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IL
CUORE SEGRETO DI UN DIAMANTE
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Esiste
un posto fatto tutto di cristalli dove i segreti non sono tali. Un posto
dove tutto ciò che è dentro è fuori e il fuori dentro. L'immagine e
l'essenza rimbalzano luminose di superficie in superficie, frammentate,
riflesse, deformate ed espanse. E il segreto più grosso, l'Io, permea
tutto e da tutto è permeato. Su queste superfici irregolari, ora taglienti
come diamante ora liquide come l'acqua, ora gassose come condensa ora
nitide come fiamma, feci rimbalzare l'eco del mio nome per la prima
volta.
Da quelle immagini del tutto trassi la mia immagine e le diedi forma
provando per la prima volta il gelo bruciante di quell'aria pulita e
tersa. Nella periferia di quei giardini eterni vagai sereno per Ere
che non sono Ere poichè il tempo non ha consistenza ne fluire dove tutto
è uno.
Finchè, in un frammento di quel tempo, non colsi sulle superfici una
nuova immagine così affascinante e inconsueta che rimase impressa dentro
di me con tale forza che se anche adesso chiudessi gli occhi la rivedrei
in tutto il suo splendore.
Solo ora mi rendo conto che in me era entrato un segreto.
Da prima con leggerezza e poi con foga sempre crescente e quasi smaniosa
presi a cercare quell'immagine alla luce e nelle ombre di quegli spazi
eterei. Fu in quella ricerca, che ormai era lo scopo della mia esistenza,
che iniziai a percepire un'altra presenza venuta a frammentare quell'unità.
Era come se l'ombra del mio segreto fosse venuta a separare un me precedentemente
inesistente da ciò che Era.
Più mi affannavo a ricomporre questa frattura e più questa si moltiplicava
in altri frammenti come un vetro che si spacca in briciole.
I segreti (perchè ormai erano molti) avevano preso una vita propria
delimitando e definendo sempre più ciò che ora era me, loro stessi ed
il mondo.
Nel mio vagare iniziai a trovare sempre più superfici sfondate, immagini
incomplete. E il Tempo cominciò a scorrere, scandito dal succedersi
delle rovine, dall'avanzare dell'Entropia.
Le ombre iniziavano a guardarmi.
Finchè un giorno - poichè ormai comprendevo il senso di questo termine
- fuggendo da quelle ombre sempre più opprimenti e guidato da quella
speranza ogni attimo più fioca, mi venni a trovare nel cuore di quei
giardini.
Superfici infrante, distorte, fuse e piegate in forme talmente imperfette
e convolute da risultare incomprensibili e ... Perfette.
Mi sedetti finalmente, e contemplai l'incomprensibile deciso a diventare
il giardiniere di quel giardino da incubo nato nel sogno o se volete
di quel giardino da sogno nato dall'incubo.
Perchè la di fronte a me si estendeva immensa e minuscola assieme l'immagine
viva e pulsante di quel riflesso che Eoni prima mi aveva spinto alla
ricerca.
L ha lo sguardo fisso sul diamante che le sue mani rigirano lentamente.
Pensa, perso nei pensieri inconsistenti e leggeri della sua mente.
S ha le braccia avvolte al suo collo e ascolta il silenzio, lo osserva
passare tranquilla.
Poi piano parla.
- Cosa stai guardando?
L si riscuote e le sorride posando la pietra.
- Il cuore segreto di un diamante.
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