ALBA DI GHIACCIO
parte 3

 
di Pamela Marsilii
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Cinque
La trasmissione olografica era appena terminata.
Nella sala del trono regnava un silenzio irreale, ed il ghigno soddisfatto dell'Arconte Mados Kheilai rifletteva bagliori sinistri.
Al suo fianco, come un'ombra nera, l'alto funzionario canceroide. Impenetrabile.
C1-P8 stava aspettando diligentemente che quelle due strane creature organiche reagissero al messaggio del suo padrone: avevano ottenuto quello che desideravano, e cioè che il Maestro Jedi iniziasse all'addestramento il ragazzo. E allora che altro volevano?
Aveva una cosa molto più importante da fare, dopo.
-...E così, il nostro Luke Skywalker ha accettato l'incarico. Bene. Molto bene....Vero, Kremeus?
Kremeus Od-Temokr rimase impassibile mentre l'umano si avvicinava al droide, come un serpente alla sua preda. Accarezzandolo gli parlò con tono suadente: - Ci hai portato buone notizie, amico mio. Ora torna dal tuo padrone e digli che siamo molto compiaciuti. Digli che... lo aspettiamo con ansia.
Il piccolo droide sibilò un saluto infastidito (non gli piaceva affatto essere toccato da certa gente) e svicolò nel corridoio da cui era arrivato.
- ...Spero che ora i tuoi dubbi siano finalmente sfatati. Sta andando tutto secondo i piani. Khelai gli stava ancora voltando deliberatamente le spalle, e continuò: - Io sono stato ai patti: è ora che vi prepariate.
L'accento aspro dell'ombra nera lo colpì come una frustata.
- Noi siamo pronti già da molto tempo, ma ci muoveremo quando saremo sicuri.
- Ho fatto tutto ciò che mi era stato chiesto! - reagì l'uomo con rabbia - ...Vi ho consegnato quell'illuso di Forceheir e Noreena su di un piatto d'argento,... vi ho fatto mettere le mani sul loro primogenito maschio!
Ho atteso con voi che crescesse, e quando mi avete detto che non addestrato era inservibile vi ho portato Skywalker! Quanto ancora dovremo aspettare?
- Il figlio dei Forceheir deve fare il primo passo. Di sua volontà.
- Lo farà, Kremeus. Senza saperlo, lo Jedi ha dato inizio al processo: ha infranto anche l'ultima difesa che Jasiah Neah aveva eretto intorno a suo figlio, prima che lo prendessimo. Il ragazzo sarà già pronto da... domani.
-...Adesso?!? Ma... io... non posso, cioè... E come faccio?
Kristopher si era inginocchiato di fronte all'unità C1 che (chissà da dove) era piombata in camera sua, ordinandogli di seguirlo. Subito e senza discutere. Fuori di lì.
Era la prima volta, in ben dodici anni di vita, che gli veniva data la possibilità di uscire da Palazzo, da solo, senza l'alito fetido di un manipolo di guardie attorno a lui. Si era sempre chiesto che profumo avesse l'aria...e che effetto avrebbe fatto potersi muovere liberamente, e altrettanto liberamente sentire le cose intorno a lui come solo lui riusciva a sentire. Questo lo aveva imparato: gli altri non vedevano come vedeva lui. Lui era... speciale, gli avevano detto i suoi genitori tanto tempo fa, e gli avevano anche detto di non fidarsi di nessuno.
Ed ora loro non c'erano più, così gli aveva spiegato frettolosamente lo zio (con quel tono dei grandi quando non hanno intenzione di raccontare altro) e quest'ultimo era tutto ciò che aveva che glieli ricordasse. Non lo sopportava ma si era preso cura di lui, nonostante tutto... come faceva ad andarsene?
Lontano da Palazzo sarebbe stato veramente solo; e poi lo avrebbero cercato. Come poteva fidarsi ciecamente di un uomo che aveva conosciuto da un giorno e che gli voleva far lasciare il pianeta dove era cresciuto, che gli voleva far cambiare vita?
Guardò fuori, e vide il consueto cambio della guardia del mezzogiorno: soldati alti e neri e tutti uguali, schioccanti ordini secchi e acidi in quella lingua insopportabile...
- Va bene. vengo con te.
C1 era al colmo della gioia, e già fiondato verso l'uscita.
- Aspetta! - lo fermò - C'è qualcun altro che deve venire con noi! Cosa? No! Fermo! Padron Luke ha detto che dobbiamo andare via subito, non dobbiamo farci vedere!... Kriss!
I pigolii concitati di protesta del droide furono ignorati, e il ragazzino si era già lanciato a rotta di collo verso il cuore del Palazzo.
Gli umani... C1 li odiava quando facevano così.
Gli andò dietro sperando di fermarlo ancora in tempo, ma quando aggirò anche l'ultima di quelle strane colonne un grido soffocato lo fece correre ancora di più: era già troppo tardi.
Lo vide schiacciato contro un angolo, un'enorme mano nera chiusa ad artiglio infiammata dai ciuffi dei suoi capelli ed una chela socchiusa attorno alla gola. La guardia era immobile, in attesa di ordini, dietro di lei un'intera squadriglia e ancor più dietro il Sommo Sacerdote del culto del Mare Oscuro, Kremeus Od-Temokr.
- E così... Lord Skywalker non è tanto ingenuo come ci ha voluto far credere. Se vuole anticipare i tempi, lo accontenteremo.
C1-P8 si vide improvvisamente circondato da mani e chele, più nere nella penombra, e poi fu il buio più completo.
Tra la vegetazione cupa, umida e lussureggiante ai bordi della palude si alzò di scatto un mezzo busto metallico, dorato, preoccupato di non farsi vedere ma ancor di più di non vedere nessuno.
- ...Stupido, stupido Wookie!
Non era neanche riuscito a notare le guardie anfibide che li stavano accerchiando, prima che una manata pelosa lo buttasse a peso morto fra le felci, nascondendolo alla loro vista; avevano portato via Chewbacca abbandonandolo al suo tragico destino.
- Eppure lo sa quanto è difficile per me alzarmi da solo!
Infatti impiegò buona parte della giornata in questa operazione, e quando fu stoicamente portata a termine poté finalmente avere una visione dall'alto di tutta la situazione.
C'era di nuovo movimento, nella piccola radura, e la Principessa ed il gigante vennero caricati su uno dei trasporti già in partenza, attorniati da decine di quelle tozze creature gracidanti ed in continuo movimento. Urla così forti che persino da lì si riusciva a capire.
- Oh! Ma li portano verso...devo avvertire gli altri ... Ah, cosa farebbero, senza di me?
- Avremmo fatto molto meglio senza di lui! Si può sapere perché ce lo dobbiamo sempre portar dietro?
- Perché D-3BO ha il raro dono di saper essere molto utile, al momento opportuno.
Sistemato in un qualche modo nel retro dell'abitacolo il droide ringraziò in cuor suo la lungimiranza caratteristica degli Jedi, mentre i due umani ai comandi si scambiavano commenti su quella straordinaria navetta.
Se era stata progettata per due piloti Calamari, lo spazio era più che sufficiente per tre ospiti delle loro dimensioni, anche se il terzo doveva essere sezionato in due tronconi.
- ... Stabilizzala di più, Han. Non stiamo viaggiando in un liquido.
- Davvero? Dalla puzza mi sembrava acqua di fogna...
Saettando a forte velocità tra alberi e rampicanti semoventi quella goccia di metallo serico pareva non avere peso, immersa in una bolla d'energia che consentiva qualsiasi manovra in qualsiasi condizione esterna.
- Bah! E' talmente facile che non dà soddisfazione: preferisco il mio vecchio Millennium.
- ...Ecco, ci siamo. Fermiamoci tra quelle foglie; ...non credo che tarderanno ancora molto.
Adagiata sull'erba come su velluto pareva una pietra preziosa e, nel giro di pochi secondi, lo scafo assunse lo stesso colore del paesaggio circostante rendendola completamente invisibile; distrattamente Han si chiese cosa sarebbe successo se un mezzo con simili caratteristiche fosse pilotato da un mimetico come quel Tasel: chi si sarebbe dovuto adeguare, l'essere vivente o la nave?
Dalle pendici dell'altura a cui erano giunti Luke fissava, immobile, la sommità sulla quale incombeva minacciosa la fortezza di Dotaine Superiore. C'era qualcosa di incomprensibile, che non riusciva ad interpretare fino in fondo, nonostante le incredibili rivelazioni degli appunti di Gregius.
Il corelliano arrivò alle sue spalle, improvvisamente indeciso se disturbarlo o meno.
- Dimmi pure, Han.
- Tutti i sistemi sono sospesi. Credo che potremmo lasciarla così per secoli...
Stava tergiversando. Non era sua abitudine fare certi discorsi, e abbassando gli occhi notò che l'amico si stava accarezzando soprappensiero la mano ferita; cosa che faceva molto spesso, ultimamente.
- Quando ti decidi ad andare al centro medico? Non vorrai portare un guanto spaiato per tutta la vita?
- Non ho avuto tempo, negli ultimi giorni.
- E con ciò? Ti sostituisco io, per una mezza giornata, basta che chiedi a ...
Luke si voltò verso di lui - Non ti preoccupare: non me la sono presa.
Era quasi umiliante parlare con chi faceva uso della Forza: qualsiasi cosa si dicesse quello ti avrebbe scoperto subito. Comunque continuò: - Io non so che mi è successo... E' da quando siamo arrivati sul pianeta che mi sento...non so neanch'io.
- Sì, è vero: sta accadendo a tutti noi, e ciascuno reagisce in maniera e in tempi diversi. Qualunque cosa sia è lassù, e deve essere fermata prima che sia tardi. E' di questo che volevano parlarci Gregius e Bheidh.
La luce intorno a loro cambiò colore, e riflessi freddi gelarono l'umidità trasudante da quelle foglie e muffe che fino ad un minuto prima erano testimonianza della invincibilità assoluta della vita in tutte le sue forme.
Han rabbrividì.- Un'altra alba di ghiaccio. Greg una volta disse che accadono cose strane, quando Drasa Righos appare in cielo.
- Temo che avesse più ragione di quanto si possa immaginare.
- Ah, chi l'avrebbe detto, che il vecchio credesse veramente a certe cose?
- Già. Non ce lo si aspetta mai, dagli amici...
Un fruscio li zittì: era arrivata compagnia.
- Torna indietro, - bisbigliò Luke - io vado a reggere il bluff di qualcuno.
Nascondere diversi trasporti, anche se non grandi, in mezzo ad una vegetazione relativamente bassa non era una cosa semplice, specie se non si conoscono le innovazioni della tecnologia calamari.
Leia e il Wookie erano stati momentaneamente legati ad un tronco semimarcito, in attesa che i loro rapitori coprissero di fango e rami i frutti del progresso altrui.
- Chewie, dimmi che hai... non ti ho mai visto così! Che ti prende?...
Neanche le rispose. In ginocchio e con la testa fra le mani pareva perso in chissà quali pensieri. E non di certo piacevoli.
Accanto a loro era sempre rimasto quell'anfibide che l'aveva scortata quella mattina; pareva quasi che volesse se stesso come barriera tra loro e gli altri. Non permetteva a nessun altro di toccarli e faceva di tutto per farli sentire il più possibile a loro agio. Anche se non era sempre facile seguire i suoi ragionamenti.
- ..Troppo strette le corde?... Adesso siamo arrivati alla Montagna Sacra di Dotainos. Posso allentarle un po', se volete. Fa più freddo, questa sera... Da queste parti non viene mai nessuno, perché dicono che è un posto maledetto da... Volete una coperta?...
Li raggiunse anche Braxos Cor'Ra, nell'alta uniforme delle grandi occasioni, e Gherd (così le pareva di aver capito che si chiamasse la loro logorroica sentinella personale) si allontanò ossequioso. Ma non di molto.
- Non faccia caso a lui, Altezza. E' sempre stato così... - Le avvicinò poi le grandi labbra all'orecchio e sibilò : - Prova a dargli un bacio, Principessa, chissà che non migliori!
- Al vostro confronto, non ne ha bisogno.
La risata del comandante raggelò nell'aria, e per tutta risposta ordinò ai suoi soldati di prendere i prigionieri e trascinarli verso le basi della Montagna. Trascinare un umano era fattibile, ma trascinare un Wookie a peso morto era impossibile.
- Gli dica di collaborare, se non vuole restare qui per sempre!
- Se gli torcerete un solo pelo, non userò i miei poteri per aiutarvi, ma per distruggervi all'istante!
Questa volta l'aveva sparata grossa, e pregò che la bevessero ancora per un po'. Ma presto avrebbero scoperto il suo gioco in ogni caso, e ancora non le era venuto in mente niente di intelligente.
Le sembrava di poter vedere ad occhio nudo tutti i pensieri e sentimenti che si affollavano nella mente di Cor'Ra: rabbia, frustrazione, odio... e preoccupazione per la sua gente. Almeno in questo era leale. - Molto bene, Altezza. Lo faccia alzare e seguiteci.
La donna si chinò su quel grande essere sopraffatto da qualcosa di più grande di lui, gli parlò dolcemente, con calma... Usò una semplice tecnica che le aveva insegnato Luke per infondere forza in un corpo debilitato, e Chewie rispose alzandosi prima a fatica sulle quattro zampe, poi in piedi appoggiandosi a lei. Se li dovevano uccidere, che almeno potessero morire dignitosamente.
Vista da vicino, la superficie della Sacra Montagna era molto diversa dalla morfologia del territorio circostante, come se non ne facesse parte, ma fosse un corpo estraneo comparso là secoli prima. Nessun tipo di vegetale era in grado di attecchire su quella pietra (ma era davvero tale?) e nemmeno i piccoli animali si azzardavano ad arrampicarcisi. Era così stranamente lucida...
Il comandante dei quell'eterogenea e numerosa squadra d'assalto fermò la truppa, e spiegò il piano.
- Il momento è giunto! Noi entreremo nel cuore del potere dei nostri nemici, li distruggeremo e saremo liberi!
Ovazione.
Leila si pentì di aver dichiarato suicidi altri piani che aveva seguito in precedenza.
E senza preavviso fu il momento della verità. Il grande condottiero (seguito dagli sguardi fanatici di tutti) le si avvicinò indicandole la roccia: - Ci faccia entrare.
- ...Che cosa?
- Non le consiglio di provocare le mie Libellule della Morte quando sono eccitate. Dia loro quello che si aspettano, o sarà peggio per Lei e per il suo coso peloso ...Stupiscimi, Jedi Leila Organa!
E adesso?
Lasciò Chewie alle cure di Gherd, e si avvicinò di più alla superficie di fronte a loro. Perché non c'era mai un cataclisma, quando serviva?
Lentamente, senza scosse, avvertì qualcosa che la stava avvolgendo le gambe, le braccia, il viso: una specie di calore le si diffuse per tutto il corpo donandole una sensazione di profondo benessere e tranquillità.
Una voce familiare prese corpo nella sua mente, in poche parole che mai fu più felice di sentire: "Sono qui" . Chiuse gli occhi, e lasciò che cominciasse.
La terra tremò sotto i suoi piedi, e sentì il boato della pietra secolare che si sfalda rovinando al suolo, scoprendo segreti che non dovevano essere svelati. Polvere e detriti caddero attorno a lei senza toccarla, ed un odore stagnante irriconoscibile si riversò come sangue da una ferita profonda.
Pochi secondi e tutto era finito; il mondo era tornato silenzioso come prima, ma forse più spaventato.
Quando guardò di nuovo si trovò di fronte ad un passaggio buio, angusto, aspro come la pietra appena spezzata.
Avevano tutti fatto diversi passi indietro, e la stavano fissando come se non l'avessero mai vista prima; neanche Braxos Cor'Ra si era accorto di essere rimasto a bocca aperta. Purtroppo, però, si ripresero subito.
Prima di essere spinta dentro le era parso per un attimo, ma solo per un attimo, di aver notato due occhi azzurri nascosti nell'ombra.

Sei
Odio.
Rabbia.
Potere.
Dolore.
Paura.
Il prigioniero nella gabbia sospesa sul Pozzo riusciva chiaramente a percepire la loro presenza, così forte da togliere il respiro.
Vista dall'alto della sua posizione la Grotta del Tempio aveva un aspetto strano, diverso da come la ricordava da quelle poche altre volte che gli era stato permesso di vederla: aveva potuto sbirciare la celebrazione del Rito da dietro una grata e ne era rimasto affascinato. Ma ora la situazione era molto diversa.
Il pianto sommesso di una dozzina di "mangiafango" incatenati alla parete, non lontani dall'imboccatura della voragine, si fondevano con la cantilena liturgica degli Ecclesiastici in cerchio intorno all'Altare.
Ma la cosa che più incuriosiva Kriss erano gli anfibidi: non li aveva mai visti così da vicino; sembravano molto giovani (forse qualcuno di quelli era una femmina), molto affamati e... terrorizzati. Non capiva però perché erano lì: durante le cerimonie che aveva visto quelle catene pendevano vuote, e soprattutto non c'era nessuno imprigionato in una gabbia. Giurò a se stesso che non avrebbe mai più disubbidito a suo zio.
Il canto rituale stava aumentando ritmo ed intensità, mentre gli officianti canceroidi, ancora più imponenti avvolti in tuniche pesanti, rimanevano apparentemente immobili, come se il resto del mondo non li riguardasse. A Kriss venne in mente uno dei suoi vecchi giocattoli, dove piccoli droidi erano stati programmati per recitare una storia, e non era mai riuscito a far fare loro qualcosa in più.
- ...E così, ...il nostro giovane Forceheir ci voleva lasciare...non ti sei trovato bene con noi, forse?
La voce gutturale di Kremeus lo fece sobbalzare, e si spinse contro l'angolo più lontano per mettere più distanza possibile tra se e l'unica mano del Sacerdote, interamente coperta di scaglie lucide e nere, artigliata attorno ad una delle sbarre. Visto di fronte, il Granchione erano ancora più brutto che dal basso.
Gli voleva rispondere con una qualche scusa, ma quando apriva la bocca non usciva niente. Come se non avesse più voce. Non lo stava facendo apposta...
- Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te. Tuo zio è rimasto molto deluso dal tuo comportamento, e addolorato.
Lanciò un'occhiata oltre la spalla coperta dal ricco mantello cerimoniale del suo carceriere, e più indietro lo vide, l'Arconte Mados Kheilai, ancor più pallido e sudato di quando (un paio d'anni prima) era venuto a Dotaine un rappresentante imperiale, un uomo molto alto e vestito completamente di nero; si ricordava che persino il viso era coperto da una maschera.
Fece un ultimo sforzo e finalmente uscì qualcosa. - Mi-mi dispiace...
C'era qualcosa nell'aria, che stava cambiando. Respirare era sempre più difficile, gli bruciava la gola fino giù nei polmoni; contemporaneamente sentiva così freddo nelle mani e nelle gambe da non riuscire a muoverle. E poi venne il dolore: sordo, profondo, insopportabile. Avrebbe voluto piangere, ma non riusciva neanche in questo: i suoi occhi asciutti e sbarrati erano ipnotizzati da quelli neri e senza palpebre del Sommo Sacerdote, in cui vedeva il riflesso sdoppiato del proprio viso spaventato e delle centinaia di torce che illuminavano la volta della Grotta.
- Non credo che un semplice 'mi dispiace' possa risolvere questa sgradevole situazione: dovrai fare qualcosa di più.
Sentiva che non avrebbe resistito a lungo. Le ondate di dolore erano sempre più frequenti; un enorme peso invisibile lo stava schiacciando contro il fondo della gabbia e lui non riusciva più a reagire...
- ...Tutto quello che volete! - gridò con quanta forza aveva - Farò tutto quello che volete!
Qualsiasi cosa per farlo smettere, ma non poteva sapere che non avrebbe mai dovuto pronunciare questa frase.
Un guizzo iridescente rischiarò le profondità del Pozzo sotto la piccola prigione, rivelando un mulinello di fumo denso e scuro che si stava formando.
Intorno a loro i mantelli degli officianti cominciarono a ondeggiare. Prima lievemente, seguendo la brezza che correva in tutta la sala, poi sempre più violentemente, fino a che il vento turbinò come una tempesta sferzando tutti i presenti.
Il pianto delle vittime sacrificali si trasformò in grida d'aiuto e urla di dolore; ma neanche questo, come la preghiera mai interrotta e oramai convulsa degli Ecclesiastici, riusciva a superare il fragore di quell'uragano intrappolato sottoterra.
Stava arrivando.
- ...Tutto bene? - Han si stava rivolgendo a Luke che era appena ritornato alla radura, ma era molto impegnato a liberarsi la caviglia da un viticcio affamato di una delle piante carnivore che crescevano rigogliose in quel clima.
- Sì, come previsto. Partiamo.
A quell'ora C1-P8 e il ragazzo dovevano già essere arrivati in città, al sicuro nell'hangar sotterraneo: non aveva percepito alcun pericolo che li riguardasse. Ma la vicinanza della fortezza poteva creare delle interferenze nella Forza... E se si stesse sbagliando? No, non era possibile. Non su una cosa simile.
Mentre l'amico risaliva a bordo, si mise a cercare il punto preciso. Con la mano aperta sfiorava il terreno, attento ad ogni più piccola variazione di temperatura: doveva essere esattamente dove faceva più caldo. Finalmente si rialzò in piedi, ed estrasse la sua spada laser: bagliori freddi furono riflessi dall'ambiente circostante, e con un colpo deciso squarciò il suolo.
La ferita scoprì una grande cavità oscura, in cui si intravedeva un movimento continuo e rapido in direzione dell'altura. Il fetore fu ancora più insopportabile.
- Il generale Solo aveva ragione: qui scorre l'impianto fognario del centro abitato!...- D-3B0 stava cercando di ingraziarsi anche l'altro 50% dell'equipaggio, ma Luke, che li aveva appena raggiunti, lo smontò subito.
- Non è acqua di fogna, scorrerebbe dalla parte sbagliata: é sangue. E quella in cui stiamo per entrare non è una discarica ma la rete sanguigna di una creatura molto, molto grande.
- Più grande di quegli animali che vivono negli asteroidi che per poco una volta...
- Oh sì... moolto più grande! - questa volta gli aveva risposto il corelliano, con tutta l'intenzione di spaventarlo. Dopodiché aggiunse qualcosa sul fatto che comunque preferiva le fogne: gli erano più familiari.
- Vai, Han. Facci vedere di cosa è capace questa meraviglia.
La navicella si sollevò delicatamente, e con un movimento fluido ed sorprendentemente veloce si insinuò tra i bordi della fenditura.
I fari accesi svelarono un mondo inatteso e straordinario intorno a loro: corpi luminescenti e bellissimi che sfrecciavano attorno allo scafo, ovali o filamentosi, trasparenti o rosati, piccolissimi o grandi quasi quanto gli intrusi. Sembrava tutto così incredibile... persino il silenzio era il più assoluto che li avesse mai circondati.
Il prototipo calamari stava dando il meglio di se, finalmente a suo agio in un ambiente liquido, e seguiva la rotta tra le varie terminazioni ad altissima velocità.
Il radar però iniziò a lampeggiare: - Luke! Ce ne sono tre grossi che ci stanno dietro!
- Non li puoi seminare?
- E che faccio? Gli sparo?
Un tentacolo venne lanciato dagli inseguitori, che si avvolse attorno allo scafo esterno bloccandoli bruscamente. n altro li raggiunse, e avvolgendoli con tutto il suo corpo stava cercando di schiacciarli. E con un po' di pazienza ci sarebbe riuscito.
Luke indicò un passaggio laterale: - Siamo arrivati! E' questione di pochi metri! ...Tenetevi pronti alla virata!
Impose entrambe le mani sulla consolle, e chiudendo gli occhi si concentrò sulla nave. Calore... Fuoco... Autodistruzione... Concetti semplici che anche un organismo unicellulare poteva recepire. Convinto di stringere un corpo incandescente l'assalitore lasciò la presa, e furono sbalzati in avanti: solo l'abilità di Han (che non aveva mai mollato i comandi) permise loro di infilare al volo la piccola apertura sulla sinistra, e quando il vaso sanguigno si ridusse alle dimensioni di un capillare fu troppo stretto per continuare.
- Ecco, lassù c'è l'uscita.
Attraverso la membrana si intravedeva un chiarore, e la navetta la sfondò.
Atterrarono gocciolanti in una piccola cavità umida, e Luke si affrettò a rimarginare col laser la ferita che avevano provocato, prima che il sangue allagasse tutto.
Anche l'altro era sceso, e si stava pulendo le mani. Sperava tanto che fosse grasso... - Lasciamo qui la Leia I? - chiese.
- "Leia I"?
- Cos'è, non ti piace?
- ...No, no: va benissimo! - lasciò subito correre Luke, e cambiò argomento - Tira fuori D-3B0 e rimontalo, senza far rumore.
Han lo aggredì di nuovo: - ...Ma che ti credi di essere, per dare ordini in continuazione? Il grande Jedi onnipotente padrone del mondo?
Questa volta lo Jedi in questione stava per perdere davvero la calma: possibile che non capiva che lui aveva un po' più di esperienza, in certe situazioni?
La lite che oramai covava da due giorni fu interrotta dalle voci sommesse che provenivano dalla galleria sotto di loro, e sbirciando da dietro una roccia videro Leila e Chewie legati e trascinati da un nugolo di enormi rospi saltellanti e rumorosi.
Vedendo coi propri occhi che Leila stava bene, Han si era calmato un po'. - ...Possibile - borbottò - che debba sempre dare confidenza a degli sconosciuti?...
Improvvisamente un sibilo acuto e penetrante (e adesso che altro era successo?) li fece voltare verso la Leia I, che sembrava... impazzita. Come se non sapesse interpretare il luogo dove quei due disgraziati l'avevano condotta il suo scafo risplendeva di tutti i colori, come onde in movimento sempre più impetuoso. Luci ed ombre senza alcuna logica si inseguivano le une alle altre, fino a fondersi in un unico vortice bianco abbagliante. E poi la luce si ripiegò su se stessa, nel nero più assoluto e lucido che avessero mai visto.
Chi, o che cosa stava imitando? Luke pensò che se la morte aveva un colore, doveva essere quello.
Infine si riassorbì anche la lucentezza, lasciando il posto a qualcosa di spento, indefinibile... polvere. Pareva che la sua stessa struttura molecolare avesse cambiato configurazione, ed essa cominciò a sbriciolarsi inesorabilmente in frammenti impalpabili.
Con un tonfo di ferraglia due pezzi di droide piombarono a terra, e tra essi rimase solo un mucchietto di cenere ancora fumante. Gli umani rimasero a fissare la scena impotenti e sbigottiti: Han era troppo sconvolto per parlare.
L'altro lo era un po' meno: - ...Puoi sempre trovartene un'altra e chiamarla "Leia II"...

Nulla era più come doveva essere.
La morte aveva preso il posto della vita, e nessuno poteva più fermarla.
Solo la salda presa di Kremeus impediva alla piccola scatola di metallo che racchiudeva una volontà spezzata di essere sbalzata via dal vortice che nasceva dalle viscere della terra. Nel fragore le sue parole echeggiavano remote ed allo stesso tempo insopportabilmente vicine:
- ... Non commetterai l'errore di Foreheir! Non ti puoi più tirare indietro!
Non pronunciare il nome di mio padre!
- Ti distruggerà come si è fatto distruggere lui per proteggerti, ed è stato inutile!
NO! Non poteva essere vero! Era stato un incidente!
Con il volto accanto alla gabbia il Sacerdote lo costringeva ad ascoltarlo, mentre lui avrebbe solo voluto essere molto lontano da lì.
- Tuo padre sarebbe potuto diventare lo Jedi più potente che la storia avesse mai visto. Più potente dell'Imperatore o del suo Lord Vader. Ma è stato uno stupido: all'ultimo momento ha rifiutato. Non voleva coinvolgere la famiglia. Come se fosse ancora possibile! Come se non sapesse che eravate tutti perduti nel momento stesso che siete arrivati a Dotaine! ...E sai perché i tuoi genitori sono venuti qui? Perché la guerra non è adatta ai bambini, e pensava che sareste stati comunque più al sicuro che altrove. Sono caduti nella nostra trappola con una facilità disarmante, e tutto grazie... a te.
La mente di Kristopher si rifiutava di capire: Non posso essere stato io la causa della loro morte!
- Lasciati andare al tuo odio, ora, fa che possa raggiungerti.
Non voleva ma ... oh, sì... era così facile...
Qualcosa stava salendo dal Pozzo, invisibile ma concreto. Gli anfibidi cessarono per un attimo di gridare, fissando terrorizzati ciò che li avrebbe presto raggiunti; quando un boato scosse le colonne e la volta le urla furono ancor più isteriche. Cominciarono a tirare le catene, nel tentativo di liberarsi, incuranti di lacerare pelle e carne; qualcuno vomitò, altri ebbero una reazione convulsa, altri ancora caddero in ginocchio, immobili, come se fossero stati privati della loro volontà. Erano tutti impazziti.
- Ora, Kristopher! Chiamalo a te! Piegati alla sua volontà e digli di sì!...
Un altro scossone alla sua prigione fece cadere il ragazzo all'indietro e il suo sguardo terrorizzato incrociò quello dell'unico altro umano presente, che non aveva osato muoversi.
- Zio Mados! - lo chiamò facendo passare tutto il sottile braccio tra le sbarre - Aiutami! Ti prego! Non lasciarmi solo!
L'Arconte di Dotainos abbassò gli occhi, e si allontanò verso una delle porte di membrana vivente. C'era sicuramente, da qualche parte, una vecchia relazione che andava studiata.

Sette
L'attacco fu improvviso e violentissimo. Agghiacciante.
A nulla erano valsi tutti i tentativi di Leia di far rinsavire il capo di quel gruppo di fanatici, e prima che se ne rendesse conto l'ordine era già stato dato. Decine di Libellule si erano lanciate contro il nemico, consapevoli di affrontare una morte certa; e questo le rendeva felici e orgogliose. Ragionarci era perfettamente inutile.
Il nemico in quel particolare momento era costituito dalle sei guardie di un magazzino di viveri, che nonostante l'evidente inferiorità numerica fecero una strage. Le loro corazze erano invulnerabili alle deboli armi degli attaccanti, le chele affondavano con facilità mostruosa attraverso stracci e carne viva. Furono sopraffatte più per stanchezza che per le ferite, mentre i 'vincitori' festeggiavano dimentichi dei compagni caduti.
- E' la guerra, Altezza.
Cor'Ra le aveva letto nel pensiero, non appena era tornato dai suoi prigionieri (rimasti prudentemente in un angolo) recando trionfante una chela che aveva personalmente amputato.
- E' solo violenza gratuita.
- Non abbiamo altra scelta!
- C'è sempre un altro modo per risolvere le cose! ...E nessuna scusa potrà far tacere i suoi sensi di colpa, Comandante.
Aveva colto nel segno, e se l'anfibide non reagì malamente (questa volta non si sarebbe trattenuto) fu perché un guerrigliero lo venne a chiamare concitato. Dopo un breve scambio di battute si rivolse di nuovo a lei: - Temo proprio che dovrà scusarmi per qualche minuto - sibilò - pare che sia stato trovato l'ingresso alle celle dove sono rinchiusi dodici ragazzi scomparsi da due dei vostri mesi.
Fra poco è la festa di mia figlia, e avevo giurato a me stesso che sarebbe stata a casa.
Le gettò il suo trofeo tra le gambe, e se ne andò senza aggiungere altro.
Rimasta sola, scalciò disgustata quel moncherino e cercò invano di liberarsi dalle corde; oramai non poteva più fare affidamento su Chewbecca: sempre più apatico rimaneva chiuso nel suo silenzio senza permettere a nessuno di entrare.
Un fruscio alle spalle la interruppe bruscamente: Gherd si stava avvicinando di soppiatto. Tra le sue mani palmate luccicava un coltello. - Non è giusto continuare così... Voi avete già fatto quello che vi era stato chiesto. La Causa deve continuare da sola la sua lotta... Avete fame?
Li liberò con un colpo secco, invitandoli a seguirlo per un passaggio secondario.
In quel momento un boato sordo riempì tutte le concavità circostanti, come se un'esplosione avesse sconvolto le profondità della terra. Le pareti si mossero, ma non sembrava un terremoto. Era come se...pulsassero. Vive. Qualcosa aveva cominciato a muoversi, dentro di esse.
Leila istintivamente vi appoggiò entrambe le mani, per ascoltare. Odio... Rancore... Rabbia... Dolore: Il Lato Oscuro! Era qui! Dappertutto! Tutto l'edificio ne era intriso, e loro erano intrappolati chissà dove!
Col fiato corto raggiunse Gerd che era già corso avanti trascinandosi il Wookie; non fece in tempo ad avvertirli del pericolo che l'anfibide le indicò a terra i resti di una unità C1 ammaccata e fuori uso: - ...Roba vostra, vero?
Il suo signore era triste, quella notte.
L'aveva fatta chiamare come le altre volte, ma poi non l'aveva degnata di uno sguardo. Se ne stava seduto al suo tavolo, ostinatamente immerso tra documenti e relazioni, come se non volesse pensare a qualcosa di terribile.
Lei oramai aveva imparato a conoscerlo: anche se era solo una sua proprietà aveva passato tanto tempo con l'Arconte di Dotainos, l'aveva visto sereno e furioso, sicuro di se e preoccupato, a volte anche spaventato.... Aveva scoperto che non era lui il principale responsabile di ciò che stava accadendo, e standogli così vicino a volte lo aveva trovato accettabile. Ma non molto spesso.
In ogni caso, non lo aveva mai visto così. Gli si avvicinò con cautela, accarezzando il suo lussuoso mantello da cerimonia che, stranamente, non si era ancora tolto. Aveva così tanto freddo?
Sapeva come far stare meglio un uomo, e con le lunghissime e abili dita era arrivata a sfiorargli il collo, usando i suoi poteri come era stata addestrata sin da bambina. Ma non voleva esagerare.
La reazione dell'umano la sorprese: - Non stasera. Ti prego.
Da un cofanetto prese uno dei più ricchi gioielli che conteneva e glielo porse.
- ...Fammi solo un po' di compagnia. Vuoi?
Era la prima volta che le facevano una domanda simile, e lei non seppe cosa dire... Si passò la mano nei lunghi capelli corvini incorniciati dagli straordinari padiglioni caratteristici della sua specie, che nelle ragazze giovani sono ancor più grandi ed elaborati.
L'irruzione negli appartamenti privati li colse come un fulmine a ciel sereno: due uomini che non aveva mai visto sfondarono l'ingresso con colpi di laser, e mentre uno finiva l'ultima guardia rimasta l'altro, quello con la spada, si avventò contro l'Arconte, una mano per afferrare i capelli e l'altra per appoggiare la lama incandescente alla gola scoperta.
Sconosciuti! Armi!
Non ebbe molto tempo per pensare, e stava già per attaccarlo quando una voce da dietro lo fece voltare: - Luke! Attento!
Han non esitò un attimo a fermare la Nereiade, anche a costo di afferrarla per i polsi a mani nude. Ma lei fu più veloce e afferrò i suoi: per un momento fu invaso da una sensazione straordinaria: calma, appagamento più totale,...ai limiti dell'oblio. Non ricordava più perché era lì, i suoi amici, Leia... Era caduto in ginocchio ai suoi piedi, completamente vulnerabile: era il momento.
Il senso di benessere era scomparso, quando sentì il cuore che stava accelerando. Sempre più veloce, fino a fargli credere che la testa gli scoppiasse, e che i polmoni avessero un collasso.
Sembrò che fosse passata un'eternità prima che Luke potesse intervenire, tirandola per i vestiti e scaraventandola sul divano dietro di loro.
Il corelliano rimase a terra, boccheggiante, e lo Jedi gli toccò le tempie, cercando di normalizzare il più possibile le sue funzioni vitali. Come primo risultato ottenne una serie convulsa di colpi di tosse: se non altro era tornato cosciente.
- Che cosa...Che cosa è successo?
- Hai avuto una specie di infarto ...Possibile che tu debba sempre farti male?
Han alzò la testa nella sua direzione e gli rispose con occhi di brace: - Solo quando - tossì - era destinato a te, Skywalker!
Lo aiutò ad alzarsi, notando senza stupirsi che erano rimasti soli, e chiamò qualcuno che era rimasto fuori. Una testa dorata spuntò dalla fenditura delle porte, e scavalcando un paio di corpi corazzati il droide fu a rapporto.
I tre si avvicinarono ad una delle membrane traslucide che limitavano il salone: Luke stava già per usare la spada laser per lacerarla quando si rese conto che bastava sfiorarla perché si schiudesse da sola. Come un fiore.
Il piccolo ambiente dall'altra parte era completamente diverso da quelli in cui si muoveva chi abitava
a Palazzo: la superficie era più sottile e morbida, tanto da rendere possibile la percezione del flusso sanguigno dietro di esse. Ed era molto, molto più caldo e umido: una parte di quel corpo gigantesco che non era stata trasformata ad uso e consumo dei suoi parassiti.
Appoggiato Han alla parete, Luke spinse il suo droide protocollare espertissimo in migliaia di forme di comunicazione fino nel centro di quella bolla d'aria: - Ecco. Da qui ti dovrebbe poter sentire. Ora, D-3B0, traduci esattamente quello che ti dirò io.
- In che lingua, signore?
- Quella che hai sentito usare dalle guardie andrà benissimo. Pronto?
L'uomo parlava lentamente, usando le parole più semplici, e la voce metallica dell'androide lo accompagnava:
- Micerges, aneidos pigen, ... Tosa kraien pesht'ol jotsen...
- Lo Jedi è qui! Avevi detto che non sarebbe riuscito mai a superare le tue Guardie!...
Mados Kheilai, madido di sudore, si era precipitato ad aggredire il Sommo Sacerdote ed a esigere spiegazioni. Ancora non sapeva di non averne più diritto.
Lo studiolo privato era nella zona più tranquilla, che era stata scelta proprio per permettergli di concentrarsi meglio sui suoi studi di meditazione. Antichi libri erano ammucchiati in ogni angolo, coperti di polvere,... a volte pareva che lì il tempo non fosse mai arrivato.
Il profumo del Potere era soffocante.
Kremeus Od-Temokr si alzò dalla poltrona di pelle d'anfibio, superandolo di almeno due spanne. Il sudore dell'Arconte iniziò a gelargli sulla schiena.
- Se Skywalker è qui, vorrà dire che riporteremo la situazione a nostro vantaggio.
Non tutto è perduto, quindi... - Stava già pensando ad altro, ignorando il piccolo umano fastidioso.
- Kremeus! Ma sei impazzito? Non puoi usare uno Jedi che ha completato l'addestramento: ti si rivolterà contro! Non puoi controllare un volontà così forte ...
Non finì la frase, che le due parti di una enorme chela dentata si chiusero a molla intorno alla sua gola: era riuscito ad attirare la sua attenzione.
- Ora basta, umano pavido e inutile: ci sei servito solo per arrivare a Forceheir e suo figlio, ed ora non sei più necessario. Ed inoltre, non tollererò una sola volta di più la tua arroganza nel rivolgerti al Supremo Sacerdote del Culto del Mare Oscuro!
Era molto opportuno, in quel momento, assecondarlo; ma soprattutto fermarlo.
- S-sì, come desideri, ma senza la presenza di altre vittime sacrificali anfibide il Rito dell'Evocazione non potrà svolgersi adeguatamente...
La pinza attorno al suo collo si strinse un po' di più.
- Troveremo una soluzione.

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