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RITUALI
| di Lord Raphael
von Matsch |
Il
Pipistrello, Sovrano delle Tenebre, volava attraverso il proprio regno.
La cittá, di notte, era una necropoli di ombre. Infiniti muri di pietra
aggregati in angoli assurdi. Tetti aguzzi e spigolosi, tesi a nascondere
i vicoli alla vista della Luna. Ogni finestra sbarrata era la via verso
misteri inquietanti. Ogni porta chiusa poteva condurre ad orrori indicibili.
Un' isolata lanterna a olio riusciva solo a solleticare le ombre, che
si agitavano e si contorcevano come fiamme nere, assediando da ogni
lato quella luce tremolante e sinistra. Una crepa in un muro era una
breccia sull' Oltretomba, una nera finestra senza imposte l' orbita
vuota di un teschio ghignante. É per questo che gli uomini, di notte,
spariscono, lasciando le strade deserte.
Nessuno puó essere cosí coraggioso da avventurarsi nel labirinto dei
vicoli tortuosi, mentre ogni alito di vento si trasforma nel respiro
rantolante di uno spettro dal sudario di tenebre, in agguato nell' oscuritá
gelida di un cancello o di un portone, con un pugnale di ghiaccio nascosto
sotto le vesti...
Quanti incubi, quante angosce si affollano ogni giorno nelle vie di
una cittá? Nelle tenebre essi si aggirano liberamente, rivestiti di
forma fisica, ogni notte piú numerosi.
Ma il Pipistrello volava libero, superiore ai timori umani, Re della
Notte ammantato di ombre.
E quella notte, come ogni notte, era notte di caccia. Ragni ed insetti
si annidavano nei piú segreti recessi di quei vicoli oscuri, e il Pipistrello
lanciava il suo grido inaudibile, per accecare di follia le loro deboli
menti e farli fuggire allo scoperto. Le sue nere ali fendevano le Tenebre
come una lama, mentre si lanciava in picchiata e risaliva, con una preda
ancora viva conficcata nelle zanne.
Una falce di Luna, rossa come il sangue, osservava tutto questo sbirciando
tra gli angoli dei tetti, e tra le guglie cariche di Demoni di pietra
della Cattedrale. La grande Cattedrale che si slanciava verso l' alto
fendendo il Buio in due abissi gemelli, separati dall' Ombra.
Il Pipistrello pendeva guardingo dalla cornice di una finestra, circondandosi
di uno scudo di suoni, mentre si accingeva a divorare la sua vittima.
Quando fu certo che nulla potesse avvicinarsi senza urtare il suo schermo
e metterlo in allarme, inizió a mangiare. Il carapace chitinoso dell'
insetto era gradevolmente croccante sotto i suoi denti aguzzi; la polpa
all' interno era dolce, zuccherina. Distrattamente, osservó la scena
che i tremolii di una lucerna proiettavano sul muro di fronte a lui.
Sagome di uomini armati che trasportavano di peso qualcosa o qualcuno,
mentre un' altra ombra li seguiva a breve distanza. E, di quest' ultima
ombra, il Pipistrello poteva sentire rimbombare, nel proprio spirito,
il pianto segreto e i gemiti repressi.
I primi bagliori dell' Aurora si mostrarono in lontananza.
Il Sole sorgeva. Sorgeva. La luce si riversava attraverso le infinite
iridi delle innumerevoli vetrate policrome.
Ben presto un' impossibile alternanza di luce e tenebra invase ogni
recesso delle immense navate, disegnando il profilo acuto degli archi
e delle volte. Il Sole sorgeva nella Cattedrale! Ciascuno dei
presenti ebbe un sussulto di meraviglia. Ma gli occhi di Leanan erano
bagnati di lacrime.
La luce splendida dell' Alba disegnó la nera sagoma di una grande croce.
Poi, su quella croce, divenne evidente il contorno di un' ombra piú
scura, ornata di una rossa corona di fiamme liquide, gettata scompostamente
sul capo. Era un uomo o un Demone? La sua pelle color ebano si confondeva
con i vestiti di cuoio nero. Le orecchie appuntite di una Creatura della
Notte, create per ascoltare la voce degli Spiriti, spuntavano dalla
sua testa, reclinata e ondeggiante come quella di chi si stia lentamente
risvegliando da un sonno drogato. Eppure, dai suoi polsi martoriati,
fissati al legno della croce con molti giri di filo spinato, colava
vero sangue.
La luce solare danzó sui suoi capelli e li fece risplendere di un fuoco
rosso e meraviglioso, mille volte piú intenso di quello delle cento
e piú fiaccole che, allineate nelle navate laterali, impallidivano fino
a svanire, insignificanti al cospetto della sconvolgente magnificenza
dell' Alba.
Erano uomini a portare quelle torce. Sacerdoti e frati, dalle lunghe
vesti candide, con i cappucci sollevati a mettere in ombra i visi, e
Doppie Croci ricamate in oro e in argento sul petto. Soldati e Cavalieri
Templari, dalle armature lucide e dalle spade sguainate, con Doppie
Croci tracciate in rosso scarlatto sulle sopravvesti bianche. E sul
bianco di quelle vesti e sopravvesti, e sul metallo lucido delle corazze,
il Sole tracciava milioni di minuscoli arcobaleni cangianti.
Le cento e piú voci di quei cento e piú uomini intonarono, all' unisono,
un gregoriano:
Ti amo, mio Dio, per il Cielo e la Terra.
Ti amo, mio Dio, piú degli occhi miei
E del mio cuore che batte.
Ti amo, mio Dio, nei miei cari fratelli
Che Tu hai creato, come creasti me.
Ti amo, mio Dio, perché perdoni i buoni,
E la Tua collera sradica il male,
E gli Inferi si spalancano per accogliere
I Demoni che ne sono sorti per Tua volontá,
Per mettere alla prova la nostra fede
E mostrarci la via verso la Vita Eterna.
Ma, nell' ombra di un grande pilastro, sormontata da un' arcata di altezza
vertiginosa, Leanan giaceva in ginocchio, tenendosi il viso fra le mani,
e piangeva.
Huriel l' Inflessibile, Capo Inquisitore di Schneiderburg, avanzava
nella navata centrale, verso il Demone d' Ossidiana in croce. Si sentiva
euforico. Un vero demone! Era il processo piú importante della
sua vita.
Mentalmente, passava in rassegna le formule convenzionali di interrogatorio,
per scegliere le piú adatte all' occasione. Si sorprese a chiedersi
se era possibile torturare un demone come quello. Il solo pensiero gli
dava un piacere quasi sensuale. Comunque, sarebbe stato un lavoro difficile,
nessun paragone con le solite streghe...
In quell' istante, l' Uomo Nero sulla croce raddrizzó la testa ciondolante,
ed aprí gli occhi. Gli occhi! Le fiamme di tutti gli Inferni
Jewhsiti e pagani ardevano all' interno di quelle orbite dal taglio
felino. Fiamme che danzavano vorticosamente, come se volessero dilagare
all' Universo intero. Occhi che splendevano piú rossi delle torce e
piú splendidi dell' Alba. Occhi che offuscavano ogni luce terrena. Gli
occhi di un Dio della Guerra pagano, risorto dall' Inferno per cercare
vendetta per se stesso e per i propri terribili fratelli. Ogni sacerdote
e ogni guerriero nella Cattedrale rimase immobile a guardare quegli
occhi, il canto si dissolse nel silenzio, come se non fosse mai esistito.
E quegli occhi fissavano direttamente gli occhi di Huriel. Tutta la
potenza di un' ira sovrumana aggredí la sua mente attraverso gli occhi,
rimescolandola come una cosa liquida. Le sue certezze vacillarono come
per un colpo d' ariete. Sentiva la sua ostinazione, la sua razionalitá,
la sua stessa umanitá prossime a crollare. Ma con un mostruoso sforzo
di volontá riuscí ad opporre resistenza. Chiuse le palpebre e le riaprí,
per tre volte. Poi, evitando di fissare direttamente quello sguardo
infernale, si rifugió nelle formule imparate a memoria, la difesa che,
fino a quel momento, era sempre riuscita a proteggerlo:
- Demone, progenie di Baalzhabebh, nutrito al seno immondo di Lilith
tentatrice! Noi, ministri della suprema giustizia di Jewhs, rappresentanti
del Sacro Tribunale Superiore dell' Arcangelo Punitore, nel nome delle
Tre Persone dell' Unico Dio, che é Onnipotente ed Onnisciente Luce d'Amore,
siamo qui riuniti per distruggere il tuo involucro materiale e ricacciarti
nelle Tenebre degli Inferi. La tua sofferenza sará terribile, e purgherá
il Mondo dalla tua oscena malvagitá!
Ma doveva sforzarsi perché la voce non gli tremasse.
Colui che era stato chiamato Demone fissó Huriel con rinnovata intensitá,
bruciandogli l' anima come tizzoni ardenti ustionano la pelle nuda.
Un mormorio percorse i presenti quando il Capo Inquisitore arretró di
un passo.
Colui che era crocifisso parló:
- I Demoni vivono solo nella tua mente perversa, prete! Il mio nome
é Mordreath di Graydust, che i mortali chiamano la Fiamma Nera!
Molti di coloro che reggevano le torce si gettarono in ginocchio, incapaci
di sostenere la maestá di quella voce. Alcuni si diedero alla fuga e
uscirono dalla Cattedrale correndo e gridando. Gli altri erano come
pietrificati.
Leanan smise di singhiozzare e si alzó in piedi, fissando Mordreath
come in preda a trance.
La potenza smisurata di quegli occhi e di quella voce danzava come fiamma
vivente nei saloni di marmo del suo spirito, e i passi di quella danza
erano mille ricordi confusi, mille emozioni contrastanti. E una frase,
pronunciata una volta da quella voce nell' intimitá di un nudo abbraccio
di amanti. La frase che era sempre scritta in quegli occhi di fuoco.
Io sono la tua Eternitá.
L' Inquisitore Huriel indietreggiava lentamente, un passo per volta,
scosso da tremiti in tutto il corpo. I suoi occhi non riuscivano a non
fissare direttamente quelle inumane iridi rosse. Lo sguardo del Basilisco
non avrebbe potuto ipnotizzarlo maggiormente. E all' improvviso Huriel
seppe di essere perduto, che la sua vita stava per concludersi in quello
stesso luogo, tra le arcate e i pilastri della maestosa Cattedrale...
L' Alba filtrava sempre piú splendida dalle vetrate.
Il Nero Demone Crocifisso parló ancora, e fu come se le sue parole colpissero
direttamente la mente dell' Inquisitore, senza neppure attraversare
l' Aria:
- Prete! Ne ho visti centinaia come te, viaggiando nella Terra degli
Uomini. L' unico dio che realmente servite é la vostra sfrenata aviditá
di potere. Da secoli plagiate le menti costringendole alla cieca ubbidienza.
Le vostre menzogne sull' Oltretomba sono la piú aberrante delle blasfemie!
Conigli paurosi che vogliono regnare sugli uomini. Come avete potuto
ridurmi in catene, voi inetti?
Il Sangue scendeva dai suoi polsi martoriati, rilucendo delle tonalitá
dell' Aurora.
Qualcosa nell' anima di Leanan si spezzó: la ragazza corse piangendo
fuori dall' ombra e si gettó in ginocchio ai piedi della croce. Tra
i singhiozzi, invocava Mordreath come un dio, implorandone il perdono
per un delitto che non descriveva.
Uno scintillio di comprensione attraversó fugace lo sguardo, ora chino
su di lei, di Mordreath Blackflame, l' antico Signore della Cenere,
ma nello spazio di tempo di un battito del cuore un' ondata di fiamma
lo aveva travolto. Ora gli occhi demoniaci fissavano nuovamente il sacerdote,
e in essi non vi era altro che ira. Un' ira cosí ardente e furibonda
che nessun cuore mortale potrá mai contenerla.
- Bastardi!! - Gridò. - Vermi striscianti! Mercanti di miracoli! Millantatori
di falsi déi! Cosa le avete fatto? Cosa le hai fatto? Dimmelo!
Poi, prima che la lingua dell' inquisitore, paralizzata dall' orrore
di quegli occhi, potesse dare una risposta, quell' ira esplose.
Uno strabiliante uragano di fuoco consumó il legno della grande croce,
e poi l' altare, e la Cattedrale fu colma di fiamme danzanti che divoravano
selvaggiamente ogni cosa.
Il Sole era sempre piú alto nel Cielo. Un nuovo giorno era iniziato.
Fuoco e fiamme... L' Universo intero stava bruciando... Il Paradiso
e l' Inferno sarebbero morti in quel giorno, distrutti dalla furia del
Demone Nero con la corona di lingue di fuoco...
Questi erano i pensieri ormai privi di fede dell' Alto Inquisitore Huriel
di Schneiderburg, detto l' Inflessibile, mentre l' ira degli Inferi
pagani danzava intorno a lui, consumando gli abiti, i capelli, e poi
le carni e le ossa dei suoi confratelli. E in quello stesso istante
accadde l' impossibile: la pietra stava bruciando! Per azione
di quelle fiamme soprannaturali perfino i bassorilievi, e le statue,
e i pilastri avvizzivano, strinati di nero, ed evaporavano in dense
volute di fumo scuro che si contorcevano e si attorcigliavano su se
stesse come serpenti fossili sopravvissuti alla morte... Huriel lanció
grida isteriche e si gettó a terra, sul marmo ustionato e rovente, sprofondando
il viso nelle palme aperte e continuando a strillare:
- No! No! Va' via! Tu sei il Demonio! Sei il Principe delle Tenebre
in persona! Va' via!
Tutto intorno a lui i monaci, i guerrieri, le mura della Cattedrale
continuavano martellanti a urlare la loro agonia, mentre ardevano sul
rogo dell' annullamento finale... Tutto intorno, ovunque... Le fiamme
ovunque... L' Inferno... Nessuna via di fuga... Nessuna... La morte...
La Morte...
La Morte qui, ora!
Ormai nella mente di Huriel la certezza, la speranza del Paradiso si
era sbriciolata... Come una bambola di porcellana usata come uno scudo
per bloccare il colpo di un' ascia da guerra... La voragine del Nulla
eterno si spalancava ad inghiottire il suo breve futuro.
Eccolo! Mordreath Blackflame emerse dalle fiamme, camminando
a passo calmo e studiato, inesorabile, illeso da quell' inferno ardente,
Anticristo trionfatore di una blasfema, apocrifa Apocalisse. L' ira
che si sprigionava dal suo sguardo era al culmine, eppure... Eppure
conteneva la piú mostruosa delle promesse. Quello che vedi -
dicevano quegli occhi - non é che una frazione infinitesimale del
mio Potere.
Il Signore della Distruzione passó accanto al corpo martoriato di un
Templare, gettato scompostamente a terra, e infiló con noncuranza una
mano tra le fiamme che lo consumavano attraverso l' armatura. Mentre
grandi gocce di rubino gli colavano dal polso ferito, Mordreath estrasse
un pugnale dalla cintura del morto e lo lanció sul marmo del pavimento,
proprio di fronte a Huriel. Poi, gli occhi del Demone si fissarono negli
occhi del Sacerdote con intensitá ancora maggiore, e incenerirono quel
poco che era rimasto della sua mente.
Huriel l' Inquisitore, con lo sguardo delirante di un folle e la bocca
colante di bava, si gettó ad afferrare il pugnale. Poi, stringendolo
con incertezza nelle mani tremanti, se lo conficcó piú e piú volte nel
petto e nel ventre. E rideva. Il settimo colpo, infine, giunse
al cuore. Mentre un' ondata di sangue esplodeva dal suo corpo, si accasció
al suolo, morto, con il volto contratto in una smorfia di orrore. I
suoi occhi ormai ciechi sembravano contemplare il Nulla.
La luce dell' Alba tingeva di rosa i mostruosi pilastri anneriti dal
fuoco, accendeva di riflessi magnifici le grandi vetrate offuscate dal
fumo, tingeva di un nero impenetrabile le zone d' ombra, celando alla
vista i cadaveri ustionati. Le fiamme si stavano lentamente spegnendo,
il combustibile che le alimentava era esaurito. Erano rimasti soltanto
in due, nella Cattedrale: il Demone e la Ragazza.
Mordreath guardó Leanan, con quegli abissi rossi che erano i suoi occhi.
Leanan non ebbe il coraggio di ricambiare quello sguardo. Si gettó ai
suoi piedi piangendo il suo nome:
- Mordreath... Mordreath... Ti ho tradito... Ti ho tradito, lo so. Io
non volevo... Non volevo... Mi hanno costretta... Mi hanno minacciata...
Hanno detto che la mia anima é destinata all' Inferno... Non farmi soffrire
ancora... Uccidimi subito, ti prego. Uccidimi adesso.
Ma Mordreath rise. Una risata splendida, pura, che tintinnava argentina
sulla pietra. Si inginocchió davanti a lei, e la aiutó a rialzarsi.
- Sei stata una bambina sciocca, sai? Dovevi capirlo che le loro minacce
sono innocue, vane, come quelle di un uomo morto. Perché, vedi, la loro
anima é giá morta da molto, moltissimo tempo.
Le asciugó le lacrime con le labbra.
- Non fare cosí. Non é successo niente. Ho solo qualche graffio. Smetti
di piangere, ora. Lo sai che ti amo, Leanan.
Lei era confusa. Si sentiva sciocca, come una bambina impaurita. Ma
il ricordo di quelle fiamme d' ira non poteva abbandonarla cosí facilmente.
Quegli occhi rossi la sconcertavano piú che mai. Occhi di fuoco e di
ghiaccio, impassibili e mutevoli, specchio dell' anima e scudo impenetrabile,
ugualmente terribili sia quando spargevano morte e follia, sia quando
parlavano di amore eterno... Eppure lei amava teneramente quegli occhi
spaventosi, amava quella sensazione orribile di annegarci dentro. Si
sforzó di smettere di piangere.
Mordreath continuava a parlarle:
- Leanan. Ora ti mostreró l' eternitá che ti ho promesso. L' Eternitá.
É nostra.
Lui inizió a spogliarla. Lei non fece resistenza: voleva solo abbandonarsi
a lui, essere travolta dalla fiamma gelida e tiepida della sua anima
inumana. Il cuore di Leanan le martellava il petto. E fu completamente
nuda nella luce dell' Alba, al centro di quel groviglio vivo di nere
volte irraggiungibili.
- Ora ti mostreró come il popolo della Polvere Grigia si scambia la
promessa dell' Eternitá.
Mordreath sollevó il polso destro, ferito, che gocciolava lacrime rosse.
Lo posó sulle labbra di Leanan.
- Bevi!
E Leanan bevve, leccando con la lingua bramosa il fluido vitale dell'
Uomo-Demone, che le scendeva nella gola e le bruciava le viscere. Mordreath
la cinse con il braccio sinistro, chinó il capo, le bació il seno. Prima
con le labbra. Poi con i canini affilati. Dolore di carni tagliate.
Dolore e piacere. Ora Mordreath beveva il sangue di Leanan. E Leanan
beveva il sangue di Mordreath. La Vita li attraversava entrambi in un
unico flusso ardente. Cos' era il dolore? I loro cuori battevano all'
unisono. Dopo mille battiti, Mordreath si separó da lei. Ma solo per
un istante. Subito si riunirono.
Labbra contro labbra. Avevano la bocca piena di sangue. Il sangue
li univa in un unico essere.
Minuscole goccioline rosse scivolavano lungo il ventre delicato di Leanan,
scendendole dal seno. Piccoli, preziosi rubini di fuoco. Mordreath le
raccolse con un' unghia, e inizió a tracciare segni scarlatti sulla
sua pelle candida. Scriveva la Promessa dell' Eternitá.
Minuscole fiammelle eteree danzavano in cerchio intorno a loro. Il Rito
del Fuoco e del Sangue. Il cuore di Leanan batteva sempre piú forte.
Quello di Mordreath si adeguava al suo ritmo, poi rallentava, invitandola
a seguirlo, guuidandola per mano. I cuori del Maestro dei Misteri e
della sua giovane allieva suonavano a canone la Melodia della Vita.
Un intero Universo di fuoco scarlatto avvolgeva i sensi di Leanan, eccetto
il tatto. Il contatto ardente del corpo di Mordreath sulla pelle nuda
era l' unica sensazione che le restava, l' unico punto di riferimento
in quell' infinito Caos color sangue. La sua mente turbinava, trasportata
in un vortice. Miliardi di emozioni contrastanti attraversavano frenetiche
la sua anima, e subito svanivano, lasciando lunghe cicatrici filiformi.
Sentiva il proprio corpo fluttuare etereo, privo di peso e di consistenza.
Infiniti volti spaventosi si affacciavano nelle sue allucinazioni: tutti
avevano voragini di fuoco al posto degli occhi, dalla bocca di tutti
colava sangue.
E lei si aggrappava a Mordreath per non essere trascinata via, ma sentiva
che era lui a trascinarla sempre piú in lá, nel baratro della follia,
e oltre, fino ad un territorio ignoto popolato di incubi orribili e
seducenti che la mente umana non poteva contenere. Ma Mordreath non
si era ancora fermato, continuava a trascinarla. E finalmente, al centro
dell' infinito Nulla tinto di rosso, Leanan vide ergersi come un pinnacolo
nero l' Eternitá che Lui le prometteva. Un' immensa guglia monolitica
lacerava il vuoto come una lama, contorta e aggrovigliata come una cosa
viva, immortale albero-vampiro di fasci nervosi avvolti a spirale, Spada
Neonata piú antica del suo artefice, Embrione millenario dell' Entropia.
Megalitici bassorilievi cangianti ne istoriavano la superficie, popolati
di bestie fantastiche che nascevano e si amavano, uccidevano e si divoravano,
morivano, e le loro ceneri si disperdevano al vento, e poi immediatamente
risorgevano ad una nuova vita. E ricominciavano ad amare e ad uccidere,
per poi morire di nuovo. E rinascere. E morire. E rinascere. E morire.
E rinascere...
Nella mente e nell' anima di Leanan, la paura ebbe il sopravvento. Improvvisamente,
si staccó con forza da Mordreath, urlando di orrore:
- No! Non puó essere questa... Non puó essere questa l' Eternitá
che vuoi donarmi!
L' Elfo Nero sembrava sconvolto. Non trovava le parole per rispondere.
La guardó, implorante, quasi spaventato. Ma i suoi occhi erano voragini
incandescenti e le sue labbra, lorde di sangue, scoprivano canini acuminati.
Leanan vide la propria immagine riflessa in quegli occhi rossi, e invece
di se stessa vide un demone... Un Demone come lui, un Demone pallido
con il corpo nudo ricoperto di simboli arcani, e la bocca colante di
sangue caldo.
Gridó, indietreggió, si allontanó da lui.
Lui cercó con fatica le parole per chiamarla a sé:
- Leanan... Leanan, io ti amo... Non volevo farti del male... Non volevo
spaventarti... Io volevo solo mostrarti... Volevo mostrarti la mia Eternitá.
Io ti ho aperto la mia anima!
Per la prima volta, lei sentiva la sua voce tremare.
Cadde in ginocchio, nuda sulla fredda pietra. Piangeva, con il volto
nascosto nelle mani, e gocce di sangue che scendevano fra le dita, insieme
alle lacrime. Gli parlava, tra i singhiozzi:
- Quella che mi hai mostrato non puó essere l' Eternitá, non lo capisci?
Quella é solo un' atroce spirale di morte e di violenza... Ho visto
l' Inferno nella tua anima.
Lui le si avvicinó, la abbracció, sedendosi a terra. Si sforzava di
calmarsi, ma il suo respiro era affannoso.
Inoltre aveva perso molto sangue e molte energie, e ormai si sentiva
debole.
- Non fare cosí. Non fare piú cosí, amore mio, ti prego. Devi dimenticare
queste bugie sulla Morte e sull' Inferno. Saremo eternamente felici
insieme. Andremo lontano, oltre le Montagne di Bronzo, nelle Foreste
di Smeraldo dove gli Elfi Silvani vivono ancora felici alla luce del
Sole. Nessuno di quei preti malvagi potrá mai piú farci del male. Nessuno
potrá turbare la nostra felicitá.
Leanan si sottrasse al suo abbraccio, lo allontanó bruscamente.
- É possibile che tu non riesca a capire? Proprio non capisci
cosa mi stai chiedendo? Tu sei come una creatura delle Tenebre, come
un' animale predatore. La tua vita, la tua libertá, sono quelle di chi
non puó distinguere il Bene dal Male. Tu spargi Morte e distruzione
per rabbia o per capriccio, prendi quello che vuoi dal Mondo senza curarti
del resto. Io non sono come te. Io sono un essere umano. Non
posso rinunciare alla mia Razionalitá, alla mia Umanitá, per seguirti
in questa girandola di Vita e di Morte. La tua vera Immortalitá é nel
non chiederti se sarai vivo domani. Io non posso vivere in questo modo...
Non posso... Perdonami...
Mordreath Blackflame, il Rinnegato delle Montagne di Cenere, Signore
decaduto degli Elfi Neri della Polvere Grigia, si alzó in piedi. I suoi
occhi, quegli occhi rossi e inumani, simili a globi incandescenti incastonati
in orbite feline, piangevano. E le lacrime che scendevano lungo tutto
il suo corpo erano minuscole gocce di cristallo che riflettevano la
luce del mattino.
Erano identiche alle lacrime della fanciulla che gli stava di fronte.
- Ho compassione - disse - della miseria degli uomini.
Le volse le spalle, agitando i capelli rossi come una scia di fuoco.
Poi, camminando lentamente, svaní nell'esile spazio dell'Ombra tra due
raggi di Luce.
Leanan rimase sola, nuda sul pavimento di pietra della Cattedrale, tra
i neri pilastri piú alti del Cielo e i cadaveri carbonizzati, mentre
al di fuori delle grandi vetrate policrome l'intera cittá bruciava.
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