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WINDY
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Le
immagini si accavallano di fronte ai miei occhi, ondeggianti nell'estremo
calore del deserto. Guardo costruzioni un tempo bianche, ora ricoperte
di graffi, macchie, e sabbia. Questo luogo un tempo era pieno di vita,
qui si potevano sentire parole, urla, il ronzio dei macchinari in funzione.
Ora, qui niente più disturba il silenzioso scorrere della sabbia sulla
sabbia e sui muri di pietra, tranne il tranquillo vociare dei turisti,
o la spiegazione della guida.
Eppure le immagini che scorgo ancora mi parlano di vita, di giorni di
festa in cui quelle bianche ed erose mura erano vestite a festa, da
festoni colorati, in cui si poteva sentire la musica che accompagnava
i giochi dei bambini, laggiù, sul fondo di questa piccola gola artificiale.
I miei ricordi mi riportano al tempo in cui qui vivevano delle persone,
una strana famiglia, un uomo, una donna e un bambino, che poi crebbe,
e crebbe ancora.
Guardo questo luogo ricostruito da magnati del turismo e ricordo giornate
spese sotto il sole, ad immaginarsi eroi, a giocare sulla sabbia arroventata.
Ricordo l'ultima volta che sono stato qui, molto tempo fa, ormai, quando
ancora i miei capelli erano biondo scuro, quando il mio corpo ancora
era colmo della giovane vita che scorreva in me. Ricordo che entrai
in quel capannone, là in fondo, scovando il ragazzo che era solito starsene
lì, quando non lo obbligavano a lavorare, che sognava, faceva uno di
quei sogni a causa dei quali lo avevamo sempre preso in giro. Ascoltava
una cassetta, guardava le immagini olografiche e sognava di trovarsi
oltre il giallo orizzonte di quel pianeta, in un caccia stellare, combattendo
i suoi nemici in nome della gloria. Ricordo di avergli quasi dato dello
stupido, di avergli ricordato che era solo un contadinotto, come me.
E invece io sono rimasto tale, e lui è diventato l'eroe che aveva sempre
sognato di essere. Un sorriso increspa le mie vecchie labbra, ogni volta
che ripenso a quel giorno. Io non ero nessuno, e cercavo di far capire
ad uno che avrebbe ottenuto molto, che non era in grado di ottenere
nulla. Ero un giovane pieno della rabbia di chi sa che la sua vita non
porterà a nulla, e insieme ad altri come me sfogavo questa rabbia su
chi sapevo che avrebbe ottenuto ciò che desiderava, che avrebbe visto
luoghi che io potevo soltanto sognare, e nemmeno sempre, solo quando
me ne stavo da solo, nella mia cameretta, senza che nessuno potesse
vedere le mie lacrime o ascoltare i miei singhiozzi.
Ricordo quel luogo, l'officina in cui ci si ritrovava sempre. Ho bei
ricordi di quel posto, e mentre viaggio per rivederlo col pensiero,
ripenso a quel giorno, quando Luke entrò di corsa, affermando di aver
avvistato una battaglia nell'atmosfera, e nessuno gli credette, tranne
forse Biggs, il suo grande amico, l'altra stella cadente, o caduta...
E' vero, Luke era solito immaginare strani avvenimenti, scambiare il
rifornimento di un'astronave per una battaglia spaziale, e quella volta
poteva essere semplicemente una delle tante in cui si era immaginato
tutto.
Ma non fu così! Luke aveva visto giusto, e poco tempo dopo quell'avvistamento
svanì nel nulla, riapparendo solo molti anni più tardi, già profondamente
cambiato, non più interessato a visitare con Biggs tutti quei luoghi
che erano soliti sognare. Aveva ottenuto ben di più. Lui, che noi chiamavamo
il vermetto, era diventato il più potente dei Cavalieri Jedi, aveva
sconfitto l'Imperatore, aveva distrutto la prima Morte Nera ed aiutato
a distruggere la seconda. Aveva contribuito a sventare una minaccia
aliena, e questa è solo una piccolissima parte di ciò che ha fatto per
la Galassia.
Mi tengo in disparte, mentre la guida declama storie inverosimili sullo
svolgersi dei fatti di quel tempo, e nella mia mente si risvegliano
ricordi dolorosi. Era passato qualche giorno da quando Luke era svanito,
ed io chiesi a mamma il permesso di usare lo speeder, per venirlo a
cercare. Il mio T-16 era ancora in riparazione, ricordo, dopo una delle
solite gare finite pressoché male giù a Beggar's canyon. Arrivai senza
troppa ansia in vista della fattoria, di questa fattoria, e subito mi
parve che ci fosse troppo silenzio, troppo grigiore, nel caldo torrido
che emanavano i due soli. Mi avvicinai di più alla casa, e vidi qualcosa
che non riuscii a comprendere, allora. Le abitazioni avevano le mura
macchiate di nero, come se fossero passate attraverso un devastante
incendio. E non c'era anima viva, intorno. Ricordo che feci un lungo
giro, prima di saltar giù dallo speeder e andare a cercare qualche segno
della presenza della famiglia di Luke. All'entrata del tunnel che portava
di sotto, sentii uno scricchiolio particolare sotto i miei piedi, guardai
giù, ed iniziai a piangere, devastato da quello che stavo vedendo. Avevo
calpestato un osso, parte di un più grande gruppo d'ossa intorno. Era
uno scheletro, umano. In quel momento, pensai che Luke fosse morto nell'incendio
che gli aveva raso al suolo l'abitazione. Poi, quando fui riuscito a
sedare le lacrime, mi resi conto che i due scheletri che avevo trovato,
sì, erano due, non potevano essere di un ragazzo di sedici anni. E capii
che erano stati il signore e la signora Lars. E allora dove poteva essere
Luke? Cercai a lungo in quelle stanze rovinate dalle fiamme, cercai
in lungo e in largo, ma non trovai traccia d'altri scheletri. Scoprii,
da qualche parte, un'arma.
Un fucile blaster di fabbricazione decisamente imperiale, ma non riuscii
a comprendere cosa significasse, allora. Ora so cosa significava, ora
capisco.
Ma allora ero solo un ragazzo.
Il ragazzo che ero stato si era preso il fucile, lo aveva tenuto e aveva
continuato a cercare. Quando fui un poco più tranquillo, decisi di rivolgermi
agli amici alla Stazione, e risalii sullo speeder, diretto ad Anchorhead.
Alla stazione c'erano tutti, come al solito, che giocavano ad un videogame.
Entrai di corsa, e senza nemmeno salutare iniziai a raccontare di ciò
che avevo visto a casa di Luke. Fixer non si mosse, se ne stava lì,
tranquillo, a giocherellare con un compressore, mentre gli altri avevano
smesso di giocare e mi guardavano. Quando giunsi a parlare della morte
dei signori Lars anche Fixer sembrava più interessato.
Luke non si trova, ho trovato quest'arma in camera sua. Feci vedere
l'arma a tutti. Fixer la prese in mano, la rigirò più e più volte, poi
me la restituì.
- Imperiale, - disse. - Su questo non c'è dubbio. Penso si tratti di
un fucile blaster di quelli che usano le truppe d'assalto. In effetti
si sono visti parecchi assaltatori in giro, in questo periodo. Ma perché
prendersela con i Lars?
- Già, - intervenne Deak. - Il signor Lars era una persona a posto.
Non intromettersi, era il suo motto. Vi ricordate quante volte ha zittito
Luke quando parlava della Ribellione contro l'Impero? Lui diceva che
chi se ne sta fuori dai guai, vive tranquillo.
- A quanto pare non aveva poi così ragione… - Concluse Fixer per lui.
- Questo discorso è molto bello e interessante, - intervenne Camie,
- Ma che fine ha fatto Luke?
- Si sarà nascosto in qualche buco, il vermetto, - disse Fixer, sogghignando.
- Dai, Tesoro, - ribatté Camie, - Lo sappiamo tutti qui dentro che a
te Luke in fondo in fondo piaceva. A tutti noi piaceva. Esprimeva sempre
da solo quello che noi abbiamo sempre solo sognato. Era un ragazzo deciso,
forse un po' insicuro, per colpa dello zio, ma sapeva quello che voleva.
Ed era proprio per quello che ce la prendevamo con lui. Poverino…
- Non parlare di lui come se fosse morto, - dissi, con voce più alta
di quella che avevo inteso usare. - Vi ho detto che il suo corpo non
era da quelle parti. Non era da nessuna parte.
Deak sembrava molto pensieroso. Gli chiesi che aveva.
- Pensate che possa essere stato il vecchio Kenobi a fare questo macello?
- Chiese con una voce molto seria.
- Kenobi? Quel vecchio eremita non sarebbe mai stato capace di tanto!
- Disse Fixer.
- Però mi ricordo che litigava spesso con il signor Lars. Mi ricordo
tanto tempo fa, quando io e Luke siamo stati disarcionati dal Dewback…
- Appunto, - lo interruppi. - La storia che ci avete raccontato non
parla di un uomo che potrebbe mettersi ad uccidere una famiglia. Vi
ha salvato la vita, quella volta, no?
- Questo è vero. Però mi ricordo di come il signor Lars lo scacciò dalla
fattoria. Sembrava impaurito, spaventato. Forse sapeva qualcosa che
noi non sappiamo, su quel vecchio pazzo.
- Congetture, tutte congetture, - disse Camie, muovendo il braccio,
come a cancellare quelle insinuazioni. - Il vecchio Kenobi mi è sempre
sembrato una persona a posto. Ogni tanto veniva giù in città, veniva
al negozio di mamma. E mi comprava le caramelle, quando ero piccola.
A me è sempre stato simpatico.
- Tra l'altro, mio padre una volta ricordo che mi raccontò di un altro
Kenobi, o forse lo stesso. Era un cavaliere Jedi e combatté nella Guerra
dei Cloni. Era un personaggio molto importante. E mio padre pensa che
potrebbe essersi ritirato su Tatooine per starsene in pace. - Dissi
questo con molta sicurezza, anche se dentro non sapevo in realtà cosa
pensare. Avevo visto Kenobi, ma poche volte, mentre girava a piedi per
Anchorhead. Non gli avevo mai parlato, però, non sul serio. Solo una
volta mi aveva fermato, per strada. - Tu sei quello che chiamano Windy,
vero? Sei amico di Luke Skywalker… - Avevo fatto solo un cenno col capo.
Era una presenza inquietante, quel vecchio, che viveva vicino al Mare
delle Dune e se ne andava a spasso tranquillamente, senza preoccuparsi
dei Sabbipodi. - E dimmi, come sta Luke? - aveva chiesto. - Bene, signore,
- avevo risposto io, con prudenza. - E' a casa, dallo zio.- E' passato
tanto di quel tempo, da allora, ma credo che ricorderò sempre quell'incontro.
Io ero stato, inconsapevolmente, alla presenza di uno dei più grandi
Cavalieri Jedi della storia. E ne avevo avuto paura. Ma ero solo un
bambino allora, era comprensibile.
- Non credo proprio sia la stessa persona, - disse Fixer. - Non ce lo
vedo quel vecchio pazzo a combattere, a fare le stregonerie da Jedi.
- Camie e Deak si erano trovati d'accordo. Ma a me la cosa suonava non
poco strana.
- Non lo so, ma qualcosa mi dice che potrebbe essere così. - Poi mi
ricordai che mamma aveva detto di aver bisogno dello speeder, e salutai
gli altri, lasciando il fucile blaster a Fixer.
Ora sono qui, sul luogo in cui trovai quel fucile e ogni domanda di
quel tempo ha avuto risposta. Il gruppo di ricchi turisti mi passa accanto.
Vedo molte facce, alcune sincerante interessate, altre annoiate. Ma
tutti devono aver speso un sacco di soldi per quel viaggio, quel giro
turistico alla ricerca di un pezzo della storia della galassia. Uno
dei turisti mi colpisce, per la sua presenza imponente. Non vedo il
suo viso, ma mi ricorda qualcuno. Un po' com'era successo con Luke,
quando era tornato, trenta, quarant'anni prima, non ricordo. Era entrato
nell'officina, e tutti avevamo riso e ci eravamo felicitati del suo
ritorno. Il grande eroe non si era dimenticato dei suoi amici. Aveva
fatto una faccia, quando aveva saputo che io e Camie ci eravamo sposati,
e avevamo addirittura avuto dei figli. Se avesse saputo che uno di loro
si chiamava Luke, cos'avrebbe detto? Mi viene sempre da ridere, quando
penso a questa cosa. E poi ricordo il giorno dopo, quando ripartì. Seppi
da Fixer che erano stati insieme dai Darklighter, a portare le condoglianze
per la morte di Biggs. E ricordo quando era giunta la notizia della
sua morte, quanta tristezza, unita stranamente alla sorpresa, allo stupore
di scoprire che l'eroe per cui Biggs era morto, aveva lo stesso nome
del vermetto.
Luke Skywalker aveva distrutto la Morte Nera, debellato una delle più
grandi minacce della galassia, ed era stato il capo della squadriglia,
o almeno, così raccontavano le storie. Ora so come si svolsero i fatti,
e non credo che riuscirò mai a capire il dolore ed il conflitto di Luke
in quel momento, quando dovette rinunciare a piangere il suo amico per
concentrarsi su quello che doveva fare. Ma ci era riuscito, aveva superato
se stesso. E aveva dato la più grande vittoria all'Alleanza Ribelle
dopo molto tempo.
Ora guardo quell'uomo incappucciato, col suo lungo mantello nero, e
mi chiedo perché mi abbia fatto ripensare a Luke. Non so, sarà stato
il suo portamento, chi può dirlo. Lo guardo bene, mentre si stacca dal
gruppo. Ma cos'ha attaccato alla cintura? Sembrerebbe… Ridacchio, è
una replica della spada laser di Luke, una di quelle che ho visto tante
volte nei negozi di Anchorhead. La gente comprerebbe davvero di tutto.
Già, dico, mentre penso alla replica della spada laser, in camera del
mio nipotino, e gliel'ho comprata io. L'uomo si avvicina a me, mi si
mette accanto, in silenzio. Non riesco a vedere che la punta del suo
naso, uscire dal cappuccio.
- Chi l'avrebbe mai detto, eh, amico mio! - Mi dice. Amico mio? E chi
sarà mai quest'uomo?
- Chi avrebbe mai detto cosa, mi scusi? - Mi volto verso di lui. Lui
fa lo stesso. Lo guardo. Ha un viso familiare, molto familiare.
- LUKE! - urlò colmo di gioia. Alcuni nel gruppo si voltano sorpresi
dal mio grido, e il mio vecchio amico mi si avvicina e mi porta la bocca
all'orecchio.
- Shhhh, - dice, tra il divertito e il preoccupato. - Sono in incognito,
come un normale turista di Coruscant. Non devono riconoscermi, o non
immagini il trambusto che susciterei.
- Luke Frithlor, cosa ci fai qui, vecchio bantha?! - Urlo di nuovo,
forse un po' troppo forte. I turisti sembrano non farci caso, e tornano
ad ascoltare la guida.
- Frithlor? - Mi dice piano Luke. - Grazie amico. Vieni, allontaniamoci
un po'. - Camminiamo verso lo spiazzo dove una volta c'era il garage,
che è stato ricostruito per i turisti. Ci mettiamo all'ombra, e ci abbracciamo
con gioia.
- Luke Skywalker, qui su Tatooine, dopo così tanto tempo? Come mai tanto
onore a questa povera piccola palla di roccia? - Lui mi guarda, ridacchia.
- Mica tanto povera, direi. Anzi, Anchorhead ha un sacco di edifici
tutti nuovi, impianti di refrigerazione molto migliori, E poi, - indica
un vaporatore di condensa nelle vicinanze, paragonandolo poi con una
delle repliche presenti accanto alla ricostruzione della fattoria. -
Quelli sono migliorati mille volte! Me ne sono studiato uno. Mamma mia,
che capolavori!
- Eh, beh, il tempo è passato per noi. Figurati per la tecnologia! Passi
da gigante!
- Già, già! - Sorride.
- Allora, cosa ci fai da queste parti, vermetto? - Ci mettiamo a ridere
entrambi, e Luke mi da qualche pacca sulla spalla. Con un po' troppa
forza, forse.
- Beh, come ti dicevo. Sono partito con questo giro turistico da Coruscant.
Una bella crociera, non c'è che dire. Siamo stati su Endor, su Yavin,
e anche lì ho avuto i miei problemi, considerando l'Accademia, e ora
siamo qui. Mio Dio, dovresti vedere. Hanno creato una ricostruzione
del Millennium Falcon. E' spassosissimo rivedere quella carretta. Anche
se un po' di nostalgia c'è. - Han Solo, cognato di Luke ed eroe della
Repubblica era morto pochi anni prima, in uno scontro armato con i resti
dell'Impero, esplodendo da guerriero con il suo Falcon ed il suo inseparabile
compagno, Chewbacca, non prima di essersi assicurato la compagnia di
due Star Destroyer, dicono le notizie.
- Già, ho sentito di Solo. Mi spiace. Ma dimmi, - gli dico in fretta,
per cambiare argomento. - Come sta tua sorella? E i figli?
- Leia sta bene. Anche se inizia a diventare vecchia, e si rammarica
di non poter viaggiare così tanto. Jaina e Jacen sono all'Accademia,
già cavalieri e maestri. Anakin è in missione per conto della Repubblica.
Dovrebbe essere su qualche pianeta dal nome strano, Trandas, Tardans,
non so.
Una persona si sta avvicinando. E' la guida del gruppo.
- Signor Darklighter? Mi scusi, signor Darklighter, ma il giro qui si
è concluso, e stiamo ripartendo per l'albergo.
- Arrivo subito, signorina. Mi lasci solo salutare questo vecchio amico,
e sono da lei. - Si rivolge a me. - Mi spiace, ma hai sentito. Devo
andare.
- Quanto vi fermate su Tatooine? - Gli chiedo, stringendogli la mano.
E poi, sottovoce, - Darklighter?
- Sì, - sorride. - Uso sempre quel nome, quando non voglio essere riconosciuto.
Oltre ai baffi finti, ovviamente. Allora, - prosegue poi, alzando la
voce. - Restiamo qui per ancora… - Guarda la guida.
- Due giorni, signor Darklighter. Manca ancora la casa del generale
Kenobi, il Palazzo dell'Hutt, e la Fossa del Sarlacc.
- Due giorni, giusto. Grazie, signorina.
- Allora magari una di queste sere ti invito a cena. Che ne dici?
- Sì, dai, mi farebbe piacere incontrare di nuovo Camie e i bambini.
Come sta Luke? - Mi strizza l'occhio.
- Beh, ormai ha una famiglia tutta sua. Due figli suoi. E indovina come
si chiama il più piccolo?
- Dai, non tenermi sulle spine.
- Biggs. Lo ha scelto lui, non guardare me! - Luke sorride, ma è un
sorriso non esattamente felice.
- A proposito, - dice sorridendo, - Se non è di troppo disturbo, potresti
invitare Deak e Fixer alla cena che organizzi? Mi piacerebbe rivederli!
- Senz'altro. Ora corri. L'albergo è…
- Il Cantina.
- E quale sennò, - ridacchio. - Ci vediamo allora, ti farò sapere. Ciao,
vecchio amico.
E così, resto nuovamente solo, guardando un amico d'infanzia, colui
che ha realizzato più di noi tutti messi insieme, che segue la guida
turistica verso lo speeder che li riporterà a Mos Eisley. Ma sono felice.
Perché l'ho rivisto, e perché ho avuto la possibilità di ricordare un
po'. Ci saranno storie indimenticabili per i miei nipotini, domani sera.
Dando un calcetto alla sabbia, m'incammino lento e tranquillo verso
lo speeder. Se Luke sapesse che è il suo…
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