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IL
TRENO
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La
notte fuori dei finestrini sporchi è una parete impenetrabile, un muro
compatto di oscurità che l'uomo - il solo passeggero di quel treno -
osserva fisso come in attesa della comparsa di qualcosa - un casolare,
le luci di una città - qualsiasi cosa che gli dimostri di non essere
l'unico prigioniero di questa prigione sbuffante sparata a velocità
folle nel buio informe. Un fischio lo avverte che qualcuno ha attivato
gli altoparlanti distraendolo dai suoi pensieri ma ciò che ne viene
fuori è solo una raffica di scosse e statica, un gracchiare incomprensibile,
disperatamente cerca di trovare una chiave di lettura in quella raffica
di suoni poi come si interrompono si alza ed inizia a cercare. Con una
speranza ad ogni momento scemante traversa le carrozze del treno trovando
solo scompartimenti vuoti in cui della vita non sono rimaste che tracce:
mozziconi schiacciati malamente nei posacenere strabordanti, inutili
riviste ferroviarie, lattine o bottiglie di plastica buttate per terra
che il movimento del treno ha nascosto negli angoli più impensabili
come fossero tesori inestimabili da nascondere. In tutto questo l'uomo
carezza nervosamente la pistola ad aghi che tiene in tasca quasi temesse
- o sperasse - di essere assalito all'improvviso. Ma ovunque negli scomparti
che traversa non trova che lo stesso odore di sigaretta misto a sudore,
l'afa e la sensazione di unto, le luci al neon e quel peculiare silenzio
composto dall'assenza di vita e dal fischio incessante del treno in
corsa. L'insieme è spettrale e per un attimo ricorda all'uomo il set
di un film d'orrore da quattro soldi, sorride malgrado se stesso. Immobile
sulla porta di uno degli scompartimenti si mette a pensare al treno
e si chiede se ci sia effettivamente qualcuno alla guida o se il treno
vada avanti da solo per motivi reconditi che lui non riesce a capire,
la sua mente gli fornisce immagini assurde del treno come di un entità
malignamente senziente e mostruosamente insensibile alla sua condizione.
Svogliatamente si accende una sigaretta - una statale da quattro soldi
tutta storta che ha pescato da una tasca - e rimane a fissare il nulla
fuori dalla finestra mentre la sua testa gira a vuoto cercando un qualcosa
su cui ipotizzare. Il messaggio. La sua mente ingrana. Non sa come chiamare
altrimenti quei suoni: è stato qualcuno di vivo sul treno a mandare
quella richiesta d'aiuto? Si è trattato solo di una registrazione? Di
un corto circuito con cui il vecchio sistema di amplificazione ha emesso
i suoi ultimi rantoli di morte meccanica?
No, qualcuno deve averlo mandato, si, sul treno deve esserci qualcuno
che ha chiesto aiuto la cui richiesta di soccorso è stata distorta dalle
condizioni degli amplificatori, decisamente bisognosi di cure. Animato
da un nuovo proposito l'uomo corre verso l'apparato di trasmissione
più vicino e preso il microfono inizia a parlare desideroso di informare
il suo sconosciuto compagno di viaggio della sua presenza ma gli altoparlanti
gli restituiscono solo scariche di incomprensibilità elettronica. Con
rabbia sbatte il microfono al gancio senza riuscire a fissarlo e questo
scivola verso terra rimanendo penzolante dal cavo. Stancamente si appoggia
alla parete e scivola sedere per terra senza curarsi del microfono.
La testa gli duole e cerca sollievo distendendo le gambe e posando la
testa al muro. Chiude gli occhi e cerca di rilassarsi ma il sollievo
che ne trae è minimo, borbottando imprecazioni riabbassa la testa e
accende per riflesso un altra sigaretta che non ha voglia di fumare.
La spegne per terra dopo neanche due boccate di fumo denso ed appiccicoso
come l'aria del treno.
Maledice ad alta voce i condizionatori climatici vecchi e scassati che
non fanno che rigettare nel treno aria calda e afosa come di galleria
ferroviaria invasa dal fumo di un treno. E se il messaggio che ha sentito
fosse il suo? Se una pazzesca distorsione dello spazio e del tempo gli
avesse fatto ascoltare il messaggio che lui stesso avrebbe in seguito
lanciato e che lo avrebbe invogliato a sua volta ad essere lanciato?
Pazzesco. Da escludere; anche se non sa da quanto tempo ormai è chiuso
nel treno (e neanche gli interessa in definitiva) l'idea dell'anello
spazio temporale è da scartare. Ma questa idea- per quanto assurda-
lo porta a immaginare per gioco il treno come qualcosa di enorme, un
serpente che si srotola all'infinito nel vuoto fino a riempirlo interamente
o, addirittura, a contenerlo in se stesso fino ad annullare ogni significato
delle parole tempo e spazio. E fuori? Fuori è il nulla increato in cui
galleggia il treno universo. Di colpo la luce del treno va via e fuori
- per poco - si vedono le ombre indistinte della campagna. Ombre nere
di profili che si stagliano su di un cielo schiarito da una luna che
non può vedere, una oscurità dalla luminescenza lattiginosa. Ma è bastato
un attimo perché le luci si riaccendano e l'uomo (che si era alzato
di scatto per guardare fuori) si ritrova con le mani a contatto di quei
finestrini gelidi in cui ora vede solo riflessi all'infinito gli scompartimenti.
Si volta a guardare gli altri finestrini e tutto ciò che questi gli
ripromettano contro è un evanescente moltiplicarsi di quegli ambienti
spogli e senza vita.
Piano si rincammina verso quello scompartimento che ormai considera
il suo e cercando di immaginare quei corridoi che ha sempre visto vuoti
affollati da viaggiatori vocianti stracarichi di bagagli. Annoiato si
sdraia sui sedili e rimane a fissare il fuori giocherellando con la
piccola pistola ad aghi che ha estratto dalla tasca.
Mentre sta passando l'arma da una mano all'altra sente il treno spostarsi
e ondeggiare sui binari più del solito fino al momento in cui con il
suono dello spostamento d'aria e una serie di finestrini illuminati
sfrecciano nel suo finestrino come in un televisore. In un attimo l'altro
treno scompare senza lasciare traccia.
Anche l'altro treno era vuoto, completamente. L'uomo non si è scomodato
ad alzarsi dalla sua posizione si è goduto lo spettacolo perfettamente
e senza alcuna sorpresa, quasi già sapesse cosa avrebbe visto.
Con un sospiro si alza a sedere e dopo un ultimo sorriso alla pistola
prima di riporla esce da nuovo dallo scompartimento richiudendosi con
cura la porta alle spalle.
La testa del treno, si, la testa del treno. Deve raggiungerla a tutti
i costi, lo sente. Si sente sporco, a disagio, mentre piano si incammina
verso quella che crede essere la testa del treno. Il senso di minaccia
si accresce sempre di più ad ogni carrozza che supera fino al momento
in cui la sua paranoia è tale che dimenticata la pistola corre urlando
come un pazzo oltre gli scompartimenti senza neanche più guardarli.
Lo sa, lo sa che il treno vuole fermarlo, sente il suo odio, il suo
fiato che soffia furiosamente e gli pare quasi che il treno corra solo
per tenere lontana da lui la cabina della locomotiva come se il suo
movimento e quello del treno potessero essere in gara l'uno con l'altro.
Una ventata di aria fresca lo avverte di essere allo scoperto prima
che il suo cervello se ne renda conto, il fischio dell'aria è assordante
ed il vento gli scompiglia i capelli e lo costringe a socchiudere gli
occhi. Si trova nella cabina della locomotiva, una locomotiva vecchia
di quelle aperte con la fornace a legna ed i manometri della pressione,
ma al posto della fornace con le sue luci gialle, rosse e color brace
ad illuminare la cabina è una improbabile pila atomica dalle fredde
luci radioattive bianche azzurrine e violette che danzano lampeggiando
su ogni superficie. Si sente leggero in uno stato di benessere quale
non provava da tempo. Inspira affondo quell'aria pulita e tagliente
per nulla sorpreso che non ci sia nessuno alla guida. Sporge il viso
di lato poggiando il braccio sulla murata come pensa dovrebbe fare un
vero macchinista e rimane a guardare avanti. Il buio oltre è totale,
nessun faro illumina la strada e non si vede nessuna rotaia. Non si
riconosce nulla di chiaro e distinto se non correnti di buio nulla che
si attorcinano in gorghi e l'uomo sorride come un bambino dimenticandosi
del treno, della pistola, di tutto e rimane a guardare il buio cangiante
privo di stelle e di luna come se fosse il più bello spettacolo dell'universo.
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