette.
- Forse non e' cosi' presto come credevo. Ho un sonno. Andiamo a casa
cara, e' ora delle nanne. No, non preoccuparti. Sicuramente Marco dormira'.
Le nostre favole possiamo raccontarle anche domani, noi abbiamo un'eternita'.Cosi'
pian piano si allontano' dal vicolo. L'alba stava per sorgere ed il
sonno era sempre piu' opprimente.
 |
 |
|
|