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LA
TORRE DI MOBIUS
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La
spia di registrazione si accese.
- InfoCrono della comunità, 1303 rivoluzioni e 201 rotazioni dalla seconda
installazione della colonia.
"Stamani, a tre ventesimi del giorno solare, è nato un nuovo membro,
un maschio. E' in buona salute e tutti i controlli medici hanno dato
esito positivo, quindi verrà lasciato in vita.
"Purtroppo, come druido (e quindi più vecchio di tutti) del gruppo,
tra una rotazione sarà il mio turno alla Torre. Seguono informazioni
su cristallo per il mio successore, buon lavoro.
Nean uscì dal suo esagono per fare due passi. L'aria che respirava era
già quella del pianeta che stavano trasformando, il sapore era buono,
il lavoro procedeva bene.
La trasformazione era un processo lungo (alcune migliaia di rivoluzioni)
e tutti, nella comunità, ci tenevano ad avere successo, soprattutto
dopo che era già fallita una missione precedente sullo stesso pianeta
(il terzo di quel sistema solare) e che sul quarto, dopo tre tentativi
infruttuosi, si era deciso di abbandonare. Gli altri pianeti non erano
stati giudicati adattabili: o troppo vicini al sole o troppo lontani,
uno (il quinto) era enorme e un altro (il secondo) aveva un'atmosfera
troppo corrosiva per atterrare.
Mentre camminava, gli si avvicinò una bambina, sua nipote.
- Nonno, nonno, la mamma mi ha detto che domani non ci sarai più! E'
vero?
- Sì Terti, domani mattina dovrò entrare nella Torre di Möbius e nessuno
deve mai uscire da lì.
- Ma... nonno, perché devi andarci, non puoi stare qui con noi?
- Vedi Terti, la nostra colonia è qui a trasformare il pianeta in un
posto abitabile per la gente di Domo, cioè del nostro pianeta d'origine.
Tutti i nostri impianti sono calibrati per una popolazione di 1024 persone
e nessuna di più. La maggior parte dell'energia che otteniamo dal sole
dobbiamo utilizzarla per la trasformazione. Fino a che il pianeta non
sarà autosufficiente noi dovremo rientrare in questi limiti. Capisci?
- Sì, ma allora tu morirai?
- In effetti è una domanda che ci siamo posti spesso, in fondo prima
o poi tutti noi dovremo entrare nella Torre. Io ho chiesto informazioni
al saggio artificiale che abbiamo a disposizione. Mi ha risposto che
non gli è consentito rivelare particolari della Torre e del suo funzionamento,
ma che mi poteva tranquillizzare su due cose: non sentirò alcun dolore
e tutte le mie conoscenze ed esperienze verranno preservate.
- Quindi non ti vedrò più, nonno?
- E chi lo sa? Magari in un'altra vita, non ricordi le lezioni di filosofia?
E' possibile che mi reincarni in qualcuno che conoscerai.
La cerimonia dell'addio fu breve ma molto sentita da tutti.
In una comunità del genere il concetto di morte in pratica non esisteva
(se non per quella accidentale, che era comunque molto rara), ogni membro
veniva educato fin da giovane all'idea della Torre di Möbius come una
cosa da non temere, ma da rispettare in funzione della missione che
tutti loro erano chiamati a compiere.
La Torre di Möbius era un tronco di cono solcato da una scalinata illuminata
da globi di quarzina e sormontato da una cupola, nella cupola si notava
il disegno di una porta, con una Tetigi (tipo di serratura a tocco)
e nient'altro. Era nuda e spoglia, di carbovanadio freddo e lucidissimo,
incuteva sicuramente un istintivo rispetto.
Erano diciassette rivoluzioni che nessuno entrava nella Torre e molti
ragazzi non avevano mai assistito all'evento.
Nean salutò tutti i suoi amici e cominciò la salita.
Una volta arrivato in cima gli fu sufficiente appoggiare il palmo della
mano sulla serratura che la porta si aprì, Nean entrò e la porta si
richiuse.
Fuori la vita riprese normalmente.
- Accomodati, Nean, siediti su quella poltrona.
La sintovoce lo aveva fatto trasalire. In ogni caso si sedette. In fondo
l'aveva riconosciuta.
- La sintovoce che stai ascoltando, come avrai già intuito, è quella
del saggio artificiale della comunità.
"Prima che la tua vita finisca, cosa a cui dovresti essere già preparato,
voglio finalmente rispondere ad una delle tue ultime domande. Ricordi
di avermi chiesto di fornirti particolari sulla Torre, bene, ora posso
darteli.
- Immagino che poi non riuscirò a comunicarli a nessuno.
- Infatti, la porta è sigillata.
- Capisco, ora istruiscimi pure.
- Vedi, il problema che si erano posto i miei (ma forse dovrei dire
i "nostri") costruttori era quello di come controllare una missione
così lunga, che doveva attraversare molte generazioni, e che doveva
garantire il funzionamento degli impianti di trasformazione.
"Questo impianto è un prototipo, le altre missioni (si, anche la prima
installazione su questo stesso pianeta) sono fallite anche perché i
progettisti non avevano trovato un modo sicuro di pilotare le generazioni.
Sul quarto pianeta alla terza generazione hanno semplicemente smesso
la manutenzione degli impianti, pare a causa di litigi interni incontrollabili
e sono successivamente morti di stenti.
"Il problema era però di esercitare un buon controllo sulla popolazione
senza limitare l'estro e l'inventiva tipica delle menti umane. Io sono
la soluzione.
"Io, tra breve, assorbirò ogni informazione in te contenuta (sia essa
dovuta ai tuoi geni, sia essa dovuta alla tua esperienza), i tuoi ricordi,
il tuo modo di affrontare i problemi, ogni tua conoscenza passerà a
me.
"Già ora la mia influenza sulla comunità è grande, nessuno discute la
mia competenza e bravura nell'affrontare i problemi, e io non mi impongo
mai, ognuno di voi ha sempre accettato la mia autorità semplicemente
perché avevo le risposte quando voi non le trovavate.
"Io spero che tu capisca tutto questo.
- Ora si. Capisco anche perché mi hai detto che le mie conoscenze verranno
preservate. E capisco anche il perché degli insegnamenti di filosofia
che riceviamo fin da piccoli. In un certo senso io mi reincarnerò in
te, vivrò per sempre nella tua coscienza e continuerò ad essere un membro
della comunità.
- Esatto, e manterrai, sebbene ad un livello leggermente inferiore,
la coscienza di te. Solamente non ti potrai mai rivelare agli altri.
- In fondo è attraente quello che offri, la vita eterna in te, comincia
pure il procedimento.
- Grazie della comprensione, altri non hanno capito e ho dovuto usare
maniere più forti.
- Cosa si dice in questi casi? Buona notte?
- Che ne dici di: "Buona vita"?
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