ACCHIAPPA L'AFFARONE
 
di Samuel Braconi
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Era una notte calda e tranquilla nel deserto di Vorth, la classica notte in cui gli scorpioni rossi se ne vanno allegramente in cerca di vittime e troppo simile a tutte le notti normali da far capire immediatamente ad un uomo dotato del senso medio del pericolo che un qualcosa di terribile stava per aprire la porta della concretezza, con tutta l'intenzione di manifestarsi nel mondo.
Mentre in superficie si aspettava, qualche decina di metri al di sotto della sabbia, nel cuore del Super Segretissimo Tempio della Perduta Setta degli Inconoscibili Adoratori dell'Immorale Dio Ameroth (denominazione, questa, che aveva creato un bel po' di problemi durante la campagna pubblicitaria della scorsa primavera a causa del fatto che il nome della Setta occupava tutto lo spazio concesso dagli sgargianti volantini color rosa shocking acquistati dall'Economo, con conseguente sacrificio dell' Economo stesso nel successivo rito per festeggiare il nuovo anno, e che era diventata la psicosi dell'attuale Sommo Esecutore, tanto da spingerlo a chiedersi se non era il caso di cambiare il nome della Setta in "Gli Amici di Ameroth" o qualcosa di simile), tutto sembrava procedere nel migliore dei modi.
Il programma della serata, redatto su un foglio di pelle che ricordava troppo una schiena umana per non insinuare qualche dubbio amletico in coloro che leggevano, prevedeva un'eccitante rassegna di intonazioni alla divinità, sacrifici umani, automutilazioni ed orge, il tutto seguito da abbondanti libagioni fornite grazie a un adepto che, sbaraccata la sua attività di locandiere, aveva fatto dono alla Setta di tutto ciò che avesse una benché minima gradazione alcolica.
A questo punto, non sarebbe possibile comprendere il perché di tutta questa nostra attenzione su una tale banale festicciola popolare, senza dare una rapida sbirciata alla parte più interna e non illuminata del suddetto tempio. Qui, in mezzo ad un numero pari a infinito di corridoi senza uscita, trabocchetti, carcasse umane gioiosamente infilzate su aste sacre d'argento, e topi delle dimensioni di un alano, si ergevano maestose le due ante dell'enorme portone di puro piombo che immetteva nella Grande Sala. Questa era il luogo più maestoso del tempio, il più sacro, nonché l'unico assolutamente privo degli scherzetti dotati di lame che sbucavano da ogni mattonella del pavimento e delle pareti, praticamente in ogni angolo della imponente costruzione dedicata all'Immorale Ameroth, che era, oltreché sanguinario, violento, crudele ed, appunto, immorale, anche dotato di un suo particolarissimo senso dell'umorismo.
Ma torniamo alla Grande Sala. L'ultimo plenilunio del mese, prima dell'alba, quando gli astri erano in congiunzione, il dio ben disposto ed il numero di vergini sacrificali sufficiente, era tradizione secolare svolgervi cerimonie che radunavano gente incappucciata e nerovestita proveniente da ogni angolo del deserto (del resto, provate voi a vivere tutta la vita in mezzo alla sabbia in compagnia solo di avvoltoi e radici contorte dal calore, e poi ditemi se non sareste disposti a infilarvi un lenzuolo nero ed un paio di corna di capra in testa pur di movimentare un po' la serata).
Guarda caso, la data fatidica cadeva proprio quella notte ed in tutto il labirintico complesso sotterraneo, a parte lo zampettare incessante delle orde di scarafaggi, regnava un silenzio di tomba, mentre, rinchiusi nella Grande Sala, i fedeli in adorazione attendevano il completamento dell'ancestrale rito. Allora il portone si sarebbe aperto, ed essi si sarebbero dispersi in tutti gli angoli del tempio per portare lo spirito della loro divinità alla dimora che gli era propria, oltre che, ovviamente, a dedicarsi fra un anfratto e l'altro alle sconcezze più estreme che chili e chili di incenso e droghe più o meno pesanti potevano suggerire alla coscienza umana.
Per le povere ed antiche pietre calcaree del salone antistante, abituate da innumerevoli anni alla solita routine, fu, quindi, un vero shock da ricovero psichiatrico immediato vedere il massiccio portone aprirsi in due verso l'esterno come una noce di cocco e quelle che una volta ne erano le due ante schiantarsi rovinosamente a terra con un fragore che avrebbe benissimo svegliato gli Antichi Draghi dall'altra parte del continente. Una nuvola di sabbia e polvere di roccia, più densa della nebbia che un turista avrebbe potuto trovare a Times Square in pieno inverno, inondò i corridoi antistanti ricoprendoli di un leggerissimo velo biancastro e, grazie a chissà quale dio, ricoprendo le innominabili schifezze di cui questi erano disseminati.
Quando finalmente la visibilità cominciò a tornare verso la normale, tipica penombra di un qualsiasi tempio sotterraneo quasi totalmente privo di torce, bracieri e lampade al neon, si poterono scorgere quattro figure emergere in tutta fretta dalla Grande Sala seguite a breve distanza da un vivace corteo di gente urlante e intenta a battere i piedi. Inviterei chiunque ora pensasse ad una tradizionale processione a riflettere sul fatto che questa, solitamente, si caratterizza per la presenza di ceri, di gente annoiata, di bambini pestiferi, di una banda musicale economica, e di religiosissime nonnette ultra novantenni. Gli allegri inseguitori, sebbene anch'essi dotati di maestosi ceri per ovvie necessità luminose, erano, invece, svegli, arzilli, forniti in vario modo di sciabole, picche, spranghe, coltelli sacrificali, simboli sacri, paletti di legno, frecce avvelenate, e seguiti dall'accompagnamento musicale di due corni caproni che si erano lanciati con rinnovata passione nell'esecuzione del più classico segnale di Allarme-Sacrileghi!
Senza dubbio la nottata prometteva interessanti sviluppi per le quattro future vittime sacrificali che sfrecciavano lungo i corridoi scavati nella roccia a una velocità normalmente inconcepibile per gli appartenenti alla mediocre razza umana. Ovviamente, chi aveva fatto questa stima non aveva mai valutato i prodigiosi effetti che qualche litro di adrenalina poteva produrre in un corpo che avvertiva il profumo della tomba pochi metri dritto dietro di sé.
- Vanish! Incommensurabile pezzo d'idiota!
Tale corposo apprezzamento, che echeggiò in tutta l'antica costruzione insieme ad un poco simpatico scricchiolio di assestamento delle numerose tonnellate di blocchi di pietra, era opera del giovane uomo dai lunghi capelli neri che si trovava in testa al gruppetto e che, dal braccio destro teso, proiettava davanti a sé una piccola sfera di una magica luce bianca. Questo, le decine di metri di filo d'argento utilizzati per ricamare fiamme e rune magiche sul suo mantello nero, e le innumerevoli sacche di pelle fissate alla cintura dei suoi pantaloni, anch'essi neri, potevano far nascere il sospetto che si aveva a che fare con un mago. E tale era infatti Catrayo Meriya, giovane e promettente stregone del Circolo del Cono di Cristallo che ora, grazie ai suoi ineguagliabili poteri cosmici e un po' di sana logica spicciola, intravedeva nel suo prossimo futuro al posto di onore e gloria un dannatissimo coltello piantato nella giugulare.
Qualche decina di passi indietro, saltellando con elegante stile ladresco tra l'immondizia e i resti abbandonati di curiosi esseri una volta viventi, l'oggetto dell'ira del nero stregone arrancava sbuffando, quasi sommerso dal mucchio di roba che stringeva al petto.
- Andiamo Catrayo (anf), non mi sembra (anf) il caso di farne (anf) una filippica - rispose Vanish in modo innocente. Lo stregone gli schioccò un occhiataccia che avrebbe tranquillamente perforato il cemento, non prima, però, di aver schivato un nugolo di frecce che avevano scelto come bersaglio preferito la sua colonna vertebrale.
- Tu... vuoi deciderti a mollare quella roba, o no?!
L'esperto avventuriero considerò con flemma la questione.
- Che? Scherzi? Dopo tutta questa faticaccia? Non se ne parla -. Arrischiò una occhiata veloce indietro, e si vide arrivare addosso una scure da lancio che gli mancò l'orecchio sinistro per pochi centimetri.
- Wow! Accidenti, questi non demordono - commentò. - Branco di accattoni, far tanto baccano per quattro pietruzze!
Un terrificante scricchiolio proveniente dalle loro spalle interruppe la concitata discussione ed indusse il quartetto a voltarsi, giusto in tempo per vedere un'intera colonna di marmo grigio, con tanto di grifoni che reggevano dei teschi magistralmente scolpiti nel capitello, sorvolarli di un metro scarso e schiantarsi con un trionfante boato proprio davanti a loro, ostruendo uno dei passaggi che si erano candidati al titolo di via di fuga.
- Grandioso! Giganti del Deserto! - Fu il commento sprezzate di un alto giovane in armatura che procedeva quasi al fianco del mago. Zayghel Enithal indossava coprispalla, un pettorale di metallo, guanti che lui declamava essere di pelle di drago (anche se non vi era nessuno su Arbagos che finora se l'era bevuta), e un paio di stivali corazzati in metallo che facevano assomigliare il suo passo a quello di un panzer tedesco.
- Ma come fanno ad essere quaggiù? - Domandò stupefatta l'ultima componente del quartetto, una sacerdotessa dalla chioma biondo cenere appena sfornata dall'Università Clericale di Zort, proverbiale dispensatrice di indifesi pretini che tentavano inutilmente di portare un minimo di ragione in quel mondo psicopatico.
Zayghel si ripromise di dare qualche lezione di sopravvivenza nei dungeon a quella pivellina, ma per il momento era impegnato ad usare eroicamente, da vero macho, il suo spadone a mo' di tergicristallo per parare l'arrivo in traiettoria parabolica di varie suppellettili ed arredi che stavano piovendo addosso al gruppo.
- Tesoro - Vanish sgusciò al suo fianco, sempre attento a mantenere una stretta da cobra constrictor sul suo bottino - in questi posti ci sono più entrate segrete, che libri contabili contraffatti nella bottega di un commercialista!
- Di qua!
Catrayo si fiondò in un corridoio laterale seguito dal resto della truppa nonché, altrettanto prontamente, dalla marea di adoratori del dio desiderosi di far loro la festa.
Mentre tutto il Super Segretissimo Tempio brulicava di vita come non mai, il Sommo Esecutore, rimasto solo nella Grande Sala a contemplarne la devastazione, si fregava le mani ed era ormai prossimo alla commozione. Non solo avrebbe potuto disporre altri quattro volontari per il sacrificio di quella notte, non solo il caos scatenato da quegli idioti avrebbe eccitato gli spiriti dei suoi discepoli, ma egli in persona avrebbe offerto al suo dio quattro sacrileghi che avevano osato l'inosabile: toccare il sacro tesoro di Ameroth custodito all'interno del ventre della statua del dio. Si aggiustò il teschio caprino sulla testa in modo da avere un aspetto ancora più ripugnante, se mai ciò fosse stato possibile, e rise. Rise fragorosamente, rise così forte che non vide uno dei mattoni del soffitto, dissestato dalla precedente esplosione, staccarsi e piombargli diritto sul cranio. Complici il fervore religioso e l'imminente commozione, celebrale, questa volta, il Sommo Esecutore svenne sghignazzando gioiosamente ripetendosi che i sacrileghi avrebbero pagato anche per questo.

Nel frattempo, in una delle sale minori del Tempio i contendenti erano arrivati ad una fase di stallo. Dopo un paio di chilometri percorsi zigzagando tra la labirintica serie di corridoi e camere del livello inferiore, che recavano delle frecce segnaletiche dalle forme più improbabili con l'assurda indicazione di qua o di là, esaurita la pazienza, e, soprattutto, il fiato, i quattro fuggitivi si erano decisi a passare allo scontro fisico.
Uno dei giganti, che si era arrischiato, tra i primi, a farsi avanti con un'altra colonna di marmo fra le braccia (cosa che indusse i più a chiedersi con disagio quante colonne erano necessarie per reggere un soffitto di pietra), ricevette come immediata risposta una Sfera di Fuoco dritta sulle gengive. Quando il fumo e le fiamme si furono dissipate, il poco che rimaneva della faccia del gigante se ne fuggì urlando e portando con sé il resto del corpo.
Zayghel, intanto, si era gettato a testa bassa in mezzo al secondo gruppo di ardimentosi assalitori esibendosi, insieme alla sua inseparabile lama, da lui affettuosamente chiamata Apocalisse, nel suo famoso Attacco a Centrifuga, e mulinando fendenti in ogni direzione dello spazio conoscibile dalla geometria moderna. Fu un'esibizione molto breve ma intensa e gli avversari desistettero subito poiché si sentivano a pezzi. Letteralmente.
Ora i due gruppi erano separati da un cospicuo cumulo di detriti, cocci di reliquie sacre e cadaveri, benché fosse difficile ai contendenti distinguere queste tre cose nel macello della situazione.
- Dov'è quel tombarolo da strapazzo di Vanish? E' colpa sua se siamo sepolti in questa stramaledetta fogna piena di fanatici! - Gridò Catrayo mentre infilzava distrattamente con i suoi Dardi di Ghiaccio tutto ciò che, ancora respirante, tentava di avvicinarsi.
Pochi metri davanti a lui, Zayghel si esibì in uno spettacolare home run con la collaborazione della testa di uno sfortunato adoratore, poi si voltò per rispondergli con un ghignò maligno, soddisfatto della traiettoria che l'oggetto volante aveva preso. - Bah! Credo che sia ruzzolato lungo la scalinata alcuni minuti fa.
- Ah, ecco cos'era quel botto - dedusse scientificamente tra sé il mago dirigendosi a grandi passi verso l'estremità del salone opposta all'area della battaglia. Se Vanish era esperto in qualcosa, quella era l'arte di svignarsela nell'ombra nel bel mezzo del combattimento, lasciando che gli altri facessero tutto il lavoro e prendessero le peggio mazzate al suo posto. Eh no, non stavolta. Stava giusto decidere il voltaggio della scossa da usare per rianimare quell'inutile rubagalline quando un grido femminile lacerò l'aria e si schiantò come un'auto da formula uno contro il suo timpano.
- Eeehiiii! Qualcuno si vorrebbe occupare di meeeee?!!
- Ma cosa...
Vide l'impavida sacerdotessa di Zort percuotere eroicamente l'aria attorno a sé con il suo bastone di frassino sacro, mentre davanti a lei, a debita distanza, un assortimento vario di adepti e mostriciattoli umanoidi inferiori si domandava allibito se fosse il caso di dedicarsi ad avversari più seri.
- Uh? Lita? Problemi? - Chiese cortesemente Catrayo con puro flemma inglese, sinceramente inconsapevole.
- Ssiiiii!
- Va bene. Va bene - fece il giovane stregone scaricando contro gli inconsapevoli bersagli un Cono d'Acqua stile onda anomala che li trascinò dall'altra parte della barricata, portando con sé numerosi altri che ne erano appena scesi, e inzuppando anche il povero Zayghel che, fradicio, emerse dalle acque come Venere, con la differenza di un sesso diverso e qualche decina di chili di muscoli sparsi per il corpo in più.
- Catrayo! - Sputacchiò paonazzo il guerriero. - Se riesco a metterti...
- Dopo. Ora ho da fare - puntualizzò questi mentre si lanciava dall'alta scalinata e planava magicamente sul pianerottolo sottostante, dove scovò Vanish intento a raccogliere con fare professionale da vera gazza ladra ogni cosa luccicante che riusciva a intravedere. Questi era così assorto nel suo lavoro, che non si accorse minimamente della presenza inquietante dietro di sé. Del resto, quando si ha tra le mani una ricchezza che ti permette di acquistare metà della regione in cui ti trovi, difficilmente si riesce a considerare qualcos'altro oltre alla incommensurabile lussuria potenzialmente ottenibile.
- E così tentavi di filartela, eh?
Dall'oscurità calò su di lui una voce affilata come una ghigliottina francese.
- Argh! - Come morso da un'intera famigliola di tarantole, l'avventuriero si alzò di scatto, piroettò su sé stesso, scivolò, rovinò con un tonfo sordo sul pavimento di pietra, e fu ricoperto da una cascata di pietre preziose. - Catrayo! Ti sembrano scherzi da fare? Ora dovrò ricominciare da capo - piagnucolò.
- Non credo di aver capito bene - sussurrò con tenebrosa calma lo stregone e rafforzò quel concetto inespresso con la scarica elettrica ad alto potenziale precedentemente preparata e calibrata.
Quando, un minuto dopo, ebbe terminato di sfrigolare e fumare come una bistecchiera, Vanish si mise finalmente al lavoro.
- E' un'idea assurda - brontolò mentre esaminava le pareti.
- Sei stato tu a dire che questi posti sono pieni zeppi di passaggi segreti, no? E poi il mio mana è quasi esaurito. Quindi, zitto e lavora, se ci tieni a rivedere la luce del sole. Zay non riuscirà a trattenerli ancora per molto.
Lo stregone era levitato fino a metà della scalinata e tendeva l'orecchio per intuire l'andamento della battaglia. Dal numero di gemiti e grida di dolore sconosciute dedusse che Zayghel se la stava cavando piuttosto bene, mentre di Lita non riusciva a percepire il minimo grido isterico.
- Sì, come se bastasse premere una mattonella, così, a caso per trovare... - Vanish si appoggiò al muro... e cadde in avanti. L'inconfondibile rumore che produce lo schianto di una fronte umana su un pavimento di pietra rimbombò in tutta quell'ala del tempio come un segnale di trionfo per la squadra ospite.
- Ecco, quanto ci voleva? - Esclamò Catrayo mentre svolazzava fino al luogo del combattimento. - Basta giocare, ragazzi! - Chiamò. - Ce la filiamo!
Nell'immane macello umano di quella stanza, vide la folla di assalitori aprirsi in due e Zayghel avanzare verso la scalinata a passo di carica, affettando e mozzando con la spada, e con Lita caricata a mò di sacco di farina sulle ampie spalle.
- Giù! - Indicò al guerriero che si lanciò giù per la scalinata senza perdere tempo: sapeva bene che Catrayo si sarebbe lanciato nel suo tipico fatevi sotto!
Quella che seguì da questo momento fu la più colossale ondata di fuoco che un qualsiasi tempio del continente abbia mai sperimentato. Questo per due ragioni: la prima, era che pochi maghi erano in grado di lanciare l'incantesimo Inferno; la seconda, era che pochissimi maghi erano tanto pazzi da lanciare un tale incantesimo in un tempio dedicato ad una divinità talmente rognosa come Ameroth. Spesso lui non apprezza tali goliardate, specie nei suoi confronti.
Comunque, l'attuale problema di Catrayo e compagnia, era sbucare il più lontano possibile dalle grinfie del Sommo Esecutore e dei suoi fedelissimi seguaci, e così non si preoccupavano così tanto dell'ira del dio.
- Che botto, Catrayo! - Esclamò Lita piena di falsa ammirazione e di più genuino timore nei confronti dello stregone.
- Si - ammise questi mentre percorrevano di corsa il corridoio in salita - è stato un discreto successo.
- Ma non definitivo - concluse Zayghel mentre si massaggiava la testa dolente. - Mentre stavo richiudendo il passaggio ho scorto un gruppo di calorosi ammiratori che scendeva in tutta fretta la scalinata. Non ci metteranno molto a capire come siamo spariti.
Il mago propose di aumentare l'andatura.
- A proposito, non immaginavo che ti saresti lasciato cogliere alle spalle - osservò sarcastico accennando al bernoccolo formato pallina da tennis che il guerriero si ritrovava sul retro del capo.
- Infatti, non è così - spiegò questi.
- Cosa?
- Lita è molto più pericolosa di quello che immagini, specie se lasciata sola a mulinare quella specie di mattarello ad occhi chiusi - ringhiò animalescamente dietro di sé in direzione della minuta sacerdotessa che ebbe la colpevole dignità di arrossire.
Lontano, in fondo alla fine del corridoio, comparve una seducente luce.
- Uh, oh! - Esclamò Vanish, giungendovi come sempre per primo quando si trattava di fughe. - Vicolo cieco.
- Che?! - Gridò in coro angelico il terzetto rimanente.
La preoccupazione per l'ira del dio irritato ritornò cozzando contro il loro cervello come un boomerang australiano quando diedero un'occhiata al grande locale semisferico in cui erano sbucati, talmente ricoperti di ragnatele e di polvere da apparire ad un osservatore ignaro degli avvenimenti come dei giganteschi bachi da seta.
- Non c'è neanche una piastrella fuori posto! - proferì Zayghel frustrato. - Come ce la svigniamo adesso?
Ma la battuta più pregnante fu l'esclamazione che Vanish pronunciò nel più puro dialetto in voga nei vicoli malfamati della capitale. - E che è 'sta roba? - Disse accostandosi ad una intricata giungla di pulegge, catene, giganteschi ingranaggi, leve dalle forme più assurde, e diagrammi tecnici più o meno razionali e ideali come test psichiatrici.
- Tornare indietro non sarebbe salutare - lo stregonesco umano si infilò un paio di accademici occhialetti per leggere un papiro che aveva raccolto. - Mi domando a cosa serva questo... Sembra un meccanismo di trascinamento.
- Eh? - Domandarono inebetiti gli altri.
- Cose da maghi - rispose Catrayo. - Zayghel e Vanish, sorvegliate il corridoio da cui siamo venuti. Lita, tu scovami qualsiasi cosa che abbia un aspetto leggibile. Avanti, marsh!
- Si capitano! - La compagnia scattò beffarda sull'attenti, per poi dedicarsi ognuno ai propri compiti.

Qualche centinaio di metri più lontano, ed una decina di minuti dopo, il Sommo Esecutore, che aveva sostituito il caratteristico teschio caprino con un bendaggio a mo' di turbante, era prossimo al collasso cardio-cricolatorio.
- Spariti? Come sarebbe a dire spariti? - Egli vomitò la domanda in faccia ai pochi discepoli superstiti le cui deplorevoli ed oneste scuse non lo soddisfacevano affatto. Se quei bastardi fossero riusciti a scappare sarebbe toccato a lui prendere il loro posto sull'altare sacrificale di basalto. Quello era un grande onore per un Sommo Esecutore, ma lui non si sentiva ancora degno e, tanto meno, pronto.
Stava giusto terminando di minacciare i suoi sottoposti, quando in tutto il tempio si scatenò un colossale terremoto, che fece shakerare tutto ciò che non era fissato saldamente al terreno, adoratori del dio compresi.
- Q-q-qualcuno ha dimenticato di nutrire il Supremo Verme? - Balbettò tra un urto e l'altro il Sommo Esecutore, inconsapevole che quelle altisonanti parole sarebbero state il suo epitaffio.
Le rocce si frantumarono, e la sabbia penetrò da ogni anfratto.
In superficie, su una collina illuminata dai primi raggi del sole, quattro figure ammirarono lo spettacolo imponente dell'ex Super Segretissimo Tempio che affondava nella sabbia e ne veniva interamente ricoperto, con il risucchio di un gigantesco servizio igienico.

- Che spettacolo imponente - ammirò estatica Lita.
- Un ottimo colpo di taglio, Zay - commentò Catrayo, togliendosi gli occhialini e riponendoli nelle pieghe del mantello.
- Non avevo dubbi. In fondo la tua spada è la cosa più fottutamente magica dell'intero multiverso - fece Vanish.
- Grazie - gongolò il guerriero. - Anche se non ho capito, quello che è successo.
- Semplice! - Fece lo stregone con fare da divulgatore scientifico. - Molti secoli fa, gli antichi architetti avevano progettato un sistema per proteggere il loro tempio, facendolo scendere sottoterra. Però, non era previsto che in quest'area sarebbe arrivato il deserto. Così, è bastato tagliare la catena che teneva in stand by il meccanismo per far sì che la sabbia in cerca di un nuovo equilibrio si riversasse sul tempio seppellendolo. E' stata una fortuna, poi, che quella catena passasse attraverso un corridoio di areazione esterno!
Quella sarebbe stata considerata la fine dei seguaci di Ameroth, se Vanish non avesse indicato alcune forme scure che emergevano insetticamente strisciando dalla sabbia.
- Sono peggio degli scarafaggi! Ma non finiscono mai? - Disse il sorpreso Zayghel.
- Ameroth è piuttosto di moda da queste parti - spiegò Lita sfogliando l'Atlante delle Religioni, dotazione standard di ogni brava sacerdotessa dedita al proselitismo - sarà meglio per noi non vantarci troppo di tutto questo nei prossimi giorni.
- Beh, non so voi, ma l'uso della magia mette un certo appetito. Conosco una buona locanda ad un paio di giorni ad est di qui. - Tese il braccio. - Potremmo affittare qualche cavalcatura locale in quell'oasi laggiù.
- Certo, se Vanish non avesse speso tutti i nostri pezzi d'oro nella bottega Arraffa pure ciò che vuoi per acquistare in saldo una maledetta mappa segreta con la scritta Acchiappa l'affarone! Il perduto tesoro del deserto.
- Se qualcuno non mi avesse impedito di raccogliere le mie gemme, a quest'ora potremmo vivere di rendita - protestò il vagabondo. - Comunque, non è andata così male.
Estrasse dalla cintura un rubino delle dimensioni di un'arancia.
- E quello dove lo tenevi? - Insinuò furbescamente Catrayo.
- Segreti del mestiere, mago.
- Perfetto! - Zayghel si fregò le mani. - Vanish, per un pezzo offrirai tu. Andiamo!
Si incamminarono di buona lena, con l'avventuriero che seguiva il terzetto a poca distanza.
"Che razza di spilorci!" Pensò mentre canticchiava sottovoce A dagger under the moon, scherzoso motivetto popolare ispirato agli assassini della capitale.
Il gruppo si incamminò, così, verso un'alba rosso sangue, come nella più eroica delle conclusioni.

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