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ERRE
ZERO
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- Aspetta
un attimo, provate a farmi un riepilogo...
Alessandra beve un sorso d'acqua dalla sua bottiglietta e rimane in
attesa di una risposta.
Io sto finendo il mio MacBacon, quindi le risponde per primo Raffaele.
- Allora, ci sono diversi livelli di realtà. C'è la cosiddetta Realtà
1 (o R1) che è la realtà in cui viviamo noi, quella di tutti i giorni.
C'è la R2, quella formata dai sogni degli uomini. Poi c'è la R3.
Raffaele mordicchia una patatina fritta, poi continua. - La R3 è la
realtà di gioco. In R3 noi assumiamo altre identità; teniamo il nostro
nome e ci scegliamo, volendo, un cognome di fantasia. Per esempio io
sono Raffaele Venosta, stregone; Lollo invece è il dottor Kolosimo,
archeologo. - Raffaele mi indica, come per fare le presentazioni.
Guardo di sottecchi Alessandra, che sorride e mi tende la mano dicendo:
- Piacere!
Ridacchio pure io e ritraggo la mano, senza stringergliela. - Ma dai,
Alle! Ora siamo in R1! ...non vedi? - E faccio un gesto vago, come per
abbracciare tutta la realtà circostante.
Raffaele prosegue: - In R3 ci sono queste sette entità primigenie, espressione
delle pulsioni più forti dell'uomo. Ognuno di questi Eterni (così si
chiamano) ha al suo seguito sette Note, che formano l'Armonia di quel
particolare Eterno. Ci sono Desiderio, Distruzione, Sogno...
Alessandra interrompe: - Ma in questo vostro gioco, come si chiama...
Raffaele e io rispondiamo all'unisono: - Pathos.
- Pathos, sì. In questo gioco, qual è lo scopo? Chi vince?
Dopo un attimo di consultazione a livello di sguardi, prendo io la parola:
- Mah, lo scopo è creare una bella storia tutti assieme, in sostanza.
Pathos vorrebbe essere il primo gioco di ruolo senza Master, cioè senza
arbitri. Ognuno in effetti è arbitro di se stesso, e la narrazione viene
creata un po' col contributo di tutti. Teoricamente è la massima libertà
creativa...
Raffaele coglie l'imbeccata e completa: - ... praticamente è un casino
dell'altro mondo. Però è divertente!
Mi aspetto che Alessandra, nel MacDonald all'ombra delle Due Torri,
a metà di una laurea in Filosofia, abbia altro a cui pensare. Invece
chiede: - Torniamo ai livelli di realtà. L'R1 l'ho capita, ci sono.
Anche l'R3. Con l'R2 ho qualche difficoltà, ma tanto non la usate mai!
Però voglio sapere: c'è anche un'R4?
Guardo Raffaele rispondere: - Be', tecnicamente no...
Alessandra incalza: - Però sarebbero i sogni della R3, giusto? - Scoppio
a ridere: - Alle, si vede che fai Filosofia... sì, sarebbero i sogni
della R3. Anzi, sono i sogni della R3. In effetti la R4 esiste. Per
esempio adesso con un tizio di Livorno e un paio di altri pazzoidi stiamo
organizzando il Campionato del Mondo di calcio secondo Pathos. Ognuno
di noi interpreta un volkgeist, cioè uno spirito patrio che tifa per
la propria nazionale, e... uhm, va be', è complicatino, in effetti.
Finiamo per parlare un po' di tante cose, l'università, gli esami, la
posta elettronica, poi facciamo un salto alla Feltrinelli prima di andare
al seminario di Storia Contemporanea.
Entrando, come al solito, mi fermo un attimo a guardare le novità sullo
scaffale della fantascienza; poi proseguo verso la sezione teatro, assieme
a Raffaele e Alessandra. Non posso non notare un volumone che raccoglie
tutte le opere teatrali di Shakespeare. Mi arrampico su un panchetto
e mi allungo per prenderlo: - Gente, diffidate dei libri che hanno il
titolo scritto sul dorso in orizzontale, vuol dire che sono veramente
massicci! - Dico, girandomi, mentre cerco di estrarlo dallo scaffale.
E' un attimo. Mi sbilancio, sento Alessandra che mi dice qualcosa tipo:
- Stai attento - ma è troppo tardi: cado all'indietro, e il libro mi
piomba pesantemente su una tempia. Poi è tutto nero.
Quando mi risveglio, Alessandra e Raffaele non ci sono più. Non c'è
nessuno. A dire la verità non c'è nemmeno la Feltrinelli. Ecchè, dove
sono capitato?
Il pavimento è di pietra scura, umido. Il cielo è nero, e pesanti volute
di nebbia mi impediscono di vedere al di là di pochi metri. Non che
ci sia molto da vedere, in effetti.
Ragazzi, si vede che ho giocato troppo ai giochi di ruolo... ormai anche
quando sogno uso i più stereotipati espedienti narrativi! Quante storie
di Topolino ho letto, in cui un personaggio sviene o si addormenta,
vive un'avventura fantastica, poi si risveglia esclamando: - Ma allora
era tutto un sogno!
Mi piace rielaborare gli stereotipi della narrativa, quando faccio il
Master ad un gioco di ruolo. Ma addirittura quando sogno, diamine, questo
è troppo! Deformazione professionale? Forse ho bisogno di una vacanza.
Intanto la nebbia si è un po' sollevata e mi accorgo di essere sui bastioni
di un castello, pur non vedendo il territorio circostante.
Nonostante mi trovi (stia sognando di trovarmi) in un classico contesto
fantasy-medievale, mi sento un po' a disagio. Per essere un sogno è
straordinariamente realistico. E' anche vero che tutti i sogni, in genere,
si rivelano come tali solo al risveglio. E io quando mi sveglio, di
grazia?
Mi sono sempre chiesto cosa succederebbe se un una persona cosiddetta
normale si trovasse davvero in uno di quei racconti di fantascienza
tipo "Ai confini della realtà". Che sia il mio caso?
Rido sguaiatamente per esorcizzare questo pensiero e mantenere i nervi
saldi. Come no. La risata ha echi ovunque, deformandosi, rifrangendosi
e circondandomi da ogni lato. E' veramente terribile.
Scappo. Non so dove, non so per quanto, scendo scale, infilo corridoi
male illuminati, tento di aprire pesanti portoni di legno, ma invano.
Ok, Morfeo, è un bel sogno, adesso però vorrei svegliarmi, sai? Devo
relazionare a Storia Contemporanea, non posso stare qui (là?) alla Feltrinelli
come un imbecille svenuto tra i libri.
Mi sembra di aver sentito un rumore alle mie spalle, e mentre corro
mi giro un attimo a guardare. In questo modo vedo troppo tardi l'uomo
contro il quale vado violentemente a sbattere, mandando entrambi a terra.
Un attimo prima di perdere i sensi vedo che è a terra svenuto, e lo
riconosco. Cosa ci fa Luca Giuliano in 'sto sogno?
Mentre il bibliotecario mi aiuta a rialzarmi e rimette a posto il libro
nello scaffale, non resisto alla tentazione di dire: - Ma allora era
tutto un sogno... - mentre mi massaggio la tempia. Dove diavolo sono
finiti Alessandra e Raffaele? Begli amici... magari non si sono accorti
che sono rimasto indietro. Può essere.
Una veloce occhiata all'orologio mi conferma che sono rimasto privo
di sensi per un paio di minuti. Rassicuro il bibliotecario sulle mie
condizioni e corro verso il Dipartimento di Storia. Forse ce la faccio.
Quando apro la porta dell'auletta, ansimando, gli occhi di tutti si
posano su di me.
- Scusate il ritardo... - Alessandra mi guarda con curiosità. Il professore
mi scruta con aria di sufficienza e mi chiede cosa desidero.
- Ma... è per il seminario... oggi dovevo relazionare io...
- No. Oggi c'era la signorina là in fondo. Lei non si è mai iscritto
a questo seminario, anzi, a dire il vero non l'ho mai vista a lezione.
E' sicuro di non aver sbagliato aula?
In preda allo sconcerto, supplico Alessandra: - Alle, diglielo tu che
ci siamo iscritti assieme...
La mia amica mi fissa come se fossi pazzo e mi dice: - Io non ti ho
mai visto. Ma che vuoi?
Rimango senza parole per un attimo, a bocca aperta. Una vocina nella
mia testa mi dice "è solo uno scherzo, ah, che bello scherzo! Adesso
si metteranno a ridere, vedrai!". Ma non ci credo nemmeno io.
Esco dall'aula senza dire nulla e fisso il cielo dal cortiletto interno
del Dipartimento.
Come direbbe Kolosimo, con sua tipica espressione bonelliana: - Grande
Ganesh!
Corro verso l'aula computer e mi attacco a Internet. Cerco la mia homepage,
ma sembra che non esista più.
La pagina web della OberonGames? Sparita. Il sito della Miniera d'Argento?
C'è, ma nessuna traccia del materiale fornito da me. Aspetta... il sito
di Kaos. Il mio dossier sul numero 50... e invece che ti trovo? Uno
speciale sui giochi di ruolo finlandesi??? Ma che ca... E www.pathos.it?
Manca. Non c'è nemmeno l'homepage del Teatro della Mente.
Spengo il computer e rifletto davanti allo schermo nero.
Vogliamo razionalizzare? Ma sì, facciamolo. Magari quello del seminario
era uno scherzo.
Magari una serie incredibile di coincidenze ha bloccato i server dei
siti cui collaboro. Uhm, sì. E magari sono il Presidente degli Stati
Uniti.
E' un sogno anche questo?
Ho provato a telefonare a casa e risponde Adelmo Cantelli, un allegro
pensionato che non conosco. Ho incontrato qualche mio amico, mentre
tornavo alla Feltrinelli, ma nessuno di essi mi ha salutato. Come se...
come se non esistessi. Non in questa realtà, almeno.
Mentre apro la porta a vetri della libreria faccio solenne giuramento
che in futuro non mangerò più MacBacon prima di svenire, ed entro.
Per una volta salto il reparto fantascienza e filo dritto a quello sulle
opere teatrali. Eccolo là, il volumone di Shakespeare. Mi guardo attorno,
controllando che non ci sia nessuno, e cerco di afferrarlo di nuovo.
Alle mie spalle giunge il bibliotecario, che mi chiede: - Serve una
mano?
Mentre mi giro per rispondergli di no, perdo l'equilibrio e come l'altra
volta vengo colpito dal libro. Cado per terra e diventa tutto nero.
Eccomi di nuovo nel castello. Mi sto un po' scocciando di fare il pendolare
tra le realtà, e mentre penso questo una voce familiare alle mie spalle
mi dice: - Benvenuto in errezero.
Dalle tenebre emerge Luca Giuliano. Sociologo, autore di giochi, nonché
presidente dell'Associazione di Letteratura Interattiva Pathos.
- Mpf. Complimenti per l'entrata teatrale. Cosa vuol dire errezero?
Cosa sta succedendo?
- Ah, niente di particolare, Lorenzo. Un piccolo strappo nella realtà.
Nella Realtà 1, ovviamente. Sono stato svenuto solo pochi minuti per
colpa tua, e l'erreuno ha iniziato a sfaldarsi. Credo che buona parte
di voi, miei personaggi principali, siate scomparsi. Ora è tutto a posto.
- Uh? Dammi un minutino... cosa vuol dire "noi personaggi"? E cos'è
questo posto che hai chiamato errezero?
- Non l'hai ancora capito? Quella in cui ti trovi adesso è LA realtà.
R0, appunto. Io sono reale. Solo io. La R1 è un parto della mia immaginazione,
e sarai contento di sapere che voi giocatori di Pathos siete i miei
personaggi principali.
Faccio per rispondergli con qualche contumelia in dialetto bolognese
poi penso che è la spiegazione più sensata che potrei dare a quel che
mi è successo oggi.
- Moment, please. Allora, in R0 ci sei solo tu. Giusto?
- Sì.
- Uhm. Tu sogni (o immagini) Lorenzo Trenti in R1. Lorenzo Trenti sogna
in R2, e il frutto della sua narrazione crea in R3 il professor Kolosimo.
- Bravo. Non è difficile.
- Quindi siamo tutti un sogno della errezero di Luca Giuliano, insomma.
- Semplificando... sì.
- Ricapitolando, io sono finito per qualche motivo in R0, ti ho messo
KO e sono finito in una R1 alterata. Poi sono tornato in R0, da cui
presumibilmente tornerò nella R1 di sempre?
- E' così.
- E il volume che mi è caduto in testa?
- Oh, quello. E' solo un tramite tra le realtà. Nulla che non abbia
voluto io stesso, chiaro.
- Ma che casino...
- Be', è un po' come nell'Amleto, quando il principe di Danimarca inscena
un dramma per svelare l'assassino del padre. Teatro nel teatro, realtà
nella realtà, come in un gioco di scatole cinesi. O una matrjoska, se
preferisci. Anche certi lavori di Pirandello sono fatti così... gli
attori interpretano altri attori che recitano i loro personaggi...
Avevo sempre sospettato che Pathos, in realtà, fosse solo un grandioso
esperimento sociologico di Luca di cui noi fossimo le inconsapevoli
cavie.
Ma questo è troppo.
- Eh, no, caro Luca, non me la dai a bere. Tu sei un MIO sogno. Perché
questo è un sogno, come la R1 alterata. In realtà io sono sempre stato
alla Feltrinelli. E' tutto un parto della MIA immaginazione, te compreso.
Chi sogna chi? Eh? Rispondimi!
- Come Alice e la Regina Rossa... interessante. L'uno nel sogno dell'altro,
sperando di non svegliarci. Ma ci sono altre possibilità.
- …Per esempio?
- Potremmo essere entrambi il frutto del sogno di qualcun altro. O magari
i personaggi di un racconto di Andrea Nicosia. Perché no? D'altronde
- e qui allarga le braccia, sorridendo furbescamente - noi siamo fatti
della materia di cui sono fatti i sogni.
Colgo al volo la citazione, ricordando la passione di Luca per i drammi
scespiriani. Solo ora mi accorgo che è vestito in eleganti pizzi elisabettiani.
Elisabettiani?
Che sia...
Ma no, non può essere...
E se fosse...?
Azzardo. - ...William?
Luca si mette a ridacchiare, poi schiocca le dita.
Sento la voce di Alessandra che mi chiede: - Stai bene?
E mentre mi rialzo guardo l'orologio: sono stato privo di sensi solo
un paio di minuti.
- Alle... chi deve relazionare oggi, al seminario...? - Le chiedo.
- Be', tu, non ti ricordi? Se non ti senti bene puoi saltare...
- No, no, sto benissimo. Perfetto. E' che...
Un tonfo alle nostre spalle. Raffaele stava tentando di rimettere a
posto il volume ma è caduto a terra pure lui. Il bibliotecario ci guarda
e dice: - Ma allora è proprio un vizio, il vostro...
Raccolgo gli occhiali di Raffaele prima che qualcuno li calpesti e cerco
di fargli riprendere i sensi in qualche modo. Dopo qualche minuto riapre
gli occhi, confusamente.
- Uh... ma allora era solo...
- NON DIRLO!
- Lollo? Ho fatto un sogno a cui non crederesti mai - dice, rimettendosi
gli occhiali.
Gli do una amichevole manata sulla spalla, e inarco un sopracciglio
con aria di sfida.
- ...Scommettiamo?
***
Questo
racconto è stato ispirato dalla partecipazione al gioco di ruolo dal
vivo Pathos. Uno degli scopi di Pathos è la creazione di "letteratura
interattiva".
Se volete maggiori informazioni su Pathos e magari siete interessati
a giocare, visitate questo indirizzo: http://www.pathos.it
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