ADDIO
 
di Klaus Nehren
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Il momento era giunto. Dopo tante lezioni dicevano che era finalmente pronto. Il giovane si guardò intorno, estremamente agitato. Gli avevano insegnato la teoria e lui aveva seguito gli insegnamenti di suo padre con estrema attenzione. Ma la teoria è una cosa, la pratica è tutt'altro. Ora se ne stava lì, guardandosi attorno, cogliendo ogni oggetto, ogni odore, ogni suono a lui familiare, ogni cosa che si apprestava a lasciare per sempre. Stava per raggiungere la maturità, ma sapeva che questo era solo l'inizio. Questa maturità gli avrebbe portato indipendenza e solitudine. Un piccolo gesto e la sua vita sarebbe stata stravolta.
Aveva paura. Si avvicinò tremando alla soglia e guardò fuori. Il cielo, i monti, i boschi e i prati. Tutto sembrava chiamarlo fuori, spingerlo ad uscire e ad affrontare il mondo. Ma lui non era pronto. In questo momento aveva un'unica certezza ed era quella di non volersene andare, di non volersi prendere la responsabilità di quel piccolo, insignificante gesto.
Sentiva lo sguardo tranquillo e pacifico di sua madre fisso su di lui e vedeva suo padre, fuori, che lo chiamava e lo incitava a raggiungerlo. Ma lui era lì, immobile.
E' difficile lasciare il noto per l'ignoto, buttarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo. Lasciare indietro i genitori e i fratelli e la sicurezza della propria casa, per iniziare a vivere per sé, con l'incognita di riuscire a superare il prossimo giorno, il prossimo inverno. Si sarebbe dovuto trovare una nuova casa, forse avrebbe dovuto combattere per la sua casa. E se fosse stato sconfitto? Se non fosse riuscito a trovare una compagna e a crearsi una famiglia? Se fosse stato ucciso, lasciando magari una moglie e un figlio soli ed indifesi?
La madre lo vide ritrarsi e gli si avvicinò, sospingendolo e riconducendolo alla soglia e invitandolo ad uscire.
- Il mondo là fuori è tuo. - Gli disse con dolcezza. - Vallo a prendere!
Voleva risponderle che lui il mondo non lo voleva, che per quanto lo riguardava il mondo poteva anche starsene fuori ad aspettare fino alla fine del tempo, ma si fermò ancor prima di aver pronunciato un suono. Si fermò, perché capì che avrebbe detto il falso. Era terrorizzato, ma nello stesso istante qualcosa dentro di lui lo spingeva a uscire. Voleva vedere il mondo là fuori. Voleva vedere quel bosco, quel prato, quella cima là in fondo. Voleva andare oltre.
Si ricacciò la paura in fondo al cuore. Era giusto che avesse paura, ma non era giusto che la sua paura lo fermasse.
Doveva essere cauto, ma doveva tentare. Si avvicinò tremando alla soglia e lanciando un ultimo sguardo indietro sulla sua casa, gridò al mondo la sua sfida.
Deglutì con timore, pensando a tutto ciò che avrebbe dovuto fare nell'istante stesso in cui usciva.
Infine, raccomandando l'anima all'ignoto, l'aquilotto spiegò le sue grandi ali e saltò.

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