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ALBA
DI GHIACCIO
parte 2
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Tre
Era accaduto tutto troppo in fretta.
I colpi alla porta posteriore, l'esplosione per farla saltare, e poi
i mobili rovesciati, rumore di stoviglie infrante, ordini furenti in
una lingua incomprensibile, provenienti da bocche mostruosamente larghe...
Han stava tornando alla casa di Greg, per una strada che aveva percorso
centinaia di volte, tanti anni prima, ma mai con così tanta apprensione.
Che cosa diavolo stava accadendo?
...Dita dure e stranamente viscide le stringevano le braccia e le avevano
legato i polsi dietro la schiena... Non riusciva più a vedere
Greg, qualcuno la stava trascinando tenendola per i capelli ...e poi
l'odore acre del sangue, il buio,... poi più nulla.
Il corelliano arrivò senza fiato, e stava per interpellare il
sistema di controllo adibito all'ingresso, quando il fumo proveniente
dall'interno lo fece correre sul retro. Entrò attraverso lo squarcio
del muro di cinta e vide il giardino bruciato, e l'edificio in rovina.
Cercò di chiamare, ma la voce gli era scomparsa, come se essa
stessa fosse terrorizzata all'idea di non ricevere nessuna risposta.
Finalmente ci riuscì, e gridò con tutto il fiato che aveva
nei polmoni: - Leia! Greg! Leia! Rispondimi, LEIA!
Dentro le stanze era stato messo a soqquadro tutto ciò che non
era stato possibile distruggere, e Han spostava pannelli e macerie con
la disperazione di chi temeva di dover cercare corpi senza vita. L'ultima
porta era bloccata, e dovette usare il laser per forzarla. Attraverso
la fessura che era riuscito ad aprire la luce toccò un corpo
riverso a terra, scomposto, con le mani ancora legate dietro la schiena
e i lunghi capelli sciolti sparsi nella pozza di sangue. Erano capelli
bianchi, diventati una bruna cornice al profondo taglio sulla gola.
Han dovette appoggiarsi alla parete, per sostenere quel peso che pareva
essergli precipitato addosso improvvisamente e che gli impediva di respirare,
o di restare in piedi: senza rendersene conto scivolò
in ginocchio, mentre dalla finestra di fronte i primi raggi azzurri
di Drasa Rhigos cambiavano il colore dell'aria.
Era l'alba di ghiaccio.
- No, non mi pare affatto una buona idea! - Droide e Wookie stavano
discutendo animatamente nel centro della strada affollata dal mercato.
Più esattamente, il droide discuteva e il Wookie lo trascinava
di peso.- Pardon Luke sa perfettamente dove siamo attraccati, e sarebbe
molto meglio aspettarlo là! E se proprio vuoi cacciarti nei guai,
bestione peloso, non c'è alcuna ragione di coinvolgere me!! -
Il tono isterico era il massimo consentito dal suo modulatore vocale,
e al brontolio esasperato del compagno ribatte: - Come sarebbe? Chi
non si fida a lasciarmi solo?!
Voci e colori animavano Dotiate Inferiore, dove commercianti di tutte
le razze proponevano merci di tutti i tipi, con l'unica costante di
assicurare ottimi affari per i clienti, e la rovina per se.
D'un tratto il fiume di folla si aprì, tra urla e maledizioni,
per lasciar passare un vecchio cingolato a cuscinetti d'aria ad una
velocità così elevata da travolgere e scaraventare da
parte chiunque non fosse stato abbastanza agile da scappare. D-3BO stava
ancora protestando quando la ressa intorno a lui scomparve in un attimo,
lasciandolo ad unico bersaglio del mezzo intenzionato a caricarlo in
pieno. Ed il bersaglio fu colpito. Abbracciato al muso metallico del
trasporto la sua testa fu a pochissima distanza da quelle dei due piloti
apparentemente incuranti del nuovo passeggero e di tutte le sue richieste
di farlo scendere: le creste ossee dei due si muovevano continuamente,
dal quadro dei comandi al carico dietro di loro, dove altri loro simili
erano seduti attorno a qualcosa. D-3B0 allungò il collo per poter
controllare anche lui e finalmente la vide. - Ma è...ma è...
Una curva improvvisa ed il mezzo scartò facendolo rotolare nella
polvere, e quando vide correre due grandi piedi pelosi iniziò
a sbracciarsi: - La Principessa! Hanno preso la Principessa!
Chewie non rallentò, ma raccolto al volo il droide protocollare
si diede all'inseguimento a lunghe falcate. Conosceva tutte le scorciatoie,
e non fu difficile raggiungerlo e saltare su una delle sporgenze del
portellone posteriore cieco aggrappandosi ad una maniglia con la mano
libera. Fu molto più difficile resistere alla tentazione di liberarsi
di quella zavorra gialla.
- Ti avevo detto che non dovevamo prendere iniziative, stupido Wookie!
Appena il trasporto aveva cominciato a rallentare erano saltati giù
nel fango e si erano nascosti tra alberi e canneti, spiando le mosse
di quel gruppo di anfibidi. Quello che doveva essere il quartiere generale
sorgeva tra le paludi che circondavano tutta Datiamo, circondato a sua
volta da numerose creature armate che accompagnarono dentro Leia.
- Io non ci volevo venire! - continuava imperterrito il droide, e dopo
un ringhio di rabbia malcelata aggiunse: - E allora? Che colpa ne ho
io se non sai le lingue?...
Per individuare dove la sorveglianza era minore, aggirarono furtivamente
quella strana costruzione, che sembrava eruttata da un vulcano di melma
ai bordi di una radura fangosa e maleodorante. In semicerchio erano
ordinati diversi mezzi di tutti i tipi: riconobbero un cargo garofano,
un trasporto salesiano e un altro che sembrava provenire da Ottenga,
scialuppe e navicelle... persino un vecchio intercettore TIE, ciascuno
a perpetua testimonianza, in quel lontano luogo, della civiltà
a cui era stato sottratto.
Sul retro una sola guardia stava perlustrando tranquillamente tra la
vegetazione, come aveva già fatto migliaia di volte; arrivò
fino ad un tronco cavo e con un sospiro di stanchezza fece dietrofront
senza accorgersi del lungo braccio villoso che scattò in avanti
e la prese per il collo, risucchiandola tra le fitte foglie. Senza capire
come l'anfibide si era ritrovato in ginocchio, con una morsa che dalle
spalle gli serrava la gola, e davanti un droide dorato molto gentile
che traduceva nel suo dialetto i terribili ruggiti provenienti anch'essi
da dietro.
- Sono veramente spiacente, signore, per questo increscioso incidente,
ma il mio accompagnatore chiede se può informarci sulla prigioniera
che è appena arrivata...
L'ostaggio inveì a lungo, con tutto il fiato di cui disponeva
in quel momento, contro i nemici della Sacra Causa, fornendo inoltre
dettagliati ragguagli sulle attività della madre del suo aggressore.
D-3BO tradusse puntualmente: - Ehm... dice che adesso non può.
L'ultimo latrato fu molto esplicito e il droide piagnucolò: -
Signore, la prego... lo faccia contento...
Le risposte infine furono soddisfacenti, e il Wookie dovette ripulirsi
il pelo da quella appiccicosa patina che ricopriva il corpo viscido
di quegli esseri.
Un piccolo buco nel muro al livello del terreno era a malapena visibile
nell'ombra delle fronde alte e fitte che ricoprivano la regione, e la
stessa ombra permise ai due compagni stranamente assortiti di raggiungerlo
senza essere notati.
- ...Growl? - Chewie chiamò sommessamente, accovacciandosi per
quanto gli era possibile.
- Chewbecca? ...Chewie! Che ci fai qui? Sei impazzito? Ti uccideranno!
- La cella era seminterrata, e dalla bassa apertura spuntarono piccole
mani umane che si persero nella stretta di altre due, molto più
grandi e pelose.
- Sì, sto bene, sto bene...non ti preoccupare.
- Sua Altezza ha perfettamente ragione: noi non possiamo fare niente,
qui; quindi propongo di tornare indietro e avvertire...
Chewie per la prima volta fu d'accordo con il droide, ed anzi lo esortò
a partire immediatamente.
- Ma... veramentenonintendevo... - Nessuno gli badava più, e
D-3BO decise che non poteva pensare alla propria gloria compiendo un
gesto eroico e abbandonare al proprio destino le due vite che gli erano
state affidate. - Resterò qui di guardia - li rassicurò,
e si mise in posizione di vedetta.
Leia aveva voltato le spalle agli strani riflessi del cielo di quell'ora,
né notte né giorno, e si era seduta sul pavimento umido
con la schiena alla parete ancor più umida.
Ripensò agli ultimi minuti con il vecchio Gregius, che in realtà
sapeva molte cose su di lei e i suoi amici, che voleva parlarle da solo
di una questione molto importante e delicata... Greg si era rivelato
un uomo dalle mille sorprese: il suo lavoro era solo una copertura di
ben altre attività tra cui anche informatore della Ribellione.
- Solo qualche volta - aveva specificato - quando era chiaro che eravate
con l'acqua alla gola. Non potevo espormi troppo... Dovevo pensare anche
alla vita dei miei ragazzi. - Già, i ragazzi. Leia aveva conosciuto
poche persone disposte a dare tanto per gli altri.
Ed ora a Datainos si stava svolgendo la guerra civile, spaventosamente
simile a quella che aveva coinvolto centinaia di pianeti. E Greg voleva
che finisse. - Da soli non ne verranno mai fuori. E' necessario l'intervento
dell'Alleanza, almeno in veste di mediatore. La situazione peggiora
di giorno in giorno, ed io non posso fare più molto contro dei
pazzi furiosi. Forse un'ambasciatrice di pace della tua importanza...
- Non aveva terminato la frase, quando ci fu l'irruzione, né
avrebbe mai più potuto terminarla.
Chewie la chiamò di nuovo, preoccupato di non sentirla, ed infilò
il suo lungo braccio scimmiesco nella finestra per 'tastare' se era
ancora lì. Leia lo strinse a se (in fondo era la cosa più
calda e asciutta, là dentro) e lentamente scivolò nel
sonno, non appena si sentì cullare.
Lo Jedi era rimasto qualche minuto in più inginocchiato accanto
al tumulo eretto in un angolo del giardino oramai devastato.
Non appena si fu allontanato di un passo la pergola a sospensione scivolò
velocemente accanto ai suoi piedi, lieta di poter tornare a riparare
dal sole il suo padrone, da cui quegli estranei l'avevano tenuta lontano
per tanto tempo. Si sistemò pazientemente pochi centimetri sopra
la terra smossa da poco, ondeggiando lievemente. A Luke sembrò
che dalla macchina provenisse un ronzio diverso: sembrava quasi una...
preghiera.
Pulendosi le mani dalla polvere si diresse verso l'amico che, seduto
su di una cassa rovesciata, fissava il vuoto avanti a se.
- Han, mi dispiace molto... Capisco quello che provi, e se c'è
qualcosa che...
L'altro non si mosse, ma lo interruppe con tono gelido: - Dimmi solo
dov'è. Io vado a prenderla, con o senza di te.
Sospirando Luke gli ripeté ancora una volta l'unica risposta
che poteva dare a quella domanda.
- So che sta bene, e so che al momento è al sicuro. Non è
lontana da qui...
Il corelliano afferrò di scatto il compagno per un braccio: -
Vuoi dirmi dove, maledizione?
- Ti ho detto che sta bene, e per ora non corre alcun pericolo: anzi,
è più protetta dove è ora di quanto lo sarebbe
con noi!
Han allentò la presa, ma gli occhi continuavano a bruciargli
di rabbia e... di paura.
La voce calma dell'altro continuò: - So quello che faccio. Devi
fidarti di me.
La Forza è con noi, e finora ci ha sempre guidato verso le scelte
più giuste, e ci ha permesso di - sorrise - rimanere ancora tutti
uniti e interi.
Ahi, battuta infelice: Luke se ne rese conto troppo tardi, e l'espressione
furiosa di Han lasciò il posto al sarcasmo più tagliente.
Infatti fece deliberatamente scendere lo sguardo fino alla sua destra
guantata di nero, e Luke si sentì morire le parole nella gola.
L'ingegneria biogenetica aveva raggiunto risultati eccellenti, fino
a far dimenticare l'eventuale presenza di un arto artificiale anche
a chi aveva subito un trapianto. Se non fosse stato per il guanto, che
copriva una lacerazione recente sul dorso della protesi, lui stesso
si sarebbe dimenticato ancor più spesso di aver perso una mano
durante un duello, il suo primo scontro contro il Lato Oscuro, e da
cui si era salvato per puro caso. Ma soprattutto, cosa ancor più
grave, non aveva vinto.
Con quella occhiata Han gli aveva rinfacciato che non era poi così
infallibile, e a Luke in quel momento non venne in mente niente per
contraddirlo.
Balzarono entrambi in piedi quando un rumore dall'esterno li avvertì
di una visita. L'annunciatore olografico era ancora funzionante, e mostrò
loro l'immagine - avvolta in un mantello - di una donna dai lunghi capelli
iridescenti, raccolti tra padiglioni auricolari enormi, frastagliati
e ricurvi all'indietro come ali di rettile.
- Lasciala entrare, Han. E' per me.
- Come, per te? Aspettavi visite??
Le proteste caddero nel vuoto, e Han ammutolì del tutto quando
la nuova ospite entrò nell'ingresso. Non era alta, ma la sua
presenza riempì la stanza come se solo ora la casa fosse completa,
anche se in rovina, di tutte le sue parti. Si guardò intorno,
cercando forse qualche oggetto familiare che non era stato distrutto,
con quegli occhi così grandi e senza iride da sembrare che assorbissero
l'essenza di ogni cosa su cui si posavano. Non era possibile capire
se in quel momento in essi ci fosse più stupore o dolore.
I due uomini erano come ipnotizzati dai suoi movimenti lenti e fluidi,
e dal modo strano in cui muoveva le dita sproporzionatamente lunghe:
Luke fu colto quasi alla sprovvista quando gli si rivolse per la prima
volta.
- Tu Jedi Skywalker?
- Sì. Possiamo fare qualcosa per aiutarla?...
- No. Io aiuto voi. Dietro di me.
Girò sui tacchi e si diresse con sicurezza verso la parete crollata
che qualche ora prima delimitava la sala più grande della casa,
e dietro di essa sparì. Ai due umani non rimase che seguirla,
ma non prima che uno di loro chiedesse ad alcune divinità locali
che cosa avesse fatto di male per meritarsi tutto questo.
Dietro quella che sembrava una semplice paratia era nascosto un passaggio,
il cui accesso era evidentemente ben noto alla donna. Addentrandosi
nell'oscurità scese per prima gli angusti scalini, lanciando
all'indietro un'ultima occhiata più simile ad un ordine che ad
un invito.
Han restò dietro, e trattenendolo per la giacca costrinse l'altro
a distanziarsi ancor di più dalla loro guida: non voleva che
sentisse quello che aveva da dirgli.
- Lo sai che 'cos'è' quella, vero?
- Una Nereiade?
- Appunto.
- Allora?
- Vorrai scherzare! Quelle femmine sono più pericolose di un
branco di perkasosh ubriachi: sono addestrate sin dalla nascita nell'arte
di far perdere la testa ad un uomo!
...Non per niente sono le prostitute più quotate sul mercato.
Prima che Luke gli potesse rimproverare la sua totale mancanza di tatto
continuò: - Ho sentito dire che hanno qualcosa di strano nella
pelle: se le tocchi impazzisci e possono farti quello che vogliono senza
che tu ti possa opporre in nessun modo...
- Be' - si sentì rispondere con tranquillità disarmante
- almeno non sembra affamata di carne umana.
- Perché oggi ho l'impressione che nessuno mi ascolti quando
parlo? Io non... Oh porc!
L'improvvisa luce, quasi troppo intensa, che illuminò tutt'intorno
a loro li abbagliò.
Sotto di loro le scale scendevano ancora per qualche gradino prima di
fondersi con il lastricato del più grande (e meglio attrezzato)
hangar che Han stesso avesse mai visto. Soprattutto nello scantinato
di Greg.
L'illuminazione non proveniva da un unico punto, ma da centinaia di
piccole fonti ordinate sulle pareti e sul soffitto, alternate a pannelli
di controllo e computer collegati ad altre basi distribuite su quasi
tutto il pianeta, ed anche oltre. Al centro numerose apparecchiature
e droidi specializzati (alcuni dei quali nuovissimi) accudivano ai diversi
mezzi di trasporto sparsi ovunque. Uno, specialmente, colpì la
sensibilità speculativa del contrabbandiere e lo attirò
a sé come una calamita.
Luke si rivolse a lei, e la sua voce echeggiò nell'antica caverna
sotterranea: - Mi avete già cercato alla taverna, la notte scorsa.
- Per guardarla in viso dovette abbassarsi di un poco - Che cosa vi
è successo?
Subito quegli occhi inquietanti guizzarono verso i suoi, vicinissimi,
e per un attimo fu assalito dalla nausea: ma la lasciò fare.
- Non me dovete aiutare. Troppo tardi. Ma no per altri, soprattutto
per voi.
Si sistemò all'indietro una ciocca di capelli argentati e distolse
lo sguardo, conscia di liberarlo da se.
Ora che poteva guardarla con maggiore attenzione, gli sembrò
che avesse qualche ruga in più rispetto al loro primo incontro,
e non solo perché aveva il viso pulito.
Parlava piano, scegliendo accuratamente le parole di una lingua e di
un mondo a cui non apparteneva, ma che l'aveva trascinata in se senza
darle il tempo di rifiutare.
- Mio nome Bheidh. Mio compito portare l'uomo qui. Lui... - fece una
pausa - ...Gregius Madei deve parlare con l'uomo.
Madei aiuta Ribelli Alleati: ora giusto che Ribelli Alleati aiutano
Madei. Anche se morto. Lui vuole pace!
Passeggiava avanti e indietro accanto ad alcune postazioni di controllo,
e da una di esse il suo interlocutore l'ascoltava con tutta la sua attenzione.
- Lui sa chi tu , e sa chi la donna con te. Solo voi potete... qualcosa!
- Non sapeva come tradurre un concetto così complesso, ma se
il suo Gregius aveva detto che i due gemelli Jedi erano gli unici che
potevano fermare quanto stava per accadere, allora dovevano farlo.
DOVEVANO.
Sarebbe ricorsa a qualsiasi mezzo per convincere l'uomo di fronte a
se... che improvvisamente interruppe i suoi pensieri, e la sua schiettezza
la spiazzò: - Non sarà necessario condizionarmi telepaticamente,
né... sedurmi. Faremo tutto il possibile, ma ho bisogno di più
informazioni, e su molte cose.
Ancora indecisa se sentirsi sconcertata per essere stata scoperta così
facilmente o sollevata da un grosso peso gli indicò la consolle
dove lui aveva appoggiato un gomito: - Tutto là.
- Luke! - La voce di Han risuonò più squillante del solito
- Vieni un po' vedere!...
Era un piccola navicella, equipaggiata per due passeggeri, e la sua
principale caratteristica, che la faceva emergere su tutte le altre,
era la forma: perfettamente ovale, senza la più piccola asperità,
come una goccia d'acqua solidificata sospesa a mezz'aria.
- E guarda qua - l'esperto dei motori era eccitato come un bambino con
un giocattolo nuovo - Alta Tecnologia Calamari! Le sigle di riconoscimento
sono state occultate, ma anche un cieco vedrebbe che si tratta di un
prototipo, e certo non di uno qualsiasi! Un vero gioiellino, nel suo
genere...
Provava un piacere quasi fisico nell'accarezzarne lo scafo e non lo
distolsero nemmeno le prosaiche osservazioni dell'amico: - Bellissima,
non c'è dubbio. Mi piacerebbe solo sapere come mai un mezzo chiaramente
destinato a muoversi nei fluidi, così sofisticato e prezioso,
sia finito in una grotta sotterranea di un pianeta dove l'acqua si trova
solo in qualche pozzanghera paludosa.
- Non guardare me: non sono io il tuo informatore. Chiedilo piuttosto
alla signora là in fondo - lo invitò in tono provocatorio
indicandola col pollice. E aggiunse minacciosamente: - Ricorda bene
ciò che ti dico: non toccarla mai, per nessun motivo!
Era chiaro che le Nereiadi non gli ispiravano molta fiducia, ma c'era
da chiedersi se le odiava tutte democraticamente o faceva un'eccezione
solo per questa.
Infine, prima di riaffondare nel vano motore, sputò anche l'ultimo
rospo: - Ma non vedi che potrebbe essere tua madre?
Scuotendo la testa esasperato Luke si mise al terminale del grande computer
che doveva servire tutto il complesso, in cui avrebbe trovato almeno
la prima parte delle risposte che cercava. Apparvero quattro punti luminosi,
e si mossero lasciando scie luminose fino a delimitare un immaginario
schermo geometrico sospeso a mezz'aria, in cui scorrevano a grande velocità
i dati e le informazioni preziose raccolte da Madei.
Per diverso tempo il silenzio calato in quel luogo fu inframmezzato
solo dai tonfi metallici di strumenti meccanici attorno a un motore,
e dai ronzii elettronici di uno schermo olografico.
Fino a che una voce umana riempì di nuovo l'aria: - Han, puoi
dirmi che velocità può raggiungere il tuo capolavoro?
La risposta risuonò metallica, dall'interno dello scafo.
- Ti basta da qui all'altro capo del pianeta in dieci minuti?
- Sì, mi dovrebbe bastare.
Il corelliano emerse con mezzo busto dal portello stagno superiore,
e si appoggiò al bordo a braccia conserte - Non dirmi che hai
un piano...
- Diciamo sì e no.
Ecco. Lo aveva fatto ancora. Quel ragazzo aveva lo stramaledetto vizio
di dire le cose a metà per il semplice gusto di non farsi capire.
- Senti, Luke - lo implorò - abbiamo avuto tutti una giornataccia...
- Voglio solo dire che il piano c'è ma non è mio - la
luce azzurrata dei controlli sotto di lui tracciava strani riflessi
spettrali sul suo viso: - ...è di Greg.
Bheidh si era già ritirata senza farsi notare: aveva portato
a termine il suo compito. Il mattino dopo avrebbero trovato il suo corpo
accanto al tumulo nel giardino, sotto l'ombra rassicurante di un servitore
fedele al suo padrone e alla sua compagna.
Quattro
Di nuovo il sole di fuoco aveva avuto il sopravvento sulla notte, e
Drasa Deikal trionfava solo sull'orizzonte: era nato un altro giorno.
Ancora sopraffatta dai torpori del sonno e del freddo, una figura nell'ombra
si raggomitolava ancor di più su se stessa, invischiata da sogni
cupi e agitati. Improvvisamente il tramestio metallico attorno alla
toppa meccanica (ne esistevano ancora?) schiantò come un boato
nella sua testa, e d'istinto la prigioniera scattò all'indietro
nell'angolo più buio. Rimasero visibili solo i riflessi di due
pupille sgranate.
Chewie! dov'è Chewie?
La sagoma controluce sulla porta era indistinguibile, una grande testa
senza collo che era tutt'uno con un corpo altrettanto tozzo, da cui
spuntavano quattro arti sottili e nodosi come rami secchi. Inaspettatamente,
da quella gola mostruosa uscirono delle parole, e chi le ascoltava si
chiese se era sveglia o stava di nuovo sognando di essere circondata
da dei pazzi.
- Ehm... Principessa? Principessina! ...E' ancora lì?...
Quella creatura che le 'saltellava' a fianco, raggiungendo appena l'altezza
della sua spalla con la cresta, non poteva essere poi così cattiva.
Era così dispiaciuta di quanto era successo...e sembrava sincera.
Leila però non smetteva di studiarla di sottecchi dall'alto del
suo metro e cinquantadue, ascoltando solo a brani una spiegazione-fiume
di ciò che era accaduto, spiegazione molto appassionata ma assolutamente
priva di ogni ordine logico.
-... non volevamo farLe del male ma era stato necessario... La Causa
necessita di sacrifici al di sopra di ogni altra cosa e noi non possiamo
correre alcun... Sicura di star bene? Se desidera qualche cosa non ha
che da... Noi abbiamo diritto come tutti gli altri di essere liberi
e di vivere nelle nostre amate paludi e... Ferma lì! Non si
muova!
La donna si irrigidì, chiedendosi che altro ancora doveva succedere,
fino a che non intravide un guizzo nella fanghiglia davanti a loro.
Le labbra del suo accompagnatore dapprima si dischiusero, e poi con
un movimento fulmineo la lunga lingua esplose in avanti e raggiunse
il topo prima che sparisse nella sua tana. Topo e lingua sparirono nella
bocca altrettanto velocemente.
Voltandosi verso sua Altezza l'anfibide vide la sua l'espressione allibita
e disgustata, e solo allora si accorse della gaffe: - Per il Sacro Rospo!
I-Io sono mortificato...non so cosa mi è preso, ma quando ne
vedo uno ancora vivo mi dimentico anche le più elementari norme
di buona educazione... Ne avrebbe gradita la metà, vero?...
Se quegli esseri a fianco degli umani parevano piccoli, a fianco degli
Wookiee erano addirittura minuscoli. Chewbacca infatti torreggiava su
tutti loro, e nonostante fosse ammanettato alla parete nessuna delle
sue guardie osava avvicinarsi: ingolfati da corazze di tutte le fogge
si limitavano a puntargli contro armi assortite, e l'unica cosa che
avevano in comune era la speranza di non doverle usare. Leila, di fronte
alla scena, si chiese se anche le truppe ribelli dei primi tempi avessero
un aspetto così ...scalcinato.
La sala dove l'aveva portata era di poco più illuminata degli
stretti passaggi che si irradiavano da essa, e l'odore della muffa e
dell'acqua stagnante era quasi più soffocante del fumo delle
torce di fango secco.
- Se quel coso è suo, la prego di dirgli di non crearci dei problemi,
e questa faccenda finirà nel migliore dei modi per tutti.
La voce proveniva dall'angolo più lontano da dove era legato
il nuovo ostaggio, e chi aveva parlato era più nervoso di quanto
voleva far vedere. La fama degli Wookie evidentemente era arrivata fino
qui, ma questa volta Chewie non sembrava intenzionato ad onorarla: era
rimasto tranquillo e non aveva fatto alcuna resistenza. ...Troppo tranquillo,
per chi lo conosceva.
La donna non si degnò di rispondere: aveva tutta l'intenzione,
in questo frangente, di pretendere il rispetto che era dovuto ad una
autorità del suo rango.
D'altro canto l'anfibide, che pareva il capo (l'unico con una armatura
ragionevolmente coerente), non aveva nessuna voglia di discutere su
certe sciocchezze e gliela diede vinta subito: - Molto bene, Altezza,
seguiamo pure l'etichetta di corte e ricominciamo.
Il mio nome è Braxos Cor'Ra, e sono io che comando, qui - mi
risparmi la sua ironia: non tutti hanno i mezzi dell'Alleanza
Ribelle e le guerre...costano.
E perciò veniamo subito al dunque: abbiamo bisogno di aiuto e
voi siete gli unici che potete darcene.-
- Avete un modo molto singolare di chiedere, Comandante.
- Per quanto riguarda quello che è successo questa notte sappia
che non ha alcuna attinenza col nostro rapporto con l'Alleanza! - Il
colpo del pugno sul tavolo che li divideva fece sobbalzare tutti i presenti.
Leia poteva percepire distintamente l'odio e la sete di vendetta che
ardevano in quella creatura: doveva stare molto attenta.
Una volta calmato continuò: - Lei si è solo trovata nel
posto sbagliato al momento sbagliato. Il contatto doveva avvenire in
altro modo, ma le cose sono andate così ed ora è tardi
per recriminare. Ora dobbiamo concentrarci sul presente.
- Qualunque siano le vostre intenzioni sappiate che non ho alcuna intenzione
di collaborare con dei rapitori. E soprattutto con degli assassini.
Una nuova ondata di furia stava per investirli, ma Cor'Ra questa volta
si trattenne: forse era più utile essere chiari ed esaurienti.
- ...Qui non stiamo giocando, ma combattendo una guerra. Ed ha già
valutato da se la nostra attuale situazione. Noi non combattiamo né
per il potere né per le ricchezze: ma solo per la nostra SOPRAVVIVENZA,
che mai come in questi ultimi tempi è stata minacciata da quei...
demoni vomitati dall'inferno. La nostra gente, la nostra intera razza
rischia di scomparire e se restiamo soli non potremo mai evitarlo!
- Non è comunque abitudine del Consiglio dell'Alleanza intervenire
- lo prevenì - in questioni politiche interne di un pianeta o
di un sistema che risponda ad un regime autonomo ed indipendente da...
- Come ho già tentato di spiegarle, non è una questione
politica. Loro... - esitò un momento - loro si nutrono della
nostra carne.
Le ultime parole caddero come macigni a frantumare il silenzio che li
circondava. Leila istintivamente si voltò a guardare il viso
degli altri anfibidi, e per la prima volta, in lineamenti così
diversi da quelli umanoidi, riconobbe la sofferenza, e vide secoli di
persecuzione e torture.
- Ma ...come è possibile... il cannibalismo è stato debellato
da... almeno un millennio...
- Formalmente non si tratta di cannibalismo: non apparteniamo alla stessa
razza. Ma ciò non toglie quello che sta accadendo. Un tempo potevamo
difenderci meglio, nel nostro ambiente naturale siamo praticamente invisibili.
Ma poi deve essere successo qualcosa, l'equilibrio naturale che governava
questo ecosistema è andato in frantumi, e loro sono diventati...
'invincibili'. Era sempre più difficile sfuggire alle razzie,
e queste a loro volta erano sempre più frequenti. E se prima,
per un tacito accordo, venivano 'cacciati' solo i maschi, successivamente
hanno cominciato a prendere anche le nostre femmine. E poi... i nostri
figli. Ci hanno portato via quasi tutti i piccoli.
Leia non poteva crederci, e lo fissava inorridita: - Ma... perché?
Io non..
- Chissà: forse perché la loro carne è più
tenera,... Altezza. - Non riuscì proprio ad evitarle una
risposta acida.
La Principessa si sentì confusa, impotente,... e colpevole. Ma
come era potuto succedere? Come era possibile che esistesse ancora un
mondo dove era tollerato il genocidio, anche se vincolato da certe 'regole'
(in ogni caso mai sufficienti per giustificarlo) e che tentassero di
fermarli solo adesso, sull'orlo dell'estinzione?
Ostentò a stento tutto il distacco che il suo rango le imponeva.
- Che cosa volete da me?
- Il vostro aiuto. Armi, mezzi, cibo e medicinali. Qualsiasi cosa che
ci permetta di andare avanti, e di riportare le cose almeno come erano
prima. Nel bene e nel male.
- Come prima? - Leia esplose - Quando le battute di caccia erano programmate
e due o tre dei vostri erano costretti a sacrificarsi per il quieto
vivere degli altri? Ed ora pretendete di essere aiutati come se vi fosse
dovuto! Avreste dovuto reagire a suo tempo, senza aspettare che arrivassero
a colpire chi realmente non aveva alcuna possibilità di dif...
- Ed è esattamente quello che abbiamo tentato di fare, donna!
- Con uno scatto improvviso le aveva stretto le dita intorno alla gola,
ed i due profili, così diversi tra loro, erano vicinissimi -
...Per anni abbiamo implorato l'aiuto di qualcuno, ed ora siamo
stanchi! L'ultima volta è stata quindici anni fa: io ho strisciato
davanti all'intero Consiglio dell'Antica Repubblica per ottenere un'udienza,
ed il Viceré, Presidente e Senatore di Alderaan Bail Organa in
persona mi disse che il nostro era un problema non sufficientemente
generalizzato per sperare di ottenere un coinvolgimento delle Forze
Alleate... Lo sa, Altezza, che significa tornare qui e dire ai propri
figli che la loro vita è troppo insignificante per meritare di
essere salvata?...
Allora tutto si riduceva a questo: una vendetta nei confronti della
sua famiglia!
Uno schianto li fece voltare nella direzione dove era stato dimenticato
il Wookiee: con uno strattone aveva divelto le catene dal muro ed a
grandi passi si diresse verso Leia, ignorando deliberatamente tutti
quei piccoli esseri che scappavano davanti alle sue gambe senza la benché
minima intenzione di fermarlo.
Braxos Cor'Ra allentò la presa ed indietreggiò, pronto
all'attacco; ma, inaspettatamente, il gigante non fece nulla. Si limitò
a mettersi al fianco della Principessa, che forse era la più
interdetta del gruppo. In ogni caso, qualunque fosse la ragione per
chi il suo amico avesse assunto un atteggiamento pacifista proprio in
quel momento, non bisognava far trapelare che qualcosa non andava.
Deglutì e sperò di poter prendere in mano la situazione.
- Se mio padre, Bail Organa, ha fatto questa scelta, deve aver avuto
delle motivazioni molto forti, a cominciare dal bene della maggioranza
della popolazione. Chi detiene un comando dovrebbe sapere molto bene
che a volte è necessario fare delle scelte, per quanto dolorose.
Conoscevo mio padre, e non avrebbe mai lasciato che un massacro si perpetrasse...
se non con validissime ragioni. Ragioni che io non conosco, ma che so
già fin d'ora che condividerei, perciò posso assicurarvi
che non intercederò per voi presso l'Alleanza, qualunque cosa
facciate.
Il comandante anfibide era al colmo dell'ira, trattenuto solo dal suo
spirito di autoconservazione, e non riusciva quasi più a dominare
i movimenti a scatti tipici della sua specie.
Era il momento di giocare tutte le sue carte.
- Sappiamo che suo fratello è un Cavaliere Jedi, e che è
giunto su Dotainos insieme a lei. Lo chiami. Ora.
- Non lo farò, comandante.
- Principessa Leia, non mi costringa ad usare ben altri metodi per attirare
l'attenzione del vostro governo... Tenga presente che la disperazione
può condurre un popolo ben oltre i limiti che altri vorrebbero
imporgli.-
L'umana si lasciò sfuggire un mezzo sorriso sarcastico: - Che
volete fare, attaccarci con le vostre truppe, forse?...-
L'altro si rilassò: stava per estrarre il suo asso nella manica
e l'avrebbe avuta in pugno.
- No, mia cara, certo che no. Ma saprà anche Lei che esistono
molte alternative ad un attacco diretto... - Leila realizzò dove
voleva arrivare ed impallidì - Saprà che esistono i trasporti
pubblici, affollati nelle ore di punta... esistono le scuole...esistono
le piazze gremite nei giorni di festa... Devo continuare?
- Non può dire sul serio! Non può minacciare degli innocenti!
- Siamo in guerra, ed il sangue innocente è un prezzo da mettere
in conto.
- Questo è il degno alibi di un ...terrorista, signore.
E comincio a capire le regioni di mio padre.
- Vostro padre ci ha abbandonati, come tutti gli altri! Ci ha tradito!
- E' curioso sentir parlare di tradimento da chi ha organizzato l'omicidio
di qualcuno che cercava solo una soluzione pacifica.
I grandi occhi sporgenti e acquosi si strinsero in due fessure, e la
voce fu tagliente come una lama d'acciaio: - Gregius Madei voleva fermarci,
ed è stato trattato come tutti gli altri che hanno intralciato
la nostra Causa.
- Gregius Madei voleva la soluzione migliore per tutti, anche per chi
è troppo pieno del suo stesso odio per capire. Gregius voleva
aiutarvi. E voi lo sapevate benissimo.
- Allora, se le può far piacere, lo consideri un martire. Come
saranno martiri le vittime dei nostri attentati.
O vuole farmi credere che i vostri attacchi all'Impero non hanno mai
causato morti tra i civili?...
- Era un situazione molto diversa: non erano certo loro il nostro bersaglio!
- E con ciò? Crede che per loro abbia fatto una qualche differenza?
Crede che il dolore dei familiari fosse diverso? ...Quante volte, Altezza,
un suo ordine ha provocato la morte di chi non voleva essere coinvolto?
Era una domanda che non aveva mai avuto il coraggio di affrontare, ma
ora la stava schiacciando con tutto il suo peso. Chi poteva decidere
se era giusto sacrificare dieci vite per salvarne cento? E chi dovevano
essere le vittime? Sconosciuti, per non ricordarne i volti per tutto
il resto della propria esistenza?...
I dubbi si sovrapponevano gli uni agli altri, e su tutti incombeva il
più terribile: e se tutto ciò in cui aveva creduto fosse...
sbagliato?
- Faccia venire qui lo Jedi, e poi ne riparleremo. Un uomo con le sue
capacità potrà sicuramente capovolgere la situazione a
nostro favore. Non chiediamo altro.
Non c'era più tempo: tergiversare ancora sarebbe stato inutile,
perciò doveva inventarsi qualcosa. Ed alla svelta.
- Molto bene - lo assecondò con tono piatto - Avrete ciò
che desiderate: un Cavaliere Jedi che vi copra le spalle. Lo farò
io.
L'anfibide la squadrò da capo a piedi, scettico. -...Prego?
- Avete detto di sapere che Luke Skywalker è mio fratello: quindi
saprete che i poteri che nascono dalla Forza si manifestano in tutti
i membri consanguinei della stessa famiglia. Quindi anche in me.
Chewie, dall'alto, la guardò malissimo.
La grande bocca di fronte a lei sembrò allargarsi ancor di più
in un sorriso di sfida: - Davvero? E... possiamo essere onorati di una...
dimostrazione?
- Non è mia abitudine dare spettacolo. Vedrete a momento opportuno.
Se non l'avessero bevuta, questo sarebbe diventato il bluff più
breve che si fosse mai visto da quelle parti, e al borbottio di profondo
dissenso che proveniva dalle sue spalle sussurrò in tutta risposta:
- Se hai un'idea migliore, tirala fuori. - Altro grugnito - E tu fa
come faccio io: improvvisa!
Il comandante degli anfibidi aveva camminato platealmente pensieroso
fino al centro della sala, per essere sicuro che gli occhi di tutti
i presenti fossero puntati su di lui: era il momento di fare un po'
di propaganda.
- Ascoltatemi! Questa donna sostiene di essere uno Jedi, e che metterà
i suoi poteri al servizio della Sacra Causa, per cui noi tutti combattiamo
valorosamente e per cui siamo disposti a morire!
Applausi.
- ...Finalmente gli Dei del Venerato Stagno hanno ascoltato le nostre
preghiere; d'ora in poi saranno al nostro fianco e ci condurranno fino
alla sconfitta dei nostri nemici per la nostra libertà!
Altri applausi, e qualche esclamazione entusiastica.
- ...Ma se ciò non dovesse verificarsi, se la donna non ci volesse
aiutare - aggiunse puntandole il dito contro - verrà punita come
tutti gli altri traditori. Che non si dica che il nostro popolo ha paura
di andare fino in fondo!
Le grida d'assenso si erano sovrapposte alle poco velate minacce che
le aveva rivolto, e Leila dovette aspettare che si calmassero per farsi
sentire.
- Quello che mi preoccupa, comandante Cor-Ra, non è ciò
che fate ai traditori: è ciò che fate ai vostri amici.
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