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ALBA
DI GHIACCIO
parte 1
Tanto
tempo fa, in una galassia lontana lontana...
La guerra era finita. L'impero era stato sconfitto,
l'Imperatore Palpatine era morto.
Ma il Lato Oscuro della Forza non può essere distrutto:
è la perpetua lotta tra esso ed il Lato Chiaro a definire
l'esistenza dell'Universo stesso.
Lotta eterna, con vincitori e vinti: per chi viene sconfitto
si tratta solo di una resa temporanea in attesa di una nuova battaglia.
Luke Skywalker sapeva già tutto questo, mentre si recava
sul pianeta Dotainus Quarto del sistema periferico di Letha; e sapeva
anche
che il Lato Oscuro lo stava aspettando da qualche parte, in silenzio...
Le
schegge dell'elaborata e pesante bottiglia di liquore andarossiano schizzarono
in tutte le direzioni, lasciando sulla parete una grande chiazza scura
di liquido denso e vischioso, che colando ricoprì parte delle
macchie che già incrostavano quel muro a perpetua testimonianza
di precedenti divergenze d'opinioni.
La testa a cui era destinato il colpo si rialzò velocemente,
a scatti, e caricò l'avversario in pieno petto potendo sfruttare,
per la prima volta dall'inizio dello scontro, la piccola statura e la
sottile e affilatissima membrana ossea che dal centro dell'arcata sopraccigliare
percorreva in crescendo tutto il cranio, come una vela, fino a riimmergersi
nella spina dorsale. Le sue punte si insinuarono facilmente tra le coriacee
placche pettorali dell'altro, affondando nella carne bianca e filacciosa,
e facendolo crollare all'indietro su uno dei tavoli a braccia e gambe
larghe.
Nessuno dei presenti era sufficientemente pazzo da avvicinarsi ad un
canceroide appena battuto ed umiliato in pubblico, specie se da uno
stupido 'anfibide mangiafango', e quindi fu reputato molto più
saggio portare in salvo le proprie ordinazioni, mentre altri, semicelati
negli anfratti più bui della taverna, approfittarono dello spettacolo
per portare a termine quegli affari che non necessitavano certo dell'attenzione
di estranei.
E nessuno notò un mantello scuro e pesante appoggiato con cura
al fianco di un giovane uomo che finiva la sua cena, apparentemente
disinteressato a ciò che stava accadendo a pochi metri da lui.
Accanto al suo gomito un piccolo droide era, al contrario, molto eccitato
per la lotta in corso, e la sua calotta semisferica era in continuo
movimento per non perdersi nulla, pigolando commenti ora entusiasti,
ora denigratori nei confronti di uno o dell'altro contendente.
- No, non è stato scorretto, C1: era l'unica arma che aveva a
disposizione in quel momento, e per di più contro un avversario
notevolmente più forte... Ha usato l'intelligenza. - Parlò
con voce paziente, posando la destra guantata di nero sul suo amico
metallico. Rilassandosi sulla sedia e osservando il bicchiere di fronte
a se si chiese se la sua sete era veramente così bruciante da
dover ricorrere a quel siero torbido che l'oste, in una notevole dimostrazione
di capacità di astrarre, aveva definito 'vino locale'. Be', in
fondo anche la fantasia era una prova d'intelligenza.
L'atmosfera all'interno del locale si era rasserenata (solo qualche
colpo di un laser economico verso un giocatore sospettato di baro),
mentre l'anfibide vincitore cercava di allontanarsi velocemente, strisciando
nell'ombra. Strisciò anche vicino ad un'altra cliente seduta
da sola, poco più avanti, che non si degnò di notarlo.
Entrata poco dopo l'uomo accompagnato dal droide, si era accomodata
voltando loro le spalle, senza mai girarsi nella loro direzione. Neanche
di sfuggita. Sembrava d'altra parte molto interessata alla propria immagine,
visto che non aveva fatto altro che rimirarsi in un piccolo specchio
dorato. Osservata da dietro non pareva umana, o perlomeno non completamente:
i grandi ed elaborati lobi delle orecchie incorniciavano una lunga chioma
di un colore iridescente, indefinibile, mentre il resto era ragionevolmente
umanoide, semicoperto da abiti incredibilmente appariscenti, per essere
di così ridotte dimensioni. E gli occhi... privi dell'iride,
scurissimi, e circondati da una fitta rete delle rughe sottili di un
viso non più giovane. Ma guardare qualcuno alle spalle e poterne
vedere gli occhi riflessi in uno specchio può significare una
sola cosa: anche quegli occhi stanno guardando noi.
L'uomo sollevò il bicchiere soprappensiero, appena in tempo per
veder scivolare dentro uno scarafaggio che si era avventurato sul bordo.
Decise che in fondo non aveva poi così sete, concordando con
il sibilo schifato del suo compagno.
- Se non altro qui ti hanno fatto entrare... - riconobbe mentre si alzava
dal tavolo, lasciando qualche spicciolo, e scavalcando il sospetto baro
ora sicuramente morto. Si avviarono verso l'uscita, e quella piccola
superficie riflettente non li lasciò fino all'ultimo momento.
La sera era fredda, anche se luminosa: una stella molto vicina al sistema
continuava a rischiarare il pianeta anche per gran parte di quella che
sarebbe dovuta essere la notte; ma era troppo lontana per riuscire anche
a scaldarla.
Mentre si sistemava il mantello sulle spalle il suo piccolo amico non
poté fare a meno di continuare a commentare la cena, ed i vari
clienti. Una, in particolare.
- Sì, sì ... l'ho vista... - gli concesse - Dai, su: domattina
abbiamo un appuntamento importante!-
E, dopo un ultimo pigolio interrogativo: - Mmh, forse... Un po' troppo
vanitosa, per i miei gusti.-
Le loro ombre si riflessero in una serie di pozzanghere maleodoranti,
e vennero scomposte dal passaggio furtivo di un grosso ratto palmato
che si fermò ad osservarli per un istante, prima di guizzare
nella fogna più vicina.
Uno
L'aria della mattina era fresca e frizzante, anche se all'interno di
uno degli hangar della città bassa era quasi impossibile accorgersene.
L'odore del carburante stantio e del lubrificante erano più potenti
di qualsiasi timido tentativo da parte della primavera di farsi annunciare.
Solo i bambini, incuranti delle stagioni (sia climatiche che politiche),
continuavano imperterriti nei loro giochi: ma nel loro tentativo di
emulare il Grande Gioco della Guerra non si rendevano conto delle sue
terribilmente reali conseguenze. Nella realtà le ferite sono
dolorose, la paura soffocante, la morte...irrimediabile.
Poco lontano da loro una figura stava seduta su una cassa da trasporto,
stringendosi le braccia per azzittire il brivido che le correva giù
per la schiena. Sospirò abbracciandosi le ginocchia: una principessa...
figlia di consoli, ambasciatrice, comandante delle forze Alleate e completamente
impotente di fronte alla capacità dell'uomo di abituarsi a tutto,
anche quando abituarsi significa arrendersi alla logica della violenza.
Che fare contro una mentalità che si è radicata ormai
da decenni?
Accanto a lei venne a sedersi, stanco ma soddisfatto per la buona trattativa
appena conclusa, il pilota della grande nave che imperava al centro
del piccolo deposito. Massaggiandosi una spalla e il collo con una mano
ancora sporca di grasso si vantò dell'affare che era riuscito
a portare a termine.
- ...Per lo scafo non c'è più problema, i pezzi si possono
recuperare tutti; ho trovato anche due paraboliche eccezionali ad un
prezzo ridicolo (per ora possiamo fare con due) e per l'impianto di
raffreddamento ha detto che ci penserà lui... Ehi, Altezza, mi
dà udienza?
La Principessa non diede segno di averlo ascoltato, ma posandogli una
mano sul braccio lo invitò fra i suoi pensieri: - Han, tu come
spiegheresti ad un bambino che giocare a uccidere è sbagliato?
- Bambino? Quale bambino? Leia, sei sicura di star bene?
Il magazzino era di nuovo vuoto, intorno a loro, ed il vociare dei monelli
proveniva da un altro corridoio, dove pareva avessero fatto prigioniero
qualcuno che si ostinava a far presente il proprio curriculum di droide
di protocollo.
-...Guarda che se continui a parlarmi di bambini - continuò Han
con tono suadente - potrei anche prenderla come una proposta...
- Parlare con un Wookiee dà sicuramente più soddisfazione
che discutere che te! Allora: hai trovato tutti i pezzi che questa carcassa
volante si è persa per strada?
Punto sul vivo (e 'quella' sapeva sempre dove colpire) si erse in tutta
la sua altezza a difesa del suo Millennium Falcon: - Primo: quella 'carcassa'
è una signora nave, che ha salvato la tua aristocratica epidermide
più di una volta; secondo: i pezzi sono stati danneggiati dalla
guida di quel pilota da strapazzo di Calrissian, a cui presenterò
il conto; terzo... - la sua arringa fu interrotta da un latrato proveniente
dalla stiva del Falcon, da cui emerse quel famoso wookiee con cui dà
tanta soddisfazione parlare:
- Che c'è Chewie?...NO! Al contrario! Ma quante volte te lo devo
ripetere? Vanno montati al contrario! Vuoi farci saltare tutti quanti?...
- Prese Leia per un gomito, ignorando deliberatamente l'occhiata di
rimprovero che gli aveva lanciato - Vieni con me: manca ancora un pezzo
importante, e mi fido di una sola persona, da queste parti...
- Non dirmelo: è per l'iperguida?
- L'iperguida-è-una-cosa-delicata - le scandì con parole
semplici - pertanto-si-danneggia-facilmente... Chiaro?
Svoltarono l'angolo dove un droide antropomorfo era stato legato ad
un palo da un gruppetto di ragazzini di razze assortite molto curiosi
di sapere come era fatto dentro. Appena vide arrivare i due agitò
per quanto poteva un braccio dorato per richiamare la loro attenzione:
- Altezza.... Altezza!... Generale Solo! Aiuto! Sono stato fatto prigioniero!
La sua voce fu coperta da quella di uno dei rapitori: - Taci, sporca
spia ribelle, o ti tortureremo! - Il droide non impallidì solo
perché non gli era possibile - O Cielo!... Siamo stati scoperti!
Il generale Solo si rivolse con rassegnazione alla sua compagna: - Che
facciamo? Lo finiamo prima che ci presenti ufficialmente a tutta la
comunità?
- Han smettila... Chewbacca ci pensi tu? - Il Wookiee li aveva seguiti,
ed ora li superò a passi lunghi e dinoccolati per 'salvare' l'androide
prima che dicesse altro.
Mentre scioglieva le corde Han gli si avvicinò: - Ecco, bravo...
E poi continui a pensarci tu, vero?
E al ruggito di protesta del suo secondo pilota rispose: - Perché
finora ce lo siamo accollati noi, perciò ora tocca a te!
Liberatosi di loro corse dietro alla sua Principessa che aveva continuato
a camminare senza prestare attenzione a ciò che la circondava.
Quando la raggiunse la domanda lo colse alla sprovvista: - Perché
sei voluto venire anche tu su Dotainos Quarto?
-....Come 'perché'? Ve l'ho detto: il porto di Dotainie Inferiore
è il più grande deposito di ferri vecchi del quadrante,
se ti serve qualcosa qui lo trovi sicuramente e senza spendere una fortuna...
sempre se non indaghi troppo sul precedente proprietario... - La battuta
cadde nel vuoto, e Leila continuava a guardarlo in modo strano. - Ehi!
Non penserai che... Ah! Non penserai che sono venuto per fare da balia
al tuo fratellino!? E' grande, no? Ed ha voluto diventare un potente
Jedi! Se qualcuno lo chiama per un qualche motivo e lui ci va, avrà
le sue ragioni, no? - Il suo tono non era affatto convincente.
- Sei molto preoccupato anche tu, vero?
- Forse non mi sono spiegato... - continuò senza guardarla negli
occhi.
- Sì, invece. Credo proprio di sì. - Si sedette stancamente
sul bordo di una vecchia cesta abbandonata al margine della strada,
e Han di fronte a lei, sui talloni. Le prese le mani.
- E va bene - si arrese - Sai dov'è?
- No, non l'ho più cercato da quando ci siamo separati. E non
voglio farlo: sembrerebbe un atto di sfiducia nelle sue capacità...
- Sfiducia? E' una pura questione pratica: per il rifornimento dei viveri
del viaggio di ritorno devo sapere quanti passeggeri ci saranno, quindi
devo sapere se lui... se lui sarà abbastanza vivo da venire con
noi, ecco. - Il nervosismo trapelava dalla voce, poiché detestava
dover ammettere di essere così legato a qualcuno. E da quando
aveva conosciuto Luke Skywalker (e soprattutto sua sorella, la Principessa
Leia Organa), da quando aveva scoperto l'intima gratificazione di compiere
un'azione non solo per se stessi, ma per qualcosa di più grande,
come la difesa di un ideale... aveva dato un nuovo significato alla
parola 'amicizia'.
La Principessa respirò profondamente, per prepararsi al contatto
telepatico.
Ma all'ultimo momento si riprese e volle sincerarsi di una cosa: - Sei
sicuro che non ti dà fastidio?
- Ma che dici: certo che no...
E invece gliene dava molto di fastidio, eccome. Il legame profondo ed
esclusivo dei due gemelli era qualcosa che lui non capiva, e che, cosa
veramente insopportabile, sapeva che non avrebbe capito mai.
MAI.
La Forza scorreva in quella famiglia, Luke era uno Jedi e presto la
sorella lo avrebbe seguito; insieme erano destinati a cambiare la storia,
e tutto quello che un semplice buon pilota poteva fare era scorrazzarli
in giro. Oltre che stare a guardare, naturalmente. E pensare che fino
a qualche tempo prima rideva in faccia a chi gli parlava delle antiche
dottrine...
Guardò Leia mentre si concentrava, in cerca di un luogo e di
una persona distanti da loro. Vide i suoi occhi farsi vitrei, fissi
su qualcosa che lui non poteva vedere, e sentì le sue mani gelarsi,
come se tutte le sue energie fossero necessarie per qualcosa di molto
più importante. Sarebbe stata solo questione di un attimo...
sapere che non gli era accaduto niente...e forse Luke non se ne sarebbe
neanche accorto. Han le strinse le mani, nel tentativo di scaldarle,
e nonostante tutto in quel momento si sentì onorato di essere
lì con lei: anche se era un uomo comune lo aveva scelto (sicuramente
la Principessa aveva avuto ben altre possibilità di un ex-contrabbandiere
corelliano) e si fidava di lui. E questo era molto importante.
Il contatto mentale si sciolse, e lei gli sorrise, un po' più
stanca, un po' più serena. Non fu necessario aggiungere altro.
La aiutò ad alzarsi, e mentre lei si accingeva ad appoggiarsi
contegnosamente al suo braccio lui si liberò e la strinse intorno
alle spalle, posandole un bacio fra i capelli.
- Perché questo, adesso? - gli chiese con un sorriso.
- Qualcosa in contrario, Altezza?
- No, ma...
- Allora non discuta su tutto quello che faccio. Muoviamoci.
L'alba d'oro era uno spettacolo straordinario, ed in quella mattina
Luke si era fermato solo un momento a guardare il cielo, prima di avviarsi
verso la città alta. Veniva chiamata 'd'oro' per la particolare
luminosità dai toni caldi e accesi del sole di quel sistema,
che infondeva alle cose un calore speciale per tutta la mattina fino
a quando, verso la fine della giornata, sorgeva anche Drasa Rhigos,
l'unica nana bianca del settore, abbastanza vicina a Dotainos da stemperare
(con la sua luce azzurra e fredda) tutte le sfumature più accese.
Questa era 'l'alba di ghiaccio', l'alba di una stella morente invidiosa
di tutto ciò che era vita. Ma ci sarebbero volute ancora diverse
ore prima che potesse uccidere anche quel giorno.
Aveva appena salutato sua sorella e Han raccomandando di non preoccuparsi
(e loro lo avevano tranquillizzato, mentendo spudoratamente) e si stava
avviando a Palazzo.
Già tra le ultime case del porto era possibile distinguere l'edificio
enorme e scuro arroccato su una delle pareti della conca dove sorgeva
Dotainie, e che da là dominava tutta la valle. La separazione
tra la costruzione e il terreno era invisibile, come se le sue mura
fossero cresciute dal suolo, nere e vitali. Il disagio che provava Luke
andava aumentando sempre di più. Qualcosa lo avvertiva del pericolo,
e soprattutto lo metteva in guardia da tutto ciò che lo circondava:
c'era un'atmosfera strana che permeava l'aria, e gliela rendeva soffocante.
Appoggiò la mano sul piccolo e testardo droide che neanche con
le minacce avrebbe rinunciato ad accompagnarlo, ed insieme si avvicinarono
all'ingresso dove due guardie li stavano aspettando. Erano anch'essi
canceroidi, e la corazza caratteristica della loro specie rendeva superflua
qualsiasi altra armatura, mentre la grossa chela che sostituiva la mano
destra rendeva superflua qualsiasi altra arma.
Lo guidarono attraverso un dedalo di corridoi e angusti passaggi bui,
che si dilatavano improvvisamente in ampie sale luminose e caldissime,
dalle forme morbide, dove numerose e sottili colonne svettavano verso
l'alto, come fasci vegetali che si congiungevano e ramificavano a diverse
altezze.
..."Proposta di reciproco interesse" aveva riferito il messaggio
olografico. Gli era stato recapitato un paio di settimane prima, e lo
aveva incuriosito molto. La figura apparsa dal piccolo trasmettitore
era quella di un uomo imponente, deciso e sicuro di se, che invitava
il maestro Jedi Luke Skywalker nella sua modesta dimora, per un incontro.
Non aveva aggiunto altro. Una trappola? Han e Leia ne erano convinti,
ma Luke pensò che sarebbe stato troppo banale, e quell'uomo non
pareva tipo da scegliere una soluzione così facile. Sentiva che
doveva andare, e scoprire che cosa c'era sotto.
Intanto Leia aveva condotto delle indagini per suo conto, e gli aveva
riferito che il suo ospite era nientemeno che l'Arconte di Dotainos
Quarto, Mados Khelai, che aveva continuato a governare il pianeta anche
dopo l'avvento dell'Impero, in cambio di informazioni e denaro. Informazioni
sull'attività ribelle nel quadrante e denaro estorto con tasse
insostenibili per la maggior parte della popolazione. Nessuno, comunque,
era riuscito a scoprire il motivo dell'invito.
Al termine dell'ennesimo androne una rampa irregolare portava alla sala
delle udienze dove un altro militare (sembrava di grado superiore) lo
pregava di attendere, poiché sua Signoria sarebbe giunta fra
poco. Tanta cortesia sembrava fuori luogo, in una creatura di tali fattezze,
e la voce gracchiante tradiva un'indole rissosa, trattenuta a stento.
Prima che si voltasse, Luke notò una ferita molto recente tra
le sue due placche pettorali.
Da una immensa finestra era possibile ammirare tutta la città
inferiore, inginocchiata di fronte alla magnificenza sconcertante di
questo edificio privo di ogni logica costruttiva.
- Stupefacente, vero? - La voce giunse alle sue spalle, nitida e tonante.
- Molto lieto di averla qui, Cavaliere.
Erano molti anni che quel titolo non veniva più usato... - Io
sono Mados Khelai, come già saprà.
- Sono onorato per l'invito. Questi è C1-P8, e siamo...
-... Curiosi di sapere perché l'ho fatta chiamare, certo. Sapevo
di attirare maggiormente la sua attenzione con un messaggio misterioso,
ed inoltre non erano argomenti da affidare ad altre orecchie oltre le
nostre.
Si sedette con gesto teatrale sul trono al centro della sala, drappeggiandosi
l'ampio mantello su una spalla. Non erano presenti altri mobili, all'evidente
scopo di far sentire a disagio tutti coloro che richiedevano udienza
all'Arconte. Luke infatti rimase in piedi, sorridendo fra se di tanta
arroganza.
- Bene. Ora che sono qui, può illuminarmi.
Il ghigno rimase immutato, ma lo sguardo del padrone della città
non avvezzo al sarcasmo divenne duro e tagliente. E decise di raffreddare
immediatamente la sfrontatezza di quel ragazzo: - Mio nipote è
figlio di Jedi. Voglio che venga istruito.
Luke non gli diede la soddisfazione di farsi sorprendere da una tale
notizia, e si limitò ad un laconico - Davvero? - mentre molte,
moltissime domande gli affollavano la mente. Un figlio di Jedi sopravvissuto
alla strage... Un altro! Si era sempre chiesto se lui e Leia erano gli
ultimi, come gli era stato detto dai suoi maestri, e probabilmente questo
era ancora molto giovane, e ciò avrebbe semplificato moltissimo
l'addestramento, e.... buon Dio, non ci sperava più... ma non
poteva permettersi di esporsi così con Khelai. Anzi, più
i minuti passavano, meno si fidava di lui.
Continuò nel suo bluff: - Erano molti gli Jedi che avevano una
famiglia e dei figli: era prevedibile che qualcuno di essi sia sopravvissuto.
Sicuramente sono anche in discreto numero, ma non si azzardano ancora
ad uscire allo scoperto. Ed è comprensibile, dopo le persecuzioni
dell'Imperatore.
- Può darsi, può darsi. Ma nessuno di loro è figlio
di Jasiah Neah Forceheir.
Quel nome fu come un fulmine a ciel sereno. Forceheir era diventato
sinonimo di coraggio, eroismo, giustizia da generazioni: quella famiglia
vantava tra i più valorosi Jedi della storia, e quasi tutti erano
morti in combattimento. L'Imperatore naturalmente aveva tentato di corrompere
anche loro, sarebbero stati eccellenti alleati: ma nessuno aveva ceduto
al Lato Oscuro. Tutti i Forceheir catturati avevano scelto la morte,
a differenza di...
- Jasiah Neah aveva sposato mia sorella - continuò Kheilai -
ed alla loro morte mi sono occupato io del ragazzo.
- Che cosa è successo, esattamente? - Le cronache riportavano
pochissime notizie su Jasiah Forceheir, un inizio promettente costellato
di brillanti missioni ed eccezionali risultati nell'approccio alle Vie
della Forza (come tutti si aspettavano dall'erede di una tale tradizione)
e poi il silenzio. Come se fosse scomparso nel nulla.
- Un banalissimo incidente. Si erano conosciuti per caso, e lui aveva
lasciato tutto per venire da lei. E poi, forse, qui si sentiva più
tranquillo che in mezzo alla guerra... Non si può certo dargli
torto! Avevano tutta la vita davanti, e il destino ce li ha voluti portar
via. Che tragedia...
Luke lo guardò con la coda dell'occhio. Non credeva ad una sola
parola, tranne che alla presenza del figlio dei Forceheir. Riusciva
a distinguere ora quella sensazione che lo aveva accompagnato da quando
era sbarcato su Dotainos Quarto: era come una luce, un debole e timido
raggio di luce soffocato da ombre che cercavano di assorbirlo in se,
prima che potesse imparare a difendersi. Ed era in pericolo.
- Quanti anni ha?
Gli occhi grigi dell'Arconte si illuminarono, accendendo di riflessi
ancor più rossi la sua folta capigliatura, certi di aver ottenuto
ciò che volevano: - Dodici, soltanto dodici - proferì
con ghigno da predatore - Può incontrarlo quando...
- Visto che siamo qui...
- Perfetto! Rages, RAGES! - ordinò rivolto al suo ufficiale -
Benigas razwahi eneda rogai Kristopher-dan! -
Velocemente si diresse verso l'uscita, facendo cenno di seguirlo. Jedi
e droide si lanciarono un'occhiata perplessa, e il primo non poté
fare a meno di mormorare: - Visto, C1? Basta così poco per far
contento un Arconte... - L'altro non fu affatto convinto.
Due
Dita di luce dorata filtravano attraverso le foglie del rampicante cresciuto
sulla pergola a sospensione nel centro del piccolo giardino, e Leia
si stupì delle sfumature che assumevano quando andavano a riflettersi
sulla superficie della bevanda aromatica azzurra dal nome impronunciabile.
- ...E così, ti sei dato al commercio legale... Finalmente un
lavoro degno di questo nome, Solo.
Di fronte a loro era seduto l'uomo alto a asciutto di cui Han diceva
di fidarsi ciecamente. Aveva già i capelli bianchi, che portava
lunghi e legati sulla schiena. - Allora, ditemi: che posso fare per
voi?
- Beh, ecco... vedi, è per il Millennium... mi occorrerebbe un
pezzo un po' particolare e... voglio il meglio sul mercato. - Han non
si voltò mai verso la Principessa: sapeva di sconcertarla con
questo suo imbarazzo nei confronti di quell'uomo.
- Il Millennium Falcon ?!? Tu! L'avevo affidato a Lando, non a te!
Gli occhi di Han si strinsero in due fessure: - Non è colpa mia
se non sa giocare.
- Vedi, mia cara - spiegò a lei versandole altro w'serkass -
Calrissian era uno dei miei ragazzi migliori, se necessario continuava
un lavoro anche per tutta la notte...
- Veramente quello ero io - borbottò Han dentro il suo bicchiere.
- ...ed era il più portato per le relazioni pubbliche.
- ...alla sala da gioco all'angolo.
- Inoltre ho saputo che è diventato governatore di una importante
città nel...
- E' stato licenziato - sibilò il corelliano non senza una punta
di soddisfazione.
Ignorandolo l'altro continuò: - Un tipo di classe, vera classe.
Dovresti conoscerlo. Perché non li presenti, Solo? Un fiore come
questo merita certamente di più di quello che tu...
- Puoi procurarmi ciò che ti ho chiesto, o no? - Tagliò
corto lui a denti stretti. Stava per esplodere...
Il padrone di casa scoppiò a ridere: - Va bene, va bene: un attimo
di pazienza! Non hai imparato proprio niente di quello che ti ho insegnato?
Si congedò con un inchino, e stava allontanandosi quando la pergola
sopra di loro si mosse con un sibilo, intenzionata a seguirlo. - No,
tu devi rimanere qui a fare ombra ai nostri ospiti. - La grata sospesa
su cuscinetti d'aria riprese la sua posizione, visibilmente risentita,
facendo ondeggiare i rami pendenti della pianta che le era cresciuta
sopra.
La lunga veste bruna dell'uomo sparì dietro una porta a scorrimento
pneumatico dietro di loro, e Leia appoggiò il gomito sul tavolo,
ed il mento sulla mano, rivolta al suo compagno, in attesa. La spiegazione
non si fece aspettare, proveniente dall'uomo al suo fianco che, sprofondato
nella sua poltrona, non distolse lo sguardo torvo dalla parete di fronte
a se.
- Ero giovane, molto giovane, in cerca di avventure ma soprattutto di
un tetto sopra la testa; seppi che qualcuno offriva lavoro da queste
parti come apprendista in una specie di 'officina'... Eravamo diversi
ragazzi, alcuni disperati, e Gregius Madei ha accolto tutti senza fare
domande; chi per qualche giorno, chi per qualche mese. In cambio di
un po' di impegno ci ha dato moltissimo: un letto, un piatto caldo...
ma principalmente ci ha insegnato tutto ciò che occorreva su
motori e navi. E a guidare come sapeva guidare lui.
- E tu adoravi la terra dove posava i piedi... e lui adorava Lando.
Giusto?
Han brontolò qualcosa di incomprensibile, e poi aggiunse sottovoce:
- Adesso mi sono ricordato il motivo per cui allora me ne ero andato
anche da qui. - Finì la sua bevanda in un unico sorso, sperando
di poter far sparire i suoi pensieri nello stesso modo.
- Tutto risolto! - La voce trionfante di Gregius li fece sobbalzare
- Il tuo prezioso pezzo è già nelle mani pelose del tuo
secondo pilota. Be'? Non mi ringrazi?
- Ah sì, sì, certo... ti siamo molto grati... ti pagherò
più tardi, come d'accordo. - Prese la mano di Leia per farla
alzare - Andiamo?
- E dove la vorresti portare? A guardarti mentre imprechi contro un
convertitore? Se la fanciulla è d'accordo, vorrei che mi facesse
un po' di compagnia, non capitano spesso visite così gradite...
ed io sono solo un vecchio pettegolo che ha già annoiato tutto
il quartiere con le sue chiacchiere.
C'era qualcosa che la tratteneva in quella casa, sentiva di dover rimanere
con lui. Da sola. Forse era quel lampo che aveva intravisto nei suoi
occhi segnati da una ragnatela di rughe, e che tradiva una vitalità
ancora molto forte, al contrario di quanto voleva mostrare.
- Bene, signor Madei. Resterò volentieri. Ti raggiungerò
più tardi, Han, aspettami all'hangar.
Non credendo alle proprie orecchie finse indifferenza: - Benissimo,
allora: come vuoi. - Si voltò sui tacchi ed uscì, rimpiangendo
le antiche porte su cardini, che in occasioni come quelle potevano essere
sbattute con tutta la rabbia di cui si era capaci.
- Dimmi, cara - Rimasti soli la prese sottobraccio - Come hai fatto
a finire con quello sciagurato?
- Ci siamo conosciuti per... un affare. E Han non è affatto uno
sciagurato, anzi lui...
- Sì, senz'altro - la interruppe ridendo. - Ancora sete?... Penso
io ai bicchieri! Sono un povero vecchio ma so ancora come fare gli onori
di casa alla... - la fissò diritto negli occhi, e sembrò
improvvisamente un altro uomo - ...Principessa Leia Organa.
Il ciuffo di capelli rossi come quelli dello zio ricopriva anche gli
occhi puntati a terra del ragazzino tutto pelle e ossa che a pugni serrati
gli era stato trascinato davanti. Se non altro, Khelai non aveva mentito
sulla loro parentela.
Sulla sua spalla destra era posata come un artiglio l'unica mano a quattro
dita dell'alto funzionario canceroide di corte, dotato di una corporatura
particolarmente possente anche per la sua specie, che amava ricoprire
in parte con un drappo di tessuto molto prezioso fermato da una catena
d'oro: Luke ebbe l'impressione di aver incontrato solo ora il vero padrone
di Dotainos.
La voce dell'Arconte riempì di nuovo la sala: - Maestro Skywalker,
questo è Kristopher Forceheir.
Le dita coperte anch'esse dalle scaglie della corazza nera e lucida
del funzionario si strinsero sulla clavicola sotto di loro, ottenendo
solo una smorfia di dolore ed una rabbiosa occhiata verso l'alto.
Lo Jedi si avvicinò lentamente a questo cucciolo fiero ed ostile
a tutto il mondo, con la circospezione che si riserva per colui al quale
si porta rispetto. - Sono lieto e onorato di fare la tua conoscenza,
giovane Forceheir - gli disse con tono gentile. Non ottenne nessuna
risposta, se non un irrigidirsi di tutto il corpo. Luke alzò
lo sguardo verso il canceroide, e la sua gentilezza era scomparsa: -
Lascialo.
Non aveva l'intenzione di manipolare la sua mente: non si trovava di
fronte ad un essere comune, non sarebbe stato così facile, e
soprattutto non era il momento opportuno. Si limitò a dare un
ordine a chi sicuramente non era avvezzo a riceverne, e l'indignazione
per l'insolenza subita avrebbe condotto allo scopo. Almeno per la prima
volta. Infatti l'alta figura si erse ancor di più in tutta la
sua statura, e nonostante fosse quasi impossibile decifrarne l'espressione
sul viso rigido e negli occhi sporgenti completamente neri era chiaro
che si sentiva offeso come se avesse ricevuto uno schiaffo. Impreparato
alla cocente umiliazione allentò la presa, e il ragazzino ne
approfittò immediatamente per sparire dietro l'angolo più
vicino. "Buon tempismo, Kristopher" Luke gli fece un complimento
usando la telepatia: gli piaceva pensare che forse l'avrebbe potuto
sentire.
Si rivolse a Kheilai, voltando volutamente le spalle alla collera crescente
dell'altro, in segno di totale noncuranza, mentre il piccolo droide
si stringeva sempre più al mantello del suo amico umano, sorvegliandogli
le spalle con la sua piccola telecamera a periscopio e pigolando qualche
minaccia a cui nessuno badò.
- Se non vuole essere istruito, non posso costringerlo.
- Di questo non si deve preoccupare. Mio nipote cambia idea facilmente.
E' solo un ragazzo...
- Infatti: ed immagino sia facile influire sulle decisioni di chi è
ancora troppo debole per opporsi. - La sua voce era fredda, ma sentiva
fortissimo dentro di se l'impulso di colpire quell'uomo tracotante,
che si arrogava il diritto di manipolare una vita che invece avrebbe
dovuto anteporre alla propria.
- Maestro Skywalker...
- Come ho già detto non sono un maestro. - Per quanto non gli
importasse della loro opinione, non voleva un onore che non meritava
- Sono solo uno Jedi e non ho mai istruito nessuno prima. E' un compito
che richiede una grande responsabilità in primo luogo nei confronti
dell'allievo, e non si accetta con leggerezza. ...E non mi convincerete
né con ipocrite lusinghe né con.... denaro - Prevenì
anche l'ultima offerta che l'Arconte stava per fargli, ammutolendolo.
Questi comunque si riprese subito sfoderando di nuovo il suo sorriso
da predatore: - Ha perfettamente ragione, una decisione simile va ponderata
con attenzione. Non la deve prendere subito, ci rifletta per tutto il
tempo che vuole. E si ricordi - gli posò una mano sulla spalla
- è per il bene del ragazzo.
Luke si staccò subito, desideroso solo di allontanarsi da quei
sciacalli il più velocemente possibile - Bene, vi farò
sapere.
Aveva già raggiunto l'altra estremità della sala quando
lo toccò per la prima volta la voce profonda dai toni gutturali
del canceroide: - Che la notte sia serena e che porti saggi consigli,
Lord Skywalker.
La mano sempre poggiata sulla calotta di C1 si chiuse istintivamente
in pugno, ma l'uomo continuò a camminare, senza voltarsi indietro.
Han osservava con una espressione a metà strada tra la preoccupazione
e il disgusto lo sciame di axlasimi che svolazzavano attorno al suo
Millenium: forse abbastanza intelligenti da poter effettuare una riparazione
ma evidentemente troppo stupidi da prendere una benché minima
iniziativa individuale.
- Può darrsi, ma è ssicuramente la mano d'opera più
echonomica a dissposizzione al momento... ed inoltre fa rissparmiare
ssulle impalcaturre!
Il piccolo essere al suo fianco gongolava pieno di soddisfazione nel
vedere le sue scimmie volanti all'opera.
- Bada che facciano un buon lavoro alla mia nave, Tasel, altrimenti
guardarti in faccia sarà ancor più difficile di quanto
non lo sia ora.
La creatura si contorse in una smorfia di indignazione, cambiando colore:
- Se Grregius Madei ssi fida di noi, a maggior rragione puoi farrlo
tu, Ssolo! - Poi aggiunse con tono velenoso: - Ssai, alchuni 'chollaboratorri'
di Jabba the Hutt ssono venuti a cerrcarti qui ... Mi è sstato
chiesto di avvertirrli, sse ti avessi visto... in cambio di una bella
ssommetta.
La giornata stava andando di male in peggio.
Han si chinò verso di lui, fino a che il suo viso fu a pochi
centimetri dal gruppo di occhi dell'altro, e afferrandolo per un tentacolo
sibilò: - Se vuoi avvertirli, fa pure, ma dovrai prima rintracciare
tutti i loro pezzi sparsi sul deserto di Tatooine. E ricorda che i pezzi
più grossi sono quelli di Jabba.
Il colore del suo interlocutore cambiò di nuovo, diventando identico
a quello della parete: la mimetizzazione era la tipica reazione di quella
specie agli spaventi.
Han lo lasciò, e pulendosi la mano appiccicosa nei pantaloni
si drizzò in cerca del Wookie, appena in tempo per evitare un
colpo di laser che lo sfiorò al braccio. Con un agile salto si
portò al riparo, estraendo contemporaneamente la pistola, e fu
al fianco dei suoi compagni pronti allo scontro: Chewie aveva già
imbracciato il fucile e D-3BO si era già eclissato dietro una
porta. Stavano per rispondere al fuoco dei tre grossi canceroidi di
fronte a loro quando altri colpi furono sparati alle loro spalle, verso
le guardie. Più indietro infatti stavano scappando alcuni anfibidi,
ma non furono abbastanza veloci.
Le tre grosse figure superarono Han e gli altri senza degnarli di uno
sguardo, e raggiunti i corpi dei feriti li finirono inferendo tremendi
colpi con le chele. Un soldato staccò un braccio dalle vittime,
ma quando stava per portarlo alla bocca quello che sembrava un suo superiore
lo fermò con un ordine che doveva essere molto convincente; dopodiché
caricarono i corpi sul trasporto da terra che era sopraggiunto e sparirono
velocemente.
Han e Chewie rimasero con le armi in pugno e la bocca aperta, si scambiarono
un'occhiata allibita e il corelliano parlò con un tono che non
ammetteva repliche: - Vado a prendere Leia e Luke, e poi ce ne andiamo.
Im-me-dia-ta-men-te.
Lord Luke Skywalker. Quelle parole gli avevano fatto gelare il sangue
nelle vene. Inspirò profondamente, ma senza sollievo: l'aria
stranamente calda e umida che stagnava all'interno del Palazzo era quasi
insopportabile. Soprattutto nei corridoi che ora stava percorrendo all'indietro,
questa volta senza scorta.
Non si poteva dire che quel funzionario dotainiano non sapesse dove
colpirlo, ed era stato un colpo basso. Quel titolo era di quell'individuo
in cui si era trasformato suo padre Anakin dopo la sua sconfitta contro
il Lato Oscuro. Anzi, 'una macchina', come aveva detto una volta un
suo Maestro. Lord Darth Vader... un nome che incuteva ancora timore,
anche dopo la sua morte, e che simboleggiava scelte molto precise, dalle
quali Luke voleva porre più distanza possibile. Ma era anche
suo padre, che all'ultimo momento era tornato verso di lui e sua sorella.
Non lo avrebbe mai rinnegato, era solo un uomo che ha sbagliato; ma
non poteva fare a meno di sentire il peso della minaccia di quell'errore
incombere anche su di loro.
Per i Forceheir era stato diverso: mai un dubbio, mai un tentennamento.
La leggenda. Al limite del martirio. Gli pareva molto strano, infatti,
che il padre di Kristopher avesse abbandonato tutto, anche se all'epoca
era molto giovane. Ma ancor più strana era la smania di Mados
Khelai di voler fare addestrare suo nipote. Se il Lato Oscuro non fosse
stato ricacciato nelle profondità dell'universo (almeno per un
certo periodo di tempo) Luke avrebbe temuto seriamente per la sorte
del ragazzo; ma così stando le cose Kristopher aveva tutto il
tempo per diventare un grande Jedi forte e sicuro di se: un spina nel
fianco di chiunque avesse minato l'ordine e la giustizia da poco riconquistati
dopo la guerra. Chiunque: anche suo zio. Possibile che Khelai volesse
veramente questo?
Una serie di gorgheggi e sibili eccitati lo scossero dai suoi pensieri:
C1-P8 sgusciò attraverso una porta prima ancora che riuscisse
a richiamarlo. - C1! Fermo! Dove credi di and...
Ecco. Ci mancava solo questa!
Lo inseguì e si ritrovò all'aperto, su uno dei giardini
pensili che costellavano tutto l'edificio. Piante straordinariamente
rigogliose ricoprivano tutta l'ampia terrazza, in una esplosione di
fiori e profumi inebrianti. Tra essi riconobbe la calotta metallica
del suo droide indisciplinato, e stava per riprenderlo quando si accorse
della testa rossa che lo stava esaminando con curiosità appassionata.
C1 d'altra parte non si era fatto pregare, e stava sfoderando con orgoglio
tutti gli optionals che aveva in dotazione. Era una unità C1
molto ben equipaggiata!
- Sembra che tu gli piaccia! Non capita a tutti, sai? - La voce di Luke
fece sobbalzare il ragazzino, che corse a raggomitolarsi in un angolo,
di nuovo chiuso nel suo guscio impenetrabile. Lo Jedi lo seguì,
e gli si inginocchiò accanto sotto ampie foglie striate.
- Dimmi, Kristopher... non ti va di parlare con me?
- ...Con uno dei suoi tirapiedi? - Dal guscio stavano uscendo gli aculei:
era già qualcosa.
- Non sono al servizio di tuo zio. Mi è stato chiesto di conoscerti,
e di prendere solo dopo una decisione. E la mia decisione dipenderà
solo da ciò che sarà meglio per te.
- Ah sì? E perché? - Ottima domanda. Per la prima volta
lo guardò dritto negli occhi, e quegli occhi esigevano una risposta.
Un'ottima risposta.
- Perché sei un Forceheir. La tua famiglia fa parte della nostra
storia, per motivi che ti saranno già stati ripetuti fino alla
nausea. In te scorre la Forza, e non potrai fare niente per impedirlo.
Puoi cercare di ignorarlo, e certo non saresti il primo; ma qualcosa
in te lo saprà, e ti sentirai... incompleto. Per tutto il resto
della vita. E' una cosa che devi fare per te stesso, prima ancora che
per tutti gli altri. -
Aveva toccato un tasto dolente, visto che la risposta fu ringhiata con
tono rabbioso: - Io non farò mai niente di ciò che mi
dirà lui!
- 'Lui'? Intendi tuo zio?
Altro silenzio. Luke si appoggiò al muretto basso, e aspettò
ancora un minuto prima di affondare le dita in una piaga aperta. Parlava
piano, come se si fosse trovato di fronte ad un cucciolo spaventato
e ferito.
- ...Non pronunci mai il suo nome, vero?
Il suo giovane interlocutore riabbassò lo sguardo e si strinse
nelle spalle, incapace di dare un nome alla valanga di emozioni e paure
che sempre più spesso travolgevano il suo animo, ancora troppo
giovane per fermarle, o per capire. Cercò per l'ennesima volta
di allontanarle, senza sapere che l'uomo accanto a lui le aveva sentite.
Le aveva sentite tutte.
C1 si era avvicinato timidamente, pigolando preoccupato per il suo nuovo
amico, e Luke ne approfittò per distrarre Kristopher da quei
pensieri in cui non era bene soffermarsi troppo a lungo, soprattutto
per una... mente indifesa.
- C1-P8 è un ottimo pilota: è la mia controparte nella
guida del caccia Ala-X che...
Non riuscì a continuare la frase, che il volto di fronte a lui
si illuminò di luce propria: - Un caccia? Un vero Caccia Stellare
per Superiorità Spaziale ad Ala-X T-65B monoposto con un armamento
di 4 Cannoni Laser e 2 Lanciamissili Protonici?....
L'altro trattenne a stento un sorriso: - Ne hai sentito parlare?
Kristopher divenne di nuovo serio, ma meno di prima: - No. Cioè...
forse. Tu... lo guidi sul serio? - Lo stava studiando di sottecchi,
e avrebbe dato un braccio per sentirsi rispondere di sì. E questo
Luke lo sapeva.
- Certo. Forse un giorno ti farò vedere. Sempre se ti interessa,
naturalmente.
- Naturalmente. Se avrò tempo. - Finalmente si rilassò
contro la parete, e poi cambiò argomento:
- Non sono in molti ad aver provocato il Granchione a quel modo, e che
poi sono riusciti a raccontarlo in giro.
Questa volta Luke non riuscì a trattenere una risata: - ...Il
'Granchione'?
- Be'? Che altro sembra? - Non faceva una piega.
Quel ragazzino gli piaceva, ed anche molto, era sveglio ed intelligente
e... forse destinato a qualcosa di molto importante. Ma doveva essere
lui a decidere, come a suo tempo Luke stesso aveva fatto le sue scelte,
senza che nessuno lo forzasse.
- Kristopher, ascoltami. E' molto importante che tu rifletta attentamente
su ciò che ti ho det...
- Sì, sì, lo farò... - tagliò corto il ragazzo,
infastidito da quell'argomento che proprio non sopportava.
Luke lo prese per un gomito e lo costrinse a guardarlo in viso, prima
che scappasse di nuovo.
- Kristopher! Devi promettermi che lo farai! - Respirò profondamente,
per calmarsi, e continuò: - Qualsiasi decisione tu prenderai,
io la rispetterò fino in fondo. Ma non puoi, e non devi, rimandare
ancora. - Erano in piedi e lo avvicinò a se prendendolo per le
spalle, e improvvisamente sentì tutto il freddo di anni di solitudine,
di diffidenza, senza nessuno da amare o da cui essere amato. - Sai che
puoi fidarti di me, vero?
Sì, lo sapeva. -
Kriss. Papà mi chiamava Kriss -
mormorò con un fil di voce. Luke percepì fortissimo il
suo desiderio di farsi scaldare da un abbraccio che finalmente avrebbe
potuto proteggerlo da tutto ciò che lo circondava, e gli voleva
del male. Ma prima che potesse accontentarlo si era già divincolato
dalle sue mani ed era sparito chissà dove.
- Vieni, C1. Andiamo via.
Più in alto, dietro una delle numerose finestre irregolari che
si affacciavano sul giardino, due figure si ritrassero nell'ombra
- Perfetto! Tutto secondo i piani! E' stato persino più facile
del previsto! - Gli occhi grigi dell'Arconte Khelai brillavano per la
soddisfazione. Il suo scuro dignitario rimase invece impassibile, celando
l'insofferenza crescente che provava per il suo 'Signore', e per la
sua inclinazione a parlare e ad agitarsi troppo, persino per un umano.
- Non capisci? Se io avrò quello che voglio...niente potrà
più ostacolare me...e voi. - Si voltò di scatto, e portò
quel suo sogghigno abbagliante fuori da quella stanza, nel turbinio
dei drappeggi che gli scendevano dalle spalle. Rimasto solo con la sua
immagine riflessa in quello strano vetro l'altro guardò di nuovo
fuori, tra la vegetazione lussureggiante: - Sarà meglio per te,
uomo.
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