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A
DOMANI
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Era
come vederlo tuffarsi tra i monti, come se sprofondasse nelle viscere
della terra, come se con un ultimo spasimo salutasse i loro sguardi,
e desse loro la sua benedizione, come se invitasse una figlia a prendere
il suo posto mentre lui si concedeva il meritato riposo di chi con fatica
porta avanti un mestiere, qualunque esso sia.
Lo osservarono sparire nella foschia densa e fredda di una sera d'estate,
mentre raggiungeva il luogo dove avrebbe riposato, per tornare più in
forma che mai l'indomani. Il cielo all'orizzonte, toccato da lui che
se ne andava dietro le alte vette si imbarazzava, emozionato dal suo
tocco a tal punto che si tingeva di rosso. Le nuvole facevano a gara
per assicurarsi il posto migliore per godere di quello spettacolo, e
correndo si lasciavano dietro scie bianche come informi navi che solcavano
il cielo.
Si accoccolarono più stretti allorché anche il vento corse a salutare
il fratello che se ne andava, come se avesse paura di non vederlo più
tornare. Le nuvole si scansavano al suo passaggio, e lui ne approfittava
per avvicinarsi ancora.
Osservarono l'oscurità giungere svelta a prendere il suo posto, la sentirono
avvicinarsi a grandi passi, silenziosa come la morte ma ben più benevola,
la notte amica che li avrebbe nascosti e protetti dal pericolo dei Bastoni
di Fuoco. E quando li ebbe definitivamente avvolti, lui la guardò fisso,
con quegli occhi che potevano percepire il più piccolo movimento a chilometri
di distanza, e come ogni sera ne imparò ogni curva, ogni flessione,
ogni piccolo movimento nervoso.
- Ti amo. - Le disse, spiegò le ali, e volò via!
Lei lo osservò allontanarsi dal nido con potenti battiti, poi si volse,
e guardò i tre piccoli aquilotti che sonnecchiavano accoccolati sotto
di lei, mentre il grido del suo maschio risuonava nelle valli. Stava
cantando al mondo il suo amore per lei.
- Lo so - sussurrò lanciando un ultimo sguardo ai tre piccoli - ed anch'io
ti amo.
Spiegò le sue grandi ali, e raggiunse il compagno nell'ultimo volo del
giorno.
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