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LUCIFERO
| di Lord Raphael
von Matsch |
Notte.
Oscura e splendida. E, nel Cielo, banchi di nubi di nero argento che
giocavano con la Luna piena, nascondendola con un velo o mostrandola
nel suo fulgore, come dettato dal pigro capriccio del Vento. Gli Alberi
e i Monti risplendevano di tenebra. Ombre di luce magica riempivano
lo spazio fra il Cielo e la Terra.
Silenzio.
Poi, il battito di enormi ali, risuonando attutito dall'Aria, sospinse
il Vento in una nuova direzione. Le cime degli Alberi neri ondeggiarono
e si piegarono, mentre l'Ombra di quelle nere Ali disperdeva le Nubi,
molto piú in alto dei Monti, e i raggi della Luna scintillavano su innumerevoli
scaglie di lucido metallo, simili a gemme.
Quell'enorme massa di squame e di ali, d'Acciaio e di Vento, si snodava
interminabile attraverso il Cielo, con spire serpentine. Aveva occhi,
di fiamma glaciale, che sondavano il Nulla, nero e lucente, illimitato,
penetrando con la divina consapevolezza degli Esseri Eterni la bellezza
piú profonda della Notte. E aveva artigli, e zanne, piú dure e piú antiche
del cuore stesso delle montagne, piú letali della spada di un Dio. Le
sue ali di pelle leggera erano grandi come il Cielo, la sua coda munita
di creste poteva avvolgersi attorno alla Terra.
Era il piú nobile e potente degli Dei, ed il piú antico. I fiumi di
magma di un Mondo neonato avevano cullato la sua giovinezza.
Era un Drago.
Kutusumgal, l'Ultimo Drago dell'Occidente, piegó le immense ali, e,
con un solo, elegante movimento, scese a posarsi sulle cime dei Monti,
conficcando con noncuranza gli enormi artigli nella dura pietra. Lentamente,
pigramente, fece scorrere la coda lungo il fianco della montagna, fino
a posarla nella valle, e distese le ali alla carezza del Vento e della
Luna...
Vibrazione nell'equilibrio del Mana.
Il possente Kutusumgal si irrigidí immediatamente: i suoi sensi acutissimi
avvertivano qualcosa... Un'energia anomala. Una forza perturbatrice
del normale flusso della realtá.
Vibrazione.
Quella notte smise di essere uguale a infinite altre.
Vibrazione. Vibrazione.
In quella notte stava accadendo qualcosa: era una di quelle Notti in
cui il Destino di interi Mondi viene deciso, sotto lo sguardo impassibile
della Luna.
Vibrazioni. Ancora vibrazioni. La Quintessenza come un cuore impazzito.
Tutto questo aveva un centro, un elemento di perturbazione, il fulcro
di un nuovo Flusso Entropico alterato.
L'Occhio del Ciclone. Il grande Drago ora lo sentiva: il Centro, vicinissimo
nello Spazio e nel Tempo. E l'Entropia stava cambiando il suo corso.
Vibrazione estrema. L'Etere al punto di rottura. Apocalisse?
Il Centro era l'Ego di un individuo. Quella notte, un individuo stava
per decidere dell'Universo.
Kutusumgal mosse il lungo collo serpentino, facendo spaziare per miglia
lo sguardo penetrante dei grandi occhi di fuoco. Il Centro stava arrivando,
lo sentiva muoversi. Ma che cosa, che cosa, nel Cielo o sulla Terra,
possedeva tanta potenza?
La Notte sembrava immobile, come miliardi di altre Notti. Eppure non
era cosí. L'antico Dragone sapeva che un enorme cambiamento era in atto.
Proprio in quel punto dello Spazio-Tempo. Proprio in quella Notte. La
Luna assisteva in silenzio.
Infine, sul fondo di una valle, il Drago vide muoversi due minuscole
figure. La piú grande tra le due creature era un Troll, un Guerriero
dell'Antica Stirpe della Pietra. Ma l'altra, un'ombra sottile e slanciata,
era quella che emanava l'energia piú grande. Era un Elfo. Un Elfo con
la pelle nera e i capelli rossi, e con gli occhi di fiamma. Kutusumgal
ricordó che al termine del Grande Genocidio un gruppo di Elfi era fuggito
a Oriente, fino all'orlo della Voragine, nelle terre della Polvere Grigia.
Probabilmente questo era uno di quegli Elfi.
L'Elfo Nero alzó lo sguardo verso il Dragone. Vestiva di nero, con un
ampio mantello.
Portava a tracolla un oggetto lungo e sottile, avvolto in un drappo
di stoffa. L'oggetto vibrava, a livello etereo.
Il Centro del Vortice?
L'Elfo parló, nella lingua dei suoi avi, con l'audacia di chi é sicuro
della propria forza, come un Dio:
- Sei tu Kutusumgal, l'Ultimo Drago dell'Occidente?
La risposta del Dragone fece tremare le cime delle Montagne, sebbene
fosse appena un sussurro:
- Io sono Colui che cerchi. Chi sei tu, e per quale ragione un figlio
della giovane stirpe degli Elfi osa recare disturbo ad un erede dell'Antica
Stirpe?
I capelli dell'Elfo Nero danzavano nel Vento, e brillavano di luminoso
Fuoco Solare attraverso i raggi pallidi della Luna.
- Il mio nome é Mordreath di Graydust, degli Elfi della Voragine. Saró
sincero con te, Divino Dragone del Crepuscolo: sebbene io non ti porti
alcun rancore, vengo per ucciderti.
Disse questo senza il minimo tremito nella voce, con l'ardente freddezza
dell'Incendio mentre divora le cittá degli Uomini.
E il Dragone rise. La sua risata spostó le Stelle nel Cielo, e mutó
la direzione del Vento, e spaccó la Terra con lunghe fenditure da cui
sgorgava il magma come sangue da una ferita, distruggendo le Foreste
e i villaggi, e ustionando le radici dei Monti.
- Guardami, piccolo Elfo! Io sono un Dio, sono immortale. Se soltanto
muoveró le mie ali, le Montagne crolleranno a seppellirti. La tua debole
stirpe puó morire di ferite, Elfo, anche se lo scorrere del Tempo non
puó uccidervi come avviene per gli Uomini e gli Animali. Tu non sei
un Dio, Elfo. Dunque, come speri di uccidere un Drago? Quale lama terrena
puó tagliare la carne di Dio?
Mordreath prese con le mani l'oggetto che portava in spalla e scostó
il drappo che lo ricopriva: era fatto di pietra, levigata dai millenni,
ma aveva la forma di una spada, con l'elsa lavorata in spire serpentine,
a immagine di un Drago.
- La mia Spada non ha Lama. - Disse. - Perció devo ucciderti. Voglio
che tu sappia che mi dispiace, tuttavia sono costretto a farlo.
E Kutusumgal, l'Ultimo Dragone dell'Occidente, riconobbe quella Spada,
e improvvisamente seppe di essere vicino alla fine. La Morte era infine
giunta a reclamare la sua anima di Immortale. Per la prima volta nelle
infinite ere della sua vita, la Paura si fece strada attraverso la sua
mente.
Allora Kutusumgal l'Onnipotente ruggí: il Cielo vibró e minacció di
cadere, mentre le piú piccole e deboli tra le Stelle esplodevano in
una pioggia di frammenti di cristallo. Il Vento si fermó e le Nubi si
strapparono, e la Terra fu lacerata dalle eruzioni delle migliaia di
Vulcani neonati che rigurgitavano il Sangue Ardente delle sue viscere
piú profonde.
- No! - Gridó il Drago. - Non sei che un moscerino insolente!
Quella scheggia di pietra non basterá a salvarti: sei condannato!
Eppure, in un angolo del suo immenso e possente cuore, se ne stava rintanata
e tremante la certezza di non dire il vero...
Mordreath avanzó di un passo, imperturbabile. Non brandiva la Spada
di Pietra come un'arma, ma la stringeva, capovolta, nella sinistra,
come se non avesse intenzione di usarla. Alle sue spalle, il Troll era
immobile, appoggiato all'impugnatura di una grande ascia da guerra.
Kutusumgal piegó il collo verso di loro e spalancó le fauci. I cuori
di tutti e tre suonarono contemporaneamente un rintocco. Poi il Dragone
soffió: un'immensa fiumana di fuoco fu scagliata attraverso la Notte,
con la furia di un milione di vulcani. Era il Soffio del Drago, la piú
terribile delle Armi Divine.
Ma in quell'istante Kutusumgal fissó gli occhi di Mordreath. E capí.
Il Centro dell'Alterazione non era nella Spada. Mordreath di Graydust
era il Centro. Mordreath di Graydust stava per decidere il destino di
tutte le cose che furono, sono e saranno. L' Eterno Flusso Entropico
del Cosmo scorreva all'unisono con il battito del suo Cuore. Gli Emblemi
Impossibili dell'Inizio e della Fine erano concentrati nei suoi Occhi.
Con un solo fulmineo movimento della Spada di Pietra che aveva nella
sinistra, Mordreath Blackflame fermó il Soffio del Drago, separandolo
in due lingue di fuoco che colpirono le Montagne alle sue spalle, sbriciolandole.
- Addio Kutusumgal. Non ti odiavo.
L'Enormitá Cosmica del Potere dell'Entropia illuminó i suoi occhi come
Soli Rossi gemelli, divenne un Oceano di Fiamma Liquida e fluí nel palmo
della sua mano destra...
Poi venne l'Esplosione.
Il grido di Morte del Drago fu udito dagli abitanti di tutta la Terra,
e quella notte molte Stelle caddero dal Cielo. In quella Notte lontana,
metá dello splendore del Cielo fu perduto, e ormai nessuno tra gli Uomini
puó ricordare che aspetto avesse nei Tempi Antichi.
Infine, il Sole sorse da oltre l'Orlo del Mondo, e il grido di Kutusumgal
smise di echeggiare nelle profonditá del Cosmo. I suoi occhi meravigliosi
si chiusero per l'ultima volta, e l'ultima immagine che rimase impressa
in quelle pupille di fiamma ormai spente fu il roseo fulgore dell'Alba.
Il suo intelletto divino cessó istantaneamente di esistere, e l'ultimo
pensiero formulato dalla sua Mente fu: É accaduto. Il flusso dell'Entropia
é mutato. Il Ragnarok ha avuto inizio.
I raggi del Sole sfavillavano di innumerevoli tonalitá incandescenti
mentre danzavano tra i capelli di Mordreath. Il Sangue Divino sgorgó
ardente come magma quando la Spada di Pietra fu immersa nel Cuore del
Drago. L'Universo intero trattenne il respito e osservó immobile mentre
la Spada mutava.
Mordreath Blackflame, Principe Rinnegato di Graydust, impugnó con entrambe
le mani l'Elsa scolpita ed estrasse la Lama di nera e lucente ossidiana,
levandola al Cielo affinché la Luce del Sole potesse santificare il
Sangue ardente che la bagnava. I suoi capelli turbinavano nel Vento
rinato, e i suoi Occhi risplendevano, mentre il Sangue scorreva lungo
il suo corpo per tornare alla Terra.
Nulla.
Un istante di temporanea Eternitá, misurata dai battiti del suo Cuore.
Kfaarghn al suo fianco, in attesa.
Poi la Spada si accese di Luce propria. La Spada di Luce. Il meraviglioso
incantesimo, piú antico di Babele, si era infine compiuto, dopo millenni
di attesa. Mordreath Blackflame impugnava la Spada di Luce. E il Cielo
mattutino rifulgeva d'oro, mentre gli Angeli cantavano:
Ecco: guardate Lucifero!
Ammirate il Portatore della Luce!
Lucifero é il piú grande tra noi!
Lucifero é il nostro Campione!
Il Cielo si oscuró, mentre Mordreath, il Portatore della Luce, si ergeva
nero e terribile al centro del Cosmo. I suoi capelli riflettevano il
fulgore della Spada, e anche i suoi Occhi brillavano di Luce propria:
due Soli Rossi gemelli, messaggeri di distruzione. Il Titano dagli Occhi
di Fiamma si ergeva tra il Cielo e la Terra, impugnando la Spada piú
Antica di Babele per sostituire il Sole nascosto dal suo mantello.
Ma anche Kfaarghn il Troll guardava in quegli Occhi, negli Occhi del
suo compagno di innumerevoli battaglie, e non vi leggeva che tristezza
infinita.
Alti nel Cielo, gli Angeli cantavano:
Lucifero é il nostro Campione!
Lucifero non ci tradirá!
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