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ALBA
DI GHIACCIO
parte 3
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Cinque
La trasmissione olografica era appena terminata.
Nella sala del trono regnava un silenzio irreale, ed il ghigno soddisfatto
dell'Arconte Mados Kheilai rifletteva bagliori sinistri.
Al suo fianco, come un'ombra nera, l'alto funzionario canceroide. Impenetrabile.
C1-P8 stava aspettando diligentemente che quelle due strane creature
organiche reagissero al messaggio del suo padrone: avevano ottenuto
quello che desideravano, e cioè che il Maestro Jedi iniziasse
all'addestramento il ragazzo. E allora che altro volevano?
Aveva una cosa molto più importante da fare, dopo.
-...E così, il nostro Luke Skywalker ha accettato l'incarico.
Bene. Molto bene....Vero, Kremeus?
Kremeus Od-Temokr rimase impassibile mentre l'umano si avvicinava al
droide, come un serpente alla sua preda. Accarezzandolo gli parlò
con tono suadente: - Ci hai portato buone notizie, amico mio. Ora torna
dal tuo padrone e digli che siamo molto compiaciuti. Digli che... lo
aspettiamo con ansia.
Il piccolo droide sibilò un saluto infastidito (non gli piaceva
affatto essere toccato da certa gente) e svicolò nel corridoio
da cui era arrivato.
- ...Spero che ora i tuoi dubbi siano finalmente sfatati. Sta andando
tutto secondo i piani. Khelai gli stava ancora voltando deliberatamente
le spalle, e continuò: - Io sono stato ai patti: è ora
che vi prepariate.
L'accento aspro dell'ombra nera lo colpì come una frustata.
- Noi siamo pronti già da molto tempo, ma ci muoveremo quando
saremo sicuri.
- Ho fatto tutto ciò che mi era stato chiesto! - reagì
l'uomo con rabbia - ...Vi ho consegnato quell'illuso di Forceheir e
Noreena su di un piatto d'argento,... vi ho fatto mettere le mani sul
loro primogenito maschio!
Ho atteso con voi che crescesse, e quando mi avete detto che non addestrato
era inservibile vi ho portato Skywalker! Quanto ancora dovremo aspettare?
- Il figlio dei Forceheir deve fare il primo passo. Di sua volontà.
- Lo farà, Kremeus. Senza saperlo, lo Jedi ha dato inizio al
processo: ha infranto anche l'ultima difesa che Jasiah Neah aveva eretto
intorno a suo figlio, prima che lo prendessimo. Il ragazzo sarà
già pronto da... domani.
-...Adesso?!? Ma... io... non posso, cioè... E come faccio?
Kristopher si era inginocchiato di fronte all'unità C1 che (chissà
da dove) era piombata in camera sua, ordinandogli di seguirlo. Subito
e senza discutere. Fuori di lì.
Era la prima volta, in ben dodici anni di vita, che gli veniva data
la possibilità di uscire da Palazzo, da solo, senza l'alito fetido
di un manipolo di guardie attorno a lui. Si era sempre chiesto che profumo
avesse l'aria...e che effetto avrebbe fatto potersi muovere liberamente,
e altrettanto liberamente sentire le cose intorno a lui come
solo lui riusciva a sentire. Questo lo aveva imparato: gli altri non
vedevano come vedeva lui. Lui era... speciale, gli avevano detto i suoi
genitori tanto tempo fa, e gli avevano anche detto di non fidarsi di
nessuno.
Ed ora loro non c'erano più, così gli aveva spiegato frettolosamente
lo zio (con quel tono dei grandi quando non hanno intenzione di raccontare
altro) e quest'ultimo era tutto ciò che aveva che glieli ricordasse.
Non lo sopportava ma si era preso cura di lui, nonostante tutto... come
faceva ad andarsene?
Lontano da Palazzo sarebbe stato veramente solo; e poi lo avrebbero
cercato. Come poteva fidarsi ciecamente di un uomo che aveva conosciuto
da un giorno e che gli voleva far lasciare il pianeta dove era cresciuto,
che gli voleva far cambiare vita?
Guardò fuori, e vide il consueto cambio della guardia del mezzogiorno:
soldati alti e neri e tutti uguali, schioccanti ordini secchi e acidi
in quella lingua insopportabile...
- Va bene. vengo con te.
C1 era al colmo della gioia, e già fiondato verso l'uscita.
- Aspetta! - lo fermò - C'è qualcun altro che deve venire
con noi! Cosa? No! Fermo! Padron Luke ha detto che dobbiamo andare via
subito, non dobbiamo farci vedere!... Kriss!
I pigolii concitati di protesta del droide furono ignorati, e il ragazzino
si era già lanciato a rotta di collo verso il cuore del Palazzo.
Gli umani... C1 li odiava quando facevano così.
Gli andò dietro sperando di fermarlo ancora in tempo, ma quando
aggirò anche l'ultima di quelle strane colonne un grido soffocato
lo fece correre ancora di più: era già troppo tardi.
Lo vide schiacciato contro un angolo, un'enorme mano nera chiusa ad
artiglio infiammata dai ciuffi dei suoi capelli ed una chela socchiusa
attorno alla gola. La guardia era immobile, in attesa di ordini, dietro
di lei un'intera squadriglia e ancor più dietro il Sommo Sacerdote
del culto del Mare Oscuro, Kremeus Od-Temokr.
- E così... Lord Skywalker non è tanto ingenuo come ci
ha voluto far credere. Se vuole anticipare i tempi, lo accontenteremo.
C1-P8 si vide improvvisamente circondato da mani e chele, più
nere nella penombra, e poi fu il buio più completo.
Tra la vegetazione cupa, umida e lussureggiante ai bordi della palude
si alzò di scatto un mezzo busto metallico, dorato, preoccupato
di non farsi vedere ma ancor di più di non vedere nessuno.
- ...Stupido, stupido Wookie!
Non era neanche riuscito a notare le guardie anfibide che li stavano
accerchiando, prima che una manata pelosa lo buttasse a peso morto fra
le felci, nascondendolo alla loro vista; avevano portato via Chewbacca
abbandonandolo al suo tragico destino.
- Eppure lo sa quanto è difficile per me alzarmi da solo!
Infatti impiegò buona parte della giornata in questa operazione,
e quando fu stoicamente portata a termine poté finalmente avere
una visione dall'alto di tutta la situazione.
C'era di nuovo movimento, nella piccola radura, e la Principessa ed
il gigante vennero caricati su uno dei trasporti già in partenza,
attorniati da decine di quelle tozze creature gracidanti ed in continuo
movimento. Urla così forti che persino da lì si riusciva
a capire.
- Oh! Ma li portano verso...devo avvertire gli altri ... Ah, cosa farebbero,
senza di me?
- Avremmo fatto molto meglio senza di lui! Si può sapere perché
ce lo dobbiamo sempre portar dietro?
- Perché D-3BO ha il raro dono di saper essere molto utile, al
momento opportuno.
Sistemato in un qualche modo nel retro dell'abitacolo il droide ringraziò
in cuor suo la lungimiranza caratteristica degli Jedi, mentre i due
umani ai comandi si scambiavano commenti su quella straordinaria navetta.
Se era stata progettata per due piloti Calamari, lo spazio era più
che sufficiente per tre ospiti delle loro dimensioni, anche se il terzo
doveva essere sezionato in due tronconi.
- ... Stabilizzala di più, Han. Non stiamo viaggiando in un liquido.
- Davvero? Dalla puzza mi sembrava acqua di fogna...
Saettando a forte velocità tra alberi e rampicanti semoventi
quella goccia di metallo serico pareva non avere peso, immersa in una
bolla d'energia che consentiva qualsiasi manovra in qualsiasi condizione
esterna.
- Bah! E' talmente facile che non dà soddisfazione: preferisco
il mio vecchio Millennium.
- ...Ecco, ci siamo. Fermiamoci tra quelle foglie; ...non credo che
tarderanno ancora molto.
Adagiata sull'erba come su velluto pareva una pietra preziosa e, nel
giro di pochi secondi, lo scafo assunse lo stesso colore del paesaggio
circostante rendendola completamente invisibile; distrattamente Han
si chiese cosa sarebbe successo se un mezzo con simili caratteristiche
fosse pilotato da un mimetico come quel Tasel: chi si sarebbe dovuto
adeguare, l'essere vivente o la nave?
Dalle pendici dell'altura a cui erano giunti Luke fissava, immobile,
la sommità sulla quale incombeva minacciosa la fortezza di Dotaine
Superiore. C'era qualcosa di incomprensibile, che non riusciva ad interpretare
fino in fondo, nonostante le incredibili rivelazioni degli appunti di
Gregius.
Il corelliano arrivò alle sue spalle, improvvisamente indeciso
se disturbarlo o meno.
- Dimmi pure, Han.
- Tutti i sistemi sono sospesi. Credo che potremmo lasciarla così
per secoli...
Stava tergiversando. Non era sua abitudine fare certi discorsi, e abbassando
gli occhi notò che l'amico si stava accarezzando soprappensiero
la mano ferita; cosa che faceva molto spesso, ultimamente.
- Quando ti decidi ad andare al centro medico? Non vorrai portare un
guanto spaiato per tutta la vita?
- Non ho avuto tempo, negli ultimi giorni.
- E con ciò? Ti sostituisco io, per una mezza giornata, basta
che chiedi a ...
Luke si voltò verso di lui - Non ti preoccupare: non me la sono
presa.
Era quasi umiliante parlare con chi faceva uso della Forza: qualsiasi
cosa si dicesse quello ti avrebbe scoperto subito. Comunque continuò:
- Io non so che mi è successo... E' da quando siamo arrivati
sul pianeta che mi sento...non so neanch'io.
- Sì, è vero: sta accadendo a tutti noi, e ciascuno reagisce
in maniera e in tempi diversi. Qualunque cosa sia è lassù,
e deve essere fermata prima che sia tardi. E' di questo che volevano
parlarci Gregius e Bheidh.
La luce intorno a loro cambiò colore, e riflessi freddi gelarono
l'umidità trasudante da quelle foglie e muffe che fino ad un
minuto prima erano testimonianza della invincibilità assoluta
della vita in tutte le sue forme.
Han rabbrividì.- Un'altra alba di ghiaccio. Greg una volta disse
che accadono cose strane, quando Drasa Righos appare in cielo.
- Temo che avesse più ragione di quanto si possa immaginare.
- Ah, chi l'avrebbe detto, che il vecchio credesse veramente a certe
cose?
- Già. Non ce lo si aspetta mai, dagli amici...
Un fruscio li zittì: era arrivata compagnia.
- Torna indietro, - bisbigliò Luke - io vado a reggere il bluff
di qualcuno.
Nascondere diversi trasporti, anche se non grandi, in mezzo ad una vegetazione
relativamente bassa non era una cosa semplice, specie se non si conoscono
le innovazioni della tecnologia calamari.
Leia e il Wookie erano stati momentaneamente legati ad un tronco semimarcito,
in attesa che i loro rapitori coprissero di fango e rami i frutti del
progresso altrui.
- Chewie, dimmi che hai... non ti ho mai visto così! Che ti prende?...
Neanche le rispose. In ginocchio e con la testa fra le mani pareva perso
in chissà quali pensieri. E non di certo piacevoli.
Accanto a loro era sempre rimasto quell'anfibide che l'aveva scortata
quella mattina; pareva quasi che volesse se stesso come barriera tra
loro e gli altri. Non permetteva a nessun altro di toccarli e faceva
di tutto per farli sentire il più possibile a loro agio. Anche
se non era sempre facile seguire i suoi ragionamenti.
- ..Troppo strette le corde?... Adesso siamo arrivati alla Montagna
Sacra di Dotainos. Posso allentarle un po', se volete. Fa più
freddo, questa sera... Da queste parti non viene mai nessuno, perché
dicono che è un posto maledetto da... Volete una coperta?...
Li raggiunse anche Braxos Cor'Ra, nell'alta uniforme delle grandi occasioni,
e Gherd (così le pareva di aver capito che si chiamasse la loro
logorroica sentinella personale) si allontanò ossequioso. Ma
non di molto.
- Non faccia caso a lui, Altezza. E' sempre stato così... - Le
avvicinò poi le grandi labbra all'orecchio e sibilò :
- Prova a dargli un bacio, Principessa, chissà che non migliori!
- Al vostro confronto, non ne ha bisogno.
La risata del comandante raggelò nell'aria, e per tutta risposta
ordinò ai suoi soldati di prendere i prigionieri e trascinarli
verso le basi della Montagna. Trascinare un umano era fattibile, ma
trascinare un Wookie a peso morto era impossibile.
- Gli dica di collaborare, se non vuole restare qui per sempre!
- Se gli torcerete un solo pelo, non userò i miei poteri per
aiutarvi, ma per distruggervi all'istante!
Questa volta l'aveva sparata grossa, e pregò che la bevessero
ancora per un po'. Ma presto avrebbero scoperto il suo gioco in ogni
caso, e ancora non le era venuto in mente niente di intelligente.
Le sembrava di poter vedere ad occhio nudo tutti i pensieri e sentimenti
che si affollavano nella mente di Cor'Ra: rabbia, frustrazione, odio...
e preoccupazione per la sua gente. Almeno in questo era leale. - Molto
bene, Altezza. Lo faccia alzare e seguiteci.
La donna si chinò su quel grande essere sopraffatto da qualcosa
di più grande di lui, gli parlò dolcemente, con calma...
Usò una semplice tecnica che le aveva insegnato Luke per infondere
forza in un corpo debilitato, e Chewie rispose alzandosi prima a fatica
sulle quattro zampe, poi in piedi appoggiandosi a lei. Se li dovevano
uccidere, che almeno potessero morire dignitosamente.
Vista da vicino, la superficie della Sacra Montagna era molto diversa
dalla morfologia del territorio circostante, come se non ne facesse
parte, ma fosse un corpo estraneo comparso là secoli prima. Nessun
tipo di vegetale era in grado di attecchire su quella pietra (ma era
davvero tale?) e nemmeno i piccoli animali si azzardavano ad arrampicarcisi.
Era così stranamente lucida...
Il comandante dei quell'eterogenea e numerosa squadra d'assalto fermò
la truppa, e spiegò il piano.
- Il momento è giunto! Noi entreremo nel cuore del potere dei
nostri nemici, li distruggeremo e saremo liberi!
Ovazione.
Leila si pentì di aver dichiarato suicidi altri piani che aveva
seguito in precedenza.
E senza preavviso fu il momento della verità. Il grande condottiero
(seguito dagli sguardi fanatici di tutti) le si avvicinò indicandole
la roccia: - Ci faccia entrare.
- ...Che cosa?
- Non le consiglio di provocare le mie Libellule della Morte
quando sono eccitate. Dia loro quello che si aspettano, o sarà
peggio per Lei e per il suo coso peloso ...Stupiscimi, Jedi Leila
Organa!
E adesso?
Lasciò Chewie alle cure di Gherd, e si avvicinò di più
alla superficie di fronte a loro. Perché non c'era mai un cataclisma,
quando serviva?
Lentamente, senza scosse, avvertì qualcosa che la stava avvolgendo
le gambe, le braccia, il viso: una specie di calore le si diffuse per
tutto il corpo donandole una sensazione di profondo benessere e tranquillità.
Una voce familiare prese corpo nella sua mente, in poche parole che
mai fu più felice di sentire: "Sono qui" . Chiuse gli
occhi, e lasciò che cominciasse.
La terra tremò sotto i suoi piedi, e sentì il boato della
pietra secolare che si sfalda rovinando al suolo, scoprendo segreti
che non dovevano essere svelati. Polvere e detriti caddero attorno a
lei senza toccarla, ed un odore stagnante irriconoscibile si riversò
come sangue da una ferita profonda.
Pochi secondi e tutto era finito; il mondo era tornato silenzioso come
prima, ma forse più spaventato.
Quando guardò di nuovo si trovò di fronte ad un passaggio
buio, angusto, aspro come la pietra appena spezzata.
Avevano tutti fatto diversi passi indietro, e la stavano fissando come
se non l'avessero mai vista prima; neanche Braxos Cor'Ra si era accorto
di essere rimasto a bocca aperta. Purtroppo, però, si ripresero
subito.
Prima di essere spinta dentro le era parso per un attimo, ma solo per
un attimo, di aver notato due occhi azzurri nascosti nell'ombra.
Sei
Odio.
Rabbia.
Potere.
Dolore.
Paura.
Il prigioniero nella gabbia sospesa sul Pozzo riusciva chiaramente a
percepire la loro presenza, così forte da togliere il respiro.
Vista dall'alto della sua posizione la Grotta del Tempio aveva un aspetto
strano, diverso da come la ricordava da quelle poche altre volte che
gli era stato permesso di vederla: aveva potuto sbirciare la celebrazione
del Rito da dietro una grata e ne era rimasto affascinato. Ma ora la
situazione era molto diversa.
Il pianto sommesso di una dozzina di "mangiafango" incatenati
alla parete, non lontani dall'imboccatura della voragine, si fondevano
con la cantilena liturgica degli Ecclesiastici in cerchio intorno all'Altare.
Ma la cosa che più incuriosiva Kriss erano gli anfibidi: non
li aveva mai visti così da vicino; sembravano molto giovani (forse
qualcuno di quelli era una femmina), molto affamati e... terrorizzati.
Non capiva però perché erano lì: durante le cerimonie
che aveva visto quelle catene pendevano vuote, e soprattutto non c'era
nessuno imprigionato in una gabbia. Giurò a se stesso che non
avrebbe mai più disubbidito a suo zio.
Il canto rituale stava aumentando ritmo ed intensità, mentre
gli officianti canceroidi, ancora più imponenti avvolti in tuniche
pesanti, rimanevano apparentemente immobili, come se il resto del mondo
non li riguardasse. A Kriss venne in mente uno dei suoi vecchi giocattoli,
dove piccoli droidi erano stati programmati per recitare una storia,
e non era mai riuscito a far fare loro qualcosa in più.
- ...E così, ...il nostro giovane Forceheir ci voleva lasciare...non
ti sei trovato bene con noi, forse?
La voce gutturale di Kremeus lo fece sobbalzare, e si spinse contro
l'angolo più lontano per mettere più distanza possibile
tra se e l'unica mano del Sacerdote, interamente coperta di scaglie
lucide e nere, artigliata attorno ad una delle sbarre. Visto di fronte,
il Granchione erano ancora più brutto che dal basso.
Gli voleva rispondere con una qualche scusa, ma quando apriva la bocca
non usciva niente. Come se non avesse più voce. Non lo stava
facendo apposta...
- Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te. Tuo zio è rimasto
molto deluso dal tuo comportamento, e addolorato.
Lanciò un'occhiata oltre la spalla coperta dal ricco mantello
cerimoniale del suo carceriere, e più indietro lo vide, l'Arconte
Mados Kheilai, ancor più pallido e sudato di quando (un paio
d'anni prima) era venuto a Dotaine un rappresentante imperiale, un uomo
molto alto e vestito completamente di nero; si ricordava che persino
il viso era coperto da una maschera.
Fece un ultimo sforzo e finalmente uscì qualcosa. - Mi-mi dispiace...
C'era qualcosa nell'aria, che stava cambiando. Respirare era sempre
più difficile, gli bruciava la gola fino giù nei polmoni;
contemporaneamente sentiva così freddo nelle mani e nelle gambe
da non riuscire a muoverle. E poi venne il dolore: sordo, profondo,
insopportabile. Avrebbe voluto piangere, ma non riusciva neanche in
questo: i suoi occhi asciutti e sbarrati erano ipnotizzati da quelli
neri e senza palpebre del Sommo Sacerdote, in cui vedeva il riflesso
sdoppiato del proprio viso spaventato e delle centinaia di torce che
illuminavano la volta della Grotta.
- Non credo che un semplice 'mi dispiace' possa risolvere questa sgradevole
situazione: dovrai fare qualcosa di più.
Sentiva che non avrebbe resistito a lungo. Le ondate di dolore erano
sempre più frequenti; un enorme peso invisibile lo stava schiacciando
contro il fondo della gabbia e lui non riusciva più a reagire...
- ...Tutto quello che volete! - gridò con quanta forza aveva
- Farò tutto quello che volete!
Qualsiasi cosa per farlo smettere, ma non poteva sapere che non avrebbe
mai dovuto pronunciare questa frase.
Un guizzo iridescente rischiarò le profondità del Pozzo
sotto la piccola prigione, rivelando un mulinello di fumo denso e scuro
che si stava formando.
Intorno a loro i mantelli degli officianti cominciarono a ondeggiare.
Prima lievemente, seguendo la brezza che correva in tutta la sala, poi
sempre più violentemente, fino a che il vento turbinò
come una tempesta sferzando tutti i presenti.
Il pianto delle vittime sacrificali si trasformò in grida d'aiuto
e urla di dolore; ma neanche questo, come la preghiera mai interrotta
e oramai convulsa degli Ecclesiastici, riusciva a superare il fragore
di quell'uragano intrappolato sottoterra.
Stava arrivando.
- ...Tutto bene? - Han si stava rivolgendo a Luke che era appena ritornato
alla radura, ma era molto impegnato a liberarsi la caviglia da un viticcio
affamato di una delle piante carnivore che crescevano rigogliose in
quel clima.
- Sì, come previsto. Partiamo.
A quell'ora C1-P8 e il ragazzo dovevano già essere arrivati in
città, al sicuro nell'hangar sotterraneo: non aveva percepito
alcun pericolo che li riguardasse. Ma la vicinanza della fortezza poteva
creare delle interferenze nella Forza... E se si stesse sbagliando?
No, non era possibile. Non su una cosa simile.
Mentre l'amico risaliva a bordo, si mise a cercare il punto preciso.
Con la mano aperta sfiorava il terreno, attento ad ogni più piccola
variazione di temperatura: doveva essere esattamente dove faceva più
caldo. Finalmente si rialzò in piedi, ed estrasse la sua spada
laser: bagliori freddi furono riflessi dall'ambiente circostante, e
con un colpo deciso squarciò il suolo.
La ferita scoprì una grande cavità oscura, in cui si intravedeva
un movimento continuo e rapido in direzione dell'altura. Il fetore fu
ancora più insopportabile.
- Il generale Solo aveva ragione: qui scorre l'impianto fognario del
centro abitato!...- D-3B0 stava cercando di ingraziarsi anche l'altro
50% dell'equipaggio, ma Luke, che li aveva appena raggiunti, lo smontò
subito.
- Non è acqua di fogna, scorrerebbe dalla parte sbagliata: é
sangue. E quella in cui stiamo per entrare non è una discarica
ma la rete sanguigna di una creatura molto, molto grande.
- Più grande di quegli animali che vivono negli asteroidi che
per poco una volta...
- Oh sì... moolto più grande! - questa volta gli aveva
risposto il corelliano, con tutta l'intenzione di spaventarlo. Dopodiché
aggiunse qualcosa sul fatto che comunque preferiva le fogne: gli erano
più familiari.
- Vai, Han. Facci vedere di cosa è capace questa meraviglia.
La navicella si sollevò delicatamente, e con un movimento fluido
ed sorprendentemente veloce si insinuò tra i bordi della fenditura.
I fari accesi svelarono un mondo inatteso e straordinario intorno a
loro: corpi luminescenti e bellissimi che sfrecciavano attorno allo
scafo, ovali o filamentosi, trasparenti o rosati, piccolissimi o grandi
quasi quanto gli intrusi. Sembrava tutto così incredibile...
persino il silenzio era il più assoluto che li avesse mai circondati.
Il prototipo calamari stava dando il meglio di se, finalmente a suo
agio in un ambiente liquido, e seguiva la rotta tra le varie terminazioni
ad altissima velocità.
Il radar però iniziò a lampeggiare: - Luke! Ce ne sono
tre grossi che ci stanno dietro!
- Non li puoi seminare?
- E che faccio? Gli sparo?
Un tentacolo venne lanciato dagli inseguitori, che si avvolse attorno
allo scafo esterno bloccandoli bruscamente. n altro li raggiunse, e
avvolgendoli con tutto il suo corpo stava cercando di schiacciarli.
E con un po' di pazienza ci sarebbe riuscito.
Luke indicò un passaggio laterale: - Siamo arrivati! E' questione
di pochi metri! ...Tenetevi pronti alla virata!
Impose entrambe le mani sulla consolle, e chiudendo gli occhi si concentrò
sulla nave. Calore... Fuoco... Autodistruzione... Concetti semplici
che anche un organismo unicellulare poteva recepire. Convinto di stringere
un corpo incandescente l'assalitore lasciò la presa, e furono
sbalzati in avanti: solo l'abilità di Han (che non aveva mai
mollato i comandi) permise loro di infilare al volo la piccola apertura
sulla sinistra, e quando il vaso sanguigno si ridusse alle dimensioni
di un capillare fu troppo stretto per continuare.
- Ecco, lassù c'è l'uscita.
Attraverso la membrana si intravedeva un chiarore, e la navetta la sfondò.
Atterrarono gocciolanti in una piccola cavità umida, e Luke si
affrettò a rimarginare col laser la ferita che avevano provocato,
prima che il sangue allagasse tutto.
Anche l'altro era sceso, e si stava pulendo le mani. Sperava tanto che
fosse grasso... - Lasciamo qui la Leia I? - chiese.
- "Leia I"?
- Cos'è, non ti piace?
- ...No, no: va benissimo! - lasciò subito correre Luke, e cambiò
argomento - Tira fuori D-3B0 e rimontalo, senza far rumore.
Han lo aggredì di nuovo: - ...Ma che ti credi di essere, per
dare ordini in continuazione? Il grande Jedi onnipotente padrone del
mondo?
Questa volta lo Jedi in questione stava per perdere davvero la calma:
possibile che non capiva che lui aveva un po' più di esperienza,
in certe situazioni?
La lite che oramai covava da due giorni fu interrotta dalle voci sommesse
che provenivano dalla galleria sotto di loro, e sbirciando da dietro
una roccia videro Leila e Chewie legati e trascinati da un nugolo di
enormi rospi saltellanti e rumorosi.
Vedendo coi propri occhi che Leila stava bene, Han si era calmato un
po'. - ...Possibile - borbottò - che debba sempre dare confidenza
a degli sconosciuti?...
Improvvisamente un sibilo acuto e penetrante (e adesso che altro era
successo?) li fece voltare verso la Leia I, che sembrava... impazzita.
Come se non sapesse interpretare il luogo dove quei due disgraziati
l'avevano condotta il suo scafo risplendeva di tutti i colori, come
onde in movimento sempre più impetuoso. Luci ed ombre senza alcuna
logica si inseguivano le une alle altre, fino a fondersi in un unico
vortice bianco abbagliante. E poi la luce si ripiegò su se stessa,
nel nero più assoluto e lucido che avessero mai visto.
Chi, o che cosa stava imitando? Luke pensò che se la morte aveva
un colore, doveva essere quello.
Infine si riassorbì anche la lucentezza, lasciando il posto a
qualcosa di spento, indefinibile... polvere. Pareva che la sua stessa
struttura molecolare avesse cambiato configurazione, ed essa cominciò
a sbriciolarsi inesorabilmente in frammenti impalpabili.
Con un tonfo di ferraglia due pezzi di droide piombarono a terra, e
tra essi rimase solo un mucchietto di cenere ancora fumante. Gli umani
rimasero a fissare la scena impotenti e sbigottiti: Han era troppo sconvolto
per parlare.
L'altro lo era un po' meno: - ...Puoi sempre trovartene un'altra e chiamarla
"Leia II"...
Nulla era più come doveva essere.
La morte aveva preso il posto della vita, e nessuno poteva più
fermarla.
Solo la salda presa di Kremeus impediva alla piccola scatola di metallo
che racchiudeva una volontà spezzata di essere sbalzata via dal
vortice che nasceva dalle viscere della terra. Nel fragore le sue parole
echeggiavano remote ed allo stesso tempo insopportabilmente vicine:
- ... Non commetterai l'errore di Foreheir! Non ti puoi più tirare
indietro!
Non pronunciare il nome di mio padre!
- Ti distruggerà come si è fatto distruggere lui per proteggerti,
ed è stato inutile!
NO! Non poteva essere vero! Era stato un incidente!
Con il volto accanto alla gabbia il Sacerdote lo costringeva ad ascoltarlo,
mentre lui avrebbe solo voluto essere molto lontano da lì.
- Tuo padre sarebbe potuto diventare lo Jedi più potente che
la storia avesse mai visto. Più potente dell'Imperatore o del
suo Lord Vader. Ma è stato uno stupido: all'ultimo momento ha
rifiutato. Non voleva coinvolgere la famiglia. Come se fosse ancora
possibile! Come se non sapesse che eravate tutti perduti nel momento
stesso che siete arrivati a Dotaine! ...E sai perché i tuoi genitori
sono venuti qui? Perché la guerra non è adatta ai bambini,
e pensava che sareste stati comunque più al sicuro che altrove.
Sono caduti nella nostra trappola con una facilità disarmante,
e tutto grazie... a te.
La mente di Kristopher si rifiutava di capire: Non posso essere stato
io la causa della loro morte!
- Lasciati andare al tuo odio, ora, fa che possa raggiungerti.
Non voleva ma ... oh, sì... era così facile...
Qualcosa stava salendo dal Pozzo, invisibile ma concreto. Gli anfibidi
cessarono per un attimo di gridare, fissando terrorizzati ciò
che li avrebbe presto raggiunti; quando un boato scosse le colonne e
la volta le urla furono ancor più isteriche. Cominciarono a tirare
le catene, nel tentativo di liberarsi, incuranti di lacerare pelle e
carne; qualcuno vomitò, altri ebbero una reazione convulsa, altri
ancora caddero in ginocchio, immobili, come se fossero stati privati
della loro volontà. Erano tutti impazziti.
- Ora, Kristopher! Chiamalo a te! Piegati alla sua volontà e
digli di sì!...
Un altro scossone alla sua prigione fece cadere il ragazzo all'indietro
e il suo sguardo terrorizzato incrociò quello dell'unico altro
umano presente, che non aveva osato muoversi.
- Zio Mados! - lo chiamò facendo passare tutto il sottile braccio
tra le sbarre - Aiutami! Ti prego! Non lasciarmi solo!
L'Arconte di Dotainos abbassò gli occhi, e si allontanò
verso una delle porte di membrana vivente. C'era sicuramente, da qualche
parte, una vecchia relazione che andava studiata.
Sette
L'attacco fu improvviso e violentissimo. Agghiacciante.
A nulla erano valsi tutti i tentativi di Leia di far rinsavire il capo
di quel gruppo di fanatici, e prima che se ne rendesse conto l'ordine
era già stato dato. Decine di Libellule si erano lanciate
contro il nemico, consapevoli di affrontare una morte certa; e questo
le rendeva felici e orgogliose. Ragionarci era perfettamente inutile.
Il nemico in quel particolare momento era costituito dalle sei
guardie di un magazzino di viveri, che nonostante l'evidente inferiorità
numerica fecero una strage. Le loro corazze erano invulnerabili alle
deboli armi degli attaccanti, le chele affondavano con facilità
mostruosa attraverso stracci e carne viva. Furono sopraffatte più
per stanchezza che per le ferite, mentre i 'vincitori' festeggiavano
dimentichi dei compagni caduti.
- E' la guerra, Altezza.
Cor'Ra le aveva letto nel pensiero, non appena era tornato dai suoi
prigionieri (rimasti prudentemente in un angolo) recando trionfante
una chela che aveva personalmente amputato.
- E' solo violenza gratuita.
- Non abbiamo altra scelta!
- C'è sempre un altro modo per risolvere le cose! ...E nessuna
scusa potrà far tacere i suoi sensi di colpa, Comandante.
Aveva colto nel segno, e se l'anfibide non reagì malamente (questa
volta non si sarebbe trattenuto) fu perché un guerrigliero lo
venne a chiamare concitato. Dopo un breve scambio di battute si rivolse
di nuovo a lei: - Temo proprio che dovrà scusarmi per qualche
minuto - sibilò - pare che sia stato trovato l'ingresso alle
celle dove sono rinchiusi dodici ragazzi scomparsi da due dei vostri
mesi.
Fra poco è la festa di mia figlia, e avevo giurato a me stesso
che sarebbe stata a casa.
Le gettò il suo trofeo tra le gambe, e se ne andò senza
aggiungere altro.
Rimasta sola, scalciò disgustata quel moncherino e cercò
invano di liberarsi dalle corde; oramai non poteva più fare affidamento
su Chewbecca: sempre più apatico rimaneva chiuso nel suo silenzio
senza permettere a nessuno di entrare.
Un fruscio alle spalle la interruppe bruscamente: Gherd si stava avvicinando
di soppiatto. Tra le sue mani palmate luccicava un coltello. - Non è
giusto continuare così... Voi avete già fatto quello che
vi era stato chiesto. La Causa deve continuare da sola la sua lotta...
Avete fame?
Li liberò con un colpo secco, invitandoli a seguirlo per un passaggio
secondario.
In quel momento un boato sordo riempì tutte le concavità
circostanti, come se un'esplosione avesse sconvolto le profondità
della terra. Le pareti si mossero, ma non sembrava un terremoto. Era
come se...pulsassero. Vive. Qualcosa aveva cominciato a muoversi, dentro
di esse.
Leila istintivamente vi appoggiò entrambe le mani, per ascoltare.
Odio... Rancore... Rabbia... Dolore: Il Lato Oscuro! Era qui!
Dappertutto! Tutto l'edificio ne era intriso, e loro erano intrappolati
chissà dove!
Col fiato corto raggiunse Gerd che era già corso avanti trascinandosi
il Wookie; non fece in tempo ad avvertirli del pericolo che l'anfibide
le indicò a terra i resti di una unità C1 ammaccata e
fuori uso: - ...Roba vostra, vero?
Il suo signore era triste, quella notte.
L'aveva fatta chiamare come le altre volte, ma poi non l'aveva degnata
di uno sguardo. Se ne stava seduto al suo tavolo, ostinatamente immerso
tra documenti e relazioni, come se non volesse pensare a qualcosa di
terribile.
Lei oramai aveva imparato a conoscerlo: anche se era solo una sua proprietà
aveva passato tanto tempo con l'Arconte di Dotainos, l'aveva visto sereno
e furioso, sicuro di se e preoccupato, a volte anche spaventato....
Aveva scoperto che non era lui il principale responsabile di ciò
che stava accadendo, e standogli così vicino a volte lo aveva
trovato accettabile. Ma non molto spesso.
In ogni caso, non lo aveva mai visto così. Gli si avvicinò
con cautela, accarezzando il suo lussuoso mantello da cerimonia che,
stranamente, non si era ancora tolto. Aveva così tanto freddo?
Sapeva come far stare meglio un uomo, e con le lunghissime e abili dita
era arrivata a sfiorargli il collo, usando i suoi poteri come era stata
addestrata sin da bambina. Ma non voleva esagerare.
La reazione dell'umano la sorprese: - Non stasera. Ti prego.
Da un cofanetto prese uno dei più ricchi gioielli che conteneva
e glielo porse.
- ...Fammi solo un po' di compagnia. Vuoi?
Era la prima volta che le facevano una domanda simile, e lei non seppe
cosa dire... Si passò la mano nei lunghi capelli corvini incorniciati
dagli straordinari padiglioni caratteristici della sua specie, che nelle
ragazze giovani sono ancor più grandi ed elaborati.
L'irruzione negli appartamenti privati li colse come un fulmine a ciel
sereno: due uomini che non aveva mai visto sfondarono l'ingresso con
colpi di laser, e mentre uno finiva l'ultima guardia rimasta l'altro,
quello con la spada, si avventò contro l'Arconte, una mano per
afferrare i capelli e l'altra per appoggiare la lama incandescente alla
gola scoperta.
Sconosciuti! Armi!
Non ebbe molto tempo per pensare, e stava già per attaccarlo
quando una voce da dietro lo fece voltare: - Luke! Attento!
Han non esitò un attimo a fermare la Nereiade, anche a costo
di afferrarla per i polsi a mani nude. Ma lei fu più veloce e
afferrò i suoi: per un momento fu invaso da una sensazione straordinaria:
calma, appagamento più totale,...ai limiti dell'oblio. Non ricordava
più perché era lì, i suoi amici, Leia... Era caduto
in ginocchio ai suoi piedi, completamente vulnerabile: era il momento.
Il senso di benessere era scomparso, quando sentì il cuore che
stava accelerando. Sempre più veloce, fino a fargli credere che
la testa gli scoppiasse, e che i polmoni avessero un collasso.
Sembrò che fosse passata un'eternità prima che Luke potesse
intervenire, tirandola per i vestiti e scaraventandola sul divano dietro
di loro.
Il corelliano rimase a terra, boccheggiante, e lo Jedi gli toccò
le tempie, cercando di normalizzare il più possibile le sue funzioni
vitali. Come primo risultato ottenne una serie convulsa di colpi di
tosse: se non altro era tornato cosciente.
- Che cosa...Che cosa è successo?
- Hai avuto una specie di infarto ...Possibile che tu debba sempre farti
male?
Han alzò la testa nella sua direzione e gli rispose con occhi
di brace: - Solo quando - tossì - era destinato a te, Skywalker!
Lo aiutò ad alzarsi, notando senza stupirsi che erano rimasti
soli, e chiamò qualcuno che era rimasto fuori. Una testa dorata
spuntò dalla fenditura delle porte, e scavalcando un paio di
corpi corazzati il droide fu a rapporto.
I tre si avvicinarono ad una delle membrane traslucide che limitavano
il salone: Luke stava già per usare la spada laser per lacerarla
quando si rese conto che bastava sfiorarla perché si schiudesse
da sola. Come un fiore.
Il piccolo ambiente dall'altra parte era completamente diverso da quelli
in cui si muoveva chi abitava
a Palazzo: la superficie era più sottile e morbida, tanto da
rendere possibile la percezione del flusso sanguigno dietro di esse.
Ed era molto, molto più caldo e umido: una parte di quel corpo
gigantesco che non era stata trasformata ad uso e consumo dei suoi parassiti.
Appoggiato Han alla parete, Luke spinse il suo droide protocollare espertissimo
in migliaia di forme di comunicazione fino nel centro di quella bolla
d'aria: - Ecco. Da qui ti dovrebbe poter sentire. Ora, D-3B0, traduci
esattamente quello che ti dirò io.
- In che lingua, signore?
- Quella che hai sentito usare dalle guardie andrà benissimo.
Pronto?
L'uomo parlava lentamente, usando le parole più semplici, e la
voce metallica dell'androide lo accompagnava:
- Micerges, aneidos pigen, ... Tosa kraien pesht'ol jotsen...
- Lo Jedi è qui! Avevi detto che non sarebbe riuscito mai a superare
le tue Guardie!...
Mados Kheilai, madido di sudore, si era precipitato ad aggredire il
Sommo Sacerdote ed a esigere spiegazioni. Ancora non sapeva di non averne
più diritto.
Lo studiolo privato era nella zona più tranquilla, che era stata
scelta proprio per permettergli di concentrarsi meglio sui suoi studi
di meditazione. Antichi libri erano ammucchiati in ogni angolo, coperti
di polvere,... a volte pareva che lì il tempo non fosse mai arrivato.
Il profumo del Potere era soffocante.
Kremeus Od-Temokr si alzò dalla poltrona di pelle d'anfibio,
superandolo di almeno due spanne. Il sudore dell'Arconte iniziò
a gelargli sulla schiena.
- Se Skywalker è qui, vorrà dire che riporteremo la situazione
a nostro vantaggio.
Non tutto è perduto, quindi... - Stava già pensando ad
altro, ignorando il piccolo umano fastidioso.
- Kremeus! Ma sei impazzito? Non puoi usare uno Jedi che ha completato
l'addestramento: ti si rivolterà contro! Non puoi controllare
un volontà così forte ...
Non finì la frase, che le due parti di una enorme chela dentata
si chiusero a molla intorno alla sua gola: era riuscito ad attirare
la sua attenzione.
- Ora basta, umano pavido e inutile: ci sei servito solo per arrivare
a Forceheir e suo figlio, ed ora non sei più necessario. Ed inoltre,
non tollererò una sola volta di più la tua arroganza nel
rivolgerti al Supremo Sacerdote del Culto del Mare Oscuro!
Era molto opportuno, in quel momento, assecondarlo; ma soprattutto fermarlo.
- S-sì, come desideri, ma senza la presenza di altre vittime
sacrificali anfibide il Rito dell'Evocazione non potrà svolgersi
adeguatamente...
La pinza attorno al suo collo si strinse un po' di più.
- Troveremo una soluzione.
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