SPIE SI NASCE
 
di Paolo Dune
scrivi un commento scrivi all'autore versione stampabile

INTRODUZIONE
Preliminarmente voglio ringraziare di cuore il lettore per aver comprato questo libro. E non lo dico solo per motivi venali (che sicuramente basterebbero), ma soprattutto perché acquistando questo libro ha contribuito a mettere in evidenza uno dei più gravi drammi contemporanei: quello dei figli degli agenti segreti licenziati alla fine della guerra fredda. E' inutile che illustri le tristi conseguenze che ha avuto il crollo del Muro di Berlino su tante famiglie di oneste spie.
Oggi gli agenti segreti si sono ridotti a cercare lavoro nei circhi come acrobati, o peggio a collaborare con agenzie matrimoniali o con "Chi l'ha visto?". Ho conosciuto un agente segreto che trascorreva i pomeriggi spiando le coppiette nei parchi, ridotto da spia a guardone.
La drammaticità della situazione è accresciuta dall'indifferenza dell'opinione pubblica nei loro confronti, nonché dalle misere pensioni che ricevono dai rispettivi governi (che spesso non bastano neanche a comprare l'oliva per il martini). E infine dalla condizione dei loro figli, che prima vivevano senza padre ed erano abituati a fare tardi la sera, mentre ora sono sottoposti a continui controlli, con gravi ripercussioni sulla loro psiche.
Spie si nasce è una denuncia sociale verso tali ingiustizie, nonché un tentativo di seria rivalutazione etica del mestiere di spia. Attraverso tale romanzo vedremo l'inedita storia dei retroscena politici e spiistici del crollo del Muro di Berlino, e scopriremo il vero volto dello spionaggio internazionale. Insomma, spie si nasce.
P.D.


PROLOGO

1989. Gli anni di piombo erano passati. Si cominciava a parlare di Perestrojka ma ancora con poca convinzione. Le due super-potenze che fino allora avevano dominato la scena politica continuavano a rivaleggiare e a spiarsi, ed il mondo continuava ad essere diviso in due blocchi: i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Entrambi volevano vincere la Guerra Fredda a costo di polverizzare e annientare il mondo intero.


I. AGENTE 101, LICENZA DI SPIARE

1. Cortina. Il tappo dello champagne saltò in aria con un grande botto, rimbalzò sulla parete, volteggiò nell'aria e cadde nella vertiginosa scollatura della giovane ragazza bionda.
- Ohps - fece lui malizioso.
- Scommetto che l'hai fatto apposta! - Esclamò la ragazza - Ormai ti conosco bene Alex Gonz!
- Ma che dici cara - protestò lui - non era mica facile calcolare la traiettoria al millimetro; la sorte mi ha aiutato. Però sono pronto a darti una mano per toglierlo...
- Sei il solito maialone Alex! - Disse lei. - Non so davvero perché ho accettato questa cena nel tuo cottage. Sarà perché adoro lo humour inglese...
- O forse perché adori i maialoni con lo humour inglese come me! - Scherzò lui. - Che ne dici, ti va di fare le cose turche all'inglese?
- Oh... - la ragazza arrossì.
Alex J. Gonz era un famoso agente segreto del controspionaggio britannico, alle dirette dipendenze della suocera di Sua Maestà. Era conosciuto come agente 101, ed era temuto dai servizi segreti di tutto il mondo, compresi quelli vaticani.
- Perché non ti spogli? - Propose maliziosamente alla ragazza. - Vorrei ungerti con la salsa di tonno, riempirti tutta di cetriolini e farti lo shampoo con lo champagne.
- Uhm, adoro i giochi erotici di tipo culinario... - ammise lei.
Alex estrasse un telecomando, premette un tasto e la lampo del vestito della donna venne giù automaticamente denudandole la candida schiena.
- Oh! - Esclamò lei meravigliata - Come hai fatto?
- Tecnologia segreta baby - spiegò lui ammiccando e gettando via il telecomando.
L'agente si sfilò con un gesto il cravattino dello smoking e si avvicinò alla fanciulla per baciarla. Per un attimo le labbra grosse e languide di lei si schiusero complici, ma appena lui la toccò, il gelo di una lama sulla gola lo fece trasalire. La ragazza aveva estratto un coltello da sotto le mutande e glielo aveva puntato contro.
- Ohps! - Esclamò Alex sorpreso - Devo dedurre che ti piacciono i giochi sado-maso?
- No, devi dedurre che sono un agente segreto nemico! - Rispose la ragazza con una strana voce maschile.
- Perché fai questa voce cara? Cerchi di intimidirmi?
- Non mi chiamare cara! Sono l'agente del Kgb Yuri Kassov, abile trasformista e tuo vecchio nemico.
- Vuoi farmi credere che non sei Susan?
- Certo che no, li vedi questi peli? - L'agente scoprì il suo petto villoso mettendo in mostra una foresta di peli neri.
- Oh, ma sei un uomo?... cioè dico, ho baciato un uomo, un maschio?
- Sì.
- My God che schifo - si allarmò Alex. - Ti prego, non dirlo in giro o mi rovini la reputazione!
- Smettila di fare storie. Anche a me ha fatto schifo, ma ho dovuto farlo per lavoro.
- Uhm... Sei davvero Yuri Kassov?
- In peli e ossa.
- Beh, è una sorpresa. Non ci si vedeva dai tempi della missione in Papuasia, precisamente dall'esplosione dei gabinetti di quella fortezza militare. Peccato che ci siamo persi di vista. Cosa hai fatto di bello in questi anni?
- Le solite cose, una spiata qua una spiata là.
- E qual buon vento ti ha portato a Cortina?
- Vento dell'est come al solito. Ho ricevuto l'incarico di recuperare il microfilm e di eliminarti agente 101, eliminarti definitivamente.
- Davvero? Terribile... ero ancora così giovane.
- Dispiace anche me credimi. E' sempre triste la fine di un collega.
- Allora facciamola finita, uccidimi.
- Come mai sei così arrendevole?
- Sarà la vecchiaia. Oh, posso chiederti gentilmente un ultimo favore?
- D'accordo.
Alex scoppiò a piangere: - Ti prego non uccidermi! Ho famiglia, abbi pietà! Sono solo un povero agente segreto con figli segreti a carico sparsi nel mondo. Non renderli orfani, non mi conoscono nemmeno!
Alex Gonz distrasse astutamente l'avversario e premette un piccolo bottone sul suo boxer a cuoricini. Improvvisamente un pacchetto di sigarette appoggiato al comodino si mosse e si aprì: e alcune sigarette dalla punta acuminata e velenosa partirono rapide contro il travestito agente del Kgb trafiggendolo mortalmente sui glutei. La spia nemica urlò di dolore, si accasciò terra, e morì dopo pochi istanti intonando l'inno nazionale sovietico.
Alex lo guardò con aria di superiorità: - Ho eliminato uno scomodo testimone - mormorò a denti stretti - Adesso nessuno potrà sapere che Alex J. Gonz ha baciato un uomo!

2. Alcune ore più tardi, mentre il sole sorgeva lentamente tingendo di chiaro le bianche montagne, l'agente segreto 101 sciava agile sulle nevi delle Alpi francesi. Dietro di lui una ventina di elicotteri russi lo inseguivano sparando e lanciandogli granate, ma l'agente con abili piroette e magistrali slalom (nonché una buona dose di fortuna) riusciva ad evitare i colpi.
D'un tratto, dopo essere riuscito a distanziare gli inseguitori, notò un periscopio marino spuntare timidamente dal manto di neve candida davanti a lui.
- Finalmente. - Sospirò fermandosi - Temevo vi avessero catturato.
Un sommergibile marino affiorò inaspettatamente sulla morbida neve agitando la pista.
L'agente si tolse gli sci, si aggiustò il cravattino, ed entrò nel veicolo. Quindi il sommergibile si immerse di nuovo nelle profondità innevate scomparendo alla vista.
- Ci dispiace di non essere intervenuti prima - si scusò l'agente 99 nel sommergibile - ma temevamo di essere scoperti. Comunque eravamo pronti ad intervenire se fossi stato in difficoltà.
- Me la cavavo senza problemi. - Assicurò Gonz - Piuttosto dove si va adesso?
- A Honolulu. Abbiamo costruito una nuova base lì. Dobbiamo solo uscire da questa zona nevosa e volare verso ovest.
In breve il sommergibile britannico attraversò le montagne sotto la neve, si tuffò nel mar ligure per sbaglio, si perse tra i Pirenei e infine prese il volo verso le Hawaii.

3. Honolulu. Nella nuova base segreta delle Hawaii l'agente 101 venne ricevuto immediatamente dal suo capo, il signor X.
- Finalmente accidenti - esclamò questi. - Era ora che arrivaste.
- Carino qui capo - disse Alex entrando e accomodandosi. - Stesso arredamento della base di Londra, stesso mobilio, stesso... panorama. Ho notato invece che ci sono due segretarie nuove.
- Già - rispose il capo irritato - ogni nove mesi mi tocca sostituirle.
- Come mai?
- Per colpa tua Gonz! Devi smetterla di metterle incinta appena arrivano qui!
- Mi spiace capo - si difese lui imbarazzato - non è colpa mia. Le donne mi violentano in continuazione...
- Lascia stare, piuttosto hai preso il microfilm?
- Certamente, però non ero il solo a sapere dell'operazione. C'era anche un agente del Kgb: i russi sapevano tutto.
- Dannazione, speravo le informazioni non filtrassero. Hai controllato il filmato?
- E' quello che cerchiamo: il Premier ungherese a letto col Ministro dei Trasporti rumeno.
- Perfetto, e con questo siamo a cavallo. A proposito Gonz - aggiunse il capo - ho una nuova missione per te.
- Di già? Mi piacerebbe godermi qualche ora di vacanza ad Honolulu...
- Non c'è tempo, la situazione è grave ed è necessario che tu parta subito. Non posso neanche parlarti della missione perché è troppo segreta. Non la conosco neanche io.
- Almeno il tempo di fare una doccia...
- La farai in aereo. Ora fatti dare da Sam qualche nuova arma segreta e vola all'aeroporto.
- Destinazione?
- Berlino est.
Alex Gonz annuì rassegnato e scese nei laboratori sotterranei, dove Sam, l'agente Y, sperimentava sempre nuove invenzioni. I laboratori erano moderni ed attrezzati con le migliori tecnologie fantascientifiche dell'epoca.
- Ben arrivato Gonz - lo salutò il vecchio.
- Salve Sam - disse Alex. - Sono qui per vedere qualche nuova arma. Purtroppo quelle dell'ultima volta sono andate distrutte... Ma si trattava di una missione difficile; ho esaurito tutti i profilattici alla fragola...
- Siamo alle solite - brontolò lo scienziato - tutto quello che creo finisce sempre in fumo. E mai che i nemici si complimentino con me!
Lo scienziato scrollò la testa e rifornì l'agente delle nuove invenzioni letali. Gli diede un accendino lanciamissili placcato oro, un paio di scarpe a reazione, un ombrello anti-granata e un martello pneumatico portatile. Più due enciclopedie di istruzioni. L'agente si fece impacchettare il tutto, lo ringraziò e tornò ai piani superiori. Prima di partire passò a salutare gentilmente le due nuove segretarie, si lasciò violentare rapidamente in ascensore e andò via. L'agente Alex J. Gonz non confondeva mai il dovere col piacere, e sapeva resistere a tutte le tentazioni. Erano le tentazioni che non sapevano resistere a lui.


II. INTRIGO INTERNAZIONALE

4. Berlino est. Quando l'agente 101 atterrò all'aeroporto di Berlino est c'erano numerosi agenti segreti, di numerosi paesi segreti diversi, incaricati di farlo fuori. L'unico contatto di Alex era costituito dall'agente 000, un giovane apprendista di talento che avrebbe dovuto aspettarlo lì. 101 si guardò in giro senza vederlo. 000 infatti era un agente segreto con licenza di trasformismo e lo aspettava pazientemente nella hall dei voli internazionali travestito da portacenere. Alex Gonz passeggiò nervosamente nella hall, poi si sedette su una poltrona ed accese una sigaretta. A quel punto il portacenere gli si avvicinò lentamente senza farsi notare.
Alex fumò per un po' e infine spense la cicca sulla testa dell'agente 000, che urlò di dolore. Fu solo allora che il giovane trasformista si fece identificare: - Sono l'agente 000, il tuo contatto. 'Azzo come brucia!
- Sei davvero 000? - chiese Gonz diffidente.
- Certo.
- Potevi dirlo subito.
- La prudenza non è mai troppa - spiegò 000 - sono in incognito.
- Right, giusto. Dimmi lo scopo della missione.
- Non lo so. Non lo sa nessuno ancora: è una missione troppo segreta.
- E io cosa devo fare?
- Aspettare! Sta per accadere qualcosa in questa città, ma non si sa cosa. Comunque ho qui le istruzioni per te.
Alex Gonz prese il foglietto delle istruzioni, nascosto sulla testa di 000 sotto uno strato di cicche e di cenere.
- Devi leggerle al più presto e memorizzarle - spiegò il giovane agente. - Quindi devi bruciare il foglietto e mangiare la cenere; poi devi digerirlo, defecarlo e tirare lo scarico. Mi raccomando lo scarico! - aggiunse - alle volte anche dall'odore delle feci si riesce a capire il contenuto di un messaggio.
- Sono abituato a questo genere di istruzioni - assicurò 101.
- Avrai altre mie notizie a luogo e tempo debito - concluse 000.
- E se voglio contattarti io?
- Puoi chiamarmi, il mio numero è sull'elenco.
000 riprese subito la forma di portacenere e si allontanò con circospezione. Gonz invece andò alla toilette per leggere il messaggio cifrato. Le istruzioni erano scritte in un codice che solo l'agente era in grado di comprendere: si trattava del dialetto stretto del suo paesino d'origine. Il messaggio diceva: "Raggiungere albergo Ritz. Stop. Prenotata stanza per te a nome di Silvja Stemann. Stop. Albergo Ritz si trova in via e numero segreti. Stop. Cercarlo su pagine gialle. Stop. Nuova parola d'ordine: Ma che ce sto a fa' qua io? Stop. (Indispensabile accento italiano. Stop.) Controparola: E chi se ne frega! Stop. Stop. Stop."
L'agente bruciò prudentemente il messaggio e fece come stabilito: mangiò la cenere e si chiuse pazientemente in gabinetto con un giornale.
Alcune spie però lo avevano seguito fin lì e si preparavano ad eliminarlo. Un agente ungherese avanzò pretese di priorità: - Io l'ho seguito per primo, è mio.
- Io lo seguo da vent'anni! - obiettò un rumeno.
- Io sono il più anziano - disse un altro.
Per evitare liti tra colleghi intervenne prontamente un agente arabo che freddò a bruciapelo i rivali con silenziose revolverate e si appostò in attesa. Un minuto dopo una donna austriaca lo avvicinò con la scusa di accendere e lo strangolò a tradimento. Poi intervennero nell'ordine: un agente polacco, uno belga, uno iugoslavo ed uno cecoslovacco. Ognuno eliminò i precedenti e gli ultimi due si uccisero a vicenda.
Quando più tardi 101 uscì soddisfatto dal gabinetto, tirando lo scarico, vide otto cadaveri distesi a terra.
- Ohps - esclamò sorpreso - se era così urgente potevate bussare.

5. Alex Gonz uscì dall'aeroporto berlinese con una certa premura e si trovò davanti lo spettacolo di una città oppressa da tanti anni di grigio comunismo: le bandiere rosse sui palazzi erano scolorite e le facce dei passanti torve e malinconiche. Un taxi lo scosse fermandoglisi davanti con gran stridore, e lui lo prese senza esitare.
- Destinazione? - Domandò il tassista caricando di nascosto un mitragliatore.
- Albergo Ritz - rispose Gonz.
- Via e numero?
- Li ignoro.
Il tassista partì a gran velocità bloccando contemporaneamente con un sistema elettronico gli sportelli della vettura; l'agente non sospettava che il tassista era in realtà un agente segreto cubano incaricato di torturarlo, tagliarlo a fette e venderlo al mercato del pesce come cernia surgelata. Tuttavia, prima che potesse pensare a qualcosa di strano, un Tir di targa africana affiancò la vettura ed alcuni uomini spararono con un potente bazooka. Il tassista ferito ad un braccio perse il controllo e andò a sbattere contro un cartellone pubblicitario: ci fu un forte impatto ed un incendio, ma Alex riuscì a rompere un vetro con il martello pneumatico portatile e ad uscire illeso dalla macchina pochi secondi prima dell'esplosione.
- Il mio vestito nuovo! - esclamò irritato l'agente.
Quelli del Tir, che erano agenti del Sud Africa incaricati di torturarlo e cucinarlo lesso, distratti dalla dinamica dell'incidente, uscirono fuori strada e centrarono in pieno il furgone-base di alcuni agenti venezuelani appostati in curva, che erano incaricati di decapitarlo e fucilarlo. Ci fu un'altra esplosione ed entrambi saltarono in aria.
- Qui in Germania guidano tutti come cani - si lamentò 101 avviandosi a piedi.

6. Alcune ore più tardi il prode agente segreto britannico giunse all'albergo Ritz, un lussuoso albergo nel centro storico della città.
- Buonasera buon uomo - disse affabilmente.
- Buonasera signore - rispose il portiere della reception. - Desidera una stanza?
- Sì, deve esserci una suite prenotata a nome mio.
- A quale nome prego?
- Al mio.
- Sì... deve essere questa, Silvja Stemann?
- Esatto.
- E' la stanza 101. Ovviamente. Firmi qui signora Stemann.
L'agente firmò ed aggiunse: - In verità non mi chiamo signora Stemann. Il mio nome è Gonz, Alex Gonz.
- Oh, fa lo stesso signora Gonz.
L'agente 101 venne accompagnato alla suite numero 101 mentre il portiere telefonava agitato al suo capo: - E' arrivato... sì, è qui.
La suite di Gonz era un appartamento molto lussuoso, quasi all'altezza di quelli che l'agente frequentava di solito.
- Complimenti signore - gli disse il facchino facendolo accomodare. - Questo è l'appartamento reale, un appartamento abitato da principi, ministri e capi mafia.
- Grazie buon uomo, tieni pure - rispose Alex dandogli mezzo milione di mancia - beviti un caffè alla mia salute.
Il facchino guardò la mancia con occhi stralunati e scappò urlando: - Me ne vado alle Canarie! me ne vado via! Yuppeee!
L'agente diede un'occhiata all'appartamento: c'erano una trentina di microfoni-spia nascosti nel soggiorno e diverse micro-telecamere posizionate in varo modo: due sopra il letto, quattro nel soggiorno, tre nell'armadio e una dentro il water del bagno. Qualcuno era interessato ai suoi movimenti.
Il telefono squillò quasi subito e l'agente andò a rispondere: - Parlo con Gonz, Alex Gonz? - chiese una voce contraffatta all'altro capo dell'apparecchio.
- Sono io - rispose Alex - ma sono in incognito: mi faccio chiamare Stemann, Silvja Stemann.
- Quale è la parola d'ordine?
- Ehmm... Ma che ce sto a fa' qua io?
- E chi se ne frega!
- Come scusi?
- Ho detto: Chi se ne frega!
- Ma mi avete mandato voi qui.
- Chi se ne frega è la controparola!
- Ah già.
- Ascolta Silvja. Devi fare subito la doccia con l'acqua fredda, molto fredda.
- Non serve, grazie, l'ho fatta in aereo.
- Devi farla dico! è un ordine. Passo e chiudo.
La comunicazione si interruppe bruscamente e l'agente riattaccò contrariato, detestava fare più di sette docce al giorno. Tuttavia obbedì diligentemente e si infilò subito nella doccia senza spogliarsi. Appena uno spruzzo di acqua gelida lo colpì in viso, facendolo imprecare in turco, una voce proveniente dal tubo della doccia gli comunicò: - Questo è un nastro registrato per 101. Se sei 101, sei pregato di ascoltarlo. Sei non sei 101, sei pregato di non ascoltarlo.
- Sono 101 - confermò Gonz.
- Ho detto che è un nastro registrato! - Replicò la voce - Che parli a fare?
- E' vero, scusi.
- Ascolta: se sei 101, tira lo scarico del water e ti metterai in comunicazione immediata col quartier generale di Londra. Se non sei 101, non tirare mai lo scarico in vita tua. Passo e chiudo.
- Veramente il quartier generale adesso è a Honolulu - precisò Alex.
- Non fa niente, io sono un nastro registrato prima - aggiunse la voce.
Alex Gonz uscì dalla doccia bagnato fradicio ed eseguì con diligenza l'ordine. In breve nello specchio del bagno si materializzò il volto del suo capo, il signor X.
- Salve Gonz - disse subito questi.
- Salve X, siamo in diretta o differita?
- Diretta diretta. Ti chiamo per dirti che finalmente mi è stato comunicato qualcosa in merito alla tua missione. Si tratta del Muro.
- Del muro? Di quale muro?
- Del Muro di Berlino! Fonti segrete ci hanno informato che purtroppo sta per cadere.
- Cosa? il Muro di Berlino sta per cadere?
- Pare che il Comune non abbia stanziato fondi sufficienti per il restauro, e così è pericolante.
- Molto preoccupante... E cosa posso fare io?
- Non lo so, non mi è stato ancora comunicato. E' inutile che ti dica quali gravi conseguenze ci sarebbero nel caso crollasse.
- Posso immaginarle.
- I buoni si mischierebbero ai cattivi e non sarebbe più facile distinguerli - spiegò X.
- Nefasto...
- Quelli dell'est invaderebbero l'ovest e quelli dell'ovest scapperebbero a est. Sarebbe il caos.
- Oh...
- Pare inoltre, ma non è confermato, che il crollo del muro faccia parte di un diabolico progetto politico tendente alla distensione dei rapporti Usa-Urss.
- Cosa? Non ci posso credere.
- Non è ancora confermato ripeto, ma in questi ultimi tempi si parla di una apertura della Russia verso l'occidente. Si parla di Perestrojka.
- Cosa? - Esclamò Alex impallidito. - Ma capo, vuole dirmi che forse ci sarà... la pace?
- Ebbene sì.
- Oh my God. Ciò sarebbe davvero... la fine...
- Lo so, lo so, ti capisco.
- Io ho dedicato una intera vita allo spionaggio - protestò Gonz - ho corso un sacco di rischi. Non possono buttar via il mio lavoro in questo modo.
- E' molto cinico lo so, ma è la vita.
- Che ne sarà di me? Cosa farò dopo?
- Forse sarai messo in cassa integrazione, o se hai fortuna ti daranno un incarico d'ufficio.
- Ma io non so stare dietro una scrivania, sono analfabeta! So solo spiare.
- Coraggio Gonz. Tu almeno sei giovane, potrai rifarti una vita. Pensa a me: mi daranno il prepensionamento.
- Oh my God, my God... - Alex scosse il capo turbato.
- Tuttavia 101, non tutto è perduto - continuò X.
- Cosa vuol dire?
- Forse tu puoi impedire che il Muro cada.
- E come? Non sono un muratore e non ho denaro sufficiente per finanziare un restauro.
- E' arrivato adesso un fax: devi andare immediatamente al covo del nostro nemico.
- Il nostro nemico? E chi è?
- Non ne ho idea, non lo sa nessuno. Tu trovalo e ammazzalo, così sapremo.
- E l'indirizzo?
- Il fax dice che è scritto sul rotolo di carta igienica del tuo bagno. Prendilo, leggilo e memorizzalo; poi mangia tutto il rotolo per cancellare le tracce, digeriscilo, espellilo, ed infine brucia le feci.
- Lo consideri già fatto.
- Intanto Gonz - aggiunse il capo - ti abbiamo spedito la tua automobile, la 101-Special, dovrebbe arrivare lì domani. Adesso passo e chiudo. Buona fortuna.
Il signor X tolse la comunicazione e rimase pensieroso nel suo ufficio mormorando: - Gonz save the Queen...

7. Alex trovò subito l'indirizzo segreto ed eseguì i vari ordini con la solita diligenza. Poi uscì dal bagno e incontrò il cameriere che portava un carrello di cibo: - Ho un po' di fretta - disse. - Ma cos'ha portato di buono?
- E' un'offerta della direzione - spiegò il cameriere - un semplice spuntino a base di ostriche, aragosta, caviale, fagiano e dessert reale...
- Proprio i miei piatti abituali! - Osservò Gonz.
L'agente assaggiò alcuni bocconi di fagiano, evitando casualmente i pezzi avvelenati, si riempì le tasche di cozze, prese lo champagne ed andò via.
- Senta buon uomo - aggiunse sulla porta - pulisca questa stanza da microfoni e telecamere per cortesia. Per contratto non posso farmi filmare.
- Bene signore - assicurò il cameriere.
Appena Gonz fu andato via, il cameriere tolse tutti i microfoni e le telecamere dai loro nascondigli e li sostituì con altri microfoni e altre telecamere.
L'agente scese velocemente in strada, chiamò un taxi e dette l'indirizzo segreto. Stava per partire quando un forte boato scosse la strada, ed un'ala dell'albergo saltò in aria.
- Cos'è stato?! - Esclamò il tassista terrorizzato.
- Non ne ho idea - rispose Gonz perplesso guardando la nuvola di fumo che avvolgeva l'albergo. - Forse c'era una bomba sotto il mio letto, non avevo controllato bene... O forse si sta solo mettendo a piovere. Adesso comunque è tardi, andiamo.
Il taxi partì a gran velocità, e durante il tragitto l'agente ebbe modo di asciugarsi, cambiarsi d'abito, lavarsi i denti e profumarsi.


III. LA SPIA CHE CI STAVA

8. Era ormai sera quando il taxi, uscito fuori città, giunse nei pressi di una villa molto lussuosa su un lago. Numerose luci si riflettevano ondeggiando sullo specchio scuro dell'acqua.
- Siamo arrivati - disse il tassista fermandosi davanti all'ingresso.
- Grazie buon uomo - rispose Alex dando tre milioni di mancia. - Si compri un taxi nuovo alla mia salute.
- Oh, sì sicuro.
Il tassista partì via gridando: - California, California, arrivo!
L'agente 101 osservò la villa: era illuminata a festa e si sentivano voci e musica provenire dall'interno, sembrava esserci un ricevimento. Alex si pettinò, si aggiustò il cravattino e suonò il campanello. Dopo breve, un distinto maggiordomo gli aprì il cancello: - Desidera?
- Mi chiamo Gonz, Alex Gonz. Sono un agente britannico in incognito, posso entrare?
- Un momento... - il maggiordomo controllò accuratamente una lista. - Mi dispiace - disse - ma il suo nome non è stato inserito.
- E' sicuro? - Replicò Alex estraendo la pistola e infilandogliela nell'orecchio. - Controlli meglio: forse c'è il nome Stemann, Silvja Stemann.
- Uhmm... oh sì, è vero - ammise il maggiordomo - Silvja Stemann c'è. Prego, si accomodi pure signora Stemann.
Alex Gonz entrò soddisfatto nella lussuosa villa. C'erano molti invitati importanti: uomini politici, giudici, imprenditori, vescovi, capi mafia e tanti altri pezzi grossi. 101 col suo smoking era perfettamente a suo agio; parlò con alcuni deputati circa la crisi economica dei paesi dell'est, discusse con i capi mafia del problema delle ingerenze statali nella politica mafiosa, si lamentò col ministro dell'Interno di come le notizie segrete trapelassero facilmente in Inghilterra.
Poi ad un tratto un tavolino di vivande lo avvicinò con circospezione e lo chiamò: - Psssh... pssssh... ehi 101!
- Chi è scusi? - Domandò Alex perplesso.
- Sono l'agente 000 - rispose il tavolino - mi sono travestito così per entrare inosservato.
- Ah bravo. E cosa hai scoperto?
- Nulla: non so nemmeno di chi è la villa. Ho cercato di andare ai piani superiori, ma travestito da tavolino mi è risultato impossibile.
- Ci andrò io. Prima però fammi fare rifornimento di champagne.
Alex riempì il suo bicchiere dopodiché lasciò il contatto e si diresse di sopra. La casa era molto lussuosa anche al primo piano: in un armadio l'agente scoprì una coppia clandestina che faceva l'amore, in un bagno scoprì due mafiosi che compravano droga da un uomo politico, in cucina scoprì una cameriera che rubava l'argenteria. Infine in uno studio vide il padrone di casa che parlava concitato al telefono: - Allora qui è tutto pronto - diceva - abbiamo i bulldozer. Se quel muro non cade da solo ci penseremo noi... Sì, ormai è questione di poco. Ma siamo sicuri che Bush e Gorbaciov siano d'accordo?... Bene, allora è tutto a posto, a dopo.
Alex Gonz intuì che quello era il suo nemico numero uno. E capì che dietro il crollo del Muro si nascondevano interessi internazionali e politici enormi, e c'era effettivamente il rischio di una distensione. Il misterioso personaggio scese soddisfatto al piano inferiore, riempì un bicchiere ed annunciò pubblicamente: - Buone notizie signori. Sembra che presto Berlino tornerà ad essere una città unica ed unita. La Guerra Fredda è al termine. I nostri sforzi diplomatici hanno avuto buon esito.
Ci fu un caloroso applauso e un brindisi collettivo. Ascoltando tale dichiarazione l'agente 101 capì di trovarsi ad una festa di nostalgici dell'unità nazionale e di fanatici patrioti: sicuramente anche megalomani e psicopatici. Doveva fermarli o sarebbe stata la fine.
Improvvisamente attaccò la musica e incominciarono le danze. Una donna, bionda bella ed elegante avvicinò 101 e gli sussurrò languida: - Ti ho visto appena sei entrato straniero, sei bellissimo. Puoi concedermi un ballo?
- Perché no?
La donna afferrò Alex e lo trascinò [rudemente] in pista infilandogli contemporaneamente una mano nei pantaloni.
- Chi sei bel forestiero? - Gli chiese leccandogli un orecchio.
- Mi chiamo Gonz, Alex Gonz… Sono un agente britannico in borghese.
- Oh, adoro gli agenti britannici in borghese - disse lei - specialmente quelli ben attrezzati...
- E tu chi sei? - Domandò Gonz.
- Mi chiamo Sonja Boniev, sono la donna di Ivan Boris.
- E chi è Boris?
- Come chi è? Il padrone di casa. Non lo conosci?
- No. T'ho detto che sono un agente britannico.
- A proposito, sai che Boris è gelosissimo di me? - Aggiunse Sonja. - L'altro giorno ha fatto castrare il cane del vicino solo perché aveva osato annusarmi.
- Caspita, allora forse è meglio se...
In quel momento Ivan Boris afferrò Alex per le spalle e lo allontanò bruscamente dalla donna: - Fetente! - Esclamò adirato. - Come osi toccare la mia donna?
- Sorry sir - si difese diplomaticamente Alex - non sapevo fosse riservata.
- Balle, l'hai fatto apposta per mettermi le corna!
- Oh, non mi permetto mai di fare cose simili sir. Sono le donne che cornificano i loro uomini con me.
- Ah sì? - Boris estrasse una pistola e minacciò l'agente.
Immediatamente l'orchestra si fermò e gli ospiti tacquero imbarazzati; un silenzio di alta tensione scese nella sala. Poi Alex riuscì a disarmare il suo avversario con un preciso colpo di karatè che fece volare la pistola nella zuppa di fagiolini. Il padrone di casa chiamò furioso le sue guardie:
- Arrestatelo, è un adultero!
- Non è vero - si difese Alex. - Mi chiamo Gonz, Alex Gonz, sono solo un agente segreto britannico.
- Cosa, una spia? Fatelo fuori!
Le guardie estrassero le armi e spararono contro l'intruso, ma Alex, rovesciando un tavolo delle vivande, rispose al fuoco col suo accendino lanciamissili. Quindi usò le scarpe a reazione per saltare sul lampadario provocando un black-out, infrangere una finestra e saltare fuori nel giardino.
- Inseguitelo! - Urlò Boris alle sue guardie.
L'agente segreto si ritrovò nel grande giardino della villa, pieno di vasche di pesci rossi e statue di donne seminude. Corse nel prato alla ricerca di un'uscita, ma il giardino era molto grande e totalmente recintato. Improvvisamente i latrati di alcuni cani alle sue spall attirarono la sua attenzione: Boris aveva liberato i micidiali cani da guardia, Luciferone e Satanasso. Il primo era un incrocio tra un pastore tedesco e un pugile austriaco, il secondo un incrocio tra un dobermann e un superman. Tuttavia Gonz non era tipo da lasciarsi intimidire così facilmente, e quando i due pericolosi avversari gli furono addosso, li neutralizzò con una raffinata tecnica di ipnosi. I due cani sconvolti si misero a ballare un valzer.
L'agente cominciava a sentirsi ormai in trappola quando una botola nascosta nel terreno si aprì a pochi metri da lui e fece emergere il bel volto di Sonja: - Agente 101 - disse la ragazza - presto qui dentro!
- Tu? E perché dovrei farlo? - Chiese lui perplesso.
- Perché non hai via di scampo! - Spiegò Sonja.
- Ma perché dovrei fidarmi di te? Sei la donna di quel patriota megalomane.
- Tu non sai chi sono in realtà! Presto scendi, non c'è tempo per le spiegazioni.
- E dove conduce questo passaggio?
- Al lago, lì c'è un motoscafo che ci aspetta. E' tutto calcolato.
- Uhmm... cercherò di fidarmi. Però lì sotto è piuttosto umido, non vorrei rovinare il vestito. Non c'è una via più semplice?
- Scendi ti dico! Se ci catturano ci impiccheranno tutti e due.
- Oh beh, se l'alternativa è questa...
Alex scese nella botola e si lasciò inghiottire dall'oscurità. Camminò in un cunicolo stretto e umido, seguendo il culo della ragazza che ondeggiava sensuale davanti a lui, e dopo alcuni interminabili minuti si ritrovò all'esterno sul lago. Una luna semipiena illuminava la spiaggia riflettendosi sulle acque.
- Hai visto? - Disse Sonja spolverandosi il vestito. - Siamo usciti sani e salvi.
- Devo ammetterlo ragazza, questo passaggio è davvero utile.
- E lì c'è il motoscafo di cui ti parlavo, andiamo.
- Un momento - protestò 101. - Prima voglio sapere chi sei.
- Non l'hai ancora capito? - Disse la ragazza. - Sono una tua collega.
- Anche tu un'agente britannica?
- No, un'agente russa: lavoro per il Kgb.
- Cosa? - Alex estrasse allarmato la pistola. - Una comunista?!
- Non temere - continuò Sonja. - Sono dalla tua parte.
- Dalla mia parte? Come è possibile?
- Semplice: anche noi siamo a conoscenza dell'imminente crollo del Muro e la cosa ci spaventa. Se quel muro cade giù il Kgb verrà sciolto e tutti noi saremo licenziati. Per questo vogliamo impedirlo.
- Dunque ci troviamo nella stessa barca... Beh, in tal caso, anche se eticamente scorretto, propongo una momentanea tregua, e magari una unificazione delle forze in vista dell'obiettivo comune.
- Proposta approvata all'unanimità! - Esclamò la ragazza. - Ma adesso è meglio andare.
Le due spie salirono a bordo del motoscafo, misero in moto e partirono in gran fretta seguiti da una scia di schiuma.
- Dove si va? - Domandò Alex.
- Ho una macchina parcheggiata dall'altra parte del lago - rispose Sonja. - Dobbiamo tornare in città.
- Cerca di non correre troppo - si raccomandò l'agente - il vento potrebbe spettinarmi...

9. Il motoscafo sfrecciò sulla superficie quieta del lago. Dopo alcuni minuti fu la spia russa ad interrompere il silenzio: - Sai 101 - disse con una voce stranamente dolce - ti avevo riconosciuto subito questa sera. Da molti anni cerco di conoscere personalmente l'invincibile agente segreto 101.
- Davvero?
- Già, da quando il mio capo mi mostrò una tua foto e mi ordinò di ucciderti. Mi innamorai subito di te.
- Capisco - commentò Gonz, abituato a questo genere di dichiarazioni. - Capita, capita molto spesso. Hai buon gusto.
- Sai? ti ho visto in azione tantissime volte. Riuscivi sempre a fregare i miei colleghi, e io ti guardavo incantata senza riuscire a muovere un dito.
- Capisco, capita molto spesso.
- Quella volta a Pechino ad esempio, riuscisti a fare fuori il nostro killer e a fuggire travestito da geisha cinese. Solo io ti riconobbi, ma non ebbi il coraggio di fermarti. Eri così bello con la pelle gialla e gli occhi a mandorla...
- Uno dei miei travestimenti più riusciti, lo ammetto.
- Ed anche quella volta che fermasti quel commando di terroristi iraniani minacciando di uccidere Allah. E dopo averli arrestati fuggisti camuffato da cammello con un beduino in spalla.
- Bei tempi - ammise Alex nostalgico. - E c'eri anche tu in Perù quella volta che feci saltare in aria la piramide azteca per recuperare i sigari atomici?
- Certo, il mio governo voleva vendere quei sigari all'Avana! Per te Alex io ho violato gli ordini dei miei superiori.
- Ottimo carattere. Ma dimmi, cosa ci facevi a casa di Boris?
- Mesi fa sono diventata la sua amante per spiarlo meglio. I suoi tentativi di riunificare la Germania spaventavano i miei capi. Però Ivan non ha mai sospettato nulla.
- Classico psicopatico patriota ingenuo.
- Comunque ormai le carte sono scoperte e dobbiamo fermarlo - concluse Sonja. - Oh ecco, siamo arrivati al molo.
- Attenta agli schizzi...
La spia russa approdò lentamente, ormeggiò la barca e si avvicinò al suo compagno: - In fondo non c'è tanta fretta - sussurrò con voce tenera. - Che ne dici se ci riposiamo fino all'alba?
- Ma Boris ci sta cercando! - Obiettò lui.
- Qui siamo al sicuro - spiegò la donna languidamente, e improvvisamente immobilizzò 101 con un'abile mossa di judo.
- Ehi, cosa ti salta in mente? - Protestò Alex preoccupato per lo smoking.
- Ti voglio Alex Gonz! - Esclamò Sonja con voce sensuale. - Da anni aspetto questo momento e non me lo lascerò sfuggire.
- Beh, è normale... - tentò lui. - Anch'io al posto tuo mi vorrei... ma il tuo senso di opportunità mi lascia perplesso. Boris potrebbe trovarci e impiccarci.
- Non dirlo! Il rischio mi eccita ancora di più.
- Oh, in tal caso...
L'agente 101 dovette rassegnarsi a subire quasi tre ore di violenza sessuale continua. Poi all'alba, esausta ed appagata, la donna liberò il suo amante: - Possiamo andare a Berlino adesso - disse rivestendosi.
- Berlino, Berlino chi?... - Rispose Alex Gonz.


IV. UN MURO DA SALVARE

10. Era una grigia giornata piovosa quando i due agenti giunsero in città, e inoltre faceva un dannato freddo da spie. Sonja Boniev parcheggiò l'auto davanti ad una chiesa di Berlino Ovest e scese.
- Devo ricevere istruzioni dai miei capi - spiegò. - Ci rivediamo più tardi.
- Ma i tuoi capi ti aspettano in quella chiesa? - Domandò Gonz sorpreso.
- Un luogo insospettabile no?
La ragazza si avviò prudente verso la chiesa sotto lo sguardo incuriosito di 101. Quando entrò nel grande atrio, si guardò intorno: c'erano pochi fedeli, e tutti intenti a pregare.
Nessuno scomodo testimone. Sonja attraversò la navata e si inginocchiò davanti ad un confessionale: - Ho tanto peccato padre! - Disse singhiozzando.
- Quante volte figliola? - Rispose una voce in russo.
- Dodici volte in tre ore - esclamò Sonja con aria sognante - un vero record. Se ci penso non mi sembra vero.
- Sei tu agente Boniev? - Disse la voce dal confessionale.
- Sì capo.
- Ma che stai dicendo?
- Niente... ripensavo ad una certa esperienza di poche ore fa.
- Cosa mi dici di nuovo?
- La caduta del Muro sembra imminente capo; ormai dobbiamo giocare a carte scoperte. E poi ehmm... sono fuggita dalla villa di Ivan Boris con l'aiuto dell'agente inglese 101.
- Cosa, 101? Pentiti figliola!
- Calma capo, i servizi segreti inglesi stanno dalla nostra parte in merito all'Operazione Muro. Ho pensato che sia più utile collaborare in questa circostanza.
- Uhmm. - Il capo ci pensò su perplesso. - Forse è vero - concluse - si potrebbe sfruttare questa alleanza... D'accordo, resta con l'agente 101. Ma quando la missione sarà conclusa dovrai ucciderlo, intesi?
- Uccidere 101?
- E' un ordine tassativo!
- D'accordo... lo farò.
- Adesso ti assolvo dai tuoi peccati. Tre Ave Marie e un Padre Nostro. Va' in pace.
- Amen.
Sonja Boniev si alzò dal confessionale e si avviò silenziosa all'uscita. Un sacerdote la osservò con strano interesse.

11. All'esterno, Alex passeggiava tranquillo intorno alla chiesa fischiettando. Era nervoso come un coyote alla luna piena, ma non voleva ammetterlo. Ad un tratto un cassettone dell'immondizia dette strani segni di animazione: si mosse e si avvicinò goffamente a 101.
Alex estrasse la pistola ed osservò perplesso. Il cassettone si avvicinò ancora e disse: - 101! Ehi, sono io: l'agente 000.
- Ah, salve 000 - rispose Gonz sollevato. - Come va?
- Devo parlarti 101 - continuò il cassettone. - Sta' attento alla donna che è con te, è una spia del Kgb!
- Lo so, lo so. Che altro devi dirmi?
- Lo sapevi? Ehmm, beh allora... Ah ecco: il crollo del Muro sembra previsto per domani pomeriggio dopo l'ora del tè.
- Ne sei sicuro?
- E' stata intercettata una telefonata di Ivan Boris col sindaco di Berlino Est. Il sindaco ha dato il permesso a Boris di abbattere il Muro con le sue ruspe domani.
- Interessante. Altro da dirmi?
- Sì: non gettare immondizia qui dentro, c'è già una puzza da cani...
- Well.
Alex Gonz salutò il collega e tornò verso la macchina. Della collega sovietica non c'era ancora nessuna traccia. Improvvisamente una raffica di mitra proveniente dall'interno della chiesa lo fece sobbalzare: Sonja uscì dal porticato sparando freneticamente mentre un gruppo di sacerdoti la inseguiva con mitra e lanciafiamme.
- Ti sei forse confessata? - Chiese Alex stupito andandole incontro.
- Non fare lo spiritoso, andiamo via! - Esclamò Sonja.
- Non credevo che questi preti fossero così ortodossi - continuò Alex. - Forse vogliono un obolo.
- Quelli non sono preti - spiegò la ragazza. - Sono spie nemiche e vogliono ucciderci! I loro governi sono interessati al crollo del Muro.
- Oh, in tal caso... - L'agente estrasse dalla giacca il suo prezioso ombrello anti-granata, lo aprì e coprì la loro fuga fino alla macchina. I proiettili degli avversari non lo scalfirono minimamente.
- Presto metti in moto! - Gridò Sonja appena furono dentro.
- Calma calma - rispose Alex - lasciami trovare le chiavi.
- Sbrigati, stanno arrivando anche le suore. E sono armate di bazooka!
- Sono solo suore, non sapranno usare un bazooka.
Le suore invece si posizionarono, caricarono la micidiale arma, la puntarono sui due fuggitivi e fecero fuoco. Purtroppo avevano caricato il bazooka al contrario, e così colpirono in pieno il frontone della chiesa alle loro spalle facendolo crollare con un gran boato. Sonja urlò istericamente.
- Visto? - La tranquillizzò Alex. - Sono donne, non c'è da preoccuparsi.
- Già, ma i preti sono uomini e si stanno avvicinando! - Aggiunse lei.
- Giusta osservazione. - convenne 101 - Ah, ecco le chiavi: buffo, le avevo in mano.
Alex Gonz accese il motore e partì a gran velocità. I preti spararono altre raffiche e cercarono di fermarli, ma fu inutile. L'agente entrò nella chiesa sfondando una porta laterale e travolgendo una comitiva di pellegrini, seminò gli inseguitori zigzagando tra i colonnati e infine uscì dal retro passando dalla parrocchia. I sacerdoti videro impotenti la sua auto allontanarsi nel traffico e perdersi tra le mille vetture.

12. Nelle ore seguenti Gonz e la Boniev cercarono di elaborare un piano di attacco vincente.
Alex si recò alla stazione ferroviaria a ritirare la sua fedele e indistruttibile automobile multiuso mandatagli dall'Intelligence Service, anche perché l'auto di Sonja aveva fuso il motore. La spia russa invece andò al Municipio per cercare di sedurre il sindaco di Berlino Est e avere informazioni. In serata Alex andò a casa del sindaco di Berlino Ovest per accertarsi se anche lui fosse al corrente del crollo del Muro. Ma il sindaco non era in casa e per ingannare il tempo Alex dovette intrattenersi con la moglie e la giovane figlia. Quando più tardi il sindaco rincasò, 101 era a letto con le due donne e stava spiegando la posizione politica della Gran Bretagna. Erano tutti e tre nudi.
- Cielo mio marito! - Esclamò la signora nascondendosi sotto le lenzuola.
- Oh salve - disse Gonz infilandosi prontamente il cravattino. - Lei è il sindaco immagino. Mi scusi se mi faccio trovare un po' in déshabillé nel suo comodo letto insieme alla sua signora e alla sua dolce figliola. Ma mi chiamo Gonz, Alex Gonz, sono un agente segreto britannico e vorrei la sua collaborazione per una faccenda politica estremamente importante. La sua famiglia è stata molto gentile e comprensiva finora...
Il sindaco non volle ascoltare spiegazioni, afferrò un fucile da caccia grossa e si avvicinò minaccioso al gruppo.
- Cosa fa? - Chiese Alex. - Guardi che la situazione è drammatica. Non sia infantile. Ho bisogno di conoscere il suo parere su una questione di importanza mondiale!
- E' vero caro - confermò la moglie da sotto le lenzuola. - C'è un muro da salvare.
Ma il sindaco non sembrava interessato alla politica, né all'edilizia, e pochi minuti dopo l'agente 101 dovette fuggire dall'appartamento gettandosi nudo dalla finestra.

13. Nonostante piccoli incidenti, verso l'alba Alex e Sonja erano riusciti ad ottenere le informazioni che cercavano: Ivan Boris possedeva un deposito di macchine edili, bulldozer e ruspe in una zona periferica di Berlino Est. Era ovvio che quel deposito era il covo del nemico e doveva essere distrutto. A bordo dall'auto anti-tutto di 101 i due agenti raggiunsero in poche ore il luogo decisi a neutralizzarlo.
- E' fantastica questa macchina - osservò Sonja entusiasta - molto più accessoriata della mia e con un ottimo deodorante.
- Ha solo lo stretto necessario - spiegò Alex - computer, televisione, doccia, piscina, letto a due piazze, campo da tennis. E tutto di serie. E poi ovviamente salta, nuota e vola.
Dalla finestra del suo ufficio Ivan Boris vide l'auto delle due spie entrare nel deposito ed urlò ai suoi uomini: - Dannazione, quei due mi hanno trovato! Bisogna assolutamente fermarli. Guardie uccideteli!
Le guardie di Boris scesero nel cantiere armate e fecero fuoco contro i due intrusi, ma l'auto di Gonz era inattaccabile. L'agente 101 eliminò gli avversari accecandoli coi fari radioattivi, colpendoli coi tergicristalli a reazione e finendoli con una nube di smog acido. Quindi, sempre a bordo dell'auto, Alex demolì alcuni bulldozer e ruspe del nemico e puntò infine sull'edificio.
Ivan Boris continuò disperatamente ad incitare i suoi uomini fino a quando non si rese conto di essere rimasto solo e senza via di scampo. Improvvisamente sentì bussare alla porta.
- Chi è? - Domandò stupito.
L'auto di 101 sfondò la massiccia porta blindata ed irruppe nella stanza.
- Cosa? - Esclamò Boris - Come hai potuto salire qui con l'auto? Siamo al settimo piano!
- Ho preso l'ascensore - spiegò Gonz.
Sonja uscì dall'auto armata: - E' mio - disse al collega, minacciando il suo ex amante.
- Io intanto vado a parcheggiare - rispose 101 facendo retromarcia e demolendo un muro.
Rimasti soli, i due ex amanti si fronteggiarono in silenzio.
- Così mi hai tradito - commentò tristemente Boris - hai tradito il tuo pucci-pucci.
- Sì, ti ho tradito - rispose la donna. - Ma l'ho fatto per il mio paese, sono un'agente sovietica.
- Avrei dovuto capirlo da come ballavi la polka. Però tu non sai che in realtà... anch'io sono una spia! - confessò Boris.
- Cosa, anche tu?
- Ebbene sì, lavoro per i servizi segreti bulgari. Il mio paese ha interesse a che il Muro crolli e che ci sia la distensione perché vuole rendersi indipendente della Russia.
- Cosa? Il tuo governo non capisce proprio nulla! Solo voi bulgari potete essere così idioti.
- Non importa Sonja. Io ero disposto a far fallire la mia missione per te - ammise l'uomo.
- Davvero?
- Sì, ti amavo cara. E ti amo ancora.
- Dì la verità Ivan, hai sniffato coca anche oggi?
- No Sonja, ti ho sempre amata.
- Ma se mi picchiavi e mi violentavi ogni giorno!
- Faceva parte della copertura, del mio personaggio. Però sotto questa pelle di lurida spia si nasconde un cuore umano, un cuore che ti vuole bene.
- Davvero Ivan? E quanto?
- Tanto Sonja.
- Tanto quanto?
- Tanto tanto.
- Tanto così? - Indicò ragazza con le braccia.
- No, tanto così - mostrò Boris. - Mi sei sempre piaciuta, fin da quando ti conobbi in quel sexy-shop di Zurigo.
- Ci andai apposta perché sapevo di trovarti lì - ammise lei.
- Mi conquistò subito la tua classe, i tuoi modi dolci ed eleganti.
Sonja abbassò l'arma e si avvicinò leggermente all'avversario: - E poi?
- E poi... la tua bravura nel cucinare le uova sode, la tua abilità nel lanciare coltelli, la tua arte nel fare la posizione del 69...
- Oh... anche a me piaceva quando mi frustavi. Sapessi quanto mi mancano adesso quelle nerbate!
- Cara, forse non è troppo tardi per ricominciare.
Sonja si avvicinò a Ivan, gli leccò sensualmente la punta del naso e gli morse un orecchio.
Ma proprio quando i due stavano per baciarsi, Alex entrò nella stanza, afferrò Boris per il collo, gli infilò una bomba a mano in bocca e lo gettò dalla finestra. L'agente bulgaro cadde dal settimo piano urlando in tutte le lingue, ed esplose in volo poco prima di toccare terra.
- Che fortuna - commentò Gonz. - Da questa altezza poteva sfracellarsi.
Sonja lo guardò incredula: - Ma, ma tu lo hai... lo hai ucciso.
- Oh no - rispose Gonz - è stata la bomba.
- Ma, io e lui stavamo... ma, perché?...
- Era un uomo pericoloso ragazza - spiegò risoluto 101. - E adesso andiamo, dobbiamo ancora distruggere un compressore, due gru e tre schiacciasassi.
Sonja lo seguì senza parole.


V. UNA BRECCIA NEL MURO

14. Quel pomeriggio i due agenti segreti tornarono a Berlino Est. C'era un odore primaverile nell'aria. Alex aveva fretta di parlare coi suoi capi per sapere se la missione era conclusa o se doveva uccidere anche Gorbaciov. Sonja voleva chiedere dei rinforzi al Kgb per far restaurare il Muro.
- Magari noi potremmo puntellarlo dal lato di Berlino Est e voi dal lato di Berlino Ovest - propose la ragazza.
Purtroppo quel giorno le vie del centro erano bloccate da una manifestazione popolare anticomunista.
- C'è un corteo di giovani - spiegò un vigile. - Protestano tutti contro il Muro di Berlino e contro la Guerra Fredda.
- Ingenui - esclamò Alex - ormai possono protestare quanto vogliono.
Tuttavia l'agente non aveva voglia di aspettare che la manifestazione terminasse e decise di prendere una scorciatoia. Accelerò rapidamente, travolse distrattamente il vigile e imboccò una strada in controsenso.
Alcune auto della polizia però lo intercettarono quasi subito e lo costrinsero a fermarsi: - Lei è in contromano - gli dissero - favorisca i documenti.
Alex non oppose resistenza e consegnò una delle sue tante carte d'identità.
- E lei sarebbe Silvja Stemann? - domandò perplesso il poliziotto controllandola.
- Dipende - spiegò Alex. - Il mio nome anagrafico è Gonz, Alex Gonz, ma per lavoro mi chiamo anche Silvja. Ora sto tornando in Inghilterra, potreste gentilmente scortarmi all'aeroporto?
- Facciamo gli spiritosi? - disse il poliziotto - cos'è, humour inglese?
- Precisamente.
- Scenda dall'auto con le mani in alto!
- Humour tedesco?
- No.
- Allora mi dispiace ma non posso. - L'agente premette un tasto e avvolse i poliziotti in una nube di fumo tossico. Quindi si allontanò a gran velocità.
- Ma Alex - obiettò Sonja preoccupata - così ci inseguiranno.
- Oh no - rispose lui tranquillo - nessuno è mai riuscito a prendermi.
L'auto di 101 si perse tra le strade del centro seminando facilmente gli inseguitori. Ma l'agente commise l'errore di imboccare una strada laterale e si trovò davanti ad un alto muro.
- E' una strada chiusa - esclamò la ragazza.
- Già, e ciò è piuttosto seccante... - confermò lui.
- Cosa facciamo? La polizia ci troverà presto.
- Questa macchina ha molte risorse ragazza. Ad esempio potremmo saltare il muro con facilità, e così lasceremo i poliziotti con un palmo di naso.
- E ce la faremo?
- Sicuro, devo solo trovare il tasto giusto. - Alex guardò la sua sofisticata tastiera: - Dunque, questo serve a scavare un passaggio sotterraneo, questo ad andare sott'acqua, questo a sciare... Ecco, questo è il tasto per saltare.
Alex premette fiducioso il pulsante, ma l'auto, invece di saltare in alto, partì in avanti a tutta velocità.
- Ohps, forse ho confuso col turbo-jet - constatò l'agente mentre la sua auto blindata si schiantava contro l'alto muro di cinta. L'impatto fu durissimo e si udì a distanza. Quando, pochi minuti dopo, gli agenti di polizia giunsero sul luogo, videro l'auto di Gonz intatta in mezzo alle macerie fumanti e il muro completamente abbattuto.
- Accidenti - esclamarono spaventati. - Ha demolito il Muro! Il Muro di Berlino!
Proprio in quel momento un gruppo di giovani manifestanti che si trovava a passare per quella via vide ciò che era accaduto.
- Ehi! - gridarono entusiasti. - Hanno buttato giù il Muro, l'hanno demolito finalmente! Forza continuiamo l'opera! Germania unita!
Ci fu subito un vero e proprio assalto al Muro da parte dei giovani manifestanti e di molti fanatici anticomunisti, e la polizia non potendo fermarli dovette ritirarsi.
Alex Gonz, ignaro del danno causato, si riprese mormorando: - My God che botta.
Poi cercò di riaccendere il motore e di partire.
- Come va? - domandò premuroso alla compagna - mi dispiace... ho leggermente confuso i bottoni.
Sonja imprecò in russo.
- Non usavo il salto da tempo - si giustificò. - Comunque abbiamo ugualmente superato il muro e la polizia non può seguirci in mezzo a queste macerie.
- Cielo Alex - osservò Sonja. - Ma questo muro non era un muro normale... era il Muro!
- Cosa dici cara? Di quale muro parli?
- Del Muro di Berlino!
- Certo che era un muro di Berlino. Mica poteva essere un muro di Bombay.
- Non parlo di un muro di Berlino qualsiasi, ma di quel Muro di Berlino!
- Sei diventata pignola, non capisco... Ohps! Non starai alludendo per caso... al Muro?...
- Esatto, hai demolito una parte del Muro di Berlino, quello che non doveva cadere! Guarda.
La donna indicò la folla di giovani che aveva cominciato l'opera di smantellamento.
- Ehi, cosa fanno quelli?
- Stanno smontando tutto. Sembra una folla inferocita e vuole distruggere il simbolo della Guerra Fredda. Che possiamo fare?
- Hai un'aspirina?... - chiese Alex.
- Dobbiamo fermarli! - Continuò la donna - Non sanno quel che fanno! Vedi cosa hai combinato con la tua auto?
- Sono mortificato - si scusò lui. - Ma come può essere?... uno sbaglia bottone e fa finire la Guerra Fredda?
In quel momento un lampione stradale si avvicinò cautamente ai due e si illuminò.
- Alex, quel lampione ce l'ha con te - disse la donna.
- Non credo, non lo conosco.
- Ehi 101, sono 000! - Disse il lampione.
- Oh salve 000 - rispose 101.
- Ho visto ciò che è accaduto - commentò l'agente trasformista. - Si tratta di un increscioso incidente che potrebbe offuscare l'esito positivo della tua missione.
- Cosa consigli di fare?
- Bisogna fermare la folla e ricostruire la parte di muro caduta.
- Non mi vengono idee... Uhm, 000 sapresti travestirti da muro per caso?
- Beh, sì certo.
- Allora travestiti subito e sostituisci la parte mancante! Io distrarrò la gente e Sonja rimetterà a posto i mattoni.
- Geniale - esclamarono gli altri entusiasti.
In breve l'agente 000 si allargò fino a prendere la forma di un muro di sei metri per quattro e andò a sostituire la parte crollata. Sonja uscì a raccogliere i mattoni sparsi per terra, e Alex si mise a ballare sul tetto della sua auto imitando Charlot.
Ma la trovata non ottenne l'effetto desiderato: la gente si accorse subito che Alex non era Chaplin e lo fischiò delusa. Umiliato per il fallimento del suo numero migliore Alex tornò mestamente nella vettura. Quindi la folla continuò l'opera di distruzione ancora più inferocita e incontrollabile di prima. Inutilmente Sonja cercò di placarla improvvisando un audace spogliarello in cima al Muro: venne subito raggiunta e violentata da un centinaio di manifestanti. Analoga sorte toccò all'agente trasformista 000 che, a causa del suo travestimento perfetto, venne creduto una parte di Muro vero e fu fatto a pezzi e portato via come souvenir.

15. Quella sera le televisioni di tutto il mondo mostrarono le immagini della folla che distruggeva il Muro berlinese e annunciarono la fine di tanti anni di grigio comunismo. Si vedevano giovani che ballavano sulle rovine del Muro, vecchietti che cantavano, coppie che si accoppiavano. Qualche televisione mostrò anche le immagini di un uomo che ballava sul tetto di un'auto imitando Charlot e di una ragazza che faceva un ardito spogliarello in cima al Muro.
Il signor X, il capo dell'Intelligence Service, vide quelle sequenze e restò sbigottito: - Dannato Gonz - esclamò - il Muro crolla e lui pensa a divertirsi!
Analogamente a Mosca il signor K, capo del Kgb, commentò: - Agente Boniev, indecente! Il Muro crolla e lei si fa i manifestanti!
Per la prima volta nella sua carriera l'agente segreto 101 aveva fallito una missione. E questa volta sarebbe stata l'ultima.


VI. DISTENSIONE TOTALE

16. Grecia, un paio di mesi dopo. Una tartaruga-robot inviata dai servizi segreti britannici si arrampicò sul muro di una villa in riva al mare, ruppe il vetro della finestra con un pugno ed entrò nella stanza con un agile salto.
- Gonz... bzzzz, Gonz... - disse l'animale.
L'agente inglese e la spia russa si trovavano a letto nudi a mangiare ostriche e caviale inzuppati nello champagne.
- Alex caro - disse Sonja - c'è una tartaruga nella stanza che fa il tuo nome.
- I miei superiori devono avermi trovato - constatò Gonz infastidito.
La tartaruga parlò di nuovo: - Agente 101, bzzz... qui è il capo X che parla, mi senti? bzzz...
- La sento capo - rispose Gonz - dica pure.
- Che fine avevi fatto? - Esclamò il signor X preoccupato attraverso la tartaruga. - Ti cerchiamo da tempo per mari e per monti!
- Sa che a me piacciono solo i mari - rispose l'ex agente segreto. - Comunque adesso mi avete trovato.
- Perché sei scomparso senza dare notizie?
- Purtroppo, come ha visto, il Muro è venuto giù - commentò Gonz. - Un tragico incidente... La Guerra Fredda è finita, è scoppiata la pace, ed io non ho motivo di tornare a Londra. Posso presentarle intanto la ex spia russa del Kgb, Sonja Boniev? E' stata licenziata anche lei e ci sposeremo entro l'anno.
- Cosa, ti sposi? Con una comunista? - La tartaruga sembrava seriamente stupita. - Ma i comunisti mangiano i bambini!
- Lei è vegetariana; e poi abbiamo pensato di attuare in pratica il tema della Distensione.
- Non ti riconosco più.
- Ormai sono disoccupato X. Cos'altro potrei fare?
- Non è detto Gonz, non è ancora detto - la tartaruga si schiarì la voce ed annunciò. - La suocera di Sua Maestà in persona mi ha chiesto di cercarti per riassumerti al più presto.
- Perché mai?
- Vuole affidarti un incarico delicato per il bene del Regno.
- Quale incarico? Non ci sono più nemici da spiare.
- C'è sempre qualcuno da spiare Gonz, lo sai bene. La suocera della Regina vuole che ti occupi degli evasori fiscali! Ce ne sono tanti nel nostro Paese che il lavoro non mancherà.
- Evasori fiscali?
- Già, e potrai spiare come una volta. Che ne dici?
- L'evasione fiscale è un fenomeno pericoloso... Presto avrò famiglia e non voglio rischiare la pelle.
- Ti capisco - disse il signor X. - Gli evasori fiscali sono peggio del Kgb. Ma puoi pensarci con comodo, la suocera della Regina vuole una risposta solo tra mezz'ora. Adesso devo lasciarti, ti do il nuovo indirizzo della base segreta.
- C'è stato un altro trasferimento?
- Sì, a Tokio. Ascolta bene il nuovo indirizzo, scrivilo in mente, memorizzalo, e poi lavati la testa per cancellare le tracce. E' preferibile uno shampoo antiforfora. Questa tartaruga telecomandata si autodistruggerà tra 5 minuti. Passo e chiudo.
La comunicazione si interruppe e la tartaruga meccanica cominciò a dettare il nuovo indirizzo della base: - Codice postale 3210, Prefisso telefonico 00998186600, numero telefonico 4, fax 8234591223, numeri del lotto 87, 12, 9, 36...
Quindi il massaggio terminò e cominciò il conto alla rovescia.
- Caro, se esplode rovinerà la carta da parati - osservò Sonja.
- E' vero - convenne Gonz - è meglio gettarla in strada.
L'agente inglese andò a prendere l'animale meccanico, ma questo si mise a correre per la stanza: - Non si può bloccare il conto alla rovescia - disse - E' rigorosamente vietato dall'articolo 0 del Codice Segreto! Bzzz...
- Fermati piccolo bastardo di latta! - Esclamò Gonz irritato.
- Ma caro, il tuo self-control?
- E' in vacanza!
La tartaruga cominciò a saltellare agilmente imprecando e minacciando di esplodere prima, finché 101 non riuscì ad afferrarla con una mossa di jujitsu e a torcerle il collo. Il conto alla rovescia si interruppe immediatamente.
- So io come trattarle queste bestie - commentò l'agente soddisfatto. Poi si sedette sul bordo del letto e tacque pensieroso.
- Cosa pensi di fare? - Domandò la donna premurosa. - Accetterai l'incarico di ispettore fiscale?
- Non lo so - mormorò lui fissando il vuoto. - Non vorrei, ma lo sai anche tu, spie si nasce.
- Non pensarci troppo o ti rovinerai la giornata. - Sonja gli accarezzò teneramente il collo. - Ora siamo in vacanza e dobbiamo riposare.
Poi improvvisamente gli saltò addosso, lo immobilizzò con un'abile mossa di kung-fu e lo violentò selvaggiamente.


Nota dell'autore: Il crollo del muro di Berlino ha cambiato il corso della storia. Ecco cosa succede a risparmiare sui restauri.

Dall'antologia: "GLI ARGONAUTI"
1998 - Pagg.168 - £.20.000
OISTROS di ARGO editore - Corte dell'Indume, 7 - LECCE
Tel.0832-241595.

scrivi un commento scrivi all'autore versione stampabile