A DOMANI
 
di Klaus Nehren
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Era come vederlo tuffarsi tra i monti, come se sprofondasse nelle viscere della terra, come se con un ultimo spasimo salutasse i loro sguardi, e desse loro la sua benedizione, come se invitasse una figlia a prendere il suo posto mentre lui si concedeva il meritato riposo di chi con fatica porta avanti un mestiere, qualunque esso sia.
Lo osservarono sparire nella foschia densa e fredda di una sera d'estate, mentre raggiungeva il luogo dove avrebbe riposato, per tornare più in forma che mai l'indomani. Il cielo all'orizzonte, toccato da lui che se ne andava dietro le alte vette si imbarazzava, emozionato dal suo tocco a tal punto che si tingeva di rosso. Le nuvole facevano a gara per assicurarsi il posto migliore per godere di quello spettacolo, e correndo si lasciavano dietro scie bianche come informi navi che solcavano il cielo.
Si accoccolarono più stretti allorché anche il vento corse a salutare il fratello che se ne andava, come se avesse paura di non vederlo più tornare. Le nuvole si scansavano al suo passaggio, e lui ne approfittava per avvicinarsi ancora.
Osservarono l'oscurità giungere svelta a prendere il suo posto, la sentirono avvicinarsi a grandi passi, silenziosa come la morte ma ben più benevola, la notte amica che li avrebbe nascosti e protetti dal pericolo dei Bastoni di Fuoco. E quando li ebbe definitivamente avvolti, lui la guardò fisso, con quegli occhi che potevano percepire il più piccolo movimento a chilometri di distanza, e come ogni sera ne imparò ogni curva, ogni flessione, ogni piccolo movimento nervoso.
- Ti amo. - Le disse, spiegò le ali, e volò via!
Lei lo osservò allontanarsi dal nido con potenti battiti, poi si volse, e guardò i tre piccoli aquilotti che sonnecchiavano accoccolati sotto di lei, mentre il grido del suo maschio risuonava nelle valli. Stava cantando al mondo il suo amore per lei.
- Lo so - sussurrò lanciando un ultimo sguardo ai tre piccoli - ed anch'io ti amo.
Spiegò le sue grandi ali, e raggiunse il compagno nell'ultimo volo del giorno.

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