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ACCHIAPPA
L'AFFARONE
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Era
una notte calda e tranquilla nel deserto di Vorth, la classica notte
in cui gli scorpioni rossi se ne vanno allegramente in cerca di vittime
e troppo simile a tutte le notti normali da far capire immediatamente
ad un uomo dotato del senso medio del pericolo che un qualcosa di terribile
stava per aprire la porta della concretezza, con tutta l'intenzione
di manifestarsi nel mondo.
Mentre in superficie si aspettava, qualche decina di metri al di sotto
della sabbia, nel cuore del Super Segretissimo Tempio della Perduta
Setta degli Inconoscibili Adoratori dell'Immorale Dio Ameroth (denominazione,
questa, che aveva creato un bel po' di problemi durante la campagna
pubblicitaria della scorsa primavera a causa del fatto che il nome della
Setta occupava tutto lo spazio concesso dagli sgargianti volantini color
rosa shocking acquistati dall'Economo, con conseguente sacrificio dell'
Economo stesso nel successivo rito per festeggiare il nuovo anno, e
che era diventata la psicosi dell'attuale Sommo Esecutore, tanto da
spingerlo a chiedersi se non era il caso di cambiare il nome della Setta
in "Gli Amici di Ameroth" o qualcosa di simile), tutto sembrava procedere
nel migliore dei modi.
Il programma della serata, redatto su un foglio di pelle che ricordava
troppo una schiena umana per non insinuare qualche dubbio amletico in
coloro che leggevano, prevedeva un'eccitante rassegna di intonazioni
alla divinità, sacrifici umani, automutilazioni ed orge, il tutto seguito
da abbondanti libagioni fornite grazie a un adepto che, sbaraccata la
sua attività di locandiere, aveva fatto dono alla Setta di tutto ciò
che avesse una benché minima gradazione alcolica.
A questo punto, non sarebbe possibile comprendere il perché di tutta
questa nostra attenzione su una tale banale festicciola popolare, senza
dare una rapida sbirciata alla parte più interna e non illuminata del
suddetto tempio. Qui, in mezzo ad un numero pari a infinito di corridoi
senza uscita, trabocchetti, carcasse umane gioiosamente infilzate su
aste sacre d'argento, e topi delle dimensioni di un alano, si ergevano
maestose le due ante dell'enorme portone di puro piombo che immetteva
nella Grande Sala. Questa era il luogo più maestoso del tempio, il più
sacro, nonché l'unico assolutamente privo degli scherzetti dotati di
lame che sbucavano da ogni mattonella del pavimento e delle pareti,
praticamente in ogni angolo della imponente costruzione dedicata all'Immorale
Ameroth, che era, oltreché sanguinario, violento, crudele ed, appunto,
immorale, anche dotato di un suo particolarissimo senso dell'umorismo.
Ma torniamo alla Grande Sala. L'ultimo plenilunio del mese, prima dell'alba,
quando gli astri erano in congiunzione, il dio ben disposto ed il numero
di vergini sacrificali sufficiente, era tradizione secolare svolgervi
cerimonie che radunavano gente incappucciata e nerovestita proveniente
da ogni angolo del deserto (del resto, provate voi a vivere tutta la
vita in mezzo alla sabbia in compagnia solo di avvoltoi e radici contorte
dal calore, e poi ditemi se non sareste disposti a infilarvi un lenzuolo
nero ed un paio di corna di capra in testa pur di movimentare un po'
la serata).
Guarda caso, la data fatidica cadeva proprio quella notte ed in tutto
il labirintico complesso sotterraneo, a parte lo zampettare incessante
delle orde di scarafaggi, regnava un silenzio di tomba, mentre, rinchiusi
nella Grande Sala, i fedeli in adorazione attendevano il completamento
dell'ancestrale rito. Allora il portone si sarebbe aperto, ed essi si
sarebbero dispersi in tutti gli angoli del tempio per portare lo spirito
della loro divinità alla dimora che gli era propria, oltre che, ovviamente,
a dedicarsi fra un anfratto e l'altro alle sconcezze più estreme che
chili e chili di incenso e droghe più o meno pesanti potevano suggerire
alla coscienza umana.
Per le povere ed antiche pietre calcaree del salone antistante, abituate
da innumerevoli anni alla solita routine, fu, quindi, un vero shock
da ricovero psichiatrico immediato vedere il massiccio portone aprirsi
in due verso l'esterno come una noce di cocco e quelle che una volta
ne erano le due ante schiantarsi rovinosamente a terra con un fragore
che avrebbe benissimo svegliato gli Antichi Draghi dall'altra parte
del continente. Una nuvola di sabbia e polvere di roccia, più densa
della nebbia che un turista avrebbe potuto trovare a Times Square in
pieno inverno, inondò i corridoi antistanti ricoprendoli di un leggerissimo
velo biancastro e, grazie a chissà quale dio, ricoprendo le innominabili
schifezze di cui questi erano disseminati.
Quando finalmente la visibilità cominciò a tornare verso la normale,
tipica penombra di un qualsiasi tempio sotterraneo quasi totalmente
privo di torce, bracieri e lampade al neon, si poterono scorgere quattro
figure emergere in tutta fretta dalla Grande Sala seguite a breve distanza
da un vivace corteo di gente urlante e intenta a battere i piedi. Inviterei
chiunque ora pensasse ad una tradizionale processione a riflettere sul
fatto che questa, solitamente, si caratterizza per la presenza di ceri,
di gente annoiata, di bambini pestiferi, di una banda musicale economica,
e di religiosissime nonnette ultra novantenni. Gli allegri inseguitori,
sebbene anch'essi dotati di maestosi ceri per ovvie necessità luminose,
erano, invece, svegli, arzilli, forniti in vario modo di sciabole, picche,
spranghe, coltelli sacrificali, simboli sacri, paletti di legno, frecce
avvelenate, e seguiti dall'accompagnamento musicale di due corni caproni
che si erano lanciati con rinnovata passione nell'esecuzione del più
classico segnale di Allarme-Sacrileghi!
Senza dubbio la nottata prometteva interessanti sviluppi per le quattro
future vittime sacrificali che sfrecciavano lungo i corridoi scavati
nella roccia a una velocità normalmente inconcepibile per gli appartenenti
alla mediocre razza umana. Ovviamente, chi aveva fatto questa stima
non aveva mai valutato i prodigiosi effetti che qualche litro di adrenalina
poteva produrre in un corpo che avvertiva il profumo della tomba pochi
metri dritto dietro di sé.
- Vanish! Incommensurabile pezzo d'idiota!
Tale corposo apprezzamento, che echeggiò in tutta l'antica costruzione
insieme ad un poco simpatico scricchiolio di assestamento delle numerose
tonnellate di blocchi di pietra, era opera del giovane uomo dai lunghi
capelli neri che si trovava in testa al gruppetto e che, dal braccio
destro teso, proiettava davanti a sé una piccola sfera di una magica
luce bianca. Questo, le decine di metri di filo d'argento utilizzati
per ricamare fiamme e rune magiche sul suo mantello nero, e le innumerevoli
sacche di pelle fissate alla cintura dei suoi pantaloni, anch'essi neri,
potevano far nascere il sospetto che si aveva a che fare con un mago.
E tale era infatti Catrayo Meriya, giovane e promettente stregone del
Circolo del Cono di Cristallo che ora, grazie ai suoi ineguagliabili
poteri cosmici e un po' di sana logica spicciola, intravedeva nel suo
prossimo futuro al posto di onore e gloria un dannatissimo coltello
piantato nella giugulare.
Qualche decina di passi indietro, saltellando con elegante stile ladresco
tra l'immondizia e i resti abbandonati di curiosi esseri una volta viventi,
l'oggetto dell'ira del nero stregone arrancava sbuffando, quasi sommerso
dal mucchio di roba che stringeva al petto.
- Andiamo Catrayo (anf), non mi sembra (anf) il caso di farne (anf)
una filippica - rispose Vanish in modo innocente. Lo stregone gli schioccò
un occhiataccia che avrebbe tranquillamente perforato il cemento, non
prima, però, di aver schivato un nugolo di frecce che avevano scelto
come bersaglio preferito la sua colonna vertebrale.
- Tu... vuoi deciderti a mollare quella roba, o no?!
L'esperto avventuriero considerò con flemma la questione.
- Che? Scherzi? Dopo tutta questa faticaccia? Non se ne parla -. Arrischiò
una occhiata veloce indietro, e si vide arrivare addosso una scure da
lancio che gli mancò l'orecchio sinistro per pochi centimetri.
- Wow! Accidenti, questi non demordono - commentò. - Branco di accattoni,
far tanto baccano per quattro pietruzze!
Un terrificante scricchiolio proveniente dalle loro spalle interruppe
la concitata discussione ed indusse il quartetto a voltarsi, giusto
in tempo per vedere un'intera colonna di marmo grigio, con tanto di
grifoni che reggevano dei teschi magistralmente scolpiti nel capitello,
sorvolarli di un metro scarso e schiantarsi con un trionfante boato
proprio davanti a loro, ostruendo uno dei passaggi che si erano candidati
al titolo di via di fuga.
- Grandioso! Giganti del Deserto! - Fu il commento sprezzate di un alto
giovane in armatura che procedeva quasi al fianco del mago. Zayghel
Enithal indossava coprispalla, un pettorale di metallo, guanti che lui
declamava essere di pelle di drago (anche se non vi era nessuno su Arbagos
che finora se l'era bevuta), e un paio di stivali corazzati in metallo
che facevano assomigliare il suo passo a quello di un panzer tedesco.
- Ma come fanno ad essere quaggiù? - Domandò stupefatta l'ultima componente
del quartetto, una sacerdotessa dalla chioma biondo cenere appena sfornata
dall'Università Clericale di Zort, proverbiale dispensatrice di indifesi
pretini che tentavano inutilmente di portare un minimo di ragione in
quel mondo psicopatico.
Zayghel si ripromise di dare qualche lezione di sopravvivenza nei dungeon
a quella pivellina, ma per il momento era impegnato ad usare eroicamente,
da vero macho, il suo spadone a mo' di tergicristallo per parare l'arrivo
in traiettoria parabolica di varie suppellettili ed arredi che stavano
piovendo addosso al gruppo.
- Tesoro - Vanish sgusciò al suo fianco, sempre attento a mantenere
una stretta da cobra constrictor sul suo bottino - in questi posti ci
sono più entrate segrete, che libri contabili contraffatti nella bottega
di un commercialista!
- Di qua!
Catrayo si fiondò in un corridoio laterale seguito dal resto della truppa
nonché, altrettanto prontamente, dalla marea di adoratori del dio desiderosi
di far loro la festa.
Mentre tutto il Super Segretissimo Tempio brulicava di vita come non
mai, il Sommo Esecutore, rimasto solo nella Grande Sala a contemplarne
la devastazione, si fregava le mani ed era ormai prossimo alla commozione.
Non solo avrebbe potuto disporre altri quattro volontari per il sacrificio
di quella notte, non solo il caos scatenato da quegli idioti avrebbe
eccitato gli spiriti dei suoi discepoli, ma egli in persona avrebbe
offerto al suo dio quattro sacrileghi che avevano osato l'inosabile:
toccare il sacro tesoro di Ameroth custodito all'interno del ventre
della statua del dio. Si aggiustò il teschio caprino sulla testa in
modo da avere un aspetto ancora più ripugnante, se mai ciò fosse stato
possibile, e rise. Rise fragorosamente, rise così forte che non vide
uno dei mattoni del soffitto, dissestato dalla precedente esplosione,
staccarsi e piombargli diritto sul cranio. Complici il fervore religioso
e l'imminente commozione, celebrale, questa volta, il Sommo Esecutore
svenne sghignazzando gioiosamente ripetendosi che i sacrileghi avrebbero
pagato anche per questo.
Nel frattempo, in una delle sale minori del Tempio i contendenti erano
arrivati ad una fase di stallo. Dopo un paio di chilometri percorsi
zigzagando tra la labirintica serie di corridoi e camere del livello
inferiore, che recavano delle frecce segnaletiche dalle forme più improbabili
con l'assurda indicazione di qua o di là, esaurita la pazienza, e, soprattutto,
il fiato, i quattro fuggitivi si erano decisi a passare allo scontro
fisico.
Uno dei giganti, che si era arrischiato, tra i primi, a farsi avanti
con un'altra colonna di marmo fra le braccia (cosa che indusse i più
a chiedersi con disagio quante colonne erano necessarie per reggere
un soffitto di pietra), ricevette come immediata risposta una Sfera
di Fuoco dritta sulle gengive. Quando il fumo e le fiamme si furono
dissipate, il poco che rimaneva della faccia del gigante se ne fuggì
urlando e portando con sé il resto del corpo.
Zayghel, intanto, si era gettato a testa bassa in mezzo al secondo gruppo
di ardimentosi assalitori esibendosi, insieme alla sua inseparabile
lama, da lui affettuosamente chiamata Apocalisse, nel suo famoso Attacco
a Centrifuga, e mulinando fendenti in ogni direzione dello spazio conoscibile
dalla geometria moderna. Fu un'esibizione molto breve ma intensa e gli
avversari desistettero subito poiché si sentivano a pezzi. Letteralmente.
Ora i due gruppi erano separati da un cospicuo cumulo di detriti, cocci
di reliquie sacre e cadaveri, benché fosse difficile ai contendenti
distinguere queste tre cose nel macello della situazione.
- Dov'è quel tombarolo da strapazzo di Vanish? E' colpa sua se siamo
sepolti in questa stramaledetta fogna piena di fanatici! - Gridò Catrayo
mentre infilzava distrattamente con i suoi Dardi di Ghiaccio tutto ciò
che, ancora respirante, tentava di avvicinarsi.
Pochi metri davanti a lui, Zayghel si esibì in uno spettacolare home
run con la collaborazione della testa di uno sfortunato adoratore, poi
si voltò per rispondergli con un ghignò maligno, soddisfatto della traiettoria
che l'oggetto volante aveva preso. - Bah! Credo che sia ruzzolato lungo
la scalinata alcuni minuti fa.
- Ah, ecco cos'era quel botto - dedusse scientificamente tra sé il mago
dirigendosi a grandi passi verso l'estremità del salone opposta all'area
della battaglia. Se Vanish era esperto in qualcosa, quella era l'arte
di svignarsela nell'ombra nel bel mezzo del combattimento, lasciando
che gli altri facessero tutto il lavoro e prendessero le peggio mazzate
al suo posto. Eh no, non stavolta. Stava giusto decidere il voltaggio
della scossa da usare per rianimare quell'inutile rubagalline quando
un grido femminile lacerò l'aria e si schiantò come un'auto da formula
uno contro il suo timpano.
- Eeehiiii! Qualcuno si vorrebbe occupare di meeeee?!!
- Ma cosa...
Vide l'impavida sacerdotessa di Zort percuotere eroicamente l'aria attorno
a sé con il suo bastone di frassino sacro, mentre davanti a lei, a debita
distanza, un assortimento vario di adepti e mostriciattoli umanoidi
inferiori si domandava allibito se fosse il caso di dedicarsi ad avversari
più seri.
- Uh? Lita? Problemi? - Chiese cortesemente Catrayo con puro flemma
inglese, sinceramente inconsapevole.
- Ssiiiii!
- Va bene. Va bene - fece il giovane stregone scaricando contro gli
inconsapevoli bersagli un Cono d'Acqua stile onda anomala che li trascinò
dall'altra parte della barricata, portando con sé numerosi altri che
ne erano appena scesi, e inzuppando anche il povero Zayghel che, fradicio,
emerse dalle acque come Venere, con la differenza di un sesso diverso
e qualche decina di chili di muscoli sparsi per il corpo in più.
- Catrayo! - Sputacchiò paonazzo il guerriero. - Se riesco a metterti...
- Dopo. Ora ho da fare - puntualizzò questi mentre si lanciava dall'alta
scalinata e planava magicamente sul pianerottolo sottostante, dove scovò
Vanish intento a raccogliere con fare professionale da vera gazza ladra
ogni cosa luccicante che riusciva a intravedere. Questi era così assorto
nel suo lavoro, che non si accorse minimamente della presenza inquietante
dietro di sé. Del resto, quando si ha tra le mani una ricchezza che
ti permette di acquistare metà della regione in cui ti trovi, difficilmente
si riesce a considerare qualcos'altro oltre alla incommensurabile lussuria
potenzialmente ottenibile.
- E così tentavi di filartela, eh?
Dall'oscurità calò su di lui una voce affilata come una ghigliottina
francese.
- Argh! - Come morso da un'intera famigliola di tarantole, l'avventuriero
si alzò di scatto, piroettò su sé stesso, scivolò, rovinò con un tonfo
sordo sul pavimento di pietra, e fu ricoperto da una cascata di pietre
preziose. - Catrayo! Ti sembrano scherzi da fare? Ora dovrò ricominciare
da capo - piagnucolò.
- Non credo di aver capito bene - sussurrò con tenebrosa calma lo stregone
e rafforzò quel concetto inespresso con la scarica elettrica ad alto
potenziale precedentemente preparata e calibrata.
Quando, un minuto dopo, ebbe terminato di sfrigolare e fumare come una
bistecchiera, Vanish si mise finalmente al lavoro.
- E' un'idea assurda - brontolò mentre esaminava le pareti.
- Sei stato tu a dire che questi posti sono pieni zeppi di passaggi
segreti, no? E poi il mio mana è quasi esaurito. Quindi, zitto e lavora,
se ci tieni a rivedere la luce del sole. Zay non riuscirà a trattenerli
ancora per molto.
Lo stregone era levitato fino a metà della scalinata e tendeva l'orecchio
per intuire l'andamento della battaglia. Dal numero di gemiti e grida
di dolore sconosciute dedusse che Zayghel se la stava cavando piuttosto
bene, mentre di Lita non riusciva a percepire il minimo grido isterico.
- Sì, come se bastasse premere una mattonella, così, a caso per trovare...
- Vanish si appoggiò al muro... e cadde in avanti. L'inconfondibile
rumore che produce lo schianto di una fronte umana su un pavimento di
pietra rimbombò in tutta quell'ala del tempio come un segnale di trionfo
per la squadra ospite.
- Ecco, quanto ci voleva? - Esclamò Catrayo mentre svolazzava fino al
luogo del combattimento. - Basta giocare, ragazzi! - Chiamò. - Ce la
filiamo!
Nell'immane macello umano di quella stanza, vide la folla di assalitori
aprirsi in due e Zayghel avanzare verso la scalinata a passo di carica,
affettando e mozzando con la spada, e con Lita caricata a mò di sacco
di farina sulle ampie spalle.
- Giù! - Indicò al guerriero che si lanciò giù per la scalinata senza
perdere tempo: sapeva bene che Catrayo si sarebbe lanciato nel suo tipico
fatevi sotto!
Quella che seguì da questo momento fu la più colossale ondata di fuoco
che un qualsiasi tempio del continente abbia mai sperimentato. Questo
per due ragioni: la prima, era che pochi maghi erano in grado di lanciare
l'incantesimo Inferno; la seconda, era che pochissimi maghi erano tanto
pazzi da lanciare un tale incantesimo in un tempio dedicato ad una divinità
talmente rognosa come Ameroth. Spesso lui non apprezza tali goliardate,
specie nei suoi confronti.
Comunque, l'attuale problema di Catrayo e compagnia, era sbucare il
più lontano possibile dalle grinfie del Sommo Esecutore e dei suoi fedelissimi
seguaci, e così non si preoccupavano così tanto dell'ira del dio.
- Che botto, Catrayo! - Esclamò Lita piena di falsa ammirazione e di
più genuino timore nei confronti dello stregone.
- Si - ammise questi mentre percorrevano di corsa il corridoio in salita
- è stato un discreto successo.
- Ma non definitivo - concluse Zayghel mentre si massaggiava la testa
dolente. - Mentre stavo richiudendo il passaggio ho scorto un gruppo
di calorosi ammiratori che scendeva in tutta fretta la scalinata. Non
ci metteranno molto a capire come siamo spariti.
Il mago propose di aumentare l'andatura.
- A proposito, non immaginavo che ti saresti lasciato cogliere alle
spalle - osservò sarcastico accennando al bernoccolo formato pallina
da tennis che il guerriero si ritrovava sul retro del capo.
- Infatti, non è così - spiegò questi.
- Cosa?
- Lita è molto più pericolosa di quello che immagini, specie se lasciata
sola a mulinare quella specie di mattarello ad occhi chiusi - ringhiò
animalescamente dietro di sé in direzione della minuta sacerdotessa
che ebbe la colpevole dignità di arrossire.
Lontano, in fondo alla fine del corridoio, comparve una seducente luce.
- Uh, oh! - Esclamò Vanish, giungendovi come sempre per primo quando
si trattava di fughe. - Vicolo cieco.
- Che?! - Gridò in coro angelico il terzetto rimanente.
La preoccupazione per l'ira del dio irritato ritornò cozzando contro
il loro cervello come un boomerang australiano quando diedero un'occhiata
al grande locale semisferico in cui erano sbucati, talmente ricoperti
di ragnatele e di polvere da apparire ad un osservatore ignaro degli
avvenimenti come dei giganteschi bachi da seta.
- Non c'è neanche una piastrella fuori posto! - proferì Zayghel frustrato.
- Come ce la svigniamo adesso?
Ma la battuta più pregnante fu l'esclamazione che Vanish pronunciò nel
più puro dialetto in voga nei vicoli malfamati della capitale. - E che
è 'sta roba? - Disse accostandosi ad una intricata giungla di pulegge,
catene, giganteschi ingranaggi, leve dalle forme più assurde, e diagrammi
tecnici più o meno razionali e ideali come test psichiatrici.
- Tornare indietro non sarebbe salutare - lo stregonesco umano si infilò
un paio di accademici occhialetti per leggere un papiro che aveva raccolto.
- Mi domando a cosa serva questo... Sembra un meccanismo di trascinamento.
- Eh? - Domandarono inebetiti gli altri.
- Cose da maghi - rispose Catrayo. - Zayghel e Vanish, sorvegliate il
corridoio da cui siamo venuti. Lita, tu scovami qualsiasi cosa che abbia
un aspetto leggibile. Avanti, marsh!
- Si capitano! - La compagnia scattò beffarda sull'attenti, per poi
dedicarsi ognuno ai propri compiti.
Qualche centinaio di metri più lontano, ed una decina di minuti dopo,
il Sommo Esecutore, che aveva sostituito il caratteristico teschio caprino
con un bendaggio a mo' di turbante, era prossimo al collasso cardio-cricolatorio.
- Spariti? Come sarebbe a dire spariti? - Egli vomitò la domanda in
faccia ai pochi discepoli superstiti le cui deplorevoli ed oneste scuse
non lo soddisfacevano affatto. Se quei bastardi fossero riusciti a scappare
sarebbe toccato a lui prendere il loro posto sull'altare sacrificale
di basalto. Quello era un grande onore per un Sommo Esecutore, ma lui
non si sentiva ancora degno e, tanto meno, pronto.
Stava giusto terminando di minacciare i suoi sottoposti, quando in tutto
il tempio si scatenò un colossale terremoto, che fece shakerare tutto
ciò che non era fissato saldamente al terreno, adoratori del dio compresi.
- Q-q-qualcuno ha dimenticato di nutrire il Supremo Verme? - Balbettò
tra un urto e l'altro il Sommo Esecutore, inconsapevole che quelle altisonanti
parole sarebbero state il suo epitaffio.
Le rocce si frantumarono, e la sabbia penetrò da ogni anfratto.
In superficie, su una collina illuminata dai primi raggi del sole, quattro
figure ammirarono lo spettacolo imponente dell'ex Super Segretissimo
Tempio che affondava nella sabbia e ne veniva interamente ricoperto,
con il risucchio di un gigantesco servizio igienico.
- Che spettacolo imponente - ammirò estatica Lita.
- Un ottimo colpo di taglio, Zay - commentò Catrayo, togliendosi gli
occhialini e riponendoli nelle pieghe del mantello.
- Non avevo dubbi. In fondo la tua spada è la cosa più fottutamente
magica dell'intero multiverso - fece Vanish.
- Grazie - gongolò il guerriero. - Anche se non ho capito, quello che
è successo.
- Semplice! - Fece lo stregone con fare da divulgatore scientifico.
- Molti secoli fa, gli antichi architetti avevano progettato un sistema
per proteggere il loro tempio, facendolo scendere sottoterra. Però,
non era previsto che in quest'area sarebbe arrivato il deserto. Così,
è bastato tagliare la catena che teneva in stand by il meccanismo per
far sì che la sabbia in cerca di un nuovo equilibrio si riversasse sul
tempio seppellendolo. E' stata una fortuna, poi, che quella catena passasse
attraverso un corridoio di areazione esterno!
Quella sarebbe stata considerata la fine dei seguaci di Ameroth, se
Vanish non avesse indicato alcune forme scure che emergevano insetticamente
strisciando dalla sabbia.
- Sono peggio degli scarafaggi! Ma non finiscono mai? - Disse il sorpreso
Zayghel.
- Ameroth è piuttosto di moda da queste parti - spiegò Lita sfogliando
l'Atlante delle Religioni, dotazione standard di ogni brava sacerdotessa
dedita al proselitismo - sarà meglio per noi non vantarci troppo di
tutto questo nei prossimi giorni.
- Beh, non so voi, ma l'uso della magia mette un certo appetito. Conosco
una buona locanda ad un paio di giorni ad est di qui. - Tese il braccio.
- Potremmo affittare qualche cavalcatura locale in quell'oasi laggiù.
- Certo, se Vanish non avesse speso tutti i nostri pezzi d'oro nella
bottega Arraffa pure ciò che vuoi per acquistare in saldo una maledetta
mappa segreta con la scritta Acchiappa l'affarone! Il perduto tesoro
del deserto.
- Se qualcuno non mi avesse impedito di raccogliere le mie gemme, a
quest'ora potremmo vivere di rendita - protestò il vagabondo. - Comunque,
non è andata così male.
Estrasse dalla cintura un rubino delle dimensioni di un'arancia.
- E quello dove lo tenevi? - Insinuò furbescamente Catrayo.
- Segreti del mestiere, mago.
- Perfetto! - Zayghel si fregò le mani. - Vanish, per un pezzo offrirai
tu. Andiamo!
Si incamminarono di buona lena, con l'avventuriero che seguiva il terzetto
a poca distanza.
"Che razza di spilorci!" Pensò mentre canticchiava sottovoce A dagger
under the moon, scherzoso motivetto popolare ispirato agli assassini
della capitale.
Il gruppo si incamminò, così, verso un'alba rosso sangue, come nella
più eroica delle conclusioni.
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