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ACCHIAPPA
L'AFFARONE 2
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CAST:
The Black Magician: Catrayo Meriya
The Free Warrior: Zayghel Enithal
The Lovely Priestess: Lita Whirlwind
The Quick Adventurer: Vanish Landstalker
Il vento caldo si abbatteva con sadico entusiasmo negli oscuri e fin
troppo contorti meandri della città di Belzar. Nella sua corsa travolgeva
i numerosi "lavoratori notturni" del posto sollevando tutt'intorno un
composto inseparabile di polvere, immondizia, e resti di ulteriori cadaveri,
umani e non. Questi ultimi aumentavano considerevolmente man mano che
ci si avvicinava ad una particolare, pittoresca e scalcinata zona nota
come "Quartiere dei Divertimenti". Sotto il mastodontico arco cerimoniale
in finto marmo che accoglieva i nuovi visitatori era stato aggiunto
un sudicio cartello che diceva "Solo Adulti". Poco sotto una mano incerta
aveva aggiunto la postilla "E con qualche soldo". Concludeva, ancora
più in basso, un iracondo "Non fateci perdere tempo, straccioni!" Persino
la luce delle sparute torce titubava a farsi vedere da quelle parti.
E l'odore che si avvertiva lungo le strade…
Beh, qualcuno parlava di carne di orchetto cotta nel vino rosso. Qualcuno
della bollitura a fuoco lento del più magistrale dei rifiuti organici.
Vi erano anche coloro che parlavano di essenza di mughetto, folli che
venivano conseguentemente accompagnati fuori dalle cinta murarie, o
a fare una nuotatina economica nel porto, spesso con un blocco di cemento
armato come salvagente. Ma tutto sommato, non si stava poi così male.
L'assoluta mancanza di forze dell'ordine nel raggio di cinque o sei
chilometri metteva gli abitanti al riparo dalle scocciature provocate
dalla pedantesca invenzione di politicanti corrotti nota con il nome
di "ordine pubblico". Del resto, la XVII Guida Michelen di Arbagos descriveva
la zona come un "rustico angolo di mondo ancora quasi incontaminato
dalla barbara moralità innovatrice del progresso, dove la vita della
gente veniva scandita dai più genuini impulsi umani". Mettendo da parte
le colorite metafore turistiche, il sunto del discorso poteva racchiudersi
in un "entrate a vostro rischio e pericolo, fessi".
Una mastodontica pendola curiosamente realizzata in mogano nero batté
dieci sinistri rintocchi. Il fatto che, per via della croce in bronzo
che campeggiava sotto il quadrante e delle maniglie laterali ancora
sbadatamente velate di terriccio, assomigliasse curiosamente al raffinato
involucro destinato al riposo eterno noto alla plebaglia con il nome
volgare di bara non sembrò turbare minimamente gli allegri (e sbronzi)
avventori del locale e, come da segnale convenuto, dieci prosperose
fanciulle, evidentemente troppo povere per potersi permettere vestiti
più grandi di un fazzoletto, si slanciarono in acrobatiche e voluttuose
danze, con commossa partecipazione di tutto ciò che nella sala possedesse
la sconosciuta ai più coppia di cromosomi XY.
Un grido rabbioso attraversò d'improvviso il salone soverchiando l'abituale
rumore dei piatti che si rompevano, delle teste che venivano spaccate,
e delle gonne in falsa seta delle cameriere che venivano strappate.
Voltatisi per rispondere a tanta scortesia accompagnati da uno sferragliare
di armamenti vari, i più videro un cadavere fresco e ancora sgocciolante
che un pugnalone d'osso lungo una spanna inchiodava a pancia in sotto
ad una tavola romanticamente apparecchiata per due.
In fondo alla sala una porta spalancata ondeggiava aritmicamente su
dei cardini che sicuramente non vedevano un po' di sano d'olio da quando
Olik il Viscidone andava taglieggiando tutti i gestori della zona. Ma
questa è un'altra storia…
Bestemmiando nel più caratteristico dialetto locale al pensiero del
conto del restauratore, il locandiere, con la disinvoltura dovuta a
lunghi anni di esperienza, diede di gomito ad uno dei suoi due buttafuori
mezz'orchi.
Annuendo, grugnendo e sbavando, i responsabili dell'ordine sfilarono
il morto dal tavolo e lo scaricarono senza troppe premure nel cassonetto
tritarifiuti d'invenzione gnomica che occupava il vicolo sul retro.
Il tavolo oltraggiato venne invece ripulito e lucidato con amorevole
pazienza certosina. Terminato di raccogliere il sangue (e la loro bava)
i mezz'orchi si concessero finalmente un raffinato the al mughetto mentre
tornavano alla loro mansione preferita: fare da colonne per l'angolo
nord-est della sala comune.
Soddisfatto di come la sua trovata gli avesse permesso di risparmiare
quel famoso 5% del costo delle ristrutturazioni al locale, il locandiere
shakerò soddisfatto un indecifrabile beverone e si sedette anche lui
ad ammirare le ballerine.
Per nulla turbata dall'incidente, l'assortita marmaglia della taverna
era sprofondata di nuovo nei ritualistici festeggiamenti che accompagnavano
l'arrivo della stagione invernale. L'inverno significava maggior oscurità,
che significava maggior tempo al calduccio nella locanda, che significava
maggior divertimento… e così via.
Che almeno una sera alla settimana la popolazione locale diminuisse
di una o due unità, era vista solamente come una spiacevole seccatura,
che veniva risolta con una bevuta in onore del defunto… ed una divisione
commemorativa delle sue proprietà, con una congrua percentuale al locandiere
per il disturbo. Del resto, era risaputo: chi osava mettere il piede
a La Pattumiera Della Morte doveva quantomeno assicurarsi che il numero
degli amici e dei nemici all'interno si equivalesse, oppure doveva essere
un tizio così stramaledettamente pericoloso da far sì che fossero gli
altri avventori a badare che non gli succedesse nulla.
La storia di come l'elfo Ark Evilbone l'Indemoniato decapitò in massa
tutti i camerieri della città, poiché non riusciva a ricordarsi il nome
di quello che aveva osato rovesciargli addosso un vasetto di ketchup,
viene ancora sussurrata con reverenziale timore nelle serate più mogie.
Tra l'accozzaglia di razze e professioni presenti nella suddetta serata,
un terzetto che non faceva nulla per non farsi notare sedeva ad un tavolo
sistemato nei pressi della grande vetrata. Di tanto in tanto una fanciulla
biondo chiomata tentava di dare un'occhiata alla strada principale scavandosi
con un fazzolettino di raso un misero alone trasparente nello strato
di grasso che opacizzava il vetro. Il fatto che tutt'attorno al loro
tavolo ci fosse il deserto nel raggio di un paio di metri era un chiaro
indizio che almeno gli altri due occupanti sapevano il fatto loro.
Una forchetta fece una piroetta in aria, quando una voce da baritono
commentò: - E poi… Argh!
- Argh!? - Chiese la giovanile figura avvolta in un mantello nero. -
Come sarebbe a dire Argh!?
Zayghel Enithal fece spallucce con uno scricchiolio che non era possibile
distinguere se proveniente dalle fibbie della sua armatura o dai suoi
tendini.
- E' quello che ha detto dopo che gli ho infilzato il mio spadone lungo
la colonna vertebrale. Sono d'accordo che non è un gran ché come risposta,
ma quello zotico orchetto non mi avrebbe mai chiesto volontariamente
scusa. E tutto sommato, mi stava anche antipatico.
- Ah. - Tagliò corto l'altro, nello stesso momento in cui infilzava
distrattamente con il suo pugnale magico un topone dalle dimensioni
di un pechinese che stava inconsciamente trotterellando verso il suo
piatto, peraltro vuoto. L'animale si lamentò seccato per qualche istante
e poi giacque immobile.
- Davvero, Zayghel. Dovresti imparare a controllarti - predicò senza
troppa convinzione la ragazza accanto a lui, mentre rabbrividiva nel
vedere uno dei camerieri liberare prontamente il tavolo dalla salma
del roditore e filare velocemente con essa verso le cucine.
- Uh? Hai detto qualcosa, Lita? - Domandò il guerriero che stava adocchiando
un crescente cupidigia le ceramiche del locale e la carnagione arrosto
al loro interno che gli sfrecciavano davanti senza mai fermarsi nella
sua direzione.
- La nostra sacerdotessa non ha tutti i torti. Il tuo problema, Zay,
è che hai la brutta abitudine di infilzare quel tuo spadone nelle budella
di chiunque ti stia antipatico. Capirai che questo tende a minare un
poco i tuoi rapporti sociali… - disse l'altro mentre ripuliva meticolosamente
il pugnale con un tovagliolo. Vedendo che otteneva solo il risultato
di insudiciarlo ancora di più, lo ripose nella cintura.
- Senti, magastro… - ribatté Zayghel.
- Stregone, prego. La nostra categoria ha una certa dignità professionale
da difendere - lo corresse questi mentre si sistemava sulle spalle con
un gesto esageratamente ampio e cerimoniale il lungo mantello nero ricamato
con fiamme d'argento. Equivocando, gli altri avventori temettero un
incantesimo e si fondarono fuori attraverso le porte, le finestre ed
ogni altra apertura possibile. Gli audaci che avevano avuto la brillante
idea di tentare la fuga attraverso il camino ancora acceso, furono l'attrazione
(o meglio le portate) principali delle serate successive. Comunque,
in pochi secondi su quella festicciola notturna era calato il silenzio.
- Guarda cosa hai combinato - ringhiò il guerriero. - Sono scappate
anche le cameriere. E con loro la mia bistecca.
- Tanto non avremmo avuto i soldi per pagarla - osservò Lita mentre
si contorceva imbarazzata i lembi della veste candida. - Oh, Zort! A
tal punto mi sono ridotta! La mia povera mamma mi diceva di non frequentare
le cattive compagnie!
- In questo caso, non hai di che preoccuparti - la tranquillizzò prontamente
Zayghel. - Qui ci siamo solo noi. La plebaglia ha avuto una dimostrazione
dei poteri del nostro grande e potente mago.
- Sono solo un branco di burini ignoranti - sbottò Catrayo Meriya. Era
destino che i grandi geni non venissero mai compresi in patria, figuriamoci
fuori. - Beh, che hai? - Notò lo strano modo in cui i denti del guerriero
del nord stavano rosicchiando il piatto.
- Faameee… - biascicò tra le schegge costui.
- E cosa vuoi che faccia? Riesci a scovare Vanish da qualche parte?
Augurati che sia riuscito a smerciare quello stramaledetto rubino, altrimenti
dovremo saltare un ulteriore pasto.
Alla parola ulteriore gli altri due gemettero.
Come evocata da un arcano comando, una figura ladresca comparve sulla
soglia del locale, distinguendosi particolarmente per il fatto che stava
entrando a differenza delle innumerevoli altre che stavano uscendo.
- Ragazzi… da non credere! - Esordì eccitata. - Figuratevi che mi sono
imbattuto in una folla di gente che stava scappando verso il cancello
della città. Sembrava che stessero fuggendo da un malefico mago che
si era insediato in una taverna qui vicino. Che ne direste di andare
a farlo secco e di intascare la tagl… Eh? Cos'è quella faccia Catrayo?
- Si avvicinò scavalcando la sporcizia sul pavimento. - Comunque, sono
felice di annunciarvi che le nostre attuali difficoltà finanziare sono
finalmente finite!
- Zort sia lodato! - Esclamo estatica Lita, assumendo la posizione di
ringraziamento standard che le insegnavano al catechismo per le donazioni
cospicue di valori. Come ogni buon dio di quel mondo, anche il flemmatico
e rispettabile Zort conosceva l'importanza della gestione economica
del patrimonio personale, specialmente quei punti in cui ci si raccomandava
che il bilancio fosse sempre in attivo.
- Lascia stare gli dei. Dov'è il denaro? - Pretese Zayghel.
- Già - sollecitò lo stregone. - Non vedo rigonfiamenti di una certa
entità addosso alla tua persona.
- La risposta è qui! - Esclamò Vanish estraendo una pergamenona in pelle
d'agnello dalle sue innumerevoli tasche. Ora, che la pelle d'agnello
superasse in valore un rubino grosso come un'arancia parve alquanto
improbabile ai tre presenti, che, ripresisi dalla catalessi dovuta allo
shock iniziale, si avvicinarono pian pianino.
- Il denaro - ripeté Catrayo con un tono che avrebbe potuto congelare
la lava. - D o v e è i l d e n a r o ?
- Lascia stare il denaro! Ho di meglio! Altro che rubini! Altro che
oro! - Declamò l'avventuriero improvvisando anche qualche passo di rumba.
- Presto sarò… saremo ricchi! - Si corresse vedendo le occhiatacce sempre
più torve che gli sfrecciarono gli altri.
Dopo essere stato trafitto da esse una dozzina di volte, bruciacchiato
da Catrayo, usato come sacco da Zayghel, e ricevuta l'estrema unzione
da Lita, l'esperto avventuriero concluse che forse i compagni desiderassero
una spiegazione più esauriente.
- La risposta è solo una - annunciò vittorioso mentre si sfilava i crisantemi
di dosso - privatizzazione.
E sventolò ancora più energicamente la pergamena. Nella sala cadde il
gelo più totale. Una coppia di pinguini chiese la direzione per il circolo
polare antartico e passò oltre.
- Privazione? - Fece lo stregone visibilmente sconvolto.
- Prevenzione? - Chiese la sacerdotessa.
- Precauzione? - Sospettò il guerriero.
La figura cuoiovestita di Vanish gongolò. - Grazie ad una soffiata di
un informatore attendibilissimo conosciuto pochissimi minuti fa sono
riuscito ad accaparrarmi il più grosso affare dell'ultimo secolo. Le
poche centinaia monetuzze d'oro fino a poco fa in mio possesso si trasformeranno
grazie alla mia oculatezza in un capitale immenso che mi permetterà
di realizzare la mia più grande ambizione: vivere di rendita.
- Avanti - disse un ancora più glaciale Catrayo artigliando il prezioso
documento. - Dov'è la fregatura?
- Sono il nuovo proprietario di un congruo numero di azioni di una società
solidissima specializzata in diamanti - Vanish descrisse il suo investimento.
- Un settore che tira molto e con ottime probabilità di crescita.
- Non ci capisco un accidente! - Esplose Zayghel. - Quando stramaledizione
potrò vedere i miei soldi? E la mia bistecca al sangue?
Lo stregone arrotolò con uno schiocco la pergamena e fece scomparire
con un abile gesto di mano i suoi Ray Ban da lettura. - Quando ci saranno
i dividendi nel prossimo semestre, Zay. Quest'idiota è diventato comproprietario
di una miniera di pietre preziose sepolta nelle Montagne del Teschio,
un luogo che persino gli avvoltoi preferiscono cancellare dalle loro
cartine!
- Sciocche dicerie - liquidò Vanish con un cenno. - I veri imprenditori
sanno rischiare.
- Cazzate - sbottò il guerriero. - Ti sei fatto fregare come al solito.
Ma non credere che io possa aspettare sei mesi per avere la mia cena!
A costo di mettere te sulla bistecchiera, io… - Mise mano allo spadone
e si avvicinò all'avventuriero con il passo felpato ed ingenuo del ragno
che va verso la mosca.
- Cielo! E' la fine! - Gemette con tragico pathos Lita. - Credo che
sverrò. - E svenne.
- C'è altro? - Ringhiò lo stregone mentre issava la delicata fanciulla
su di una panca. - Che so… per ammazzare il tempo… un'epidemia di lebbra,
un'inondazione, una pioggia di meteoriti, i comunisti al governo…
- Insomma, perché non provate ad avere un po' di fiducia? - Gemette
Vanish. - Ouch! Zay, insomma, vuoi star fermo con quella spada? E piantala
di sbavare!
- Non ci resta che pregare - Lita giunse le mani in un gesto abituale,
temporaneamente dimentica della sua condizione di svenuta.
- Tranquilla, dolcezza! - La rassicurò l'avventuriero contorcendosi
come una anguilla tra i fendenti. - Vedo già a scritta a chiare lettere
la parola ricchezza!
Che quella sera una Sfera di Fuoco esplose fragorosa in un'anonima taverna
del Quartiere dei Divertimenti non venne annotata da alcuno come un
fatto di una certa gravità.
La bellezza di dodici ore spaccate dopo, un manifesto fresco di stampa
faceva bella figura di sé alla Borsa di Belzar, un laido e puzzolente
tempio pagano, in cui uomini scamiciati si sgozzavano giornalmente l'un
l'altro per accaparrarsi le truffe migliori ed in cui veniva adorato
l'unico dio che avesse lo stomaco di farsi nominare in quella città:
Orus. Lita, liquidò l'immondo spettacolo come eresia legalizzata.
Commentato da colorite imprecazioni di origine semiumana da parte dei
presenti, l'annuncio economico diceva a chiare lettere pressappoco così:
"DESIDERIAMO COMUNICARE AI NOSTRI GENTILI INVESTITORI
CHE LA SOCIETA' ESTRAI TU CHE ESTRAGGO IO
HA SOSPESO L'ATTIVITA' A TEMPO INDETERMINATO
A CAUSA DI UN TRASCURABILE EVENTO CHIAMATO BANCAROTTA.
LA CITTA' RINGRAZIA COLORO CHE HANNO CREDUTO
IN QUEST'ARDITA AVVENTURA, E VI RICORDA CHE
UNA SANA RISATA LIBERA DA TUTTI I MALI"
In mezzo alla numerosa folla che guardava con occhi vacui e mascelle
spalancate vi era anche il nostro, famoso e gettato sul lastrico, quartetto.
- Cosa diav… - mormorò Vanish nel mentre che passava attraverso vari
stadi di pallore.
SBAATOONNKKK!
Il rumore delle sue ossa craniche che si spezzavano, venne interpretato
dall'avventuriero come un invito da parte di Zayghel a tacere, invito
che Vanish decise di accettare per continuare a tenere alta la propria
aspettativa di vita.
- Lo sapevo! - La delicata sacerdotessa di Zort si concesse di risvenire.
"C.V.D.", vergò sul suo diario di viaggio Catrayo con tono tutto tranne
che felice, mentre prendeva mentalmente nota del mostruoso numero di
debiti che aveva contratto la società, ed i suoi azionisti con essa.
Le scariche che ogni tanto gli sfuggivano dalle mani non erano pero
tali da provocare danni considerevoli ai vicini, così decise di ignorarle,
assieme alle sporadiche e sconosciute grida di dolore.
La faccenda sarebbe finita lì, con l'usuale pestaggio mensile di Vanish
e con un prudente soggiorno in campagna per qualche mesetto, se il quartetto
non si fosse scontrato poco prima dell'uscita con un vegliardo canuto
apparentemente in preda ad una crisi epilettica.
- Oh! Quale nefasta sciagura! O tempora o mores! O orazi e curiazi!
- Sbraitò questi con un tintinnio sonante della dentiera. - Fidate e
dei nemici e diffidate degli amici! Meglio un uovo oggi che una gallina
domani! Non rimandare a domani quello che puoi benissimo fare dopodomani!…
- Ad intervalli più o meno singolari, il vecchio cambiava spettatori,
e, a quanto sembrava, era il turno del gruppo di Catrayo, che, disgustato
dalla follia, oltre che dalla faccia crepata, del vecchio arretrò di
un passo.
Mentre cercava disperatamente un corridoio, una porta, un'apertura qualsiasi
in cui potessero elegantemente defilarsi, il guerriero strabuzzò gli
occhi. - Ehi, dov'è il ladro? - Interrogò, come solito, lo stregone.
Questi, distratto mentre recitava istintivamente un incantesimo di protezione,
perse la concentrazione e l'arcano si dissolse con un FLOP! alquanto
imbarazzante.
- Gli auguro il più lontano possibile da me - rispose. - Che accidenti
sta farneticando quel vecchio incartapecorito?
- Oh, Vanish, carissimo! Oh, compagno nella sventura!… Cosa ci fai dietro
quello colonna? - Disse l'anziano tendendo le mani verso una povera
ed onesta colonna in un punto imprecisato della sala che tentava di
rimanere anonima. Certo, qualcuno avrebbe dubito della propria sanità
mentale, se avesse visto una colonna esibirsi in una sequela di "sst!"
e "via! via!" soffocati, ma i nostri amici, da stagionati avventurieri
qual erano, erano capaci di mantenere il loro sangue freddo in ben altre
situazioni.
- Vieni da me, mio caro amico. Piangiamo insieme sulla nostra disgrazia
- vaneggiava intanto il nuovo arrivato. - Orus mi è testimone che non
ti avrei mai consigliato di acquistare quelle azioni se avessi saputo
che il presidente se la sarebbe filata ai tropici con l'intero capitale,
con l'ultimo carico della miniera, e con la sua segretaria. Ohh! Putroppo,
il mercato è una macchina crudele e subdola! Non puoi mai sapere quello
che ti aspetta… A proposito, non è che avresti qualche moneta d'oro
da prestarmi? Mi trovo attualmente in spiacevoli difficoltà finanziarie
e c'è una certa società dell'est che…
Non ci volle poi molto perché Zayghel sradicasse con i suoi guanti di
(presunta finta) pelle di drago la sunnominata colonna e la portasse,
avventuriero accluso, al cospetto degli altri.
- Ahem. Salve - Vanish fece capolino tra i detriti che si erano abbattuti
al suolo.
- Amico mio! Sono felice di rivederti in salute! - Tossì il vecchio
dando una pacca sulla schiena all'avventuriero. - Hai del denaro?
- Ehm! No, ma forse potremmo…
- NO! - Proclamò Catrayo, mentre spargeva previdentemente del veleno
di cobra reale sul suo pugnale.
- Non ci faremo più coinvolgere in nulla. Addio vecchio.
- Suvvia. Suvvia. Siete giovani, ed il vostro sangue circola impetuoso.
Non siete, per caso, interessati a liberarvi di quelle vostre azioni
inutili? - Tentò l'informatore con un sguardo trasversale ed un occhio
diagonale intriso di complicità e tendendo un foglio anonimamente scarabocchiato.
- No! - Esordì Vanish, prontamente zittito da Lita con un SBOONKK! sulla
cervice.
- Forse - meditò lo stregone, valutando la sfilza di riporti, massimali,
e variazioni sul foglio.
- Certo! - Proclamò il guerriero che il cieco appetito aveva già spinto
in altre circostanze a fare cose ben peggiori che in questa puntata
non è il caso di raccontare.
- Certo che è una rapina bella e buona! - Osservò Catrayo appallottolando
il foglio e gettandoselo alle spalle.
- Ma possiamo discuterne…
- Certo… certo… - annuì compiacente l'anziano - sarò nei paraggi… Sicuri
di non avere neanche una monetina d'oro?
A quella ennesima richiesta, prontamente, il quartetto abbandonò l'area,
per poi ritornare dopo una mezzora buona, per raccattare Lita dal pavimento
su cui era stata dimenticata.
Vanish era sconvolto. - Ma era una persona di fiducia! Chi ha quattordici
figli deve pur sapere come guadagnarsi il pane!
- Per caso ti ha detto anche di avere una moglie ed una madre malata
a carico? - Suggerì il mago.
- Pazzesco! - Piroettò l'avventuriero visibilmente sconvolto. - Sei
anche un indovino adesso?
- Già, vedo, prevedo e stravedo. Ed in questo momento vedo senza dubbio
che tu SEI UN EMERITO IDIOTA! Una persona dotata di almeno un quarto
del cervello della gentaglia comune avrebbe capito subito che quel tizio
è un truffatore di prima categoria, ma tu nulla! Dovrei… - Catrayo gli
si avvicinò e sembrò che stette per abbracciarlo in modo strano alla
gola, poi, con un mugugno si allontanò bruscamente.
- Uhm? Cos'è quella faccia scura? - Domandò Lita che si era distratta
lanciando prediche a destra e a manca con la vana speranza che qualcuno
gettasse loro una moneta. Ovviamente, la colta gente di città sapeva
bene distinguere i pezzenti DOC da quelli improvvisatisi tali e solo
i primi venivano degnati di un'occhiata. Sicuramente le impronte di
piedi sul mantello della sacerdotessa di Zort erano troppe per apparire
credibili. Così, quanto ai soldi, beh, potete immaginarvelo…
- Non vale la pena di sprecare un così buon veleno - borbottò lo stregone.
Chiunque fosse minimamente dotato dell'istinto di sopravvivenza sapeva
che la zona dei docks portuali possedeva il tasso di criminalità della
periferia di Palermo unita alla percentuale di mortalità della razza
bianca nel quartiere di Brooklin. Che i nostri eroi si fossero fatti
strada in quel posto mozzando, bruciando, ed affettando era unicamente
dovuto al fatto che quella era la strada più breve che permetteva di
uscire dalla città e di rivedere i prati verdi, il cielo azzurro, e
tutto ciò che non possedesse un tasso di contaminazione biologica superiore
al 10%.
Mentre, in alto, fosche nubi solcavano un cielo tetro, tra i nostri
amici serpeggiavano già parecchie saette.
- Grandioso, davvero - ringhiò il guerriero.
Catrayo si aggiustò pensosamente il suo distintivo da stregone. - Ricapitoliamo:
abbiamo un pezzo di carta che non vale assolutamente nulla, siamo proprietari
di una miniera completamente esaurita, abbiamo contratto debiti per
qualche migliaio di pezzi d'oro, le nostre tasche sono più vuote delle
prigioni Siviane durante il carnevale Arnoniese, e, se non riusciamo
a rimediare le calorie necessarie al nostro sostentamento, entro pochi
giorni Lita potrà far pratica nello scrivere il nostro sermone funebre.
Direi che non c'è male.
- Non è ancora finita. Ho giusto un'idea che…
- NO! - Rifiutò in coro il terzetto.
- Crepate pure di fame, allora - sbottò Vanish.
- Figuriamoci se possiamo ancora rischiare le nostre vite dando ascolto
agli stupidi piani del ladro. Io dico di consegnarlo ai creditori. Forse
potremmo ricavarci qualche pezzo d'argento - propose il corpulento guerriero.
- Ammetto che l'idea ha i suoi punti forti - Catrayo scosse stregonescamente
la testa - ma credo che dovremmo pagare per farcelo portar via. E non
è ancora detto che lo vogliano.
Scavalcata l'ultima montagna di rifiuti, il gruppo era finalmente in
vista dei cancelli della città. Allo stato attuale delle cose allontanarsi
il più possibile da ogni possibile creditore era la cosa più razionalmente
salutare da fare.
- Se mi ricordo bene - insisté ancora l'avventuriero - la settimana
scorsa cercavano una cameriera in quel locale per soli soci. Com'era
il nome? Vergini ancora per poco ? Si, qualcosa di simile. Ora, visto
che Lita…
- NO. MAI!
- Andiamo, Lita - Vanish le cinse le spalle veloce e subdolo come un
ragnetto - Non hai neanche bisogno di comprarti dei vestiti.
Con uno SBOONKK! religiosamente corposo la sacerdotessa schiantò il
suo bastone di frassino sulla fronte dell'avventuriero: - E' proprio
questo il punto!
L'indifesa fanciulla sarebbe volentieri passata a più molto persuasivi
argomenti fisici quando, da un vicolo buio standard a pochi passi da
loro, una voce roboante intimò un esigente: - Altolà.
Prima che il quartetto potesse connettere tutti gli eventi che stavano
accadendo attorno a loro, si ritrovarono completamente circondati da
una schiera di incappucciati che brandivano un assortimento variegato
di attrezzi per la macellazione delle carni umane. Cappucci e tuniche
erano entrambi griffati con un vispo crostaceo rosso.
Quello che sembrava essere il più grosso, oltre che essere il capo,
se ne uscì con un ardimentoso: - Dateci quello che vogliamo e forse
non vi faremo del male - prima di beccarsi, insieme ai suoi uomini,
un incantesimo Cono d'Acqua dritto sui denti. Con un'interessante sinfonia
di sputacchiamenti e spruzzi, una congrua parte della squadra degli
assalitori rovinò a terra aprendo un'invitante via di fuga che venne
immediatamente utilizzata dai nostri amici.
- Uccideteli! - Propose piuttosto maleducatamente una voce alle loro
spalle.
- Toh! - Fu il commento che Zayghel si lasciò sfuggire mentre acquistava
velocità lungo il selciato.
- Questi qui devono essere nuovi. Chi diavolo saranno?
Sollevata di peso e trasportata dal massiccio guerriero, Lita prontamente
estrasse un notes già abbondantemente utilizzato. - Devo aggiungerli
alla lista dei nostri inseguitori?
- I residui degli adoratori di Ameroth? La banda dell'Alluce Spezzato?
I mercenari di Ygh-Sotheth? Gli ispettori del fisco? - Congetturò Vanish
mentre filava fianco a fianco con Catrayo a cui chiese tra un respiro
e l'altro: - Non è che per caso sai cosa significa quel granchio rosso
che hanno addosso?
- Al momento non me ne frega assolutamente nulla! E lasciami contare!
Cinque, sei, sette… - studiò lo stregone - ne abbiamo due per uno.
- Quali sono, al momento attuale, le nostre possibilità? - Domandò un
cauto Vanish.
Lo stregone ripose carta e penna. - 174,3%. Circa.
- AH! - Cioccò trionfante il guerriero mentre estraeva acrobaticamente
la sua lama, Apocalisse.
- E' giunto il momento di combattere per la verità e la giustizia! -
Esclamò Lita.
- E di guadagnare qualche soldo - fece notare l'economico Vanish.
Catrayo diede l'alt, ed il gruppo si fermò di scatto. Si prepararono
al combattimento, e si presero anche un piccolo riposo mentre aspettavano
che gli inseguitori ritornassero sui loro passi, dal momento che li
avevano superati senza neanche accorgersene.
Una volta terminato di ansimare, il facente funzioni di capo (dal momento
che il precedente soffriva di una fastidiosa caduta integrale di denti),
annunciò: - Ora che vi abbiamo raggiunto, non sarà possibile per voi
codardi salvare le vostre budella a buon mercato! Cosa decidete?
Avanzando con maestosità Zayghel proferì: - La nostra risposta è palese
mi sembra, feccia ittica!
- AH! - Gridò il capo sguainando il roncone. - Quindi voi…
- Ci arrendiamo! - Concluse con innocenza immerso in coro angelico il
terzetto rimanente. Le alucce e l'aureola erano un po' fuori luogo in
quello scenario, ma si sa che gli esseri umani si adattano a tutto.
- E senza condizioni - precisò Vanish agitando le mani in alto.
Solo Zayghel si esibì in un corposo - Io vi ammazzo! - prima che Catrayo
lo zittisse con un pestone sul piede (mossa di sacrificio autolesionista,
visto che il suo piede stivalvestito si schiantò contro uno stivale
corazzato), lo prendesse sotto braccio e gli bisbigliasse con grande
maestria e dissimulazione i pregevoli vantaggi tattici del saper mentire
spudoratamente.
Frattanto, il già detto facente veci del capo dei cattivi si pulì i
lacrimosi di commozione dal cappuccio.
- E così vi siete resi conto di non poter superare le soverchianti forze
dell'Invincibile esercito del Granchio Rosso, eh?!, bastardi!? - Disse.
- Siete nostri prigionieri, e non tentate stupidi piani eroicamente
funzionali! - Declamò trionfante.
- Ora, se qualcuno di voi potesse indicarci la strada per il molo 12…
- Il Granchio Rosso? - Commentò Vanish scettico. - Io avrei scommesso
su Il Crostaceo Purpureo oppure Il Gambero Scarlatto. Non è per fare
il difficile, ma questo Granchio Rosso non mi pare molto minaccioso.
Bellamente ignorato, come al solito, il consolidato avventuriero decise
di rilassarsi guardando il paesaggio marittimo. Una strana accozzaglia
di specie forse umanoidi faceva periodicamente capolino dai vicoli contorti
e sudici. Diverse paia di occhi, spesso tutte appartenenti ad un medesimo
corpo, scrutavano minacciose nella direzione del variegato drappello
che arrancava tra il lerciume ittico nella direzione di un solitario
edificio edificato in spregio ad ogni piano regolatore su di una scogliera
minacciosa.
L'imponente costruzione in pietra naturale perfettamente mimetizzata
nell'ambiente circostante, era contornata molto, ma molto, più in basso
da una schiera di barche, scialuppe, navigli, pescherecci, zattere,
e simili su cui una bandiera nera impreziosita da un reumatico crostaceo
rosso sbatteva al vento tempestoso.
- Whumf! - Ringhiò Zayghel mentre spiegazzava nervosamente le catene
che tentavano di imprigionargli i polsi. - Avete visto quei fulmini?
- Solo coreografia - minimizzò Catrayo - robetta che ti possono insegnare
anche ai corsi serali.
Lita socchiuse gli occhi. - E quelle cose che sventolano sui parafulmini?
- Indicò degli oggetti bruciacchiati provvisti di braccia e di gambe
di cui una piccola schiera di molluschi vari si stava prendendo cura.
- Ospiti sgraditi - fece minaccioso uno dei catturatori. - Entrare.
Il manipolo oltrepassò un arco di pietra, decorato con motivi marini
e varie pennellate sovrapposte di blu oltremare per poi arrestarsi davanti
ad una spessa lastra di vetro provvista di cardini che, come ebbero
occasione di scoprire immediatamente, serviva come portone.
- Che razza di posto! - Disse Zayghel. - Come pretendono di far passare
come base segreta, una schifezza simile?
- Se non altro è leggermente più pulito della media dei locali della
città - osservò Vanish qua e là.
- Non sarebbe neanche male se non fosse per la puzza di pesce. A proposito,
chissà a cosa serve questa leva… - indicò e tirò una leva incassata
nel muro nelle vicinanze di quello che doveva essere una specie di laghetto
artificiale.
- No! Idiota! - Urlarono in coro gli incappucciati. L'eco di quell'urlo
si sarebbe sparso minaccioso nel locale se non fosse stato soverchiato
dallo SPPLLAATTT di una cascata di pesce che si riversò da una botola
sul soffitto dritto sulle loro teste.
Qualche minuto dopo una stregonesca e furibonda figura odorante di pesce
andato a male, emerse con una esplosione sfrigolante dalla catasta di
fauna marina. Mentre scavava alla ricerca dei compagni, si concesse
di arrostire un massiccio merluzzo trovato quasi per caso.
- De nei zei beccada pavecchio zul guvobbone, Zay - biascicò mentre
afferrava una mano guantata in rettile. Il guerriero si tolse seccato
un gambero dall'orecchio. - Come osi mangiare in mia presenza? Molla
quel pesce! Per Hoglo - invocò il dio del deserto del Nord mentre masticava
avidamente il resto del pesce - quale mente contorta potrebbe pensare
un sistema difensivo del genere?
- Forse quell'inscrizione potrà chiariti le idee - lo stregone puntò
il dito verso uno striscione cerimoniale vecchio come il mondo prima
di volgere la sua attenzione ad un simpaticissimo sgombro che cercava
di mimetizzarsi nella folla.
- La pescheria il Granchio Rosso? Ma cos'è, uno scherzo? - emerse una
figura ladresca che si contorceva per liberarsi dai molluschi.
- Toh! Eri ancora vivo? - Fecero delusi i due.
- Noi ladri possiamo sopportare benissimo simili traumi derivanti da
trappole - si inorgoglì l'avventuriero - un'abilità che voi ignoranti
non potrete mai comprendere appieno.
- Certo, come no - fece Catrayo. - Tiriamo a sorte per chi ripesca Lita,
ragazzi?
Espletate le dovute formalità, e lasciato che Lita sfogasse la sua frustrazione
inzuppando un rotolo intero di Scottex, il gruppo si incamminò all'interno
della struttura, incrociando bizzarri cartelli del tipo Reparto Clienti
o Sala Riunioni Segretissima. Affidandosi all'istinto di Vanish evitarono
accuratamente gli sparuti incappucciati che presiedevano gli ambienti
e si diressero con la solita prudenza, vale a dire di corsa, verso quest'ultima
sala.
Come da copione, in cima alla struttura, sbucarono in una sala circolare
20x20 m in cui troneggiava, su un piedistallo di pietra, una colossale
scrivania in pietra lavica. Spoglia di tutto, la stanza era ravvivata
solamente da una figura di taglia media indossante una pidocchiosa veste
rossastra ed una maschera di legno raffigurante un granchio. - Benvenuti
alla vostra rovina, miei sfortunati amici - esordì.
- Tanto per cambiare - fece Zayghel tamburellando con le dita sull'impugnatura
dello spadone. - Vogliamo fare una cosetta veloce? T'ammazzo e non ne
parliamo più, d'accordo?
- Dunque - declamò la figura con tono volutamente malvagio - sareste
voi i patetici idioti che hanno tentato di opporsi finora alla realizzazione
del mio grande investimento.
- Investimento? - Catrayo sgranò gli occhi. - Forse intendevi progetto,
amico. Statisticamente, nel 95,82% dei casi, tutti i cattivi di serie
B come te hanno un grande progetto da realizzare che viene puntualmente
interrotto.
- Silenzio, patetica imitazione di illusionista - il capo sferrò un
pugno delle dimensioni di un prosciutto contro il marmo monocromatico
della scrivania.
- Occhio, amico! Vediamo di non offendere, capito?
- Siete veramente indegni della attenzione che vi rivolgo. Vi do comunque
un'ultima possibilità: unitevi al mio esercito e dominerete il mondo.
Avrete donne, cibo, uno stipendio mensile ed una pensione integrativa.
Rifiutate, e… morirete. Soffrendo, se possibile.
- E tu chi saresti? - Arrischiò Lita. - Un adoratore di una divinità
malvagia che vuole conquistare il mondo di superficie? Un adoratore
un orribile mostro tentacolare marino? Brr… io odio i mostri tentacolari.
Sono così viscidi.
- Imbecilli! Io sono Fregat Ura, il Grande. Non avete mai sentito nominare
il mio nome con terrore nelle strade più malfamate, nei vicoli più bui?
- A dir la verità, no - rispose Vanish. - E sì che ho parecchie conoscenze
da quelle parti. Beh, quelle vive, almeno…
- Certo che ci vuole un certo coraggio a farsi chiamare così - sghignazzò
lo stregone mentre controllava la cottura del suo spiedino di pesce.
- Tra parentesi, qual è il grande progetto che abbiamo, inconsapevolmente,
sembra, rovinato?
L'ospite granchiovestito si concesse di sedersi con pomposità su di
un imponente sgabello di legno.
- Un piano che studio da parecchi anni. Grazie ad alcune conoscenze
nella Borsa di questa città sono riuscito a far credere che la famosa
ESTRAI TU CHE ESTRAGGO IO fosse fallita. Una volta che i proprietari
delle azioni si fossero convinti di aver in mani della inutile carta
igenica, io le avrei ricomprate per un tozzo di pane, o anche meno,
specialmente se si fosse trattato di soci decisamente testardi come
voi, non so se mi spiego… Comunque, grazie al mio piano geniale diventerò
l'unico azionista della società, i dividendi cadranno interamente nelle
mie mani, continuerò ad ottenere i diamanti da quella fantastica miniera,
e lascerò gli eventuali debiti in mano agli investitori ufficiali. Semplice
e geniale, vero. Ed ora se volete darmi quelle azioni…
- Una domanda - Vanish alzò una mano - come hai fatto a fregarci tutti?
- Ho scritto di mio pugno quel falso annuncio, microcefalo - sbeffeggiò
il crostaceo. - Uno dei miei uomini l'ha fatto passare per un documento
ufficiale ed i miei contatti hanno provveduto a garantirne la sicurezza.
Un sistema semplice. Oggi una misera società, domani l'universo.
- Follie da super-cattivo - diagnosticò Lita.
- Ero sicuro che degli sciocchi come vuoi non avrebbero capito l'intrinseca
perfezione contenuta nella semplicità degli elementari concetti di questo
piano.
Nel senso che solo alle elementari avrebbero potuto credere in una simile
scemenza! - gemette lo stregone.
- Ho sentito anche troppo. Andiamocene, ragazzi.
- Basta così. Ora che le vostre azioni sono saldamente nelle mie mani
posso liquidarvi senza troppi convenevoli, nel senso letterale del termine!
- e per dare più pregnanza alle sue parole tiro l'onnipresente leva
nascosta.
Con un UAARGHH! dolorosamente corale il gruppo si sfracellò in una voragine
nascosta nel pavimento.
- BWAAAHH! AH! AH! - rise l'uomo mascherato. - Ed ora, con quest'altra
leva… Cosa? Che significa questo? Uomini a me!
- Pare che lassù abbiano problemi - fece notare Zayghel, rialzandosi.
- Sarei curioso di sapere che cosa c'è che non va - concordò Vanish.
- Ma prima, Zay, che ne diresti di rendere di nuovo tridimensionale
il mago?
- Urgh - gemette questi mentre la mole del guerriero gli si levava di
dosso.
Frattanto, dall'alto giungeva un inquietante dialogo.
- Gli squali! Dove sono gli squali?
- Sono morti di inappetenza il mese scorso, vostra signoria.
- Davvero? Le piovre urticanti?
- Affette da distorsioni varie, mio signore.
- Per Orus! E' possibile che quando si debba ammazzare degli scocciatori
non ne vada una per il verso giusto? I piraniãs! Dove avete messo i
piraniãs, luridi bastardi?
- Stanno facendo il loro giro abituale nelle fogne della città, mia
ricchezza. Saranno di nuovo qui tra mezz'ora.
- Cosa!? Mezz'ora? Hai idea di quanti soldi perderò in una mezz'ora
con il mercato che corre a questo ritmo? Uhuumm… Va bene… Va bene… -
Dall'alto il grande crostaceo, si sporse nella buca.
- Miei sgraditi ospiti, spero che non vi dispiacerà morire con una mezz'ora
di ritardo.
- Ma prego, si figuri - mugugnò Catrayo, nuovamente dotato delle indispensabili
funzioni vitali. - Posso farle vedere qualcosa nel frattempo?
- BWAAAHH! AH! AH! Ma certo - rise quello. - Venite, uomini, l'illusionista
vuole deliziarci con un ultimo spettacolo!
Nello stesso momento in cui altre figure incappucciate facevano capolino
da sopra la buca, Vanish si aggrappò a Lita. - Urgh! - Deglutì. - Non
mi piace quell'aura rossa che emana il mago. Tesoro, che dici? Un incantesimo
di Scudo magico, tanto per stare tranquilli?
- Avanti, mago - canzonarono gli incappucciati. - Scaldiamo la serata.
Catrayo fece brillare una piccola sfera rossa nella sua mano. - Come
volete. - Sorrise. E la lanciò.
- Lo sapevo! - gemette Vanish.
Chiunque conosca Catrayo Meriya da parecchi anni sa bene cosa aspettarsi
quando un mago che usa la magia nera ti sorride in faccia quando ti
lancia un incantesimo addosso. Non perderò tempo a descrivervi gli effetti
dell'incantesimo Inferno alla sua massima potenza sulla città di Belzar.
Già il nome dice abbastanza.
Diciamo, tanto per gradire, che negli anni successivi i cartografi ebbero
qualche problema nel ridisegnare la carta geografica.
Qualche ora più tardi, quattro figure si aggiravano tra le rovine fumanti
di un'ex pescheria.
- Hai annientato ogni cosa, come al solito - rimproverò Lita.
- Già - fece con voce piatta il mago. - Non ho perso il mio tocco.
L'intera città in lontananza fumava come una bistecchiera. Fosche nuvole,
più nere del solito, si stagliavano di malavoglia contro il cielo.
Stavano scartabellando fogli, scardinando forzieri e perquisendo reliquie
varie.
- Ora abbiamo un'occasione. Prendiamoci una barca decente e svignamocela
da questa fetida città - esordì lo stregone.
- Cosa? Ora che siamo gli unici proprietari di quella miniera? - Scattò
Vanish. - Lo schiacciamento ha minato gravemente le tue facoltà economiche?
Catrayo gli lanciò una pergamena arrotolata. L'avventuriero la guardò
e la sua bocca si contorse in un angolo innaturale. - COSA?
- Fa vedere - accorsero prontamente gli altri due. - COSA?
La pergamena riportava in calce praticamente lo stesso annuncio che
avvertiva del fallimento della ESTRAI TU CHE ESTRAGGO IO, con l'aggiunta
di un centinaio di errori ortografici per riga in più. Sotto era firmato:
Fregat Ura. Da spedire: subito.
La scritta subito era stata cancellata ed al suo posto era stato scritto:
15 Ghilmont.
- Il 15? - Lita strabuzzò gli occhi. - Ma il 15 è domani!
- Come diavolo è possibile, se l'annuncio è stato dato stamatt…Oh! La
miseria!
- Esatto, Zay. La società è fallita davvero. Certo, un po' in anticipo…
- E quell'idiota non se n'è accorto, e ha pensato che il suo piano fosse
partito! - gemette Lita. - Oh, quante vite spezzate!
- Oh, quanti soldi bruciati! - rincarò Zayghel.
- Ehi, ragazzi, qui sotto c'è qualcosa! - chiamò Vanish.
- Si muove - dedusse scientificamente un immediatamente accorso Catrayo.
- Non per molto - Zayghel sollevò lo spadone.
Una maschera di granchio si sollevò e ricadde nella polvere.
- Fregat Ura!
- Ma è il vecchio!
- E' quello che mi ha truffato!
Zayghel, intanto, fletteva nervosamente le braccia. - Sei pronto a morire,
crostaceo?
- Ehm… Non accettereste dei titoli di stato, vero? - Balbettò questi.
- Chissà… Dipende… - azzardò Vanish.
- NO! - l'eco della negazione trittica si stampò in tutto il territorio
meridionale.
E anche stavolta, vi saluto. Alla prossima!
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