POOK
 
di Vincenzo Bruni
scrivi un commento scrivi all'autore versione stampabile

Quando Pook pensò che poteva morire iniziò a morire.
Era una esperienza nuova per lui dunque non se la prese più di tanto e si immerse nel cuore della foresta, nel luogo sacro dove anche gli animali temono di venire, e si sdraiò alla base di una quercia attendendo la fine. Non aveva una consapevolezza del "dopo" e quindi non se ne preoccupava. Pook dopotutto era un folletto.
L'inizio della fine di Pook coincise con l'arrivo dell'uomo alla fattoria. Indossava solo un sacco giallo e logoro e dei sandali, trascinandosi stanco ma determinato su un bastone nodoso. Pook l'aveva percepito appena si era avvicinato alla foresta (come non poteva?) e non poteva esimersi dal giocargli qualche scherzo. Si avvicinò silenziosamente alle sue spalle, invisibile tra i cespugli, e mosse le radici dei vicini alberi per farlo cadere. Certo, era vecchio e poteva farsi male (anche se Pook non comprendeva il concetto umano di "farsi male" e dopotutto non gli importava) ma questo rendeva la burla ancora più divertente. Naturalmente non poteva muovere le radici visibilmente ma poteva fare in modo che fossero nel punto giusto al momento giusto. L'uomo inciampò, come previsto e la bocca di Pook si allungò verso l'alto prima di accorgersi che l'uomo non era caduto. No, non era esatto: dalla sua posizione doveva per forza cadere, come erano caduti tutti coloro a cui aveva giocato la beffa (Pook non era a conoscenza del fatto che un fenomeno ripetuto nelle medesime condizioni e che dava i medesimi risultati veniva considerato una prova scientifica e non gliene importava: per lui era una questione di istinto). No, il vecchio non era caduto. Era come se qualcosa o qualcuno l'avesse sorretto. Beh, non proprio sorretto. Era come se il suo corpo si fosse trovato in una posizione giusta al momento giusto.
Pook sconsolato e deluso vide l'uomo mormorare qualcosa prima di dirigersi verso la casa di rocce del contadino.
Mentre l'uomo bussava alla porta Pook sogghignò: il contadino cacciava via tutti i mendicanti e il vecchio sicuramente lo era. Il contadino aprì la porta e come al solito il suo sguardo era duro. Naturalmente lo era! La sua terra faticava a dare frutto nonostante il suo duro lavoro. Pook c'entrava qualcosa ma non del tutto, tanto che si limitava a punzecchiare il coltivatore con i suoi scherzi quando appariva più stanco. Il contadino parlò ed il vecchio rispose. Fu allora che il contadino mosse le mani sul suo corpo addolcendo lo sguardo e invitando, quasi implorando, il vecchio a entrare.
Pook non capì come ciò fosse possibile.

Nei giorni seguenti l'uomo parlò con il contadino, sua moglie e sua figlia, talvolta con dolcezza e talvolta con severità (Pook si stupì di quel tono che aveva sentito solo dal contadino quando redarguiva sua figlia o sua moglie). In breve il contadino smise di compiere gli scongiuri che sua nonna gli aveva insegnato (il che fece felice Pook poiché quei gesti e quelle parole qualcosa gli facevano) e fece togliere dalla moglie gli amuleti sulla porta e nella casa, sostituendoli con un altro molto semplice. Inizialmente la donna fu restia ma bastarono poche parole del vecchio affinché cambiasse idea. E Pook cominciò a sentirsi male.
L'uomo se ne andò poco tempo dopo dirigendosi dove vi erano le tante case insieme, prima però pronunciò delle parole sul contadino, sulla sua famiglia e sui suoi possedimenti. Il tempo passò e il raccolto si fece abbondante anche se il contadino non lavorava più come prima. Anzi, molto spesso partiva la mattina presto per andare al posto delle tante case insieme portando alcune pietre per tornare solo dopo l'ora del pasto.
Pook avvertiva il cambiamento ma non poteva spiegarlo. Sempre più raramente la moglie gli portava dei doni propiziatori. Solo la figlia parlava ancora con lui durante le sue passeggiate nella foresta ma anche questo finì quando il contadino se ne accorse. Frugò i Luoghi Nascosti della bambina - donna e scoprì i suoi ultimi amuleti, bruciandoli. La figlia pianse per qualche tempo sino a che il padre, con voce dolce, le parlò indicando i nuovi amuleti. La bambina - donna sgranò gli occhi incredula e sorrise.
Imitando i gesti propiziatori del padre si inginocchio d'innanzi all'amuleto. Allora Pook si sentì tanto debole come mai lo era stato.

Pook aprì gli occhi, avvertendo un movimento. Era troppo stanco per individuare il punto preciso ma sapeva che era vicino. Infine apparve tra i tronchi. Era un uomo, sebbene non riuscisse a capire se fosse un bambino - uomo, un uomo - uomo od un vecchio - uomo. Aveva qualcosa del quasi morto - uomo sebbene non sapesse spiegare cosa. Era vestito da viaggiatore sebbene avesse l'aria di appartenere alla foresta (e Pook non si spiegava come). Poco aveva d'importanza: avrebbe aspettato che lo straniero si allontanasse per non essere più. Ma lo straniero lo fissò, quando Pook sapeva di non poter essere fissato. Poteva essere intravisto con la coda dell'occhio dagli uomini comuni ma di certo non osservato. I druidi lo potevano fare, le sacerdotesse della Terra e della Luna anche, ma quest'uomo non era nessuno di questi.
- Mi dispiace, ma é inevitabile piccolo amico - sussurrò delicatamente l'uomo, avvicinandosi e inginocchiandosi di fronte al folletto, segno di gentilezza e non certo di sottomissione.
- A Nord Thor é fuggito ed il Ragnarok non avverrà. Ad est i loup garou si rendono conto che i loro giorni di inusitata ferocia sono finiti ed i wampyr si tengono lontani dalle case su cui vi é il simbolo. Anche al di là del mare un giorno cambierà e le tzisimine urleranno ancora per poco il loro dolore.
Pook poco capiva di questi nomi ma ne comprendeva appieno il significato. Il concetto di "specie" gli era alieno, dopotutto tutti erano ciò che erano, come si poteva unire o dividere per categorie?
- Perché ciò accade? I vecchi dominatori di queste terre lasciavano i contadini credere ciò che volevano. Eravamo tanti, tanti del Piccolo Popolo e tanti, tantissimi degli altri Popoli ma ne vedo sempre di meno. E forse capisco il perché e poiché capisco il perché li seguirò.
Lo straniero sorrise con amarezza e scosse la testa.
- Perché per far sì che un mondo nasca un altro deve morire. Perché l'Uomo deve prendere atto e consapevolezza di se stesso, delle sue responsabilità e del suo potere deve aver fede. Sino a che voi dell'Altra Stirpe gli sarete così vicini egli non potrà maturare, protetto dalla paura giustificata di tutto ciò che lo circonda. No, é tempo di crescere.
Pook socchiuse gli occhi, stanco.
- Vuoi dire che il Piccolo Popolo e le altre genti non saranno più? Non vi sarà più chi si ricorderà dei nostri scherzi e dei nostri canti e dei nostri consigli? Chi darà emozione e fantasia e spavento agli uomini stanchi? Chi li farà vivere se non noi?
Lo straniero si erse in tutta la sua maestosa forma e la sua figura sembrò emanare un'aura.
- No, piccolo amico. L'Altra Stirpe non svanirà mai del tutto perché vi sarà sempre chi crederà in voi ma é tempo che l'Uomo smetta di affidarsi a voi. Troverà nell'Unico ciò di cui necessita durante la notte, nel suo vuoto giaciglio. Forse un giorno l'Uomo sarà pronto ad accettare la propria esistenza e la vostra su basi eguali e non di supporto reciproco. Forse.
Lo straniero spiegò le sue candide ali e decollò tra i rami. Pook sorrise, percependo la realtà.
- Io... Non... Credo... Agli...
E Pook non fu più Pook.

scrivi un commento scrivi all'autore versione stampabile