|
|
LO
STRANIERO
 |
|
 |
Quello
che stava accadendo era oltre ogni credibilita'.
Questo pensava l'infermiere ausiliario Enrico Poggi del Reparto di Oncologia.
Fino a due ore prima l'uomo, un paziente di ottantasei anni (non ne
ricordava il nome) era in condizioni disperate, una mummietta disidratata
con pochi giorni, al massimo un paio di settimane di fronte a se.
Pieno fino alle palle degli occhi di calmanti. Non ricordava neanche
il suo nome e difficilmente avrebbe potuto pronunciarlo.
Poi, improvvisamente, si era alzato. Senza aiuto. Ed aveva scaraventato
il massiccio infermiere accorso a fermarlo attraverso la parete della
stanza.
Cio' che rimaneva dell'uomo era una chiazza sanguinolenta sul muro del
corridoio. Ovviamente scoppio' il putiferio, gente che fuggiva e sveniva,
il personale della sicurezza che cercava di fermare il paziente in evidente
stato di follia omicida.
Prima con le parole. Poi con i manganelli.
Quando il vecchio sfondo' con un pugno la gabbia toracica di un agente,
strappandogli via la colonna vertebrale i poliziotti privati decisero
bene di sparare. I proiettili vennero assorbiti senza evidente danno.
Poi l'uomo, si il derelitto senza forza per respirare, strappo via loro
le teste come un bambino avrebbe strappato le ali ad una mosca.
Con lo stesso dilemma morale.
Poggi non era coraggioso o lungimirante. O fortunato. Cosi', quando
il reparto (diavolo, l'intera casa di cura) venne isolato e circondato
dai Carabinieri Poggi si ritrovo' bloccato dentro. Naturalmente il fatto
che il portantino si fosse nascosto sotto la scrivania della medicheria
non aveva niente a che fare con la sua situazione attuale. E l'uomo
attese, tremante. Ed attese. Anche quando udi' in distanza i passi.
Piangendo. Sino a che i passi, ben calcolati, ritmici, si avvicinarono.
Ancora. Ed ancora.
- Puo' uscire. Non le faro' del male.
Poggi sospiro' di sollievo.
- Per ora.
L'uomo si alzo' rapidamente, aggiustandosi imbarazzato la pettinatura.
Il camice da notte dell'assassino era instriso di sangue, che assieme
alla pelle incartapecorita e dall'aspetto malsano dava una brutta impressione
globale. Era tanto magro che si sarebbero potute contare le ossa del
costato.
- Si e' mai realmente domandato su perche' si forma un tumore, perche'
si sviluppa il cancro? - Chiese il paziente, con il tono di chi domandava
qualcosa per pura curiosita', magari di fronte ad un caffe'.
La situazione era surreale. Poggi cerco' nella memoria le nozioni fondamentali
impartite quindici anni prima al corso di formazione. Gli avrebbe detto
qualunque cosa per vivere un minuto ancora.
- Beh, naturalmente perche', ecco una cellula impazzisce e...contamina
le altre, distruggendole.
Il portantino cerco' di trovare le parole giuste da dire ad un maniaco
probabilmente ignorante in materia.
- Lei vuole dire che le cellule cominciano a agire in maniera inspiegabile,
trasformandosi e contaminando le vicine con questo comportamento?
- Ecco si, certo" balbetto' l'uomo mentre cercava una via di fuga.
- Ma non ha mai considerato la possibilita' che le cellule sappiano
in realta' cosa stanno facendo?
La domanda era retorica sebbene Poggi non comprendesse il perche'.
- Cosa intende? Le cellule reagiscono in quel modo perche' e' nella
loro natura farlo. Mica vogliono morire, non sanno cos'e' la morte.
Sono cellule, no?
- La struttura cellulare umana e' molto piu' antica dell'uomo. Piu'
antica dei rettili. E' viva, ha i propri istinti. La propria coscienza.
Pensa dunque che possa cosi' facilmente e spesso sbagliare?
Poggi si sorprese a rifletterci, nonostante le condizioni.
- Pensi al cervello, ai singoli organi come esperimenti falliti dell'evoluzione.
Pensi ad un sistema nervoso completamente decentralizzato, non piu'
guidato dalla volonta' limitata di cerebro ma da miliardi e miliardi
di unita' pensanti ed indipendenti, dove tutte le parti sono utili ma
nessuna indispensabile. Un essere immortale, l'ultimo gradino dell'evoluzione,
in grado di ordinare alle sue singole parti di rigenerarsi. Di non invecchiare
o di ringiovanire.
Il dottore inizio' a tremare.
- Lei non sa cosa dice. La gente muore di tumore. Si guardi! Lei stesso
non potrebbe rimanere in piedi! Un cancro e' una malattia, non una catarsi
biologica.
Il malato sembro' stupito dall'improvviso scatto del suo ospite.
- Oh, certo. Gli aztechi pensavano che il cancro fosse il divoramento
da parte degli dei. A dire la verita' non si sbagliavano se non nell'origine
degli 'dei'. Naturalmente il cambiamento, il collegamento, il superamento
del sistema nervoso centralizzato e' una faccenda delicata. Delicatissima.
E' una operazione che per risolversi positivamente dovrebbe essere sincronizzata.
Prima un muscolo, poi un nervo, con calma, meticolosita'...e da dentro
non e' facile coordinare il tutto. E quando lo sviluppo non e' allineato...si
va' fuori strada.
La sua voce si fece minacciosa mentre cominciava ad avanzare.
- Ma cosa accade nei rari casi in cui la trasformazione e', quasi accidentalmente,
attuata nell'ordine e tempo giusto, cosa accade quando le cellule diventano
a tutti gli effetti membri semisenzienti di colonie senzienti?
Il volto dell'uomo stava...cambiando, assumendo nuove fattezze. Quelle
di...oh, mio Dio... Il portantino arretro', sul baratro della follia.
- Chi...siete...? - Balbetto'. Un'ombra copri' gli occhi della cosa
mentre sorrideva sinistramente allungando le braccia verso la gola di
Poggi.
- Legione - disse con voce troppo, troppo simile a quella dell'infermiere
ausiliario - perche' siamo in molti.
|
|